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Anonimo
Admeto

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Scena III

Trasimede con il ritratto in mano,
Antigona ed Orindo in disparte.

RECITATIVO

TRASIMEDE
Godo, o bella, vederti in questo loco.

ANTIGONA
Signor, grazie ti rendo
de' tuoi regi favori.

TRASIMEDE
Mio bellissimo foco,
tu sei dolce cagion de' miei dolori.

ANTIGONA
A chi parli?

TRASIMEDE
Al mio bene.

ANTIGONA
A quel dipinto?

TRASIMEDE
No, no, a quello che io miro,
Ahi! l'altro è estinto.

ORINDO
Or so, perchè mi sprezza:
Ella ama il Prence, e l'amor mio non cura.

TRASIMEDE
Sì, sì, più che vi miro
(guardando Antigona)
Sospirate vaghezze sì, voi siete,
che l'anima m'ardete:
d'una beltà dipinta,
qual conforto sperar posso al mio duolo?
Vanne Antigona al suolo,
(Getta il ritratto, ed Orindo ascosamente
lo raccoglie, e parte.)

A te, a te mi volgo,
splendor di mie pupille,
bella effigie animata,
cara Antigona amata.

ANTIGONA
Fuggirò col partir la tua follia.

TRASIMEDE
Ferma Antigona mia.

ARIA

Da te più tosto partir vogl'io,
Bel idol mio,
Ma con te resta questo mio cor.
Deh, ti sovvenga, ch'io vivo in pene,
Caro mio bene,
E per te abrucio d'un vivo ardor.
(Parte.)




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