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Anonimo
Admeto

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Scena XI

Antigona sola, e poi Alceste.

RECITATIVO

ANTIGONA
Il ritratto d'Admeto ha nel corso
perduto il servo incauto;
non è poco, o fortuna,
che in mano mi presenti il ritratto
gradito di colui, che nel cor
porto scolpito.
O caro Admeto, o idolatrato volto!

ALCESTE
O caro Admeto! chi è costei,
che ascolto?

ANTIGONA
Amor lo , quanto, o mio ben,
t'adoro: Lasciate, ch'io vi baci,
adorate sembianze, ond'io mi moro.

ALCESTE
Costei sopra il ritratto
del Rege mio consorte
gemendo così per darmi morte.

ANTIGONA
Chi m'osserva?

ALCESTE
Un guerriero
che le tue voci udì.

ANTIGONA
Chi è trafitta d'amor, parla così.

ALCESTE
Resisti, o cor!
Deh, dimmi:
Ami tu quell'aspetto?

ANTIGONA
Io l'amo, è vero,
e se ben mel contese
il destino severo,
spero che un la sorte
mel conceda in consorte.

ALCESTE
Questo è troppo! Chi sei?

ANTIGONA
Dell'esser mio non posso
darti notizia alcuna;
sol ti dirò, ch'io sono
uno scherzo del fato e di fortuna.

ALCESTE
E dove abiti?

ANTIGONA
In corte.

ALCESTE
Mai non la vidi.
A' tetti tuoi ritorna.

ANTIGONA
Addio.

ALCESTE
Va in pace; ah no!
Fermati, ascolta, dimmi:
Ami il Tessalo Re?

ANTIGONA
Di lui m'accesi.

ALCESTE
E speri tu di conseguirlo in sposo?

ANTIGONA
Più non mi chieder, no, più dir non oso.

ARIA

La sorte mia vacilla
Come scintilla in ciel
Tremula stella;
Talor s'oscura, e poi
Spargendo i raggi suoi
Appar più bella.
(Parte.)




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