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| Anonimo Admeto IntraText CT - Lettura del testo |
Ercole, Alceste incatenata ed Orindo.
ERCOLE
Che veggio, o ciel, che veggio?
Alceste prigioniera?
Ah sacrileghi indegni.
(Alza la clava.)
ORINDO
Ferma, signor, che fai?
ERCOLE
E tanto ardire avete
d'incatenar nobil campion sì degno?
ERCOLE
Olà sciogliete
(I soldati sciogliono Alceste.)
gli empi legami, ed ad Admeto dite,
ch'io rispondo di lui; su via partite.
(Parte Orindo con le guardie.)
ALCESTE
Non mi conobbe Orindo
sotto il guerriero arnese;
ma penetrar non seppi
l'alta cagione, onde prigion me rese.
ERCOLE
Portati, Alceste, in corte,
e stupita vedrai negli affetti mutato
il tuo consorte.
ALCESTE
Come?
ERCOLE
S'io non m'inganno,
temo, che tu gli scuopri
nuovo incendio al cor nato
a tuo danno.
ALCESTE
Questa nuova m'uccide;
o da qual fonte son prodotti
i miei guai?
ERCOLE
Vieni in corte, e il vedrai.
ALCESTE
Ah! con ragione il core
da gelosia crudel vien tormentato;
ma con giusto rigore io schernir la
saprò, Admeto amato.
Là dove gli occhi io giro
E l'erba e i fior rimiro
Farsi più vaghi e belli,
Perchè il mio ben frà lor
Mosse le piante,
Ogn'aura e dolce vento,
A me porge contento,
E il canto degli augelli
Par, che a me dica ogn'or:
Egli è costante.
(Parte.)