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Carlo Goldoni
La castalda

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SCENA ULTIMA

 

Florindo e detti.

 

FLOR. Eccomi a consolarmi con voi...

COR. Ed io per potermi con voi consolar egualmente, ecco che vi offerisco della signora Rosaura la mano.

FLOR. Sarò felicissimo s’ella acconsente, e se l’accorda amorosamente il signor Pantalone.

PANT. Quel che fa Corallina, xe sempre ben fatto.

LEL. Ed io resterò senza moglie?

BEAT. Dopo due matrimoni ridicoli, vi vorrebbe il terzo.

COR. Si può far facilmente s’ella si marita col signor Lelio. (a Beatrice)

LEL. Io non dico di no.

BEAT. Ed io, per non soffrire altre impertinenze da questa casa, sarà meglio che io me ne vada.

COR. Compatisca, signora, se qualche cosa le è dispiaciuto. Finalmente credo di essere compatibile anch’io. Son anni che servo il padrone, ed egli in premio della mia servitù, o per meglio dire per effetto della mia condotta, di serva mi ha voluto fare padrona, e sul punto di far un sì bel passaggio, ogni cosa mi dava ombra, ogni cosa mi faceva tremare. Ora sono contenta, ora sono sposata, e si moltiplica il mio contento con quello della signora Rosaura. Se per lo passato sono stata al signor Pantalone un’amorosa serva, gli sarò in avvenire una discreta moglie, studiando ogni più dolce maniera, perché egli non si penta d’avere onorato colla sua mano la sua Castalda.

 

Fine della Commedia

 




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