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Carlo Goldoni
La castalda

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SCENA OTTAVA

 

Rosaura e Florindo

 

ROS. Qui ora non c’è nessuno; posso sentire ciò che volete dirmi; ma dite presto, perché potremmo esser sorpresi.

FLOR. Per dirvi dunque il tutto in poco, sappiate, Rosaura mia, che sono qui venuto per amor vostro.

ROS. Questo già me l’immaginavo. So che mi volete bene, e spero che mi siate fedele. Ma avete altro da dirmi?

FLOR. Sì; ho delle cose importantissime da comunicarvi.

ROS. Spicciatevi dunque, per amor del cielo.

FLOR. L’amor mio mi sollecita a desiderare le vostre nozze.

ROS. Ed io le desidero quanto voi; andiamo innanzi.

FLOR. Già sapete che non ho alcuno che mi comandi: che son padrone di me medesimo...

ROS. Queste cose le so; venghiamo alla conclusione.

FLOR. Quella lite che m’inquietava...

ROS. Ora ci mancava la lite.

FLOR. È terminata. L’ho vinta.

ROS. Me ne rallegro. Spicciatevi.

FLOR. Ho comperata una casa grande...

ROS. Se seguitate di questo passo, vi pianto assolutamente.

FLOR. Cara Rosaura, sono venuto espressamente per questo.

ROS. E come pensate di contenervi?

FLOR. Penso chiedervi al vostro zio...

ROS. Eccolo , ch’egli viene. Parlategli dunque subito, ch’io mi ritiro. (parte)

FLOR. Egli viene opportunamente. Ma è in compagnia con un altro. Lo vorrei solo. Passerò nel cortile, e attenderò il momento più favorevole. (parte)

 

 

 




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