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| Paolo Ferrari La medicina di una ragazza malata IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA IV.
Margherita, Filomena, poi Domenica.
Ah! per l’appunto non ci mancava che questa! Oh! povera donna a me! Se non mi getto oggi dalla finestra, non mi ci getto mai più!...
Ma no, ma no, non vi disperate; il diavolo non è mai così nero come lo dipingono! Io so… so chi è che paga il cambio per mio nipote... che non è mica suo padre!... E m’è venuto un pensiero in capo.
Ma che pensiero, ma che capo, ma che cambio!... Che mi lascino morire... Sì, cara Madonna, morire, ma morire, ma morire in pace... almeno, mio Dio, morire in pace. (Parte piangente e disperata da sinistra).
DOMENICA. (intanto è entrata dalla stessa parte e sente le ultima disperazioni di Filomena). Ma che è stato?... Ma che c’è ora di nuovo?
MARGHERITA. (con grande importanza) Ah, Menica mia, ho saputo ogni cosa, ho saputo tutto, dall’a alla zeta, dall’uno al novanta, come si suol dire; e per dirla tutta, c’è dei numeracci ve’! Ma per altro il tredici, per modo di dire, non c’è; e allora c’è sempre luogo a sperare il bene! Chi sa! Io ho un pensiero qui dentro... Basta, state di buon animo; non v’avete a fasciare il capo prima di rompervelo, perché guai se si dovesse mettere il bruno per ogni civetta che canta sul tetto! Ma non c’è tempo da perdere! - Badate, vi lascio qui questa canape, che verrò poi a ripigliarla quando torno, e intanto vado... - E intanto basta che sappiate che la ragazza non è ammalata, che la ragazza è soltanto innamorata, che la ragazza piange perché l’amante l’ha lasciata!... E vi dirò poi il perché, il per come; ma adesso non c’è tempo da perdere, ché non vorrei che m’accadesse come a quel cane, che intanto che si grattava le pulci, la lepre se ne fuggì via!
Oh Signore, ma di che, di che si tratta?
Niente, niente; lasciamo fare a Dio ch’è un santo vecchio; se non sarà una cinquina sarà un terno... ma vi dirò poi, perché adesso non bisogna perder tempo!... E non c’è da scherzare, è proprio l’ultimo giorno delle giocate piccole, per modo di dire! - Dunque, la canape la ripiglierò poi, e intanto vado! Ehi dico! Badate però intanto a Stefano, perché ha risaputo qualcosa... conosce il damo di sua sorella... e s’han da ritrovare al Pulcinella... che si voglion dare; ma vi dirò poi... Dunque, badate al ragazzo, badate alla ragazza, fidatevi in un’amica che vi vuol bene... e che non si perda la mia canape! (Fa per uscire e urta in Girolamo che entra) Oh! scusate, caro voi! Proprio vero che il passo più difficile è quello dell’uscio! Ma vostra moglie vi dirà... perché adesso bisogna che vada... (A Domenica) Ditegli anche a lui che badi al ragazzo... e voi badate alla Filomena... E questa canape, capisco io, ch’è meglio che ve la levi d’in fra i piedi! A rivederci, creature! (Prende la canape in fretta e parte dal fondo).
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