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VIII
L’indomani in città s’era
disperati. M. era venuto a cognizione del come Giorgio avesse avuto quel fiore
che causò la sfida, e così Ida. Il primo era pronto a far le sue scuse al
giovane. La seconda desiderava ardentemente riappacificarsi di lui.
Ma Giorgio era sparito.
Nessuno sapeva dar novelle di lui. In città era un dire, un meravigliarsi
straordinario, giacché, dopo tutto, l’amante d’Ida era conosciuto di molto e
tutti gli volean bene.
Dopo un paio d’ore
d’infruttuose ricerche, quando alcuno cominciava già a pretendere che Giorgio
si fosse annegato o datasi una pistolettata nel cuore o fuggito in America, una
frotta di contadini, con a capo la Guardia Campestre, entrò in città, tenendo
in mezzo, mani e piedi legati, il povero Giorgio senza cappello, tutto lacero
ed infangato, pieno di lividure.
La folla si accalcò
intorno a quello strano corteggio che entrò nel corpo di Guardia. Si procurò da
tutti venire a capo del pasticcio e non fu difficile ritornare il giovane ai
desolati parenti.
Appena rientrato in casa,
Giorgio protestò che non voleva più sentire parlare dell’Ida. Poi si chiuse in
un silenzio profondo, in una concentrazione strana di ogni facoltà del corpo e
dell’anima. Nessuno, per quanti sforzi facesse, fu buono a trargli di bocca una
parola. Soltanto d’ora in ora, Giorgio ripeteva cupamente:
— Per un fiore!!…
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