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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • PER UN FIORE!
    • VIII
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VIII

 

L’indomani in città s’era disperati. M. era venuto a cognizione del come Giorgio avesse avuto quel fiore che causò la sfida, e così Ida. Il primo era pronto a far le sue scuse al giovane. La seconda desiderava ardentemente riappacificarsi di lui.

Ma Giorgio era sparito. Nessuno sapeva dar novelle di lui. In città era un dire, un meravigliarsi straordinario, giacché, dopo tutto, l’amante d’Ida era conosciuto di molto e tutti gli volean bene.

Dopo un paio d’ore d’infruttuose ricerche, quando alcuno cominciava già a pretendere che Giorgio si fosse annegato o datasi una pistolettata nel cuore o fuggito in America, una frotta di contadini, con a capo la Guardia Campestre, entrò in città, tenendo in mezzo, mani e piedi legati, il povero Giorgio senza cappello, tutto lacero ed infangato, pieno di lividure.

La folla si accalcò intorno a quello strano corteggio che entrò nel corpo di Guardia. Si procurò da tutti venire a capo del pasticcio e non fu difficile ritornare il giovane ai desolati parenti.

Appena rientrato in casa, Giorgio protestò che non voleva più sentire parlare dell’Ida. Poi si chiuse in un silenzio profondo, in una concentrazione strana di ogni facoltà del corpo e dell’anima. Nessuno, per quanti sforzi facesse, fu buono a trargli di bocca una parola. Soltanto d’ora in ora, Giorgio ripeteva cupamente:

— Per un fiore!!…




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