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| Ferdinando Fontana Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna IntraText CT - Lettura del testo |
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LE TUILERIES
Quand'io la vidi vuota e scoperchiata Il fantastico scheltro m'è sembrata L'incendio ne mangiò le interïora E rosicchiò le sue marmoree ossa... Ah!.. Se tornasse il sire alla riscossa Per riaverla ancora!
Ma son scheletri entrambi e reggia e sire! E gli insulti del popolo sovrano Scroscian sulle due tombe, insieme all'ire Miseri avanzi!.. Pria le fiamme edaci, Indi il flagello delle nevi algenti
E un dì - mi dite il ver? - luceva d'oro Questo scheltro cadente e affumicato? Pare un sogno!.. E qui dentro avea mandato E qui abitava il sire?.. Ed eran sale Di grazie ognuna variamente piena, Queste ch'io veggo qui tracciate appena Da un segno trasversale?
Credo; ma indarno colla fantasia Rifabbricar questo palagio io tento! In suo confronto la stanzuccia mia Ah!.. È ver! Guardate... Un lembo di pittura E in alto, in alto - (appena lo vedrete!..)
Pochi stipiti arsicci; un centinaio Di travicelli scomposti e tarlati; Una griglia (par quella d'un pollaio!) Di qualche genio ornamental la testa, Che immobil guarda nel vuoto palazzo; Un cencio, che rammenta un vecchio arazzo;.. Ecco quanto ci resta!!.
Ecco quanto ci resta!.. E a tanti guai S'aggiunge l'ironia! - Narrasi, come Qui abitando ab antiquo i tegolai Oh!.. Sarcasmo crudel della sventura! Trovâr tegole qui tutte le case E, di tante, non una oggi rimase.
In fede mia, meglio così!.. Di stolti Il mondo è pieno e ognun pensi che vuole! Vivente Galileo non eran molti La Grande Idea si muove!.. Or ben che importa Se, procedendo sulla via fatale, Essa incendia un palazzo imperïale
Sempre la stessa questa umana razza! Pel, capriccio d'un re corre al macello; Per un fregio nel sangue urla e gavazza Dicendo: «Oh! Grande!! Oh! Bello!!» E se il palagio d'un imperatore Arde, senza bruciare una persona, Essa il sermone di Lojolà intòna, Esclamando: «Che orrore!»
O capanne, città, borghi e villaggi, Ditelo voi, col labbro della Storia, Di quali si compòn splendidi raggi Ditelo voi, perchè ciascun rammenti Che sol la plebe non appicca il fuoco, E che al mestier se ne intendeano un poco
Via, coccodrilli!.. Non fingete il pianto Pei tesori dell'arte arsi e distrutti! L'arte non sta nelle reggie soltanto Ma sta in casa di tutti!.. E forse una battaglia, onor del trono, Costava al genio, che vivea modesto, Il lavor di vent'anni ed il funesto
Brucin statue e quadri!.. E questa folla Che notte e giorno s'arrabatta e suda, Spesso affamata, di rado satolla, Partorirà gli artisti a battaglioni; Come alla Scienza diede i figli suoi; Come nei dì solenni dà gli eroi,
Casupola o palagio è sacro il tetto Ove la sua famiglia un uom raccolse, E per ogni ragion sia maladetto Che se, pugnando, i re trovaron giusto D'incendiar case alla pezzente greggia, Costei può ben talor con una reggia
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Sulle rovine il sol saetta dardi Par che voglia attirar tutti gli sguardi E un operaio, sogghignando intorno Ai ruderi esce a dir: «Festa di gala, «Oggi, in casa dei re!.. Vedi!.. Ogni sala È illuminata... a giorno!»
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1 La leggenda vuole che le prime case di Lutezia sorgessero nell'isolotto formato dalla Senna, ove trovasi Nôtre-Dame, e che al posto, dove poi venne eretto il palazzo delle Tuileries, avessero a quell'epoca il loro quartiere i fabbricatori e fornitori di tegole (tuiles) della città in fabbricazione. |
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