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LA
SENNA
A
Charenton la Senna entra in Parigi
E
saluta, passando, l'ospedale
Dove stan
chiusi i pazzerelli.
È questa
Un
ironia del Caso? - Al vasto fiume
Forse il
destino apprendere volea,
Mostrandogli
alle porte un manicomio,
Ch'ei
non venia nella città dei savi,
E gli
togliea l'ingenua meraviglia
Delle
follìe che, sulle sponde, avrebbe
Contemplato
dappoi!
*
Oh...
goffa schiatta
Dei re
del mondo!.. Una famiglia intera,
Dall'avolo
al puttin, spesso, nel lungo
Volger
d'un dì, trionfalmente a casa
Portò un
magro avanotto!
*
Il fiume
passa
Dei
pescator noiato. - Il duro taglio
Delle
pile dei ponti, crudelmente
Gli
squarcia il petto; appena gli è concesso
Un
istante di gioia; e glielo dànno
Le
grandiose memorie. - Il Louvre mandagli
Un
austero riflesso; i Campi Elisi
Una
fragranza; l'ampio Trocadero
Un gaio
suon di macchine e martelli;
Il
Pantheon un sospiro e la dorata
Cupola
degli Invalidi un pensiero
D'alta
filosofia!
*
Ma il
breve istante
Dei suoi
contenti è amareggiato anch'esso
Da una
turpe sciagura.
Entro il
suo letto
Le
chiaviche fetenti apron la bocca
E ruttan
feci, e melma, e spazzatura,
E
carogne di bestie e (orrende istorie!)
Qualche
salma gentile di bambino
Da
un'atterrita peccatrice tolta
Infamemente
al pregiudizio infame
Degli
ipocriti.
Spesso,
nauseato,
Da tanti
insulti, il babelico fiume,
Monta in
collera e gonfia sotto gli archi,
Le
ondate minacciose, ed esce fuori
A
schiaffeggiar le piazze ed i palagi...
Ma la
man del destin lo rabbonisce
E lo
conduce a più serene plaghe,
A
margini più verdi e più ridenti.
*
Ivi i
palagi mutansi in locande,
Dal vin
sospetto, ed in campestri sale
Ove
ballan nei giorni delle ferie
Modistine
ed artisti.
Il
vecchio fiume,
Presso a
partir, sembra adagiarsi ancora
Per
ascoltare i baci ed i sospiri
Delle
gioconde coppie innamorate
E
coglierne i segreti e i giuramenti
Più
infidi (aimè!) del vin delle locande!
Poi, la
lena riprende; e, brontolando
Le sue
memorie e i suoi dolori, corre
Tranquillamente
a seppellirsi in mare.
*
O
forosette e giovinetti baldi,
Tale è
Parigi!.. E tu, Senna, ne apprendi
Che, al
par di te, chi giunse fra le mura
Di
questa bolgia è dal destin dannato
A
spezzar le illusioni, a porre il piede
In
sozzure infinite, a affaticarsi
Bruciando
l'esistenza, e a spinger sempre
Al vasto
mar dell'avvenir lo sguardo!
Queste
genti, fra cui volvi i tuoi flutti,
Ti
somigliano, o Senna! - Un giorno solo
Vivon
gli illustri in mezzo a loro, e vivono
Veramente
soltanto il dì, che, morti,
Vengon
tratti fra il lutto universale,
Alla
dimora dell'eterno sonno!
Un
giorno sol l'entusïasmo accende
Queste
menti volubili; in un giorno
Di più
secoli qui crolla il lavoro,
E in un
sol giorno, portentosamente,
Idra
novella, dai detriti immani,
Risorge
una città!2 - Tutto qui regna
Una sola
giornata! - Appena, in mezzo
All'irruir
vertiginoso, durano
Un nome
gigantesco o un monumento...
E forse
anch'essi andran perduti, tanto
Premon
gli umani eventi!.. Il resto corre
Attraverso
una vita sonnolenta
Di
pescator borghese; o alla penembra
D'una
piccola gloria; o in mezzo al fango
D'ogni
moral sozzura; o fra l'onesto
Lavoro
delle braccia e del pensiero;
O fra il
turbin d'affetti e di passioni...
E corre
al par di te, Senna, per sempre,
A
seppellirsi dell'oblio nel mare.
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