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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • PARIGI
    • DALLE BUTTES-MONTMARTRE
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DALLE BUTTES-MONTMARTRE

 

Da questo colle io la contemplo tutta

La Babilonia dei tempi moderni,

Ecco la Taide d'ogni macchia brutta

Che insegna il vizio alle lontane genti!

Ecco la madre prodiga e feconda

Degli ingegni possenti!

Questo gigante, su cui fiso gli occhi,

Fabbrica troni, e monumenti eterni,

E ghigliottine, e fronzoli, e balocchi!

Vuole le danze oscene e le canzoni;

Adora i fior, la cortesia gioconda

E le rivoluzioni!

 

Questa è la bolgia, è la caldaia immane

Ove bolle il pensier di tutto il mondo!

Qui i rabidi desir, le voglie insane,

Qui gli eroismi sconfinati e santi,

Qui quel soffio divin ch'arde gli umani

Tonando: Avanti!... Avanti!

Qui l'orgia senza freno e la fatica

Onesta e linda; qui il delirio immondo

Delle baccanti, e la gioia pudica

Del focolare; e la mania dell'oro;

E dell'Arte, profuso a piene mani,

Ogni ideäl tesoro!

 

Parla, o Parigi!... Quale evento strano

Nel tuo gorgo profondo si prepara

Mentr'io ti guardo? - All'intelletto umano

Darai tu una vittoria?... Avrà la terra

Un ninnolo di più?... Sei tu ancor vaga

Dei ludi della guerra?...

Chi può dirlo?!! - Tu sei come un abisso

Cui face indagatrice non rischiara!

Su te l'occhio dei popoli sta fisso...

E tu scrivi, e tu lotti, e tu banchetti,

E l'opre tue, proteiforme maga,

Ai popoli tu getti!

 

Oh!... Quante fronti, mentr'io canto e penso,

Mediteran del pari in queste mura!...

Pari al ronzio d'un alvëare immenso

Un assiduo frastuono a me si eleva,

E una nebbia bigiastra e fluttuante

Sulla città si aggreva.

È il tramonto - La cupola dorata,

Che del côrso Leone è sepoltura,

Sembra una colossal pira infiammata14;

Il palagio, ove i re tennero stanza,

Ora custode di memorie tante,

Nereggia in lontananza15;

 

Nostra Donna proietta ombre profonde

Sui foschi tetti delle case basse16;

Il profilo del Pantheon si confonde

Coi pesanti miasmi della sera;

La Senna pare una ciarpa d'argento

Sovra una mappa nera;

Aguglie svelte e torri acuminate,

Linee maestose ed indistinte masse

Sui lucori del ciel stan disegnate;

E in mezzo all'apparir di mille forme

L'Arco, che prese il nome in firmamento,

Somiglia a un dado enorme17.

 

L'ora solenne per Babele è questa!

Sfolgorante di luce e di sorrisi

Ella intuona i suoi cantici di festa;

E scene, e balli, e fòndachi smaglianti,

E femine sfacciate e imbellettate

Assaltano i passanti.

La folla ingombra i balüardi vasti;

Non han angol deserto i Campi Elisi;

E quanti il vizio ha imbestialiti e guasti,

E quanti colse il gelo d'un affanno

E van chiedendo un'acre ebbrezza, e quanti

Sprecano un giorno all'anno,

 

E quanti giunser da spiaggie remote,

Ricchi d'una ricchezza che fa schifo,

Tutti, a quest'ora, la Follia percote

E col sonante bastoncel li guida

Dove i pensier si spengon nella carne

E i sospir nelle grida!

O Parigi, oceàno, a te discendo!

All'onde tue m'affido errante schifo!...

Ove addurmi vuoi tu?... Nel gorgo orrendo

Dovrò perir?... Avrò lieta ventura?...

O Parigi, di me che vuoi tu farne,

Di me, grama creatura?

 

Io l'ignoro!... Io l'ignoro!... Io, moscerino,

Della tua luce venni a inebriarmi,

O fiaccola del mondo!... Il mio destino

Compier si dee!... Ma so che ho forti l'ali

Poichè finor di me non furono donni

Angosce, insulti e mali!

So che da quando giunsi alle tue mura

Più facil sgorga in me l'onda dei carmi

Dei raminghi miei conforto e cura;

So che m'agita qui l'arcana febre

Desìo dei vati, e che più brevi i sonni

Mi chiudon le palpebre!...

 

Gigante, eccomi a te!... Gocciola anch'io

Dell'immenso tuo sangue, io son venuto

Nelle tue vene a chiedere l'obblìo;

Ma non l'oblìo che gli alti sensi uccide

E sui detriti d'ogni caro affetto

Siede, gavazza e ride!...

L'oblìo ti chieggo dei miei pigri giorni,

De miei sconforti e dei miei dubbi vani!

Prono alle stelle, di cui tu ti adorni,

E dei tuoi sacri monumenti al piede,

Io ti domando il pan dell'intelletto,

Dell'avvenir la fede!

 

Taide tu mi ripugni, e ti compiango;

Madre di glorie, il cuore io ti portai!...

Così, non tocche da lubrico fango,

Le mie dolci memorie al sen stringendo.

Io salperò, nocchier senza paura,

Su questo mar tremendo!

E forse un giorno alla natal mia terra,

Ove tanta di me parte lasciai,

Più esperto tornerò per mover guerra

Ai loschi imitatori di Loiola

Che ogni libera idea, coll'impostura,

Strozzan dell'Arte in gola!

 

Moulin de la Galette, 6 Agosto 1877.


 




14 Les invalides.



15 Le Louvre.



16 Notre-Dame de Paris.



17 L'Arc de l'Êtoile.






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