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DALLE
BUTTES-MONTMARTRE
Da
questo colle io la contemplo tutta
La
Babilonia dei tempi moderni,
Ecco la
Taide d'ogni macchia brutta
Che
insegna il vizio alle lontane genti!
Ecco la
madre prodiga e feconda
Degli
ingegni possenti!
Questo
gigante, su cui fiso gli occhi,
Fabbrica
troni, e monumenti eterni,
E
ghigliottine, e fronzoli, e balocchi!
Vuole le
danze oscene e le canzoni;
Adora i
fior, la cortesia gioconda
E le
rivoluzioni!
Questa è
la bolgia, è la caldaia immane
Ove
bolle il pensier di tutto il mondo!
Qui i
rabidi desir, le voglie insane,
Qui gli
eroismi sconfinati e santi,
Qui quel
soffio divin ch'arde gli umani
Tonando:
Avanti!... Avanti!
Qui
l'orgia senza freno e la fatica
Onesta e
linda; qui il delirio immondo
Delle
baccanti, e la gioia pudica
Del
focolare; e la mania dell'oro;
E
dell'Arte, profuso a piene mani,
Ogni
ideäl tesoro!
Parla, o
Parigi!... Quale evento strano
Nel tuo
gorgo profondo si prepara
Mentr'io
ti guardo? - All'intelletto umano
Darai tu
una vittoria?... Avrà la terra
Un
ninnolo di più?... Sei tu ancor vaga
Dei ludi
della guerra?...
Chi può
dirlo?!! - Tu sei come un abisso
Cui face
indagatrice non rischiara!
Su te
l'occhio dei popoli sta fisso...
E tu
scrivi, e tu lotti, e tu banchetti,
E l'opre
tue, proteiforme maga,
Ai
popoli tu getti!
Oh!...
Quante fronti, mentr'io canto e penso,
Mediteran
del pari in queste mura!...
Pari al
ronzio d'un alvëare immenso
Un
assiduo frastuono a me si eleva,
E una
nebbia bigiastra e fluttuante
Sulla
città si aggreva.
È il
tramonto - La cupola dorata,
Che del
côrso Leone è sepoltura,
Sembra
una colossal pira infiammata14;
Il
palagio, ove i re tennero stanza,
Ora
custode di memorie tante,
Nereggia
in lontananza15;
Nostra
Donna proietta ombre profonde
Sui
foschi tetti delle case basse16;
Il
profilo del Pantheon si confonde
Coi
pesanti miasmi della sera;
La Senna
pare una ciarpa d'argento
Sovra
una mappa nera;
Aguglie
svelte e torri acuminate,
Linee
maestose ed indistinte masse
Sui
lucori del ciel stan disegnate;
E in
mezzo all'apparir di mille forme
L'Arco,
che prese il nome in firmamento,
Somiglia
a un dado enorme17.
L'ora
solenne per Babele è questa!
Sfolgorante
di luce e di sorrisi
Ella
intuona i suoi cantici di festa;
E scene,
e balli, e fòndachi smaglianti,
E femine
sfacciate e imbellettate
Assaltano
i passanti.
La folla
ingombra i balüardi vasti;
Non han
angol deserto i Campi Elisi;
E quanti
il vizio ha imbestialiti e guasti,
E quanti
colse il gelo d'un affanno
E van
chiedendo un'acre ebbrezza, e quanti
Sprecano
un giorno all'anno,
E quanti
giunser da spiaggie remote,
Ricchi
d'una ricchezza che fa schifo,
Tutti, a
quest'ora, la Follia percote
E col
sonante bastoncel li guida
Dove i
pensier si spengon nella carne
E i
sospir nelle grida!
O
Parigi, oceàno, a te discendo!
All'onde
tue m'affido errante schifo!...
Ove
addurmi vuoi tu?... Nel gorgo orrendo
Dovrò
perir?... Avrò lieta ventura?...
O Parigi,
di me che vuoi tu farne,
Di me,
grama creatura?
Io
l'ignoro!... Io l'ignoro!... Io, moscerino,
Della
tua luce venni a inebriarmi,
O
fiaccola del mondo!... Il mio destino
Compier
si dee!... Ma so che ho forti l'ali
Poichè
finor di me non furono donni
Angosce,
insulti e mali!
So che
da quando giunsi alle tue mura
Più
facil sgorga in me l'onda dei carmi
Dei
raminghi miei dì conforto e cura;
So che
m'agita qui l'arcana febre
Desìo
dei vati, e che più brevi i sonni
Mi
chiudon le palpebre!...
Gigante,
eccomi a te!... Gocciola anch'io
Dell'immenso
tuo sangue, io son venuto
Nelle
tue vene a chiedere l'obblìo;
Ma non
l'oblìo che gli alti sensi uccide
E sui
detriti d'ogni caro affetto
Siede,
gavazza e ride!...
L'oblìo
ti chieggo dei miei pigri giorni,
De miei
sconforti e dei miei dubbi vani!
Prono
alle stelle, di cui tu ti adorni,
E dei
tuoi sacri monumenti al piede,
Io ti
domando il pan dell'intelletto,
Dell'avvenir
la fede!
Taide tu
mi ripugni, e ti compiango;
Madre di
glorie, il cuore io ti portai!...
Così,
non tocche da lubrico fango,
Le mie
dolci memorie al sen stringendo.
Io
salperò, nocchier senza paura,
Su
questo mar tremendo!
E forse
un giorno alla natal mia terra,
Ove
tanta di me parte lasciai,
Più
esperto tornerò per mover guerra
Ai
loschi imitatori di Loiola
Che ogni
libera idea, coll'impostura,
Strozzan
dell'Arte in gola!
Moulin
de la Galette, 6 Agosto 1877.
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