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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • PARIGI
    • PER IL PANTHEON DIALOGHI POEMA
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PER IL PANTHEON

DIALOGHI

POEMA

 

DEDICA

 

A voi, giganti del pensiero umano,

Or fatti polve nei marmi solenni,

Divotamente mesto oggi non venni

Ad intonar di laudi un canto vano.

 

Al nome vostro, che fulge sovrano,

Guarda ogni mente che a librarsi accenni;

Vette eccelse, da voi sgorgan perenni

Fonti di gloria al secolo lontano.

 

È vostra laude ogni opera vostra;

Ond'io, com'uom che trepido si prostra

A vincitor possente, oggi m'inchino

 

Fra questi avelli ed, obolo meschino,

V'offro, pigmeo dolente fra i pigmei,

La miglior parte dei pensieri miei.

 

 

 

DIALOGHI

 

I.

 

Una notte, pensando ai suoi dolori

E vaneggiando dietro i sogni suoi,

Per tetre gole di montagne, solo,

Vïaggiava un poëta - Il mite raggio

D'un esil luna da bigiastri cieli

Mestamente pioveva; avean le rupi

Il beffardo profil d'una falange

Di giganti e, lontano, sordamente,

Rumoreggiava il tuono.

Ei giunse in vetta

A una nuda scogliera. - Il mar profondo

Ruggiva ai piedi suoi. - Non una vela

Solcava il negro pian dell'ocëàno

Tumultuante e in lividi bagliori

Divampava il confin dell'orizzonte.

Il poeta fremea; nei suoi capegli

Passava la gagliarda ala dei venti;

E a lui, nel fischio boreal, parea

L'onnipossente udir voce di Dio,

Che gli dicea: «Non puoi negarmi!... Io sono!»

 

IL POETA.

 

E se tu sei, che tu sia maledetto

Carnefice buffone!... - E dal mio labbro,

Per l'intera famiglia dei mortali,

Il blasfema ti giunga!... A ingannar gli ozi

Di tua vita divina e sempiterna

Tu ti diverti a una commedia infame!

Guarda!.. Ridi!.. Percoti!.. I tuoi fantocci

S'arrabbattan nei mali; un filo arcano

A te li lega; e tu ne stringi il capo;

E li squassi, e li atterri, e li sollevi,

E l'un l'altro li cozzi!... Un acre puzzo

Di lagrime e di sangue a te s'aderge

Col peana dei gemiti e la nenia

Dei timidi rosari; e tu, aspirando

I tristi effluvi ed ascoltando i lai,

Cinico borïoso ed immortale,

Gavazzi e scoppi dalle risa, ai pravi

Spesso propizio e insultator dei grami!

Oh!.. Venga presto il , che, stanco alfine

Del tuo vieto trastullo, indispettito,

Tu lo stringa nel pugno e lo sfracelli!

 

DIO

 

Il tuo insulto mi giunse ed io sorrido!

All'ozio mio divino una stupenda

Scena preparo - In fondo all'orizzonte,

Laggiù dove tu guardi, havvi un paese

Verdeggiante e fecondo. - Un mi piacque

La mia pupilla riposarvi, e vidi

Su quel lembo di terra, allegramente,

Sorger borghi e città. - Volgean le navi

Da ogni parte del mondo a quella spiaggia

Le prore desïose, e fu chiamata

Eden Novello. - Or bene, oggi mi annoja

L'eterno prosperar di quel giardino

E il viver lieto degli abitatori;

E accumulo sovr'essi un vel di nubi

Foriero di tempesta - Avrò domani

Spettacolo diverso, e l'occhio mio

Ammirerà la poesia silente

D'un cinereo deserto, ove ridea

Dell'april la verdura! - Or, mentre il cielo

Compie i desiri miei, teco mi garba,

O creatura, favellar. - Rispondi:

Di che ti lagni?... Con equa misura

Forse la mano mia non i destini?

Non è forse fra voi supremo vero

La doppia faccia d'ogni cosa?... Il Male

Non s'abbarbica al Bene, e il Bene al Male?

 

IL POETA

 

Che tu sia sempre maledetto!... Irridi

Al mio blasfema, ma lo ascolta! - Vana

È la lotta che imponi; e tu sei vano

Quanto crudel; poichè crudel sei tanto

Che fin ne togli la nozion del Nulla.

Ma noi si vive, e tu governi!... Al giogo

Noi curvarci dobbiam! - Pur, tu se' ingiusto

Nella tua vana crudeltà.... Soverchia

Lotta imponesti agli uomini! - La terra,

Su cui poggiamo il piè, l'acqua ed il fuoco

E l'aria istessa, che ne soffia in petto

La miserrima vita, a noi, composti

Di poche membra e mal congiunte, sono

Giganteschi nemici. - Il suol vacilla

Sotto di noi; nel vol di pochi istanti

Crollan città: l'alghe color smeraldo

Celan pantani traditori, dove

Si muor senza difesa e lentamente

Seppellendo stessi: atri miasmi

Ne dan l'assalto; e macigni e valanghe

Furiosamente da ripidi clivi

Precipitan su noi; colle fragranze

Avvelenano i fiori e, colle ombrie

Ospitali, le piante; a strazïare

Le nostre carni dal leone all'acaro

È una gara indefessa; e, ovunque mova

Questo umano fantoccio, ovunque ei guardi,

Trova un periglio, una minaccia, un'ira!

 

DIO

 

Nuove città coi ruderi dispersi

Voi rifarete; il limo dei pantani

Voi muterete in ubertosa gleba;

A valanghe irridendo ed a macigni

Voi passerete nel grembo dei monti;

Il veleno dei fiori e delle piante

Sarà farmaco a voi; nelle foreste

Reciderete i rami, e saran clave

In vostra man per aggiogar le belve,

Dagli ombrosi recessi un protette.

 

IL POETA

 

E sia!... Ma l'aria ne percote! - Il gelo

E l'afa, e il vento, e i turbini, e lo scroscio

Di roventi saette a noi fan guerra.

 

DIO

 

In capanne di ghiaccio avrai tepori;

E l'inimico tuo ti darà il tetto

Ove sfidar, coi lunghi sonni, il freddo

Delle notti polari; al sollïone

Sfuggirai sotto terra, in vaste tane

Dalla sabbia difese; asil nei turbini

Saranno le caverne, e, fatta imbelle,

L'arme delle mie nubi, la saetta,

Verrà a cader d'un ago sulla punta!

 

IL POETA

 

La terra e l'aria!... E sia!... - Ma il mar, ruggendo,

Batte le nostre spiaggie e ci inabissa;

E i fiumi escon frementi a mutar corso;

Ed han gorghi assassini i laghi azzurri.

 

DIO

 

Sorgeranno le dighe, e danzerete,

Siccome a festa, sovra i flutti, il vento

Non aspettando che vi porti a terra,

Ma tagliando le creste ai cavalloni.

 

IL POETA

 

I monti eruttan fuoco...

 

DIO

 

Antivedrete

L'irruir della lave.

 

IL POETA

 

E sia!.. La terra,

L'aria, l'acqua ed il fuoco!... Io la gran lotta

Accetto!.. E mi vedrai!... - Ma non bastava,

O Dio crudel, che tanta orda di mali

Ne assedïasse in culla?... Altri, e infiniti,

E più possenti, perchè in noi racchiusi,

A combatter ci danni!.. È il nostro corpo

Preda a morbi infiniti, e dove il senso

N'è più squisito, ivi più fieri e spessi

Vibran gli insulti!...

Noi vestiam per poco

Questa carne, e, talor, tu ce la foggi

In aspetto grottesco; e i dorsi gonfi

A cacume di monte; e inarchi tibie;

E rattrappisci mani e braccia; e svolgi

Costole in arabeschi; e faccie umane

Con un grugno deturpi!.. - Oh!.. Maledetto!

Oh!.. Mille volte maledetto il tuo

Nome, o boja buffon!... Chè, non bastando

All'empio ingegno tuo tanti delitti,

Tu aggiungesti il sarcasmo ai nostri danni!

E ne crëasti belli, e forti, e pieni

D'ardir nell'ardua pugna; e decretasti

Che olisser come fior le nostre carni,

E che i muscoli nostri avesser l'aspra

Durezza dei metalli e delle rose

La delicata morbidezza; e dentro gli occhi

Ci ponesti due stelle; e sulle labbra

Il canto; e nelle orecchie ogni armonia;

E coronasti di fluenti piume

Le nostre fronti, or brune come l'ombra,

Or bionde al pari d'un raggio di sole!

Ahi!.. Tristo Nume!.. Un breve giorno appena

Questa incantevol gioventù ne arride!

Un solo istante il tuo scalpel tu arresti

E ti fermi a guardar la crëatura

Adolescente e bella!.. Indi, sovr'essa,

Col martellar degli anni e delle angoscie,

Procombi, stranamente inferocito;

E ti compiaci nel mutar le forme

Turgide e snelle in ruvidi contorni,

In curve malaticcie, in petti cavi

Squassati dalla tosse!... Ad ogni colpo

Crolla la gioventù! Poi soffia il Tempo

Dentro l'orbite nostre, e spegne il fuoco

Nelle pupille; indi la man gelata

Fra i capegli ne passa e ce li strappa

Spietatamente, o vi lascia l'impronta

D'invernali candori; al cor più lento

Fluisce il sangue, e più lenti al cerèbro

Fluiscono i pensieri; ogni minuta

Gioja, ai ventenni prodigata, allora

Costa vergogna; ed acciaccati e imbelli

Alla lotta, importuni e schizzinosi,

Inchiodati a una seggiola o tremanti

Su un bastoncello, noi sentiam, piangendo,

Che l'esistenza del vigor scemata

È invincibil gigante!

 

DIO

 

Iddio ti porge,

Per debellalo, un farmaco; - una via

Ei ti aprì per fuggirlo! -

A nuovi aprili,

Colla mia legge, tornan verdeggianti

Le gialle foglie dell'autunno; regola,

A modo suo, con imparzial misura,

Gli esseri tutti una sapienza innata

Di viver sempre e viver bene; serpe

In ogni cosa una brama possente

D'eterna gioventù, sì che l'Istinto

(Forza mai doma) ogni doler dispregia,

Ogni crisi sopporta, ogni legame

Osa spezzar, purch'ei libero sia

Di toccar la sua meta! - Anela il saggio

A questa via, a questa legge, a questo

Farmaco, a questa sapïenza, a questa

Brama possente, a questa forza indomita,

A questa meta innovatrice eterna

Che si chiama la Morte! - Anzi il suo tempo

Ogni mente gentile in lei s'affisa,

E poichè il genio altro non è che varia

E incessante manìa d'indagar tutto

E di tutto afferrar nel vol d'un lampo,

E poichè il mondo agli intelletti eccelsi

È troppo angusto e non piacevol campo,

Essi la gioja del supremo vero,

(Baldo desìr cui giovinezza intende)

Van chiedendo alla Morte!...

 

 

II.

 

Il volto ascose

Fra le mani il poëta e, singhiozzando,

Meditò lungamente. - Gli parea

Che un gran cerchio di ferro fosse il cupo

Orizzonte lontano. - A schiere, a schiere,

Uscian le fantasie dalla sua testa

E i robusti pensieri - Eran falangi

Di arditi combattenti e, baldanzosi,

Partìan per la battaglia - Aveano un solo

Grido: «Saper l'ignoto!» - E brandian l'armi

Promettendo una breccia.

Egli li vide

Spiegar l'ali e solcar rapidamente

L'aure fosche e commosse; udì da lungi

Dell'assalto il clamore; indi lo scroscio

D'un urto; e un gemer breve; e, sfolgoranti

Come stelle cadenti, in fondo, in fondo,

Precipitare ei li mirò...

 

Tremante

E solo, a lui tornò un guerrier; narrava,

Che i suoi compagni avean battuto invano

Le altere teste alle inconcusse mura

Ed eran morti!

 

 

III.

 

Iddio ghignò: «Poeta,

«Tu fai spreco di tempo

 

IL POETA

 

E tu mi insegni

Che il tempo, speso a maledirti, è quello

Ch'io meglio adempio!

 

DIO

 

La bufera incalza;

Affrettati a parlar, s'altro mi chiedi.

 

IL POETA

 

Sei più forte di me!.. Non io mi prostro

A te, inimico! - A te, inimico, io chieggo

La buona guerra, e nulla più! - Sleale

Guerra finor tu mi imponesti! - Il mondo

Coi suoi mali disfido! - Io non vorrei

Che oblïare me stesso! - Havvi un lombrico

Che mi rode le viscere: il disio

Dell'ignoto! - Una febbre senza nome

Mi condanna a pensare, e mi disarma

Quand'io sto per piombar nelle fatali

Lotte dell'esistenza. - Ignudo il fianco

Io porgo allora, e dalle inulte piaghe

Cola il miglior del sangue mio!.. Spregiando

I vigliacchi offensori, io morrei lieto

Per lor ferite, se, chiudendo gli occhi,

Saper potessi del supremo enigma

La verità! - Vivo fra cielo e terra,

Non paventando il ver, per quanto triste

Ei mi debba apparir, solo angosciato

Dal mio dubbio!.. - Signor, questo io ti chieggo:

Qual farmaco tu porgi alla mia febbre?

 

DIO

 

Io ti ho dato l'Amore!..

 

IL POETA

 

Ah!.. Maledetto!

Ah!.. Maledetto!.. - Ah!.. Di vittime grame

Tormentator squisito! - Ah!.. Belva eterna

Dall'unghie d'oro!.. - Sitibondo anch'io

D'un po' d'amore alla sua coppa posi

Le labbra, e bevvi a lunghissimi sorsi,

L'inebrïante farmaco!.. Giammai,

Come allora, soffersi! - Amore è il nome

D'ogni essenza di mali!.. Ogni martirio

Dice, per bocca sua, l'estremo verbo!

Una vita è di troppo, ed egli infiltra

Di chi ama nel sangue un'altra vita!

È un enorme fardello! Il cor non batte

Per il petto in cui sta, bensì per l'altro

Petto adorato; in duplici pensieri

S'affatica il cervello; arde una smania

Senza tregua le fibre, e ne ricerca

Voluttüosamente ogni mëato

Una punta di fuoco. - Ove Natura

Diè ai nostri sensi più squisita tempra,

Ivi il mostro ne assal!.. - Come talora

Il domatore, mescolati insieme,

Chiude belve ed agnelli in una gabbia,

Così, dentro di noi, chiude a battaglia

Tutti gli affetti la Ragione offesa

E sbigottita. - Ed a lottar fra loro

Scendon gli odii indicibili, ed i sogni

Di carezze soavi, e le libidini

Più vergognose, ed i desir più santi,

Ed i vani propositi e le ebbrezze

Un istante ghermite, e le sdentate

Gelosie che sogghignano, e le mille

Illusïon ridicole e ridenti!

 

Oh!.. Maledetto!.. E il tuo farmaco è questo?

Questo il sollievo all'incessante guerra

Del torbido pensier? - Questo l'oblìo

Dell'incompreso?!.

- Orride notti io m'ebbi;

E balzai dalle coltri; e indarno il sonno,

Lagrimando, invocai!.. Sapeami preda

Di risibil malia, ma non potea

Vincer l'incanto!.. - Amor non reca gioie

E, più inimico alla Ragion si mostra,

Più al suo nome non mente!.. È eguale a fiamma

Cui soffio non ispegne anzi alimenta!

Infelici, si piange; dubbïosi

Si spasima; dai baci inebrïati

Si bestemmia, perchè tarda è la carne

Al desìo senza limiti; è rimorso

La sazietà; vittorïosi o vinti

Sempre si geme e la tremenda piaga

Si allarga sempre e non guarisce mai!

La man del tempo una gaglioffa benda

Vi gitta sopra, coi prosaici eventi

Di cotidiane cure; i giorni ai giorni

S'avvicendano; e il cor, nella sua nicchia,

S'atteggia a mummia... A un tratto - tra le scialbe

Nebbie dell'esistenza, e dal bigiastro

Stagno dell'oggi, e in mezzo alle vicende

Reböanti del mondo - una parvenza,

Una reliquia, un grido del passato,

Irrompon fuori... E il cor palpita e freme;

E squarciasi la benda;... e la ferita

Gocciola sangue come aperta or ora!

 

DIO

 

Tu mi muovi a pietà!.. Concede Iddio,

Nell'alta sua misericordia, o grama

Crëatura mortal, che a te un nemico

Oggi si spenga, e che del par tu vada

Alleggerito dell'arme crudele

Che a combatterlo avevi; - Iddio, commosso

Da' tuoi lagni, il Pensiero oggi ti toglie

E ti toglie l'Amor!

 

 

IV.

 

Chinò la fronte

Il poeta. Nel cèrebro gli tacque

Delle idee la battaglia, e in cor, d'un colpo,

Gli s'acquetò dei palpiti frequenti

L'impeto sregolato. - Ei mosse in giro

Stupidamente gli occhi e sulle labbra

Venne a spuntargli un ebete sorriso.

 

In quell'istante egli gustò la gioia

Ai mediocri concessa; e di stesso

Fu lieto; e al Nume benedisse; e giusta

Trovò la legge che governa il mondo,

Che ai più forti regala ogni diritto

Ed ai deboli impone ogni dovere;

E accarezzò bëatamente l'epa;

E chiamò tutti a placido consesso

I suoi parvi egoïsmi. E già le labbra

Aprìa a savie sentenze, allorchè venne

Fuor di misura ad allargarle un lungo,

Invincibil sbadiglio.

Allor si avvide

Che assisa al fianco suo stava una donna.

 

Avea volto paffuto, occhi di vetro

E sonnolenti; sovra i grassi fianchi

Inerti le pendean ambo le braccia

E poggiava la flaccida persona,

In sguajato abbandon, contro un macigno.

Bella non era e nemmen brutta; fiso

Tenea lo sguardo, senza lampi, a terra

Come percossa da malor snervante.

Parea che in essa, apportator di vita,

Non circolasse il sangue; e chi le avesse

Posta la mano dove ha sede il cuore

Un palpitofioco avria sentito

Qual s'agita nel petto ai moribondi.

 

IL POETA

 

Chi sei?

 

LA DONNA

 

La tua compagna.

 

IL POETA

 

Io viver solo

Bramo...

 

LA DONNA

 

No!.. Indarno ti ribelli!.. Io debbo

Da questo giorno rimanerti accanto!

Io seguirò i tuoi passi. Una suprema

Legge lo vuole ineluttabilmente!

Abbi pietà d'una raminga! - Ovunque

Trovo gente spietata; ogni persona

Mi scaccia e, spesso, ai prieghi miei risponde

Coll'improperio!.. Un cor fedel giammai

Io m'ebbi in terra e, se talun m'accolse

Disperando di tutto, in capo a un'ora

Osò gridarmi: preferir l'insania

Ai miei baci glaciali!.. - Io son la Noia!

 

 

V.

 

Lungi, sul lembo dell'estremo cielo,

Balenò un lampo livido. - Il poeta

Balzò in piè trasalendo:

«Iddio!.. Iddio!..

«Sei tu ancor ?..» gridò.

 

IDDIO

 

Vi sono!

 

IL POETA

 

Ascolta!..

Mutai consiglio...

 

IDDIO

 

Umano vezzo è questo!

E che domandi?

 

IL POETA

 

Rendimi il Pensiero

E le mie torve passïoni!

 

IDDIO

 

E sia!

 

 

VI.

 

Il Poeta chinossi; al suol raccolse

Una pietra; più volte il braccio destro

Rotò in giro stringendola nel pugno;

Poi la lanciò nel vuoto e urlò: «Canaglia

 

Parigi Ottobre 1877.


 




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