PER
IL PANTHEON
DIALOGHI
POEMA
DEDICA
A voi,
giganti del pensiero umano,
Or fatti
polve nei marmi solenni,
Divotamente
mesto oggi non venni
Ad
intonar di laudi un canto vano.
Al nome
vostro, che fulge sovrano,
Guarda
ogni mente che a librarsi accenni;
Vette
eccelse, da voi sgorgan perenni
Fonti di
gloria al secolo lontano.
È vostra
laude ogni opera vostra;
Ond'io,
com'uom che trepido si prostra
A
vincitor possente, oggi m'inchino
Fra
questi avelli ed, obolo meschino,
V'offro,
pigmeo dolente fra i pigmei,
La
miglior parte dei pensieri miei.
DIALOGHI
I.
Una
notte, pensando ai suoi dolori
E
vaneggiando dietro i sogni suoi,
Per
tetre gole di montagne, solo,
Vïaggiava
un poëta - Il mite raggio
D'un
esil luna da bigiastri cieli
Mestamente
pioveva; avean le rupi
Il
beffardo profil d'una falange
Di
giganti e, lontano, sordamente,
Rumoreggiava
il tuono.
Ei
giunse in vetta
A una
nuda scogliera. - Il mar profondo
Ruggiva
ai piedi suoi. - Non una vela
Solcava
il negro pian dell'ocëàno
Tumultuante
e in lividi bagliori
Divampava
il confin dell'orizzonte.
Il poeta
fremea; nei suoi capegli
Passava
la gagliarda ala dei venti;
E a lui,
nel fischio boreal, parea
L'onnipossente
udir voce di Dio,
Che gli
dicea: «Non puoi negarmi!... Io sono!»
IL POETA.
E se tu
sei, che tu sia maledetto
Carnefice
buffone!... - E dal mio labbro,
Per
l'intera famiglia dei mortali,
Il
blasfema ti giunga!... A ingannar gli ozi
Di tua
vita divina e sempiterna
Tu ti
diverti a una commedia infame!
Guarda!..
Ridi!.. Percoti!.. I tuoi fantocci
S'arrabbattan
nei mali; un filo arcano
A te li
lega; e tu ne stringi il capo;
E li
squassi, e li atterri, e li sollevi,
E l'un
l'altro li cozzi!... Un acre puzzo
Di
lagrime e di sangue a te s'aderge
Col
peana dei gemiti e la nenia
Dei
timidi rosari; e tu, aspirando
I tristi
effluvi ed ascoltando i lai,
Cinico
borïoso ed immortale,
Gavazzi
e scoppi dalle risa, ai pravi
Spesso
propizio e insultator dei grami!
Oh!..
Venga presto il dì, che, stanco alfine
Del tuo
vieto trastullo, indispettito,
Tu lo
stringa nel pugno e lo sfracelli!
DIO
Il tuo
insulto mi giunse ed io sorrido!
All'ozio
mio divino una stupenda
Scena
preparo - In fondo all'orizzonte,
Laggiù
dove tu guardi, havvi un paese
Verdeggiante
e fecondo. - Un dì mi piacque
La mia
pupilla riposarvi, e vidi
Su quel
lembo di terra, allegramente,
Sorger
borghi e città. - Volgean le navi
Da ogni
parte del mondo a quella spiaggia
Le prore
desïose, e fu chiamata
Eden
Novello. - Or bene, oggi mi annoja
L'eterno
prosperar di quel giardino
E il
viver lieto degli abitatori;
E
accumulo sovr'essi un vel di nubi
Foriero
di tempesta - Avrò domani
Spettacolo
diverso, e l'occhio mio
Ammirerà
la poesia silente
D'un
cinereo deserto, ove ridea
Dell'april
la verdura! - Or, mentre il cielo
Compie i
desiri miei, teco mi garba,
O
creatura, favellar. - Rispondi:
Di che
ti lagni?... Con equa misura
Forse la
mano mia non dà i destini?
Non è
forse fra voi supremo vero
La
doppia faccia d'ogni cosa?... Il Male
Non
s'abbarbica al Bene, e il Bene al Male?
IL POETA
Che tu
sia sempre maledetto!... Irridi
Al mio
blasfema, ma lo ascolta! - Vana
È la
lotta che imponi; e tu sei vano
Quanto
crudel; poichè crudel sei tanto
Che fin
ne togli la nozion del Nulla.
Ma noi
si vive, e tu governi!... Al giogo
Noi
curvarci dobbiam! - Pur, tu se' ingiusto
Nella
tua vana crudeltà.... Soverchia
Lotta
imponesti agli uomini! - La terra,
Su cui
poggiamo il piè, l'acqua ed il fuoco
E l'aria
istessa, che ne soffia in petto
La
miserrima vita, a noi, composti
Di poche
membra e mal congiunte, sono
Giganteschi
nemici. - Il suol vacilla
Sotto di
noi; nel vol di pochi istanti
Crollan
città: l'alghe color smeraldo
Celan
pantani traditori, dove
Si muor
senza difesa e lentamente
Seppellendo
sè stessi: atri miasmi
Ne dan
l'assalto; e macigni e valanghe
Furiosamente
da ripidi clivi
Precipitan
su noi; colle fragranze
Avvelenano
i fiori e, colle ombrie
Ospitali,
le piante; a strazïare
Le
nostre carni dal leone all'acaro
È una
gara indefessa; e, ovunque mova
Questo
umano fantoccio, ovunque ei guardi,
Trova un
periglio, una minaccia, un'ira!
DIO
Nuove
città coi ruderi dispersi
Voi
rifarete; il limo dei pantani
Voi
muterete in ubertosa gleba;
A
valanghe irridendo ed a macigni
Voi
passerete nel grembo dei monti;
Il
veleno dei fiori e delle piante
Sarà
farmaco a voi; nelle foreste
Reciderete
i rami, e saran clave
In
vostra man per aggiogar le belve,
Dagli
ombrosi recessi un dì protette.
IL POETA
E
sia!... Ma l'aria ne percote! - Il gelo
E l'afa,
e il vento, e i turbini, e lo scroscio
Di
roventi saette a noi fan guerra.
DIO
In
capanne di ghiaccio avrai tepori;
E
l'inimico tuo ti darà il tetto
Ove
sfidar, coi lunghi sonni, il freddo
Delle
notti polari; al sollïone
Sfuggirai
sotto terra, in vaste tane
Dalla
sabbia difese; asil nei turbini
Saranno
le caverne, e, fatta imbelle,
L'arme
delle mie nubi, la saetta,
Verrà a
cader d'un ago sulla punta!
IL POETA
La terra
e l'aria!... E sia!... - Ma il mar, ruggendo,
Batte le
nostre spiaggie e ci inabissa;
E i
fiumi escon frementi a mutar corso;
Ed han
gorghi assassini i laghi azzurri.
DIO
Sorgeranno
le dighe, e danzerete,
Siccome
a festa, sovra i flutti, il vento
Non
aspettando che vi porti a terra,
Ma
tagliando le creste ai cavalloni.
IL POETA
I monti
eruttan fuoco...
DIO
Antivedrete
L'irruir
della lave.
IL POETA
E sia!..
La terra,
L'aria,
l'acqua ed il fuoco!... Io la gran lotta
Accetto!..
E mi vedrai!... - Ma non bastava,
O Dio
crudel, che tanta orda di mali
Ne
assedïasse in culla?... Altri, e infiniti,
E più
possenti, perchè in noi racchiusi,
A
combatter ci danni!.. È il nostro corpo
Preda a
morbi infiniti, e dove il senso
N'è più
squisito, ivi più fieri e spessi
Vibran
gli insulti!...
Noi
vestiam per poco
Questa
carne, e, talor, tu ce la foggi
In
aspetto grottesco; e i dorsi gonfi
A cacume
di monte; e inarchi tibie;
E
rattrappisci mani e braccia; e svolgi
Costole
in arabeschi; e faccie umane
Con un
grugno deturpi!.. - Oh!.. Maledetto!
Oh!..
Mille volte maledetto il tuo
Nome, o
boja buffon!... Chè, non bastando
All'empio
ingegno tuo tanti delitti,
Tu
aggiungesti il sarcasmo ai nostri danni!
E ne
crëasti belli, e forti, e pieni
D'ardir
nell'ardua pugna; e decretasti
Che
olisser come fior le nostre carni,
E che i
muscoli nostri avesser l'aspra
Durezza
dei metalli e delle rose
La
delicata morbidezza; e dentro gli occhi
Ci
ponesti due stelle; e sulle labbra
Il
canto; e nelle orecchie ogni armonia;
E
coronasti di fluenti piume
Le
nostre fronti, or brune come l'ombra,
Or
bionde al pari d'un raggio di sole!
Ahi!..
Tristo Nume!.. Un breve giorno appena
Questa
incantevol gioventù ne arride!
Un solo
istante il tuo scalpel tu arresti
E ti
fermi a guardar la crëatura
Adolescente
e bella!.. Indi, sovr'essa,
Col
martellar degli anni e delle angoscie,
Procombi,
stranamente inferocito;
E ti
compiaci nel mutar le forme
Turgide
e snelle in ruvidi contorni,
In curve
malaticcie, in petti cavi
Squassati
dalla tosse!... Ad ogni colpo
Crolla
la gioventù! Poi soffia il Tempo
Dentro
l'orbite nostre, e spegne il fuoco
Nelle
pupille; indi la man gelata
Fra i
capegli ne passa e ce li strappa
Spietatamente,
o vi lascia l'impronta
D'invernali
candori; al cor più lento
Fluisce
il sangue, e più lenti al cerèbro
Fluiscono
i pensieri; ogni minuta
Gioja,
ai ventenni prodigata, allora
Costa
vergogna; ed acciaccati e imbelli
Alla
lotta, importuni e schizzinosi,
Inchiodati
a una seggiola o tremanti
Su un
bastoncello, noi sentiam, piangendo,
Che
l'esistenza del vigor scemata
È
invincibil gigante!
DIO
Iddio ti
porge,
Per
debellalo, un farmaco; - una via
Ei ti
aprì per fuggirlo! -
A nuovi
aprili,
Colla
mia legge, tornan verdeggianti
Le
gialle foglie dell'autunno; regola,
A modo
suo, con imparzial misura,
Gli
esseri tutti una sapienza innata
Di viver
sempre e viver bene; serpe
In ogni
cosa una brama possente
D'eterna
gioventù, sì che l'Istinto
(Forza
mai doma) ogni doler dispregia,
Ogni
crisi sopporta, ogni legame
Osa
spezzar, purch'ei libero sia
Di
toccar la sua meta! - Anela il saggio
A questa
via, a questa legge, a questo
Farmaco,
a questa sapïenza, a questa
Brama
possente, a questa forza indomita,
A questa
meta innovatrice eterna
Che si
chiama la Morte! - Anzi il suo tempo
Ogni
mente gentile in lei s'affisa,
E poichè
il genio altro non è che varia
E
incessante manìa d'indagar tutto
E di
tutto afferrar nel vol d'un lampo,
E poichè
il mondo agli intelletti eccelsi
È troppo
angusto e non piacevol campo,
Essi la
gioja del supremo vero,
(Baldo
desìr cui giovinezza intende)
Van
chiedendo alla Morte!...
II.
Il volto
ascose
Fra le
mani il poëta e, singhiozzando,
Meditò
lungamente. - Gli parea
Che un
gran cerchio di ferro fosse il cupo
Orizzonte
lontano. - A schiere, a schiere,
Uscian
le fantasie dalla sua testa
E i
robusti pensieri - Eran falangi
Di
arditi combattenti e, baldanzosi,
Partìan
per la battaglia - Aveano un solo
Grido:
«Saper l'ignoto!» - E brandian l'armi
Promettendo
una breccia.
Egli li
vide
Spiegar
l'ali e solcar rapidamente
L'aure
fosche e commosse; udì da lungi
Dell'assalto
il clamore; indi lo scroscio
D'un
urto; e un gemer breve; e, sfolgoranti
Come
stelle cadenti, in fondo, in fondo,
Precipitare
ei li mirò...
Tremante
E solo,
a lui tornò un guerrier; narrava,
Che i
suoi compagni avean battuto invano
Le
altere teste alle inconcusse mura
Ed eran
morti!
III.
Iddio
ghignò: «Poeta,
«Tu fai
spreco di tempo!»
IL POETA
E tu mi
insegni
Che il
tempo, speso a maledirti, è quello
Ch'io
meglio adempio!
DIO
La
bufera incalza;
Affrettati
a parlar, s'altro mi chiedi.
IL POETA
Sei più
forte di me!.. Non io mi prostro
A te,
inimico! - A te, inimico, io chieggo
La buona
guerra, e nulla più! - Sleale
Guerra
finor tu mi imponesti! - Il mondo
Coi suoi
mali disfido! - Io non vorrei
Che
oblïare me stesso! - Havvi un lombrico
Che mi
rode le viscere: il disio
Dell'ignoto! - Una febbre senza
nome
Mi
condanna a pensare, e mi disarma
Quand'io
sto per piombar nelle fatali
Lotte
dell'esistenza. - Ignudo il fianco
Io porgo
allora, e dalle inulte piaghe
Cola il
miglior del sangue mio!.. Spregiando
I
vigliacchi offensori, io morrei lieto
Per lor
ferite, se, chiudendo gli occhi,
Saper
potessi del supremo enigma
La
verità! - Vivo fra cielo e terra,
Non
paventando il ver, per quanto triste
Ei mi
debba apparir, solo angosciato
Dal mio
dubbio!.. - Signor, questo io ti chieggo:
Qual
farmaco tu porgi alla mia febbre?
DIO
Io ti ho
dato l'Amore!..
IL POETA
Ah!..
Maledetto!
Ah!..
Maledetto!.. - Ah!.. Di vittime grame
Tormentator
squisito! - Ah!.. Belva eterna
Dall'unghie
d'oro!.. - Sitibondo anch'io
D'un po'
d'amore alla sua coppa posi
Le
labbra, e bevvi a lunghissimi sorsi,
L'inebrïante
farmaco!.. Giammai,
Come
allora, soffersi! - Amore è il nome
D'ogni
essenza di mali!.. Ogni martirio
Dice,
per bocca sua, l'estremo verbo!
Una vita
è di troppo, ed egli infiltra
Di chi
ama nel sangue un'altra vita!
È un
enorme fardello! Il cor non batte
Per il
petto in cui sta, bensì per l'altro
Petto
adorato; in duplici pensieri
S'affatica
il cervello; arde una smania
Senza
tregua le fibre, e ne ricerca
Voluttüosamente
ogni mëato
Una
punta di fuoco. - Ove Natura
Diè ai
nostri sensi più squisita tempra,
Ivi il
mostro ne assal!.. - Come talora
Il
domatore, mescolati insieme,
Chiude
belve ed agnelli in una gabbia,
Così,
dentro di noi, chiude a battaglia
Tutti
gli affetti la Ragione offesa
E
sbigottita. - Ed a lottar fra loro
Scendon
gli odii indicibili, ed i sogni
Di
carezze soavi, e le libidini
Più
vergognose, ed i desir più santi,
Ed i
vani propositi e le ebbrezze
Un
istante ghermite, e le sdentate
Gelosie
che sogghignano, e le mille
Illusïon
ridicole e ridenti!
Oh!..
Maledetto!.. E il tuo farmaco è questo?
Questo
il sollievo all'incessante guerra
Del
torbido pensier? - Questo l'oblìo
Dell'incompreso?!.
- Orride
notti io m'ebbi;
E balzai
dalle coltri; e indarno il sonno,
Lagrimando,
invocai!.. Sapeami preda
Di
risibil malia, ma non potea
Vincer
l'incanto!.. - Amor non reca gioie
E, più
inimico alla Ragion si mostra,
Più al
suo nome non mente!.. È eguale a fiamma
Cui
soffio non ispegne anzi alimenta!
Infelici,
si piange; dubbïosi
Si spasima;
dai baci inebrïati
Si
bestemmia, perchè tarda è la carne
Al desìo
senza limiti; è rimorso
La
sazietà; vittorïosi o vinti
Sempre
si geme e la tremenda piaga
Si
allarga sempre e non guarisce mai!
La man
del tempo una gaglioffa benda
Vi gitta
sopra, coi prosaici eventi
Di
cotidiane cure; i giorni ai giorni
S'avvicendano;
e il cor, nella sua nicchia,
S'atteggia
a mummia... A un tratto - tra le scialbe
Nebbie
dell'esistenza, e dal bigiastro
Stagno
dell'oggi, e in mezzo alle vicende
Reböanti
del mondo - una parvenza,
Una
reliquia, un grido del passato,
Irrompon
fuori... E il cor palpita e freme;
E
squarciasi la benda;... e la ferita
Gocciola
sangue come aperta or ora!
DIO
Tu mi
muovi a pietà!.. Concede Iddio,
Nell'alta
sua misericordia, o grama
Crëatura
mortal, che a te un nemico
Oggi si
spenga, e che del par tu vada
Alleggerito
dell'arme crudele
Che a
combatterlo avevi; - Iddio, commosso
Da' tuoi
lagni, il Pensiero oggi ti toglie
E ti
toglie l'Amor!
IV.
Chinò la
fronte
Il
poeta. Nel cèrebro gli tacque
Delle
idee la battaglia, e in cor, d'un colpo,
Gli
s'acquetò dei palpiti frequenti
L'impeto
sregolato. - Ei mosse in giro
Stupidamente
gli occhi e sulle labbra
Venne a
spuntargli un ebete sorriso.
In
quell'istante egli gustò la gioia
Ai
mediocri concessa; e di sè stesso
Fu
lieto; e al Nume benedisse; e giusta
Trovò la
legge che governa il mondo,
Che ai
più forti regala ogni diritto
Ed ai
deboli impone ogni dovere;
E
accarezzò bëatamente l'epa;
E chiamò
tutti a placido consesso
I suoi
parvi egoïsmi. E già le labbra
Aprìa a
savie sentenze, allorchè venne
Fuor di
misura ad allargarle un lungo,
Invincibil
sbadiglio.
Allor si
avvide
Che
assisa al fianco suo stava una donna.
Avea
volto paffuto, occhi di vetro
E
sonnolenti; sovra i grassi fianchi
Inerti
le pendean ambo le braccia
E
poggiava la flaccida persona,
In
sguajato abbandon, contro un macigno.
Bella
non era e nemmen brutta; fiso
Tenea lo
sguardo, senza lampi, a terra
Come
percossa da malor snervante.
Parea
che in essa, apportator di vita,
Non
circolasse il sangue; e chi le avesse
Posta la
mano dove ha sede il cuore
Un
palpito sì fioco avria sentito
Qual
s'agita nel petto ai moribondi.
IL POETA
Chi sei?
LA DONNA
La tua
compagna.
IL POETA
Io viver
solo
Bramo...
LA DONNA
No!..
Indarno ti ribelli!.. Io debbo
Da
questo giorno rimanerti accanto!
Io
seguirò i tuoi passi. Una suprema
Legge lo
vuole ineluttabilmente!
Abbi
pietà d'una raminga! - Ovunque
Trovo
gente spietata; ogni persona
Mi
scaccia e, spesso, ai prieghi miei risponde
Coll'improperio!..
Un cor fedel giammai
Io
m'ebbi in terra e, se talun m'accolse
Disperando
di tutto, in capo a un'ora
Osò
gridarmi: preferir l'insania
Ai miei
baci glaciali!.. - Io son la Noia!
V.
Lungi,
sul lembo dell'estremo cielo,
Balenò
un lampo livido. - Il poeta
Balzò in
piè trasalendo:
«Iddio!..
Iddio!..
«Sei tu
ancor là?..» gridò.
IDDIO
Vi sono!
IL POETA
Ascolta!..
Mutai
consiglio...
IDDIO
Umano
vezzo è questo!
E che
domandi?
IL POETA
Rendimi
il Pensiero
E le mie
torve passïoni!
IDDIO
E sia!
VI.
Il Poeta
chinossi; al suol raccolse
Una
pietra; più volte il braccio destro
Rotò in
giro stringendola nel pugno;
Poi la
lanciò nel vuoto e urlò: «Canaglia!»
Parigi
Ottobre 1877.
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