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PIAZZA
E COLONNA VENDOME
Sia
benedetto il dì, che della plebe
La man
robusta ti gettava a terra,
Triste
colonna, sovra queste glebe,
Sorta
per ricordar fasti di guerra!
Sia
benedetto il dì, che, vilipesa,
Si
sfracellò l'imagine del Côrso,
In
effigie scontando ogni empia offesa,
Che il
mondo chiama gloria, e noi rimorso.
Pur
t'han rizzata ancor!.. T'han posto in vetta
Un
barocco figuro incoronato!..
Qual
potevi bramar miglior vendetta,
O libero
pensiero... incatenato?
Spezzato,
a terra, il sere ebbe un rimpianto;
Dai
detriti volar poteva un inno;..
Or, pel
fantoccio in teatrale ammanto
Non
ispunta sul labbro che un cachinno!18
Eccoti
adunque, o negro monumento
D'ogni
scelleratezza, in piè rimesso!
L'umano gaglioffismo
ora è contento!
L'ebete
gioia può scoppiare adesso!
É ver!..
Ti manca qualche fregio!.. Invano
Tutte le
membra tue limosinasti!19
Ê ver!..
Sopporti quel piuol romano!
Ma in
piè ci sei!.. Son lieti i gonzi... e basti!
Evviva!..
Evviva!.. Oggi, passando, io sosto
A te
dinnanzi; ed a sfuggir le lave,
Che mi
piove sul capo il sol d'agosto,
Del tuo
profil riparo all'ombra grave;
E qui, a
quest'ombra, un brivido mi sento
Correr
per l'ossa, ed una nausea arcana
Serrar
la gola, e un gelo di spavento
Cercar
le fibre di mia forma umana.
Par che
mi giunga da non so qual parte
Di
cadaveri un puzzo; ho negli orecchi
Dei lai;
e, sotto gli occhi, membra sparte,
E atre
pozze di sangue, e bimbi, e vecchi
Agonizzanti
in fuga; e un ciel di fuoco
All'orizzonte;
e devastati campi;
E donne
in pianto; e, da uno scoppio rôco
Accompagnato,
un balenar di lampi.
Questa è
la gloria!.. È la grande epopea!
Vivi,
sgozzare e bimbi e vecchi e donne,
Schiacciar
col tacco la turba pigmea;
E,
morti, aver dal mondo archi e colonne!
È
giusto!.. È giusto!.. Il mondo applaude ai tristi,
Ed io
col mondo vo' restar fin d'ora!
O
melliflui sofi, o infermi artisti,
Belatori
importuni, alla malora!
Venite,
invidïabili viventi,
Cui vane
ubbie non frullan nei cervelli!
Ristabiliamo
il dritto delle genti
Sulla
mirabil legge dei macelli!
Accettiam
questo dogma!.. Una fatale
Ragion
lo impone, e noi chiniam la testa!
Ma siam
logici almen!.. Laudando il male
Perchè a
metà del cantico si resta?
Ah!.. Se
gli è giusto con colonne ed archi
Ricordar
dei sovrani ogni assassinio,
Chè la
plebea Comune gli aristarchi
Non
chiamano epopèa bensì abbominio?
Se è ver
che invidia d'ogni umano orgoglio
Sono le
tue nequizie, o Bonaparte,
Su!..
Terminiamo questa piazza!.. Io voglio
Che
l'idea tutta ne riveli l'Arte!
Questa
piazza è incompleta!.. Il dogma intero
Una
colonna ad eternar non basta!
Ci vuol
ben altro!.. Al grandioso pensiero
Dia
l'evidenza un'espression più vasta!
Udite!..
Udite!.. Un progetto stupendo
Io
propongo!.. Ed è tal dei truci eventi
Equo
ricordo e degnamente orrendo,
Che a
dispregiarlo niun di voi si attenti!
Resterà
la colonna alta e funèbre
Su cui
la man d'un italo scultore
Incise
scene che metton la febre,
Mentre
l'uom si nasconde a far l'amore.
Del
Côrso riporrem sul simulacro
La torva
effigie, come ell'era un giorno,
E
brucieremo ciò che v'ha di sacro
Ai piedi
suoi, dei filosofi a scorno.
Arderan
quanti libri han predicato
La
scÏenza, gli affetti e i santi lari;
E il
fumo andrà, come un incenso grato,
Dell'idolo
a baciar le bronzee nari.
Intorno,
intorno, appenderem festoni
Fatti
con teschi e con membra squartate;
E
alternerem le belliche canzoni
Alle
fanfàre ed alle cannonate.
Innalzeremo
poi quattro fontane,
Una per
ogni canto, in marmo nero,
Dal
gitto enorme e dalla vasca immane,
Simboleggiante
il suo divin pensiero,
E notte
e giorno, - con baldoria immensa
Di chi
gode la vita e di chi langue,
Di chi
nacque imbecille e di chi pensa -
Quelle
fontane getteranno sangue!
Agosto
1877. - Parigi.
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