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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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    • LETTERA A UNA DONNA
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LETTERA A UNA DONNA

 

Qui, solitario nella folla, io vivo;

E l'immagine tua mai non oblio;

E sono i versi che stanotte io scrivo

Carne delle mie viscere,

Sangue del sangue mio.

 

Quand'esul volontario io qua venìa

Sapea d'amarti e teco era il mio cuore;

Ed ora apprendo, o cara anima mia,

Che del par non han limite

L'amore ed il dolore.

 

T'amavo allora ed or non ho parola

Per dir la piena del mio forte affetto,

Chè vorrei rivederti un'ora sola,

E poi lieto discendere

Dentro il mio cataletto.

 

Allorchè bacio la tua treccia bionda

Ripenso al Sole d'or del mio paese,

Al Sole d'or che le campagne innonda,

Mentre a meriggio squillano

Da lontano le Chiese.

 

E veggo i laghi cilestrini e i monti

Che gajamente visitammo insieme...

Eran balde d'amor le nostre fronti

Ed era tutta gaudio

La mia canzon, che or geme!

 

Ti ricordi?.. Recando erbette e fiori

A una locanda noi giungemmo affranti.

Per quell'oste eravamo due avventori;

Per quei che ci capivano

Eravamo due amanti.

 

Per noi eravam tutto!.. A Dio possente,

(Se è ver che esiste) nulla invidïando,

Io baciavo la tua bocca ridente

E tu esclamavi: «Dimmelo,

«Sto io forse sognando

 

Oh!.. La santa giornata!.. Io l'ho ab æterno

Nel mio passato giovanil scolpita!

È uno sprazzo di luce in mezzo al verno

Bigiastro e melanconico

Di questa umana vita!

 

In quello sprazzo di luce e di festa,

Come un maestro di bei quadri antichi,

Io dipingo il profil della tua testa

E, nello sfondo, margini

Verdi e declivii aprichi;

 

Poi, nel quadro ideal lo sguardo fiso,

Come automa fra gli uomini cammino,

Ai tristi di quaggiù torcendo il viso

Sperando men torbidi

Dal mutolo destino.

 

Oh!.. Quante volte al giorno in me vacilla

La forza arcana che qui m'ha condotto,

E dal futuro tôrco la pupilla,

E, pria della battaglia,

Mi sento vinto e rotto!

 

Obliando il pan misero e le offese

Che l'italica gente ai carmi serba

Vorrei riedere ancora al mio paese

Rïabassando, in lagrime,

Questa fronte superba.

 

Vorrei riedere a te, donnina mia,

E fugar coi tuoi baci ogni mio sogno,

E abbandonar per sempre questa via

Di cui, fra sassi e triboli,

La vana meta agogno...

 

Qui nella folla, io son come un romito;

E penso spesso che a far lieto il cuore

Più dell'ebbrezza d'un pensiero ardito

Basta l'oscura e placida

Gioia d'un po'd'amore.

 

Parigi 16 Agosto 1877.

 

 

 




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