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LETTERA
A UNA DONNA
Qui,
solitario nella folla, io vivo;
E
l'immagine tua mai non oblio;
E sono i
versi che stanotte io scrivo
Carne
delle mie viscere,
Sangue
del sangue mio.
Quand'esul
volontario io qua venìa
Sapea
d'amarti e teco era il mio cuore;
Ed ora
apprendo, o cara anima mia,
Che del
par non han limite
L'amore
ed il dolore.
T'amavo
allora ed or non ho parola
Per dir
la piena del mio forte affetto,
Chè
vorrei rivederti un'ora sola,
E poi
lieto discendere
Dentro
il mio cataletto.
Allorchè
bacio la tua treccia bionda
Ripenso
al Sole d'or del mio paese,
Al Sole
d'or che le campagne innonda,
Mentre a
meriggio squillano
Da
lontano le Chiese.
E veggo
i laghi cilestrini e i monti
Che
gajamente visitammo insieme...
Eran
balde d'amor le nostre fronti
Ed era
tutta gaudio
La mia
canzon, che or geme!
Ti
ricordi?.. Recando erbette e fiori
A una
locanda noi giungemmo affranti.
Per
quell'oste eravamo due avventori;
Per quei
che ci capivano
Eravamo
due amanti.
Per noi
eravam tutto!.. A Dio possente,
(Se è
ver che esiste) nulla invidïando,
Io
baciavo la tua bocca ridente
E tu
esclamavi: «Dimmelo,
«Sto io
forse sognando?»
Oh!.. La
santa giornata!.. Io l'ho ab æterno
Nel mio
passato giovanil scolpita!
È uno
sprazzo di luce in mezzo al verno
Bigiastro
e melanconico
Di
questa umana vita!
In
quello sprazzo di luce e di festa,
Come un
maestro di bei quadri antichi,
Io
dipingo il profil della tua testa
E, nello
sfondo, margini
Verdi e
declivii aprichi;
Poi, nel
quadro ideal lo sguardo fiso,
Come
automa fra gli uomini cammino,
Ai
tristi di quaggiù torcendo il viso
Sperando
dì men torbidi
Dal
mutolo destino.
Oh!..
Quante volte al giorno in me vacilla
La forza
arcana che qui m'ha condotto,
E dal
futuro tôrco la pupilla,
E, pria
della battaglia,
Mi sento
vinto e rotto!
Obliando
il pan misero e le offese
Che
l'italica gente ai carmi serba
Vorrei
riedere ancora al mio paese
Rïabassando,
in lagrime,
Questa
fronte superba.
Vorrei
riedere a te, donnina mia,
E fugar
coi tuoi baci ogni mio sogno,
E abbandonar
per sempre questa via
Di cui,
fra sassi e triboli,
La vana
meta agogno...
Qui
nella folla, io son come un romito;
E penso
spesso che a far lieto il cuore
Più
dell'ebbrezza d'un pensiero ardito
Basta
l'oscura e placida
Gioia
d'un po'd'amore.
Parigi
16 Agosto 1877.
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