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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • IMITAZIONI DAL GRECO MODERNO
    • DI ARISTOTILE VALAURITI
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DI ARISTOTILE VALAURITI

 

CENNO BIOGRAFICO

 

Aristotile Valauriti nacque il 13 Settem­bre 1824 a Santa Maura (Leucade) da famiglia distinta e doviziosa - Viaggiò molto e fu ver­sato in tutte le letterature. Nel 1864, - allorchè avvenne l'annessione delle Isole Jonie al Regno Ellenico - fu uno dei tre rappresentanti che portarono al re Giorgio il plebiscito del popolo Jonico. Scrisse parecchi poemi e moltissime poesie; occupò una delle più alte cariche del Governo Ellenico, e morì nell'anno 1879.

 

 

 

LA SCHIAVA GRECA

 

Un picciol foglio, o candida colomba

Al collo io t'ho legato. - Or apri l'ale

E parti per il tuo lungo vïaggio.

 

Giunta alle nubi, attraversar dovrai

La region delle folgori e dei lampi.

Bada, colomba, allor, che non s'abbruci

L'esile fil che il mio foglio trattiene,

Poichè, se cade, io son perduta!

In basso

Udrai l'onde muggir; le udrai, spumanti,

La terra minacciar. - Colomba, il volo

Sostieni allor!.. Se tu discendi, il mare

Cancellerà il mio scritto. - Io lo bagnai

Già col mio pianto, e l'onda attira l'acqua;

E le lagrime mie n'andrian perdute

Nella volgare immensità dei flutti,

Come nota gentil nella chiassosa

Vanità della folla.

 

Un vispo stormo

Di rondinelle, forse, incontrerai.

Arrestale, e loro un mio saluto;

E narra ov'io mi trovi; e, infin, le prega

Di non scordar la mia finestra, quando

Comporranno i lor nidi.

Alcune affrante

Ne troverai, pel lungo volo; ad esse

Offri il tuo dorso; e l'ale tue distendi,

Come candide vele salvatrici;

E, mentre ognuna ti dirà gli affanni

Incontrati per via, tu lor rispondi:

Che l'affanno peggiore è l'esser schiavi,

E ch'io lo son.

Forse, toccando terra,

Troveran le mie case, e, ogni mattina,

Ricorderan, col canto, ai miei fratelli:

Che vuol vendetta la sventura mia.

 

Ma tu fino ad Agràfa, o mia colomba,

Le bianche penne non raccoglierai.

poserai di Lambro sulla torre.

Egli, il prode guerriero, è la mia vita,

È l'amor mio, - Tu gli darai lo scritto

E un bacio di nascosto; e gli dirai:

«Ella è ancor pura; ma, se l'ami ancora,

«Se, quando dormi, ancor la sogni, cingi

«La spada, e accorri a liberar la tua

«Povera Arete

Ahimè!.. Prima ch'ei giunga,

Io, forse, al mio destin sarò immolata!..

E cadran le mie rose! - Ei mi compianga

mi serbi rancor... Poichè la gaja

Giovinezza non muor, che sotto il peso

Di due mali: Esser soli, ed esser schiavi!

 

 

 

LO SCOGLIO E L'ONDA

 

Torbida e bruna l'Onda, audacemente,

Allo Scoglio diceva:

«Scostati, o sasso, e lasciami passare!

«Scostati, o sasso!.. Chè Borea furente

«E la Procella, che i monti solleva,

«Son venuti a abitare

«Dentro il mio sen, finor gelido e morto!

«Non è la spuma mia l'arme ch'io porto!

«Non è vano clamore il mio rimbombo!

«Fiumi di sangue ho in me!.. L'esecrazione,

«O sasso enorme, io piombo

«Sulla tua scabra punta!..

«Il mondo, stanco, per la voce mia

«Ti grida: Scoglio!.. Tu cadrai!.. È giunta

«La tua ultima ora!..

 

«Io son venuta, - timida e tranquilla

«Come una schiava, - a lambire finora

«I piedi tuoi... Con superba pupilla

«Tu mi guardavi, e invitavi le genti

«A contemplar la mia vergogna!.. Ah!.. stolto!

«Mentre i gorghi frementi

«Io mutavo in carezze, il fianco immane

«Io ti rodevo... e una larga ferita

«Ogni notte vi aprivo... e, la dimane,

«Coll'alghe e colla sabbia,

«Coprivo l'opra mia... Chinati e guarda

«Il tremendo lavor della mia rabbia!

«Tu già tentenni sulle tue radici...

«Nelle viscere tue pènetra il mare...

«Scostati, o scoglio, e lasciami passare!

«Per te è finita!.. Il piè della tua schiava

«Ti sta sul collo... La vinta, l'oppressa,

«Si svegliò leonessa!..»

 

*

 

Ma lo Scoglio dormìa... - Da folte nebbie

Quasi nascosto, ei pareva un defunto

Avvolto nel sudario. - A stento un fioco

Raggio di luna a illuminar giungea

La fronte sua, piena di rughe; intorno

Gli vagolavan torvi sogni, ed erano

Sibili lunghi di maledizione

E fantasmi tremendi, trascinati

Dalla procella; essi battevan l'aria

Come corvi famelici, dal puzzo

D'un cadavere attratti.

Alfinforte

L'Onda ruggì, che il gran mostro destossi.

 

«Onda, che chiedi?.. Perchè mi minacci

Ei domandò. - «Tu, nata

«A cullare i miei sonni, ora sdegnata

«Osi levarti, e innanzi a me ti affacci?

«Evvia!.. Tu invan la speri

«La morte mia!»

L'Onda rispose: «Ascolta:

«Mutai di nome; or mi chiamo Vendetta!

«Fui lagrima una volta;

«Or, guarda, sono immenso mar... T'aspetta

«L'oblio profondo... Prostrati e mi adora.

«I messi dell'inferno

«Son venuti a cercarti... È giunta l'ora

 

Lo Scoglio ammutolì, - L'onda, furente,

Si levò al ciel; piombò sulla sua punta;

E lo sommerse in un baleno. - Il corpo

Del mostro immane, dentro il vasto abisso,

Come se fosse di neve, sfasciossi

E dileguò. - Per poco l'oceáno

Vi ruggì sopra, e poi si tacque. - Ed ora,

Laddove il sasso il formidabil capo

Ergeva, azzurra e spumeggiante scherza,

E sì distende quetamente l'Onda.

 


 




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