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DI
ARISTOTILE VALAURITI
CENNO BIOGRAFICO
Aristotile
Valauriti nacque il 13 Settembre 1824 a Santa Maura (Leucade) da famiglia
distinta e doviziosa - Viaggiò molto e fu versato in tutte le letterature. Nel
1864, - allorchè avvenne l'annessione delle Isole Jonie al Regno Ellenico - fu
uno dei tre rappresentanti che portarono al re Giorgio il plebiscito del popolo
Jonico. Scrisse parecchi poemi e moltissime poesie; occupò una delle più alte
cariche del Governo Ellenico, e morì nell'anno 1879.
LA
SCHIAVA GRECA
Un
picciol foglio, o candida colomba
Al collo
io t'ho legato. - Or apri l'ale
E parti
per il tuo lungo vïaggio.
Giunta
alle nubi, attraversar dovrai
La
region delle folgori e dei lampi.
Bada,
colomba, allor, che non s'abbruci
L'esile
fil che il mio foglio trattiene,
Poichè,
se cade, io son perduta!
In basso
Udrai
l'onde muggir; le udrai, spumanti,
La terra
minacciar. - Colomba, il volo
Sostieni
allor!.. Se tu discendi, il mare
Cancellerà
il mio scritto. - Io lo bagnai
Già col
mio pianto, e l'onda attira l'acqua;
E le
lagrime mie n'andrian perdute
Nella
volgare immensità dei flutti,
Come
nota gentil nella chiassosa
Vanità
della folla.
Un vispo
stormo
Di
rondinelle, forse, incontrerai.
Arrestale,
e dà loro un mio saluto;
E narra
ov'io mi trovi; e, infin, le prega
Di non
scordar la mia finestra, quando
Comporranno
i lor nidi.
Alcune
affrante
Ne
troverai, pel lungo volo; ad esse
Offri il
tuo dorso; e l'ale tue distendi,
Come
candide vele salvatrici;
E,
mentre ognuna ti dirà gli affanni
Incontrati
per via, tu lor rispondi:
Che
l'affanno peggiore è l'esser schiavi,
E ch'io
lo son.
Forse,
toccando terra,
Troveran
le mie case, e, ogni mattina,
Ricorderan,
col canto, ai miei fratelli:
Che vuol
vendetta la sventura mia.
Ma tu
fino ad Agràfa, o mia colomba,
Le
bianche penne non raccoglierai.
Là
poserai di Lambro sulla torre.
Egli, il
prode guerriero, è la mia vita,
È l'amor
mio, - Tu gli darai lo scritto
E un
bacio di nascosto; e gli dirai:
«Ella è
ancor pura; ma, se l'ami ancora,
«Se,
quando dormi, ancor la sogni, cingi
«La
spada, e accorri a liberar la tua
«Povera
Arete!»
Ahimè!..
Prima ch'ei giunga,
Io,
forse, al mio destin sarò immolata!..
E cadran
le mie rose! - Ei mi compianga
Nè mi
serbi rancor... Poichè la gaja
Giovinezza
non muor, che sotto il peso
Di due
mali: Esser soli, ed esser schiavi!
LO
SCOGLIO E L'ONDA
Torbida
e bruna l'Onda, audacemente,
Allo
Scoglio diceva:
«Scostati,
o sasso, e lasciami passare!
«Scostati,
o sasso!.. Chè Borea furente
«E la
Procella, che i monti solleva,
«Son
venuti a abitare
«Dentro
il mio sen, finor gelido e morto!
«Non è
la spuma mia l'arme ch'io porto!
«Non è
vano clamore il mio rimbombo!
«Fiumi
di sangue ho in me!.. L'esecrazione,
«O sasso
enorme, io piombo
«Sulla tua
scabra punta!..
«Il
mondo, stanco, per la voce mia
«Ti
grida: Scoglio!.. Tu cadrai!.. È giunta
«La
tua ultima ora!..
«Io son
venuta, - timida e tranquilla
«Come
una schiava, - a lambire finora
«I piedi
tuoi... Con superba pupilla
«Tu mi
guardavi, e invitavi le genti
«A
contemplar la mia vergogna!.. Ah!.. stolto!
«Mentre
i gorghi frementi
«Io
mutavo in carezze, il fianco immane
«Io ti
rodevo... e una larga ferita
«Ogni
notte vi aprivo... e, la dimane,
«Coll'alghe
e colla sabbia,
«Coprivo
l'opra mia... Chinati e guarda
«Il
tremendo lavor della mia rabbia!
«Tu già
tentenni sulle tue radici...
«Nelle
viscere tue pènetra il mare...
«Scostati,
o scoglio, e lasciami passare!
«Per te
è finita!.. Il piè della tua schiava
«Ti sta
sul collo... La vinta, l'oppressa,
«Si
svegliò leonessa!..»
*
Ma lo
Scoglio dormìa... - Da folte nebbie
Quasi
nascosto, ei pareva un defunto
Avvolto
nel sudario. - A stento un fioco
Raggio
di luna a illuminar giungea
La
fronte sua, piena di rughe; intorno
Gli
vagolavan torvi sogni, ed erano
Sibili
lunghi di maledizione
E
fantasmi tremendi, trascinati
Dalla
procella; essi battevan l'aria
Come
corvi famelici, dal puzzo
D'un
cadavere attratti.
Alfin sì
forte
L'Onda
ruggì, che il gran mostro destossi.
«Onda,
che chiedi?.. Perchè mi minacci?»
Ei
domandò. - «Tu, nata
«A
cullare i miei sonni, ora sdegnata
«Osi
levarti, e innanzi a me ti affacci?
«Evvia!..
Tu invan la speri
«La
morte mia!»
L'Onda
rispose: «Ascolta:
«Mutai
di nome; or mi chiamo Vendetta!
«Fui
lagrima una volta;
«Or,
guarda, sono immenso mar... T'aspetta
«L'oblio
profondo... Prostrati e mi adora.
«I messi
dell'inferno
«Son
venuti a cercarti... È giunta l'ora!»
Lo
Scoglio ammutolì, - L'onda, furente,
Si levò
al ciel; piombò sulla sua punta;
E lo
sommerse in un baleno. - Il corpo
Del
mostro immane, dentro il vasto abisso,
Come se
fosse di neve, sfasciossi
E
dileguò. - Per poco l'oceáno
Vi ruggì
sopra, e poi si tacque. - Ed ora,
Laddove
il sasso il formidabil capo
Ergeva,
azzurra e spumeggiante scherza,
E sì
distende quetamente l'Onda.
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