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DI
DEMETRIO PAPARIGOPULO
CENNO BIOGRAFICO
Demetrio
Paparigopulo era figlio dell'attuale ministro plenipotenziario della Grecia
presso il Governo Italiano, celebre anch'egli per una Storia della Grecia,
considerata come uno dei migliori lavori storici del nostro secolo.
Demetrio
Paparigopulo nacque ad Atene. Morì giovanissimo, nel 1871, lasciando, oltre a
due volumi di poesie, delle prose mirabili per gagliardia di concetti e di
stile. - I suoi scritti hanno un carattere di verismo spiccato, messo in
evidenza più ancora da un'indole contemplativa e originalissima.
Nei
concorsi poetici annuali d'Atene egli riportò quasi sempre il premio.
AL
LUME DEL CAMPOSANTO D'ATENE
Nella
tenebra fonda, astri lucenti,
Voi
camminate sulla eterna via
Com'augurio
di giorni men dolenti
Che ci
venga, nel lutto, a consolar.
Salve,
diademi della notte! - È bella
La
vostra luce!.. Ma di lei più caro
M'è lo
splender d'un'altra umile stella
Che là,
nel cimiter, vedo brillar.
O lume
santo, se la luce è vita,
Tu sei
la vita che irradia la morte!
Dimmi:
Qual man gentil, dunque, ha nudrita
Questa
tua fiamma dal mite baglior?
Tu
brilli come un sorriso sereno
Che
spunti sulle labbra d'un cadavere...
Chissà
se i morti, di lor gleba in seno,
Sentono
i baci, del tuo raggio d'ôr?
Protettor
dei defunti, o santo lume,
Tu sei
spavento ai sacrileghi vivi. -
Di
contar le tue tombe hai tu costume?..
Ahi
quante!.. Io di contarle il cor non ho!
Sol
colla morte il tempo si misura!
E conta
sol quel rapido minuto
Che
visse, per morir, la creatura;
E cui
l'oblio, pria del morir, furò!
Tomba ed
oblio! - È la tomba dei morti
Il
cimitero; è il cimiter dei vivi
L'oblio!..
Due fiochi raggi han per conforti
Entrambi:
la speranza e il tuo splendor.
Tomba ed
oblio! - Un funebre lenzuolo
Avvolge
l'Universo. - Un breve istante
Vive la
gioja ed agonizza il duolo...
Poi
tutto piomba giù nel tenebror!
O lume
santo, carezza, carezza,
I sassi
dei defunti! - Chi sa mai
Quanti
son morti, senza una carezza,
Che
avria concesso lor men brevi dì!
O lume
santo, tra i soffi gelati
Non
spegnerti!.. C'è, forse, un vïandante
Che tu
rischiari... - Dio!.. Perchè mi guati?
Perchè
mi guati, e mi fisi così?
Sei
forse l'occhio della Morte?.. - Oh! credi,
Io non
la temo! - In premio ai canti miei
Non io,
zimbello di bizzarre fedi,
Le
dimando di vivere immortal!
...Il suo
bacio di gel placido aspetto.
Chi non
desia la pace appresso il nembo?
Coraggioso
m'inoltro, e ignudo il petto
Porgerò
lieto al suo colpo fatal!
Lieto,
poichè quaggiù tutto addolora!
Il
Passato, col mal delle memorie;
Ed il
Presente, ingannevole aurora
D'un dì
più desolante: l'Avvenir!
Dell'Avvenire,
trastullo del Fato,
Farmaco
cerretan della Speranza,
Accusa
del Presente, e del Passato
Rimorso
forse!.. Del triste Avvenir,
Lampo
nel bujo, che tosto dispare;
Forza
degli impotenti; irrisïone
Della
Sventura; pietra milïare
Che
sfuma sotto gli occhi al viator.
Ogni
ruga - carezza della Morte -
Ei ci
darà; ci solcherà col pianto
Le gote;
finchè un dì le braccia morte
Incrocieremo
sul già morto cuor!
Come te,
lumicin, solingo anch'io
Guardo
innumere tombe. - Esse son quelle
D'ogni
mia brama e d'ogni sogno mio!
E un
fioco raggio ho anch'io: la poca fè!
Quando a
te l'olio mancherà, morrai...
Meglio
così, chè sapïente è il Fato!
Ai morti
il tuo splendor che serve mai?
La vita,
o lumicin, che serve a me?
L'AMANTE
DI FILONE
Stavo,
amici, sul punto di creare un poema;
La posa
era ispirata, ed era pronto il tema;
Ad un
tratto il pensiero si volse ad altra meta,
Mi cadde
del tragèdo la maschera, e sì lieta
Mi colse
una memoria, che a ridere scoppiai.
Un dotto
amante, jeri, io per caso incontrai
Che
esprimeva alla bella le sue fiamme segrete;
L'Elena
sua fissando, cari amici, sapete
Per
esprimersi meglio qual modo adoperò?
Egli
altro non diceva che: «T'amo» e «T'amerò!»
Cerimonia
solenne! - Io ne risi di cuore!
Pur
quell'uomo per poco mi tolse al mio dolore,
E a lui,
che l'amor suo, sol conjugando un verbo,
Esprimeva,
un'immensa gratitudine io serbo.
Ei m'ha
beneficato; ei sulla bocca mia
Ha
l'april richiamato del sorriso! - Chi oblia
Tali
doni è perverso; ed or, che il duol mi rode
Come
prima, io gli debbo un cantico di lode.
A che il
pianto? - Non basta la realtà brutale
Della
vita? - Non piange questa schiatta mortale
Forse
abbastanza?.. Dunque!..
Che
dicevo?.. Davvero
Più non
me ne ricordo... - Ahi!.. Tristamente vero!
Fratello
inseparabile della riconoscenza
È
l'oblìo!.. E il Destino, cosmica sapïenza,
Vuol che
abbracciati dormano sovra un giaciglio istesso!
N'è
prova il beneficio, che a me venne concesso,
D'aver
sorriso, e ch'io già scordavo! - Sovente
Io
scordo, è ver; ma scordo sol quel che può la mente
Dimenticar:
l'amante d'jeri; del domani
I
debiti; e i volumi dei filosofi, vani
Bucherelli,
che presto ricolma l'oblivione!
Chi, di
farsi più a lungo ricordar, l'intenzione
Nutrisse,
ha un mezzo buono: usurajo diventi!
Ed
eccomi, di nuovo, fuor di tema! - Indulgenti
Lettori,
se finissi?.. - Non posso!.. Ogni aristarco
Ha già
posto la freccia sulla cocca dell'arco
E,
attendendomi al varco, grida: «Ricorda bene
Che,
scrivendo, badare a due cose conviene:
Il
principio e la fine!»
Ed io
troppo le temo
Le
quadrella dei dotti;.. perciò... seguiteremo.
Già
l'etade dei sogni Filone avea passato;
Amò
molto e, per questo, fu molto poco amato;
S'addormentò
talvolta sopra un giuro d'amore,
Ed
amante tradito si svegliò coll'albore;
Ma
trovò, finalmente, un'amante fedele!
Fedel?!!
- Sì, fedel come la miseria crudele
Che
s'attacca ai poeti; e come la menzogna
E la
sciocchezza a certi scrittor degni di gogna;
E come
l'impiegato ad un posto ufficiale!
Gli
arcadi, - abituati, in stil da madrigale,
A cantar
l'occhio e il labbro, e la chioma e la mano,
E le
guancie ed il piede, - avrian cercato invano
Di Filon
nell'amante qualche vezzo, e, contriti,
Rotta la
cetra, (meglio!) se ne sarebber iti;
Ma
Filone l'amava di passione infinita,
E n'era
riamato. Sul cammin della vita
Vïaggiavano
insieme; e lo stesso dolore
E il
gaudio stesso a entrambi si rifletteva in cuore.
Fedele!..
In questo secolo!.. In questo secol grande!
Fedel!!!
Sento
rivolgermi centomila domande:
«Forse
di rughe classiche era la bella ornata?
«Forse
dell'Evo Medio nei principii educata?»
No!..
«Ma
dunque chi era?»
Ah!
saper lo volete?..
L'amante
di Filone è l'ombra sua!
Ridete?
Eppur
quanta tristezza questa ironia racchiude!
Egli
invano, dovunque, della fè la virtude
Avea
cercato; ei smosse e cielo, e terra, e mare;
E
l'inganno soltanto gli fu dato trovare!
Tornò
col cuor piagato, ma d'amor traboccante;
E,
allora, all'ombra sua s'attaccò come amante.
Poichè
l'ombra è la sola compagna inalterata
Che
l'uom non abbandoni; con noi stessi ella è nata;
A ogni
passo ci segue; dalla gloria al capestro,
Nella
gioja e nel lutto - Essa esulta, se l'estro
Ci
invade, e del dolore sa assumere l'aspetto
Quando
vien la sventura a dilaniarci il petto.
Essa non
ha rampogne; in silenzio ci adora;
Or si
aggira d'intorno al nostro corpo, ed ora
Si
contrae; talvolta si distende, e talvolta
Fulminea
si drizza qual minacciosa scolta.
Essa è
la nostra prima amica, ed è l'estrema.
Guardatela
al tramonto! - Quando in vampa suprema
Il Sol
rifulge, pria di cader nel mistero,
L'ombra
si sdraja, come laggiù nel cimitero
Dentro
la fossa, quanto lunga e, la nostra salma
Si
sdrajerà.
Quel
giorno, essa, fedele e calma,
Ci seguirà.
Noi, stesi sul negro cataletto,
Verran
gli amici a prendere con mestissimo affetto;
L'ombra
nostra quattro ombre prenderanno in ispalla;
Ondeggierà
la bara come sughero a galla;
Ma,
lunghesso la strada, che mena al camposanto,
All'ombre
degli amici ne verrà un altra accanto:
Quella
del nostro corpo; nè, pari alle dolenti
Vedovelle
dell'India, che sovra i roghi ardenti
Son
costrette a salire, l'ombra nostra, gioconda,
Ci
seguirà in eterno nella fossa profonda.
Amica
fida e sola di nostra vita corta,
Ombra,
il simbol tu sei dell'umano dolore!
Chè il
dolor non è altro che un'allegrezza morta,
E tu non
sei l'effetto che d'un morto splendore.
Pari
all'uman dolore non sei forse tu quella
Che
vieni a noi d'appresso, finchè il tempo lo vuole,
Ed
attraverso al tempo? Tu, impalpabile ancella
Dell'alma,
finchè l'alma perde il color del sole?
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