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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • IMITAZIONI DAL GRECO MODERNO
    • DI DEMETRIO PAPARIGOPULO
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DI DEMETRIO PAPARIGOPULO

 

CENNO BIOGRAFICO

 

Demetrio Paparigopulo era figlio dell'at­tuale ministro plenipotenziario della Grecia presso il Governo Italiano, celebre anch'egli per una Storia della Grecia, considerata come uno dei migliori lavori storici del nostro secolo.

Demetrio Paparigopulo nacque ad Atene. Morì giovanissimo, nel 1871, lasciando, oltre a due volumi di poesie, delle prose mirabili per gagliardia di concetti e di stile. - I suoi scritti hanno un carattere di verismo spiccato, messo in evidenza più ancora da un'indole contem­plativa e originalissima.

Nei concorsi poetici annuali d'Atene egli riportò quasi sempre il premio.

 

 

 

AL LUME DEL CAMPOSANTO D'ATENE

 

Nella tenebra fonda, astri lucenti,

Voi camminate sulla eterna via

Com'augurio di giorni men dolenti

Che ci venga, nel lutto, a consolar.

Salve, diademi della notte! - È bella

La vostra luce!.. Ma di lei più caro

M'è lo splender d'un'altra umile stella

Che , nel cimiter, vedo brillar.

 

O lume santo, se la luce è vita,

Tu sei la vita che irradia la morte!

Dimmi: Qual man gentil, dunque, ha nudrita

Questa tua fiamma dal mite baglior?

Tu brilli come un sorriso sereno

Che spunti sulle labbra d'un cadavere...

Chissà se i morti, di lor gleba in seno,

Sentono i baci, del tuo raggio d'ôr?

 

Protettor dei defunti, o santo lume,

Tu sei spavento ai sacrileghi vivi. -

Di contar le tue tombe hai tu costume?..

Ahi quante!.. Io di contarle il cor non ho!

Sol colla morte il tempo si misura!

E conta sol quel rapido minuto

Che visse, per morir, la creatura;

E cui l'oblio, pria del morir, furò!

 

Tomba ed oblio! - È la tomba dei morti

Il cimitero; è il cimiter dei vivi

L'oblio!.. Due fiochi raggi han per conforti

Entrambi: la speranza e il tuo splendor.

Tomba ed oblio! - Un funebre lenzuolo

Avvolge l'Universo. - Un breve istante

Vive la gioja ed agonizza il duolo...

Poi tutto piomba giù nel tenebror!

 

O lume santo, carezza, carezza,

I sassi dei defunti! - Chi sa mai

Quanti son morti, senza una carezza,

Che avria concesso lor men brevi !

O lume santo, tra i soffi gelati

Non spegnerti!.. C'è, forse, un vïandante

Che tu rischiari... - Dio!.. Perchè mi guati?

Perchè mi guati, e mi fisi così?

 

Sei forse l'occhio della Morte?.. - Oh! credi,

Io non la temo! - In premio ai canti miei

Non io, zimbello di bizzarre fedi,

Le dimando di vivere immortal!

...Il suo bacio di gel placido aspetto.

Chi non desia la pace appresso il nembo?

Coraggioso m'inoltro, e ignudo il petto

Porgerò lieto al suo colpo fatal!

 

Lieto, poichè quaggiù tutto addolora!

Il Passato, col mal delle memorie;

Ed il Presente, ingannevole aurora

D'un più desolante: l'Avvenir!

Dell'Avvenire, trastullo del Fato,

Farmaco cerretan della Speranza,

Accusa del Presente, e del Passato

Rimorso forse!.. Del triste Avvenir,

 

Lampo nel bujo, che tosto dispare;

Forza degli impotenti; irrisïone

Della Sventura; pietra milïare

Che sfuma sotto gli occhi al viator.

Ogni ruga - carezza della Morte -

Ei ci darà; ci solcherà col pianto

Le gote; finchè un le braccia morte

Incrocieremo sul già morto cuor!

 

Come te, lumicin, solingo anch'io

Guardo innumere tombe. - Esse son quelle

D'ogni mia brama e d'ogni sogno mio!

E un fioco raggio ho anch'io: la poca !

Quando a te l'olio mancherà, morrai...

Meglio così, chè sapïente è il Fato!

Ai morti il tuo splendor che serve mai?

La vita, o lumicin, che serve a me?

 

 

 

L'AMANTE DI FILONE

 

Stavo, amici, sul punto di creare un poema;

La posa era ispirata, ed era pronto il tema;

Ad un tratto il pensiero si volse ad altra meta,

Mi cadde del tragèdo la maschera, e sì lieta

Mi colse una memoria, che a ridere scoppiai.

 

Un dotto amante, jeri, io per caso incontrai

Che esprimeva alla bella le sue fiamme segrete;

L'Elena sua fissando, cari amici, sapete

Per esprimersi meglio qual modo adoperò?

Egli altro non diceva che: «T'amo» e «T'amerò

 

Cerimonia solenne! - Io ne risi di cuore!

Pur quell'uomo per poco mi tolse al mio dolore,

E a lui, che l'amor suo, sol conjugando un verbo,

Esprimeva, un'immensa gratitudine io serbo.

Ei m'ha beneficato; ei sulla bocca mia

Ha l'april richiamato del sorriso! - Chi oblia

Tali doni è perverso; ed or, che il duol mi rode

Come prima, io gli debbo un cantico di lode.

 

A che il pianto? - Non basta la realtà brutale

Della vita? - Non piange questa schiatta mortale

Forse abbastanza?.. Dunque!..

Che dicevo?.. Davvero

Più non me ne ricordo... - Ahi!.. Tristamente vero!

Fratello inseparabile della riconoscenza

È l'oblìo!.. E il Destino, cosmica sapïenza,

Vuol che abbracciati dormano sovra un giaciglio istesso!

N'è prova il beneficio, che a me venne concesso,

D'aver sorriso, e ch'io già scordavo! - Sovente

Io scordo, è ver; ma scordo sol quel che può la mente

Dimenticar: l'amante d'jeri; del domani

I debiti; e i volumi dei filosofi, vani

Bucherelli, che presto ricolma l'oblivione!

Chi, di farsi più a lungo ricordar, l'intenzione

Nutrisse, ha un mezzo buono: usurajo diventi!

 

Ed eccomi, di nuovo, fuor di tema! - Indulgenti

Lettori, se finissi?.. - Non posso!.. Ogni aristarco

Ha già posto la freccia sulla cocca dell'arco

E, attendendomi al varco, grida: «Ricorda bene

Che, scrivendo, badare a due cose conviene:

Il principio e la fine!»

Ed io troppo le temo

Le quadrella dei dotti;.. perciò... seguiteremo.

 

Già l'etade dei sogni Filone avea passato;

Amò molto e, per questo, fu molto poco amato;

S'addormentò talvolta sopra un giuro d'amore,

Ed amante tradito si svegliò coll'albore;

Ma trovò, finalmente, un'amante fedele!

 

Fedel?!! - Sì, fedel come la miseria crudele

Che s'attacca ai poeti; e come la menzogna

E la sciocchezza a certi scrittor degni di gogna;

E come l'impiegato ad un posto ufficiale!

 

Gli arcadi, - abituati, in stil da madrigale,

A cantar l'occhio e il labbro, e la chioma e la mano,

E le guancie ed il piede, - avrian cercato invano

Di Filon nell'amante qualche vezzo, e, contriti,

Rotta la cetra, (meglio!) se ne sarebber iti;

Ma Filone l'amava di passione infinita,

E n'era riamato. Sul cammin della vita

Vïaggiavano insieme; e lo stesso dolore

E il gaudio stesso a entrambi si rifletteva in cuore.

 

Fedele!.. In questo secolo!.. In questo secol grande!

Fedel!!!

Sento rivolgermi centomila domande:

«Forse di rughe classiche era la bella ornata?

«Forse dell'Evo Medio nei principii educata

 

No!..

«Ma dunque chi era

Ah! saper lo volete?..

L'amante di Filone è l'ombra sua!

Ridete?

Eppur quanta tristezza questa ironia racchiude!

Egli invano, dovunque, della la virtude

Avea cercato; ei smosse e cielo, e terra, e mare;

E l'inganno soltanto gli fu dato trovare!

Tornò col cuor piagato, ma d'amor traboccante;

E, allora, all'ombra sua s'attaccò come amante.

 

Poichè l'ombra è la sola compagna inalterata

Che l'uom non abbandoni; con noi stessi ella è nata;

A ogni passo ci segue; dalla gloria al capestro,

Nella gioja e nel lutto - Essa esulta, se l'estro

Ci invade, e del dolore sa assumere l'aspetto

Quando vien la sventura a dilaniarci il petto.

Essa non ha rampogne; in silenzio ci adora;

Or si aggira d'intorno al nostro corpo, ed ora

Si contrae; talvolta si distende, e talvolta

Fulminea si drizza qual minacciosa scolta.

 

Essa è la nostra prima amica, ed è l'estrema.

Guardatela al tramonto! - Quando in vampa suprema

Il Sol rifulge, pria di cader nel mistero,

L'ombra si sdraja, come laggiù nel cimitero

Dentro la fossa, quanto lunga e, la nostra salma

Si sdrajerà.

 

Quel giorno, essa, fedele e calma,

Ci seguirà. Noi, stesi sul negro cataletto,

Verran gli amici a prendere con mestissimo affetto;

L'ombra nostra quattro ombre prenderanno in ispalla;

Ondeggierà la bara come sughero a galla;

Ma, lunghesso la strada, che mena al camposanto,

All'ombre degli amici ne verrà un altra accanto:

Quella del nostro corpo; , pari alle dolenti

Vedovelle dell'India, che sovra i roghi ardenti

Son costrette a salire, l'ombra nostra, gioconda,

Ci seguirà in eterno nella fossa profonda.

 

Amica fida e sola di nostra vita corta,

Ombra, il simbol tu sei dell'umano dolore!

Chè il dolor non è altro che un'allegrezza morta,

E tu non sei l'effetto che d'un morto splendore.

 

Pari all'uman dolore non sei forse tu quella

Che vieni a noi d'appresso, finchè il tempo lo vuole,

Ed attraverso al tempo? Tu, impalpabile ancella

Dell'alma, finchè l'alma perde il color del sole?

 


 




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