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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • IMITAZIONI DAL GRECO MODERNO
    • DI GIORGIO ZALACOSTA
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DI GIORGIO ZALACOSTA

 

CENNO BIOGRAFICO

 

Giorgio Zalacosta, figlio di un valoroso soldato Epirota, combattè fanciullo accanto al padre nella guerra della Indipendenza Ellenica e si trovò presente alla caduta di Missolungi.

Appena la Grecia fu redenta, prese servizio nell'esercito regolare e consacrò le ore di li­bertà ad occupazioni letterarie, scrivendo pa­recchi poemi epici, gli argomenti dei quali si ispirarono ai fatti più salienti della guerra pa­tria. Tre di questi poemi, sono: Missolungi, Armigeri e Clefti, La bocca di Prevesa.

Giorgio Zalacosta era versato anche in parecchie lingue e letterature. Conosceva a fondo la letteratura italiana e, per mezzo di traduzioni, come quella del Tasso, e di studi critici, rese popolari nella sua patria alcuni dei nostri mi­gliori scrittori.

Modesto e povero fu perseguitato nei suoi domestici affetti dalla morte, che gli rapiva i figli ad uno ad uno.

Morì in Atene nel 1859.

 

 

 

PARTENZA

 

Io mi sveglio, e: «Non sai?» mi van dicendo:

«La fanciulla, che tu tanto adoravi,

«È partita!...» - Alla spiaggia allor discendo,

A interrogare il mar, dall'onde perfide.

 

Dice un flutto: «Pel primo il corpo bianco

«Io ne cullai... Con quai vezzi soavi

«S'abbandonava a me, siccome stanco!...

«Or bacio il lido con bramoso murmure

 

«Piangeva almeno?» io chiesi. - E, a me, un'altr'onda:

«La fanciulla, che tu tanto adoravi,

«Io la vidi partir; partì gioconda,

«Come uccellin per desïati pelaghi

 

Al terzo flutto io dissi: «Ah!... Perchè mai

«Colle memorie d'incanti soavi

«Mi lasciò solo a struggermi?... Lo sai?» -

Passò il flutto crudel senza rispondermi!

 

 


 

ATTANASIO RIGA36

 

Era un villaggio tessalo. - I fedeli,

Nella chiesetta rinnovando il rito

Degli avi, celebrata avean la festa

Del Natale. - Festanti uscian dal Tempio

Modestissimo i villici e, nell'aura,

Tremolavano ancor gli ultimi accordi

Della pia cerimonia.

A un tratto, un urlo

Surse dai petti dei vegliardi, e i bimbi,

Tremanti di terror, teser le mani

Alle pallide madri... - Eran piombati

Sul villaggio i Giannizzeri.

O nefanda

Êra di schiavitù!

 

*

 

Nobil d'aspetto

E in ricche vesti, da lontani lidi,

In quell'istesso , facea ritorno

Ai parenti ansïosi un giovinetto.

Ma, ahimè! nessuno, a fargli festa, mosse

Alla sua volta; ed egli avea soltanto

Tocca la soglia del natio villaggio,

Che orrenda vista gli si svolse innanzi.

 

Era un tetro corteo. - Nel fango immersi

Fino a mezzo le gambe e, come bestie

Da soma, càrchi, sotto i colpi e il ghigno

Dei Giannizzeri, ei vide i suoi fratelli

Ansimanti sfilar.

Un manigoldo

Gli venne appresso, ò e: «Curvatigridògli

Furibondo: «Sul dorso, come un bruto,

«Prendi il tuo peso, e seguimi

Una borsa

Tolse dal seno il giovinetto e ai piedi

Dell'aguzzino la gittò. - In un lampo

Lo agguantaron gli sgherri e, poi che l'armi

Gli ebber strappate, gli cinsero i polsi

Di ceppi, e lo staffil sovra le reni

Sibilare gli fecero.

 

*

 

Fu allora

Che, coi piè delicati entro la mota

E curvo sotto ad un sacco di grano,

Tutto lo sdegno ingigantir nel petto

Egli sentissi; ed il bollor, represso,

Scoppiò tremendo in un tremendo giuro:

 

«Quanti granelli stan nel triste peso

«Che mi umilia e mi curva - e tante serpi

«Scatenerò del mostro nelle viscere,

«Che i nostri fianchi, coll'ugne grifagne,

«Da tre secoli strazia

 

*

 

E il seguente

L'albór lo vide, col mantel del ràpsoda,

Pellegrinar per l'Ellade, toccando

Una cetra, che avea tre corde vive:

, Gloria e Patria. - E del Tirteo novello

I forti carmi ingagliardiron l'ira;

L'ira, l'arme dei deboli; la sola

A lor concessa contro i prepotenti;

L'ira, che agghiaccia di terrore i reprobi

E fa giganti gli eletti di Dio.

 

*

 

Del seme, ch'ei gittò, pellegrinando,

Quest'oggi, o Ellèni, noi godiamo i fiori,

Mentre il corpo del ràpsoda, - sbranato

Da belve umane, che han scettri per zanne, -

Giace in fondo dell'Istro, e il vïandante,

Che attraversa Belgrado, il nudo capo

China a baciar l'arena insanguinata,

E sente il flutto mormorar, gemendo:

«Qui giace Riga, il tessalo Tirteo

 

 


 

BACIO.

 

Uccellin senza canto e senza piume,

Garzoncel di dieci anni,

Una fanciulla amai. - Non han costume

Di rispettar l'età, amor, affanni!

 

Un , in un prato, in mezzo alle vïole.

Io le dissi: «Maria

«Senti, e comprendi ben le mie parole:

«Io t'amo coll'ardor della pazzia

 

Ella ai lombi mi strinse; indi, tremante,

Baciommi in bocca, e disse:

«Ahi!.. Troppo presto, mio bel spasimante,

«Colle sue fiamme l'amor ti trafisse

 

Ora ho vent'anni; e la seguo; e la spio;

Ed ella m'ha oblïato;

Ed ama un altro. - Ahimè! ch'io non oblio

L'antico bacio suo, che m'ha bruciato!

 

 

 

BOREA.

 

Lenta, una notte, - la neve candida

Cadeva; Borea - muggiva; Borea

Che gli agnellini uccide.

E, in una casa, - da mille angoscie

Trafitta, esausta - per lunga insonnia,

Una madre vegliava

Presso il suo bimbo - che agonizzava.

Ed era l'unico!... - Chè già tre pargoli,

In poco volgere - di giorni, vide

Morir la martire... - Muggiva Borea

Che gli agnellini uccide.

 

Chiedeva il bimbo, - con voce fievole,

Aita;.. e, in lagrime - quella struggendosi,

Supplicava i destini;

E il sen coll'unghie - dilanïavasi!

A me, del pargolo - la voce fievole

E il materno dolore,

Simili a vipere, - mordeano il cuore;

Chè madre tenera - dei miei bambini

Era la martire!... - Muggiva Borea

Che uccide gli agnellini.

 

Muggìa sul tetto - della mia povera

Casa; e pareami, - nei fischi rabidi,

Nunziator d'âtri guai.

L'uom della scienza - sovra la soglia

Comparve.... Un rauco - grido: «Salvatelo!

«Prendete il sangue mio!»

Suonò.... «La vita - sta in man di Dio

L'uom disse; e il pargolo - guardò, una lagrima

Celando.... Tacquero - del bimbo i lai...

Madri, del medico - l'ascosa lagrima

Deh non vediate mai!

 


 




36     . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Gli agitatori cantici di Riga...

Misero!... Il teschio del gentil tradito

Ornò la porta del Serraglio infame!

Aleardi (Prime Storie)

 

Attanasio Riga fu poeta eccellente; morì martire per la patria. I suoi cantici patriottici sollevarono i Greci alla guerra dell'Indipendenza. Il poeta, perseguitato dai Turchi, ricoverò a Vienna; ma il governo austriaco lo consegnò al sultano, il quale gli fece subire l'estremo sipplizio. - Infamie senza nome!






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