Atto
primo. Scena prima
Ombra di Moleonte. Morte.
Mol. Bench'io uolga, e riuolga il uiso à dietro,
Non però ueggio alcun di quei soccorsi,
Ghe Pluton m'ha promesso, ò ch'ei
m'inganna,
Ò che questi occhi mei già tanto tempo
Non auuezzi à ueder lo splendor grato
Di questo ciel, ma à starsi in atra sera
Entro à le folche riue di Cocito,
Il beneficio anchor di questa lume
Non ponno usar, nè riguardar da lungi.
Ma, che figura è questa, che mi segue?
A l'orditura sol di nerbi, e d'ossa,
Di carne ignude, e di midolla asciutte
(Se non erra il ueder) mi sembra Morte.
È dessa. Ecco le serpi, che d'intorno
Se le uan rauuolgendo horride, ed irte.
Quella è la curua, inessorabil falce,
(Di cui sostiene armate ambe le mani)
Che la biada egualmente tutta miete
De le uite, che son sopra la terra.
Io, che son morto, a la sua uista oscura
Pauento si, che rimorirne temo.
Mor: Re Moleonte, ò più tosto sua ombra,
L'eterno Imperador de' Regni nostri
(À pena giunta da un'horrenda strage,
Ch'io feci hiersera d'huomini, e di
Donne)
Mandami à te prestissima, e m'impone,
(Sendo le furie essercitate altroue)
Ch'io uenga a tuoi comandi ubbidiente.
Comanda hor ciò, che uuoi. Uuoi tu, ch'io
meni
À cerco questa falce, e faccia in breue
Scarca restar la Battriana, terra
D'huomini, e d'animai? Moleon. Cosi non
uoglio.
Ma ben' aprirti la cagione in breue,
Che à lo sdegno mi spinge, e à la
uendetta:
Tu sai, che 'l mio fratel giunto al suo
fine,
Conoscendo Candaule suo figliuolo
Debile al peso di quest'ampio Regno,
Ch'ei possedea per esser prima uscito
A la luce di me (cosi ciascuno
Prende la sorte sua dal dì, che nasce)
À me lasciollo, e me ne fe signore,
Fin che mi fosse di tenerlo à grado,
Ò che 'l fanciullo, in guardia a me
rimaso,
Del maneggio real uedessi degno.
Ma il garzone insolente, e ambitioso
Non potendo aspettar gli anni douuti,
Onde si maturasse il suo possesso;
Fuggì al Re d'India, che e moglie, e
consiglio,
E soccorso li diede, ond'ei ne uenne
À spogliarmi del Regno, e de la uita.
E 'l suo disegno à punto li successe:
Io in tanto padre d'una figlia sola
(Se figlia m'è però, ch'io ne sto in
forse)
Per conseruarle e la uita, e l'honore
(O come spesso il cieco human discorso
Per lo migliore il peggio eleger' usa)
Le prouidi, e tra selue in un palagio
La chiusi in compagnia d'altre Donzelle,
À cui fuor, che l'uscir non mancasse
altro.
Ma s'inganna quel padre, il quale stima
L'honestà de la figlia intatta, e salua
Per hauerla rinchiusa in grembo à i
marmi,
E di ferro, e d'acciar cinta d'intorno,
Quando ella in caste uoglie il cor non
chiuda.
Candaule entrato in Regno, poco dopo
Entrò celatamente in questo albergo,
Ch'io dico, oue recò la mia figliola
Troppo cortese a' desiderij suoi.
E ben, che à lei sotto mentito nome,
Fintosi un'altro, si mostrasse prima,
Ella però tener douea diffesa
La rocca del suo honor contra ciascuno.
E quando ei di sforzarla minacciaua,
Rendersi ella douea più tosto cruda
Contra se stessa, che uerso altri molle.
Ò farlo almen dapoi, ch'ei le scoperse
La sua uera persona, il nome uero,
Il suo maluagio acquisto, e la mia morte.
Pur' egli lietamente anchor la gode.
E ben, c'habbia la moglie in India tolta,
Che questo Regno, e queste case stanza,
Ha sposato quest'altra, e riceuto
N'ha doppia prole. quel che con la sposa
Propria fin qui non ha potuto mai.
Hor contra questa ingrata, infame,
infida,
Che insieme esser mi uoul Nipote e
figlia,
Anzi nè l'un, nè l'altro à quel ch'io
ueggio,
Contra quel rio homicida, ch'esser detto
Uoul di chi uccise e genero, e nipote,
Anzì nè quel, ne questo nome ei merta.
E contra quei mal nati, che potranno
Chiamar la madre loro e madre, e zia,
Vendetta crudelissima apparecchio.
Mor. Com'esser può, che 'l tuo paterno Amore
In si fier'odio tramutar si possa?
Mol. Sopra ogni padre human la figlia amai.
Ma quanto il succo fu più dolce, tanto
Più acre deuenir suol poi souente.
Mor. E che ripar uoleui tu, che hauesse
Fatto la incauta, inerme giouanetta
A la froda, e à la forza di Candaule?
Mol. Io uolea ch'ella, poi che 'l tutto seppe,
Facendosi aspe à la pietà materna,
Progne imitasse, che 'l figliuolo spense
Per lo già spento honor de la sorella.
Io uolea ch'ella, poi che 'l fatto
intese,
Serrando fuori il maritale affetto,
Con le figlie di Danao andasse in
schiera.
Che non per uendicar, ma
per piacere
Al padre sol, la notte ultima, e prima
Fecero eterno il sonno de' mariti.
Io uolea ch'ella, poi che 'l uero udio,
Aprisse il seno innanzi al crudo ferro,
Che aprir le braccia al mio crudel
nemico.
Mor. Dimmi, se di due mogli, che ha Candaule,
Fertil'è tua figliuola, e steril l'altra;
Se restasser la madre, e i figli uiui
Non porria la tua figlia esser Reina
Ageuolmente, e i tuoi nipoti heredi,
E così hauresti il tuo desir? Mole. L'haurei.
Ma nè Dalida figlia, nè Candaule
Gener, nè i figli lor nati d'incesto,
Vo, che nipoti mei si chiamin mai.
Nè che persona del mio sangue nata
Sia meretrice. che à Candaule sposa
Esser non può, che ha la sua prima moglie
E uiua, e tal, che speme ampia le resta
Di non sempre restar così infeconda,
Ma d'hauer figli, e i figli hauere il
Regno,
E i figliuoli di Dalida per serui.
Non uo, che poi de la seconda amica
Satio Candaule, e fastidito, astringa
Dalida infame; e trista à gire errando.
Non uoglio alfin, che 'l giuramento mai
Si spezzi, che non fora sposa mai
Dalida, à mio poter, de l'empio, ingrato
Candaule, il qual senza pur farmi motto
Venne armato à cacciarmi di quel Regno,
Che 'l saggio padre suo m'hauea conmesso,
E, ch'io serbaua a suoi diceuoli anni.
Non haurà per Dio Dalida il suo intento.
Mor. E perche tanto indugio à la uendetta?
Mol. Perche Pluton più tosto no 'l consente.
Mor. Hor, che uuoi? MOLeon. Qui uorrei, che teco insieme
Fosse la dispettosa Gelosia.
Mor. Io qui la condurrò (s'aspetti) hor' hora.
Mol. Et io ui dirò à l'hor quel, che disegno:
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