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Luigi Groto
La Dalida

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  • Atto IIII, Sce. III   Berenice. Choro.
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Atto IIII, Sce. III

 

Berenice. Choro.

 

Ber: Hor son donna, hor son forte, hor son Reina,

Meritamente hor la corona porto.

Si cosi à ribatter con fortezza

Da se l'ingiurie. imparino i mariti

Ad esser fidi à le lor fide spose.

Ò mio ingegno, ò mie man, più assai, che prima

Vi pregio, che si pronti, che si audaci

Trouo in seruirmi al mio maggior bisogno.

Hor posso respirar, posso allegrarmi.

Già col capo i par giungere al cielo,

Poi che fornita la uendetta mia.

Ma, che dico fornita, se mi auanza

Da far la maggior parte? è poco, è nulla

Quel che fin qui si è fatto. Hora à Caudaule

Resta leuar le tenebre, e mostrargli

Come uendicar sappian le donne.

Torna tu dentro, e fa, che siano stese,

E apparecchiate subito le mense.

fretta, à i cuochi, à le ministre, à tutti,

Sollecita, supplisci ou'io non sono,

Perche la cena sia subito in punto.

Cho: Che cena hoggi uuoi far, chara Reina?

Ber: Del mio marito celebrar le nozze,

Con la sua noua, e cara sposa i' uoglio.

Fatt' inuitarlo, e à lui uiuande grate

Per mio uoler s'acconciano, e soaui.

Cho: E che grate uiuande son coteste?

Ber: S'egli sentiua incomparabil gioia

Nel toccar, nel baciar la moglie, e i figli;

Questi, e quella hor mangiando acconci in cibo,

E uia meglio gustandoli; non credi,

Ch'egli ne sentirà doppio diletto?

Cho: Ahime, ch'io tremo tutta à udirlo solo,

Ahi, che pensando à l'abhorreuol cibo,

Riuolgersi lo stomaco mi sento.

E ti porrà soffrire il cor di farlo?

Ber: Non è fatto si enorme,

Si nefando, si horrendo,

Si horibil, si tremendo,

Si impensato, si strano,

Che'l mio cor non ardisca, e la mia mano.

Cho: Non fu grado supremo di uendetta

L'hauer morta colei, che ti offendea,

Senza far, che morissero ancho i figli?

Ma facciam, che sian morti i figli anchora.

Ber: (Anzi non si può far, che non sian morti.)

Cho: Perche aggiungerui poi quest'altra estrema

Scelerità di far, che un tuo marito,

Vn padre (ò fatto horribile) si pasca,

De' proprij figli, de le proprie carni,

E beua il proprio sangue? Ber: E ciò à pennello

Indouinasti, che à le serue mie

già commesso quel che mi ricordi.

Tu non te ne scordar. quando il Re à mensa

Chiederà bere, por nel uaso prima

Il sangue, ch'io raccolto in quelle tazze

Da i corpi de la madre, e de' figliuoli.

Poi, che uero color del uino, sopra

Adombrarlo, acciò ch'ei non se ne accorga

Infin, che paia à me d'aprirli gli occhi.

Cho: Dunque di palesarli anchor disegni

Poscia l'opra crudel? Ber: Le teste io serbo

A quest' effeto sol. dopo la cena

A lui appresentate, e da lui tosto

Riconosciute, li faran uedere,

Qual fu il suo cibo, e qual la mia uendetta.

uendetta saria, se tal non fosse.

Che à la qualità de la persona,

Che punisce, e di quella, ch'è punita;

à la specie del fallo; si conuiene

Vna uendetta ignobile, e commune.

Anzi una egregia, disusata, e noua,

Che à chi soffrirà porga dolore,

E à chi la intenderà metta spauento.

E però tal m'è uscita da le mani,

Che i fanciulli sospesi sostenuto

In aria, i corpi laceraaato in terra,

Hor de le membra parte in acqua ferue,

E parte stride in foco. onde appar chiaro,

Che la uendetta mia ponno capere

Tutti quattro elementi à gran fatica.

Cho: Se li fian grati nel principio il cibi,

Ben li saranno alfin tanto più amari.

Ber: Anzi tanto io temea, che troppo dolci

Fosser le amare carni à mio marito,

Che di uelen condirle io dissegnaua.

Ma spauentata poi da gli Alicorni,

Che su la mensa fian; muto disegno.

Torna tu dentro anchora, e la corona

Di rose, che ti detto, mi apparecchia,

Tra la foglie coprendo quel ueleno,

Ch'io t' già dato. e à le seconde mense

(A l'hor ch'io cautamente gli Alicorni

Fatto haurò leuar uia) pommela in testa.

Perch'io à Candaule postala nel uaso,

Li faccia ber fra il uino, e i fior la morte.

Cho: Dunque non ti bastò le carni humane

De la fanciulla, e de' figli innocenti

Cocere, e farne abhomineuol pasto,

Se 'l rio ueleno anchor non u'aggiungeui?

E perche tanto mal? Ber: Perche le mense

Di Tantalo, di Tereo, e di Thieste,

Rispetto à questa dispietata cena,

Possan quei, che uerran, nomar pietose,

Per far del mio dolor degna uendetta,

Per uedermi cadere auanti gli occhi

Morto quel traditor di mio marito,

Anzi quel traditor del mio nemico.

Cho: Dunque hai spogliato il cor d'ogni pietade?

Ber: Anzi se'n me pietade alcuna alberga,

Ò nel palagio mio, subito sgombri,

E se ne fugga, ad hor' ad hora in bando.

Che se corpo uisibile, e mortale

La pietà hauesse, e mi uenisse incontro,

Senza alcuna pietà la ucciderei,

Con costui è pietà l'esser crudele,

E fora crudeltà l'esser pietosa.

Cho: Mi merauiglio, come in cor di donna

Tal si chiuda furor, che non è forse

Ne' più crudeli spirti de l'Inferno.

Ber: Non ti merauigliar, donna, di questo.

Merauigliati pur, che tutta armata

À suon di trombe in mezo à mille squadre

Io non corra à trafigerlo con l'haste.

Merauigliati pur, che questa casa,

Anzi questa città, non metta à foco.

Merauigliati pur, ch'i' sia contenta

Quietamente col ueleno solo

Donarli dolce, e non sentita morte.

E qual pietoso giudice punire

Con supplicio si leue, error si graue.

Cho. Chi uuol punir gli error, senza error sia.

Ber: Giostrano i caualier con arme pari.

Cho. Sotto la la giouane hai tradito.

Ber: E me sotto la tradì Candaule.

Cho. La fede marital douea tenerti.

Ber: Fune rotta da un capo, esce da l'altro.

Cho. La fede marital tu anchor' hai rotto.

Ber: Dal marito, e dal Re l'essempio ho tolto.

Cho. Et ei da te il torrà de la uendetta.

Ber: Puommi appresso uenir, ma non à paro.

Cho. A donne mal conuiensi il ferro in mano.

Ber: Più tosto in mano hauerlo, che nel petto.

Cho. Ben' è punir chi pecca, ma non gli altri.

Ber: È poi meglio leaur l'occasione.

Cho. Erano i fanciulletti senza colpa.

Ber: Erano de la colpa indicij, e premi'.

Cho. Quel, che da te non , cercossi altronde.

Ber: Mei' non hauer, che hauer di male acquisto.

Cho. Doueui hauer di quella età pietade.

Ber: Douea più tosto hauerla di me stessa.

Cho. Cotesta sceleraggine è pur grande.

Ber: Grande. ma il duol maggior comanda farla.

Cho. De l'opre inique porterai la pena.

Ber: La pena meritata non è graue.

Cho. Reina (me ne duol) tu giacerai.

Ber: Felice giaci, se quei ch'odij, premi.

Cho. Come l'oda Candaule, tu morrai.

Ber: S'io morrò, non morrò senza uendetta.

Cho. Come lo intenda il Re, tienti già morta.

Ber: S'io morrò, non morrò senza compagni.

Ma in silentio si pongan le parole,

Tu, corri ad apprestar gli unguenti, e l'acque

E à far, che s'espediscan le uiuande.

Ch'io ueggio il mio signore, e quì l'aspetto,

Celando il mio pensier sott'altro uiso.

 




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