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Scena XVIII
Autonoe, Aristeo incatenato, Erinda
AUTONOE
Del mio tradito onore
Pur nel tuo sen vendicherò l'offese,
Aristeo traditore.
ARISTEO
Immergi, Autonoe, immergi
Ne le viscere mie quel ferro acuto
Vibra il colpo, che tardi?
AUTONOE
(Oh Dio, vigore!)
D'ucciderti a ragion il core offeso
Non ha contro il tuo sen, io te'l paleso,
Anima vil! Da le lusinghe ancora
D'un traditor vincer ti lasci? Eh, mora.
ERINDA
Ferma il colpo. Sì cruda
Contro un volto sì vago. Eh, fa
Fra dolci abbracciamenti,
Le tue furie cangiarsi in pentimenti.
AUTONOE
L'ucciderò.
ARISTEO
Ferisci e in questo petto
Con quell'acciar la tua vendetta incidi.
ERINDA
Perdonali, perdona.
ARISTEO
Uccidi, uccidi.
Ma pria del mio morir, porgimi, o bella,
Quell'eburnea tua man, lascia ch'almeno
Del promesso Imeneo teco mi stringa
Amorosa catena,
Ch'io spergiuro non mora, e poi mi svena.
AUTONOE
Che sento, oh Dei, pentito
Sei del tuo errore?
ARISTEO
Di morir sol bramo,
Perché t'offesi.
AUTONOE
E sciolto
Ritorneresti a' tralasciati amori?
ARISTEO
Ravviso in seno i primi estinti ardori.
AUTONOE
Sciogli, Erinda, deh, sciogli,
Le funi al mio crudel
ERINDA
Già l'ho predetto,
In feminile petto
Non regna crudeltà di Tigre Ircana,
Ed ogni donna, al fine,
Viva e non morta vuol la carne umana.
AUTONOE
Mia vita,
ARISTEO
Mio ardore,
AUTONOE
Discaccio il tormento.
ARISTEO
Ravivo la fè.
AUTONOE, ARISTEO
Nel Regno d'Amore
Un cor più contento
Di questo non è.
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