|
Scena XVIII
Autonoe, Euridice, Erinda, Ninfe
AUTONOE
Qual improvviso lampo,
Di fulgide bellezze,
Tra questi fior le mie pupille abbaglia!
ERINDA
Questo campo fiorito,
Ninfe vezzose, a' vostri scherzi arride.
A la bell'ombra amena
Di quel Platano spira aura felice;
Oh, che dolce posar ivi Euridice.
AUTONOE
Euridice è colei!
Opportuna a mie brame,
Qui la trasser gli Dei.
ERINDA
Mira, Signora, osserva
Qual Zingara gentile a te s'appressa.
AUTONOE
Bella, se in petto hai brama
Di sentir a predirti
Gli eventi, e buoni e rei, ch'in su la rota
Per te deve girar Fortuna stolta.
Stendi la destra, e i miei presagi ascolta.
EURIDICE
Che maestà sublime
Splende in volto a costei!. Già che ti vanti
Esser de casi altrui dotta presaga,
D'udir in questo loco
Le sorti mie da l'arte tua son vaga.
AUTONOE
De i sette monti eretti
Su la tua destra, ove de gl'astri impresse
Più d'un influsso il Ciel, parlar non voglio:
Né dirò, quante e quali,
Le linee principali,
Sian d'ogni mano, questa sol t'adito,
Che dal minuto dito
Verso il monte del Sol lunga s'estende.
Questa, o bella, ti rende
Cara e amabile a ognuno, e ben conosco,
Al vago tuo sembiante,
Che sospira per te più d'un Amante.
EURIDICE
È ver, ma nel mio petto
Un solo ha loco infra cotanti ardori.
ERINDA
E il povero Aristeo starà di fuori.
AUTONOE
La vital, ch'intercisa
Da più solchi è divisa,
Vita breve minaccia; e questo segno
Ch'il pollice riguarda è indizio espresso
Di funesto successo
Che sovrasta al tuo bello
Scusa il mio dir: con libertà favello.
EURIDICE
Segui, non mi sgomento.
ERINDA
Oh, se le scopre
Ch'io servo di mezzana ad Aristeo,
Spedita son, mi dà la morte Orfeo.
AUTONOE
In più remota parte,
Arcani più profondi,
Che potrìan consolar, forse, il tuo petto,
Rivelarti prometto,
Bellissima Euridice,
Se una Dama infelice
Di sovenir non sdegni.
EURIDICE
Ov'è costei?
AUTONOE
La scorgeranno a te gli ossequi miei.
EURIDICE
Ne la Reggia t'attendo.
AUTONOE
A te m'inchino,
Ivi spiegherò meglio il tuo Destino.
(È condotta dalla Vecchia a presagir le lor Sorti a le Ninfe.)
EURIDICE
Non so dir chi vincerà:
La costanza del mio core,
O ‘l Destin col suo rigore
Benché s armi d'empietà.
Non so dir [chi vincerà].
Al suo stral resisterò;
Chiudo in petto un cor sì forte,
Ch'al colpir di cieca sorte
Atterrato non cadrà.
Non so dir [chi vincerà].
|