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Sinodo dei vescovi
XI Assemblea Generale ordinaria

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  • 06 - martedì, 04 ottobre 2005
    • TERZA CONGREGAZIONE GENERALE (MARTEDÌ, 4 OTTOBRE 2005 - ANTEMERIDIANO)
      • -- INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELEGATO
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-- INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELEGATO

In apertura della Terza Congregazione Generale il Presidente Delegato di turno ha espresso gli auguri per l’onomastico dei Padri sinodali in occasione della festa odierna.

-- COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE PER L’INFORMAZIONE

Quindi, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi ha comunicato la composizione della Commissione per l’informazione:

Presidente
S.E.R. Mons. John Patrick FOLEY, Arcivescovo titolare di Neapoli di Proconsolare e Presidente del Pontificio consigluio delle Comunicazione Sociali

Vice-Presidente
S.E.R. Mons. Sofron Stefan MUDRY, O.S.B.M., Vescovo emerito di Ivano-Frankivsk (Ucraina)
S.E.R. Mons. Evaistus Thatho BITSOANE, Vescovo di Qachas Nek (Lestotho)
S.E.R. Mons. Luciano Pedro MENDES DE ALMEIDA, S.I. (Brasile)
S.E.R. Mons. Joseph POWATHIL, Arcivescovo di Changanacherry (India)
S.E.R. Mons.Franjo KOMARICA, Vescovo di Banja Luka (Bosnia e Herzogovina)
S.E.R. Mons. Arnold OREWAE, Vescovo coadiutore di Wabag (Papua Nuova Guinea)

Membri Ex-officio
S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi
S.E.R. Mons. Roland MINNERATH, Arcivescovo di Dijon (Francia)

Membro ex ufficio e Segretario
Dott. Joaquín NAVARRO-VALLS, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede

-- VOTAZIONE PER LA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO

Dopo l’intervallo ha avuto luogo la votazione in forma elettronica per l’elezione dei membri della Commissione per il Messaggio.

-- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:

- S.E.R. Mons. Juan Abelardo MATA GUEVARA, S.D.B., Vescovo di Estelí (NICARAGUA)

1. Una realtà dolorosa: la secolarizzazione, una cultura che disumanizza
- Deterioramento sociale:
La secolarizzazione come processo culturale è penetrata nei nostri ambienti. Sta minando il patrimonio culturale del nostro popolo e alcuni segni sono già evidenti nella realtà che viviamo: esiste una piaga sociale che disumanizza l’ambiente e lo rende immorale a causa dell’allontanamento da Dio e del rifiuto dei principi cristiani. L’alcolismo e il divorzio si sono insinuati sottilmente nella società come qualcosa di normale e la tossicodipendenza, la pornografia, gli omicidi, la violenza, ecc. sono mali sociali che ci tormentano.
- Crisi morale:
La Chiesa è stata attaccata, non c’è rispetto per i suoi rappresentanti che vengono sottoposti costantemente a critiche pungenti e caricature sarcastiche.
Inoltre la crisi morale svilisce la dignità della persona. Siamo invasi dalla propaganda asfissiante del consumismo che contrasta con la nostra realtà offuscata e si impongono a noi l’idolatria del denaro e del piacere.
- Attacchi alla nostra cultura:
Questa ideologia distruttrice sta minando la famiglia mentre favorisce il piacere erotico, sfrenato, una cultura egoista che introduce a poco a poco costumi alieni alla nostra tradizione, come, per esempio, l’impulso dato a spettacoli che screditano la dignità della donna e spingono al consumo smisurato di alcol. Questa situazione è tanto più dolorosa per la Chiesa, in quanto queste celebrazioni, che si potrebbero chiamare carnevali, stravolgono il senso delle celebrazioni religiose strumentalizzandole ideologicamente e creando ancora più confusione e assenza di Dio.
- Impegno ecclesiale:
I danni causati dalla diffusione del secolarismo di questi ambienti, sottolineano l’urgenza di una coraggiosa evangelizzazione in tutti gli ambienti sociali, capace di trasformare e umanizzare tali strutture in modo che esse tornino alla loro vera unità in Cristo (cf. Ef. 1,10; Chiesa in America 67)
2. Un’ora provvida: la celebrazione di questo anno eucaristico
- L’ Eucaristia: alimento che forza per il cammino
Nell’Eucaristia, come la definisce il Concilio Vaticano II, noi cristiani incontriamo la fonte e il culmine di tutto ciò che siamo. In quest’ora provvida, il Signore ci invita a contemplare la nostra realtà e a volgere lo sguardo verso l’alto per ritrovare la speranza e il coraggio di lottare contro tutto ciò che ci allontana da Dio.
Il Signore ci esorta come il Profeta Elia: Alzati e mangia, “perché è troppo lungo per te il cammino” (1 Re 19,7). Nel sacramento dell’Eucaristia troviamo l’alimento che ci la forza di lottare contro il peccato e lo scoraggiamento, l’indifferenza e la mancanza di speranza.
Il cammino è ancora troppo lungo e senza questo alimento non potremmo sopportare le prove, le difficoltà e la sofferenza che ci si presentano nella vita quotidiana. - Comunione:
L’Anno dell’Eucaristia ci ha invitato costantemente a un rinnovamento dello spirito di comunione, nella riconciliazione e nell’amore fraterno, nella solidarietà e nello spirito missionario. Ciò va ben oltre un semplice evento, un incontro celebrativo. Esige un approfondimento nel più intimo della nostra vita interiore ed ecclesiale. Dunque la celebrazione di questo Anno eucaristico è per noi un forte richiamo all’unità e alla comunione di tutta la Chiesa in Nicaragua, a un ritorno alle radici della fede cristiana che ha reso feconde le nostre comunità.
[00039-01.07] [IN033] [Testo originale: spagnolo]

- S.E.R. Mons. Paul-André DUROCHER, Vescovo di Alexandria-Cornwall (CANADA)

La croce di Cristo, formata da un tronco e da una trave, ricorda le due dimensione della morte salvifica del Cristo: verticale, la glorificazione del Padre; orizzontale, la salvezza dell’umanità.
La croce invita la comunità cristiana a unirsi al Cristo secondo queste due dimensioni - la lode al Padre e la preghiera per il mondo - trasformando allo stesso tempo l’Eucaristia in un’azione liturgica dossologica e missionaria. Nel nostro mondo contemporaneo, cerchiamo prima di tutto la realizzazione personale e le soddisfazioni immediate. In un tale contesto culturale, si rischia di ridurre l’Eucaristia alla mera dimensione dei propri bisogni e desideri. Occorre quindi sviluppare queste dimensioni dossologica e missionaria coltivando l’arte di officiare, ponendo particolare attenzione alle possibilità di lode e di apertura sul mondo già presenti nel cuore della liturgia, con la libertà di sviluppare nuove formule di preghiera, nuovi prefazi o un nuovo rito di congedo. Tutto questo con l’intento di mettere in atto nella celebrazione quello che già la croce astile simbolizza.
[00042-01.04] [IN039] [Testo originale: francese]

- S.Em.R. Card. Javier LOZANO BARRAGÁN, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (CITTÀ DEL VATICANO)

L’Eucaristia assunta come Viatico ci mette nella contemporaneità dell’avvenimento salvifico al momento della morte. Ha quindi il significato di vita, comunione ed eternità. In quanto vita, la nostra morte si unisce nel Viatico alla morte e risurrezione di Cristo. Così completiamo nel nostro corpo quello che manca alla passione di Cristo ed entriamo nella sua gloriosa risurrezione. La nostra vita diventa merito per i meriti di Cristo, grazie allo Spirito Santo che conferisce merito alla virtù e ci introduce alla gioia eterna. In quanto comunione, con il Viatico la morte cessa di essere solitudine e diventa la più grande compagnia: ci trasmette la trasparenza di noi stessi, ci unisce a Cristo centro dell’universo e con tutto l’universo ci apre alla compagnia di tutta la Chiesa attraverso la comunione dei santi, ci unisce alla Santissima Vergine Maria, a tutti i santi, a tutti i membri della Chiesa. Con il Viatico giungiamo al momento della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Vinciamo la solitudine. La solitudine della morte è inversamente proporzionale alla fede nel Viatico. In quanto eternità, con il Viatico superiamo la mobilità del desiderio nella pienezza dell’amore trinitario a cui partecipiamo avendo in Cristo la gioia perenne di giungere alla pienezza della vita divina.
[00044-01.04] [IN043] [Testo originale: spagnolo]

 

- S.E.R. Mons. Geraldo LYRIO ROCHA, Arcivescovo di Vitória da Conquista (BRASILE)

Ci sono celebrazioni della Santa Messa trasmesse dalla televisione che, in alcune parti sollevano serie e gravi preoccupazioni. Sarebbe della massima convenienza che, circa queste questioni, fosse ricordato che nella liturgia celebriamo il Mistero Pasquale. Ci sia, da parte di tutti, rispetto e fedeltà a quanto stabilisce il Magistero della Chiesa circa la celebrazione della Santa Messa e il Culto Eucaristico, affinché si evitino deviazioni ed abusi, soprattutto nelle trasmissioni televisive. Quelli che assistono alla Messa in TV siano stimolati a partecipare dalla celebrazione nell’assemblea liturgica. Ogni celebrazione abbia sempre un tono orante affinché traspaia la dimensione di sacralità del mistero celebrato. Sia dato il dovuto valore ai simboli liturgici, si curi l’espressione artistica dello spazio celebrativo, degli oggetti, delle vesti liturgiche. Il canto e la musica siano in accordo con l’indole propria della celebrazione, il tempo liturgico e i momenti celebrativi.
[00045-01.03] [IN044] [Testo originale: italiano]

- S.E.R. Mons. Pedro Ricardo BARRETO JIMENO, S.I., Arcivescovo di Huancayo (PERÙ)

C’è preoccupazione e scontento nel mondo odierno di fronte al fallimento delle speranze dell’uomo riguardo all’ambiente e alla povertà estrema perché “Dio è stato estromesso dalla vita pubblica”, per questo “la crisi ecologica, non costituisce solamente un problema scientifico e tecnico esso è - anche e principalmente - un problema etico e morale”. E’ opinione della Chiesa che“La tecnologia che inquina può anche decontaminare; la produzione che accumula può anche distribuire equamente, a condizione che prevalga l’etica del rispetto per la vita , per la dignità dell’uomo e i diritti delle generazioni umane, presenti e future”.
Il cambiamento climatico rappresenta una seria minaccia per la pace del mondo.E’ un autenticosegno dei tempi” che esige da noi una conversione ecologica. La Chiesa ha una grande responsabilità in questo campo spirituale. Infatti “l’Eucaristia, essendo il culmine al quale tende tutto il creato, è la risposta alla preoccupazione del mondo contemporaneo anche per l’equilibrio ecologico”.
Come “frutto della terra”, il pane e il vino rappresentano la creazione che ci è stata affidata dal Creatore. Per questo, l’Eucaristia è in relazione diretta con la vita e la speranza dell’umanità e deve essere la preoccupazione costante della Chiesa e segno di autenticità Eucaristica. “Non solo l’uomo ma anche l’intera creazione attende i nuovi cieli e la nuova terra (cf. 2 Pt 3,13) e la ricapitolazione di tutte le cose, anche quelle della terra in Cristo (cf. Ef 1,10)”.
Come frutto del lavoro dell’uomo, in molte parti del mondo, come accade nel territorio della Archidiocesi di Huancayo (Perù), l’aria, la terra e la conca del fiume Mantaro sono seriamente compromessi dall’inquinamento. L’Eucaristia ci impegna a fare sì che il pane e il vino siano frutto “della terra fertile, pura e incontaminata”. Perciò è necessario rendere sempre più visibile la “comunione” nel Collegio Episcopale, unito sotto il Vicario di Cristo e “la collegialità affettiva e effettiva, da cui deriva la preoccupazione di noi Vescovi per le altre Chiese particolari e per la Chiesa universale...” promuovendo la partecipazione dei laici.
La fede nel Cristo risorto fa sì che la Chiesa sia “un progetto di solidarietà” per condividere i beni con i più poveri e vivere nella Chiesa la spiritualità eucaristica.
[00046-01.04] [IN046] [Testo originale: spagnolo]

 

- S.Em.R. Card. Jorge Arturo MEDINA ESTÉVEZ, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (CITTÀ DEL VATICANO)

I tre aspetti dell’Eucaristia, Sacrificio, presenza reale e Comunione sacramentale non sono realtà giustapposte, ma si articolano in modo che la realtà centrale sia quella sacrificale. La presenza reale la sua piena dimensione al Sacrificio eucaristico e la Santa Comunione è partecipazione al sacrificio. Nessuna di queste realtà può essere separata dalle altre due e insieme fanno sì che tutta la vita cristiana sia consacrata alla gloria di Dio.
Intimamente unita alla natura sacrificale è la dimensione propiziatoria della celebrazione eucaristica, a favore sia dei vivi sia dei morti. La liturgia esequiale guarda anzitutto al suffragio per l’anima del defunto ed è un abuso trasformare l’omelia esequiale in un elogio della persona deceduta.
[00022-01.05] [IN002] [Testo originale: spagnolo]

- S.Em.R. Card. Cormac MURPHY-O'CONNOR, Arcivescovo di Westminster, Presidente della Conferenza Episcopale (GRAN BRETAGNA (INGHILTERRA E GALLES)

Nutro la sincera speranza che il nostro dibattito si concentri sulle implicazioni dell’Eucaristia per la comunità ecclesiale e per la sua missione nel mondo. La Relazione Finale del Sinodo del 1985 scelse come titolo: Ecclesia sub Verbo Dei celebrans mysteria Christi pro salute mundi. In questo titolo troviamo, legate insieme, le quattro componenti fondamentali del Concilio Vaticano II.
Nel fare riferimento al Sinodo Straordinario del 1985 indico molto esplicitamente uno dei maggiori risultati ottenuti grazie a esso, vale a dire il concentrarsi su koinonia/comunione - Ecclesiologia communionis.
Sono convinto che un recupero della teologia e dell’ecclesiologia di koinonia nei suoi vari aspetti sia davvero un frutto della presenza dello Spirito del Cristo Risorto nella sua Chiesa e che ciò costituisca un tema di immenso valore ecumenico.
È essenziale che la relazione profonda tra comunione/koinonia e l’Eucaristia diventi una caratteristica centrale delle nostre discussioni e di ogni documento che verrà fuori da questa assemblea. Non possiamo ridurre le nostre riflessioni durante questo Sinodo alla limitata discussione di norme pratiche o di indicazioni catechetiche, per quanto importanti esse siano.
Questo Sinodo sull’Eucaristia ci porta al cuore di tutto ciò che il Concilio Vaticano II ha cercato di dire sulla Chiesa, sul mondo e sul destino di tutta la storia umana nel mistero della Santissima Trinità.
[00023-01.05] [IN003] [Testo originale: inglese]

- S.E.R. Mons. Gerald William WIESNER, O.M.I., Vescovo di Prince George (CANADA)

Nella Lettera Apostolica Novo Millennio ineunte, Papa Giovanni Paolo II indica la celebrazione dell’Anno Santo del 2000 come un’opportunità, per la Chiesa, di analizzare fino a che punto si è rinnovata alla luce dell’insegnamento del Concilio Vaticano II.
Il Concilio, in modo chiaro e ripetuto, chiede la piena, consapevole e attiva partecipazione dei fedeli alla celebrazione della liturgia. Questa qualità di partecipazione è richiesta sia per la natura stessa della liturgia, sia in virtù del battesimo.
Il sacerdozio regale, conferito ai fedeli attraverso il sacramento del battesimo, esige da loro e li abilita a offrire la Vittima divina al Padre e a offrire se stessi insieme con la Vittima divina.
Come indicato nell’Instrumentum laboris, molti non hanno una corretta comprensione dell’Eucaristia e pertanto non riescono a partecipare adeguatamente. Questo breve intervento vuole essere uno sforzo per sottolineare e affrontare tale questione.
[00031-01.04] [IN021] [Testo originale: inglese]

- S.Em.R. Card. Justin Francis RIGALI, Arcivescovo di Philadelphia (STATI UNITI D'AMERICA)

Parlare dell’“Eucaristia Mistero della Fede” (n. 28) significa anche parlare dell’“Eucaristia Mistero dell’Amore Trinitario”. Lo stesso vale quando si parla del Sacrificio di Gesù (n. 37).
Nel trattare il rapporto di Gesù con Suo Padre nella comunione della Santissima Trinità troviamo la spiegazione più profonda dell’Eucaristia, specialmente come sacrificio, un sacrificio rinnovato nell’Eucaristia.
L’amore di Cristo per noi e l’amore del Padre che ha mandato Suo Figlio nel mondo per salvarci spiegano in larga misura l’Eucaristia. Altri due aspetti dell’amore di Dio sono, comunque, ancora più fondamentali per una comprensione dell’Eucaristia e di tutta la sofferenza che Cristo ha sopportato per noi sul Calvario. L’Eucaristia scaturisce direttamente dall’amore del Figlio di Dio per il Padre come risposta all’eterno amore con cui Egli è amato dal Padre nello Spirito Santo.
La più grande proclamazione di Gesù è stata l’amore che il Padre nutre per Lui e l’amore che Lui nutre per il Padre. Gesù dice: “Il padre ama il Figlio” (Gv 3,35; 5,20). “Il Padre mi ama” (Gv 10,17). “Io amo il Padre” (Gv 14,31).
Il Sacrificio di Gesù è motivato dal Suo amore per il Padre e dalla Sua obbedienza al Padre. Il Calvario e l’Eucaristia, che rappresenta nuovamente e rinnova il Calvario, esprimono lo scambio d’amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. La Risurrezione è la risposta d’amore del Padre al Sacrificio di Cristo e la più grande proclamazione del suo eterno amore per Suo Figlio. Come mistero della fede l’Eucaristia è, soprattutto, il mistero dell’Amore Trinitario.
[00035-01.07] [IN028] [Testo originale: inglese]

- S.E.R. Mons. Clément FECTEAU, Vescovo di Sainte-Anne-de-la-Pocatière (CANADA)

A giusto titolo il documento che è stato sottoposto allo studio di questa assemblea sinodale raccomanda di affermare con insistenza che Gesù Cristo è realmente presente nel Sacramento dell’Eucaristia.
L’Instrumentum Laboris, al numero 38, sollecita nuovamente la presente assemblea sinodale ad affermare che “la presenza permanente e sostanziale del Signore nel sacramento non è tipologica o metaforica.”.
A questo proposito è giusto che si chieda “di spiegare la teologia della consacrazione” per facilitare il dialogo ecumenico e per renderne più facile la comprensione ai cattolici stessi. Sarebbe anche opportuno chiedere a degli specialisti di sviluppare un linguaggio più consono per la catechesi di questo grande mistero.
Spesso accade che si consideri l’Eucaristia come un qualcosa di statico quando invece si tratta di una realtà dinamica. L’Eucaristia non è solo la persona di Cristo - non solamente presente - ma in azione costante e permanente di sacrifico anche se sotto forma di memoriale.
E auspicabile che degli specialisti suggeriscano un nuovo linguaggio su questo aspetto, in modo che i pastori, i catechisti e i fedeli giungano a una comprensione più profonda e più autentica della presenza del Signore nell’Eucaristia.
L’atto di adorazione, l’atteggiamento interiore di adorazione, costituisce il luogo dove culmina l’espressione della fede nella presenza del Signore nel Santissimo Sacramento. Bisognerebbe tuttavia evitare di interpretare questa affermazione, nel senso che le celebrazioni di adorazione fuori dal contesto della messa non rappresentino un’espressione della fede più grande di questa.
Ci auguriamo che questa assemblea sinodale approfondisca questa questione dell’Adorazione Eucaristica; nell’impegno per rinnovare questa pratica spiegandone il senso e fornendo testi e preghiere idonee a sostenere quella delle persone che non hanno ancora l’abitudine della preghiera spontanea.
[00040-01.04] [IN034] [Testo originale: francese]

- S.Em.R. Card. Miguel OBANDO BRAVO, S.D.B., Arcivescovo emerito di Managua (NICARAGUA)

Gesù ci insegna che la legge fondamentale della perfezione umana e, quindi, della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento dell’amore.
Il comportamento della persona è pienamente umano quando nasce dall’amore ed è subordinato ad esso. Questa verità è valida anche in ambito sociale: è necessario che i cristiani siano testimoni profondamente convinti e, con la loro vita, sappiano testimoniare che l’amore è l’unica forza che può condurre alla perfezione personale e sociale e guidare la storia verso il bene.
Per plasmare una società più umana, più degna della persona, è necessario rivalutare l’amore nella vita sociale - a livello politico, economico, culturale -, rendendolo norma costante e suprema dell’azione.
Solo la carità può cambiare completamente l’uomo. Tale cambiamento non significa annullare la dimensione terrena in una spiritualità disincarnata. Chi pensa di attenersi alla virtù soprannaturale dell’amore senza tener conto del suo corrispondente fondamento naturale che comprende i doveri della giustizia, inganna sé stesso: la carità è il più importante comandamento sociale. Rispetta il prossimo e i suoi diritti.
La carità, però, non può risolversi nella dimensione terrena delle relazioni umane e sociali, perché tutta la sua efficacia deriva proprio dal suo riferimento a Dio.
Non si può parlare di Eucaristia senza fratellanza, senza almeno un atteggiamento di apertura, una volontà di unione e di mutua dedizione.
Nella celebrazione eucaristica si accumulano elementi di fratellanza (il Padre nostro, il segno della pace, la frazione del pane). Con ciò si vuole semplicemente sottolineare l’aspettoorizzontale“ della nostra comunione.
[00041-01.04] [IN038] [Testo originale: spagnolo]

- S.E.R. Mons. Peter KANG U-IL, Vescovo di Cheju (COREA)

Il fatto che, al giorno d’oggi, la bellezza, la luce e il valore dell’Eucaristia vengano dimenticati, non dipende tanto dal fatto che non ci atteniamo più alle regole, bensì alla secolarizzazione della cultura moderna, materialista ed edonista. Tutta la società è soggetta all’influenza di queste immagini e, col passare del tempo, il popolo in genere rimane indifferente di fronte al “mistero”.
Per quanto riguarda la Chiesa in Corea, la partecipazione dei bambini all’Eucaristia cala drasticamente con l’aumentare dell’età. I bambini che non vengono a Messa dicono di non farlo perché la Messa è troppo noiosa e poco interessante. Anche gli adulti lo affermano, e siccome la trovano molto tediosa, non si sentono motivati a parteciparvi. La nostra priorità quindi è quella di giustificare e far crescere nel cuore dei cattolici il desiderio e l’anelito di partecipare all’Eucaristia.
Finora, nell’ambito della struttura parrocchiale, non si è creato un rapporto personale molto profondo tra i cattolici. Ma negli ultimi anni i fedeli asiatici sono andati costruendo un senso di comunione con i loro fratelli e sorelle nella fede, grazie a Piccole Comunità Cristiane. Le persone che fanno esperienza di questo senso di comunione con il loro prossimo, sono più preparate ad approfondire il loro senso di comunione nel contesto dell’Eucaristia. Da questo punto di vista l’animazione delle Piccole Comunità Cristiane (SCC) rappresenta uno strumento eccellente per aiutare i fedeli a comprendere più profondamente il valore dell’Eucaristia e a partecipare più pienamente alla sua celebrazione.
Al fine di trasmettere al popolo moderno il mistero eucaristico, non è sufficiente applicare rigorosamente regole e regolamenti riguardo alla celebrazione del Sacramento. Da parte nostra, noi vescovi dobbiamo adoperarci più attivamente alla ricerca di strumenti che rendano agevole ai cattolici di oggi l’esperienza del valore autentico dell’Eucaristia, la piena partecipazione ad essa, e l’esperienza della gioia che infonde.
[00043-01.05] [INO42] [Testo originale: inglese]

- S.E.R. Mons. José Trinidad GONZÁLEZ RODRÍGUEZ, Vescovo titolare di Menefessi, Ausiliare di Guadalajara (MESSICO)

La giustizia unita alla carità cui ci esorta l’Eucaristia ci spingono a un amore attivo, concreto ed efficace verso ogni essere umano, che non deve mancare nel nostro stile ecclesiale di vita cristiana e nei nostri programmi di pastorale. Perché, se davvero siamo partiti dalla contemplazione del Cristo eucaristico, “dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi:’Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...’ (Mt. 25, 35-36). Questa pagina non è un semplice invito alla carità: è una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina, non meno che sul versante dell’ortodossia, la Chiesa misura la sua fedeltà di Sposa di Cristo”, disse Sua Santità Giovanni Paolo II (Nuovo millennio ineunte, 49).
Il presente Sinodo ci offre una magnifica occasione per rendere reale l’impegno eucaristico nella gioia di proclamare che, soprattutto nell’Eucaristia, “il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi all’umanità come sorgente di vita divina” (Tertio millennio adveniente, 55), e per ricordarci che offrire veramente il sacrificio di Cristo implica continuare questo stesso sacrificio in una vita di dedizione agli altri.
Così, dunque, Gesù, Pane di Vita, ci sprona a lavorare, perché non manchi a nessuno e a nessuna nazione questo pane che ancora manca a tanti:
- Il pane di pace e di giustizia,dove ci sono guerre e non si rispettano i diritti dell’uomo, della famiglia e dei popoli.
- Il pane della Parola di Dio, dove Cristo, Pane di Vita, ancora non è stato annunciato e gli uomini sono privi dell’alimento e della bevanda che sazia la fame e la sete dello spirito.
[00047-01.04] [IN005] [Testo originale: spagnolo]

- S.Em.R. Card. Telesphore Placidus TOPPO, Arcivescovo di Ranchi (INDIA)

La Chiesa locale del territorio tribale all’interno dell’India, che conta attualmente oltre 2 milioni di fedeli, rappresenta indubbiamente una delle storie più belle di successi della missione della Chiesa cattolica. In soli 130 anni l’Arcidiocesi di Ranchi ha dato vita a 12 diocesi, ordinando 23 vescovi, centinaia di sacerdoti e migliaia di religiosi. Attribuisco questo dinamismo e questa crescita interamente alla nostra particolare devozione all’Eucaristia. Essa forma la nostra stessa ‘identità’. Dacché le popolazioni tribali hanno accolto il Vangelo, la ‘presenza reale’ del Signore risorto nell’Eucaristia li ha resi liberi, ha offerto loro la salvezza, trasformandoli in ‘nuova creazione’ in Cristo.
Desidero quindi richiamare l’attenzione di questo Sinodo sull’“aspetto salvifico”dell’Eucaristia, e condividere con voi ciò che la fede cristiana ha fatto per noi. C’è innanzitutto la realtà dell’amore di Dio, simbolizzata - nella tradizione cattolica - dall’immagine del Sacro Cuore, che ci conduce direttamente al Mistero Pasquale e all’Eucaristia (cf Gv 19, 34).
C’è quindi la realtà dell’“anamnesi”, vale a dire che la fede della Chiesa rende il Mistero Pasquale del nostro Salvatore Gesù Cristo spiritualmente presente ai fedeli. Questo ci ha insegnato il nostro fondatore, il missionario Constant Lievens. Più recentemente, il nostro amato Papa di venerata memoria, Giovanni Paolo II, e la Beata Madre Teresa di Calcutta, hanno sottolineato questa realtà di partecipazione all’Eucaristia. I cristiani delle nostre zone tribali dell’interno hanno piena fiducia, oggi, che la morte salvifica e la risurrezione di Gesù hanno privato della loro forza i principati e le potestà dell’universo e distrutto il loro potere (cf Col 2, 14-15). In questa esperienza di fede del nostro popolo, l’Eucaristia ha operato un cambiamento esemplare allontanandolo dai sacrifici di sangue di un tempo, con cui cercava di placare i cosiddettispiriti maligni”, orientandolo verso la nuova ed eterna alleanza stabilita in Gesù Cristo.
C’è inoltre la realtà dell’“admirabile Commercium”, mediante il quale “partecipiamo della divinità di Cristo, che si è umiliato per condividere la nostra umanità”. Questa realtà non porta semplicemente la salvezza, ma un “meraviglioso scambio”, vale a dire una trasformazione in “eredi di Dio” e “coeredi con Gesù Cristo”. I fedeli sono veramente stati liberati da tutti i vincoli e hanno ricevuto la “libertà dei figli di Dio”.
Questo Sinodo, provvidenziale, deve portare tutti i cristiani a partecipare all’Eucaristia con una nuova intensità e profondità di fede. Che l’intercessione di Maria, “Donna dell’Eucaristia”, porti alla salvezza continua del mondo, alla vera liberazione e all’abbondanza di vita grazie a suo Figlio, Gesù Cristo, Pane di vita!
[00051-01.04] [IN047] [Testo originale: inglese]

- S.Em.R. Card. James Francis STAFFORD, Penitenziere Maggiore (CITTÀ DEL VATICANO)

Le mie riflessioni hanno il loro fondamento nel mistero pasquale celebrato nell'Eucaristia. In particolare, per il mio servizio alla Chiesa come Penitenziere Maggiore e, quindi, per la mia esperienza nell'attività della Penitenzieria Apostolica, vorrei sottolineare l'importanza attuale del nesso tra Eucaristia e Penitenza.
1. Tutta la vita e la missione della Chiesa deriva la sua ragion d'essere e il suo vigore dall'Eucaristia ed è tutta orientata a rendere presente nella storia dell'umanità l'efficacia salvifica del mistero della morte e risurrezione di Cristo. Nell'adempiere il mandato di Cristo ("Fate questo in memoria di me" [Lc 22,19]), la Chiesa si riconosce come il popolo dei redenti, dei salvati, dei riconciliati con il Padre nel sangue del Figlio. Nello stesso tempo la Chiesa si riconosce come il nuovo popolo di Dio, pellegrino che sperimenta le tentazioni e le insidie del cammino, e anche le infedeltà dei suoi membri. Ne deriva una costante esigenza di conversione e un permanente bisogno di riconciliazione.
2. La vita cristiana, quindi, è autentica quando è vissuta in atteggiamento di continua conversione personale e comunitaria, che ha la sua espressione più alta nel segno della riconciliazione sacramentale. Rinnovare l'alleanza di amicizia con Dio non è solo una decisione intima del cristiano penitente, ma richiede un segno riconosciuto nella e dalla comunità ecclesiale, nella persona del ministro, perché il peccato ha spezzato il vincolo di amicizia con il Signore e con la Chiesa. La partecipazione al banchetto eucaristico con i fratelli comporta, come condizione ineludibile, un segno pubblico di riconciliazione espressi dal peccato.
3. Concludo il mio intervento con una raccomandazione: è auspicabile che in ogni diocesi ci sia la presenza del canonico penitenziere o almeno di un sacerdote che svolga il medesimo incarico, come previsto dal canone 508 del Codex Juris Canonici. Sono loro che possono aiutare i confessori nel loro delicato ministero e istruirli su eventuali ricorsi alla Penitenzieria Apostolica. E' un servizio prezioso a favore delle serenità della coscienza di molti fedeli, come testimonia il lavoro quotidiano della stessa Penitenzieria Apostolica.
[00052-01.04] [IN049] [Testo originale: italiano]

- Rev. P. Mark R. FRANCIS, C.S.V., Superiore Generale dei Chierici di San Viatore

Vorrei commentare il paragrafo 8 dell’Instrumentum laboris visto che rispecchia una delle debolezze che io ravvedo nell’approccio dell’intero documento, debolezze che sono sia teologiche sia pastorali. Volendo sottolineare l’importanza dell’adorazione di Cristo nelle due specie eucaristiche, il documento sembra attribuire la stessa importanza alla celebrazione liturgica in sé e alle espressioni di pietà popolare nei confronti dell’Eucaristia. Ciò pare condurre ad alcune affermazioni riduttive. Ad esempio, nell’articolo 8 si legge che la presenza di Cristo “è l’esito fondamentale del sacramento”. È un modo incompleto e impoverito di intendere il “fine dell’Eucaristia. Si tratta qui della res sacramenti o res tantum della teologia sacramentale scolastica che il Concilio di Trento, quale fonte autorevole, ha descritto in modo molto più esaustivo come comunione del credente con Cristo e come pegno della gloria futura. Cristo è realmente e veramente presente nell’Eucaristia, non solo per essere presente ma per avere un effetto di cambiamento nel credente. Questo fatto viene sottolineato da molte preghiere che nel Messale Romano si recitano dopo la comunione. Esso costituisce anche una parte importante del riscoperto fondamento pneumatologico dell’Eucaristia nel Rito Latino espresso dall’epiclesi di comunione delle “nuovepreghiere Eucaristiche: per esempio, la Preghiera III: “Spiritu eius Sancto repléti, unum corpus et unus spiritus inveniamur in Christo”.
Ritengo che il documento debba porre maggiore enfasi sull’insegnamento Eucaristico tradizionale della Chiesa: l’adorazione del Santissimo Sacramento scaturisce dalla stessa Messa e a essa riconduce. Le parole poste in apertura dei praenotanda dei Riti della Santa Comunione e Adorazione dell’Eucaristia al di fuori della Messa (Eucharistiae Sacramentum) avrebbero potuto qui essere richiamate utilmente: “Scopo primario e originario della conservazione dell’eucaristia fuori della messa è la amministrazione del viatico; scopi secondari sono la distribuzione della comunione e l’adorazione di nostro signore Gesù Cristo, presente nel sacramento” (ES 5). Questo è anche coerente con il modo in cui il Concilio di Trento affronta l’Adorazione Eucaristica al di fuori della Messa: l’Eucaristia è stata istituita da Cristo... “ut sumatur” affinché possa essere ricevuta; in secondo luogo, che essa venga giustamente e opportunamente adorata nel sacramento custodito nel tabernacolo (Cfr. Sessio XIII, Caput V).
Ciò non vuole in nessun modo negare il valore dell’esposizione dell’Eucaristia e altre pratiche eucaristiche popolari della Chiesa Latina. Semplicemente, ritengo che ci sia bisogno di un maggiore apprezzamento dell’azione dell’Eucaristia, un’azione che è, come afferma il Sacrosanctum Concilium, “Attamen Liturgia est culmen ad quod actio Ecclesiae tendit et simul fons unde omnis eius virtus emanat” (SC 14).
Enfatizzando maggiormente il momento della celebrazione dell’Eucaristia, sia nella Liturgia della Parola che nella Liturgia Eucaristica, ritengo che potrebbe essere rafforzato un’altro punto debole del documento, vale a dire la mancanza di una reale attenzione alle modalità pratiche con cui migliorare ciò che l’IL chiama l’ars celebrandi (52). Se il Sinodo deve avere un effetto positivo sulla vita eucaristica del credente, è necessario, nell’istruzione seminariale e nei programmi di formazione permanente per sacerdoti e diaconi, dare maggiore importanza a quegli strumenti pratici che servono a preparare e ad incoraggiare i sacerdoti ad una migliore comprensione delle Sacre Scritture, a preparare omelie che proclamino veramente la Buona Novella e a coltivare uno stile efficace di celebrazione. Quanti dei nostri seminari, ad esempio, dedicano del tempo alla questione pratica della predicazione o del modo di presiedere alla liturgia? In qualità di Superiore Generale, nell’esaminare la formazione seminariale dei miei candidati al sacerdozio nei 14 paesi in cui è attiva la mia comunità, la mia impressione è che, dal punto di vista dell’aiuto pratico, venga trasmesso loro poco nell’omiletica o nel presiedere le liturgie. Senza dubbio ci sono fattori sociologici e di altro tipo che si oppongono alla partecipazione dei fedeli cristiani alla Messa. Ma piuttosto che attribuire semplicemente la colpa della bassa percentuale di chi frequenta la Messa, in molti paesi, alla mancanza di fede dei nostri cattolici e alla secolarizzazione della società, dobbiamo riconoscere con tristezza che una cattiva predicazione, associata a celebrazioni eucaristiche poco preparate e mediocremente eseguite, allontana talvolta le brave persone dalla Chiesa.
[00053-01.12] [IN055] [Testo originale: inglese]

- S.E.R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kisangani, Presidente della Conferenza Episcopale (REP. DEMOCRATICA DEL CONGO)

Parlo a nome della Conferenza Episcopale del Congo (CENCO).
Il mio intervento verte sugli effetti spirituali e sulle implicazioni sociali dell’Eucaristia (Instrumentum Laboris, nn. 11 e 79).
1. In un paese come il nostro, la Repubblica democratica del Congo, dove da nove anni, il popolo impoverito vive i tormenti di una guerra ingiusta e inutile, l’Eucaristia, celebrata sempre in una atmosfera di festa e di gioia ma anche con la preoccupazione dell’inculturazione, costituisce per i fedeli:
- un nucleo ardente di carità, dove si impara il valore incomparabile della vita e il prezzo inestimabile dell’amore di Colui che ama talmente la vita che opta liberamente per la morte, per dare la vita in abbondanza (cf Gv 10,10);
- un luogo in cui si edifica continuamente la Chiesa-famiglia di Dio, sacramento di unità e di fraternità, di perdono, di riconciliazione e di pace (cf SCEAM, Lettera pastorale “Le Christ est notre Paix (Eph 2,14)”, Accra, 2001);
- una sorgente inestinguibile di consolazione, di conforto e di resistenza nelle prove e sofferenze unite alla Croce e alla Risurrezione di Cristo (cf 2 Tm 2,11-12a);
- una scuola di umiltà collettiva dove, in quanto popolo, sperimentiamo il mistero pasquale della purificazione attraverso l’abbassamento e l’umiliazione: strada maestra verso la risurrezione e l’innalzamento sia spirituale sia materiale.
2. Per quanto riguarda l’Eucaristia, la teologia insegna che gli effetti spirituali dell’Eucaristia nella vita dei fedeli sono l’incorporazione a Cristo e la concorporazione fra le membra del suo corpo, detta anche koinonia: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane” (1Cor 10, 16-17; cf Ecclesia de Eucharistia, n. 22-24; Instr. Laboris n. 11). Questa è la grazia sacramentale propria dell’Eucaristia.
3. D’altronde, nella celebrazione eucaristica, diciamo: “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo che ci doni il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo”... “che ci doni questo vino, frutto della vite e del lavoro dell’uomo” (Offertorio). Cioè l’Eucaristia ricapitola la ricchezza e la povertà del mondo, povertà che sottolinea fortemente la povertà delle specie eucaristiche. L’Eucaristiaricapitola in un solo capo, Cristo” (cf Ef 1,10), tutta l’umanità nella sua produttività e nella sua povertà, cioè il mondo dei ricchi e quello dei poveri. Così dunque, la ricapitolazione (anakephalaiôsis) dell’economia della salvezza implica quella dell’umanità-famiglia nella sua vita quotidiana e sociale. È la salvezza integrale e la vera liberazione in Cristo, centro e culmine della Storia, Alfa e Omega.
4. Ecco perché l’Eucaristia quotidiana deve diventare per i discepoli di Cristo in generale un invito pressante a costruire un mondo più fraterno e unito, più giusto e solidale. In particolare, fruendo dei benefici dell’Eucaristia quotidiana, la Chiesa deve invitare gli esperti dell’economia e delle finanze come pure i cristiani preposti a prendere decisioni geopolitiche a lavorare incessantemente per instaurare un nuovo ordine economico mondiale, nel quale la solidarietà e la condivisione devono andare oltre l’aspetto umanitario, spesso legato ad interessi politici, per diventare una dimensione intrinseca al sistema stesso. Così, la cancellazione, molto apprezzata, del debito estero dei paesi più poveri, iniziativa delle più felici, richiama, a sua volta, ad un esame più approfondito di nuovi meccanismi in grado di evitare ormai a questi stessi paesi degli indebitamenti dello stesso genere.
[00065-01.04] [IN057] [Testo originale: francese]





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