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SCENA QUARTA
L'Aio, venendo in iscena affannato, e
Isoliero che gli va incontro.
L'AIO
A che di più inoltrarsi,
Viaggiar sempre alla sorte?...
ISOLIERO
Signor, deh non vi spiaccia
Posar qui alla fresc'ombra...
L'AIO
E perché mi s'indusse
Lasciar le nostre scorte
E smarrirci così?
ISOLIERO
(Ho i miei progetti.
Giunti siamo al castello
Dell'amata cugina,
Se potessi vederla
Men soffrirei d'amor;
Ma lunge di scemar
L'ardor che mi martella,
Essa è meco crudel, siccome è bella.)
(Poi accostandosi all Aio, che si è assiso)
Ebbene, mio signor,
Riprendete coraggio.
L'AIO
Della più vana impresa io son messaggio.
L'altezza nostro prence,
A cui sommesso or son,
Suo figlio, il Conte Ory,
Che gli ricerchi ei vuol.
Quel demone fatal,
Allievo e mio signore,
Senza l'assenso mio se ne fuggì,
Recando in seno al padre aspro dolore.
ISOLIERO
Sa il ciel qual trama ordì!
L'AIO
Se lo dicea nascosto or ora qui.
Come lo scoprirò,
Se lo conduce amore?
ISOLIERO
A voi spetta di saperlo:
Siete l'aio e il precettor;
A voi spetta l'alto onor...
L'AIO
Bella gloria, alto splendor!
Vegliar mai sempre,
Tremar così,
Per il mio prence,
Per i miei dì.
D'aio fedel
D'un gran signor,
Quest'è la gloria
E l'onor.
Se alla guerra, se alla caccia,
Il periglio lo minaccia,
Io lo dovrò seguir
Se avessi anco a perir.
Se rapito è in una bella,
Dovrò star con lui, con ella?...
No, mio caro precettor;
Ci andrebbe dell'onor.
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