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Aristotele
Protreptico

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B80) Se dunque distinguiamo la vita dall'assenza di vita secondo il possesso o l'assenza delle facoltà percettive, e se parliamo della percezione in un duplice senso, vale a dire, nell'accezione comune dell'uso effettivo della percezione, ma anche nell'accezione della possibilità di percepire (per cui, a quanto pare, diciamo che anche chi dorme ha delle percezioni), risulta chiaro allora che parliamo della vita in un duplice significato. Di chi è sveglio diciamo che vive in un senso vero e proprio, mentre di chi dorme diciamo che vive nel senso che possiede delle facoltà di passare dal sonno all'attività, che costituisce il senso della veglia e dell'effettiva percezione delle cose. In base a ciò, e tenendo presente questa differenza tra potenzialità ed attualità, siamo autorizzati a dire che chi dorme vive. (


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