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Aristotele
Etica a Nicomaco

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2. [Desiderio, intelletto, scelta].

Ma nell’anima 145 ci sono tre elementi che determinano insieme l’azione e la verità: sensazione, intelletto e desiderio. Ma di questi tre la sensazione non è principio di alcuna azione morale: risulta chiaro dal fatto [20] che le bestie hanno, sì, la sensazione, ma non partecipano della capacità di agire moralmente 146. Quello, poi, che sul piano del pensiero sono l’affermazione e la negazione, sul piano del desiderio sono il perseguimento e la fuga. Così, poiché la virtù etica è una disposizione alla scelta, e la scelta è un desiderio assunto dalla deliberazione, bisogna per questo che il ragionamento sia vero e che il desiderio sia retto 147, [25] se la scelta deve essere moralmente buona, e che ciò che il ragionamento afferma e ciò che il desiderio persegue siano la stessa cosa. Questi, dunque, sono il pensiero pratico e la verità pratica. Del pensiero teoretico, poi, che non è né praticoproduttivo, la buona e la cattiva disposizione sono il vero e il falso (questa è infatti la funzione di ogni attività pensante): la funzione della parte pratica [30] e pensante insieme è la verità in accordo con il retto desiderio. Orbene, principio dell’azione è la scelta (che è ciò da cui procede il movimento, ma non il fine a cui il movimento tende), e principi della scelta sono il desiderio e il calcolo dei mezzi per raggiungere il fine. Dunque, la scelta non può sussistere né senza intelletto e pensiero né senza disposizione morale, giacché un agire moralmente buono [35] o cattivo non può sussistere senza pensiero e senza carattere. Il pensiero di per sé non mette in moto nulla, bensì ciò che muove è il pensiero che determina i mezzi per raggiungere uno scopo, cioè il pensiero pratico. [1139b] Questo, infatti, presiede anche all’attività produttrice: chiunque, infatti, produca qualcosa, la produce per un fine, e la produzione non è fine a se stessa (ma è relativa ad un oggetto, cioè è produzione di qualcosa), mentre, al contrario, l’azione morale è fine in se stessa, giacché l’agire moralmente buono è un fine, ed il desiderio è desiderio di questo fine. Perciò la scelta è intelletto che desidera [5] o desiderio che ragiona, e tale principio è l’uomo. Ma non può mai essere oggetto di scelta il passato (per esempio, nessuno può scegliere di avere saccheggiato Troia), giacché non si delibera sul passato, ma sul futuro e sul contingente, mentre il passato non può non essere stato. Perciò ha ragione Agatone 148: [10]

"Ché di questa sola possibilità anche Dio rimane privo: rendere non fatto ciò che è stato fatto".

Dunque, la funzione di entrambe le parti intellettive dell’anima è la verità. E, dunque, le disposizioni in virtù delle quali ciascuna di esse meglio attinge la verità sono rispettivamente le loro virtù.

 




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