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Aristotele
Etica a Nicomaco

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LIBRO VII

 

 

1. [Vizio, incontinenza, bestialità].

[15] A seguito di ciò, dobbiamo assumere un altro punto di partenza e dire che, per quel che concerne i comportamenti, tre sono le specie di comportamento da evitare: vizio, incontinenza, bestialità. I contrari di due di esse sono evidenti, e li chiamiamo uno virtù e l’altro continenza. In contrapposizione alla bestialità il termine più adatto da usare sarebbe quello di "virtù sovrumana", [20] una specie di virtù eroica e divina: così Omero rappresenta Priamo mentre dice che Ettore è stato eccezionalmente virtuoso:

"...e non pareva

figlio d’un uomo mortale, ma figlio d’un dio"182.

Cosicché, se, come dicono, un eccezionale grado di virtù trasforma gli uomini in dèi, è chiaro che una disposizione di tale natura sarà quella [25] che si contrappone alla bestialità. Infatti, come il vizio e la virtù non sono di una bestia, così non sono neppure di un dio, ma, da una parte, lo stato di un dio è più venerabile della virtù, e, dall’altra, quello della bestia è di un genere diverso da quello del vizio. E poiché è raro anche l’essere un uomo divino, come gli Spartani sono soliti dire quando hanno una eccezionale ammirazione per qualcuno (essi dicono: "uomo divino! 183"), così anche [30] il tipo bestiale è raro tra gli uomini. Si trova soprattutto tra i barbari, ma certi caratteri bestiali sono prodotti anche da malattie e difetti di crescita: e questo nome infamante diamo agli uomini che eccedono nel vizio. Ma di siffatta disposizione dovremo fare menzione più avanti, mentre del vizio [35] si è già parlato prima. Ora dobbiamo parlare dell’incontinenza e della mollezza, cioè della sensualità, e della continenza e della fortezza: infatti, [1145b] nel caso di quelle disposizioni non bisogna considerare ciascun gruppo di esse come identico alla virtù o alla perversità, né come costituenti un genere diverso. Bisogna, invece, come negli altri casi, tener fermo quello che si manifesta e porre innanzi tutto i problemi, e così mostrare il più esaurientemente possibile tutte [5] le opinioni correnti su queste passioni, o, se no, almeno le più diffuse e le più importanti: infatti, se si risolvono le difficoltà e si accettano le opinioni comuni, si otterrà una sufficiente dimostrazione.

Comunemente si ritiene che la continenza e la fortezza appartengano al campo delle cose virtuose e lodevoli, l’incontinenza e la mollezza, invece, [10] a quello delle cose cattive e biasimevoli, e che il continente si identifichi con colui che persevera nella conclusione del suo ragionamento, e l’incontinente con chi non vi si attiene. Mentre l’incontinente compie, a causa della passione, azioni che pur sa che sono malvagie, l’uomo continente, che sa che i suoi desideri sono malvagi, non li segue, in forza del ragionamento. Tutti dicono che l’uomo temperante è continente e [15] forte, ma alcuni dicono che l’uomo continente e forte è temperante in tutto, altri no; e gli uni affermano che l’intemperante è incontinente e l’incontinente è intemperante, senza differenze, e gli altri, invece, che sono diversi. Quanto all’uomo saggio, talora dicono che non può essere incontinente, talora affermano che alcuni, che pur sono saggi e abili, sono incontinenti. Inoltre si parla di uomini incontinenti [20] in fatto di impulsività, di onore, di guadagno. Questo è, dunque, quello che si dice.

 




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