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Aristotele
Etica a Nicomaco

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3. [Soluzione delle aporie riguardanti l’incontinenza].

Innanzi tutto dobbiamo vedere se gli incontinenti agiscono consapevolmente o no, e, nel primo caso, in che senso "consapevolmente"; poi di qual natura sono gli oggetti [10] che dobbiamo attribuire all’incontinente e al continente, cioè se ogni tipo di piacere e di dolore oppure certe specie determinate; e se l’uomo continente è identico a quello forte o diverso, e così di seguito per tutte le altre questioni che sono imparentate con la presente indagine.

(1) Punto di partenza della nostra ricerca è la questione [15] se il continente e l’incontinente si differenziano per i loro oggetti o per la loro disposizione 186, cioè, voglio dire, se l’incontinente è incontinente solo in relazione a questi o quegli oggetti, oppure no, ma per il modo di comportarsi, o neanche per questo, bensì per tutte e due le cose insieme. In seguito vedremo se incontinenza e continenza riguardano ogni tipo di oggetto, oppure no. Infatti, chi è incontinente in senso assoluto non lo è in relazione ad ogni tipo di oggetto, [20] ma in relazione a quelli che sono oggetto dell’uomo intemperante, né per il fatto puro e semplice di essere in relazione a questi oggetti (giacché in tal caso l’incontinenza sarebbe identica all’intemperanza), bensì per il fatto di essere in relazione con essi in un certo modo. L’uno, infatti, sceglie di lasciarsi trascinare, ritenendo di dover sempre perseguire il piacere presente; l’altro, invece, non pensa di doversi lasciar trascinare, ma persegue ugualmente il piacere presente. Per quanto riguarda il fatto che è opinione vera e non scienza [25] quella contraddetta da chi commette atti di incontinenza, non fa alcuna differenza per il nostro ragionamento; infatti, alcuni di quelli che possiedono semplici opinioni non si sentono affatto incerti, ma credono di possedere conoscenze esatte. Se è, dunque, per la debolezza delle loro convinzioni che coloro che hanno semplici opinioni agiscono contro il loro giudizio più di quelli che possiedono scienza, non ci sarà alcuna differenza tra scienza e opinione: alcuni uomini, infatti, [30] di ciò di cui hanno opinione hanno una convinzione non inferiore a quella che altri hanno di ciò di cui hanno scienza: ce lo mostra Eraclito 187. Ma poiché usiamo il termine "sapere" in due sensi (infatti, si dice che sa sia chi possiede la scienza ma non se ne serve, sia chi se ne serve), ci sarà differenza se fa ciò che non deve uno che possiede scienza e non la mette in atto o uno che la mette in atto: [35] questo secondo caso viene ritenuto strano, ma non il primo.

(2) Inoltre, poiché ci sono due tipi [1147a] di premesse, niente impedisce che chi pur le possiede entrambe agisca in contrasto con la scienza, se utilizza la premessa universale ma non quella particolare: infatti, oggetti dell’azione sono i particolari. Ma anche dell’universale ci sono due tipi differenti: uno si predica dell’agente e [5] l’altro dell’oggetto. Per esempio: "i cibi secchi giovano ad ogni uomo" e "io sono un uomo", oppure "tale cibo è secco": ma se "questa cosa qui è un tale cibo", l’incontinente o non ne ha scienza o non la mette in atto; dunque, secondo questi tipi di premesse ci sarà una differenza tanto grande che, cosi si pensa, conoscere in un modo non è affatto strano, ma conoscere nell’altro è straordinario.

[10] (3) Inoltre, avere la scienza in un modo diverso da quelli ora menzionati è cosa che può accadere agli uomini: infatti, nell’avere e non usare la scienza vediamo che la disposizione può essere differente, così da avere la scienza in certo qual modo e non averla, come nel caso di chi dorme, del folle e dell’ubriaco. Ma è proprio in questa condizione che si trovano coloro che [15] sono immersi nelle passioni: infatti, scoppi di impulsività e desideri sessuali e alcune altre passioni simili, in maniera molto evidente, modificano anche il corpo, e ad alcuni uomini producono anche accessi di follia. È chiaro, dunque, che bisogna dire che gli incontinenti si trovano nella medesima disposizione di questi uomini. Il fatto che gli incontinenti facciano discorsi fondati sulla scienza non prova niente, giacché anche coloro che sono immersi in [20] queste passioni enunciano dimostrazioni e recitano versi di Empedocle, e quelli che hanno appena incominciato ad apprendere una scienza ne intrecciano le frasi, ma ancora non "sanno": bisogna, infatti, compenetrarsi negli argomenti, e questo richiede tempo: per conseguenza, bisogna supporre che gli incontinenti parlino come gli attori di teatro.

(4) Inoltre, si potrà studiare l’incontinenza anche analizzandone [25] la struttura che la genera. Infatti, la premessa universale è un’opinione, mentre l’altra premessa riguarda i fatti particolari, i quali stanno immediatamente sotto il dominio della sensazione: quando da queste due premesse scaturisce una sola affermazione, l’anima deve necessariamente affermare la conclusione, e nel caso di premesse pratiche, deve passare immediatamente all’azione. Per esempio: se "bisogna gustare ogni cosa dolce" e "questa cosa qui è dolce" (come singolo oggetto particolare), allora, necessariamente, chi può, [30] cioè chi non ne è impedito, deve anche, simultaneamente, compiere l’atto di gustare. Quando, dunque, siano presenti in noi, da una parte, l’opinione universale che vieta di gustare e, dall’altra, l’opinione che "ogni cosa dolce è piacevole", e che "questa cosa qui è dolce" (ed è questa l’opinione che produce l’atto), e ci sia in noi anche il desiderio, l’opinione universale dice di fuggire questo oggetto, ma il desiderio ci conduce ad esso, [35] giacché il desiderio può mettere in moto ciascuna delle parti del corpo. Per conseguenza, ne deriva [1147b] che si commettono atti di incontinenza sotto l’influsso in certo qual modo di una ragione, cioè di un’opinione, non contraria per sé, ma per accidente (infatti, contrario è il desiderio, non l’opinione) alla retta ragione. Ne consegue anche che è per questo che le bestie non possono essere incontinenti, perché esse non hanno un giudizio di carattere universale, [5] ma soltanto la rappresentazione e la memoria dei particolari. Com’è che si dissipa l’ignoranza e l’incontinente ritorna ad essere uno che possiede scienza? La spiegazione è la stessa che per il caso dell’ubriaco e del dormiente e non è peculiare di questa passione, e dobbiamo ascoltarla dagli studiosi della natura. Poiché l’ultima premessa è un’opinione [10] che riguarda un oggetto sensibile e che determina le azioni, un uomo o non ce l’ha quando è sotto l’influsso della passione, o ce l’ha in modo tale che, come abbiamo detto, non è un possedere la scienza ma soltanto un recitare, come l’ubriaco recita i versi di Empedocle. E poiché il termine ultimo non è un universale né viene considerato come un oggetto di scienza parificabile ad un universale, sembra appunto che ne consegua quello che [15] Socrate cercava di stabilire: infatti, non è in presenza di quella che viene ritenuta essere la scienza in senso proprio che sorge la passione dell’incontinenza, né è questa scienza che è trascinata qua e dalla passione, ma è in presenza della conoscenza sensibile. Posto questo, si consideri concluso il discorso sulla questione se è con o senza conoscenza, e con che tipo di conoscenza, che si è incontinenti.

 




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