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Aristotele
Etica a Nicomaco

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5. [Incontinenza, bestialità e morbosità].

[15] Ora, poiché alcune cose sono piacevoli per natura, e di queste alcune lo sono in senso assoluto, altre a seconda dei tipi sia degli animali sia degli uomini, mentre altre cose non lo sono, ma lo diventano o per difetti di crescita o per abitudini acquisite, altre ancora per depravazione della natura, è possibile vedere anche di ciascun tipo di queste le disposizioni corrispondenti. Intendo per disposizioni bestiali, [20] per esempio, quella della donna che, dicono, sventrava le donne incinte e ne divorava i feti, o quelle di cui provano piacere, dicono, certi selvaggi delle coste del Ponto 195, alcuni dei quali mangiano carni crude, altri carni umane, altri ancora si scambiano reciprocamente i figli per farne lauto pasto, o quello che si racconta di Falaride 196. Questi sono comportamenti bestiali; [25] ma certi sono provocati da malattia (anche da follia per alcuni, come quel tale che offrì sua madre in sacrificio e la divorò, o quello schiavo che si mangiò il fegato del suo compagno), altri sono stati morbosi derivati da un’abitudine, come, per esempio, lo strapparsi i capelli e il mangiare le unghie, e anche carbone e terra; ed inoltre, fare all’amore tra maschi: ad alcuni questo succede per natura, [30] ad altri in forza di un’abitudine, come a quelli che sono stati violentati da bambini. Nessuno, dunque, può dire incontinenti tutti coloro la cui depravazione è causata dalla natura, come non si possono chiamare incontinenti le donne, dal momento che nella copulazione non sono attive ma passive. Altrettanto si deve dire di coloro che hanno disposizioni morbose a causa di un’abitudine. Quindi, il possesso di ciascuno di questi tipi di disposizione [1149a] è al di fuori dei confini del vizio, come lo è la bestialità; per l’uomo che le possiede, dominarle o esserne dominato non costituisce la continenza o l’incontinenza pure e semplici, ma solo per analogia, come chi è in questa situazione per i suoi scoppi di impulsività non si deve chiamare semplicemente incontinente, ma incontinente in questa passione. Infatti, ogni volta che [5] arrivano all’eccesso, la stoltezza, la viltà, l’intemperanza, il cattivo carattere sono o bestiali o morbosi. L’uomo, infatti, che per natura è di indole tale da avere paura di tutto, anche dello strepito di un topo, è vile di una viltà bestiale, mentre chi ha paura di una donnola è determinato da una malattia. E degli stolti, alcuni sono privi di ragione per natura [10] e, poiché vivono soltanto col senso, sono bestiali, come certe razze di barbari lontani; altri invece, che sono privi di ragione a causa di malattia come l’epilessia o la follia, sono morbosi. Ora, di queste disposizioni morbose uno può possederne qualcuna soltanto qualche volta, senza esserne dominato: intendo, per esempio, il caso in cui Falaride 197 si fosse contentato quando desiderava divorare un fanciullo o quando desiderava [15] procurarsi un piacere sessuale contro natura. Ma è possibile anche essere completamente dominati da queste passioni, e non soltanto possederle. Orbene, come anche nel caso della perversità, quella a livello umano è chiamata perversità semplicemente, mentre quella con una determinazione aggiuntiva si chiama perversità bestiale o morbosa, e non semplicemente perversità, nello stesso modo è chiaro che anche l’incontinenza è ora bestiale ora morbosa, [20] mentre è puramente e semplicemente incontinenza solo quella corrispondente all’intemperanza umana. È dunque chiaro che incontinenza e continenza hanno per oggetti solo quelli dell’intemperanza e della temperanza, e che riguardo agli altri oggetti c’è un’altra specie di incontinenza, chiamata così per metafora e non in senso assoluto.

 




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