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Aristotele
Etica a Nicomaco

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7. [Intemperanza, incontinenza, mollezza].

Per quanto, poi, riguarda i piaceri e i dolori, [10] i desideri e le repulsioni derivati dal tatto e dal gusto, che abbiamo precedentemente 201 definiti come oggetti dell’intemperanza e della temperanza, è possibile, da una parte, trovarsi nella situazione di essere sconfitti anche da quelli che i più dominano, e, dall’altra, riuscire a dominare anche quelli a cui i più soggiacciono: di questi due tipi di uomini, se si tratta di piaceri, il primo è incontinente e il secondo continente; se si tratta di dolori, il primo è molle e il secondo è forte. [15] Nel mezzo sta la disposizione della maggior parte degli uomini, anche se essi inclinano di più verso quelle peggiori. Poiché alcuni dei piaceri sono necessari e altri no, e poiché i primi sono necessari fino ad un certo punto, mentre non lo sono i loro eccessi, né i loro difetti (e lo stesso vale anche dei desideri e dei dolori), chi persegue gli eccessi nelle cose piacevoli o le cose necessarie in misura eccessiva, [20] e 202 lo fa per sua scelta, e le persegue per se stesse e per nient’altro che possa derivarne, è intemperante: necessariamente, infatti, questo tipo di uomo non è capace di pentimento, cosicché è incorreggibile, poiché chi è incapace di pentimento è incorreggibile. Chi è in difetto nella ricerca del piacere è il contrario del precedente, mentre chi sta nel mezzo è temperante. Lo stesso si dica anche di chi fugge i dolori corporei non perché ne è sconfitto, ma per una scelta. [25] Di coloro, invece, che non agiscono in base ad una scelta, alcuni si lasciano trascinare dal piacere, altri dall’inclinazione ad evitare la sofferenza che deriva dal desiderio: perciò sono diversi gli uni dagli altri. Ognuno, però, riterrà che, se uno compie un’azione vergognosa senza alcun desiderio oppure con un desiderio debole, è peggiore di chi compia la stessa azione spinto da un desiderio violento, e che, se uno colpisce senza essere in preda all’ira, è peggiore di chi colpisca [30] in preda all’ira: che cosa farebbe, infatti, se fosse in balia della passione? È per questo che l’uomo intemperante è peggiore dell’incontinente. Delle disposizioni descritte, dunque, una è piuttosto una specie di mollezza; l’altro tipo di uomo, invece, è l’intemperante. Ora, all’incontinente si contrappone l’uomo continente, all’uomo molle il forte: l’esser forte, infatti, sta nel saper resistere, mentre la continenza consiste [35] nel dominare, e "resistere" e "dominare" sono cose diverse, come anche "non lasciarsi sconfiggere" e "vincere": per questo la continenza è preferibile [1150b] alla semplice forza d’animo. Chi manca di resistenza in quelle situazioni di fronte alle quali la maggior parte degli uomini resiste e ha la forza di resistere, è un uomo molle e sensuale (in effetti, la sensualità è una specie di mollezza): come chi trascina il mantello per non far la fatica e darsi la pena di sollevarlo, e come chi, quando fa [5] l’ammalato, non capisce di essere davvero un disgraziato, se si fa simile ad un disgraziato. Lo stesso vale anche nel caso della continenza e dell’incontinenza. Infatti, se uno rimane sconfitto da piaceri o dolori violenti ed eccessivi, non c’è da meravigliarsi, ma ciò è perdonabile se uno cerca di resistere, come il Filottete di Teodette 203 morso dalla vipera, [10] o il Cercione nell’Alope di Carcino 204, e come quelli che, mentre si sforzano di trattenere il riso, scoppiano a ridere d’un tratto, come capitò a Senofanto 205; ma è da meravigliarsi se uno, in situazioni di fronte alle quali la maggior parte degli uomini è capace di resistere, si lascia vincere e non riesce ad opporre resistenza, e ciò non per cause di natura ereditaria o per malattia: per esempio, tra i re degli Sciti [15] la mollezza è ereditaria, e come la femmina è per natura differente dal maschio. Comunemente si ritiene che anche il tipo giocherellone sia un intemperante: in realtà è un uomo molle. Infatti, il gioco è un rilassamento, se è vero che è uno stato di riposo 206. Il giocherellone appartiene alla classe di coloro che eccedono nel concedersi riposo. Dell’incontinenza, poi, ci sono due forme: la precipitazione e la debolezza. [20] Gli uni, dopo aver preso una deliberazione non perseverano in ciò che hanno deliberato, a causa della passione; gli altri si lasciano trascinare dalla passione per il fatto di non aver preso una deliberazione. Alcuni, infatti (come quelli che, avendo sofferto il solletico in precedenza, non lo soffrono più, se hanno presentito e previsto e se hanno risvegliato se stessi e la propria capacità di ragionare), non si lasciano vincere dalla passione, né [25] nel caso che sia piacevole né nel caso che sia dolorosa. Soprattutto gli uomini vivaci ed eccitabili sono incontinenti per precipitazione: e gli uni per la fretta, gli altri per la violenza della passione non stanno ad aspettare la conclusione del ragionamento, per il fatto che sono inclini a seguire l’immaginazione.

 




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