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Aristotele
Etica a Nicomaco

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8. [L’intemperanza è peggiore dell’incontinenza].

L’intemperante, come s’è detto 207, non è capace di pentimento, [30] giacché persiste nella sua scelta; ogni tipo di incontinente, invece, è capace di pentimento. Perciò le cose non stanno come le abbiamo formulate nel problema 208, ma l’intemperante è incorreggibile, mentre l’incontinente è correggibile. Infatti, la perversità è simile a malattie come l’idropisia e la tisi, mentre l’incontinenza assomiglia ad attacchi di epilessia, giacché la prima è un male continuo, la seconda è intermittente. [35] E incontinenza e vizio appartengono a generi completamente differenti: infatti, il vizio rimane nascosto al soggetto, l’incontinenza, invece, no. [1151a] Degli incontinenti stessi, poi, quelli che sono come fuori di sé sono migliori di quelli che la ragione ce l’hanno, ma non rimangono nei limiti di essa: questi ultimi, infatti, si lasciano sconfiggere da una passione più debole, e non senza aver prima preso una deliberazione, come, invece, fanno gli altri 209. Infatti, l’incontinente è simile a quelli che si ubriacano rapidamente e con poco [5] vino, anzi con una quantità minore che la maggior parte degli uomini. Orbene, che l’incontinenza non è un vizio è manifesto (ma forse per qualche aspetto lo è): l’incontinenza, infatti, è al di della scelta, mentre il vizio deriva dalla scelta; ma, tuttavia, una somiglianza c’è dal punto di vista delle azioni, come diceva Demodoco 210 ai Milesi: "I Milesi non sono stupidi, ma si comportano come [10] stupidi"; anche gli incontinenti non sono ingiusti, ma commettono ingiustizie. Ora, l’incontinente persegue i piaceri corporali eccessivi e contrari alla retta ragione, perché lui è fatto così e non perché sia convinto che sia bene, mentre l’intemperante ha la convinzione che sia bene proprio perché lui è fatto in modo tale da perseguire quei piaceri: perciò, il primo può facilmente essere persuaso a cambiare, il secondo no. [15] Infatti, la virtù salva il principio, il vizio, invece, lo distrugge, e nelle azioni il principio è il fine, come le ipotesi in matematica. Orbene, né né qui è il ragionamento che ci insegna i principi, ma qui è la virtù, sia naturale sia acquisita con l’abitudine, che ci insegna ad avere opinioni corrette sul principio. Dunque, [20] chi è fatto così è temperante, e l’intemperante è il suo contrario. Ma c’è chi, a causa della passione, esce fuori di sé, in contrasto con la retta ragione, uomo che la passione domina in modo da non permettergli di agire secondo la retta ragione, ma non fino al punto da renderlo capace di lasciarsi persuadere di dover perseguire tali piaceri senza ritegno. Questo è l’incontinente, migliore dell’intemperante, [25] e non puramente e semplicemente malvagio: qui, infatti, si salva la cosa migliore, il principio. Ma contrario a questo c’è un altro tipo di uomo, quello che resta in sé e non esce fuori di sé, per lo meno non a causa della passione. Da queste considerazioni, dunque, risulta manifesto che l’ultima è una disposizione virtuosa, l’altra è cattiva.

 




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