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Aristotele
Etica a Nicomaco

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14. [Considerazioni conclusive sul piacere].

Per quanto riguarda, poi, in conclusione, i piaceri del corpo, coloro 240 che dicono che almeno alcuni piaceri sono molto desiderabili, per esempio quelli moralmente belli, [10] ma non i piaceri del corpo, cioè quelli che sono oggetto dell’intemperante, devono cercar di vedere perché, allora, i dolori contrari sono cattivi: infatti, il contrario di un male è un bene. Non bisognerà forse dire che sono buoni i piaceri necessari, nel senso che anche il non male è bene? O forse va detto che sono buoni fino ad un certo punto? Infatti, delle disposizioni e dei conseguenti movimenti di cui non è possibile un eccesso che superi il meglio, non è possibile neppure un eccesso del piacere; di quelli, [15] invece, di cui è possibile un eccesso, è possibile anche l’eccesso del piacere. Ma dei beni corporali è possibile un eccesso, e l’uomo vizioso è tale perché persegue l’eccesso, non perché persegue i piaceri necessari: tutti, infatti, godono in qualche modo dei cibi, dei vini, degli atti sessuali, ma non tutti come si deve. Il contrario succede nel caso del dolore: infatti, il vizioso non ne fugge solo l’eccesso, ma fugge il dolore in generale, [20] giacché non c’è un dolore contrario all’eccesso di piacere se non per colui che questo eccesso persegue.

Ora, poiché bisogna dire non solo la verità ma anche la causa dell’errore (giacché questo contribuisce a rafforzare la convinzione: quando, infatti, viene reso evidente e plausibile il motivo per cui qualcosa appare come vero, pur non essendo [25] vero, ciò fa aumentare la convinzione della verità), bisogna, per conseguenza, dire perché i piaceri del corpo appaiono più desiderabili. Innanzi tutto, dunque, perché il piacere del corpo caccia il dolore: e a causa degli eccessi del dolore, pensando che ne sia rimedio, gli uomini perseguono il piacere eccessivo, cioè, in generale, il piacere del corpo. [30] Questi rimedi, d’altra parte, sono molto efficaci, ed è per questo che sono ricercati, perché si manifestano in contrasto con il loro contrario. Per conseguenza, il piacere non è ritenuto buono per queste due ragioni, come s’è detto: da una parte, alcuni piaceri sono azioni di una cattiva natura (sia per nascita, come quelle di una bestia, sia per abitudine, come quelle degli uomini viziosi), altri sono, invece, dei rimedi di una natura difettosa, ed è meglio essere sani che essere sulla via di diventarlo: [1154b] ma questi ultimi sono caratteristici di coloro il cui stato perfetto è in corso di ricostituzione; dunque, sono buoni solo accidentalmente. Inoltre, i piaceri del corpo sono perseguiti, per il fatto di essere intensi, da parte di coloro che non sono capaci di godere di altri piaceri: ci sono addirittura di quelli che si provocano da sé la sete. Quando questi piaceri non sono nocivi, non c’è da biasimarli; [5] ma quando sono dannosi, è male. Questi uomini, infatti, non hanno altre cose di cui godere, e lo stato neutro per molti è doloroso, a causa della loro natura. Infatti, la natura animale è sempre sotto sforzo, come testimoniano anche i naturalisti, quando dicono che vedere e udire implicano pena: ma ormai siamo abituati, come dicono loro. Parimenti, poi, durante la [10] giovinezza, per il fatto che si sta crescendo, ci si comporta come uomini pieni di vino, e la giovinezza è piacevole; d’altra parte, gli uomini di natura eccitabile hanno sempre bisogno di cura. Il loro corpo, infatti, a causa della loro composizione biologica, vive continuamente come in una morsa dolorosa, ed essi si trovano perennemente in uno stato di violento desiderio: ora, il piacere caccia il dolore, sia il piacere specificamente contrario, sia un piacere qualsiasi, purché sia molto intenso: e per [15] queste ragioni essi diventano intemperanti e perversi.

Ma i piaceri non accompagnati da dolore non comportano eccesso: e questi piaceri derivano dalle cose piacevoli per natura e non per accidente. Intendo, poi, con "piacevoli per accidente" le cose che piacciono in quanto curano: perché, infatti, accade di essere curati grazie al fatto che ciò che in noi rimane sano compie una determinata attività, ed è per questo che il rimedio è ritenuto piacevole. [20] Chiamo invece "piacevoli per natura" le cose che producono l’azione di una natura sana. Nessuna cosa, poi, rimane per noi sempre piacevole, per il fatto che la nostra natura non è semplice, ma c’è in noi anche un altro elemento (per il quale siamo corruttibili), cosicché se uno dei due elementi fa qualcosa, questo è, per l’altra natura, contro natura, ma quando i due elementi si uguagliano, ciò che essi fanno non è né dolorosopiacevole: poiché, [25] se la natura di un essere fosse semplice, sarebbe sempre la stessa azione ad essere la più piacevole per lui. È per questo che Dio gode sempre di un piacere unico e semplice Infatti, non c’è solo un’attività del movimento, ma c’è anche un’attività dell’immobilità, e il piacere sta più nella quiete che nel movimento. Ma "il cambiamento, in tutte le cose, è dolce", come dice il poeta 241, a causa di una cattiva indole: infatti, come [30] l’uomo cattivo è un uomo che cambia facilmente, così è cattiva anche la natura che ha bisogno di cambiamento: non è, infatti, né semplicebuona. Dunque, abbiamo detto della continenza e della incontinenza del piacere e del dolore, e qual è la natura di ciascuno di essi e in che senso si tratta in un caso di cose buone e nell’altro di cattive. Dobbiamo anche trattare dell’amicizia.




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