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Aristotele
Etica a Nicomaco

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4. [Confronto fra le tre specie di amicizia. Loro durata].

Questa amicizia, dunque, è perfetta sia per la durata sia per il resto, e sorge dal fatto che ciascuno riceve [35] dall’altro cose identiche da tutti i punti di vista o simili; il che è ciò che deve accadere tra amici. [1157a] L’amicizia, poi, che deriva dal piacere ha somiglianza con questo, giacché anche i buoni risultano piacevoli gli uni agli altri. Lo stesso vale anche per l’amicizia che nasce dall’utilità, giacché i buoni sono anche utili gli uni agli altri. Ma anche in questi due ultimi casi le amicizie hanno la massima durata quando gli uni ricevono dagli altri la stessa cosa, per esempio [5] il piacere, e non soltanto la stessa cosa, ma anche derivata da una stessa causa, come, per esempio, accade tra gli uomini spiritosi, e non come accade tra amante ed amato. Infatti, questi non godono delle stesse cose, ma l’uno prova piacere a guardare l’amato, l’altro ad essere corteggiato dall’amante. Ma quando il fiore dell’età appassisce, talora viene meno anche l’amicizia (giacché per l’uno non è più piacevole [10] la vista dell’amato, e per l’altro vien meno il corteggiamento dell’amante). Ma molti, d’altra parte, persistono nell’amicizia, se in base alla consuetudine finiscono con l’amare i rispettivi caratteri, essendo divenuti simili fra di loro. Coloro, poi, che nei loro rapporti amorosi non si scambiano piacere, ma utilità, sono meno amici e meno costanti. Infine, l’amicizia di quelli che sono amici a causa dell’utilità [15] si dissolve insieme con l’interesse che la suscita, giacché essi non sono amici l’uno dell’altro, ma del profitto. A causa del piacere e dell’utilità, quindi, è possibile che siano amici sia uomini cattivi tra di loro, sia uomini virtuosi con uomini cattivi, sia chi non è né l’uno né l’altro con qualunque tipo d’uomo, ma è chiaro che solo i buoni possono essere amici per quello che sono in se stessi: i viziosi, infatti, non ricevono alcuna gioia gli uni dagli altri, [20] a meno che non ne derivi un qualche vantaggio. E soltanto l’amicizia tra gli uomini buoni non può essere incrinata dalla calunnia, giacché non è facile prestar fede ad alcuno a proposito di un uomo che si è da se stessi per lungo tempo messo alla prova; è in questi uomini che si trova la fiducia, la disposizione a non farsi mai reciprocamente ingiustizia, e tutto quello che è considerato un valore nell’amicizia autentica. Nelle altre amicizie, invece, [25] non c’è nulla che impedisce che tali cose avvengano. Poiché, infatti, gli uomini chiamano amici sia quelli che lo sono per l’utile, come fanno le città (giacché si sa che le alleanze militari le città le fanno in vista del vantaggio che ne deriva), sia coloro che si amano tra di loro per il piacere, come i bambini, forse anche noi dobbiamo parlare di amicizia in simili casi. [30] Ma dobbiamo anche dire che ci sono molte specie di amicizia, e prima di tutto e in senso proprio quella dei buoni in quanto buoni, e poi, per somiglianza, tutte le altre, giacché in tanto si è amici, in quanto c’è un qualcosa di buono e di simile; anche il piacevole, infatti, è un bene per chi ama il piacere. Ma queste due specie di amicizia non sono affatto convergenti, e non sono gli stessi uomini quelli che sono amici per l’utilità [35] e quelli che lo sono per il piacere, perché non capita spesso che si trovino accoppiate le qualità accidentali. [1157b] Ma una volta divisa l’amicizia in queste specie, diremo che gli uomini malvagi sono amici per il piacere o per l’utilità, essendo in questo simili, mentre i buoni sono amici per se stessi, cioè in quanto buoni. Questi ultimi, dunque, saranno amici in senso assoluto; quelli, invece, per accidente e [5] per il fatto che assomigliano ai buoni.

 




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