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Aristotele
Etica a Nicomaco

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5. [L’amicizia come disposizione e come attività. L’intimità].

Come per quanto riguarda le virtù alcuni sono chiamati buoni in base ad una disposizione del loro carattere, altri in base ad una effettiva attività, così avviene anche nel caso dell’amicizia: infatti, alcuni vivono insieme procurandosi gioia a vicenda e facendo il bene l’uno dell’altro, altri, invece, in quanto dormono o sono separati dalla distanza, non esercitano in atto l’amicizia, [10] ma hanno la disposizione a farlo: la distanza, infatti, non fa cessare l’amicizia in senso assoluto, ma soltanto il suo effettivo esercizio. Ma se l’assenza dura nel tempo, essa, si ammette, fa dimenticare anche l’amicizia. Di qui il detto: "Molte amicizie, dunque, ha fatto cessare l’impossibilità di parlarsi". I vecchi, poi, e gli uomini di carattere acido, manifestamente, non sono inclini all’amicizia: infatti, c’è poco [15] di piacevole in loro, e nessuno può passare la sua giornata in compagnia di chi è affligente e di chi non è piacevole, perché è manifesto che la natura soprattutto rifugge da ciò che è penoso, e tende, invece, a ciò che è piacevole. Quelli, poi, che sono disposti ad accettarsi reciprocamente, ma non vivono insieme, sono simili più a uomini benevoli che ad amici. Niente, infatti, è così tipico degli amici come il vivere insieme [20] (l’aiuto, infatti, lo desiderano quelli che ne hanno bisogno, ma trascorrere insieme il tempo lo desiderano anche gli uomini felici, giacché ad essi non si addice affatto rimanere solitari). Ma non è possibile passare la vita insieme, gli uni in compagnia degli altri, se non si è piacevoli e se non si gode delle medesime cose: è in questo, si ritiene, che consiste il cameratismo.

[25] L’amicizia, dunque, è soprattutto quella dei buoni, come s’è detto più volte. Si ritiene comunemente, infatti, che degno di essere amato e scelto è il bene o il piacere, in generale, ma per ciascuno ciò che è buono e piacevole per lui: e l’uomo buono è amato e scelto dall’uomo buono per entrambi questi motivi. L’affezione assomiglia ad una passione, l’amicizia ad una disposizione, giacché l’affezione è rivolta anche [30] agli esseri inanimati, ma ricambiare l’amore implica una scelta, e la scelta dipende da una disposizione del carattere. E gli uomini vogliono il bene delle persone amate proprio per amor loro, non seguendo una passione ma per intima disposizione. Ed amando l’amico amano ciò che è bene per loro stessi, giacché l’uomo buono, divenuto amico, diventa un bene per colui di cui è diventato amico. Ciascuno dei due, [35] dunque, ama ciò che è bene per lui, e ricambia l’altro in ugual misura, col volere il suo bene e col procurargli piacere: si dice, infatti, "amicizia è uguaglianza", e questa c’è soprattutto nell’amicizia tra uomini buoni.

 




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