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Aristotele
Etica a Nicomaco

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9. [Amicizia, giustizia e comunità politica].

[25] Sembra, poi, come s’è detto all’inizio 259, che l’amicizia e la giustizia abbiano i medesimi oggetti e risiedano nelle medesime persone. Infatti, si ritiene comunemente che in ogni comunità ci sia una forma di giustizia, ma anche amicizia; certo è che si attribuisce il nome di amici ai compagni di navigazione e ai compagni d’arme, e parimenti anche a quelli che si trovano in tutti gli altri tipi di comunità. [30] Quanto si estende il rapporto comunitario, altrettanto si estende l’amicizia, giacché tanto si estende anche la giustizia. E il proverbio "le cose degli amici sono comuni" ha ragione, perché l’amicizia consiste in una comunanza. Tra fratelli e tra amici tutto è comune, tra gli altri uomini, invece, soltanto cose determinate, e per alcuni di più e per altri di meno, giacché anche le amicizie sono amicizie in misura maggiore [35] o minore. Ma anche i rapporti di giustizia sono differenti; infatti, non sono [1160a] gli stessi quelli dei genitori verso i figli, e quelli dei fratelli fra di loro, né i rapporti tra compagni né quelli tra cittadini, e così, allo stesso modo, anche nel caso degli altri tipi di amicizia. Per conseguenza, anche gli atti di ingiustizia nei riguardi di ciascuno di questi gruppi sono diversi, e diventano più gravi per il fatto di riguardare, per di più, degli amici. [5] Per esempio, è più grave spogliare dei suoi beni un compagno che non un concittadino, e non prestare aiuto ad un fratello che non ad uno straniero, e più grave percuotere il padre che non chiunque altro. Per natura, poi, la giustizia cresce insieme con l’amicizia, perché esse si trovano nelle medesime persone ed hanno uguale estensione.

Tutte le comunità, poi, sono simili a parti della comunità politica: [10] infatti, gli uomini viaggiano insieme in vista di qualche vantaggio, cioè per procurarsi qualcosa che serve alla loro vita; anche la comunità politica si ritiene che si sia costituita fin da principio e perduri in vista dell’utilità: è a questa, infatti, che mirano anche i legislatori, e dicono che è giusto ciò che è di utilità generale. Le altre comunità [15] hanno di mira l’interesse particolare: per esempio, i naviganti mirano all’utile che traggono dalla navigazione diretta ad un acquisto di ricchezza o qualcosa di simile, i camerati mirano all’utile che traggono dalla guerra, desiderando ricchezza e vittoria, oppure una città, e lo stesso fanno i membri di una stessa tribù o di uno stesso demo [Alcune comunità si ritiene che sorgano per un piacere, come 260 quelle degli appartenenti ad un tiaso 261 [20] o ad una associazione conviviale 262: queste, infatti, hanno come scopo quello di offrire un sacrificio e quello di stare insieme. Tutte queste comunità sembrano essere subordinate alla comunità politica, giacché la comunità politica non mira soltanto al vantaggio presente, ma a ciò che è utile alla vita intera 263.], quando fanno sacrifici e riunioni ad essi relative, rendendo i dovuti onori agli dèi, [25] e procurando a se stessi piacevoli periodi di riposo. Infatti, i sacrifici e le riunioni di origine antica hanno luogo, manifestamente, dopo la raccolta dei frutti, come offerta di primizia, giacché è soprattutto in quei periodi dell’anno che gli uomini hanno tempo per lo svago. Dunque, tutte le comunità sono manifestamente parti di quella politica, e le specie particolari di amicizia corrisponderanno [30] alle specie particolari di comunità.

 




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