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Aristotele
Etica a Nicomaco

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12. [I rapporti di amicizia tra parenti].

Ogni amicizia, dunque, si realizza in una comunità, come s’è detto 270. Ma si potrebbero escludere l’amicizia tra parenti e quella tra compagni d’arme. Ma le amicizie tra concittadini, tra membri di una stessa tribù, tra compagni di navigazione e simili, sono le più somiglianti ad amicizie fondate su una comunanza di interessi, [15] giacché è manifesto che nascono da una specie d’accordo. Tra queste si potrebbe classificare anche l’amicizia tra ospiti.

E l’amicizia tra parenti ha, manifestamente, più forme, ma è tutta connessa con quella paterna: i genitori, infatti, amano i figli perché li considerano come una parte di se stessi, e i figli amano i genitori perché sono un qualcosa che da essi deriva. [20] I genitori, però, sanno che i figli sono stati generati da loro più che i figli non sappiano che è da quelli che sono stati generati, e il generante sente di più il legame di appartenenza col generato di quanto il generato lo senta col generante: infatti, ciò che deriva da qualcuno appartiene a colui da cui deriva (per esempio, un dente, un capello, qualunque cosa, appartengono a chi l’ha); ma il generante non appartiene affatto al generato, o gli appartiene in misura minore. E c’è differenza anche per la durata temporale: [25] i genitori, infatti, amano i figli appena nati, mentre questi amano i genitori solo quando è passato del tempo, e quando hanno acquistato giudizio o sensibilità. Da queste considerazioni risulta chiaro anche per quali ragioni le madri amano di più. I genitori, dunque, amano i figli come se stessi (giacché i figli nati da loro sono come degli altri se stessi, altri per il fatto di essere separati), e i figli amano i genitori perché hanno avuto origine da loro, [30] e i fratelli si amano l’un l’altro perché hanno avuto origine dagli stessi genitori, giacché l’identità del loro rapporto con quelli stabilisce un’identità tra di loro; perciò si dice "di uno stesso sangue", "di una stessa radice", e simili. Pertanto, essi sono in certo qual modo una stessa cosa, benché in individui distinti. Molto, poi, contribuiscono all’amicizia sia il fatto di essere allevati insieme, sia la vicinanza d’età, giacché il coetaneo ama il coetaneo, [35] e quelli che vivono insieme diventano camerati; perciò, anche l’amicizia tra fratelli è simile a quella tra camerati. [1162a] I cugini, infine, e gli altri parenti si trovano uniti da vincoli che derivano da fratelli, e ciò per il fatto che derivano dai medesimi progenitori. E sono più o meno intimi a seconda che siano vicini o lontani rispetto al capostipite.

L’amicizia dei figli verso i genitori [5] e degli uomini verso gli dèi è come un’amicizia verso un essere buono e superiore: essi, infatti, hanno loro dato i benefici più grandi, giacché sono gli autori della loro esistenza, del loro allevamento, e, mentre crescono, della loro educazione. L’amicizia tra padri e figli, poi, è più piacevole e più vantaggiosa che quella tra estranei, nella misura in cui tra i primi c’è maggiore comunanza di vita. [10] Nell’amicizia fraterna, poi, ci sono gli stessi elementi che nell’amicizia tra camerati, soprattutto quando questi sono virtuosi, e quando in generale si assomigliano, in quanto sono più intimi e si trovano ad amarsi reciprocamente fin dalla nascita, ed in quanto sono più simili le abitudini di vita di quelli che derivano dai medesimi genitori, e che sono stati allevati insieme ed educati allo stesso modo; e la prova del tempo è in questo caso la più decisiva [15] e la più sicura. Tra gli altri parenti, infine, i rapporti di amicizia sono proporzionati al grado di parentela.

L’amicizia tra marito e moglie, si riconosce, è naturale: l’uomo, infatti, è per sua natura più incline a vivere in coppia che ad associarsi politicamente, in quanto la famiglia è qualcosa di anteriore e di più necessario dello Stato, e l’istinto della procreazione è più comune tra gli animali. [20] Ma mentre per gli altri animali la comunità giunge solo fino alla procreazione, gli uomini si mettono a vivere insieme non solo per generare dei figli, ma anche per provvedere alle necessità della vita. Fin dall’inizio, infatti, si dividono le funzioni: quelle del marito sono diverse da quelle della moglie, quindi si aiutano l’un l’altro, ponendo in comune le specifiche qualità personali. Per questi motivi si ritiene che [25] in questa amicizia ci siano sia l’utilità sia il piacere. Ed essa può fondarsi sulla virtù, quando gli sposi sono persone per bene: c’è infatti una virtù propria di ciascuno di loro, ed essi ne proveranno gioia. Infine, i figli sono ritenuti un legame: è per questo che i coniugi senza figli si separano più rapidamente; i figli, infatti, sono un bene comune ad entrambi, e ciò che è comune tiene uniti. Cercare come si deve comportare il marito [30] verso la moglie ed in generale l’amico verso l’amico, non significa nient’altro, manifestamente, che cercare qual è il comportamento giusto; è manifesto, infatti, che il comportamento giusto per l’amico verso un altro amico, verso un estraneo, un compagno d’arme o un compagno di scuola non è lo stesso.

 




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