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Aristotele
Etica a Nicomaco

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6. [Critica della concezione platonica del bene].

Forse è meglio fare oggetto d’indagine il bene universale e discutere a fondo quale significato abbia, anche se tale ricerca è sgradevole per il fatto che sono amici nostri gli uomini che hanno introdotto la dottrina delle Idee. Ma si può certamente ritenere più opportuno, anzi doveroso, almeno per la salvaguardia della [15] verità, lasciar perdere i sentimenti personali, soprattutto quando si è filosofi: infatti, pur essendoci cari entrambi, è sacro dovere onorare di più la verità. (1) Coloro che hanno introdotto questa dottrina non ponevano Idee nelle cose in cui ponevano il rapporto di successione, ragion per cui non costruirono un’Idea neppure dei numeri. Ma il termine "bene" si usa sia [20] nel senso della sostanza, sia in quello della qualità, sia in quello della relazione, e ciò che è per sé, cioè la sostanza, è per natura anteriore a ciò che è relativo (infatti questo è ritenuto accessorio e accidentale rispetto all’essere per sé); cosicché non ci potrà essere alcuna "Idea" comune a queste categorie. (2) Inoltre, poiché "bene" ha tanti significati quanti ne ha "essere" 9 (infatti, si predica nella categoria della sostanza, come, per esempio, Dio [25] e intelletto; in quella della qualità: le virtù; in quella della quantità: la misura; in quella della relazione: l’utile; in quella del tempo: il momento opportuno; in quella del luogo: l’ambiente adatto; e così via), è chiaro che non può essere un che di comune, universale ed uno: non sarebbe, infatti, predicabile in tutte le categorie, ma solo in una. (3) Inoltre, poiché di ciò che è [30] conforme ad una sola Idea una sola è anche la scienza, anche di tutti i beni vi dovrebbe essere una scienza sola; ora, invece, anche delle cose che sono sussumibili sotto una sola categoria vi sono molte scienze: per esempio, scienza del momento opportuno in guerra è la strategia, nella malattia è la medicina, e scienza della giusta misura in fatto di alimentazione è la medicina, in fatto di esercizi fisici è la ginnastica. (4) Si potrebbe porre la questione di che cosa [35] mai essi vogliano dire con "cosa in sé", dal momento che in "uomo in sé" [1096b] e in "uomo" uno e identico è il significato, quello di uomo. Infatti, in quanto entrambe le espressioni indicano l’uomo, non c’è alcuna differenza tra di loro: se è così, non ci sarà differenza neppure nel caso del bene. (5) Ma neppure per il fatto di essere eterno il "Bene in sé" sarà certo più bene, se è vero che neppure il bianco che dura a lungo è più bianco di quello che dura [5] un sol giorno. In modo più persuasivo sembrano esprimersi sul bene i Pitagorici, che pongono nella lista dei beni l’uno 10: per conseguenza, si ritiene che siano loro quelli che segue anche Speusippo 11. Ma a questi argomenti si dedicherà un’altra trattazione 12. (6) Un’obiezione, poi, alle cose dette sorge dal fatto che i ragionamenti espressi dai Platonici non riguardano ogni bene, [10] bensì i beni di una sola specie, quelli che sono perseguiti e amati per se stessi, mentre quelli che li producono o in qualche modo li custodiscono ovvero li preservano dai contrari, sono chiamati beni a causa di questi, e in un senso secondario. È dunque chiaro che si può parlare di beni in due sensi diversi: da una parte i beni per se stessi, dall’altra quelli che sono beni sul fondamento dei precedenti. Dopo aver distinto, [15] dunque, dai beni strumentali i beni per sé, cerchiamo di scoprire se questi ultimi vengono chiamati beni perché sono conformi ad una sola Idea. Con quali determinazioni bisognerà porre i beni per sé? Forse sono tali tutte quelle cose che sono perseguite anche da sole, come l’aver senno e il vedere, e certi piaceri e certi onori? Questi infatti anche se li perseguiamo in vista di qualcos’altro, tuttavia si potrebbero porre tra i beni per sé. Oppure non [20] vi possiamo porre nient’altro se non l’Idea? In tal caso la Forma sarà vuota. Ma se invece anche queste cose appartengono ai beni in sé, la definizione di bene dovrà rivelarsi identica in tutte loro, come la definizione di bianco nella neve e nella biacca. Eppure dell’onore, della saggezza e del piacere le definizioni sono diverse e differenti proprio in quanto sono beni. [25] Dunque il bene non sarà qualcosa di comune in conformità con una sola Idea. Ma allora in che senso si predica? Infatti non sembra appartenere alle cose che, per caso, almeno, sono omonime 13. Ma forse i beni hanno lo stesso nome in quanto derivano da una sola realtà o perché tendono ad un unico bene, o piuttosto per analogia? Come infatti la vista è bene nel corpo, così l’intelletto è bene nell’anima, e un’altra cosa è bene in un’altra realtà. [30] Ma forse è meglio lasciar da parte questo problema per ora, giacché il suo esame rigoroso è più appropriato ad un’altra parte della filosofia 14. Lo stesso vale anche per l’Idea del bene: se pure infatti il bene predicato in comune fosse una realtà unica o qualcosa che esiste separatamente di per sé, è chiaro che l’uomo non potrebbe né realizzarlo nell’azioneacquisirlo: ma ora [35] si sta cercando proprio questo tipo di bene. Forse si potrebbe opinare che sia meglio conoscere [1097a] il Bene in sé proprio in funzione dei beni che possono essere acquisiti e realizzati nell’azione: infatti, tenendo questo come modello, conosceremo meglio anche i beni per noi, e se li conosceremo, li conseguiremo. Questo argomento ha certo una qualche plausibilità, ma sembra essere in dissonanza con il comportamento delle scienze: [5] infatti, pur tendendo tutte ad un qualche bene e pur cercando ciò che ad esse manca, tralasciano la conoscenza del Bene in sé. Eppure non è ragionevole che tutti coloro che esercitano un’arte ignorino e non ricerchino un simile sussidio. D’altra parte è difficile vedere anche quale giovamento possa un tessitore o un carpentiere trarre per la propria arte dalla conoscenza di questo Bene in sé, [10] o come potrà diventare migliore medico o generale migliore chi avrà contemplato l’Idea in se stessa. È manifesto, infatti, che il medico non ha di mira la salute in sé, bensì quella dell’uomo, anzi, meglio, la salute di un uomo determinato, giacché è l’individuo che egli cura. E su questo argomento basti quanto si è detto fin qui.

 




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