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Aristotele
Etica a Nicomaco

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9. [Suggerimenti pratici].

[20] Che, dunque, la virtù etica è una medietà, e in che senso lo è, e che è una medietà tra due vizi, l’uno per eccesso l’altro per difetto, e che è tale perché tende costantemente al mezzo sia nelle passioni sia nelle azioni, è stato detto a sufficienza. Perciò, anche, è un compito impegnativo essere uomo di valore. Cogliere in ogni cosa [25] il mezzo è un compito impegnativo: per esempio, determinare il centro di un cerchio non è da tutti, ma solo di chi sa. Così, invece, è da tutti ed è facile adirarsi, e donare denaro e far spese: ma farlo con chi si deve, nella misura giusta, al momento opportuno, con lo scopo e nel modo convenienti, non è più da tutti né facile. Ed è per questo che il farlo bene è cosa rara, degna di lode e [30] bella. Perciò bisogna che chi tende al mezzo prenda innanzi tutto le distanze da ciò che gli è più contrario, come consiglia anche Calipso:

"fuori da questo fumo, fuori dal vortice tieni la nave" 51.

Infatti, dei due estremi uno è più colpevole, l’altro meno. Poiché, dunque, cogliere il mezzo è cosa estremamente difficile, dobbiamo affidarci, [35] come si dice, alla seconda navigazione e scegliere il minore dei mali: [1109b] ed il miglior modo di farlo sarà questo che noi indichiamo. Dobbiamo, poi, indagare su ciò a cui noi stessi siamo portati: alcuni di noi, infatti, sono per natura inclini a certe cose, altri ad altre: e questo sarà riconoscibile [5] dal piacere e dal dolore che nascono in noi. E dobbiamo spingerci nella direzione contraria: infatti è allontanandoci molto dall’errore che giungeremo al giusto mezzo, come fanno coloro che raddrizzano i legni storti. Infine, e soprattutto, bisogna in ogni cosa stare in guardia di fronte al piacevole ed al piacere, poiché non siamo imparziali quando lo giudichiamo. Ciò dunque che provarono gli anziani del popolo nei confronti di Elena 52, [10] dobbiamo provarlo anche noi nei confronti del piacere, e in tutte le circostanze ripeterci le loro parole: se infatti lo congediamo così, saremo meno soggetti ad errare. Facendo così, per dirla in breve, avremo le maggiori possibilità di raggiungere il giusto mezzo. Certo questo è difficile, soprattutto nei singoli casi. [15] Infatti, non è facile determinare come e con chi e in quali casi e per quanto tempo si debba essere in collera, giacché anche noi talora lodiamo coloro che restano al di sotto del mezzo e li chiamiamo bonari, talora invece lodiamo quelli che sfogano la rabbia e li chiamiamo virili. Ma colui che devia poco dal bene, né quando [20] eccede né quando difetta è biasimato; ma lo è chi devia maggiormente, giacché quest’ultimo non passa inosservato.

Ma fino a che punto e in che misura è biasimevole non è facile determinarlo col ragionamento: niente di diverso, infatti, avviene nel campo degli oggetti sensibili: tali oggetti rientrano nell’ambito dei fatti particolari ed il giudizio su di essi spetta alla sensazione. Tutto questo, dunque, rende evidente che la disposizione mediana è in tutte le circostanze degna di lode, ma che talora [25] dobbiamo inclinare verso l’eccesso, talora verso il difetto, giacché è in questa maniera che raggiungeremo il giusto mezzo e il bene con la più grande facilità.




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