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Aristotele
Etica a Nicomaco

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4. [L’incontinenza: il suo ambito e le sue forme].

[20] Proseguendo, dobbiamo dire se c’è chi è incontinente in senso assoluto o tutti lo sono in un campo particolare, e nel primo caso di che natura sono gli oggetti dell’incontinenza. Che gli uomini continenti e forti, e gli incontinenti e molli, lo siano riguardo a piaceri e dolori, è manifesto. Ora, delle cose che producono piacere alcune sono necessarie, altre sono meritevoli di scelta [25] per se stesse, pur essendo suscettibili di eccesso. Necessarie sono quelle connesse col corpo (e come tali intendo quelle che riguardano il nutrimento e l’attività sessuale, cioè quelle funzioni corporee che abbiamo detto essere oggetto dell’intemperanza e della temperanza). Le altre, invece, non sono necessarie, ma meritevoli per se stesse di scelta (e intendo, [30] per esempio, vittoria, onore, ricchezza e le cose buone e piacevoli di questo tipo). Posto questo, coloro che rispetto a questi oggetti eccedono, in contrasto con la retta ragione che è in loro, non li chiamiamo semplicemente incontinenti, ma incontinenti con l’aggiunta di "in fatto di denaro, di guadagno, di onore, di impulsività"; e non li chiamiamo incontinenti in senso assoluto, perché da questi sono diversi e [35] sono chiamati così per analogia, come si chiama Ánthropos 188 colui che ha vinto 189 ai giochi di Olimpia: nel suo caso, come [1148a] dicevamo, la definizione generale differisce di poco da quella individuale a lui propria, ma è tuttavia diversa. Prova: l’incontinenza del primo tipo, sia in senso assoluto sia in qualche senso particolare, è biasimata non solo come errore, ma anche come una specie di vizio; ma non è biasimato così nessuno degli incontinenti del secondo tipo. Di quelli che sono incontinenti [5] in relazione ai godimenti corporali (in relazione ai quali chiamiamo tali il temperante e l’intemperante), colui che, senza avere operato una scelta, ricerca l’eccesso delle cose piacevoli, e fugge quello delle cose spiacevoli (fame, sete, caldo, freddo, e tutto ciò che riguarda il tatto e il gusto), ma che anzi lo fa in contrasto con la sua scelta ed il suo pensiero, è detto incontinente, senza l’aggiunta [10] di "in relazione a queste determinate cose", come incontinente "in relazione all’ira", ma solo puramente e semplicemente incontinente. Prova: si parla di uomini molli in relazione a questi piaceri, ma non per alcuno degli altri. Ed è per questo che mettiamo insieme nella stessa categoria l’incontinente e l’intemperante, ed il continente e il temperante (ma non lo facciamo per nessuno di quegli altri), [15] per il fatto che sono in qualche modo in relazione con gli stessi piaceri e gli stessi dolori: essi, però, sono in relazione, sì, agli stessi oggetti, ma non nella stessa maniera, bensì gli uni compiono una scelta e gli altri no. Perciò diremo intemperante piuttosto colui che, non avendo desideri o avendone di deboli, persegue i piaceri eccessivi e fugge i dolori moderati, che non colui che fa questo [20] per l’intensità del suo desiderio. Infatti, che cosa farebbe quel primo se gli sopravvenisse un desiderio giovanile o una sofferenza intensa dovuta alla mancanza del necessario? Dei desideri e dei piaceri, alcuni sono cose nel loro genere belle e virtuose (giacché alcune delle cose piacevoli sono per natura meritevoli di scelta 190, mentre altre sono loro contrarie [25] ed altre intermedie) secondo la nostra precedente suddivisione 191, come, per esempio, denaro, guadagno, vittoria, onore. Nei confronti di tutte queste cose, di quelle dello stesso genere e di quelle intermedie, non si è biasimati per il fatto di esserne attratti, di desiderarle e di amarle, ma per il modo con cui lo si fa, cioè per il fatto di eccedere (perciò <non sono biasimati> 192 tutti quelli che, contro la ragione, o si lasciano dominare o perseguono qualcuna delle cose che sono belle [30] e buone per natura, come, per esempio, coloro che si preoccupano più di quanto si debba per l’onore, o per i figli e per i genitori: infatti, anche queste cose sono buone, e vengono lodati coloro che se ne preoccupano; ma tuttavia è possibile eccedere anche in questo, se uno, come Niobe 193, si mette in contrasto persino con gli dèi, o come Satiro 194, [1148b] soprannominato Filopatore per l’amore verso suo padre: si riteneva, infatti, che si comportasse da pazzo). Infatti, non c’è alcuna perversità a questo riguardo, per il motivo che abbiamo detto, cioè perché ciascuna di queste cose è degna per se stessa di scelta, ma sono cattivi e devono essere evitati i loro eccessi. Parimenti, in questo caso, [5] non c’è neppure incontinenza: l’incontinenza, infatti, non solo è da evitare, ma è anche degna di biasimo. Ma per una somiglianza dello stato d’animo corrispondente si parla di incontinenza con l’aggiunta di una determinazione, caso per caso: per esempio, si chiama cattivo medico e cattivo attore chi non sarebbe chiamato cattivo puramente e semplicemente. Orbene, come avviene in questo esempio, poiché [10] ciascuna di queste situazioni non è vizio, ma solo gli assomiglia per analogia, così è evidente che anche nell’altro caso bisogna giudicare che l’incontinenza e la continenza sono solo quelle che hanno i medesimi oggetti della temperanza e dell’intemperanza, e che, invece, è per similitudine che usiamo il termine in relazione all’impulsività. Perciò diciamo "incontinente" aggiungendo "anche in fatto di impulsività", come incontinente "in fatto di onore e di guadagno".

 




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