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Paolo Sarpi
Historia particolare delle cose passate trà il Pontefice Paolo V. E la Republica di Venetia.

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  • HISTORIA PARTICOLARE delle Cose passate trà il Sommo Pontefice PAOLO V. Et la Serenissima Repvblica di Venetia.
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HISTORIA

PARTICOLARE

delle Cose paſſate trà il

Sommo Pontefice

PAOLO V.

Et la Sereniſſima Repvblica

di Venetia.

 

 
LIBRO PRIMO.

 

 

 

Paolo V. dalli primi anni della sua pueritia dedito e nodrito in quelli studij che non hanno altro per scopo se non l'acquistare la Monarchia spirituale e temporale di tutto il mondo al Pontefice Romano, e avanzando l'ordine clericale sottrarlo dalla potestà e giurisdittione di tutti li Prencipi, inalzandolo anco sopra li , e sottomettendogli i secolari in ogni genere di servigi e commodi. Hebbe anco, venuto in età virile, occasione di esercitarsi in maneggiare quelle armi colle quali questa dottrina si sostiene, havendo essercitato l'officio di Auditor della Camera, carico apunto conforme al genio suo, imperoche il titolo che si à quel magistrato è, sententiarum e censurarum intus, e extra latarum universalis executor: nel qual carico anco s'adoperò più accuratamente de gli altri suoi predecessori, non v'essendo memoria che da 50. anni in quà si fossero fulminati monitorij e cedoloni quanti egli fulminò in 5. anni, che tenne quell'officio.

Per le quali cose concepì grandissimo desiderio di vendetta contro quelle persone, che a lui parevano esser di qualche impedimento alla libertà o licenza Ecclesiastica, & al maneggio arbitrario della scommunica: perché l'ira si estingue o almeno resta sopita quando per oggetto persone tanto alte, che non vi sia speranza di poter aggiunger al vindicarsi contra d'esse, non concepì tanto sdegno contra li & Prencipi soli, quanto contra le Republiche, imperoche considerando quelli che le governano nelle loro persone private, nel che sono senza potenza, à lui pareva potere sperar di superarli, ancora se ben congionte in un corpo, & con la potenza che le forze publiche seco portano. sopra tutto l'odio suo era acceso contra la Republica di Venetia, si perche ella sola sostiene la degnità, & i veri effetti i Prencipe indipendente, come anco per che esclude totalmente gli Ecclesiastici della partecipatione del suo governo, & più ancora perche ella sola tra tutti i Prencipi, non pensiona alcuno della Corte Romana, il che essendo da essi interpretato per termine di poca stima, che si faccia di loro, che s'accendano di particolar odio, & nodrischino un'interna mala volontà verso quella. Per queste cause assonto al Ponteficato niuna cosa si propose per scopo, & somma dell'officio suo, se non aggrandire l'auttorità Ecclesiastica, il che egli diceva, restituirla nello stato, dal quale i suoi precessori, & in particolare Clemente VIII, l'haveva negligentemente lasciata cadere: per il che i primi pensieri suoi furono instituir una congregatione in Roma, la quale non havesse altra cura, che di pensar a i modi, come si potesse mantenere & ampliare, & almeno col trovar le scritture in tutte le materie, & metter a campo le difficoltà, preparar materia alli successori per dar perfetione a quello che egli non havesse potuto finire, & tra tanto mortificare la presontione (cosi diceva egli) delli governi secolari. Pensò ancora che per condur à fine questo dissegno fosse necessario mandar in tutti i Regni, & appresso tutti li Prencipi Catolici, Noncij, inclinati a simili pensieri, & questo cominciò ad essequirlo nelle persone di quelli d'essi Noncij che mutò, in particolare à Venetia mando Oratio Matthei Romano Vescovo di Gierace così appassionato in questa opinione, che non si vergognò di dire al Prencipe nel Collegio, che le limosine & le altre opere di pietà, la frequentatione delli sacramenti & ogn'altra buona & Christiana operatione, senza favorire la libertà ecclesiastica, ad nihilum valent ultrà, che tali furono le parole sue, & in molti famigliari ragionamenti tenuti con diverse persone diceva spesse volte, haver sentito predicare la pietà della Città di Venetia, non haver la veduta, atteso che nell'elemosine & devotione non consiste la perfettione Christiana, essendo il cimento di quella, l'essaltatione della giurisdittione Ecclesiastica, replicando spesso essere stato mandato dal Papa in quella Nonciatura, per ricever il martirio in favore della sede Apostolica: questa iattanza d'animo desideroso del martirio, non era senza mistione d'imperiosità, imperoche se alcuno replicava con qualche ragione contra cosa, ch'egli in cosi fatto proposito promovesse, la risposta sua solita, & ordinaria (come se fosse detta in formula) era, son Papa io qui, & non voglio altro che obedienza. Non eresse il Pontefice la congregatione secondo il suo dissegno, avvertito, che quella era una via di scoprire troppo manifestamente i suoi fini, d'ingelosire tutti li Prencipi, di farli pensare alli rimedij, & così, causare effetti contrarij alla sua intenzione come avvenne a Clemente VIII. il quale non haver eretto una congregazione sopra le cose d'Inghilterra, eccitò l'animo di quel a risguardare più diligentemente li andamenti delli Catolici del suo Regno, onde restarono più difficultose le imprese loro. Parimente non mise il Pontefice ad effetto i primi mesi, alcuna cosa particolare delle gia dissegnate, perche abbatuto dalla vehementia dell'allegrezza, assalito da grave melanconia con fissa apprehensione della morte, la quale temeva doverli succeder in breve, & a questo timore era somministrata materia per la fama sparsa per Roma, che la imagine della B. Vergine di Subiaco haveva sudato, cosa solita ad avvenire (come dal volgo si crede) per avisar' i Pontefici della morte instante, & ancora per che un Astrologo Fiamingo haveva predetto dover succeder la morte di Clemente VIII. nel Marzo, la elettione d'un Leone & poi d'un Paolo che dovevano viver poco tempo: s'aggiungeva la natura del Pontefice, inclinata & solita a prestar fede alle divinationi, la quale da ogni cosa pigliava alimento per il suo timore. Questa perturbatione lo tenne per 5. mesi occupato, si che ad ogni cosa sospettava, licentiò per questa cosa il cuoco suo, & lo scalco che l'havevano longamente servito: & anco se qualche persona bassa, & non conosciuta da lui nell'andare per la città, penetrando le guardie, li porgeva memoriale per qualche suo affare, temeva con quello esser avvelenato, & bene spesso li lasciava cader in terra, la qual fissa opinione tenendolo oppresso, lasciò in riposo il suo pensiero tutto drizzato all'aumento della libertà Ecclesiastica. nel mese di Settembre ritrovato rimedio dalli parenti & amici al sudetto timore, havendo fatto una numerosa congregatione di tutti li Astrologi, & altri divinatori di Roma in casa del Signor Gio. Francesco fratello di sua Santità da quali essendo per le loro regole concluso, che d'alcuni pericoli minacciati dalli influssi era passato il tempo, & che perciò li restava vita lunga, levato dal timor concetto, & ritornò alli soliti pensieri di aggrandire la giurisdittione Ecclesiastica, incominciò a far tener proposito col Christianissimo che in quel regno fosse ricevuto il Concilio di Trento. In Spagna procurò, che li Giesuiti fossero esséntati del pagar le decime. In Napoli tentò che Gio. Francesco da Ponte, Marchese di Morcone detto il regente di Ponte, fosse mandato a Roma, il quale era sotto il giudicio dell'Inquisitione, per aver condannato alla galea un libraro, di cosa, che qu'ell'Officio pretendeva appartenente a se. Alla religione di Malta levò la collatione d'alcune commende conferendole al Cardinale Borghese. Promosse difficoltà al Duca di Parma per certe gravezze imposte da lui sopra li suoi sudditi per l'assenza del Vescovo di Parma, da quella Città, per la causa del Conte Alberto Scoto, & per altre cose che il Pontefice pretendeva esser con la Bolla in Cœna Domini. Al Duca di Savoia mosse difficoltà per li possessi temporali delli beneficij soliti darsi in quello stato dalli ministri del Prencipe, & per li assistenti secolari, all'officio dell'Inquisitione, & per l'Abbatia che quella Altezza haveva conferito al Cardinale Pio, le quali cose furono tutte poste in negotio, havendo il Duca mutata la persona nominata all'Abbatia in un nipote di sua Santità: non essendo proceduta alcuna di queste cose molto inanzi, per essere state immediate mortificate col porle in negotio; apunto nel principio di Ottobre si offerirono due occasioni non solo per le stesse inviate al fine intento dal Pontefice, ancora atte come gradi, & mezzi per aprirli la strada a cose maggiori. Vna che la Republica di Luca nelli tempi passati avvertendo che molti delli suoi Cittadini mutata religione s'erano ritirati in paesi di Protestanti, per li suoi rispetti haveva fatto editto per quale si prohibiva alli Cittadini di tener commercio, o trattare con quei tali, cosa, che dalli Pontefici passati era stata commendata; il Pontefice presente, essendoli riferita, la lodò in se stessa, dicendo però che non haveva la Republica Luchese autorità di far una tal ordinatione, che toccava alla religione, se bene era pia & santa, non havendo il secolare autorità di decretare cosa alcuna nelle cose Ecclesiastiche, etiandio a favore, come essi dicono: per il che voleva onninamente che fosse levata dalli Capitulari, dovendo poi egli con autorità Pontificia farla di nuovo. L'altra che la Republica di Genova avvertita che li ministri di alcune confraternità laiche instituite per divotione, non havevano maneggiato le entrate con la debita fedeltà, prese partito che li conti fossero riveduti, & a questo effetto ordinò che li libri fossero portati al Doge. Et nell'istessa Città occorse anco cosa di maggior momento, che essendo instituito un Oratorio di secolari in casa de' Giesuiti per li essercitij Christiani, li Cittadini di quella congregatione fecero tra loro una conventione di non favorir nella distributione de' Magistrati se non quelli dell'istesso Oratorio, il che conosciuto da quelli che erano al governo, acciò la seditione non passasse più oltre, fecero un Editto che l'Oratorio non si potesse più congregare. Queste deliberationi che dovevano render commendabile la pietà di quella Republica che volesse proveder alla dilapidatione de' beni temporali dedicati ad opere pie, & prohibir le conventicole, che sotto pretesto di Religione tendono alla ruina delle Città, non furono risguardate dal Pontefice per questo buon verso, furono da lui riprese, & fatto intendere a quella Republica, che erano contra la libertà Ecclesiastica, commandando che fossero ritrattate, altramente minacciando di scomuniche & censure: con la Republica di Venetia fece efficace instanza che fossero dati ajuti di denari all'Imperatore per la guerra d'Ongaria contra Turchi, offerendosi, che quando il Senato restasse per non irritar contra se le armi loro, si dassero i denari a lui, che egli li haverebbe fatti passar sotto mano, & in questa trattatione usava, & faceva usar dal suo Noncio parole non quali è costume da un Prencipe che rappresenta all'altro i communi interessi, come quello che dimanda contributione straordinaria alli sudditi suoi, per il che dopo qualche risposta modesta data prima, disse il Senato, che per conservatione dello stato proprio, era necessitato far molte spese & assicurarsi da molte gelosie che li erano date, le quali impedivano, che non si poteva applicar l'animo a nuove imprese, onde era necessario prima conciliar una perfetta intelligenza tra li Prencipi Christiani accioche deposti li sospetti, tutti unitamente potessero attender alla oppressione del comun nemico, alla qual unione (quando fosse fatta qualche apertura) la Republica non sarebbe stata tra gli ultimi a prender le armi contra li nemici del nome Christiano. Parve strana al Pontefice la risposta, persuaso che secondo la dottrina dei moderni Canonisti, potesse il Pontefice commandare a ciascuno Prencipe quello, che li pareva esser per ben commune della Christianità, pure giudicò non dover incominciar di quà, da cosa, che havesse più pretesto di spiritualità, & toccasse più immediatamente la fede Apostolica, & però prima trattò solamente sul generale, che non fosse violata la libertà Ecclesiastica, & che s'arrendesse a restituire la jurisdittione intaccata, facendo, che queste cose fossero dette dal Noncio à Venetia, & dicendole esso all'Ambasciatore, & discendendo al particolare mise anco a campo alcuni negotij toccanti la navigatione, & li apalti delli Ogli, & i cambij per la costa di Romagna & Marca Anconitana, tentando in qualche maniere di fare, che la Republica ricevesse i suoi commandamenti, proponendo che fosse rivocato un ordine fatto dal Senato sotto XI. Decembre 1604. con prohibitione alli sudditi del Dominio di noleggiar vasselli, far sicurtà, o compagnia per trafico di qualsivoglia sorte di mercantie, che si levassero fuori del Dominio, per portar in altre terre aliene senza passar per Venetia, allegando, che impediva l'abondanza dello stato della Chiesa, & però era contra la libertà Ecclesiastica. essendosi risposto, che ogni Prencipe commanda alli sudditi suoi, quello che serve alla commodità dello stato suo senza riguardo di quello, che segua ne gl'altri, ne per questo i Prencipi che restano di ricever il beneficio si tengono offesi, & quando la Santità sua commanderà alli suoi soggetti quello, che tornerà bene al suo governo, la Republica non l'intenderà mai in sinistro, ne lo riputerà contra la sua libertà. S'avvide il Pontefice che questo tentativo ancora pareva difficile da ottenere, non havendo pretesto alcuno specioso di farlo apparire congiunto con le cose spirituali, perilche subito, che le occorse accidente, quale pareva poter esser tirato allo spirituale, abbandonati quelli, si voltò tutto a quest'altro.

L'accidente che in Vicenza Scipione Saraceno Canonico Vicentino, il qual gia con gran sprezzo haveva levato i sigilli del Magistrato posti per custodia sopra la Cancellaria Episcopale, ad instantia del Cancelliero, vacante la sede, s'era dato a molestare una gentil donna sua parente, la quale non potendo persuadere dopo haverla perseguitata & per le vie & per le chiese, sdegnato, venne a deturpargli la porta, & faccia della casa, per il che ad instantia di lei propria, che per ciò venne in persona a Venetia, & delli gentilhuomini della sua famiglia, chiamato il Canonico in giudicio, dove venne anco spontaneamente, haveva il Canonico un cugino Vescovo di Città Nova, huomo di molto valore, che nella Città di Venetia era guida di tutti i Noncij & ministri Pontificij, & consigliandoli indrizzava tutte le loro attioni, a quale anco essi Noncij havevano espresso ordine di communicare tutte le loro commissioni, per opera di questo mosso il Noncio, del rimanente pur troppo inclinato a voler un'essentione licentiosa nelli Preti, & venuto nuovamente con questo pensiero, & da ambidue portata di ciò la nova a Roma al Pontefice, & al Vescovo di Vicenza, che si ritrovava alla Corte, dove ambidue ne trattarono insieme, & si eccitarono scambievolmente alla difesa del Canonico, & della libertà Ecclesiastica, & dall'uno & dall'altro ne parlato ad Agostino Nani Cavallier Ambasciator della Republica nel fine di Ottobre. Disse il Vescovo che il Pontefice non voleva supportar la prigionia del Canonico, & che inanimava lui a far l'officio di Vescovo, & però sarebbe stato bene, dar sodisfattione al Pont. col rimetter il carcerato al foro Ecclesiastico, non essendo il caso atroce: il Pontefice più assolutamente disse, non voler in modo alcuno permettere, che li Ecclesiastici fossero giudicati in qual si voglia caso, per esser ciò contra la disposizione del Concilio. L'Ambasciator del tutto diede conto a Venetia, & mentre aspetta la risposta, in un'altra udienza fece il Pontefice querimonia col medesimo Ambasciator che fosse stata fatta un'ordinatione del non alienar beni laici ad Ecclesiastici, doppo la morte di Clemente VIII. dicendo, che se bene era fondata sopra una vecchia, la nuova però era più ampliata, & non poteva sussistere per esser ambedue invalide & contro i canoni, contro il Concilio, & contro le leggi Imperiali, che è scandalosa, & li Ecclesiastici di peggior conditione che le persone infami, aggiungendo, che li statutarij sono per ciò incorsi in censure. Le quali cose fece nell'istessa maniera proporre dal suo Noncio in Venetia, & essendo in quei giorni arrivati li Ambasciatori della Republica espressi per congratularsi con la sua Santità, nel principio di Novembre, fece con loro l'istesse querimonie, incaricandoli di riferire il tutto a Venetia nel' loro ritorno.

In questo mentre i Signori Genovesi per dar sodisfattione al Pontefice, havevano revocato il decreto di reveder i conti alle confraternità, & si scusavano, che per quiete del loro governo conveniva che mantenessero la deliberatione fatta in materia dell'Oratorio, il Papa entro in colera, & fece stampare un monitorio contro quella Republica, minacciando alli Cardinali Genovesi, che se non seguiva anco la revocatione del decreto sopra l'Oratorio, l'haverebbe publicato: sperò il Pontefice con questo essempio indur la Republica di Venetia, a ceder alla sua volontà senza far replica alcuna: essendo impresso che cederebbe ogni sua libertà per non entrar in travagli, massime se non havesse spacio longo a deliberare: per tanto non aspettata la risposta di quanto li Ambasciatori straordinarij havevano trattato: & l'ordinario haveva scritto à Venetia, di nuovo si dolse il Pontefice con l'Ambasciatore così della prigionia del Canonico, come della ordinatione fatta, aggravandola con dire, che fosse fatta il Giovedì santo, & concluse il suo ragionamento, con mostrare il monitorio fatto contra li Genovesi, & dire che voleva esser ubidito, & che haverebbe mandato un breve hortatorio a Venetia, & poi sarebbe proceduto più oltre. L'Ambasciator rappresentò a sua Santità che il 26. di Marzo, giorno, quando è data l'ordinatione non potè cader nella settimana santa di quell'anno, che la Pasqua a 10. d'Aprile, supplicò sua Santità che havendo commesso a lui di scrivere sopra questi particolari a Venetia, & dato carico alli Oratori straordinarij di trattar a bocca, si contentasse di aspettar qualche risposta, prima che si determinasse cosa alcuna, il che fermò il Pontefice per poco tempo; imperoche nel mese di Novembre l'Ambasciator ricevuta risposta di quanto, egli haveva di Ordine del Pontefice scritto, se ben non ancora di quello, che havevano trattato li straordinarij per ordine datoli dal Senato, mostrò alla Santità sua il giusto titolo & possessione della Republica di giudicare li Ecclesiastici nelli delitti secolari, fondarsi sopra la potestà naturale di supremo Prencipe, & consuetudine non mai interrotta di più di mille anni, attestata anco con brevi de Pontefici che si trovano nelli publichi archivij, mostrando ancora che la legge del non alienare beni laici ad Ecclesiastici, non era solamente nella Città di Venetia, ancora propria & speciale della maggior parte delle Città soggette, & quanto a quelle che non l'havevano, era di dovere, che seguissero le ordinationi della città dominante: mostrò anco l'equità della legge, & quanto fosse in questi tempi sempre più necessaria per conservatione delle forze del Dominio, con molte ragioni, & essempi di molti regni Christiani, & d'alcune Città dello stato Ecclesiastico. Ascoltò il Pontefice con impatienza, storcendosi, & mostrando con li gesti del volto & del corpo il disgusto che interiormente sentiva, & poi rispose, che le ragioni allegate non valevano niente, che non bisognava fondare sopra la consuetudine del giudicare, per che era tanto peggiore, quanto più vecchia: delli brevi, rispose, che non vi era altro archivio de brevi Ponteficij se non a Roma; che quelli de quali si voleva valere erano scartafacci, & haverebbe givocato il Rochetto, che non vi erano brevi autentici in questa materia, & quanto all'ordinatione, diceva che giovinetto negli studij, poi ne gli Ufficij Vicelegato, Auditor di camera, & Vicario del Papa, era versato & ben intendente di quelle materie, & sapeva molto bene che quella legge non poteva stare, come ne anco la vecchia del 1536. che il Dominio delli beni è de' privati, & che per tanto conviene lasciargli libera la dispositione, & che il restringerla è tirannia; che il medesimo Senato l'haveva per poco honesta, poiche aveva commandato che non si dasse la copia ad alcuno, che se altrove sono leggi di quella natura, saranno state fatte con l'autorità de' Pontefici; che non toccava a Venetiani governar lo stato Ecclesiastico, alli Papi, quali potevano fare che sorte di statuti piaceva loro nel proprio stato, & che voleva esser obedito. Non avvertiva il Pontefice portato dalla vehementia dell'affetto, che proponendo la difesa della libertà Ecclesiastica, non difendeva quella, la licenza delli secolari di dispor delli beni ad arbitrio senza freno delle leggi. Et che il chiamar tirannia la legitima limitatione, era un notar li Pontefici principalmente dell'istesso eccesso, non contento delle difficoltà promosse, aggionse anco di nuovo, haver inteso, esser stato imprigionato il Conte Brandolino Valdemarino Abbate di Nervesa, il quale voleva che fosse consegnato al suo Noncio insieme col Canonico, & che aveva trovato un'altra ordinatione fatta nel 1603. di non potersi fabricar chiese, senza licenza del Senato, la qual biasmò con molta acerbità, in fine, concludendo con queste parole, sino il Molineo heretico, dice che sapit hœresim. Aggionse ancora, che era informato, che la Republica riteneva 50000. scudi di legati Ecclesiastici, alle quali tutte voleva fosse proveduto. Rispose l'Ambasciatore che Dio non dato maggior autorità per governar il proprio stato alli Papi, che a gl'altri Prencipi, quali per legge naturale, hanno tutta quella potestà che è necessaria, & si come non tocca a Venetiani governar lo stato Ecclesiastico, cosi ne alli Ecclesiastici governar il Veneto, che la legge non è stata tenuta secreta, publicata per tutte le Città, & registrata in tutte le Cancellarie di esse, di dove ogn'uno può trarne copia: mostrò anco chiaramente quanto fosse falso che la Republica havesse cosa alcuna di Legati Ecclesiastici, aggiungendo di più, che se la Santità sua vorrà essaminar tutte le leggi della Republica, & dar orecchie alle calunnie, che le saranno portate innanzi da malevoli, le controversie cresceranno in infinito. La onde il Pontefice si fermò & disse, che quanto alli 50000. scudi, restava pagato della risposta, & che non voleva accrescere le controversie, restringerle a 3. capi, L'ordinatione sopra fabricar chiese: La legge di non alienar beni laici ad Ecclesiastici, & il giudicio instituito nelle cause del Canonico & Abbate: nelle quali tre cose diceva voler esser obedito, aggiungendo, che non si pensasse condur la cosa in longo col negotio, perché voleva risoluta & presta provisione, altramente haverebbe usato quel rimedio, che li fosse parso, che era posto in quella sede per sostentar la jurisdittione Ecclesiastica, per la quale haveria per ventura di spargere il sangue; che quanto alli suoi parenti voleva che restassero huomini privati, & era disposto di non haver risguardo a qualsivoglia cosa, voler passar inanzi, segua ciò che vuole. Replicò anco quello, che gia haveva detto, che voleva un breve hortatorio alla republica per proceder più inanzi se a questo non fosse ubidito.

L'Abbate di Nervesa sudetto era imputato che essercitasse una tirannide severissima nelle terre vicine della sua habitatione, volendo ricever la robba di ciascuno a che prezzo li piaceva, & commettendo stupri, & violationi d'ogni sorte di donne, perilche anco essercitasse stregarie & altre operationi magiche; che professasse comporre sottilissimi veneni con quali havesse levato di vita un fratello proprio; un Sacerdote dell'Ordine di S. Agostino & un sevitor suo: questi due solo per esser consapevoli de' suoi misfatti; quello per essergli emulo in casa: & che con l'istesso veneno havesse ridotto il Padre proprio ad estremo pericolo della vita: che havesse commercio carnale continuato con una sorella sua naturale, & avelenasse una serva per non esser da quella scoperto: havesse fatto uccidere un adversario suo, & havesse poi levato di vita il mandatario col veneno per uscir di pericolo di esser palesato, & commesso altri homicidij & sceleratezze.

Nel principio del seguente mese di Decembre, li Genovesi interponendosi i Cardinali di quella natione più tosto secondo che ricercavano le ragioni loro private, che per li rispetti publici della patria, rivocarono anco il decreto sopra l'Oratorio, havendo il Pontefice promesso che in quello per l'avvenire non si sarebbe trattato se non di cose spirituali: di questo il Pontefice diede conto al Ambasciator Veneto, essortando il Senato a consegnar li prigioni al suo Noncio & a revocare le due ordinationi, & proponendo l'essempio de Genovesi diceva, Sequimini pœnitentes. A che rispose l'Ambasciatore non esser l'istesso il caso della Republica di Venetia, poiché ella non haveva sette Cardinali suoi Cittadini mediatori tra essa & la Santità sua; ne le cose erano le istesse, poiché le ordinationi della Repub. erano necessarie per il governo del Dominio, & da molti suoi precessori, che inanzi il Ponteficato erano vissuti in Venetia Confessori, Inquisitori, o Noncij, erano state benissimo osservate, ne però mai dopo assonti al Ponteficato, le havevano riprese: Alle quali cose replicò il Pontefice, che se le leggi dell'alienatione, & del fabricar chiese erano necessarie, egli le averebbe concesso, facendo esso quello, che non è lecito di fare a Prencipi secolari: che si ricorresse a lui, che si trovarebbe prontissimo a far ogni favore, facendo quelle leggi, quando gli fosse fatto conoscer il bisogno, del giudicare li Ecclesiastici, non voleva comportarlo, perche non si comprendono tra li soggetti del Prencipe, dal quale non possono esser puniti, se ben fossero ribelli: che li Pontefici passati non l'hanno intesa, esso vuole tener conto della salute dell'anima sua, & vuole trattar le cose di Dio, come si conviene, & vuole la sua riputatione: che haveva fatto sin all'hora officio di Padre, verrebbe al presente ad altri rimedi: che haveva deliberato di mandar un breve hortatorio sopra li 3. capi sopradetti, & se non fosse ubidito in quello spatio, procederebbe più oltre, perché potesta sopra tutti & può privare i , & haverà le legioni d'Angeli in favore. Fece l'Ambasciator consideratione al Pontefice, come fosse necessario non proceder con tanta fretta, poiche non pareva conveniente comprender la legge delle chiese, con l'altra dell'alienatione, ne meno la causa dell'Abbate con quella del Canonico, poiche non sapeva ancora qual fosse la mente della Republica in questi due punti, non havendo ricevuto risposta alcuna di essi, essortando sua Santità à maturare il negotio. Rispose il Pont. all'Ambasciatore che dovesse replicare per haver la risposta tanto più presto.

Il Senato dopo haver maturato bene il negotio, & bilanciato dall'un canto lo sdegno, & il modo del Pontefice precipitoso, dall'altro la libertà publica, & la necessità del suo governo, sotto il primo Decembre rispose al Noncio, & scrisse anco a Roma all'Ambasciatore, che non poteva render li prigioni legitimamẽte ritenuti, ne revocar le leggi giustamente statuite, per non pregiudicar alla libertà naturale della Republica datale da Dio, & conservata con l'aiuto della Maestà sua divina, & col sangue de suoi antenati per tante centinaia d'anni, per non confonder tutto il suo governo prosperato con tali leggi, & modi, sino al presente, & per non introdur una confusione del dominio con pericolo, che terminasse in qualche seditione travagliosa. Et questa risolutione presa dal Senato con tutti i voti concordi, il che anche significato al Noncio, & scritto a Roma per mostrare la concordia della Republica nel difender la sua libertà, & levare la speranza che il Pontefice fondava sopra la divisione delli Senatori promessagli dagli Giesuiti.

Il Pontefice ricevuta questa risposta dal suo Noncio per lettere, & dal Ambasciatore a bocca, non si rimosse pero dal suo proposito, restando in quello, che sino da principio era risoluto di voler fare, & in che haveva fisso l'animo, cioè di volere spedir un Breve, non si mosse punto per le cose che l'Ambasciator dicesse, mostrando la ragione, & la necessità per che il Senato fosse venuto a tal deliberatione, & la costanza con la quale haverebbe perseverato, & li eccessivi inconvenienti che sarebbono nati, quando sua Santità havesse pensato di proceder a modi violenti, ordinò che fossero formati due Brevi, uno sopra le due Leggi, l'altro sopra li due prigioni.

In questo tempo andò aviso à Roma di un editto fatto dalla Republica di Lucca, la qual ricevendo molta turbatione ne gli affari del suo governo per essecutoriali mandati dall'auditor della Camera di Roma in quella Città, ordinò, che non se li dasse essecutione, se non erano vedute dalli Magistrati; del che il Papa si riscaldò sopra modo dicendo, che era contra la libertà Ecclesiastica, & che voleva fosse rivocato l'Editto, se bene l'Agente di quella Signoria rispondeva che la sua Repub. in questo haveva seguito l'essempio di molti Prencipi, & lo seguirebbe anco nel rivocare, quando essi lo facessero. nella causa con la Republica di Venetia il 9. giorno di Decembre, ordinario per audienza dell'Ambr Veneto, il Pont. trattò con lui con molta humanità in maniera che mai non hebbe dalla Santità sua, accoglienza così benigna, cosa, che lo fece entrar in pensiero, che mitigata la vehementia, havesse deliberato di procedere con maturità, era tutto il contrario, percioche il Papa risoluto di venir a fatti, raffrenò le parole, come l'evento mostrò; poiche a 10. Decembre spedì due brevi chiusi, & diretti Marino Grimani Duci & Reipubl. Venetorum, quali l'istesso giorno inviò al suo Noncio acciò li presentasse. Dubitò il Pontefice, che non si fosse risaputo qualche cosa delli Brevi mandati a Venetia, & che per tanto potesse esser differito l'arrivo del Corriero, onde spedì per via di Ferrara un duplicato di ambidue li brevi al Noncio, nissun incontro avvenne ne nell'uno, ne all'altro Corriero, anzi il Noncio hebbe tutte due l'espeditioni al suo tempo. Partiti li brevi da Roma il Pontefice a XII. fece consistoro; dove narrò che la Republica Venetiana haveva violata la libertà Ecclesiastica nello statuir due legge, & ritener due persone Ecclesiastiche, dilatandosi alquanto sopra ciascuno delli tre capi: non prese però il voto delli Cardinali, ne permise loro, che parlassero, cosa che passò con qualche mormoratione de medesimi Cardinali, a quali pareva secondo gli statuti antichi, dover esser non solo partecipi: consultori ancora, & senza haver consideratione alcuna al merito, riputavano per all'hora concordemente la risolutione frettolosa & pericolosa: dopo considerando le ragioni del Pontefice, & quelle della Republica sentivano diversamente del merito, come anco all'Ambr Veneto, che dopo questo ne parlò con molti di loro rispondevano diversamente, altri che il Pontefice doveva attendere alli bisogni più urgenti della chiesa, tralasciate queste cose: il Cardinal Bellarmino chiaramente diceva, che il Papa non parlava con lui di queste materie giurisdittionali perche le intendeva un poco largamente, & che havrebbe essortato il Pont. ad attender alla residenza delli Prelati nelle sue chiese: Baronio, che queste cose non si trattavano con lui, perche ben sapevano come era solito di rispondere: il Zappata diceva esser in Spagna leggi apunto simili a queste controversie: Monopoli diceva, che le leggi si potevano accommodare, restando le stesse cose in fatto, purche non si nominassero Ecclesiastici: altri approvavano le leggi, non i giudicij: & altri i giudicij, non le leggi: certo è che, anco inanzi l'espeditione delli Brevi, temendosi di qualche inconveniente, i Cardinali Baronio & Perona, fecero a parte in audienza privata efficaci ufficij col Pontefice, acciò desistesse da impresa cosi ardua & pericolosa, almeno col metterla in negotio, si valesse del beneficio del tempo per venir al suo fine, & mettesse tutto in pericolo con la celerità: nissuna cosa potè rimover la Santità sua dalla essecutione preparata.

Il Senato in questo mentre per divertir il principio, al quale pareva, che il Pont. corresse, per levarli con manifestissima dimostrazione di riverenza, l'opinione, che pareva havesse di non essere stimato, & interponendo tempo, fare che per necessità havesse spatio di pensar meglio, & anco prestargli giusto, & evidente pretesto, quando si fosse riconosciuto, di andar trattenuto, giudicò mandarli un Ambr espresso per queste cause, & accioche dalla qualità del soggetto, che se li mandava, conoscesse il Pontefice la molta stima, che si faceva di quella Santa Sede, elesse Leonardo Donato Cavallier & Procurator di S. Marco, Senator di grand'età, & senza fallo il più eminente nella Republica, che poi assunto al prencipato, deliberò ancora di scriver alli ministri suoi in tutte le Corti, acciò fosse date da loro parte alli Prencipi delle ragioni publiche della durezza del Pontefice, & di tutto quello che passava.

il Noncio, il quale ricevette li brevi un giorno doppo l'elettione dell'Ambr soprasedette dalla presentatione, & diede conto per corriero espresso dell'Elettione d'esso, qual'aviso ricevuto dal Pont. restò sopra modo sdegnato col Noncio che non havesse esseguito il suo commandamento, & si fosse arrogato di giudicare egli qual fosse meglio, & si spedi un Corriero espresso con ordine di presentar li brevi immediate doppo la ricevuta; & acciò questo non fosse penetrato dall'Ambre fece partir il corriero in carrozza senza stivali, per entrar a cavallo nella seconda posta, come fece. Il Noncio ricevuto il commandamento la notte di Natale, per ubidir pontualmente a sua Santità, la mattina di quella festa presentò il breve alli consiglieri congregati, per intervenire alla Messa solenne di Terza, senza il Doge Grimani, che si ritrovava in stremo della sua vita, la quale anco terminò il giorno seguente: perche li brevi non furono aperti, secondo gl'ordini della Republica s'attese alla creazione del nuovo Doge. Il Papa havendo havuto raguaglio dal suo Noncio della presentatione delli Brevi, & della morte del Doge, gli riscrisse, che dovesse protestare alla Republica di non passar oltra nella elettione perché sarebbe stata nulla, come fatta da scommunicati, pensando per questa via metter qualche confusione o divisione nella Republica con una tal novità, come altre volte avvenne in Roma nelle sedi vacanti, non sapendo il governo della Republica; il qual per mutatione di Doge, o per interregno non si varia punto, resta in tutto & per tutto fermo, & stabile. Per esseguir questo, il Noncio con grande instanza dimando audientia alla Signoria, la quale non lo ammesse, seguendo il costume, di non udire, vacante il Ducato, ministri de' Prencipi per altra cosa, che per le condoglienze.

Mentre che s'attese all'elettione del novo Doge, il Noncio communicò con molte persone la commissione che haveva di protestare, & anco un altro ordine di guardarsi da ogni attione per quale potesse parere che egli approvasse per legitima qualunque cosa fosse successa, da quali essendo avvertito dell'importantia dell'impresa, & che era un tentativo non mai più udito nel mondo, un confonder a fatto le cose spirituali, con le temporali, & offesa estrema, & immedicabile non solo alla Republica, ancora a tutti li potentati, & che nella città per questa causa non sarebbe nata alteratione alcuna; anzi che questa ingiuria havrebbe eccitato tutti congiuntamente a sostener la dignità publica, & forse havrebbe interrotto ogni commercio con la Corte Romana: dando conto al Pontefice di non esser stato ammesso all'audienza dalli consiglieri, scrisse insieme tutte queste considerationi. Non differirono molto li Elettori a dar perfettione al suo carico, il X. Gennaro, per secreti suffragij secondo il solito, essaltarono a quella dignità Leonardo Donato, Senatore stimato senza alcuna controversia eminente sopra tutti per l'integrità della vita, continuata sino dalla pueritia, per esperienza nelli governi, & per isquisita cognitione di lettere, ornato ancò di tutte le virtù heroiche, che sono rare in questo secolo. Tutti gli Ambri andarono immediate a congratularsi secondo il costume col novo Prencipe. Il Noncio solo s'astenne di comparergli inanzi, sin tanto, che havesse risposta dal Pontefice, come intendesse quello, che gli haveva posto in considerazione somministratoli da qualche Prelati savij. con tutto, che il Noncio non comparisse, non restò il Doge di scriver al Pontefice, come è solito, dando parte dell'elettione sua.

S'era publicata per Roma la deliberatione del Pont. di non riconoscer il novo Doge, & andata a notitia dell'Ambre il quale non restò di far ufficij con tutti quelli, che havevano intratura col Papa, mostrando li inconvenienti che sarebbono nati al certo se si esseguiva tal deliberatione, & egli era ben risoluto di quello doveva fare, se non fosse stata ricevuta la lettera. il Pontefice, o per questi ufficij, o per avvisi del Noncio messe in silentio questa pretensione, & ricevette la lettera, & al Doge rispose congratulandosi, & rivocò l'ordine dato già al Noncio di non comparire inanzi al Doge.

In questo tempo, che passò della presentatione delli brevi sino alla risposta, che il Senato fece, come si dirà, nelle audienze il Pontefice perseverava in sollecitare risolutione, dicendo, che non si restasse per mancamento di Prencipe, che pareva bene potersi anco in quel tempo ridur il Senato, che non si pensasse di metter in negotio, per portar il tutto alla longa; che egli era inimico del tempo, che haveva scritto, sperando nell'osservanza della Rep. che, se non havesse presta risposta, si risolverebbe ad altro; una volta disse, spediremo da mattina: il che poi espose che non era detto affermativamente, solo per non obligarsi a tempo alcuno & per conservarsi libero a far quello che le fosse piaciuto, & che se dovesse farsi scorticare, voleva sostentar la causa di Dio, & la sua riputatione. L'opinione della corte era, che la Rep. dovesse cedere, & havevano concetto di lei, che fosse più tosto per profondar l'oro, che turbare la pace; che nel Senato ancora fossero molti scropolosi, & però che nell'angustia della deliberatione il timore potrebbe più.

in Venetia il primo negotio trattato dal Senato dopo l'Elettione del Prencipe, la causa col Pont. & prima eletto Amb. in luogo del Donato, fatto Prencipe, Pietro Duodo Cavallier, per ispedir quella legatione quanto prima, & pigliati in mano li brevi, quali si credevano esser uno sopra le leggi, l'altro sopra li prigioni: aperti, si trovarono ambidue dello istesso tenore, & con le istesse parole formati: in quelli diceva il Pont. in sostanza. Esser venuto a sua notitia, che la Rep. per li anni adietro, nelli suoi consigli haveva trattato & statuito molte cose contra la libertà Ecclesiastica, & contra gli Canoni, Concilij, & Constitutioni Pontificie, tra le altre che del 1603. in Pregadi, havendo rispetto a certe leggi de' suoi maggiori, che non si possa fabricar chiese, & luoghi pij senza licenza, quando più tosto doveva scancellare tutte le vecchie ordinationi sopra ciò, haveva di novo statuito l'istesso, & esteso lo statuto, che era per sola Venetia, a tutti i luoghi del Dominio, con pena alli trasgressori, quasi che le chiese & persone Ecclesiastiche fossero in alcun modo soggette alla temporale giurisditione, & che chi fabrica chiese, fosse degno di castigo, come trovato a commettere qualche sceleratezza, & ancora che nel m.se di Marzo prossimo passato, havendo risguardo ad un'altra legge fatta del 1536. dove è prohibita l'alienatione perpetua de' beni laici della Città, & Ducato di Venetia in luoghi Ecclesiastici, senza licenza del Senato, sotto certe pene, la qual legge, quantunque esso Senato fosse in obligo di cessare, con tutto ciò di novo haveva statuito l'istesso, & esteso la legge, & pene sudette a tutti i luoghi dello Stato, come se alli Signori temporali fosse lecito statuir alcuna cosa, o essercitar giurisdittione, ò disponer senza li Ecclesiastici, & massime senza il Pont. delli beni di Chiesa, massime quelli che sono lasciati da' fedeli, per rimedio delli peccati, & scarico delle loro conscienze alle chiese, persone Ecclesiastiche, & altri luoghi pij le quali cose per esser in dannatione dell'anima, & scandalo di molti, & contrarie alla libertà Ecclesiastica, sono nulle & invalide, si come egli ancora per tali le dichiara, non essendo alcuno obligato ad osservarle; anzi essendo quelli che hanno fatto questi, & simili statuti, & che se ne sono valuti, incorsi nelle censure Ecclesiastiche, & in privatione delli feudi, che hanno dallo chiese; & li loro stati & dominij sono ancora sottoposti ad altre pene: Anzi che non restituendo il tutto in pristino, le pene sudette contro loro sono aggravate, ne possono esser assoluti, se non revocate tali leggi, & restituito ogni cosa seguita per virtù di quelle, nello stato di prima.

Per il che egli posto nel supremo trono non potendo tali cose dissimulare ammonisce a considerar il pericolo delle anime, dove perciò la Repub. si trova, & a provvedere, altrimente non essendo ubidite le sue ammonitioni commanda sotto pena di scommunica latæ sentetiœ, che le sudette leggi, & antiche & moderne siano rivocate & cancellate, & cio sia publicato per tutto il Dominio, & datone conto a lui, il che non facendo, egli sarà sforzato, dopo che havrà ricevuto avviso dal suo Noncio della presentatione di queste sue, venire all'essecutione delle pene senza altra citatione, a qualunque altri rimedij non volendo che Dio li dimandi conto nel giorno del giudicio d'haver mancato del suo debito, certificando che egli, quale non altro fine, che il quieto governo della Repub. Christiana, non è per dissimulare, quando l'auttorità della Sede Apostolica viene offesa, la libertà Ecclesiastica calpestata, i Canoni negletti, le ragioni delle chiese, & li privilegij delle persone ecclesiastiche violati; che è la somma di tutto il suo carico, certificando che non si muove per rispetti mondani, ne cerca altro che la gloria di essercitare il suo governo Apostolico perfettamente quanto più si può, & si come non vuole intaccare l'autorità secolare, così non vuole permettere, che sia offesa l'Ecclesiastica: & se la Repub. sarà obediente alli commandamenti suoi, lo libererà di gran travaglio, che sente per causa di lei, & ella potrà ritenere li feudi che possede delle chiese, anzi che per nissun'altra via la Rep. potrà meglio difendersi dalli incomodi, che patisce dalli infedeli, se non conservando le ragioni de gli Ecclesiastici che giorno & notte vigilano, pregando Dio per essa Republica.

Il Senato intese le difficoltà promosse dal Pont. deliberò conferire il tutto con li Consultori suoi in jure, che erano Erasmo Gratiani da Udine, & Marc-Antonio Pellegrini Padovano Cavallieri, & famosi Giureconsulti di questo secolo, come le opere loro, che sono in luce, al mondo manifestano: & per haver appresso a questi, un Consultore perito della Theologia & cognitione Canonica, condusse al suo servitio F. Paulo di Venetia dell'ordine de Servi. Con questi trè, & colli dottori principali dello stùdio di Padova, & con altri della città di Venetia, & dal Dominio, conosciuti di buona coscientia, & dottrina eminente, consigliò per rispondere al Pontefice quello, che fosse conveniente: deliberò anco di consultare le istesse controversie vertenti, con celebri Dottori d'Italia, & d'altri luoghi d'Europa per risolvere secondo il parer loro le difficoltà, che di nuovo fossero occorse: & in breve tempo hebbe consigli di eccellenti Giuriconsulti Italiani non soggetti al Dominio Veneto, & in particolare da Giacomo Menocchio Presidente di Milano, huomo della qualità, che le attioni sue honoratissime in difender l'auttorità delli Magistrati, & le opere, che perpetuamente viveranno chiaramente dimostrano. in progresso hebbe anco in scrittura, consigli di celebri dottori di Francia, & Spagna, quali procedendo per diverse vie, tutti però mòstravano evidentemente che le controversie promosse dal Pont. erano di cosa temporale, dove l'autorità Pontificia non si estende; & però era stato lecito alla Rep. statuir secondo che li rispetti del suo governo comportavano: furono anche mandati essemplari delle leggi di quasi tutti li regni & dominij Christiani dove sono statuite, & osservate leggi dell'istessa forma, le quali anco poi in diverse scritture uscite a favore delle ragioni publiche sono state registrate o nominate: per quello si poteva al presente, (intesi li pareri de' suoi dottori) rispose il Senato sotto il 28. Gennaro in sostanza; Che con gran dolore, & maraviglia haveva inteso dalle lettere di sua Santità, che le leggi della Repub. osservate felicemente per tanti secoli, poste in dubio d'alcuno delli precessori di sua Beatitudine, (quali rivocare, sarebbe rivoltare li fondamenti del governo) si riprendessero come contrarie all'autorità della Sede Apostolica, & quelli che le hanno costituite, huomini di eccellente pietà & benemeriti della sede Apostol. che sono in cielo, fossero notati per violatori della libertà Ecclesiastica, che secondo l'ammonitione della Santità sua essaminato, & fatto essaminare le sue leggi, & vecchie & nuove, ne trovato in quelle, cosa che non habbia potuto per l'autorità di supremo Prencipe statuire, o che offenda l'autorità Pontificale essendo che al secolare appartiene, avvertire che sorte di compagnie s'introducano nelle città, & che non siano fatti edificij, che possano in qualunque tempo esser dannosi alla sicurtà publica; massime che se bene il Dominio abonda di chiese, & luoghi pij al pari d'ogn'altro, non di meno quando è stato conveniente non si è mancato di dar licenza di fabbricare, aiutando anco le opere con publica liberalità & munificenza: & che nella legge del non alienar beni laici in perpetuo ad Ecclesiastici havendo disposto di cose mere temporali, non è fatto cosa alcuna contra li Canoni. Et sicome i Pontefici hanno potuto prohibire alli Ecclesiastici il non alienar à secolari li beni delle chiese senza licenza, cosi il Prencipe può commetter l'istesso delli beni laici, che non siano alienati ad Ecclesiastici senza licenza, non perdendo li Ecclesiastici per ciò cosa alcuna di quello che lor viene lasciato o donato, poiche ne ricevono il precio che equivale alle stabile; aggiungendo, che torna in danno non solo del temporale, anco delli Ecclesiastici, l'indebolire le forze del dominio, quale per tale alienatione perde li servitij necessarij; & pure e una antiguardia alla Christianità contra gli infedeli, per il che non crede il Senato esser incorso in censure, poiche li Prencipi secolari hanno per legge divina, a quale nissuna humana può derogare, la potestà di far leggi sopra le cose temporali: ne meno le monitioni di sua Santità hanno luogo, dove non si tratta di cosa spirituale, di temporale, disgiunta in tutto dall'autorità Pontificia, ne meno crede il Senato, che la Santità sua, piena di pietà & religione vorrà senza cognitione della causa, persistere nelle sue comminationi, & che tanto haveva scritto in brevità, rimettendosi a quello che l'Ambasciator straordinario le havrebbe esplicato, insieme con altre cose più ampiamente.

In questo mentre stava il Pontefice con desiderio eccessivo di haver la risposta alli suoi Brevi, aspettandola conforme alli pensieri suoi, non potendosi mai persuadere, che la Republica fosse per ever rispetto maggiore alla conservatione della propria libertà, che timore delle sue minaccie, le quali per ostentare quanto fossero tremende, non solo con l'essempio de' Genovesi, ancora con un maggiore, havendo inteso che il Duca di Savoia haveva commandato al Vescovo di Fossano, che partisse dal suo stato (il che fatto da quella Altezza per importanti & dignissimi rispetti) il Pontefice adirato gravissimamente, minacciò al Duca la scommunica se non ritrattava il precetto.

Giunsero à Roma le lettere del Senato, & dall'Ambasciatore furono presentate al Pont. il quale le aprì alla sua presenza, & prima si commosse molto per l'errore commesso nella presentatione delli due brevi dell'istesso tenore in luogo di due diversi, & attribuì il fallo al Noncio: & andando inanzi nella lettione della lettera, si mostrava sempre più turbato; in fine, non discendendo a maggior particolare disse, che li suoi brevi monitoriali non hanno risposta, & che le risposte del Senato, sono frivole; che la cosa è chiara, & che era risolutissimo di proceder inanzi: aggiunse ancora, che di nuovo haveva trovato un'altra legge sopra li beni Ecclesiastici enfiteotici, quale voleva fosse insieme con le altre revocata, & se ben solo all'hora la proponeva, per non haverla prima saputa, la stimava non di meno più di tutte, & che bisognava risolvere di obedirlo, perché la causa sua, è causa di Dio, Et portæ Inferi non prævalebunt adversum eam: se poi li Monac. di Padova ò d'altrove compravano più del dovere, si abbia riccorso a lui, che provvederà, non potendo l'autorità secolare intromettersi in questo, il che facendo, li Venetiani sono tiranni & differenti dalli loro maggiori, & parlò con tanta commotione che l'Amb. non giudicò esser bene per all'hora passar molto inanzi, onde toccate alcune poche parole circa questa ultima legge, si licentiò. quando fu per uscire della Camera dell'udienza, il Pontefice lo richiamò, & levatosi da sedere, l'introdusse in una stanza più di dentro, & rimesso il rigore cosi estremo usato fin'all'hora, raddolcito discorse assai quietamente le sue pretensioni, & ascoltò le risposte dell'Ambsciat. mostrandosi inchinato a qualche componimento: & intorno la legge nuovamente trovata, concluse che non n'havrebbe parlato, purche havesse havuto qualche sodisfattione in materia delle altre due comprese nel breve mandato, & quanto alli Prigioni che rendendosi il Canonico al suo Noncio, concederebbe l'Abbate per gratia, al giudicio del foro secolare, che si faccia presto, perche e nemico del tempo, & non vuole, che si stia in speranza che il Papa muora, che se in 15. giorni haverà sodisfattione, non si sentirà nel suo Ponteficato altro travaglio, non havendola nel detto termine, procederà inanzi. Ricercò anco l'Ambr che scrivesse di cio, & spedisse corriero espresso, si come fece, & in conformità di questo parlò anco il Noncio in Collegio à Venetia, essortando con molte parole a dar sodisfattione al Pont. con rivocar le due leggi, & render il Canonico, promettendo, che fatto questo s'havrebbe dal Pont. le maggiori gratie, che mai fossero per il passato state fatte dalla sede Apostolica ad alcun Prencipe, & fece mentione della legge dell'Enfiteusi, narrando come il Pont. la stimava più contraria all'autorità sua, che le altre due, non si diffuse però molto & lasciò anco questa parte senza conclusione: il che udito diede molta maraviglia, & il Doge, per non haverne sentito trattar inanzi, ricercò maggior esplicatione. il Noncio accostatosi a lui con voce sommessa li disse, che non occorreva passar più oltre in questo, per che egli dava parola a sua Serenità, che non se ne sarebbe parlato. al Doge non parve che questa promessa dovesse star secreta, & però ad'alta voce replicò la cosa dettagli dal Noncio, & la parola datagli. Questa remissione di rigore usata dal Papa in Roma, & dal ministro in Venetia, fece creder, che all'arrivo dell'Ambre straordinario facilmente ogni cosa si potesse comporre, il che era sommamente grato al Senato, che il Pont. restasse persuaso delle sue ragioni; & per tanto al Noncio il quale con dura maniera sollecitava la resolutione, rispose che sarebbe andato il Duodo, quale havrebbe rapresentato a sua Santità quanto occorreva. il Pont. a pena l'asciò passar li 15. giorni, che ritornato alli rigori del mese di Febraro, quando l'Ambr Nani li diede conto, che il Duodo era stato spedito, si dolse, che differisse tanto, dicendo di non poter in modo alcuno patire dilatione; & che non vuol'esser tenuto ad aspettarlo: & pochi giorni dopo dando conto l'Ambr della rotta ricevuta dal Cigala alli confini di Persia, non fece alcuna reflessione sopra quella narratione, stando sopra il Duodo disse che non venga per dir ragioni, perche voi havete detto a bastanza. Restava il Pont. reflesso nella sua deliberatione, & per tanto ordinò al Noncio suo che presentasse l'altro breve, dato pure sotto il x. Decembre & diretto, Marino Grimano Duci & Reip. Venetorum, &c. in materia del Canonico & Abbate carcerati, il che egli essegui il XXV. di Febraro due giorni dopo che l'Ambr Duodo era partito per Roma, essendo state spedite le sue commissioni sotto il XVIII. Il Prencipe fece honesto risentimento che si presentasse un breve due giorni dopo partito un Ambre per la stessa causa, & tantopiù quanto non era diretto a lui, fatto già per presentare al precessore. Il Papa nel breve sudetto dopo haver narrato d'haver inteso per lettere del Noncio, & parole dell'Ambre, che erano ritenuti tutta via il Canonico & l'Abbate già presi dalli Magistrati della Republica, riputando di poterlo fare in virtù de' privilegi concessi dalla sede Apostolica, & d'una consuetudine di giudicare gli Ecclesiastici, quali cose se fossero conformi alle sacre constituzioni le còporterebbe; essendo contrarie alli Canoni & libertà Ecclesiastica, che origine dall'ordinatione divina, è sforzato per l'ufficio suo avvertire, che la consuetudine non giova per esser contraria alle instituzioni Canoniche: perilche non resta, se questo solo, che se la Rep. alcun privilegio, concessoli da precessori suoi, lo mandi ingenuamente, & con fiducia por esser essaminato da lui, & dalla Chiesa Romana per ricever quelle ammonitioni che convengono, acciò non creda che le sia lecitò più di quello veramente è, imperoche egli ritrova, che la Rep. eccesso la giurisdittione concessale & estesala a persone, casi & luoghi non compresi, di che anco è stata ripresa da suoi precessori, & perduto li privilegi concessile, se non servato le conditioni poste in quelli. Perilche commanda sotto pena di scommunica latœ sententiœ, che quanto prima sia rimesso il Canonico & l'Abbate in mano del Noncio, quale secondo il merito delli delitti loro li castigherà, acciò che alcun non pensi, che li suoi ministri vogliano abusar' de l'immunità Eccla anzi più tosto sia noto a ciascuno che egli vuole, gli Ecclesiastici esser essempio di bontà a tutti gli altri, & se si fosse dalli officiali secolari proceduto contra il Canonico & Abbate a qualche atto o sententie condannatorie, o essecutorie; egli le annulla & per nulle le dichiara, minacciando, che se non sarà ubidito, overo si differirà a farlo, procederà più inanzi come la giustitia ricerca, non tralasciando alcuna cosa di quelle che appartengono al suo officio per conservatione della giurisdittione Ecclesiastica. Il Senato inteso il tenore del breve, quantunque già havesse posto in consulta de' Dottori non solo le leggi nominate dal Pont. nell'altro suo breve, ancora la materia di giudicar Ecclesiastici, che il Pont. promosse prima come è stato detto, & dalli consultori fosse stato risoluto, che il costume usato da immemorabil tempo nel Dominio era legitimo & ben fondato, con tutto ciò per non lasciar diligenza alcuna, che potesse chiarir meglio le difficoltà, congregò di nuovo li istessi, cosi abitanti in Venetia, come altrove nello stato, & volse intender il parer loro sopra il contenuto del breve, & qual risposta fosse conveniente dare, qual parer ricevuto, & essaminato tutto quello che occorreva, rispose al Pont. sotto li XI. Marzo, haver letto il breve di sua Santità con riverenza, non senza dispiacere, vedendo crescer ogni giorno materie di discordia, & che la Santità sua vuole distruggere gli instituti della Rep. conservati illesi sino al presente: non volendo dir altro il rimetter al suo Noncio il Canonico & l'Abbate, se non spogliarsi della potestà di castigare le sceleratezze, quale la Rep. essercitato dal nascimento suo con approbatione de' sommi Pontefici che questa potestà Dio l' data alli primi, che instituirono la Republica & per loro è derivata nelli presenti, & è stata continuamente essercitata con moderatione, non eccedendo mai li termini legitimi, che li Pontefici passati l'hanno approvata, & se alcuno d'essi havesse attentato qualche cosa à pregiudicio della potestà data alla Repub. da Dio, ciò non le nuoce, non havendo mai essa per tali rispetti lasciato di essercitare la sua autorità, & che il Senato tiene per fermo, attesa la purità della sua coscienza, che alle comminationi della Santità sua non resta luogo alcuno, anzi confida, che pigliarà in bene quello che dalla Rep. già & ultimamente è stato fatto in honor di Dio, per quiete publica & castigo de' delinquenti.

Subito che il Pont. hebbe spedito la commissione al Noncio di presentar il breve, havendo udito che per Roma passava certa fama, che egli si fosse rimosso, o almeno rallentato dalle sue pretensioni, si travagliò gravissimamente, & per ovviarli & riacquistare la riputatione che li pareva haver perduta, risolse di parlar di nuovo in Consistoro per mostrar di persistere nelle istesse deliberationi, perilche li XX. Febraro congregati li Cardinali, recapitolate le cose dette l'altra volta, aggiunse ancò la pretensione della legge, che chiamava delle Emfiteosi, non permise però che alcuno delli Cardinali dicesse cosa alcuna, passò alle cose Consistoriali. Dopo nell'audienza dell'Ambasciatore si dolse, che si andasse per la lunga, & che tardasse tanto l'estraordinario, minacciando che egli l'abbreviarà. Non restò l'Ambr di dirli, che non differiva la Repub. li negotij, più tosto pareva che la Santità sua li prevenisse, imperoche ella nel Concistoro delli XII. Decembre, s'era doluta della Rep. sopra la legge del non edificar chiese, prima che havesse inteso ne per scrittura, ne in voce, qual fosse la mente del Senato in questo particolare, & anco in quest'ultimo Consistoro haveva pur fatto querele sopra la legge che si chiama dell'Emfiteosi, della quale non haveva scritto pur parola, ne ordinato a lui che ne scrivesse, ne fattone parlar al Noncio. Tentò anco l'Ambr il mezo del Cardinal Borghese, per fermar il corso del Pont. troppo incitato, rispose il Cardinale scusando il Papa con dire, che non può ritirarsi, havendo dato conto due volte in Consistoro & anco alli Prencipi.

Giunse dopo queste cose in Roma la risposta del Senato con commissione all'Ambre di presentarla immediate inanzi l'arrivo del Duodo, acciò che, se le controversie si fossero composte, come si sperava, quel breve non restasse vivo senza risposta, perilche subito presentata dall'Ambasciatore, il Pont. non la lesse alla presenza sua, come l'altra, solo disse, Li Venetiani fanno come quelli che danno, & si lamentano; che ascolterà il Duodo, non vuol negotiatione, se non porterà sodisfattione, passerà inanzi: usava le solite querele, che si voleva portar il negotio in lungo, & goder il beneficio del tempo, del quale egli era nemico, ne poteva patir dilatione, si doleva anco che l'Ambr straordinario differisse tanto, & questo non perche pensasse con la sua presenza di trovar qualche componimento, essendo già risoluto, & havendo fermato l'animo a voler proseguire con le ingiurie contra la Republica; perche avendo detto a molti ministri de Prencipi già, che havrebbe udito l'Ambre, non li pareva poter passar inanzi prima che l'havesse sentito, & questo l'affligeva sopra modo, vedendo passare quei pochi giorni senza che egli potesse venir all'essecutione. Non restò però in questo tempo di scriver di nuovo alli Noncij suoi appresso tutti li Prencipi, dando lor'ordine di querelarsi contro la Republica, il che saputo a Venetia, fece deliberare il Senato di scriver a tutte le corti, & mandar informatione a tutti li Ambri, acciò se fosse occorso esponessero la giustitia della causa della Republica & le vessazioni indebite del Pontefice.

In fine di Marzo arrivò il Duodo Ambasciator espresso, al quale il Pont. non permise che passasse la prima audienza con ufficij & complimenti secondo che è costume, lo tirò immediate nel trattato, udendolo anco benignamente, non volendo egli rispondere a cosa alcuna particolare, se ben l'Ambasciatore metteva in consideratione le ragioni proprie per ciascuna delle controversie, solo restando nel generale diceva, che l'essentione de gli Ecclesiastici è de jure divino, & però che non voleva più il partito proposto di contentarsi d'un solo prigione: che non vuol toccar le cose temporali & che le tre Leggi sono usurpationi, che egli non si moveva per passioni, che la causa è causa di Dio, che l'Ambr Nani ordinario gl'haveva detto più volte le cose stesse, che non valevano niente, che egli l'ascoltava per farli piacere: non per mutarsi della sua deliberatione, che voleva esser ubidito, & altre tali cose. Il Duodo per fermar un poco tanto corso, & dar tempo di pensarvi, offerì di scriver a Venetia quella sua risolutione, si contentò il Pont. facendo conto quando il corriero poteva tornar con la risposta, minacciando di non aspettar un momento di più. Le quali cose intese a Venetia risoluto di communicar il tutto alli Ambri Cesareo, di Francia & di Spagna. Questo rispose, che il suo Re vuole la Pace: & che in cose tali non darebbe fomento al Papa. Il Conte di Cantacroi approvò tutte le ragioni dettegli con l'essempio della Francia Contea suo paese, dove l'istesse cose sono accostumate. Monseigr di Fresnes Ambasciator Francese rispose, che non intendere queste leggi Pontificie, per quali negano alli Prencipi il dominio del suo stato, & che con ogni ragione la Republica anteponeva la sua libertà ad ogni altro rispetto, perche, Salus populi suprema lex esto.

Visitò il Duodo secondo il costume, li Cardinali, & con tutti hebbe ragionamento delle cose controverse, quali se ben parlavano diversamente, si vedeva però, che non havevano havuto altra parte del negotio, salvo che nelli consistorij delli XII. Decembre & XX. Febraro: non restò il Duodo nelle altre audientie, che hebbe dal Pont. che non tentasse ancora di mitigarlo, sperando che si potesse ridurre le controversie a negotio, se si trovasse qualche modo di fermare il precipitio con che correvano, il Papa si mostrò risoluto, dicendo che usato patientia grandissima, che quei Signori duriores efficiuntur, che ogni giorno egli veniva a peggior conditione, poiche intendeva dirsi apertamente in Venetia, di non volerli dar alcuna sodisfattione, che egli non poteva abbandonar la sua riputatione, che nel Senato non vi era persona alcuna, che sapesse, & haveva consultato con li suoi dottori, egli haveva fatto scriver ad' uomini, che terrebbono quelli a scuola, & concluse che procederà con le armi spirituali, del rimanente havrà quei signori per figli: il Duodo udendo la risoluttione fermata, & conoscendo che il replicar più oltre era senza frutto, si licentiò dell'audienza con poche & gravi parole.

Il giorno seguente li Cardinali di Verona & di Vicenza trovarono occasione d'insinuarsi col Pont. a ragionar di questa materia & fecero destro, & efficace officio, essortando a metter qualche dilatione, al che rispose il Pont. che haveva differito pur troppo, che il partito proposto al Nani non era stato stimato degno di risposta: che haveva ascoltato il Duodo, con tutto che parlasse vivamente, che haveva 25. ò 30. lettere da Venetia dove li era scritto, che non sperasse alcuna sodisfattione, con tutto questo voleva dar anco termine 24. giorni, che era molto, acciò havessero spacio alla resipiscentia: Considerarono li Cardinali con gravissime parole il danno che sarebbe seguito quando le armi spirituali fossero state sprezzate, a che il Papa rispose, che all'hora adopererebbe le temporali. Et cosi senza communicar il pensier suo con molte persone fece formar & stampar un monitorio contro la Re. qual poi riesaminando & non piacendoli, il mutò, & finalmente ne formò, & fece stampare un altro sotto li 17. Aprile per farne la publicatione quel giorno in consistoro: con tutto ciò venuta questa mattina era nell'animo molto fluttuante, & ambiguo di quello che dovesse fare, & approssimatasi l'hora, essendo già congregati li Cardinali, pensò, & quasi che risolse di tralasciare, o differire ad' altro tempo, il Cardinal Arrigoni, quale secondo il costume delli Cardinali, partecipi del governo del Pontificato, non era andato a basso con li altri alla sala, restato insieme col nepote di sopra alla Camera del Pont. per levarlo & accompagnarlo a basso, lo confortò à non desistere, perilche ripigliato il consiglio di prima discese a Concistoro, dove fece narratione delle cause che pretendeva contro la Re. dilatandosi particolarmente sopra la Legge da lui chiamata delle emfiteosi, con tutto, che non havesse di ciò scritto a Venetia, ne trattatone con li Ambri, salvo che dicendoli d'haverla trovata. Aggiunse d'havere studiato primà egli stesso, poi ancora haver consultato con celebri Canonisti, da quali era stato concluso che le ordinationi della Republica sono contro l'autorità della Sede Apostolica & la immunità & libertà Ecclesiastica, allegando che erano contrarie al Concilio di Simmaco & al Lugdunense di Gregorio, & alli decreti delli Concilij, o Congregationi Constantiense & Basiliense, che cosi dichiarato contro Henrico II. contro li di Castiglia & altri , Carlo II. & Carlo IV. che sapeva esservi Dottori Canonisti che difendono lo statuto di non poter alienar beni laici in Ecclesiastici, sono pochi, & parlano contra la commune, & in caso che restasse dubio alcuno, egli all'hora dichiarava, che tutte erano contro la libertà Ecclesiastica: fece anco legger una Constitutione d'Innocenzo III. sopra certo editto dell'Imp. Henrico Costantinopolitano, & passando a parlare delli giudicij criminali contra li Ecclesiastici, disse che li Venetiani pretendevano privilegi, li quali però estendevano à luoghi & capi non compresi, etiandio contro le persone delli Vescovi. Essaggerò anco la patientia usata da lui in haverli aspettati a penitenza per tanto tempo, perilche poteva (senza più differire, ne dar altro termine) venir all'interdetto: mitiùs agendo, haveva deliberato dar ancora 24. giorni di termine, voleva il voto delli Cardinali per fare ogni cosa canonicamente furono detti li voti, ne quali è di singolare, che Pinelli lodò l'haver assegnato 24. giorni di termine, perche così anco fatto con Henrico III. di Francia. Ascoli fece segno col capo di consentire senza dir parola, che s'intendesse (come anco haveva fatto sotto Clemente quando si publicò il monitorio contro il Duca Cesare da Este.) Il Cardinal di Verona, lodato il zelo di sua Santità, la quale era proceduta in questo negotio (disse) lenta festinatione, soggiunse che in Senato cosi numeroso come quello di Venetia, non si potevano spedir le cose con tanta prestezza, che non era da moversi in fretta contra una Republica benemerita, che l'havrebbe potuto differire al quanto, con speranza di poterla riacquistare, & in questo mentre fare studiare quello, che li Venetiani allegano, & concluse con queste parole, Sed differ, habent parvœ commoda magna morœ. Parlò il Pontefice all'hora dicendo, non haver fatto cosa alcuna di suo giudicio proprio, haver udito huomini dotti, & proceduto con loro consiglio; All'hora replicò il Cardin. che essendo così non poteva contradire a quello che era piacciuto alla Santità sua. Sauli disse che li Venetiani erano stati pur troppo aspettati & uditi, che con loro conveniva proceder aspramente, che cederebbono: però lodava il proceder con animo forte, rimettendo il rimanente à Dio, la cui causa si tratta. Santa Cecilia disse dolersi della conditione de tempi presenti che sforzava la Santità sua a venir a tali rimedi, rallegrarsi insieme che in questo la Santità sua non havesse nissun rispetto humano, riferisse il tutto all'honor di Dio & alla dignità & libertà della Chiesa. Bandino lodò Dio, che havesse dato alla Santità sua nel principio del Ponteficato occasione di acquistarsi fama immortale, & restituire la libertà & giurisdittione Ecclesiastica. Il voto di Baronio fondato sopra il suo thema, che il ministerio di Pietro due parti, l'una pascere, l'altra uccidere, & andato attorno cosi publico, che non è necessario fare mentione: Giustiniano disse che si conformava col parere di sua Santità, essendo in causa notoria notorietate facti, et notorietate iuris, che non vedeva quale scusa li Venetiani potesso addurre, che l'aspettarli più sarebbe nodrirli nel peccato, & partecipare con loro, perilche lodava la deliberatione di sua santità: Zappata disse che il termine di 24. giorni era troppo lungo, & che li Ecclesiastici sotto li Venetiani erano di peggior conditione, che non furono sotto Faraone li Hebrei. Conti ringratiò Dio che a questi tempi havesse dato un Pontefice, che gagliardo di età & santità con la forza delle sue virtù, & zelo potesse, & volesse restituir la libertà Ecclesiastica, & l'autorità della Sede Apostolica.

Li altri tutti con brevi parole assentirono, ò replicate le ragioni dette dal Pont. confirmarono, overo si diffusero in ragioni & allegationi de' Canonisti per aggiungere alle ragioni dette dal Papa, & da gli altri. Il che fatto si passò alle propositioni consistoriali secondo il consueto. Il numero de' Cardinali, che si ritrovarono in Consistoro 41. non essendo quella mattina andati Como, Aldobrandino, Santiquattro, ne Cesis.

Non si poteva aspettar altro dalli Cardinali, salvo che consentissero alla deliberatione del Pont. alcuni per propria inclinatione all'istessa opinione, come appassionati alla libertà Ecclesiastica, altri perche li interessi proprij per le pretensioni al Ponteficato, li sforzavano a dimostrarsi tali, altri non ardivano di contradire al Papa in cosa alcuna per non privarsi della speranza di ottener qualche emolumento per se, & per li suoi, con che alcuno di essi si è scusato, dicendo, che se havesse detto cosa alcuna contra il pensiero del Papa, havrebbe fatto danno a se, senza alcun beneficio della Republica. Et non è cosa posta in dubio dalla corte, che li voti delli Cardinali sono ricevuti in consistoro per sola apparenza; imperoche mai non sono informati del negotio, che si tratta, si come del presente non hanno havuto altra informatione, se non per le poche parole che il Papa disse due volte in Consistoro, come s'è detto, & alle volte viene loro anco proposto materia della quale per l'inanzi non hanno mai sentito parlare; vanno con tutto ciò li Pontefici sicuri a proporre in Consistoro tutto quello che vogliono, fondati sopra il consueto, che è di assentire ad ogni cosa: il che anco la corte dice apertamente usando la figura delle Annominationi, & mutando la voce Latina, assentiri in assentari.

Finito il Consistoro il monitorio affisso nelli luoghi soliti di Roma, & immediate seminato per tutta quella città: imperoche erano già stampate innumerabili copie, parte in Latino, parte in Italiano, de quali ne furono mandate per tutte le città d'Italia, & dello stato di Venetia; seminate, innumerabili mandate alli Giesuiti, & altri religiosi che tenevano le Parti del Pont. & loro confederati, accompagnate con lettere seditiose, & continuato d'inviarne per qualche settimana in forma di lettere chiuse, in solo foglio bianco con la sola soprascritta ad ogni persona, della quale sapessero il nome. E ben da maravigliarsi, perche nel transonto volgare stampato pur nella stamparia Vaticana vi siano aggiunte alcune parole dove si tratta della prigionia dell'Abbate & del Canonico; cioe, & hanno commessa la cognitione delle cose loro al magistrato secolare di detta Signoria detto l'Avvogador: le quali non sono nel Latino, & la maraviglia nasce, si perche non & punto vera tale commissione, come anco perche non si può penetrare a che questa falsità serva loro.

Il monitorio era indrizzato alli Patriarchi, Archivescovi, Vescovi, Vicarij, & a tutti li Ecclesiastici secolari & regolari, che hanno dignità Ecclesiast. nel Dominio della Rep. Veneta, in quello espone il Pont. che alli mesi passati li è pervenuta a notitia, che il Doge & Senato Veneto ne gli anni passati hanno fatto molti decreti contra l'autorità della Sede Apostolica & immunità Ecclesiastica repugnanti alli Concilij generali, alli Canoni & constitutioni de' Pont. Romani, & specialmente nomina la parte del 1602. che leva la pretensione à gl'Ecclesiastici di appropriarsi beni possessi per virtù di diretto che habbiano in loro, restando li però il suo diretto salvo; in 2. luogo quella del 1603. dove si estende a tutto lo stato la prohibitione di fabricar chiese, & luoghi pij senza licenza; in 3. luogo, nomina la parte 1605. dove parimente si estende a tutto il Dominio la prohibitione di poter alienar in perpetuo beni stabili secolari in Eccl. in 4. luogo nomina la retentione del Canonico Vicentino & dell'Abbate di Nervesa, soggiungendo; che alcune delle sudette cose levano le ragioni che la Chiesa possiede per contratti fatti, & sono in pregiudicio della sua auttorità, & delli dritti delle Chiese, & privilegi delle persone Ecclesiastiche, levando la libertà Ecclesiastica, & tutte in danno delle anime del Doge, & del Senato, & scandalo di molti, & che quelli, quali hanno fatto tali cose, sono incorsi nelle censure & nella privatione delli feudi, da quali pene non possono esser assoluti, se non dal Pont. Rom.i rivocate pa le leggi & statuti, & restituito ogni cosa nello stato primiero, & essendo che il Doge, & Senato doppo molte paterne monitioni sue, non ancora rivocate le leggi, ne reso li prigioni, Egli, che a nessun modo deve sopportare, che la libertà & immunità Ecclesiastica & l'auttorità della Sede Apostolica sia violata, ad essempio de' dieci Pontefici nominati, & d'altri ancora, & di consiglio & consenso delli Cardinali, (havuto con loro deliberatione matura) ancora che li soprascritti decreti siano irriti & nulli da se, nientedimeno li dichiara per tali: & di più scommunica & dichiara & denoncia per tali, (come se fossero nominati specialmente) il Doge & Senato, quali si troveranno all'hora, & nelli tempi seguenti, insieme con li fautori, consultori, & aderenti loro, se in termini di 24. giorni dal della publicatione, quali assegna per 3. termini di 8. giorni l'uno, il Doge & Senato non haveranno rivocato, cassato & annullato li decreti sudetti & tutte le cose seguite da quelli, levata ogni eccettione & scusa, & notificata per tutto la cassatione, & restituito in pristino le cose fatte in virtù di quelli, il promesso di non far' più tali cose & dato ad esso Pont. conto del tutto, & consegnato con effetto al Noncio suo il Canonico & l'Abbate, dalla qual' scommunica non possino esser assoluti, se non dal Pontefice Romano, salvo che in articolo di morte, nel qual se per caso alcuno sarà assoluto, risanandosi, ricaschi nell'istessa scommunica, se non ubidira al suo commandamento per quanto potrà, & se morirà non sia sepelito in luogo sacro sin che non sarà da gl'altri ubidito alli commandamenti suoi. Et se doppo li 24. giorni il Doge & Senato staranno per tre altri di ostinati, sottopone all'Interdetto tutto il Dominio, si che non si possa celebrare le Messe, & divini Officij, salvo che nelli modi, luoghi & casi concessi dalla legge commune, & priva il Doge & Senato di tutti li beni, che possedono dalla chiesa Romana, o dalle altre chiese & di tutti li privilegi & indulti ottenuti da quelle, & in specie delli privilegi di proceder contra li chierici in certi casi, riservando a se & a' suoi successori, di aggravare & riaggravare le censure & pene contra loro, & contra li suoi aderenti, fautori, consultori, &c. & proceder ad altre pene & ad altri rimedij se perseverano nella contumacia: non ostante &c. commandando alli Patriarchi, Arcivescovi & Vescovi, & alli altri minori Ecclesiastici sotto pena &c. respettivamente, che doppo ricevute queste sue lettere, overo havutone notitia, le facciano publicar nelle chiese, quando concorre più popolo, & attaccarle alle porte &c. Decretando che sia data fede alli transonti anco stampati, sottoscritti da un Notaro, & sigillati con sigillo di dignità Ecclesiastica, & che la publicatione fatta in Roma oblighi come un'intimatione personale.

 

 

LIBRO SECONDO.

 

La publicazione d'un monitorio così severo repentinamente fulminato contra una Rep. di tanta grandezza, commosse li ministri delli Prencipi che residevano appresso il Pont. Il Marchese di Castiglione Ambr Cesareo, ò mosso perche li paresse che li rispetti del suo Prencipe comportassero così, overo per haver' egli gli Stati suoi in confine del dominio Veneto, fece instanza grande col Pont. per una prorogatione, cosa che poco mosse la Santità sua, ò perche stimasse l'officio senza vigore, venendo dal ministro, & non dal Prencipe, ò perche stimasse poco anco Cesare stesso; o perche lo riputasse alieno dalli suoi interessi, per desiderio di esser aiutato nella guerra contra Turchi, per le quali cose anco nel dar parte alli Ambasciatori di questo negotio, al Cesareo diede conto assai leggiero. il Marchese vedendo poco stimati gl'officij suoi proprij, spedì per haverne ordine dall'Imp. che però non li successe per l'oppositione fattali dal Prainer, mal affetto al nome Veneto.

Fece l'istesso ufficio (pur come da se, Monsieur d'Alincourt Ambr del Christianissimo) alle dimande del quale il Papa non condiscese, anzi rispose, che egli devrebbe essortar' la Rep. ad'ubidire, l'Ambasciator diede avviso al suo per il corrier suo ordinario così delle attioni successe, come dell'ufficio fatto da lui, & della risposta del Papa. Più efficacemente trattò col Pont. il Conte di Verüa Ambasciator del Duca di Savoia per nome del suo Prencipe, essortando il Pont. ad interpor' dilatione, & trovar' modo di compor' le differenze; al quale il Papa rispose, che altro non mancarebbe per far li Venetiani più ostinati, & che il Duca dovrebbe voltarsi a loro per farli ubidire, non s'astenne l'Ambasciator di replicare, che la parola, ubidire, era troppo pregnante per usar con un Prencipe, che il differire sarebbe ben sempre giudicato da tutti ragionevole. Il Gran Duca di Toscana, scrisse anco al Vescovo di Soana, pregandolo far' questo officio a nome suo col Papa.

Furono visitati li Ambasciatori della Rep. doppo la publicatione del monitorio dalli Ambasciatori dell'Impre, di Francia, & di Toscana, quali li communicarono le cose operate col Papa, & la durezza trovata in lui.

Alcuni tenevano, che il Pont. secondo il costume de gli inesperti, subito promulgato il monitorio, essalato l'ardore dell'animo, si rivoltasse a considerare li inconvenienti, che la ragion' mostrava dover succeder', & per tanto fosse mal contento & desiderasse occasione di prorogare il termine se fosse stato richiesto dalla Rep. Altri, anco dicevano, che per la sola interpositione di questi Prencipi & Ambasciatori l'havrebbe fatto, quando havesse creduto, che la Rep. l'havesse accettato, poiche sarebbe stato gran vantaggio alli fini suoi, quando per quella strada havesse aperta via à far ricever' i suoi commandamenti, comunque la cosa si fosse, il Pont. restò fermo à vedere l'esito del suo monitorio; la publicatione del quale risaputasi a Venetia in Senato, prima deliberato di ricorrere alli ajuti divini, & mandato a tutte le Chiese, monasterij così di huomini, come di donne, & altri luoghi pij, che facessero oratione conforme all'uso antico, & distribuita buona somma di danari per elemosina a luoghi pij, poi voltatisi alle cose del governo, si consultò, se conveniva lasciar' li Ambasciatori in Roma, o pur' richiamarli, consigliavano alcuni che fossero richiamati, poiche non poteva la Rep. ricevuta una tanta ingiuria, ritener' quivi con dignità, Ambasciatore, altri consideravano, che il levarli, era interromper' affatto ogni commercio, furono approvate per buone le ragioni, & trovato temperamento di seguirle ambedue, & risoluto di richiamar l'Ambr straordinario solamento, mostrando così il debito risentimento, & lasciar' l'ordinario per soprabondare in ufficio di pietà & riverenza verso la Sede Apostolica, & non venir' a risolutione di alienatione, se non necessitati da estrema violentia. anco deliberato di communicar' il tutto all'Ambr Inglese, al quale sino all'hora non data parte di cosa alcuna per li rispetti, che non consigliavano trattare cose controverse col Papa, & in conformità si scrisse a Gregorio Giustiniano Ambr della Republica appresso quel che non dasse conto alla Maestà sua. Henrico Wotton Ambasciator Inglese in Venetia si dolse gratiosamente, che fosse communicato tanto inanzi ad altri Ambasciatori che a lui, quanto alle pretensioni del Pontefice disse, che non sapeva intendere questa Theologia Romana, che è contraria alla giustitia e all'honestà.

Hora per provedere a gli inconvenienti che potesse causare il monitorio del Pont. dato ordine di commandare a tutti i Prelati Ecclesiastici di non far', ne lasciar' publicar', ne affiger' in luogo alcuno, bolla, o breve, o altra scrittura che fosse loro inviata. Di più fatto proclama che sotto pena della disgratia del Prencipe, qualunque havesse copia di certo breve publicato in Roma contro la Rep. la dovesse presentare alli Magistrati in Venetia & alli Rettori, nelli luoghi soggetti, & l'obedienza cosi pronta, che ne furono portate tante copie, che parve maraviglia come tante ne fossero stampate: non ne attaccato alcuno per la diligentia, che fecero li popoli stessi, da' quali in diversi luoghi scoperti, & presi quelli, che venivano per far' tal effetto. anco partecipato a tutti li agenti de' Prencipi, che si ritrovano in Venetia lo stato, & le cagioni di queste turbe, & scritto l'istesso a tutti li Residenti per la Rep. appresso altri Prencipi. medesimamente deliberato dal Senato di scriver' a tutti li Rettori delle Città & luoghi soggetti, & dar' parte delle ingiurie, che la Repub. riceveva dal Pont. & delle ragioni che haveva per se validissime, con ordine che le lettere fossero communicate alli consigli & communità delle città, il che essendo stato fatto si vidde in ogni luogo, effetto incredibile d'ubidienza, & osservanza verso il suo Prencipe, & applauso grande di difendere la publica libertà, per mantenimento della quale offerto da tutti, aiuti di gente, di danari, & d'armi, secondo il potere di ciascun luogo, le quali offerte con l'istessa prontezza, & allegrezza grande, furono esseguite alli suoi tempi.

In questo mentre andò al Duodo, il commandamento di partire, perilche egli si licentiò dal Pont. il 27. del mese, con dire, che non havendo potuto ottener' da sua Santità che fossero poste in consideratione le ottime ragioni rappresentate da lui, (non restandoli altro che fare) era richiamato a Venetia, al che il Papa rispose con parole di cortesia verso di lui, & intorno la causa disse, che le cose fatte da se erano procedute dall'obligo della sua coscienza, che il caso è chiaro, & deciso & il modo usato è con li essempij de' suoi precessori, & non humano divino, essendo le armi adoperate da lui spirituali, l'uso delle quali stà insieme col paterno amore che porta alla Republica per haver l'ubidienza che tutti li Prencipi sono obligati a renderli.

In Venetia il Noncio Apostolico dopo l'avviso della publicatione, si tratteneva tutto il giorno nella casa de' Giesuiti, dove erano padri molto cospicui per le attioni loro passate in rivolgimenti & negotij di stato, a' quali era Preposito il P. Bernardino Senese, (che si trovò anco con simil carico in Parigi, quando i Giesuiti furono scacciati da quella Città) & il P. Antonio Possevino molto nominato per le cose fatte da lui in Moscovia & Polonia, tanto nelli tempi, quando in persona in quelle regioni, quanto anco doppò, con maneggi & trattati. Il P. Gio. Barone Venetiano ancora persona molto entrante, che nella città dove habita, non permette che sia fatto cosa alcuna notabile senza suo intervento, & il P. Gioan Gentes persona versata nella professione che si chiama de' casi di coscienza, espertissimo per dannare, & trovarche riprendere in ogni attione fatta senza loro partecipatione, & per giustificare qualunque attione delli loro devoti & altri Padri tutti buoni essecutori del loro quarto voto.

Il Noncio doppo l'avviso dell'Interdetto non al Collegio se non sotto il 28. del mese, dove havendo pa mostrato gran dolor' & displicenza per le cose occorse, soggiunse, che non si dovrebbe proceder' col Papa con tanta repugnanza, che il Papa s'è mosso da zelo, & che anco adesso, se si pregasse un poco per parte, ogni cosa si componerebbe, & per tanto la Serenità sua proponesse qualche temperamento, che egli offeriva il mezo suo per portarlo, & metter in piede il negotio & favorirlo. Questo discorso lo condì il Noncio con molte parole di pietà, per farlo più affettuoso, & persuasivo, perilche li occorse nominare spesso la Maestà Divina della quale parlando, usava questo termine, cio è Nostro Signore, il quale usando anco, quando voleva significare il Papa, rendeva il suo ragionamento ambiguo, eccetto che alli più prudenti quali già in altri ragionamenti l'havevano osservato, & all'hora avvertivano, che nel prononciare la parola, N. Signore, se voleva intender il Papa, si levava la beretta di capo, quando voleva intender Dio, teneva il capo coperto: A questo discorso misto di negotio & semplicità, fatto in forma di sermone, rispose il Doge; Che a nessun huomo di sano intelletto può piacer di veder' travagliata una Republica Cattolica & pia, che nessun può approvar' le attioni del Papa; si dolse, che non volesse ascoltar il Duodo, che li habbia fatto affiger' un monitorio sulla faccia, tenuto ingiusto da tutti, senza alcun scropolo, venendo ad una tanta risolutione, senza saper' prima come il mondo si governa, che non poteva far' cosa più a proposito per metter la Sede Apostolica sotto il sindicato di tutto il mondo, & in pericolo manifesto, che se la Rep. si appartasse del Papa, sarebbe seguita con danno irreparabile degli Ecclesiastici, la Rep. non partirà dalla sua pietà, & si difenderà; che sua Signoria bene, persuadendo la pace, la persuada al Papa che la perturba.

Il Noncio udito questo, fece instanza, con poca maniera, d'haver qualche risposta dal Senato & si licentiò. Il Senato doppo 8. giorni li rispose nell'istesso tenore, che era stato parlato dal Prencipe, il che udito da lui, principiò dalle stesse poco grate condoglienze usate l'altra volta, passò a mostrar dispiacere, che non si fosse trovato temperamento, concludendo, che il Senato dovesse esser' avvertito che per sostentar una legge particolare, non si tirasse adosso qualche ruina universale. A che il Doge rispose, Che la prudenza doveva esser raccordata al Papa, che haveva precipitato, & che sarebbe bene, se gli mettesse in consideratione li pericoli imminenti, & se gli mostrasse la necessità di schifarli, ritirandosi dalle ingiurie, Che questi consigli che gli , sono da vecchio, & lungamente versato nelli governi.

Al Pontefice (havendo inteso il proclama fatto contro il suo monitorio & la deliberatione delli sudditi prontissimi a servir' il loro Prencipe, & difender' le sue ragioni, & però non potendo sperare l'osservatione del suo Interdetto) non parve, che il suo Noncio potesse restar più in Venetia con dignità, per il che gli scrisse, che dovesse partirsi, & esso alli 6. Maggio mandò il Vescovo di Soana a licentiare l'Ambasciator Nani ordinario, commettendoli espressamente che non lasciasse in Roma alcuno delli suoi. Desiderava il Pont. vederlo inanzi la partita, & pertanto avendo mandato l'Ambr a richiedere audienza per il giorno seguente, l'acconsentì prontamente, poi, ò perche da altri fosse cosi persuaso, o per proprio motivo, dubitando che non li facesse qualche protesto, mandò la mattina per il maestro delle cerimonie a dirli, che non voleva riceverlo in qualità di Ambre, però che andasse come privato, che l'havrebbe ricevuto & veduto volentieri. Rispose il Nani, che non sapeva come separar da se il titolo d'Ambasciatore, ne meno poteva farlo senza la saputa del Prencipe, la cui persona rappresentava, perilche quando alla Santità sua non piaceva vederlo come Ambasciatore, egli si sarebbe partito. Riferì il messo la risposta al Pont. quale lo rimandò con risolutione, che come Ambasciatore non voleva riceverlo: & già erano congregati molti prelati, & altre persone per accompagnarlo all'audienza; alcuni de' quali intesa la risolutione del Papa, & la deliberatione dell'Ambasciatore di partir all'hora, dimandarono al Maestro delle cerimonie sudo, se potevano accompagnarlo, al che havendo esso risposto, però come da se, che non era conveniente, successe, che tutte le carrozze loro seguirono l'Ambasciatore, poche delli Prelati l'accompagnarono in persona, havendo gli altri rispetto di farlo. Il Conte Gio. Francesco di Gambara se ben fatto di poco tempo Prelato, & perciò di speranze tanto più grandi, quanto più fresche, il quale havendo adoperato il Pont. per intercessore appresso la Rep. della deliberatione del Conte Annibale suo fratello, dal bando, non haveva potuto ottener' la gratia con qualche sdegno anco del Pont. non volse restar di accompagnarlo in persona, dicendo che nessun rispetto era bastante, di farlo cessar dal suo debito, attione, & parole da far arrossire quelli, che più strettamente obligati, furono cosi pronti a mancare. Parti l'Ambasciator honorevolmente accompagnato, conciosia cosa che immediate passò per Roma la fama della sua partita, onde concorsero tutti quelli della natione, & anco li Baroni, & gentil'huomini Romani affettionati alla Rep. il Pont. un giorno doppò gli spedi dietro un Colonello, acciò l'accompagnasse per tutto lo Stato Ecclesiastico, il quale lo giunse a Foligno, & li offerì la sua compagnia per nome del Pont. l'Ambasciator se ben' haveva grossa compagnia, recevè non dimeno il Colonello per poco spacio di viaggio poi ringratiata per il rimanente, sua Santità lo licentiò, & se ne ritornò ben veduto in tutti i luoghi dello Stato Ecclesiastico per dove passò.

Furono chiamati dalli capi del consiglio de X. li superiori delli Monasterij & altre chiese di Venetia, & significato loro la mente del Prencipe, essere, che si continuasse nelli divini officij, & che niuno partisse dallo stato senza licenza. promessa la protettione a quelli che restassero, & dichiarato che quelli che volessero partire non potessero portar' via robbe delle chiese, ne altre di valore, anco comandato loro, che se gli fosse inviato, in qualsivoglia modo alcun breve da Roma, o ordine dalli loro superiori senza leggerlo, lo presentassero alli magistrati, & dato ordine alli Rettori di tutte le Città, & luoghi del Dominio che facessero l'istesso in tutte le terre della loro giurisdittione. Poi si consigliò se si doveva far' risposta alcuna al monitorio, & non mancava chi proponeva che si venisse al rimedio dell'appellatione, usato sempre da tutti li Prencipi & Republiche, massime da 300. anni in quà contro li tentativi delli Pontefici, & dal Senato in diverse tali occasioni, & occorrenze, etiandio doppo che li Papi Pio II. Sisto IV. Giulio II. per suoi brevi particolari, & altri per la bolla in Cæna Domini, hanno tentato dannare simili appellationi: prevalse non dimeno il Consiglio quale proponeva, che l'appellatione si dell'ingiustitia la quale tenghi qualche coperta, ò apparenza di giustitia, cosa che non luogo in questo monitorio, dove le nullità sono molte, & tanto notorie, onde deliberato con somma concordia, di scrivere alli Prelati dello stato quello che il Prencipe sentisse del Monitorio publicato, & per che causa havesse pensato di non usare altro rimedio, come nelle lettere delli 6. Maggio, le quali furono stampate per esser affisse nelli luoghi publici, e contenevano in sostanza; Che era venuta à sua notitia la publicatione fatta in Roma alli 17. Aprile d'un certo breve fulminato, contra esso Prencipe, Senato, & dominio, del tenore come in quello, Perilche, dovendo tener cura della quiete publica, & dell'auttorità di supremo Prencipe, protesta inanzi Dio, & tutto'l mondo di non haver' tralasciato modo alcuno possibile per render' il Pont. capace delle chiarissime & validissime ragioni della Republica, havendo trovato le orecchie sue chiuse, & veduto quel breve publicato contra ogni ragione & equità contra la dottrina della Scrittura, delli Padri, & delli Canoni, in pregiudicio dell'autorità secolare data di Dio, della libertà dello Stato, & con perturbatione della quiete de' sudditi, & con scandalo universale, non dubita di dover' haver' quel breve non solo per ingiusto & indebito, ancora per nullo, proceduto de facto, & con modo illegitimo, che non riputato dover'usar quelli rimedij, che in altre occasioni la Repu. & altri supremi Prencipi hanno adoperato con li Pont. che trapassarono la potestà data lor' da Dio, confidando, che essi Prelati siano per tener l'istesso, & per continuare nel culto Divino, havendo la Rep. deliberato di perseverare nella santa fede, & nell'osservanza verso la Chiesa Romana, usata dalla Rep. sino dall'origine della Città. Occorse cosa notabile, che il giorno 8 del mese nell'istesso tempo, quando il Noncio andò per dimandar licenza al Prencipe di partire, fosse anco affissa per la Città, la copia delle lettere sudette, onde esso nel ritorno alla propria habitatione la vidde sopra la chiesa di S. Francesco vicina al Palazzo suo. Li Capuccini & Theatini sino all'hora non pensarono al partire, overo non scoprirono il pensier loro, anzi il Provinciale & altri Padri de' Capuccini, quali governano una loro provincia posta in questo stato, quando s'intese la publicatione del monitorio in Roma, havevano tra loro preso consiglio & deliberato, che non trattandosi tra il Pont. & la Rep. cosa di fede, essi non erano obligati a seguire li pensieri del Papa, & mandarono lettere di questo tenore a tutti li loro Monasterij posti nello stato; poi essendo venuto un mandato dalli suoi superiori espresso per far lor' intendere, esser' mente loro che omninamente partissero; fecero ufficio, che fosse loro prohibito il partire a pena della vita, & che il precetto fosse generale a tutti, acciò havesse maggior apparenza; il che ottenuto, diedero voce d'esser pronti & desiderosi di partire, scusati per il precetto fatto lor' dal Prencipe sotto pena della vita, finalmente si mutarono totalmente per la causa che si dirà.

Li Giesuiti immediate, che hebbero avviso del monitorio publicato in Roma, spedirono alla volta del Pont. il Padre Achille Gagliardo Padoano, per significare a sua Santità, le opere che havrebbono potuto fare a suo beneficio, quando fossero restati nello stato: perilche stando in aspettatione della risposta da Roma, quando lor' fu intimata la mente del Senato, havevano parlato in apparenza come gli altri, non dimeno o perche fossero dubij della mente del Pontefice, o per altra causa, valutisi della loro solita equivocatione, dissero, che haverebbono continuato li divini ufficij, & predicationi & confessioni secondo il loro consueto: il Pont. intese le proposte de' Giesuiti; considerato, che maggior danno alle cose sue haverebbono fatto, col non osservare l'Interdetto in publico, che bene con li ufficij in privato, si risolse che voleva che servassero l'Interdetto, & mandò loro il commandamento per l'istesso corriero, che portò al Noncio l'ordine di partire: perilche intesa la mente del Papa, havevano preso risolutione di partire, differendo però quanto potevano: fecero nondimeno uscir fama, che erano deliberati di restare, astenendosi dal dire la Messa in publico solamente, seguitando però li divini ufficij secondo il loro solito. Pareva loro esser con molta diminutione della propria riputatione, che quando partissero essi, li Capuccini restassero, & per farli partire, oltra l'haver' usate molte arti, cosi per mezo del Noncio, come di qualche altro ministro di Prencipe, che per 4. giorni continui andò ogni di al loro monasterio; finalmente li vinsero con dirli, che tutto'l mondo mirava nelli Capuccini, & che la loro risolutione, sarebbe stata una sentenza diffinitiva, se il monitorio del Papa fosse valido, ò ; perilche, dovendo esser abbracciata da tutto'l mondo l'opinione seguita da loro, havevano grande occasione di meritare appresso la Sede Apostolica: da qual arte restarono cosi gonfiati & persuasi, che andarono dal Prencipe, per dichiararsi di non poter restare; & F. Thedoro Bergamasco Compagno del Provinciale venne a tanto, che hebbe ardir di dire, esser diversa la conditione loro da quella de gli altri religiosi, a' quali importava poco, quello che facessero: li Capuccini dovevano esser' la regola, & norma di tutti, restando in loro fissi gli occhi di ciascuno, per dover' prender' essempio di stimare, o far poco conto delle censure del Pont. approssimandosi il termine di 24. giorni prefisso ne'l monitorio, furono chiamati li Giesuiti il di 9. Maggio, per haver' la loro certa risolutione, quali all'hora dichiararono l'Equivocatione sua, con negare, di poter' dir la Messa; il che non era contrario alla loro pa promessa, imperoche la Messa per la sua eccellenza non e compresa sotto questo nome di officij Divini: Bellissima certo era l'inventione, offerirsi di dire li officij Divini, & escludere poi da quel numero la Messa per la sua eccellenza, & li altri tutti, per non esser' soliti di celebrarli, & per tal via prometter tutto, & non attener niente alla Rep. & restare nello stato, & insieme servare l'Interdetto secondo la mente del Papa: La cosa messa l'istesso giorno in consultatione, & deliberato in Senato che fosse mandato il vicario Patriarcale a ricever in consegna la robba della Chiesa, & alli Giesuiti commandato, che immediate partissero: Et scritto alle Rettori della città, che li facessero partire dalli luoghi della loro giurisdittione nella maniera istessa. Li Giesuiti a Venetia intesa la deliberatione chiamarono tumultuariamente alla Chiesa le loro devote, da quali ottennero somma di danari assai grande, & fecero officio con li Capuccini che partendo uscissero processionalmente col Christo inanzi, per concitare la plebe, se fosse stato possibile: poi venuta la sera dimandarono ministri publici alli Magistrati per loro sicurezza, quali anco furono mandati, ne contentandosi di questo, mandarono a ricercar' l'Ambasciator di Francia, che li facesse assistere per guardia dalli suoi servitori, il che non giudicato conveniente da quel Signore, essendoci la guardia publica: Partirono la sera alle 2. hore di notte, ciascuno con un Christo al collo, per mostrare che Christo partiva con loro concorse moltitudine di popolo, quanto capiva il longo fuori della chiesa, così in terra come in aqua, a questo spettacolo, & quando il Preposito che ultimo entrò in barca dimandò la benedittione al Vicario Patriarcale che era andato per ricever il luogo, si levò una voce in tutto il popolo che in lingua Venetiana gridò, dicendo, Andè in mal'hora: Havevano occultato per la città vasi & ornamenti preciosi della Chiesa, la miglior suppellettile di casa, & assai libri, & lasciarono la casa quasi vuota & unde, vi restò anco per tutto il giorno seguente reliquie di fuoco in due luoghi, dove avevano abbruggiato indicibile quantità di scritture. Lasciarono ancora alcuni crucioli da fonder metalli in buon numero, del che essendo uscita fama per tutta la Città, che dava scandalo anco a quelli pochi devoti loro che restavano: il Padre Possevino scrisse, & la lettera veduta publicamente, che non erano per fonder ori, ne argenti, come erano calonniati, per governar le berette. Nella casa non restò cosa di momento, salvo che la libraria donatali per legato dal già Arcivescovo Luigi Molino Vescovo di Treviso nelli suoi armarij, & una cassa di libri prohibiti a parte. in Padoa restarono molte copie d'una scrittura contenente 8. regole con questo titolo. Regulæ aliquot servandæ, ut cum Orthodoxa Ecclesia verè sentiamus. nella 17. delle quali si commanda di guardarsi dal predicare, & inculcare troppo la gratia di Dio, & nella 3. si ordina di creder alla Chiesa Hierarchica, se ella dirà esser negro quello, che a gli occhi par' bianco. Inanzi che partissero, lasciarono a suoi penitenti instruttione come dovessero governarsi nell'osservation dell'interdetto.

Si restò con qualche speranza che partiti li Giesuiti, non dovesse esser' fatto altro moto da alcuno delli Religiosi, sentendosi che li Capuccini e Theatini andavano dicendo, che non havrebbono potuto restar' di osservar l'interdetto, non mancavano alcuni che riputando questo procedere da infirmità di coscientia erronea, li compativano, & desideravano che fossero tolerati, altri più prudenti conoscendo benissimo, che ciò non proveniva se non da ambitione di parer' migliori de gl' altri, & disegno d'acquistar' favori appresso il Pont. detestavano la loro hipocrisia, il Senato riputando non convenire alla giustitia & ragione, che teneva nella causa, ne al servitio di Dio, & tranquillità della Religione, quali in tempi tanto calamitosi, poteva per una tal novità patir' gran detrimento, se nel suo Dominio vi fosse Ecclesiastico, che servasse l'Interdetto, l'ultimo giorno del termine, diede ordine, che partissero tutti quelli, che non erano disposti di proseguir' nelli Divini officij, Partirono da Venetia i Capuccini, Theatini, & Reformati di S. Francesco, che essi ancora si mostravano renitenti all'ubidienza, & furono posti altri Religiosi al governo di quelle Chiese: li Capuccini delli territorij Bresciano & Bergamasco, (dove non erano Giesuiti che potessero sedurli) non furono concordi con gl'altri, restarono & attesero alli servitij divini senza far' novità, perilche anco furono acerbamente perseguitati da' loro superiori Romani, con scommuniche & altre pene spirituali, se bene senza effetto, quanto alle temporali, per la protettione che tenne il Prencipe di loro, & quanto alle spirituali per la difesa, che fecero in scrittura con buoni fondamenti, (essendo huomini di lettere & di prudenza) che non si erano mossi a prender' risolutione, se non con sicurezza di coscienza. Volevano li Capuccini di Venetia secondo l'istruttione de' Giesuiti, partire con solennità, per eccitare qualche tumulto, non essendo lor' permesso, quella mattina celebrarono una Messa sola, & consumarono tutto il Santissimo Sacramento dell'Eucharistia, che si conservava in Chiesa, & conclusero la Messa, senza dar benedittione al popolo. Lasciarono essi ancora a suoi devoti, varie instruttioni per osservar l'interdetto, come anco fecero li Theatini: in tanta fretta, non havendo potuto consultare insieme, non furono, ne questi con li Giesuiti, ne meno, tutti li Giesuiti concordi: perilche anco li loro aderenti procedevano diversamente, altri havendo opinione, che fossero nulli tutti li sacramenti ministrati dalli sacerdoti, che restarono, e perciò non fosse lecito adorar l'Eucharistia come prima: altri, che l'udir la Messa, fosse solo peccato veniale: altri, che fosse peccato gravissimo, quantunque si celebrasse il vero sacramento. Di queste instruttione & delle varie maniere d'osservarle, se ne sono anco vedute scritture fatte dalli suoi aderenti.

Li Giesuiti partiti, si ritirarono in Ferrara, Bologna & Mantova luoghi propinqui, di dove potessero ricever le consultationi delli suoi, & far le risposte prestamente con messi, o adoperarsi per concitare più facilmente con messi, o lettere frequenti qualche seditione: li altri religiosi partiti, si ritirarono essi ancora a Milano, Mantova, Ferrara & Bologna, dove restando, erano molto mal veduti da gl'altri delli medesimi ordini, come quelli, che fossero andati a levar' lor' parte delle loro commodità, & li capi delli monasterij, si dolevano, che le bocche erano duplicate, & che il Papa non haveva mandato altro, che indulgenze, & dicevano apertamente, che se altro sussidio non verrà lor' da Roma, non potranno continuar' a far' le spese, & vestir' tanta gente. Certo è, che li Capuccini (quali al num. di 800. partirono dallo Stato) non poterono trovar' commodo ricapito tutti, & molti ne morirono per disagio.

in Venetia per ordine del Senato communicato a tutti gli Ambasciatori & residenti de' Prencipi, & scritto alli ministri della Republica in tutte le corti, dando conto di tutte le cose succedute, & che il Noncio si era partito, & l'Ambasciator Nani era stato licentiato, che la Rep. haveva per nulle tutte le cose fatte dal Papa, che era risoluta di viver' Catolica e difendersi.

Si teneva in Roma per fermo, che il monitorio dovesse far' tre notabili effetti: Il primo che i religiosi partissero del Dominio, & perciò l'interdetto restasse almeno per necessità osservato: Il secondo che le Città & popoli soggetti, vedendosi privi delli Divini officij & delli essercitij della Religione, sollevatisi mandassero al Prencipe, & ricercassero che al Pont. fosse data sodisfattione: Il tertio che per queste cose, la nobiltà si mettesse in confusione, mestitia & spavento, & nascesse qualche divisione frà esse: perilche lasciarono passare non solo li 24. giorni del termine, & li altri tre assegnati nel monitorio, molti altri ancora, ne' quali li Giesuiti (se bene assenti) s'adoperarono con tutte le arti. vedendosi in Roma che le Censure, & che gl'ufficii de' Giesuiti non facevano quelli effetti di solevatione ne i popoli, che si erano proposti; imperoche oltre li Giesuiti scacciati, li Capuccini & Theatini licentiati, nissun altro ordine partì, li Divini officij erano celebrati secondo il consueto, anzi bene spesso, con qualche solennità di più e il popolo interveniva alle Chiese, con maggior' concorso, vedendosi anco frequentare li officii, quale, che per altri tempi non erano troppo solleciti. Et il Senato era unitissimo nelle deliberationi, & la Città &. popolo si conservarono quietissimi nella ubidienza, anzi che le Città, quali non havevano sino a quell'hora mandati Ambasciatori per la Congratulatione al novo Doge, seguirono di farlo, senza alcun rispetto, risguardo del monitorio già uscito, non restando di dichiararsi apertamente, che nelle cose temporali, riconoscevano di non dover' ubidire a qual si voglia altra persona; Una tanta tranquillità non solo nacque dal volontario ossequio & ubidienza delli popoli, ancora dalla providenza del Senato, & diligenza delli Magistrati, che invigilarono à tutti li accidenti, & maneggiato così gran negotio con tanta prudenza & desterità, che si condusse, senza che si fosse dato motto ad alcuno, ammirando ogn'uno come così gran governo fosse tenuto in piedi, senza cavar' sangue. Anzi che li commandamenti fatti à gl'Ecclesiastici sotto pena della vita, furono dati tali ad instanza & richiesta di quelli loro, che disposti volontariamente ad esseguirli, desideravano quel pretesto per iscusarsi.

La Corte Romana biasimava l'attione del Pont. & quelli che meno parlavano à suo disfavore, dicevano, che se ben havesse ragione nel merito della causa, nel modo però servato, era necessario notarlo di troppa celerità, & di troppa confidenza: per il contrario, lodavano la prudenza de' Venetiani, che havessero saputo ricever' un'incontro tale, & ritener' le cose loro in quiete, & tranquillità: A questo s'aggiunse l'arrivo a Roma del P. Antonio Barisone andatovi in posta à Roma per portar al Pont. con la viva voce, quello che veniva detto a Ferrara, (di dove egli partiva) & ne gl'altri luoghi che confinano con lo stato Venetiano, delle ragioni della Republica con approbatione, & per eccitarlo a conservare la dignità Pontificia: Perilche il Papa in consistoro fece gran querimonie che l'interdetto non fosse osservato dalli Ecclesiastici; concludendo, che era necessario trovarvi qualche ripiego; & ricercò i Cardinali, che ogn'uno con sollecitudine pensasse a qualche rimedio, & lo riportassero alla Santità sua à parte: Non credevano ancora li Cardinali che cosi gli Ecclesiastici, come il popolo per la maggior parte fossero persuasi della nullità delle censure, più tosto pensavano, che vi fosse dispositione in loro di osservarle, che aspettassero qualche occasione per metterlo ad effetto, onde giudicarono bene il prestargliela, con mover' i religiosi a far' qualche novità, o astenendosi dalli Divini officij, o partendo dello Stato, perilche dalli Cardinali Protettori de' Regolari, & dalli superiori loro, che erano in Corte, & in altri luoghi d'Italia furono fatti officii verso li suoi, con minaccie di censure, pene & altri mali corporali & spirituali, & con promesse di gratie honori & dignità, non solo alli capi, anco ad ogn'altro particolare, acciò servassero l'interdetto, overo partissero.

trattavano diversamente con li Monachi, & altri Regolari ricchi, & altramente con poveri mendicanti: a questi si diceva che non potendo restare, & osservare l'interdetto, omninamente abbandonasssero i luoghi, & partissero, & che era intentione di Nostro Signore, (cosi chiamando il Papa) che quando altrimente non potessero partire, più tosto sopportassero il Martirio. Alli ricchi dicevano, che il Papa vuole, che l'interdetto si osservi, non vuole però, che per questo i monasterij s'abbandonino. Mandarono anco commissarij per alcuni de' Regolari Frati dell'istessa regola, quelli, che infimi nelle loro congregationi, per acquistar merito, s'erano offerti di andare alli pericoli, niuno hebbe ardire di entrar' nel Dominio, ne per le minaccie ò promesse furono sovvertiti, se non qualche pochi timidi, o ambitiosi, che furono partiti, sperando gran premij: Spinsero anco alcuni Santoni, o Romiti acciò ch'andassero facendo con li popoli officii sinistri per sollevarli: alli confini essendo trovati con scritture & instruttioni adosso, furono rimandati in essecutione d'un commandamento fatto dal Senato sotto il 24. Maggio a tutti li Rettori, di custodire che Frati, o Preti di fuori non entrassero con scritture, acciò non mettessero qualche seditione. Queste furono le cose trattate con arme spirituali, & artificij coperti di pretesto di Religione & pietà, quali tutti restarono senza effetto nello stato della Republica.

alle Corti de' Prencipi, la cosa non ricevuta per tutto all'istesso modo.

In Polonia ritrovandosi Alvise Foscarini Ambr della Republica andato espressamente per congratularsi con quel , delle sue nozze, il Noncio del Pont. in quel regno, & li Giesuiti operarono quanto fu possibile, per fargli ricevere qualche affronto.

Il Noncio prima ricercò il che il monitorio fosse publicato, di che hebbe assoluta ripulsa, onde rivoltatosi alli Religiosi diede ordine a tutti, che non ammetessero nella Chiesa, l'Ambasciatore o alcuni delli suoi: perilche anco due gentilhuomini andati a Messa alli Franciscani, furono mandati fuori di Chiesa, di che essendosi doluto il Foscarini col Marescial di Corte, egli & il Card. di Cracovia, chiamati li Frati, li commendarono, che il giorno seguente cantassero una solenne Messa, alla quale invitassero l'Ambasciatore, dimandandoli prima perdono della ripulsa data alli suoi gentilhuomini. La Messa cantata con gran concorso di popolo, & disgusto del Noncio, & il Re approvò le cose fatte dalli suoi, & per decreto del Senato fece un Editto, che non si facesse atto alcuno, che potesse apportar' dispiacer alla Republica, & scrisse al Papa lamentandosi del tentativo del Noncio, aggiungendo che sua Santità haveva gran causa di tener' conto della Rep. a favor' della quale, tiene tutto il Regno, & egli stesso, concorrendovi anco i rispetti suoi, & del medesimo regno, essendosi poco fa venuto alle mani per simil causa, passando anco a dire, che per cause leggieri, & dove non si tratta di fede, non sono da farsi così gran motivi, essortando sua Santità, a sopire questi romori, replicando il dispiacer' suo & di tutto il Senato per il tentativo del Noncio, tanto più, per esser' cosa nova in quel Regno, che si publichino censure contra qualsivoglia Prencipe, allegando, che ciò non si potè fare, quando furono fatti i monitorij contra il di Francia Henrico III. & dopo, nella causa di Ferrara contro il Duca Cesare d'Este, perilche non è meno dovere, che sia fatto contro la Rep. Veneta la cui cosa era commune col suo regno; Partecipò tutto questo il coll'Ambasciatore anzi gli diede copia delle Leggi del Regno simili alle Venete.

Alla Corte dell'Imperatore, per le difficoltà ordinarie di haver audienza da quella Maestà, l'Ambr partecipò con tutti li ministri Imperiali, quali mostrarono sentir per la Republica allegando, che in tutti li Stati di Germania sono simili costitutioni, & mostrando dispiacere delle cose fatte dal Papa, come quelle che dassero bona occasione a' Protestanti, di fortificare le loro ragioni, di tener li beneficij Ecclesiastici: solo il Gran Cancellier, & il Marescial Prainer sentivano per il Papa. Hebbe poi anco Francisco Soranzo Cavallier Ambasciator audienza dall'Imperatore, quale ringratiò della communicatione, si maravigliò, che il Noncio mai non glien'havesse dato parte, & essortò a trovar qualche temperamento di compensatione. venuto il giorno del Corpus Domini, nel quale è solito farci una solennissima processione alli Giesuiti, con l'intervento di tutti li Ministri de' Prencipi, fecero li Padri ufficio coll'Ambasciatore, che restasse d'intervenirvi, il quale havendoli ripresi aspramente, si risolvè d'andarvi per ogni modo, come fece, fingendosi il Noncio indisposto: per non ritrovarvisi presente, dovendosi nelli giorni seguenti farne due altre, considerò il Noncio quanto fosse per riuscir' di suo pregiudicio se fossero fatte simili alla prima, & mandò l'Ambasciator di Toscana a far' ufficio col Venetiano, che si contentasse di non intervenirvi, minacciandolo che havrebbe fatto serrar' la Chiesa, prohibita la processione, comandato che esso non fosse mai ammesso in Chiesa, fattolo publicar' per iscommunicato, e che avvertisse bene allo scandalo che sarebbe nato, perche tutti li Protestanti si sarebbono uniti con lui, & li Catolici separati. Si rimise l'Ambasciator a quello che l'Imperatore havrebbe ordinato, non volendo la M.S. ingerirsi in cose di Chiesa, l'Ambasciator si risolse mettersi in purga, temendo non ricever qualche affronto per opera delli Giesuiti, & del Noncio Apostolico, ajutato dal Prainer mal affetto al nome Venetiano, a' quali niun'altro ministro si opponeva per la speranza d'haver 100000. scudi dal Papa per ajuto della guerra contra' Turchi, dopo (havendo il Pont. ricusato di somministrar l'ajuto, perilche convenne anco far la pace con li sollevati in Ungaria, concedendoli le cose occupate, & l'essercitio della religione loro, & essendo morto il Prainer, & mortificato il calore del Noncio; poiche hebbe veduto li Noncij di Francia & Spagna fatti Cardinali, & non esser tenuto conto alcuno di lui) le cose si mutarono; e l'Ambr ammesso per tutto, & non dubio, che se egli fosse stato costante anco nel principio, havrebbe superato ogni difficoltà perche un mese dopo, dolendosi l'Ambre coll'Imperatore per nome della Republica, rappresentandoli che oltre l'ingiuria fatta a lei, era stato anco con pregiudicio di S.M. che il Papa commandasse alla sua Corte, & alli ministri d'altri Prencipi che sono per servirla: l'Imp. scusò le cose passate, dicendo esser state fatte senza sua saputa, il che è molto verisimile; perche l'Ambasciator Cesareo in Venetia intervenne col Prencipe a tutte le Capelle, si come fece anco l'Ambasciator del Christianissimo.

In Spagna al primo avviso che andò delle pretensioni del Pont. & della risposta della Republica, conobbero che si trattava l'interesse di tutti li Prencipi, & lodarono la costanza del Senato, se bene il Marchese di Vigliena Ambasciator in Roma, si mostrava inclinato al Pont. per ottenere con questa via il Cardinalato per D. Gabriel Paceco suo fratello & scriveva anco in Spagna a favor del Papa: dove, non credendo mai, che per tal causa si dovesse venir all'armi, e essendo quasi certi che la Repu. sostenterebbe la causa sua, & commune: anzi, vedendo appresso che poteva esser con qualche loro utilità, se le dissensioni continuassero tra il Pont. & la Republica, dalle quali, non poteva riuscire altro, che guadagno per loro, poiche la diffidenza tra due Prencipi Italiani, i maggiori, rendeva più stabili le cose loro; e vincendo la Republica, col Pont. ancora essi accrescevano la giurisdittione temporale, & quando pure (il che non credevano) le cose si fossero ridotte a termini di rottura, sarebbe stato in loro potestà impedir la guerra, se così havesse portato, la loro utilità, ò valerse ne a loro profitto, lasciarono correr' la cosa senza ordinar' altro al Marchese, il quale per questo potè continuare, fomentando i pensieri del Pont. a che la sua inclinatione, & utilità lo spingeva, passando anco a prometter gli aiuti d'arme quando fosse stato bisogno, con parole generali però, & che non ubligavano precisamente: arrivato avviso dell'Interdetto pronunciato, il vide la causa esser' passata più inanzi di quello, che egli haverebbe voluto, & si dolse di non essersi intromesso prima. Il Noncio faceva instanza, che l'Ambasciator Veneto fosse dichiarato scommunicato nei Pulpiti, & disse che se l'Ambasciator fosse comparso alla Capella Regia, egli haverebbe commandato alli Capellani del , di fermarsi delli officij divini, & se non fosse stato ubidito, si sarebbe partito. In quella Corte erano fatti officij molto sinistri, massime dalli Genovesi, quali erano toccati d'invidia, perche havendo la sua Republica ceduto, quella di Venetia conservasse la sua libertà, & rivolgevano le cose, commendando Genova di divotione & ubidienza, & ascrivendo a pertinacia, & poca Religione, quello che giustamente veniva fatto a Venetia, per conservatione della propria libertà. sopra tutti quelli, che si mostravano nemici della Republica aperti, teneva il primo luogo il Vescovo di Monte Pulciano Ambasciator di Toscana, il quale non solo s'astenne dalla conversatione dell'Ambasciator Veneto, ancora procurava le occasioni per detraere alle attioni della Republica, come anco Asdrubale Mont'acuto, Residente di quella Altezza in Venetia, non restava in tutte le occasioni di fare. Per queste cose, si fece in Madrid in casa & con la presenza del Cardinale di Toledo, congregatione di 12. Theologi, & si pose in deliberatione, se si dovesse ammettere l'Ambasciator alli divini officij, facendo non solo il Noncio, li Giesuiti ancora, molta instanza per l'esclusione, la qual congregatione al fine (non sentendo contra la Rep. alcuno, tra quel numero delli 12. se non li soli Giesuiti) concluse di non escluderlo. Et il per non dichiararsi d'ammetterlo, o escluderlo dalla sua capella, restò molti giorni senza farla, & arrivata in quella Corte la nuova, che l'Ambasciator Soranzo in Praga fosse stato escluso dalla processione, non commendarono il seguito alla Corte Cesarea in quel particolare, & al Noncio che nelle sue instanze, lo propose per essempio, risposero, che quel Regno non si governava con essempi d'altri.

L'Ambasciatore del in Venetia, non è solito d'intervenir mai nelle Cerimonie Ecclesiastiche col Prencipe per causa della precedenza tra lui & quel di Francia, perilche non hebbe occasione in questo di mostrare la mente del suo , in tutte le altre cose si portò nella maniera stessa, che prima, comparendo, & trattando secondo i modi soliti senza che si vedesse differenza. Et se bene in queste & altre cose mostrato dal di Spagna, & dai suoi ministri gran rispetto alla Rep. si viddero nondimeno in necessità di far qualche dichiaratione per il Papa, & principalmente perche la Santità sua con lettere speciali non solo dirette al , anco al Duca di Lerma s'era raccomandata, perilche risposero al Pontefice conforme il desiderio suo, come si di à.

In Francia quando il 31. di Gennaro dato conto al da Pietro Priuli Ambre, quella Maestà si mostrò desiderosissima, che si trovasse qualche maniera d'accomodamento, che fosse senza pregiudicio, & portasse la trattatione innanzi, dando essempio di se, che temporeggiava le molte instanze assiduamente fattegli, acciò ricevesse il Concilio di Trento, sino all'offerirsi di alterarlo, dove fosse contrario alla libertà della Chiesa Gallicana, egli, (se ben vede dove mirano) si vale del beneficio del tempo: essendovi certe cose, che è meglio, mostrar di non vederle. Ricercò anche dall'Ambasciatore, il modo proprio & accomodato alla prattica del governo Veneto, come si potesse schifar' quest'incontro, quasi scoprendo desiderio d'esser ricercato d'interpositione, commandò di subito à Monsieur d'Alincourt suo Ambasciatore in Roma, che facesse col Pontefice ogni buon'officio per la Rep. In conformità di questo, Monsieur di Fresnes Ambasciator del in Venetia nel 30. Marzo diede conto al Collegio, che il Papa haveva giustificato la causa sua appresso il , essortando la Republica, come da se, che informasse il acciò non restasse impresso, aggiungendo, che cosi esso, come l'Ambasciatore in Roma, havevano commissione di servir' sua Serenità: parole che tutte erano con ottimo zelo dette, cosi dal , come dalli ministri suoi per trovar apertura di esser intromessi al componimento del Negotio, di che anco il Senato ringratiò il , & all'Ambasciatore diede informatione sopra tutti li capi controversi, la qual' anco mandò al Priuli in Francia, acciò li rappresentasse al , come anco fece. subito che giunse l'avviso della publicatione del Monitorio in Roma, fatta dal Noncio Barberino sollecita instanza, che l'Ambasciator Veneto fosse escluso dalle Chiese, non potè ottener' cosa alcuna; non solo perche l'animo del fosse di portarsi neutrale; ma ancora perche quel Regno tiene costantemente, che i Pontefici non habbiano alcuna potestà nel temporale delli Prencipi, ne meno possano proceder' con censure verso loro, ne verso li loro Officiali, nelle cose che toccano il governo: perilche sforzato il Noncio a deporre la sua pretensione; & trattato con l'Ambasciator Veneto al medesimo modo; ne per rispetto delle Censure Pontificie, si fece alcuna novità, anzi il immediate udita la publicatione del monitorio fatta in Roma, si dolse grandemente del frettoloso procedere del Papa, gli spedì con diligenza, ricercandolo di prolongar' il termine, con dissegno d'intromettersi in questa controversia con ambe le parti per accomodarla: scrisse anco lettere particolari per questo effetto alli due fratelli del Pontefice, al Cardinal Borghese, & alli Cardinali Francesi, & se bene il corriero giunse, che li 27. giorni del Monitorio erano già spediti, non restò Monsieur d'Alincourt Ambasciator Regio in Roma di presentare le lettere, & di trattare col Pont. il quale scusò il termine spirato, che li toglieva il poter col prolongarlò, sodisfar' sua Maestà. Il sentì con dispiacere, che la sua interpositione fosse cosi poco stimata, con tutto ciò deliberò di continuare, & scrisse all'Ambr suo che non restasse di trattar' col Pont. per aprir' qualche altra via al negotio del componimento.

In Inghilterra, (sapendosi i concetti, che quel dell'autorita Pontificia) ogn'uno può pensare come fosse ricevuto l'avviso delle attioni del Pont. & non farebbe bisogno, dirne altro, se non fosse notabile la risposta, che quel fece a Giorgio Giustiniano Ambasciator della Rep. quando li diede parte di quanto passava per ordine del Senato, in ...... dove il , udita la relatione dell'Ambasciatore, dopo aver mostrato quanto gradisse l'ufficio, (& lodate le leggi della Rep.) passò a dire, che egli vorrebbe vedere una volta riformata la Chiesa di Dio, & però desidererebbe un Concilio libero, per metter fine a tante controversie, le quali non hanno origine, se non per le usurpationi spirituali de' Papi, dal che non li pareva di veder alieno il di Francia, & altri Prencipi, & che forse Dio voleva cavar questo bene dalli travagli della Rep. che egli ne fece ben parlare a Papa Clemente, quando fatto ricercar da lui nel principio, che egli entrò al Regno d'Inghilterra, perche volesse unirsi alla Chiesa Romana, qual rispose, che non trattasse di Concilio, che ben desiderava che si riunisse, quando non voleva farlo con altro mezo, che con quello del Concilio, se ne restasse più tosto così: Aggiunse anco il . Esser la pernicie della Chiesa che i Papi si stimino più che Dio: & oltre di ciò: che l'adulatione li guasta in maniera, che non è maraviglia, se non ascoltano alcuno, & se procedono con precipitio. Di Olanda, li Stati di quelle Provincie unite, & il Conte Mauritio di Nassau, a parte scrissero lettere di molta affettione alla Republica, offerendo anco li loro ajuti di arme & vettovaglie, & ogni altro servitio nell'occasioni, che le controversie potessero partorire, a' quali corrisposto dal Senato con lettere di ugual benevolenza, aggradendo le oblationi, & ricevendo l'essecutione, se il bisogno l'havesse ricercato.

In Turino ancora, quel Duca (essendoli data parte da Pietro Contarini Ambasciatore, del Monitorio affisso in Roma) mostrò d'esserne avvisato, affermò d'intender molto bene le ragioni della Repub. & conoscere, che la causa è commune a tutti li Prencipi: non volse meno far dimostratione alcuna a favore del Pontefice quantunque dal Noncio gli fosse fatta grandissima instanza, non volendo manco offenderlo apertamente, restò di far Capella, per levar occasione di questa difficoltà: Non caminò con l'istessa moderatione l'Ambasciator suo appresso la Republica, il quale si ritirò, ne mai comparve inanzi al Prencipe, se bene invitato, & nella villa dove s'era poi trasferito, faceva ogni sinistro ufficio con li Preti, & persone vicine, contra la Rep. a favor del Papa, il che serviva più a mostrar il suo mal'animo & affetto appassionato, che a far danno alcuno. Il Duca ancora (se ben tenne sempre l'istessa opinione delle Censure Pontificie) non trattò nel medesimo modo coll'Ambasciatore, imperoche essendo occorso, che dalla Rep. furono scritte lettere alli suoi figliuoli con titolo di Eccellenza, secondo che per l'innanzi haveva costumato di fare, sdegnato di questo, fece Capella, non ammesso l'Ambasciatore, & hebbe gusto di far sapere, che ciò haveva fatto, perche la Rep. non haveva dato de l'Altezza a' suoi figliuoli.

In Fiorenza non fece quel Gran Duca verso Roberto Lio Secretario della Rep. alcuna novità, trattò con esso lui all'istesso modo, che prima, solo Antonio Grimani Vescovo di Torcello Noncio del Pont. in quella Città, (se ben gentilhuomo Venetiano) ricusò di ammetterlo in casa sua, & li fece intendere, che per l'avvenire non trattasse più con lui, sino che non havesse ordine da Roma di quello che doveva fare: alcuni giorni dopo, mutato pensiero, (per qual causa, non si sa) senza aspettar altro da Roma, ritornò a trattar con esso lui nel modo solito.

In Napoli il Conte di Benevento, Vicerè; alla rappresentatione che li fece Agostin Dolce, Residente appresso lui per la Rep. biasimò la frettolosa maniera del Papa, approvò le ragioni della Rep. & trattò sempre col Residente nel modo solito, il che fece anco Monsignor Bastone Vescovo di Pavia Noncio del Pontefice.

L'istesso anco osservò in Milano: il Conte di Fuentes, Governator di quello Stato, con Antonio Paulucci Residente per la Republica appresso di se; In altre Città d'Italia, la Republica non ministro alcuno.

i Duchi di Mantova & Modena mostrarono bene la stima che facevano della Republica, & come intendessero le attioni del Papa col mezzo delli Residenti loro in Venetia.

Hora tornando alla narratione delle cose successe: I Prencipi d'Italia, & gli Ambasciatori delli residenti in Roma, & appresso la Rep. quando conobbero, che il Pont. subito veduto il suo monitorio non stimato, restò confuso & fluttuante in se medesimo, quasi manifestamente mostrandosi pentito del fatto, entrarono in speranza che il negotio si potesse accommodare, & ogn'uno di loro desiderava esser il mediatore di cosi grand'affare, & per tre mesi seguenti dopo la publicatione dell'Interdetto a gara si offerivano.

Il Duca di Mantova al quale l'Agente suo in Roma scrisse, ch'egli haveva trovato il Papa più mite, & si haveva lasciato intendere che farebbe qualche cosa più per lui, che per altri, & volentieri tratterebbe con esso, si offerì di condursi a Venetia & a Roma, per adoperarsi: gli risposto dal Senator, che s'haveva usato ogni sapere & ogni destrezza acciò ch'il Papa non precipitasse, ne era stato possibile trattenerlo, che non corresse dove la sua volontà mal' affetta lo portava, hora, che era proceduto alle manifeste ingiurie, non si sapeva più che altro fare, se prima il Pont. levate le censure non tornasse le cose allo stato di prima; restava bene nella Republica, dispositione di mostrarsi ossequente alla Sede Apostolica in tutte le cose, dove non resti violata la libertà, ò alterato il governo.

Il Guicciardino Ambasciator del Gran Duca di Toscana, venuto già prima per far li complimenti col Doge per la sua Elettione, ritrovandosi ancora à Venetia, espose l'officio che il Gran Duca haveva fatto col Vescovo di Soana, & altre trattationi havute in conseguente dopo quello: offerendo S.A. di passar ancora più innanzi, & di andar anco a Roma in persona, al quale risposto con affettuoso ringratiamento & recognitione della buona volontà, soggiongendo che le turbe non sono procedute dalla Rep. dalla poca desterita del Pont. il quale senza ragione alcuna è passato ad ingiuriarla cosi notabilmente; perilche essendo le cose in tale stato, non sa che altro fare, se non attender a diffendersi, conservando la Religione Catholica. Trattò poi il Gran Duca con Roberto Lio Secretario della Republica, Residente appresso di se, & li disse, non potersi negare, che il Papa non fosse corso a furia, che non si doveva proceder con un Prencipe in tal modo, manco in caso di heresia, che dopo, se n'era avveduto, & ascoltava; che era tempo d'introdur negotio; che la risposta datali da Venetia, era ben amorevole concisa, che bisognava discender al particolare & dar qualche sodisfattione al Papa; che si sarebbe fatto il servitio del publico governo per qualche altra via, che fosse piaciuta anco al Papa, che non si deve disputar de' vocaboli, quando l'intentione si conseguisce, che tra il Pont. & la Rep. le cose non vanno del pari, si tratta col vicario di Dio, che si potrebbe trovar qualche temperamento con qualche dichiaratione, delle Leggi fatte, come si suol fare, quando conservando la stessa ordinatione, si suol dar sodisfattione di parole.

Il Duca di Savoia ancora narrò all'Ambasciatore Contarini, che haveva fatto ufficii in Roma, col Pontefice, & significatoli liberamente che la congiuntura delle cose, lo persuadeva a trovar qualche temperamento, poiche poteva esser certo, che non havrebbe tutti li Prencipi della sua: & anco la Rep. doveva haver l'istessa consideratione, con tutto che la ragione fosse dal canto suo: Che esso ancora haveva continue controversie con la Corte Romana, che le temporeggiava col portar inanzi: però sarebbe stato molto salutifero veder di componere in qualche maniera le controversie, al che offeriva l'opera e la diligenza sua. Ancora D. Inico di Cardenas Ambasciator di Spagna, essortò efficacemente alla quiete, assicurando che l'istesso pensiero era del suo, alla tranquillità d'Italia: & però pregava la Rep. che aprisse strada a qualche temperamento, aggiungendo, che questo ufficio non si faceva con lei sola, si sarebbe fatto in Roma per parte del , maggiore & più efficace.

Più efficacemente & sollecitamente di tutti, operava Monsieur di Fresnes Ambasciator Francese, il quale, non ancora finito il termine del monitorio portò avviso in Collegio, Che il Pontefice era pentito delle cose fatte, & travagliatissimo, che con ogni poco di sodisfattione, anzi più tosto di apparenza, si sarebbe accomodato, che tanto li significava Alincourt Ambasciator regio in Roma. Dopo di questo, diede conto che Alincourt & li Cardinali Francesi havevano fatto gagliardo ufficio col Pontefice mostrandoli, che le opportunità presenti, (quando la Sede Apostolica non era senza travagli in Ongaria) non comportavano che si tagliasse il braccio destro, ch'era la Republica, & ricercandolo in fine, che sospendesse il monitorio, al che il Papa, (havendo dimandato due giorni di tempo per pensarvi) haveva risposto, d'haver conferito con diversi Cardinali la loro proposta, & che ogn'uno concludeva, che egli non poteva farlo con suo honore, essendo seguito il protesto con parole ingiuriose (cosi diceva egli) contra la sua Persona: con tutto ciò, dal Card. Borghese era stato loro detto, che se la Rep. mostrasse ossequio, rivocando la Legge delle Enfiteosi, & rimettendo i prigioni in mano del , potrebbe esser, che il Papa sospendesse il monitorio per qualche giorni, acciò si potesse trattare. Soggiunse Fresnes, che si ricevesse in bene, l'interpositione del , il quale haveva il suo Regno sicuro, & quieto, & senza interessi, & quello che fe, è solo per il bene commune degli altri: che se credesse poter con quel mezo comporre le controversie, manderebbe il maggior Prencipe di Francia, andrebbe anco esso in persona, che il Papa non è Giulio II. che habbia il fuoco in mano: che si confidi nel suo , & se gli apra il cuore, che è Venetiano. Ritornò anco Fresnes la 3 volta, con dire, che per corrier espresso era stato avvisato, che il Marchese di Vigliena haveva pregato il Papa di non passar innanzi per alcuni pochi giorni, perche sarebbono venuti ordini di Spagna, & ufficii efficaci con la Rep. che sarebbe necessitata dar ogni sodisfattione, che per tanto non si risolvesse sopra l'ufficio de' Francesi, & che il Papa era di cio molto contento, & che era sino passato a dire, che quando credesse esser aiutato, haveva in mano tanto, da poter citar il Doge all'Inquisitione, & notarlo di Heresia: soggiunse però Fresnes, che essortava la Rep. a far presto, & risolversi, acciò non facesse sforzatamente, & con pregiudicio, quello, che poteva far volontariamente, & con honore: & che non facesse per altri quello che non voleva far per il suo , amico, benemerito, & confidente.

A tutte queste proposte risposto dal Senato in una sol volta: Prima, ringratiando il degli ufficij fatti, & maravigliandosi, che per quelli il Papa non si fosse mosso aggravando perciò la durezza di lui molto più, & concludendo da questo la poca speranza, che si poteva haver di ridurlo a sani consigli, aggiungendo poi, che se il Papa non leva le ingiurie con revocare le censure, non si può aprire strada al negotio, che già il Senato, con l'Ambasciatore straordinario, per molte dimostrationi ha dato segno d'ogni ossequio, si che non si può far davantaggio, ne le cose sono in termini, che lo permettano, poiche il Papa è passato tanto innanzi con le ingiurie: che la Rep. col protesto non ingiuriato alcuno, si è difesa, & è stata necessitata a farlo, per palesar al mondo, che voleva viver Catholica: che quando saranno levate le censure, il Senato tratterà quello che il proponerà, pur che non sia contro la libertà della Republica, ne disordini il governo: che quanto alle cose trattate dall'Ambasciator di Spagna col Papa, non occorre dir altro, salvo che in ogni evento, la Rep. difenderà la sua libertà, e non farà mai cosa indegna, & operarà con speranza d'haver sempre in ciò favorevole il suo , ad instanza del quale farà sempre tutto quello che sarà fattibile, ne farà per altri quello che farà per lui, & che le ingiurie dette contra la persona del Doge, non lo toccano tanto in particolare, quanto toccano tutta la Republica, la quale si vendicherà di tanta & si essorbitante iniquità, essendo questa solo una malignità, per dividere la concordia, che è nel Senato, & in tutta la Rep. & che è una via da troncare ogni trattatione d'accomodamento: Fresnes lodò la risposta, soggionse: il Papa con lagrime haver dette ad Alincourt, che non vuole intaccar le ragioni della Republica, solo conservar l'autorità & dignità della Sede Apostolica, che se il Senato sospenderà le Leggi, egli sospenderà le Censure, promettendo che si contenterà che le cose restino nel modo di prima, & che le Leggi si osservino con prestargli l'assenso, soggionse Fresnes, Che sarebbe pur bene far qualche apertura al negotio, & quando la Republica fosse per contentarsi di questo, farlo più tosto hoggi, che dimani, perche più che si va innanzi, ogni giorno nascono maggiori essacerbationi, & che anco il è stato morduto in Roma, come quello che procuri la depressione dell'autorità di quella Sede, desidererebbe il , che chi è stato primo ad ingiuriare, fosse il primo a rivocar le ingiurie, persistendo il Pont. in non volere, si poteva trovar temperamento di far le sospensioni delle Leggi, & del Monitorio, tutto in un tempo: che il desidera l'accomodamento per l'affettione che porta alla Rep. & anco perche queste difficoltà li portano impedimento alla sradicatione delli heretici, che dovrà essere grata così al Pontefice come alla Republica.

Di nuovo ancora il Residente di Mantova (havuta una staffetta in diligenza) riferì per parte del Duca, che il Papa non si trovava più tanto duro, & che vi era ottima speranza di accomodamento, & propose questo partito, cio è, Che la Republica con un'Ambasciatore espresso supplicasse il Papa di sospender le Censure, & rimetter la Trattatione di tutte le controversie ad una congregatione de' Cardinali, o Prelati deputati da lui, non diffidenti, li quali poi trattassero sopra le Leggi, & ritrovassero rimedio, che ambe le parti restassero sodisfatte. Discorse lungamente il Residente, per mostrar con ragioni, che perciò non sarebbe diminuita la riputatione della Rep. massime perche ogni humiliatione verso la Sede Apostolica, è senza diminutione, di riputatione: alla qual proposta, non essendo cosi presto fatta risposta dal Senato, ritornò il Residente a sollecitarla: offerendo che il Duca verrebbe a Venetia incognito, che passerebbe per le poste a Roma. Rispose il Doge, ringratiando il Duca, soggiungendo, Che si è fatto tutto il possibile, che hora la Rep. è troppo offesa, che le cose proposte, hanno troppi contrarij, & che se altro occorrerà al Senato, glie lo farà sapere.

Il Gran Duca ancora, in quell'istesso tempo, disse al Residente Veneto, Che la negotiatione Francese non poteva far più effetto, che il Papa era arrabbiato, però bisognava piegar da ambe le parti: perche il Papa mai non leveria l'interdetto, se non si qualche cosa a Venetia, che a lui il negotio preme, per la quiete publica, che se pensasse esser creduto, s'intrometterebbe con speranza anco, anzi certezza di ridurr' il tutto a buon fine, & questo non per interesse, ne per ambitione, (che vuol lasciar la gloria ad altri) che fatto dir l'istesso al Papa, il quale a questi concetti s'è intenerito, & pianto, che è necessario venir a risolutione di dar qualche sodisfattione al papa, altrimente ogni cosa anderà di mal in peggio. in contrario di tutti Agostino Valiero Cardinale, Vescovo di Verona, (Prelato, che sempre mostrò in ogni attione l'affettione sua sincera verso la patria, & la devotione al suo Prencipe) scrisse in altra forma, dicendo haver parlato col Papa, & averlo ritrovato di buona volontà, inclinato a qualche temperamento, che per mano de' Prencipi non vi era speranza di poter far cosa buona, proponendo egli un altro partito, & questo era, che il Patriarca eletto andasse a Roma, come privato, (cosa, che al Papa sarebbe stata grata, & l'havrebbe visto volontieri per diversi rispetti) il qual Patriarca havrebbe potuto trattare quasi come Ambasciatore, quello che fosse stato a proposito. In Senato, (considerate le cose proposte da tanti Prencipi, & essaminate le ragioni, che da un canto persuadevano a dar orecchie alle loro propositioni, & aprir via al negotio, col conceder qualche cosa in sodisfattione al Papa: dall'altro costringevano a conservar la libertà. Sino a quel tempo non mai violata, etiandio in occasioni difficilissime) venne in resolutione di risponder uniformente a tutti.

Al Residente di Mantova (dopo haver affettuosamente ringraziato S.A. della benevolenza, & diligenza usata) disse, Che la volontà della Republica era ottima alla pace: essendo ella così gravemente offesa dal Papa, non conveniva, che fosse la prima a far dimostratione di voler riconciliatione: bene, quando il Papa havesse levato le ingiurie, che ancora duravano con le Censure, se gl'havrebbe data ogni sodisfattione, non pregiudiciale al governo, & che il Senato sperava, che la prudenza del Duca, conoscerebbe quanto i partiti proposti siano pregiudiciali, & approverebbe la deliberatione, sapendo quando convenga esser geloso della publica libertà.

A Fresnes rispose nell'istesso senso, Che non ostanti le gravissime ingiurie, & offese fatte dal Papa, & la mala volontà sua verso la Republica, ella nondimeno è paratissima a ricever ogni conveniente modo di concordia, però volga gli ufficii al Pontefice che levi le censure, che con questo si aprirà strada a mostrar' la buona volontà del Senato, il quale (per rispetto di sua Maestà) all'hora mostrerà tutti quelli ossequii che saranno possibili, salva la libertà sua.

L'Ambasciator, udito questo, replicò, Che il temendo li mali che soprastanno per questa controversia, non per interesse proprio, per rispetto della Rep. haveva deliberato interporsi, & a Roma ha fatto li ufficii che conveniva; però sarebbe stato anco conveniente, che il Senato havesse confidato nel , & dichiarato che cosa fosse quello, che sarà per fare, quando le censure fossero levate; il che haverebbe servito per indur il Papa a la revocatione del Monitorio. Hora intendendo, che il Senato non vuole uscir delle parole generali, ne confidar la mente sua col , egli si ritirerà, & non darà più molestia, perche il Papa, (che è persuaso non haver fallato, & di esser retto dallo Spirito Santo, & che la rivocatione delle censure è con sua poca riputatione) non sarà mai possibile, che ci venga, se non mostrandoli qual cosa sia per ottenere, di sua dignità, & sodisfattione. Doppoi aggiunse Fresnes, che Alincourt trovava il Papa di natura fermo, & duro, & che bisogna essere grand'Oratore, a persuaderlo, & se alcuna volta, vinto dalla ragione, cede, torna però a l'istesso: & quando è convinto, dice, che vi penserà, il pensare poi è lo star fermo; perilche se altro non si dice a lui, il si ritirerà.

 

 

LIBRO TERZO.

 

 

Mentre che queste cose si trattavano in Venetia & a Roma, & nelle Corti de' Prencipi, i Giesuiti non restavano di far ogni sinistro ufficio contra la Republica, fuori d'Italia, & dentro, nelle Città, dove si trovavano, seminando molte calunnie, così ne' ragionamenti privati, come nelle publiche predicationi, & nel dominio della Rep. con lettere a' loro adherenti, chiamavano anco i loro devoti alli confini, entravano essi nel Dominio travestiti, & sconosciuti, a fare sinistri ufficij, disseminarono di varie indulgenze a quelli, che osservavano l'Interdetto, & a chi persuadesse altri ad osservarlo, o prestasse qualche favore alla causa del Pont. scrissero lettere false, & le disseminarono per tutto, sotto nome della Rep. di Genova, a quella di Venetia, & ne seminarono anco in molti luoghi un'altra, scritta da un loro devoto, sotto nome della Città di Verona, alla Città di Brescia, le quali cose vedute dal Senato, commesso, che si formasse processo delle seditiose attioni loro, fatte così ultimamente in queste occasioni, come anco nelli tempi precedenti in diverse altre: Et quanto alle cose fatte in questa ultima occasione, si giustificò abondantemente, che nelle Prediche havevano invehito contra la Republica, chiamandola heretica, Lutherana, tirannico governo, abominevole, & con innumerabili altri tali epiteti, & questo nelle Città di Ferrara, Bologna, Parma, Mantova, in Bari, Palermo, & altri luoghi: che per opere, & suggestioni loro, furono tutti i mali incontri avvenuti in Spagna, & in Boemia a gli Ambasciatori della Republica, & che in Francia, & in Polonia hanno tentato di farle ogni ingiuria, sino in Inghilterra con li Catolici di quel Regno hanno fatto ogni sinistro ufficio, sino riprendendo, che la Republica tenesse Ambasciatore appresso quella Maestà, & di quella, in Venetia, con dire per iscusa de gl'altri Prencipi, che i loro interessi lo comportavano, non milita l'istesso nella Republica, che fecero sinistri ufficij con li Prencipi d'Italia, acciò non permettessero che la Republica assoldasse nello Stato loro; & non essendo lor' successo questo, andarono per i villagi detestando il Nome Veneto, & minacciando arrabiatamente, chi fosse andato alla guerra: Le seditioni, che si trovarono eccitate da loro nel dominio con lettere, con instruttioni, con trattationi a bocca, tenute con li sudditi, che per qualche accidente andavano nelle Città, dove essi erano, & alli confini dello Stato, con li devoti loro, chiamati , furono innumerabili: giustificato anco, che molti delli disturbi dati dal Pontefice in queste occasioni, hanno proceduto da instigatione loro, & da speranze dategli; che essi havessero parte nel governo della Republica, & che potevano metter divisione tra li Senatori. di cose passate, giustificato, che, quando la Rep. doppo la morte di Henrico III, diede titolo di Christianissimo al presente di Francia, essi avvisarono a Roma d'haver fatto di ciò coscienza a molti Senatori, che parciò erano pentiti, & havevano negato loro l'assolutione, se non promettendo di ritrattare, & che era facil cosa, che instando il Pont. ogni cosa si rivoltasse: per la qual persuasione il Pont. fece l'instanza, ne essendo sodisfatto, passarono molti disgusti, & travagli; che in diverse occasioni s'erano mostrati fautori di Prencipe grandi, & perciò ingeritisi nelli negozij del governo; che spendevano più di 100. scudi in porto di lettere; che arguisce la moltiplicità de' negozij, & corrispondenze per tutto: Si provarono anco molte insidie tese alla robba de' loro confitenti, & delle donne in particolare, con molto danno delle famiglie; anco considerata la dottrina loro nelle politiche in essaltatione della Monarchia, & depressione dell'Aristocratia, con certe massime molto contrarie al governo, & instituti della Republica giunto che i Giesuiti sono stati autori, & istromento di tutte le sollevationi, seditioni, disordini, & danni successi a nostri tempi in tutti i Regni & Provincie del Mondo: perilche furono trovate colpe non solo nelli particolari di loro, anco nell'universale della società, molto più di quelle che si havrebbe potuto pensare: proposto il tutto al Senato, & da quello deliberato sotto il 14. Giugno; Che essendo stata ricevuta la Congregatione de' Giesuiti in Venetia nelli primi principij del loro nascimento, & sempre favoriti, ne havendo essi usato mai altro, che ingratitudine contra la republica, & essendosi sempre mostrati inclinati a far ogni ufficio pregiudiciale a quella, & vedendosi al presente continuate con insopportabili molestie, mali ufficij & insolentissime maldicenze, procurando di offenderla, Non potessero esser mai più ricevuti in alcun luogo dello stato, ne questa deliberatione potesse esser revocata, se non letto prima il processo formato, & con consiglio di tutto il Collegio, conforme con i voti di cinque sesti del Senato, ridotto in numero sopra 180. Et è chiarissimo argomento, le loro colpe esser' enormi & evidenti; Che nissuno di tanto numero parlò a loro favore, & nello stesso scrutinio fatto per voti secreti si ritrovarono tutti conformi a decretare la perpetua loro esclusione, con tuto che di quel numero ve ne fosse qualche parte, che per il passato si fosse confessata da loro, & gli havesse in altre occasioni favoriti affettuosamente.

il Pont. vedendo le difficoltà di venir all'accordo tanto desiderato da lui, con quella dignità, che havrebbe voluto, & considerando insieme, Che tutti i maneggi & artificij, così delli Giesuiti come d'altri Ecclesiastici non potevano metter dissensione nello stato della Rep. (cosa che egli pensava esser molto profittevole per indurr' il Senato a ceder alla sua volontà) riuscendo tutte le Imprese senza frutto, non havendo potuto con tante arti, & insidie prender' altri, che qualche persona semplice, venne ad una sottilissima inventione; & il 19. del Mese di Giugno publicò un Giubileo, invitando tutto il Popolo Christiano a pregar Dio insieme con lui, per li bisogni della Chiesa, & concedendo indulgenze, assolutioni, & remissioni a tutti, eccetto quelli che si trovassero nelle Città & luoghi interdetti, a' quali non concesse le sudette gratie, ne li ammesse nel numero di quelli, l'orationi de' quali implorava: in Italia nissuna cosa spirituale è più desiderata, o aspettata dalli popoli, & quando è concessa, ricevuta con più divoto affetto, che il Giubileo: per tanto pensarono che i Popoli del Dominio Veneto vedendosi privati di tanta gratia, concessa a tutti li Fedeli, dovessero far qualche moto per ottenerla, non essendo successo il mal effetto, che speravano li Giesuiti, li quali in questo tempo con ogni occasione di Prediche nelle Città vicine havevano detratto all'honor della Republica, si diedero alhora, ad usar l'estremo delle loro arti, per far nascer qualche confusione, scrivendo alli loro aderenti, Che quantunque il Pontefice non concedesse il Giubileo generalmente à tutti, nelle terre del Dominio Veneto, essi però havevano facoltà dalla Santità sua, di concederlo alle persone, quali osservassero le conditioni proposte da loro; fra queste, vi era: Il non andar alla Messa, Il non approvar le ragioni & attioni publiche, & altre più importanti.

  bene in Spagna conosciuto il fine di questo Giubileo, imperoche, quantunque tengano grandissima devotione verso le Indulgenze, che vengono da Roma, & massime Giubilei; veduto questo, restarono molto sospesi, & con tutto ch'il Noncio facesse più volte instanza grande per la publicatione, andarono prolungando tre mesi, prima che vi acconsentissero. Nel tempo che in Roma attendevano alle Cerimonie del Giubileo, in Vicenza attaccata in diversi luoghi una scrittura, dove era esortata la Repub. a separarsi dalla ubidienza della Chiesa Romana, & toccava diversi punti della Religione, nominando anco il Papa per Antichristo; cosa che avvisata a Venetia, turbò molto il Senato, la cui resolutione era stata sempre costante in conservare la Religione intatta considerò molto bene, che quantunque simili operationi furtive, possano esser fatte da un solo, non dimeno, quando non si proveda, si che nissun ardisca d'imitarle, possono haver perniciose conseguenze; Perilche publicò un bando severo, proponendo premij a chi manifestasse l'autore, ordinando anco alli Rettori di far accurata inquisitione: con tutta la diligenza usata, non si trovò se non alcuni lontani indicij, che fossero stati li Ecclesiastici stessi, ò per mostrare il pericolo, & incitare a convenire presto col Papa, o per verificare le detrattioni, che li Padri Giesuiti seminavano.

Nel tempo medesimo che il Pontefice ordinò questo Giubileo operò che Vigliena spedisse un Corriero in Spagna, significando al ; Che il Papa si fosse gettato tutto sotto la sua protettione, & che però li dimandava non solo favore, ancora ajuti di arme. risposto dal all'Ambasciatore; Che dovesse reprimere questi pensieri, perche le turbationi d'Italia non tornavano commode alla Sede Apostolica, ne alla Corona di Spagna, la qual risposta se ben afflisse il Pontefice sopra ogni modo, non di meno per tentar ogni mezzo, spedì esso un Corriero, con un Breve al , & una Scrittura delle ragioni sue, & con una lettera al Duca di Lerma, dove a lui raccomandava se, & le cose sue, con eccessivo affetto, & offerta di obligatione, & recognitione, nominandolo, Base della Corona di Spagna, sopra quale posava la Monarchia Catolica, Unico fondamento della Chiesa; & era scritto il Breve nel principio in Latino, nel progresso in volgare Italiano, per darli il titolo di Eccellenza, (cosa insolita alli Pontefici) con tutto ciò il Papa non confidando di ottener in Spagna quello che desiderava, ascoltava, & trattava li propositi componimenti; & certo è, che li ufficij fatti da molti Cardinali, & Ambasciatori in Roma, specialmente quelli de l'Ambasciatore Christianissimo, furono così efficaci, che congiunti, fosse col rimordimento, che il Pont. sentiva nella propria coscienza, lo ridussero a tale, che restò quasi persuaso, & vicino a condescendere di sospender le censure, per aprire strada a trattar compositione, & s'era dato a ricever i voti de' Cardinali sopra di questo; li quali mentre ascolta in principio di Luglio, nel tempo apunto, che Monsieur di Fresnès fece l'ultima instanza sua, (della quale habbiamo fatto mentione) quando il bando de' Giesuiti nella publicatione del Giubileo divertì da continuare il trattato della negotiatione: venne risposta di Spagna delle lettere scritte del Papa, & l'Ambasciator Catolico accompagnato da 3 Cardinali, presentò al Pont. una lettera del suo , nella quale scriveva, Che havrebbe havuto desiderio, che le differenze con la Repub. di Venetia non fossero passate cosi innanzi: perche vedeva la dignità della Santità sua molto interessata, si era risoluto di assisterli con le sue forze, & che di ciò ne haveva scritto alli Ministri suoi d'Italia, & dato ordine che fosse fatto intendere alli Prencipi suoi dipendenti. letta dal Papa la lettera con somma allegrezza, la quale dimostrò non solo con le parole, anco con rescrivere lettere affettuosissime, non solo al , al Duca di Lerma anco, & spedi le lettere con Corriero espresso. Ne mancò, chi pensava, che le lettere di Spagna fossero state scritte in Italia, & s'allegava per buona congettura, che in quelle il diceva, d'haver fatto nota la sua volontà all'Ambasciator Veneto residente appresso la sua persona, al qual nondimeno non haveva fatto motto alcuno, innanzi che capitasse la risposta del Pont. la verità , che il Duca di Lerma mosso dal'honore fattogli dal Papa, & dalle humili preghiere portegli, volse corrispondere, il che li fu facile da fare, poiche havendo li Consiglieri di Stato, (per la traslatione della Corte) tolto licenza di star' assenti per tre mesi, nissun di loro in quel tempo si ritrovava alla Corte, fuor che il Duca di Chinçon, il quale come cognato di Vigliena, era delli istessi pensieri: anco detto da alcuni Ministri del in Italia, che conceduta la lettera dal , con fine di pacificar le cose più facilmente, perche da alcuni Prelati Venetiani era stato asseverantemente affermato, che quando il si fosse dichiarato apertamente per il Pontefice, il Senato havrebbe cesso immediate, & si sarebbe humiliato, la qual cosa significata da Roma in Spagna, rese la dimanda del Pontefice più facile appresso l'animo del , & del Duca di Lerma, inchinatissimi a conservar la pace.

l'Ambasciator Spagnolo in Roma, & gli altri Ministri del in Italia, pretendevano con questa lettera, & offici fatti, d'haver messa la Sede Apostolica in grande riputatione, & anco disse il Marchese di Vigliena Ambasciator di Spagna al Pontefice, che il suo gli farebbe con poche parole conseguir quello, che altri non havria potuto con molte, & che li havrebbe fatto venir i Venetiani prostrati: perilche anco pareva alli Spagnoli, haver acquistato gran merito, & però potersi valere del Papa alli suoi bisogni, & volendo che non servisse meno a loro di profitto & riputtatione, che al Pontefice, lo ricercarono di tre cose: La prima, Che facesse publica festa in Roma di fuochi e campane: La seconda, Che leggesse la lettera in Concistoro, e fosse conservata nelli Archivi: La terza, Che troncasse totalmente la trattatione incomminciata dall'Ambasciator Francese, ne parlasse di questo negotio più oltre col di Francia: Le quali cose publicate nella Corte, & passate per bocca di tutti, mossero Alincourt ad andare all'audienza, & narrare al Papa la fama sparsa delli trionfi che facevano per la lettera, & delle cose promesse, & dimandate dall'Ambasciatore Spagnuolo: Al che soggiunse, Che sono ostentationi, solo per disturbar l'acommodamento, & tener in discordia due Prencipi i maggiori d'Italia, che uniti, sono contrapeso bastante per raffrenar li dissegni loro, che questi sono termini da Monarchi del mondo, in bocca de' quali, sarebbono anco troppo arroganti: che gli Spagnuoli conoscono se, & la debolezza propria, che altrove non possono sostentare, lor' conviene cedere, & trattar di pace, & in Italia si credono di commandar a tutti, & esser unici arbitri d'ogni cosa; che se si moveranno, gli altri non staranno a guardare. Il Papa confessò esser vere le richieste de gli Spagnuoli, che a lui non compiono di piacere, & si vedrà che non si farà altro, & che continuerà la trattatione; vero è che si tien obligato ad ambe le due Corone, per la pieta delli due , da' quali ugualmente spera protettione, che gia tolto il voto delli Cardinali, & ch'ogn'uno lo consiglia non passar' avanti nelli partiti proposti per l'accomodamento, se li Venetiani non mostrano riverenza. Non restavano però li affettionati a Spagna, di magnificare le offerte del . Anzi che li Cardinali della Congregatione, consultando quello che fosse da fare per ridur li Venetiani a ceder alla volontà del Pontefice, conclusero, & riferirono al Papa, che sarebbe bastato l'aiuto del , il quale si havrebbe havuto, pur che se gli fosse concesso quello, che ricerca in materia di Sicilia, il che creduto esser da loro detto in concetto coll'Ambasciatore Catolico.

Il Spagna ancora, li Consiglieri parlevano dell'istesso tenore al Noncio, che se il Pont. voleva favori dal , conveniva ancora, che ne concedesse, per dar qualche sodisfattione alli popoli soggetti, acciò lor' non li rincrescesse esser implicati in una tal guerra: & li fecero motto della relassatione del feudo di Napoli: & di conceder Ferrara per guarnigione delle genti da guerra; & Ancona, per ricovero della loro armata: Il Conte di Fuentes ancora, in essecutione delle promesse del , mandò D. Francesco di Mendozza Castellano di Lodi, il Governatore di Lech, & il Capitano Lachiuga alli Prencipi d'Italia, compartendo tra questi il carico, secondo che la commodità del viaggio portava; e questo per significare a tutti loro la dichiaratione fatta dal , & ricercarli a dichiararsi col Pont. in conformità. Questi ufficij furono variamente interpretati dalli Prencipi d'Italia, con tutto ciò quasi uniformemente, rimandarono il messo, con risposte generali, non havendo alcuno, riputato bene il descender' ad una tal dichiaratione. Parve solo al Conte, che il Duca di Modena non rispondesse con quella prontezza, & larghezza, che desiderava.

Il Pontefice, molto sodisfatto per la lettera ricevuta, & per le cose fatte dal Conte, restava nondimeno sospeso, vedendo ben trattato l'Ambasciator Veneto alla Corte, il Marchese di Vigliena trovò modi di concordare queste attioni; che parevano contrarie, dicendo, che tutto si faceva per servitio di S.S. accioche li ufficij, quali il dissegnava fare, in suo favore, havessero più facilmente luogo.

La lettera Regia insieme con gli ufficij, che il Conte di Fuentes mandò à fare per Italia, furono apunto come trombette che nel mezzo della pace suonano sprovistamente alla guerra, imperoche per l'innanzi, se bene il Senato Veneto fece qualche provisione, non però con pensiero di assalir' altri, ne di haver bisogno di difendersi dalle armi temporali del Papa, ne meno di altro Prencipe, che pigliasse impresa di valersi di quel pretesto per acquistar qualche parte del suo Stato, come altre volte è avvenuto tra Christiani, bene per rispetto di buon governo, fece alcune leggieri provisioni subito che vide il Papa risoluto di passar alle censure: Per questa causa scrisse immediate al Proveditor Generale in Candia, che mandasse le galee in Golfo; Et prepose a tutte l'Isole di Levante, Philippo Pasqualigo con suprema auttorità; Commandò al Proveditor generale in Dalmatia, che assoldasse 400. fanti tra Albanesi & Croati, sotto 4. capi per distribuirli in 10. barche longhe a 40. per barca, che a questo effetto erano preparate: Et elesse 30. governatori di Galera, acciò fossero preparati per armare: se il bisogno lo ricercasse. Elesse ancora Benedetto Moro Procuratore di S. Marco, Proveditor generale in terra ferma.

Il Pontefice ancora (havendo più risguardo a qualche mal humore che nel suo stato si trova, non solo per il solito di quei Popoli, che non possono contentarsi del governo inviato più à commodo delli governatori stessi, che delli governati, anco per i speciali mancamenti di quel Ponteficato) fece far rassegne delle cernide; fece far alcuni deboli ripari a Rimini, & in Ancona, & per tener ferma Ferrara, di dove più si poteva temere, non havendovi dentro se non 500. fanti & 45. cavalli, vi aggiunse altri 1000. fanti appresso: bandi tutti li forestieri dalla Romagna, & Marca, commandando che tutti i nativi tornassero: ricevute le lettere di Spagna, giudicò necessario, per sostentar la riputatione, (che gli pareva haver acquistato) con qualche effetto, & col timor delle armi temporali, indurre a cedere alle spirituali, provedersene quanto più poteva; al maneggio delle quali però, vedeva opporsi molte cose. Prima, una eccessiva penuria delle cose del vitto in Roma, & in tutto lo Stato suo, perilche i suoi popoli, & in Roma, & altrove gridavano Pace & Pane, la qual carestia nelli vicini di Napoli, & Abbruzzo si stendeva: & per il contrario era abondanza grandissima nel Dominio Veneto; Considerava anche il pericolo, in che si trovava la riviera di Romagna tutta aperta, & esposta ad ogni incursione; I popoli di quella regione assai ben' affetti al nome Veneto per li molti & necessarij commodi che ricevono dal commercio: Li cittadini di Ferrara in qualche sospetto; per far qualche provisione, levò la legatione di Ferrara al Card. Aldobrandino, che l'haveva ricevuta da Papa Clemente irrevocabilmente per tutta la sua vita; levò quella di Bologna a Montalto, che l'haveva tenuta 18. anni, e creò in Ferrara Legato, Spinola; in Romagna, Gaetano, & in Bologna, il Cardinale Giustignano, tenendoli per poco ben affetti al dominio di Venetia: fece rappezzare, con leggierissimi ripari le Città di marina; fece levar li argenti della casa di Loreto, sotto pretesto di assicurarsi: mandò a Ferrara Lucio Savelli, per governar le genti da guerra in quella Città; alli Cittadini della quale furono levate tutte le armi, & voltata l'artiglieria del castello verso la Città, & banditi da quella i forestieri, che non havevano arte o negotio di considerazione; accrebbe le genti d'arme in quella Città, fino al numero di 1800. fanti & 100. cavalli; mutandosi le guardie della cittadella ogni 10. giorni per la diffidenza; & mancando d'armi, fece pigliar quelle della Meldola, che Papa Clemente con un suo breve haveva donato al zio Gio. Francesco Aldobrandino: in Romagna ancora, fece nuovo bando, che tutti li forestieri dovessero partire, & li nativi ritornare. Provide in Ravenna 200. fanti in Cervia 300. in Ancona 40. perche quella Città si guardava da se stessa: fece presidiare le terre di marina con le genti delle sue cernide, gia rassegnate, le guardie delle quali bisognava spesso mutare, & rimettere, per non esse pagate, & perche molti fuggivano.

Il numero de' soldati, hora era accresciuto, hora era diminuito, secondo che fuggivano, ò erano necessitati à ritirarsi alle loro case; per non haver da sostentarsi: certa cosa è, che il numero de' fanti pagati non arrivò mai a 2400. & il numero di Cavalli a 350. mandò in Ancona il Colonel Federigo Fabio Ghisleri eletto Capitano de' cavalli leggieri; il quale anco fece un rolo di 1700. archibugeri a cavallo, descritti in diverse Città dello Stato Ecclesiastico, la maggior parte però senza arme, & senza cavalli, a' quali non diede altro stipendio, che facoltà di portar armi ne però questi mai si ridussero insieme: Fece anco il Pont. una lista di Capitani per servirsene a tempo; la lista de quali fece andar attorno per tutto, & fece chiamar' alquanti di quelli che erano in Fiandra; Prohibì ancora alle terre di Romagna & Marca, il commercio con' Venetiani: quale nondimeno quasi subito restituito, provandosi con l'esperienza, esser' di gravissimo danno à loro stessi, il levarlo, massime perche li Gabellieri protestarono di rinonciare le Gabelle; & non si sapeva dove cavar denari altrove, per pagar la soldatesca; prohibito ancora l'estrattione de' danari da 10 scudi in , & sequestrate le entrate de' sudditi Venetiani: & in Roma per proveder danari, messa nuova impositione sopra il sale, la carne, & la carta; con risolutione di metterne anco sopra il vino, & legname di lavoro, quando il bisogno fosse urgente. Ne bastando queste provisioni, si consultò in Congregatione, come si potesse trovar danari; & per la difficoltà li pareri erano molto varij; trattato di gravare li Cardinali; nel che, altri tacquero, altri fecero segno di non approvare; onde non si risolse altro, se non di mettere gravezza a gli ordini de' Regolari, come si fece. Le quali cose fatte successivamente dal Pontefice in diversi tempi per tutto lo spacio di essi, che passò sino all'accommodamento, le congionte qui tutte insieme, acciò che non interrompano il filo delle negotiationi, che è la principal materia di questa Historia.

Nel Ducato di Milano non si trovavano altre armi, che 900. Soldati Spagnuoli, compresi quelli, che erano nelli presidij, sette compagnie di Cavalli leggieri ben in ordine.......di cavalli grossi assai mal' ordinati. Nella Camera non vi erano più che 400. milia scudi, & non si pagavano manco li provisionati; di maniera che li soldati del Castello di Milano, quasi si amutinarono, se non fossero stati presti il Conte, & Castellano con dar lor' un poco di sodisfattione di danari; Fece venir il Conte di Fuentes 20. compagnie di bisogni, di Spagna, che erano in numero 1800. la maggior parte putti, gente nuova & inesperta che furono distribuiti nelli presidij: fece anco far le mostre di cavalli, alli loro quartieri, per non pagarli, quali comparvero con cavalli la maggior parte prestati, non potendo senza le paghe provedersi: Fece anco entrare alquanti soldati Spagnuoli alla sfilata, che erano sbarcati a Monaco, & al Finale, faceva lavorar con diligenza in Pavia, & nel Castello di Milano per cavalcar l'artigliaria, & il Papa per indurr' il Conte ad operar più sollecitamente a suo servitio, concesse molti beneficij Ecclesiastici in Spagna a' suoi parenti, & alli nominati da lui: & per ajutar le spese, li concesse le decime del Clero di Milano: se ben' gli Ecclesiastici congregati dal Cardinal Borromeo, per effettuar questa concessione, repugnarono, dicendo: Che la gravezza è nuova, non più imposta, & presero partito di supplicare & sua Santità, & il Conte, che non s'introducesse tal novità; il Conte non premette molto in haverle, onde la cosa passò facilmente in silentio. Diede anco nome il Conte di Fuentes, di voler haver in ordine un essercito di 25000, persone composto di Napolitani, Tedeschi, Svizzeri, & Spagnuoli, il che non havendo dato principio d'essecutione sino all'anno seguente, all'hora se ne dirà. In Napoli armarono li Spagnuoli 26. Galee per star' pronti a tutti i bisogni.

il Senato di Venetia non attendendo tanto alle provisioni Pontificie, quanto a prevenire qualche insidie, & all'armata maritima, che si preparava Napoli, oltre le 28. Galee che ordinariamente si tengono, ne aggiunse altre 10. & 3. galee grosse con 20. barche minori, che portano 50. solduti1 per una, commisse al Proveditor generale in Candia, che mandasse a Corfù le galee di guardia di quell'Isola, ben rinforzate; commandò a tutti li Capi da mare, di ritener i vasselli che navigassero in Golfo, per qualunque luogo, & mandarli à Venetia, eccettuati quelli che havessero Patenti del di Spagna per suoi negotij; il che misse gran confusione nella costa di Romagna & Marca d'Ancona, che perciò restavano assediate: prohibì ogni estrattione di biade etiandio alli sudditi Ecclesiastici, & le estrattioni di danari per lo Stato Ecclesiastico da 10. ducati in ; & fece sequestrare le entrate de' Preti, che si ritrovavano fuori dello Stato; (cosa che diede molto incommodo alla Corte, essendo stati sforzati perciò molti Prelati a scemar le loro famiglie) fece anco allestire la terza parte delle Cernide, (acciò fossero tralasciati tutti i capi di casa & tutti i maritati) la qual terza parte contiene numero di 12000. fanti, & oltre guarnigioni che continuamente sono trattenute nelle fortezze, assoldò nel principio 2000. Italiani, 600. Corsi, & 150. Cavalli Albanesi sotto tre Capitani, quali aggiunse alli 600. huomini d'arme, con li suoi primi piatti, trattenuti per ordinario; le quali genti distribui per lo stato di terra ferma, mandaro Nicolo Delfino Proveditor, di dal Minzio, & Gio. Giacomo Zanne, in Padovano, & Polesine di Rovigo: & crescendo i sospetti, assoldò 6000. fanti Italiani appresso il rimanente della militia, liquali furono posti sotto carico di Gentil-huomini di terra ferma sudditi del Dominio: lequali armi poi l'anno seguente furono aumentate sino al numero di 12000. fanti, oltre quelli delle Cernide, 4000. Cavalli, come a suo luogo si dirà. In questo tempo ancora le Città, & altri particolari soggetti si offerirono a contribuire, quando fosse stato loro commendato, & le offerte di diversi ascendevano al numero di 7000. fanti, & 1200. cavalli: li quali non furono raccolti, perche la concordia seguì, sicome non bisogno valersi di militia raccolta di Christiani, sudditi de' Turchi, de' quali l'Arcivescovo di Filadelfia, huomo per la bontà della vita, & eccellente per la litteratura, stimato dalla natione Greca, si offeriva con l'auttorità sua farne venir al soldo in qual numero fosse bisognato, & con qualunque partito honesto, che il Senato havesse giudicato, a' quali i Turchi spontaneamente concedevano licenza; ne meno, delli aiuti offerti da diversi Signori Francesi, fra quali il Duca Dumena si offerì di venir in persona con il Prencipe di Ioinville suo nipote: Monsieur di Bonivet, (li Maggiori del quale furono sempre affettionati alla Rep.) & i Protestanti di quel Regno, non solo si offerivano spontaneamente di proveder di Capitani & soldati, ancora sollicitavano di esser adoperati: li quali, si come erano ringratiati dal Senato, con dissegno anco di valersene, se fosse stato bisogno, cosi era sua fermissima risolutione di non venir all'essecutione, se non per estrema necessità, & non esser primo a metter la guerra in Italia, solo preparato a difendersi potentemente quando altri la movesse.

Il Conte di Fuentes, per tener vivo il beneficio fatto con la lettera del , & con li suoi ufficij, faceva spesso intendere al Papa, hora per mezzo dell'Ambasciator Catolico in Roma, hora per persone espresse, le provisioni che dissegnava fare, & l'animo, d'impedire che non passasse gente Oltramontana in Italia, avvisando, che teneva per ciò buona guardia alli confini de' Grisoni, & stava armato alli confini di Venetia, per tenerli in officio: con tutto ciò era notissimo al Pontefice, che per la carestia di Napoli bisognava, che le provisioni de' soldati, che si dovevano cavare da quel Regno, andassero tardissime, & vedeva ancora di non poter corrispondere alle dimande che li erano fatte dalla parte di Spagna: Pensava anco molto alle parole dette dal Rèal suo Noncio, chè non era per muover guerra, se non quando il Pontefice fosse assaltato nello stato suo: per lequali cose haveva anco qualche pensiero che il di Spagna havesse più animo di veder lui scemato di reputatione, & la Re. à spendere, che il negotio terminarsi à suo favore, onde dava orecchie ad ogn'uno, che li parlava d'accordo; & massime perche era molto desiderato dalli Fratelli, che dissegnavano comprare Regnano da Lucio Savelli, come anco lo comprarono dopo, non ostante il bisogno, che la Sede Apostolica haveva di danari. Per queste cose il Pontefice udiva & favoriva grandemente l'Ambasciatore Christianissimo che dell'accordo li parlava, & se bene anco l'Ambasciatore di Spagna faceva gl'istessi ufficij per la concordia: il Pont. nondimeno dava più orecchie al Francese; si perche stimava, che fosse più facilmente udito & creduto in Venetia il Christianissimo; come anco perche poteva trattare con Francesi più liberamente, temendo de' Spagnuoli, che non volessero usar seco l'autorità: in Spagna ridottisi li Consiglieri alla Corte, fecero riflessione sopra la lettera scritta dal , & li ufficii fatti dal Conte con li Prencipi d'Italia; & si come non erano con intentione di muover guerra, solo di mostrare, che quella Corona in tutte le occasioni è congiunta con la Sede Apostolica, così giudicato necessario che ciò s'intendesse chiaramente in Venetia, acciò non succedesse qualche inconveniente contra la loro intentione, massime che erano pentiti d'haver lasciata correre la controversia tanto oltre, & giudicavano espediente per le cose loro, intromettersene in qualche maniera; volendo effetuar ambidui questi dissegni con riputatione; con occasione, che l'Ambasciator Veneto diede parte di alcune cose seguite in questa materia, li disse il Duca di Lerma, che nelli punti delle controversie, la Repub. sosteneva la ragione di tutti li Prencipi; quanto al modo, si poteva con termini più dolci levar il filo alle armi spirituali, ricorrendo al , acciò egli facesse conoscer al Papa il pregiudicio, che faceva a se medesimo, col metter à rischio l'obedienza: Passò anco à dire, Che il haveva commandato à suoi ministri, di esser' istromenti di pace, & harebbe continuato, se non fosse stato violentato à far altramente, col'ammetter Prencipi non interessati in Italia; Procuravano poi per mezo del Conte d'Olivares, che l'Ambasciator Veneto facesse qualche instanza al , se non à nome del Prencipe, almeno come da se, acciò la M.S. s'intrometesse in questa controversia; perche l'Ambasciator si scusò di far ciò senza commissione, si risolsero di venir più all'aperta, & mandar D. Gio. di Velasco, Contestabile di Castiglia in Italia, senza certa commissione, per darla poi secondo l'occasione. A questo si oppose il Noncio, come à persona, che in Milano s'era mostrata contraria alla Giurisditione Ecclesiastica; & che in Ferrara nelle cerimonie, che si fecero all'ingresso della Reina, haveva dato disgusto alli Cardinali in materia dell'andar inanzi; Si pensò anco à Gioanni Idiaques, & ad altri: per non differire, ordinarono, che li primi ufficij fossero fatti da D. Inigo di Cardenas Ambasciator residente; Il qual à 13. Luglio presentatosi nel Collegio, disse; Che il , amando la conservatione della pace, desidera, che i disgusti tra il Pont. & la Republica non procedano innanzi, se gli ritrovi qualche componimento, & per tanto commandato a tutti li suoi ministri: che s'adoperino à questo fine, & a lui particolarmente commesso, che ne preghi la Republica, accertandola che tutto quello, che à lei parerà fare per metter fine à questo negotio, sarà gratissimo à S.M. Al che il Doge, (havendo lodato il pensiero del , & ringratiatolo) rispose, Che la Rep. non può far più di quello, che fatto; che bisogna voltarsi a chi promosso li travagli; (& qui recapitulò in brevità le cose occorse) concludendo, A noi non stà aprir la strada chiusa da altri: il Pontefice, col mandar via l'Ambasciatore & levar il Noncio, interrotto ogni negotio di trattatione, il qual non si può rimetter in piedi, se prima non si levano le Censure, colle quali la Rep. è offesa, & ingiuriata. Replicò l'Ambasciatore, supplicando sua Serenità, che si contentasse lasciarlo dire, Che trattandosi d'accomodamento, non bisogna rammemorare le ingiurie passate, non potendo questo far alcun buon' effetto, & che se la Rep. si duole, si lamenta anco il Papa; egli non vuol' entrar à discorrere, se il Papa habbia fatto bene: (che sarebbe un entrar nel cose passate) Et se la Serenità sua dice esser restato sulla difesa solamente, vi è però stato così bene, che appunto di questo il Papa si duole, che con la qualità di essa, egli sia restato offeso, & però convienne lasciar ogni cosa passata, & guardando solamente all'innanzi, trovar modo, che si restituisca l'amicitia di prima. La prudenza di sua Serenità è tale, che sarebbe temerità volerli ricordar il modo: Esser cosa notissima à tutti, che il Pont. sostiene due persone, Una di Vicario di Christo, & l'Altra, di Prencipe temporale, le quali distinguendo, l'una dall'altra, sarà facil cosa veder' in che sia conveniente dar qualche sodisfattione al Papa, perche come à Prencipe temporale, niuno ha maggior obligo con lui, che con gl'altri Supremi; , come spirituale, og'uno è obligato ad ubidirlo. Che il non vuole, che si mandino le Leggi al Papa, acciò le corregga, ò le ammendi, ne che si faccia alcuna cosa contraria alla libertà, o pregiudiciale alla dignità della Republica: anzi, che quando vi fosse nel Senato qualche intentione di far tal cosa, (come mancamento, il qual pregiudicarebbe à tutti li Prencipi, & anco alla Maestà sua,) ha dato ordine a lui, come Ambasciatore, di essortar la Republica, & confortarla a non farsi pregiudicio, ne commeter indegnità, verso il Papa si può ben far qualche dimostratione apparente di ossequio spirituale, che in sostanza non voglia dir niente: Et rispondendo il Prencipe, Che già la Republica haveva mostrato col Pont. ogni riverenza filiale, innanzi che sua Santità venisse alla publicatione delle Censure; si che non restava di far altro d'avantaggio: publicato il Monitorio, levato il Noncio, & interrotto ogni commercio, non può manco replicarli medesimi atti di riverenza, se il Pont. col levar le Censure, non apre la strada. Replicò l'Ambasciatore, Interrogando il Prencipe, Se per far questa apertura, sua Serenità si contenterà, che egli preghi il Papa per nome del à levar la scomunica. Disse il Doge, Che si come sempre detto, così sempre riplicherà, che è necessario levar l'intoppo; levisi poi, o con un mezzo, o con un'altro, o per spontanea volontà del Papa, o per preghiere altrui, poco importarà alla sostanza del negotio; & che S.M. poteva far quello, che le piaceva. Aggiunse l'Ambasciatore; Dovrà anco la Serenità V. contentarsi, che il Pont. sia pregato a nome di lei: Et dicendo il Prencipe, Che per quiete d'Italia, & per impedire tanti mali, che seguirebbono, se le cose capitassero alla guerra, quando il fosse certo, che il Pont. ricercato in quella forma, dovesse levar le censure, non sarebbe inconveniente il contentarsi; però, che di questo glie n'havrebbe dato più risoluta risposta col Senato. Cardenas non lasciò cader la parola, soggiunse immediate; Adunque io ricevo questa parola da V. Serenità, di pregar il Pont. anco in nome suo, che levi le censure però trattandosi di parole di cortesia, sarà necessario aggiungere, che à V. Serenità dispiace, haverli dato disgusto (che sono parole da niente, ben di cortesia, & che se ben non vogliono dir niente, sono necessarie in questa occorrenza) Rispose il Doge, che ne da lui, ne dal Senato era stato dato disgusto di sorte alcuna al Pontefice, se egli se l'haveva preso non si poteva far altro: che alli dispiaceri volontarij, altro rimedio non vi è, se non il volontario riconoscimento.

L'istesso giorno ancora andò all'audienza l'Ambasciator di Francia, & ivi narrò come il Papa havea riferito ad Alincourt d'haver ricevuto i voti di tutti li Cardinali conformi; secondo il parer de' quali non può venir alla sospensione delle censure, se dal canto della Republica non si fa qualche dimostrazione di sommissione; & qui, passò l'Ambasciator à dire, Che si potrebbe forsi vincere il Papa con ragione, & indurlo à contentarsi di esser il primo; che in ogni modo sarebbe necessario dirli quello, che la Rep. fosse per fare dopoi, altrimenti non s'indurrebbe mai: Et pero esser necessario, che dichiari la Rep. quello, che vorrà fare; & che bisogna habbia confidenza nel , il quale è amico & congiunto, & che a cuore i rispetti della Republica, & apra a lui il suo pensiero; perche non da riputare, che il suo habbia altro fine, che il beneficio della Rep. Rispose il Prencipe, Che già è stato detto a bastanza, & che è stata mandata la risposta al , così, per mezzo di sua Signoria come dell'Ambasciator residente appresso S. M: & che non conveniva far una tal dimanda; non servendo ancora il tempo, che potesse esser venuto risposta dal di quello che gl'era stato scritto, & detto: Replicò Monsieur de Fresnes, Che egli prevedeva quello, che il era per dire, poiche quello, che se gl'era scritto erano parole generali, & che egli era sforzato prevenire quello, che il dirà per esser incalzato da Roma, dove trattano con gran dignità; perilche bisogna humiliarsi, & non è pregiudicio della temporalità, il sottomettersi al Papa, essendo jus commune l'humiliarsi alli Pontefici; Aggiunse, Che ancora quest'instanza, parendogli, che sia fatto gran torto al suo , & alla buona volontà, che verso la Rep. non confidando in lui, & non aprendoli liberamente l'animo; che in gratificatione del , facciano questa dichiaratione, perche con una semplice promessa fatta a S.M. il Papa si contenterà di sospender le Censure. Fece ancora gran consideratione sopra la lettera del , & la ricognitione del Papa verso lui; Et concludendo, che non era tempo di disgustar il di Francia, il qual senza dubbio restarebbe disgustato, quando non se li parlasse apertamente. A quest'ultimo capo cominciò il Prencipe a risponderli, dicendoli, Che la lettera non è qual si dice; ne le promesse così grandi, ne tanta la confidentia del Papa in quelle; & che tutta via pur all'hora Cardenas haveva trattato con termini di gran soavità, Confessando le ragioni della Rep. & affermando, Che il cederle, sarebbe stato di pregiudicio à tutti li Prencipi, & che quando la Rep. havesse fatto cosa indecente, overo fosse restata offesa nella sua auttorità, sarebbe restato parimente offeso il di Spagna per gl'interessi communi di tutti li Prencipi, & che si vedeva chiaro che il di Spagna era volto all'accomodamento perilche non faceva bisogno precipitar il negotio, mandando innanzi quello che deve seguir dapoi, & aggiunse ancora, Che in ogni evento la Rep. non era mai per degenerar dalla virtù & costanza de suoi maggiori: Fresnes pregò il Prencipe, che non prendesse in cattivo senso le sue parole dette per singolar affettione, solo per significare, che havendo giurato il Papa, che nissun Cardinale assentito alla sospensione, se prima non fosse fatto qualche cosa a Venetia, era necessario pensar quello che si possa fare, & dove si può arrivare; il che pensato, con ogni confidenza communicare si poteva al suo , come ad amico. Il Senato considerate le proposte di questi due Ambasciatori, fece risposta allo Spagnuolo, dicendo, Che è necessario applicar i rimedij à quella parte, d'onde viene il male; che à questi travagli la Republica non dato causa pur minima, tutti sono nati dalla volontà del Papa, il quale non solo tentato di violar la libertà della Republica, & volerli levar la potestà sua, è passato anco alle ingiurie, & offese; però desiderando il di accomodar queste differentie, che non passino più oltre, è necessario voltarsi al Papa, & di la far nascer il principio, con la rivocatione delle ingiurie, & offese fatte, & che quando il habbia certa parola, che il Papa sia per levar le Censure, in gratificatione della M. S. si contenta la Repub. Che per solo termine di officio preghi il Pont. per nome suo à levarle & li aggiunga anco, Che il Senato sente con dispiacere, che la Santità sua habbia voluto prender disgusto delle attioni d'una Rep. sua divota indrizzate a gloria di Dio, conservatione della tranquillità publica, & della libertà & potestà datale dalla Maestà Divina.

Questa risposta medesima communicata anco al Francese soggiungendo, Che se la M. Christianissima stimerà bene, potrà valersi dell'istesso Pontefice.

Questa la prima parola data, per far' apertura della negotiatione; dalla quale non vedendosi nascer alcun buon effetto, anzi osservando il Senato, che il Pontef. Non solo continuava le sue preparationi di guerra, ancora faceva efficaci instanze al Catolico per l'essecutione delle sue promesse, & spediva spesso in Spagna & continuavan' i dissegni del Conte di Fuentes di armarsi potentemente: credettesi che il Pont. fosse alieno dalla concordia, (se ben mostrava in contrario) overo volesse esser ben provisto per avvantaggiarsi nell'accordo; & per tanto giudicò necessario, dover esso parimente per ogni buon rispetto intendere, qual fosse la mente de gli amici suoi, in caso che si passasse a i fatti, & per tanto scrisse à gli Ambasciatori suoi in Francia, & in Inghilterra, che dassero conto ciascuno al appresso qual risiede, Che il Pont. sempre più si allontana da ogni ragionevole componimento, & facendo preparationi d'arme; che già il di Spagna si è dichiarato per lui, & gli dato lettera propria, per pegno, con promessa di assistenza; che il Papa spesso mandava in Spagna; & dall'altra parte, la Rep. era risoluta di non far cosa contra la sua libertà, & dignità, per qual si voglia cosa; onde pareva al Senato tempo opportuno di poter ricorrere alle MM. loro, per intender la loro intentione, & quello che fossero per fare, quando le cose capitassero à manifesta rottura: insieme dato ordine a gli Ambasciatori della Rep. che procurassero per ogni via di penetrare la mente di quel , & cavar da loro qualche dichiaratione del loro animo: oltre di ciò deliberato di chiamar gli Ambasciatori dell'uno, & l'altro di quei , residenti in Venetia, & dar lor' conto delle medesime cose; A che l'Ambasciator Inglese (dopo l'haver ringratiato della communicatione, & dolutosi per nome del delle ingiurie, che erano fatte contra ogni ragione ad una Republica, che meritava favori & gratie) lodò la generosità, & risolutione al difendere la propria dignità, affermando, che per tal effetto havrà dal ogni aiuto & favore cosi di officij, come d'arme, & aiuti: Propose anco l'Ambasciatore come da se, Partito di lega col suo , & altri Prencipi amici suoi.

il francese rispose, Che il conosce molto bene le ragioni della Republica, & il torto che è dal canto del Papa, col quale però non si deve proceder con ogni rigore, dando l'essempio delle humiliationi & sommissioni, che il usò con Papa Clemente, esortanda2 la Rep. ad usar ogni diligentia per trovar modo di accomodar le controversie: soggiungendo però, Che quando si venisse alle armi, (cosa che non crede) il assisterà alla Republica: che li Spagnuoli non sono in stato di principiar una nuova guerra, & che le loro, sono parole, & apparenze, quali al sicuro non si ridurranno à gli effetti, pure, quando questo fosse, con amplissime parole promise l'assistenza del : soggiunse però, Che il Papa parla dolcemente, & propone, Che si sospendano le Leggi che esso ancora sospenderà le Censure, anzi quando il Papa havrà la parola, che Leggi debbiano esser sospese, egli sarà il primo a sospender le Censure. Propose oltre cio Monsieur di Fresnes un'altro partito, come suo pensiero, Che (per metter fine ad'ogni litigio, & fermar il Papa con certezza, che le ragioni della Rep. restarebbono illese) si potrebbe rimetter tutte le difficoltà nelli due , di Francia & di Spagna, i quali per interesse loro, & perche la cosa e commune a tutti li Prencipi, non potrebbono se non approvar le Leggi, & attioni del Senato; al che, essendo considerato quante difficoltà si sarebbono interposte innanzi che si havesse potuto ottener dal Papa, che si contentasse di altrettanto, & quando anco fosse ottenuto, quante altre si sarebbono attraversate innanzi la conclusione; rappresentata la proposta all'Ambasciatore, come poco riuscibile; & egli la pose in silentio.

Avvisò il Senato l'Ambasciator suo in Spagna, di tutte le cose proposte, & rispose, & gli ordinò, Che ringratiasse il dell'offerta sua ad interporsi, & che mostrasse al , quanto quella Corona causa di conservar l'amicitia con la Republica, & facesse modesta doglienza, Che i pensieri del Papa fossero fomentati con la lettera di S.M. & officij di alcuni suoi Ministri; al che fu risposto al Contestabile per nome del , Che la lettera scritta al Pont. non era per levar l'amicitia, che quella M. tiene con la Republica, solo per mostrarsi difensore della Sede Apostolica, quando fosse assaltata nello Stato suo. Et Cardenas qualche 15. giorni dopo la communicatione fatta alli sopra detti Ambasciatori, andò all'audienza, & diede conto della lettera scritta dal al Papa, & assicurò con parole efficacissime; Che non era niente, & era scritta con parole generali, non havendo il suo havuto altra intentione, che di assistere al Papa in caso, che fosse assaltato nelli Stati suoi proprij dalle forze della Rep. accompagnate da arme di Prencipi forestieri; in altro caso non haveva pensiero alcuno di offender la Rep. se ben la lettera scritta al Pont. era con parole di affetto, per acquistar credito apresso sua Santità, & per potersi intrometter mediatore ad accomodar le differenze per composizione, delle quali ancora haveva chiesto parola di dimandar al Pont. per nome della Republica, Che levasse le Censure, mostrando il dispiacere, che sentiva delli disguidi di sua Santità, che la commissione datali per pregar il Papa, era molto asciutta & ristretta, per poter muoverlo ad alcun buon effetto, che bisognava allargarla con qualche altra aggiunta, che fosse paruta alla Serenità sua conveniente: di nuovo aggiunse; Che assicurava la Rep. sopra la parola del di questa sua buona intentione, soggiungendo, che non sapeva se altri, che mostravano d'intromettersi in questo accomodamento, havessero tanta mira alla pace quanto essi. da alcuni creduto, che Cardenas (havendo inteso la communicatione fatta agli Ambasciatori di Francia & Inghilterra, conoscendo quanto mal'effetto produceva la lettera del , & gli effetti conseguenti quella) venisse a risolutione di far quest'officio. Altri tenevano, che ne havesse ricevuto commissione espressa di Spagna; Certo è, che questo stesso officio era stato fatto alcuni giorni innanzi in Spagna coll'Ambasciator Veneto dal Contestabile di Castiglia, mandato espressamente a dirli, Che la lettera scritta dal , di assister al Pontefice, non era per levar l'amicitia, che questa Maestà tiene con la Rep. solo per acquistar appresso il Papa, senza pensiero di venir all'arme in favor di lui, se non in necessità, cioè, quando egli fosse assaltato nello Stato suo. Et veramente, in Spagna operavano con sincerità all'accomodamento, & procuravano con ogni diligenza di persuader il Noncio appresso loro à praticar coll'Ambasciatore Veneto, almeno in secreto, acciò da quello potesse intender le cose, che non pareva loro conveniente dirli essi stessi; & in particolare la sicurezza, che il li dava, di non ajutar il Papa, se non a difesa dello Stato suo da Oltramontani; & anco acciò gli narrasse quello che la Republica trattava con Francesi, il Noncio non consenti mai voler trattar coll'Ambasciatore Veneto, manco, secretamente.

Se bene il negotio dell'accomodamento era in mano di due cosi grandi , nondimeno il Gran Duca di Toscana era soprafatto da un eccessivo desiderio, che si accomodasse per mano sua, & in questi tempi fece condoglienze, con il Residente della Rep. appresso di se, & fecele far parimente dal Residente suo a Venetia, con dire, che egli s'era adoperato efficacemente col Papa, non per altro fine, se non per la quiete della Republica; che egli non haveva alcun interesse che di amicitia, essendo le cose sue in stato sicurissimo; & che se dalla Rep. fosse stato corrisposto, & communicatoli la sua intentione, & datoli qualche libertà di trattare, havrebbe forse ridotto il negotio in qualche buono stato, aggiunse anco lunghi ragionamenti dell'utilità, & beneficio, che si riceve dalla concordia, & delli danni & incommodi della guerra: Al che risposto dal Senato al Residente suo, & ordinato à Roberto Lio, che li rispondesse à bocca con dire, Che la sincerità & benevolenza sua era molto ben nota al Senato; che gl'uffici fatti da lui col Papa, erano molto ben graditi, & che i discorsi suoi erano commendati & approvati; che il tempo non comportava, che la Republica condescendesse ad alcuna particolare proposta innanzi che le Censure fossero levate; perche havendo il Papa interrotto ogni commercio di trattatione, bisognava, Che col levar le Censure prima tornasse à dar adito, il qual aperto, si potrebbe procedere a quelle proposte, che si vedessero più proprie per metter fine alle differentie. Questa risposta resa da Roberto Lio al Gran Duca, replicò egli, La sua intentione esser' ottima verso il bene della Republica, quale procurerà sempre, se sarà adoperato; che egli non è malestante, che debbia desiderar mutatione; che è vecchio, & però i suoi consigli meritano essere creduti; che si sono fatti errori notabili da ambe le parti per passione, & che vi è bisogno di Medico; però si usi; Che egli parlato libero col Papa, dal quale è stato preso in sospetto, per non havergli offerti aiuti, come tutti gl'altri, che detto tanto, che non più che dire, che il Papa inclina bene, li Cardinali fanno cattivi uffici; che egli vorrebbe adoperarsi per la Rep. ancora di più, & se sarà commandato, parlerà; altramente non più che fare.

Quando arrivò in Francia la proposta del Senato che ricercava dal qualche dichiaratione; quella Maestà rispose, che il Noncio del Pont. per nome della Santità sua l'haveva ricercato dal medesimo, egli vedeva molto bene, che il dichiararsi, non sarebbe altro, se non mettersi in sospetto dell'altra parte, & però escludersi dal poter' esser mediatore nell'accordo, & tagliar' affatto la trattatione incominciata, perilche non gli pareva conveniente dichiararsi per alcuna delle parti, ne far buone le ragioni di qual si voglia di loro, conservandosi neutrale, continuar il negotio per l'accommodamento, il qual sarebbe, più utile ad ambe le parti, che non sarebbe la sua dichiaratione à quella, per quale si mostrasse; tanto più quanto la speranza di concludere, era prossima, però che il Senato si piegasse in qualche parte, perche il Papa si andava accommodando.

il d'Inghilterra se ben molto occupato per la presenza del di Danimarca suo cognato, si che non attendeva ad altro negotio, ne dava udienza ad alcun' Ambasciatore, intendendo quello, di che doveva parlarli il Giustiniano Ambasciator Veneto, l'ascoltò, & inteso tutto il progresso, & successo delle cose occorse, & la petitione del Senato, rispose, che restava molto consolato intendendo la costanza del popolo, & la unione del Senato à difesa della propria libertà, della giustitia, & della potestà data da Dio alli Prencipi: Si rise della dichiaratione di Spagna, fatta solo con una lettera, dicendo; Che non parole, chi vuol far fatti; Che egli è obligato alla Rep. per l'amore, che gl' mostrato, & per la dimostratione fatta d'honore verso di lui con mandarli Ambasciatori & ordinari & straordinari, essendo però contratta amicitia scambievole, & sincera, non potendo nascer alcuna occasione di rottura; Che de gl'altri, non si può dir l'istesso: che à quanto il Senato addimandava all'hora, egli si teneva obbligato à condiscender: prima, perche sente largamente per la Republica; poi, perche haveva confidanza in lui, il quale sarebbe ingrato & ingiusto, se negasse di proteger una causa così giusta, dove il Senato si oppone solo all'oppressione, & vuol sostentare la sua libertà, & autorità di tutti li Prencipi; Che e stato prudentissimo consiglio, il proceder con destrezza, per non metter guerra, se la violenza3 de gl'altri vorrà venir a rottura, resti il Senato sicuro in parola di Prencipe, che li assisterà con tutte le sue forze, & che havrebbe commesso al suo Ambasciator in Venetia di far l'istesso officio più ampiamente, non potendo all'hora per la presentia del di Danimarca passar più oltre. Il Conte di Salisberi ancora per ordine del , confirmò all'Ambasciatore l'istesse cose, & vi aggiunse, Che il non si muove ad assistere alla Rep. per animo, che egli habbia di alienar le membra della Chiesa Romana da suo Capo; sa bene, che la Rep. non lascierà l'antica Religione, al che anco egli la conforta: ne meno si muove, perche essendo la Spagna per il Papa, egli voglia esser dall'altra parte, per opponersi a quelli, che tentano di levar la libertà alli Prencipi, & aiutar chi la vuol sostentar, & difendere.

In simil tenore parlò anco l'Ambasciator Inglese in Venetia, dicendo, Che dalla Maestà del suo Signore haveva particolar commandamento di obligarlo in parola di , a dover esser unito con la Republica, per assisterle di consiglio, di forze, & per adoperarsi con tutti gl'amici suoi, acciò che facessero l'istesso; & questo, non per fini bassi, o interesse proprio, ne per fomentare gli travagli d'altri, ne per concorrenza, o oppositione ad altro Prencipe, per due ragioni: Prima, perche riconoscendosi obligato a Dio per molti benefici, reputa suo debito di difender la causa sua, dove si tratta di conservar la podestà: che la Maestà sua costituito in terra; Poi anco per il vincolo d'amicitia rinovato con la Rep. Aggiunse anco l'Ambasciator a questo, Che teneva ordine dal , di palesare, o tener secreta questa dichiaratione, come fosse parso più ispediente alla Republica. ringraziato il & l'Ambasciatore con amplissime parole, & commesso al Giustiniano che facesse l'istesso, & scritto anco una lettera particolare al con quelli rendimenti di gratie, che conveniva.

L'Ambasciator di Francia, pochi giorni dopo arrivata la risposta del suo , forse per addolcirla, andò all'udienza, & fece lungo discorso, essortando all'accomodamento, concludendo, che quando non seguisse, il non si scostarà dalla sincera amicitia, che conserva con la Rep. perilche anco la Maestà sua desiderava di esser instrutta intieramente delle ragioni sue, non solo quanto al merito, & giustitia delle Leggi, & altre cose controverse, ancora quant'all'ordine tenuto nell'opporsi alle Censure del Pontefice, il qual si lamenta, non solo sudette cose, anco di haver ricevuto nuove offese con impedire la navigatione a i luoghi Ecclesiastici, & con bandire dallo Stato la Religione de' Giesuiti tutta intiera. Al che per decreto del Senato fatta risposta con ringratiar il della buona & sincera affettione, & dato all'Ambasciator in scritto un breve sommario delle ragioni così in giustificatione delle Leggi, & giudicio, come anco delle attioni fatte dal Senato, & dalli Magistrati per propulsare le ingiurie del Pontefice, & impedire le seditioni, che si havrebbono potuto eccitare le sue Censure: risoluta ancora la querela della navigatione, con dire, Che appartiene alla ragione di buon governo, operare, che lo Stato suo sia provisto delle cose necessarie, non lasciando passar ad altri quello, che bisogno per se; per la qual cosa la Rep. fa condurr' à Venetia i navili, che si ritrovano in mare, con robbe bisognose per il suo Dominio; dal che ne segue, che il Dominio Ecclesiastico non se possa valere, non e colpa sua, ordine conveniente delle cose humane. Quanto alli Giesuiti, che non sono stati scacciati, partiti da se, non havendo voluto obedire al commandamento fatto loro di proseguir li Divini uffici: dopo la loro partita, havendo havuto notitia d'innumerabili offese, machinationi & insidie usate da loro, il Senato decretato conforme al giusto, che non possino più tornare. con tutto che il promettesse sincerità di amicitia alla Rep. non volse però mai adoperarsi in particolar alcuno, che potesse ajutar la causa di lei: anzi che havendo il Priuli Ambasciator appresso lui fatto officio, che impedisse la levata de' Suizzeri, che il Papa dissegnava fare, & ajutasse quella della Rep. negò di volerlo fare, dicendo, che questa era una via di volerlo far dichiarare; cosa che egli era risoluto di non voler fare, mostrandosi neutrale, trattar l'accommodamento, dicendo, che alla Rep. non faceva bisogno tanta provisione d'arme, bastava haver munite le sue piazze.

 

 

LIBRO QUARTO.

 

 

Mentre che queste cose si trattano, dalli Spagnuoli tentato di metter la Republica in differenza con i Turchi, a fine che fosse sforzata ricorrer a loro, & per quella via essi havessero potestà di condurr' il Senato ad accettar quel termine di compositione col Papa, che fosse piaciuto loro: non riusci quello che si credettero; anzi portò pericolo di non terminare in disordine grande, se dalla prudenza del Senato Veneto non fosse stato divertito, & questo , Che essendo partito da Napoli il Marchese Santa Croce con 26. galee, ricevuta la benedittione dal Noncio, passò à Messina, & le rinforzò in 14. & havendo havuto avviso, che l'armata Venetiana era in Corfù, navigando secretissimamente & senza alberi, per non essere scoperto, a 10. d'Agosto arrivò a Durazzo Città d'Albania, posseduta da' Turchi, dove la trovò quasi vuota d'habitatori, per esser la stagione opportuna alli negotij del Contado; perilche con poca fatica la sacchegiò, & abbrusciò, menò via 155. tra huomini, donne, & putti, & secondo che essi stessi hanno mandato relatione in stampa; fra' quali 30. erano Christiani, che liberò subito che in Otranto: prese anco 30. pezzi d'artigliaria, de' quali portò via la minuta, la grossa sforzato di lasciare inchiodata, per timore delli Turchi, che grossi venivano al soccorso. Udita in Venetia la nuova di quella sorpresa, dispiacque molto al Senato per dubbio, che li Turchi non volessero vendicarsi, overo si voltassero contra la Republica, come più vicina, il che altre volte havevano costumato di fare, ò almeno non fossero entrati nel Golfo per dar sopra la Puglia, così, mettendo le cose in confusione; perilche chiamato l'Ambasciator Cardenas, fece il Prencipe con lui grave doglianza, dicendo, Che per niente volevano destar li Turchi, & tirar la loro armata in Golfo con non minor pregiudicio proprio, che della Republica; perilche il morto mai non consenti, che fossero tentate tal' imprese, la prudenza del quale tale, & tanta, che è degna d'esser imitata. Accennò anco il Prencipe, che se un'altra volta fosse occorso l'istesso, non si sarebbe comportato. Rispose Cardenas, che havrebbe pregato il a commandare, che l'armate non entrassero più in Golfo. à Costantinopoli, i Turchi s'accorsero delle arti Spagnuole, & che l'impresa di Durazzo non era stata per altro tentata, se non per metterli alle mani con la Republica, & per tanto spedito da quel Signore commissione al Capo della loro armata, con commandamento d'intendersi bene col Capo della Venetiana, & unirsi con quella a danni del Papa, & delli Spagnuoli; & dopo, il primo Visir chiamò Ottavian Bon Bailo della Republica, & si querelò dell'insulto di Durazzo, concludendo, Che la Rep. era in obligo di rissentirsi essa, perche ben conosceva il Signore che non era fatto per altro, se non per metterlo alle armi con la Republica, che in contrario volendo proceder generosamente, sarà occasione di liberarla questo, & dalli altri travagli che le sono dati da quella parte, accennando le cose degli Uscocchi, & altre materie di danni, & disguidi, usando questo proverbio Turchesco, Che è meglio esser' un giorno Gallo, che sempre Gallina. Gli offerì l'unione dell'armata loro di presente, & ogni altro ajuto contra Spagnuoli & il Papa, gli mostrò, che la Rep. non maggior nemici, che i Spagnuoli, & Preti; il che essendo palese, non si può dissimulare, che debbe vendicarsi, & assicurarsi per sempre con li loro ajuti, essendo vana cosa armare per non adoperar le armi contra i nemici, & se anco l'unione dell'armata, & d'altri ajuti, non li paresse opportuna, gl'offerì, che se l'armata Venetiana assalterà da un canto lo Stato Ecclesiastico, overo delli Spagnuoli, essi l'assalteranno dall'altro; & il Signore scriverà a tutti suoi Ministri, che prestino ogni ajuto alla Republica, senza aspettar altro ordine dalla porta.

Pochi giorni dopo, comparve l'armata de' Turchi alle Gomenicie, poco lontano da Corfù in num. di 55 Galee, commandate di Giaffer Bassa, al quale havendo il General Pasqualigo (che si ritrovava a Corfù, & commandava l'armata Venetiana che era in quei luoghimandato Vettor Barbaro suo Secretario, a complire con lui, a visitarlo, & far doglianza di alcuni leggieri danni da certe Galeotte di Corsari, Giaffer spedi immediate 20. Galee per prenderle, si come anco dopo, le prese, & fece impiccar il Capo, & al Secretario disse magnifiche parole della stima, che il Gran Signore faceva della Republica. Soggiunse, che haveva ordini speditigli dal Signore con lettere delli 5 Settembre di unirsi con l'armata della Republica, per andar contra il Papa, & il di Spagna in quella maniera che fosse paruta migliore alli Capitani Veneti; overo d'andar divisamente, se cosi havessero giudicato meglio, & mandò il Bassa tre delle sue galee al Pasqualigo con il Bei di Damiata, con quel di Scio, & con Assan, sopranominato Giavarino Genovese per darli conto dell'ordine havuto da Costantinopoli, & sollecitare la risolutione; A quest'officio corrispose il Pasqualigo, aggiungendo però, Che conveniva dar conto di ciò à Venetia, & aspettar risolutione: Offerirono li Turchi una Galeotta velocissima per far il viaggio più presto, il ritorno della quale havrebbono aspettato; il Pasqualigo allegando la lunghezza del tempo, & l'incomodità che l'armata havrebbe patito, stando lungamente in quelle acque, operò, che si ritirassero di , dandoli intentione, che sarebbono avvisati di quello, che si fosse risoluto.

In questo stesso mese d'Agosto diede principio una sorte di guerra fatta con scritture offensive dal canto del Pontefice & difensive dal canto della Repub. trattata da ambo le parti con ardore assai grande; & di molto momento alla negotiatione che si trattava, imperoche certo è, che il Pont. esso il primo ad assaltar la Rep. con questa sorte d'arme: restò nondimeno tanto al disotto nel maneggiarle, che questo potentissima causa di farche l'accomodamento si concludesse presto, parendo assai più intaccata nella reputatione la Corte Romana, per l'offesa, che le Scritture le facevano; che la Rep. per le Censure, che continuavano.

L'origine & il progresso in questo modo: Poi che la Repub. hebbe impedita l'essecutione delle Censure con tal ragione, destrezza & costanza, il Papa che sentiva esser ripreso dalla Corte d'haver proceduto spensieratamente; studiava, & faceva studiare, & finalmente risolse di scrivere le sue ragioni, & fece formare una scrittura da Scipione Gobellucci, la quale anco diede per ciò la Secretaria, (solita vendersi) & mandò la scrittura sudetta à Mantova, Milano, Cremona, & Ferrara, acciò fosse disseminata in quei confini, la mandò anco in Spagna al suo Noncio, non solo per sua instruttione, ancora acciò fosse sparsa; perilche in Venetia era proposto da alcuni, che fosse necessario publicar similmente le ragioni della Republica, cosi per far oppositioni alla Scrittura sudetta, come anco perche ciò era desiderato ardentemente dalli sudditi; più, perche havendo nelle lettere delli 6. Maggio detto della nullità del Monitorio, pareva necessario che le ragioni fossero esplicate, & che le lettere del Prencipe, fossero con aperte ragioni sostentate, sopra ogni altro rispetto, perche i Giesuiti, (non meno appassionati, che il Pont. stesso in questa causa) andavano dicendo & persuadendo, & declamando per li pulpiti, & scrivendo alli suoi aderenti nello stato, che se la Rep. havesse ragione alcuna l'havrebbe manifestata, che le basta dir4 in universale d'haver molte ragioni, perche non a che discender in particolare. Altri dicevano, che si era fatto quanto bastava a necessaria difesa, & però non era da proceder più oltre senza necessità: Et prevalse questo parere, per la riverenza grande che la Rep. parta5 alla Sede Apostolica, alla quale pareva che convenisse più tosto mancar' in qualche parte alla propria riputatione, che dar alcun indicio di non riverire questa Sede, anco nei tempi, che riceve manifeste ingiurie, Non possibile ritener gl'ingegni vivaci, che non scrivessero qualche cosuccia furtivamente; onde dall'una & dall'altra parte uscivano assai discorsi, & orationi, tutti pero scritti à mano: Furono anco scritte con nomi supposti (per dar maggior credito) diverse lettere, & in particolare una sotto nome del Senato alle Città soggette: una vera (come si è detto) bene scritta & letta in tutti i consigli delle Città, non ne mai dato copia ad alcuno, può esser, che qualche persona erudita havendola sentita leggere, & credendo haverla ben mandata à memoria, havesse poi ridotto in scritto, più quello, che si pensava haver udito, che quello, che veramente udi; overo, che parendo troppo modesto, riservato, & riverente il modo tenuto dal Senato, à bello studio vi aggiungesse motti, punture, & aculei per accomodarla meglio al gusto volgare, & sotto mano la fece correre: ben accidente di molto cattiva conseguenza, quello che occorse in Milano dove alcuni Ecclesiastici di gran qualità, fecero stampare senza nome ne di autore, ne di luogo, in un foglio solo una scrittura molto perniciosa, nella quale contra ogni sana dottrina, s'insegnava, che li matrimonij sarebbono stati invalidi, le congiuntioni matrimoniali adulterio, & i figlioli non legitimi; insegnando appresso, che fosse non solo lecito, anco merito alli Pastori abbandonar' la greggia, & per occultare donde la stampa uscisse, prohibirono strettissimamente, anco sotto Censure, allo stampatore, che in Milano non ne fosse dato essemplare alcuno, & questo foglio stampato, disseminato in tutti i confini di Bergamo, Brescia, & Crema, alla quale scrittura per far oppositione, da qualche persona mandato fuori alcune cose scritte già 150. anni da Gio. Gerson, cosi bene accomodate alli negotij all'hora vertenti, che parevano scritte apunto in quella occasione, & tali, che certo non si sarebbe scritto all'hora così risolutamente & cosi bene: A questo s'aggiunse una lettera, senza nome dell'autore, che essortava i Curati ad attendere alle loro Chiese, senza timore di offender Dio, non servando l'interdetto.

l'Inquisitione di Roma sotto li 17. Giugno prohibi nominatamente questa ultima stampa, & insieme le altre non stampate sotto pena di scomunica à chi le leggesse, & tenesse, allegando per causa, che in quelle vi fossero molte cose temerarie, calunniose, scandalose, seditiose, scismatiche, heretiche, in ultimo attaccandovi un, Respectivè, per render il tutto ambiguo. Finalmente rotto il silentio in Roma, dove usci una scrittura del Card. Bellarmino contra li trattati di Gerson sopra detti: poco dopo, la Parenesi del Card. Baronio con tante detrattioni, & maledicenze, & appresso, un'altra del Card. Colonna, con le quali scritture pensarono di turbar la fedeltà di tutte le sorti d'huomini imperoche Colonna prese assonto d'intimorire li Prelati, & altri Ecclesiastici maggiori, col terrore di Censure, & privatione di dignità, & benefici: Bellarmino, di batter le coscienze pie, con essaltare l'autorità del Pontefice al pari della Divina, Baronio credette maledicendo, tirar a se l'animo di tutte le persone erudite. Non pensarono à Roma, che mai alcuno ardisse opporsi alla riputatione di questi gran Cardinali, si, perche erano persuasi, che vi fosse quella ignoranza, che havevano tentato da molti anni in quà d'introdurvi, come anco, attesa la dignità delli scrittori di cosi alto stato. à Venetia acciò che alcuna pia coscienza non fosse travagliata dalle hiperboli del Bellarmino, li risposto con celerità, per metter alla luce la verità, & mostrar a tutti qual obedienza dovesse il Christiano al Sommo Pontefice, & furono anco manifestate le ragioni publiche & difese le tre ordinationi della Republica, & l'autorità di giudicare Ecclesiastici, che il Papa nel Monitorio haveva oppugnato, con le scritture intitolate, Le considerationi & l'avviso, parendo anco necssario, render conto al mondo,  Che le attioni della Republica, in commandare, che li Divini offici fossero continuati, erano state ragionevoli, & legitime: giudicato necessario provar questo col trattato dell'Interdetto, & insieme concesso dal Senato, che si potessero stampar' altre cose scritte a favor publico, servando in ciò, quel tutto, che le Leggi dello Stato prescrivono, cio è, Che non vi sia cosa contraria alla fede, buoni costumi, & autorità de' Prencipi; perche l'Inquisitore non poteva far l'officio suo, di veder le compositioni da stamparsi, furono deputati cinque Theologi apresso il Vicario Patriarcale, & il Theologo della Rep. che havessero questa cura.

andate à Roma le sudette 4 scritture, l'Officio dell'Inquisitione sotto il di 30. Settembre fece una special prohibitione di esse: nominandole tutte particolarmente, perche in esse si contenessero heresie, errori, & scandali, pur col solito, Respectivè,aggiungendo la prohibitione d'ogn'altra, che per l'avvenire uscisse in stampa, o in scrittura di mano, contra l'interdetto Pontificio, vietando che non potessero esser lette, ne tenute, sotto Censure di scommunica, & riservatione d'assolutione, che doveva, (attesi li spaventi di scommunica) fare, che tutte le scritture a favore della Republica, fossero sopite, fece contrario effetto, imperoche alcuni di conclusero, Che non vi fosse ragione dal canto di chi non voleva, che il mondo vedesse la causa intera; altri, dicevano, Che li tre Cardinali havevano palliato la verità, & non volevano che fosse scoperta: ad altri pareva strana la prohibitione delle scritture, che potessero esser fatte, mostrando che pretendessero Spirito di Profetia per prevedere, che non potesse essere scritto cosa buona, overo autorità di estinguere indifferentemente il buono col cattivo: alcuni anco da questa prohibitione concludevano, Che non vi fosse cosa degna di Censure, poiche non haveva la Corte ardito di notar' alcun particolare, & con quello adverbio, Respectivè, s'haveva riservato una coperta di tutte le objettioni: proposto da alcuni, Che per difendersi da tal'ingiuria, si dovesse con publico decreto vietare le scritture composte a favore del Pontefice: altri consideravano, che era un far quello; che si riprendeva in altrui, & che tornava in beneficio, il lasciarle vedere per mostrar, che niente veniva palliato dal canto della Republica, & che ella non diffidava dal giudicio di ciascuno: la qual opinione prevalse, & le scritture furono non solo permesse, anco concesso, che publicamente si vendessero, & fossero portate liberamente nello Stato.

Li Ponteficij, in successo del tempo, che seguì dal Luglio sino, all'Aprile, quando si concluse l'accomodamento, ogni sorte d'huomini a gara si posero a scriver per guadagnar la gratia del Pontefice, perilche uscirono molto6 opere, & de' Giesuiti, & d'altri; parte con nome vero, & parte con supposito; alle quali risposto dal molte persone erudite, per ributtare le calunnie, & oppugnare le fase dottrine, che tentavano di seminare: La dottrina delli Scrittori Veneti in somma era questa Che Iddio costituito due governi nel mondo, uno Spirituale, & l'altro temporale; ciascuno di essi, supremo, & indipendente l'uno dall'altro; L'uno è il ministerio Ecclesiastico, l'altro e il governo politico: Dello Spirituale dato la cura a gli Apostoli, & alli suoi successori; del temporale, a' Prencipi, si che gli uni non possano intromettersi in quello, che a gl'altri appartiene; Che il Papa non potestà di annullare le Leggi de' Prencipi sopra le cose temporali, ne privarli delli Stati, ne liberare li sudditi dalla soggettione, & che l'inhabilitar' alli Regni, & destituire i , è cosa attentata da 500. anni in quà contra le Scritture, & li essempi di Christo, & delli Santi; Et che l'insegnar, che in caso di controversia tra il Papa, & un Prencipe, sia lecito perseguitarlo con insidie, & forza aperta, & sia remissione delli peccati alli sudditi che si ribellano da lui, è dottrina seditiosa, & sacrilega; che gli Ecclesiastici per Legge Divina non hanno ricevuto alcuna essentione dalla potestà secolare, ne quanto alle persone, ne quanto alla robba loro, bene dalli pij Prencipi incominciando da Constantino fino a Federigo II. Hanno havuto varie essentioni, cosi reali, come personali, hora maggiori, hora minori, secondo l'essigenza dei tempi, & convenientia de' luoghi; il che è stato anco fatto nelli altri Regni & Prencipati, havendo sempre, (così gli Imperatori, come gli altri Prencipi) essentatili dalla potestà delli Magistrati, non però mai dalla sua propria potestà Supremà; & che le essentioni concesse da' Pontefici all'Ordine Clericale, non sono state in alcuni luoghi ricevute: in altri, sono state accettate in parte, & in parte non; & tanto vagliono, quanto sono state ricevute; & non ostante qualunque essentione, il Prencipe ogno potestà sopra le persone, & beni loro, quando la necessità del ben publico astringe, o necessità valersi di quelle; & se alcuna essentione fosse abusata con perturbatione della publica tranquillità, il Prencipe sarebbe tenuto provedervi.

Un'altro capo della loro dottrina ancora era, Che il Pontefice non si debbe tener per infallibile, se non dove li fosse promessa da Dio la sua Divina assistenza; il che alcuni Dottori moderni dicono, Esser nelle cause necessarie alla Fede solamente; & insieme, Quando userà li debiti mezi d'invocatione Divina, & consulte Ecclesiastiche, l'autorità di sciogliere, & legare, s'intende, Clave non errante, commandando Iddio, che segua, non l'arbitrio, il merito, & giustitia della causa: Che quando il Pontefice per controversia con li Prencipi, passa al fulminar Censure, è lecito alli Dottori considerare, se procedano à clave errante, vel non errante, & il Prencipe, quando è certificato, che siano invalide le Censure fulminate contra se, lo Stato, ò sudditi suoi, può, & deve per la conservatione della quiete publica, impedir l'essecutione, conservando la Religione, & la conveniente riverenza alla Chiesa: Che secondo la dottrina di S. Agostino, La scommunica contra una moltitudine, è contra chi commanda, ò sia, seguito da numero grande di popolo, e perniciosa, & sacrilega;  Che il nuovo nome di obedienza cieca inventato da Ignatio Loiola, incognito alla Chiesa, & ad ogni buon Theologo, leva l'essentiale della virtù, (che è operare per certa cognitione, & elettione) espone à pericolo di offender Dio, & non iscusa l'ingannato dal Prencipe spirituale, & può partorire delle seditioni, che si sono vedute da 40. anni in quà, dopo che questo abuso è introdotto.

Per il contrario la dottrina delli Scrittori Pontificij andava inculcando, Che la potestà temporale delli Prencipi, è subordinata alla potestà Ecclesiastica, & soggetta a quella; perilche il Papa autorità di privare li Prencipi delli Stati loro per li delitti & mancamenti che commettessero nel governo, e anco, senza delitti, quando il Papa giudicasse, che fosse utile per il bene della Chiesa; Che può liberare i sudditi dalla soggettione, & dal giuramento di fedeltà; Che sono obligati levar l'obedientia, & perseguitar anco il Prencipe, se il Papa lo commanda; Et se bene tutti convenivano nell'asserir queste massime, però non erano d'accordo nel modo, perche li toccati da un poco di vergogna, dicevano, Che tanta autorità non è nel Papa, perche Christo gli habbia dato autorità temporale, perche alla spirituale questa è necessaria; & però Christo dando la spirituale, dato anco indirettamente la temporale; vana coperta, poiche non altra differenza, che nei nomi; la maggior parte di loro, alla libera scrivevano, Che il Papa a ogni autorità in Cielo & in Terra, cosi spirituale come temporale sopra tutti i Prencipi del mondo, come sopra i sudditi & vassalli; Che può correggerli d'ogni delitto, Che è Monarca temporale sopra tutto 'l mondo; Che da ogni Prencipe temporale supremosi può appellare al Papa, Che può far legge a tutti li Prencipi, & annullare le fatte da loro. Della essentione delli Ecclesiastici, ancora tutti d'accordo negarono, Che l'habbiano per gratia, & privilegio delli Prencipi, se ben le Leggi, Costitutioni, & privilegi si ritrovano ancora: non erano d'accordo come l'habbiano ricevuta, affermando alcuni di essi, che è De jure Divino, Altri, Che l'hanno per costitutioni delli Concilij; tutti d'accordo poi asserendo, Che non sono soggetti al Prencipe, manco in caso di lesa Maestà, & che non sono tenuti obedir alle Leggi, se non Vi directiva; passando alcuni di essi tanto oltre a dire, Che li Ecclesiastici debbono esser arbitri, se li precetti del Prencipe siano giusti, & se li sudditi siano obligati ad obedirli; essi Ecclesiastici non debbono al Prencipe ne tributo, ne gabelle, ne obedienza; Che il Papa non può fallare, che l'assistenza dello Spirito Santo: anzi è necessario osservar qualunque sua sentenza, o giusta, o ingiusta, Che a lui appartiene la dichiaratione di tutti li dubij, & nessuno si può partir dalla dichiaratione sua, ne replicarli se ben contenesse ingiustitia, & se ben tutto'l mondo sentisse contra l'opinione del Papa, bisogna star' à quello, che il Papa dice, & non è scusato dal peccato, chi non segue il parer del papa, se ben tutto'l mondo l'havesse per falso; I libri loro erano ripieni di queste altre massime ancora, Che il Papa è un Dio in terra; un Sole di giustitia; un Lume della Religione; Che il giudicio, & la sentenza di Dio, & del Papa è una; Che uno è il Tribunale, & che la Corte del Papa, & di Dio; Che dubitare della potestà del Papa, è quanto dubitar di quella di Dio; Cosa notabile è: che il Cardinale Bellarmino affermi asseverantemente, Che il restringere l'obedienza dovuta al Papa, nelle cose spettanti alla salute dell'anima, è ridurla in niente; Che S. Paolo appellò à Cesare che non era suo giudice, & non à S. Pietro, per non far ridere; Che li S. Pontefici antichi mostravano soggettione agl'Imperatori, per le conditioni di quei tempi, che così comportavano; Altri hanno anco aggiunto, Che bisognava introdur l'Imperio del Papa poco a poco, perche non coveniva spogliar del loro Dominio li Prencipi novamente convertiti, bisognava permetterli qualche cosa per interessarli; & altre tali cose, che molte persone pie abhorrivano di sentire, & riputavano bestemmie.

anco molto differente il modo di trattare dell'una parte & dell'altra, perche li scritti delli Pont. massime delli PP. Giesuiti, erano pieni di maldicenze, detrattioni, ingiurie & calunnie contra la Rep. & li Scrittori di lei; pieni anco d'incitamenti à seditione, & rebellione; gli Scrittori Veneti usarono (perche così volle il Senato) ogni riverenza, parlando del Pontefice, & ogni modestia verso gli Scrittori suoi, trattando la controversia senza passar più oltre, non notando i difetti della Corte, (non per mancamento di materia, che è ben noto al Mondo quanto abondi, solo per usar la debita convenevolezza, di non passare dalle cause alle persone, come fanno quelli, che mancano di ragione) le quali cose ogn'uno può oculatamente vedere nelle raccolte stampate in diversi luoghi & tradotte in varie lingue, dove si contengono le scritture di ambe le parti: Quando in Spagna s'intese delle scritture, che andavano in publico, non piacque loro molto, anzi fecero intender al Pontefice, Che era meglio procedesse con la sola autorità, imperoche con le scritture si dava materia al mondo di discorrere, & a ciascuno di formare il proprio giudicio con diminutione dell'autorità Pontificia, massime che le scritture dal suo canto, havevano voluto profondar troppo nell'autorità delli Prencipi, che non rendeva beneficio alla Chiesa, & erano piene più di detrattioni, che di ragioni; aggiungendo, Che ogni proposta chiamava la sua risposta, Anzi ripresero il Padre Sosa Franciscano, che haveva scritto in Spagnuolo in questa materia, & gl'ordinarono che raccogliesse tutti gl'essemplari quanto più poteva, si come anco egli fece. Consentirono ad instantia del Noncio, Che le scritture fossero prohibite, dal Conseglio Regio, (come esso ricercava,) dall'Inquisitione; & per non includer il protesto del Prencipe, fecero nominare le stampate tutte, tacendo quello, & le scritte à mano con termine generale, aggiungendo in fine, che in questa materia non si potesse parlar ne per una parte, ne per l'altra, non stamparono però l'editto, ne lo affisero lo publicarono per le parochie, (che sono le Chiese meno frequentate.)

La causa delle scritture in Milano hebbe a far riuscir un disordine, perche si come da alcuni erano in secreto avidamente lette, cosi dalli mal'affetti erano riprese con le maldicenze & ingiurie solite alli Ecclesiastici d'usare; il che non poteva sopportar il Secretario Antonio Paulucci quando era detto in sua presenza: per questo formarono all'Inquisitione un certo processo contra di lui, di che havendone notitia, ne diede conto al Fuentes, che si maravigliò della presontione, & li disse, che non dovesse prender travaglio. pochi giorni dopo un Notaro dell'Officio citò da parte dell'Inquisitore, al quale egli rispose, Che era persona publica, & sotto la protettione del Conte, ne doveva ubidir ad'altri; che al suo Prencipe; minacciò il Notaro, che si sarebbe proceduto contra di lui in altra maniera: Il Conte avvisato, mandò a chiamar l'Inquisitore, & al Paulucci fece intendere, che andasse a l'audienza sicuramente. Dopo che hebbe parlato il Conte con l'Inquisitore disse al Paulucci, Che egli diceva le ragioni della Republica troppo liberamente, però che sarebbe stato bene, che andasse dall'Inquisitore, che gli havrebbe detto una sola parola & non sarebbe stato altro; negò il Paulucci di potersi sottopor'aqualsivoglia persona, senza commissione del suo Prencipe; Il Conte gli offeri il fiscal Torniello, che l'accompagnasse a quell'officio, & restasse , fino che l'Inquisitor pigliasse l'informatione, & lo ricompagnasse a casa, ringratiò il Paulucci, negando di poterlo far senza licenza, perilche il Conte li mandò a dire, che egli non voleva più impedirsene, ne saperne altro. Diede avviso del tutto il Paulucci à Venetia, dove fatta coll'Ambasciator Cardenas la doglianza, che si doveva, e approvato quanto il Secretario haveva fatto, Dall'Ambasciator scritto al Conte, il quale chiamò il Secretario, & gli disse, che haveva parlato troppo liberamente delli negotij, & che era necessario guardarsi di dare scandalo. Rispose il Paulucci, Che sperava, che col prohibir S.E. che non li fosse data occasione, il caso non sarebbe più successo. Dopo questo l'Inquisitor li fece intender, che non come Inquisitore, come amico desiderava parlarli in qualche luogo privato; a che rispose, Che sarebbe stato prontissimo, prima che fosse nata la difficoltà di ascoltarlo come amico in luogo privato, dopo non poteva, ne poteva far altro.

Ma tornando alla negotiatione dell'accordo, la qual mai non si restò di trattare, con tutto che ciascuna delle parti con scritture difendesse le sue ragioni, fatta in fine d'Agosto un'altra apertura, un poco maggiore al componimento,  la qual quasi il componimento di tutta la negotiatione, se ben poi varie cose furono trattate dopo, tutte senza effetto. Comparve a li 17. Agosto Mons. Di Fresnes con lettere del delli 4. nelle quali diceva, Dispiacerli i disturbi quali passavano tra il Pont. & la Republica, temere gl'inconvenienti che da ciò possono succedere; & per il luogo che tiene in Christianità, & per l'osservanza verso la Sede Apostolica; & per l'amicitia con la Republica, essersi mosso da se ad intromettersi, procurando qualche honesto componimento, restar impedito da essequire questo suo lodevole disegno, se la Rep. non si aiuta con li mezi dependenti da lei medesima: haver commesso à Fresnes suo Ambasciatore che essorti la Serenità sua alla continuatione di prudenza, & all'affettione verso Dio, verso la Christianità, & verso il suo Stato medesimo, acertando che l'intentione sua non tende ad altro, se non alla conservatione della libertà della Rep. Letta la lettera, Fresnes fece la sua espositione, dicendo, Che il restava disgustato di non haver cavato se non parole generali in negotio, che tanto importa, & preme: dubita, che la nuova instanza, la quale all'hora faceva con sincerità non apportasse discontento, & fosse interpretata ad altro fine, che il disegnato da lui; non dimeno essendo amico & obligato, per quello, che la Rep. operato per lui, come memore de' benefici, prevedendo gli inconvenienti, se ne duole, & si muove senza esser ricercato, acciò non vadano avanti, come necessariamente andarono, se la Rep. non vuole aiutarsi: che il Papa è condesceso a conditioni honeste, & tali, che pare, non dimandi cosa contraria alla dignità & libertà della Republica: dispiacerebbe al , che havendo il Papa giustificato la causa sua appresso il Mondo, quanto all'ordine, (se ben quanto al merito, ogn'una senta per la Republica) ella restasse con tutti li Prencipi Christiani, contra, non potendo manco il , in quel caso, mostrarsi per lei, come farebbe, quando il Papa scostandosi dal giusto, volesse intaccar' la libertà, & pregiudicar' al governo, ne qual caso esso impiegherebbe tutte le sue forze, tutte le armi, & tutti li stati in servitio di sua Serenità: Aggiunse Fresnes, Che la Maestà sua sente tanto dispiacere di non poter haver qualche particolar'intentione sopra questo negotio, che è stata in pensiero di ritirarsi, & non passar più oltre, si è risoluta di arrischiar' anco quest'altra prova; & far una replica, pregando, che in gratia sua voglia il Senato confidar' in lui, come amico, & confidente, quello, dove può condescendere per dar qualche sodisfattione al Pontefice, testificando, che quando la Santità sua havesse havuto qualunque cosa, che salvasse la sua riputatione, si sarebbe contentata & qui, passò l'Ambasciator a proponer' diversi partiti Uno , Che dal Senato fosse sospesa l'essecutioni delle Leggi, il Protesto publicato contra il monitorio del Papa, con conditione che il Pont. ancora sospendesse per 4. ò 6. mesi il monitorio, & le Censure per poter in quelli, trattar del merito delle cause controverse, mostrò, Che la sospensione delle Leggi prohibitive, l'osservanza delle quali consiste in non facendo, col sospendere, non si veniva però a conceder, che fosse fatto novità alcuna quanto alla sospensione del Protesto, non dimandava che si facesse in quelle parti, dove la Repub. giustifica le sue attioni, & però chiama le Censure nulle, & invalide, solo in quella parte, dove mostra di esser lontana dall'amicitia del Papa: & se questo modo non satisfacesse intieramente, si trovasse alcun'altro conveniente, che non sarebbe difficile inventare, poiche la cosa in se, è honesta, & che si tratta di parole solamente: & se non paresse che la sospensione del Monitorio per 6. mesi bastasse, si potrebbe, concordare che il Pont. la facesse anco più lungo tempo; Un'altro partito propose, Che li prigioni fossero resi senza pregiuditio delle ragioni della Republica, & che le Religioni partite per causa dell'Interdetto ritornassero, & il Papa sospendesse il Monitorio per qualche tempo: Corresse però l'Ambasciatore questa proposta, con dire, Non esser intentione del , che si faccia cosa alcuna contra la dignità, o disservitio della Republica, & che se alcuna delle proposte sono pregiudiciali, si contenta, che non se ne parli, che egli le messe innanzi, parendo a lui, che non pregiudichino: se li sarà fatto conoscer' il contrario, non ne parlerà più: considerò, che era necessario dar qualche apparente occasione al Papa di ritirarsi, perche mai più Pontefice alcuno rivocate Bolle, eccetto a Costanza per autorità del Concilio, & se ad alcuno paresse cosa inconveniente, & aliena dal costume della Republica, di metter mano nelle sue Leggi, a petitione del Papa, o veramente renderli i prigioni dimandati; a questo si può trovar temperamento, con far le sudette cose à petitione & instanza del , & in gratificatione della Maestà sua senza far' mentione del Papa.

Nel Senato proposta questa materia in deliberatione; & ben essaminate tutte le ragioni, & considerati insieme i pericoli che traheva seco la continuatione di queste controversie, anteposto per commun consenso, ad ogn'altro rispetto, la conservatione della libertà, la quale senza dubbio sarebbe violata, quando il Senato fosse costretto sotto qualsivoglia pretesto a levar l'autorità alle sue Leggi nello dar i prigioni in gratificatione al , non parve cosa, che togliesse niente alla libertà, (se ben si vedeva che ciò era fatto per sodisfar il Papa) imperoche questo era un fatto particolare, che non tirava però in conseguenza, che dovesse esser fatto l'istesso nelli tempi seguenti; Et qui furono due opinioni: alcuni proponevano: Che se ne donasse un solo; altri erano di parere, che si donassero ambidue; & prevalse questa opinione, perche il darne uno (per la identità del caso) portava per necessità una petitione dell'altro, la qual havrebbe mostrato, che non essendo il Senato condisceso a quel tutto, che poteva fare alla prima, si potesse haver anco speranza, di tirarlo ad altro; & con questo aprir' la porta ad altri dimande pregiudiciali, che quando alla prima si fosse fatto tutto il possibile, restava libero il Senato da nuove instanze, & obligato il à voltarsi al Papa: Si hebbe anco considerazione, Che donato un prigione al di Francia, si apriva la porta a qualche altro Prencipe di dimandar l'altro; & non concedendosi, restar mal sodisfatto; concedendosi, mostrarsi, che per il di Francia non si fosse fatta cosa singolare. Adunque deliberato di donar ambidue i prigioni al , Rispose il Senato alla proposta dell'Ambasciatore, ringraziando il di essersi interposto, aggiungendo, Che si come la Rep. riceve in bene tutto quello, che viene da sua Maestà, così la prega a non interpretar in sinistra parte, che il Senato non sia condisceso ad alcun particolare, imperoche non che fare in difficoltà promossa fuor' d'ogni ragione, & credenza, contra la libertà, & il governo, al quale presuppone, & è certo, che la Maestà sua non vuol pregiudicare: vedersi ben dove mirino i disegni del Papa, il quale poi che vede esser conosciuta, & confessata da tutti, non solo fuori d'Italia, anco à Roma medesima, la ragione della Republica, nel merito; vorrebbe per avvantaggiarsi metter disordine nell'ordine; nel qual anco la giustitia & ragione della Republica è cosi chiara, che è manifesta ad ogn'uno, essendo conspicui gl'errori del Papa inescusabili: perilche non è giusto col proprio danno, & indignità, corregger li falli altrui poiche havendo gl'altri causato li disordini, non può il Senato rimediarli: ben fatto assai, che essendo contra ogni ragione ingiuriato, proceduto con moderatione essemplare, & fatto quel tanto solamente, che la necessaria difesa ricercava; le difficoltà promosseli dal Pontefice nel principio delle controversie, sono state irragionevoli, le cose successe da poi, intollerabili, essendo stata la Rep. insidiata; procurato di metterle seditioni nello Stato, di sollevarli i popoli; & (quel, che più di tutto importa) messa in pericolo anco la Religione: & con tutte queste cose non si desiste, sotto pretesto di partiti, & di sodisfattione nell'ordine, vuol mostrar il Pont. d'haver ragione nel merito: con tutto questo è stata sempre pronta la Rep. a far tutto quello, che si potesse, salva la libertà, la quale non può conceder che sia diminuita, senza offender gravissimamente la Maestà Divina; La sospensione delle Leggi non è altro, che un confessar mancamento di autorità nello statuirle; la qual cosa ogn'un vede, che tronca affatto tutti i nervi del governo, perche non si tratta di queste Leggi sole, di qualunque altra, & di tutta l'autorità di reggere & governar lo Stato, quando si consenta, che il Pontefice per Censure possa costringerla a sospender queste: Cosa non solo perniciosa alla libertà della Republica, di tutti li Prencipi soprani, quali necessariamente restano privati della sopranità, quando siano sottoposti alla Censura de' Papi, che possano con scommuniche costringerli a regolar le Leggi a modo loro: & il pretesto di libertà Ecclesiastica farà, che nissuna Legge sia essente dalla Censura del Papa, poi che egli s'attribuisce, l'autorità di diffinire etiandio contra l'opinione universale, Qual siano le Leggi convenienti, & quali : l'esser le Leggi prohibitive, permette, Che possano esser sospese senza pregiudicio, poi che sospesa la prohibitione, resta la libertà di contravenirci, & ogni sospensione argomenta, o mancamento d'autorità, o mancamento di consiglio, & il farla, costretto da minaccie altrui, conclude soggettione: Riceve la Republica la parola del , cioè, Che non voglia alcuna cosa pregiudiciale, & per tanto si scusa di non poter condiscender a questo particolare. Non ha proposto alla Maestà sua alcuna cosa, parendole, Che chi ha dato causa alli presenti disordini, dovesse anco porgerli la conveniente medicina: hora in gratia di sua Maestà, condiscende a dichiararsi che cosa potrebbe fare, quando però il Pontefice havesse prima levato le Censure; & questo, per mostrar al d'haver' inclinatione alla Concordia, & di voler far per la Maestà sua, tutto quello, che è possibile, & condiscender' al particolare; il che non voluto far per altri: si contenta, quando la Maestà sua sia sicura, & habbia parola ferma dal Papa, che leverà le Censure totalmente, & metterà compito fine alle controversie, donar' alla Maestà sua in gratificatione, li 2. prigioni, ancor che rei di gravissimi delitti, & leverà il Protesto, salve però le ragioni publiche di poter' giudicar' gli Ecclesiastici, quando è ispediente per il buon governo, In conformità di questo anco, rispose il Senato a la lettera del , & ordinò all'Ambasciator Priuli, che dovesse parlarli: Il ringratiò, Affermando esser certo, che non si sarebbe fatto per altri quello che s'è fatto per lui, che egli è interessato con la Rep. per molti offici, & in particolare per essere stato ricevuto nella sua Nobiltà; & per la dimostratione presente, che premerà coll'Ambasciator suo in Roma, acciò ch'il Papa si contenti di tanto: quando questo non succeda, & non resti altro, che la sospensione delle Leggi, spera, che anco questo si fara, perche Fresnes scrive, che le ragioni, quali si adducono in contrario, non stringono: Replicò il Priuli, che a Fresnes si era detto a bastanza, che forse egli non havrà scritto il tutto, & considerasse sua Maestà li gran pregiudicij, che era all'autorità d'un Prencipe supremo, quando fosse costretto mutar le sue Leggi ad arbitrio d'altri, passandosi da una legge ad un'altra, & finalmente a riconoscer da altri tutta la potestà di governare: Le quali cose esposte dall'Ambasciatore assai amplificatamente, fecero condiscender il a dire, che non persuaderà mai la Republica a far cosa contra la sua libertà, dignità, & buon governo.

Nel tempo, che la risposta del Senato andò in Francia, l'Ambasciator Cardenas tentò esso ancora di far condiscender il Senato a qualche particolare: & però presentato innanzi al Prencipe, fece un'essortatione molto lunga all'accomodamento, & concluse, Che era necessario conceder alcuna cosa al suo Signore, perche egli quando havesse da portar qualche sodisfattione al papa, se gli getterebbe a' piedi, supplicandolo a metter fine a queste controversie, & pericoli, Che il Pont. non si è contentato di quanto alli giorni passati se gl'è detto, però è necessario, che li sia allargata la commissione, Col Papa non conviene stare sopra puntigli, perche è Vicario di Christo, la onde il cederli, & sottomettersi non è vergogna; che egli vuol proponer un temperamento di questa natura; cioè che li si faccia lui Avogador per due sole hore, perche in quelle egli operarà tal cosa, che tutto il negotio resterà accomodato: Li dimandò il Prencipe, che cosa voleva intender, per esser Avogador, & che vorrebbe metter in essecutione con quella potestà: rispose, che sia prima creato secondo che si costuma, che poi fatto, studierà la sua autorità; & replicò, che bisognava non guardar sottilmente, dove si da trattar' col Papa, esser molto larghi in humiliationi, sodisfattioni, sommissioni, & obedienza verso lui.

A questa proposta non essendo fatta risposta dal Senato per qualche giorni, l'Ambasciator comparve di nuovo, narrando haver havuti l'efficaci ordini dal per ricercar la Republica, che li dia qualche cosa in mano, per potersi con quella presentar' al Papa: che vede bene la Rep. desiderosa d'accomodamento, & il Papa non meno di lei: che da ogni parte si scuopre buona volontà, tutto stà nel modo di essequirla; il quale sino adesso nessuno , o vuol trovare, succedendo in ciò, come nell'acquisto del Paradiso, il quale ogn'uno vorrebbe, nissun vuole i mezzi debiti: Ne a questa seconda prepositione essendo data risposta, Cardenas fece giudicio, che instando più potesse riportar risposta non molto grata, & però fece intender, che se non si risolveva di darli qualche cosa in mano, secondo la sua petitione, più tosto si portasse inanzi, che darli la negativa.

passati qualche giorni, essendo chiamato per il successo di Durazzo, (del qual si è parlato di sopra) dopa trattato quel negotio, fece modesta doglianza, Che alla sua petitione triplicata non fosse stato risposto, soggiungendo però, che non dimandava risposta, se ben la desiderava: A che per decreto del Senato già fatto, rispose il Prencipe, che non potendosi far più in sodisfattione del Papa, di quando si era fatto, & pertanto non potendosi meno sodisfar lui di risposta, era stato sodisfatto, con non rispondere, si come egli haveva dimandato: Soggiunse D. Inico. Adunque io farò l'Avvogadore, & sospendo la risposta, che m' dato il Senato, acciò vi pensi meglio, & si risolva di sospender le Leggi in gratificatione del mio , & non del Papa, & persuase con diverse ragioni, che si come il sospender a petitione del Papa era di pregiudicio, cosi non era di pregiudicio alcuni il sospender a petitione d'un altro Prencipe, & diede l'essempio del suo , il quale ad instanza del di Francia sospese l'editto delli 30. per 100. & non reputò, che fosse con diminutione dell'autorità sua, essortò à bilanciare la sospensione, (cosa leggiera) con gli incommodi, & pericoli, che potrebbero portar lo star fermi, & fece instanza di nuova risposta.

Alla qual propositione mentre si pensa, con risolutione però, di non conceder cosa pregiudiciale alla libertà, ecco, che arriva avviso, come il Pont. nel principio di Settembre eresse una nuova Congregatione in Roma, & la chiamò la Congregatione della guerra, con deliberatione, che si congregasse 2. volte alla settimana, per trattare delli modi dell'adoperar' le armi temporali, la qual cosa diede da ragionar assai in Roma, & per Italia; prima per il nome inusitato, Congregatione della guerra, essendo antico costume della Corte di coprir il maneggio delle cose temporali con nomi & colori spirituali, & hora, per il contrario, essendo il Pont. lontanissimo dal potere, se ben prossimo, al volere maneggiar arme temporali, facesse questa vana dimostratione di potenza mondana, con intitolar la Congregatione di nome fastoso di guerra: Accresceva la maraviglia, La qualità delle persone intervenienti in quella, poiche erano tutte di professione, che doveva esser alienissima da simil maneggio, essendovi chiamati 15. Cardinali, la elettione de' quali mostrò bene dove il Papa confidasse, perche erano tutti dipendenti da Spagna: Questi furono, Como, Pinelli, Sauli, Camerino, Sfondrato, Giustiniano, S. Giorgio, Arrigone, Visconte, Conti, Borghese, Sforza, Montalto, Farnese, Cefis: & di questa ne cavò una picciola di 4. solamente, che furono Pinelli, Giustiniano, S. Giorgio, Cefis, acciò col Tesoriere, & con li Commissarij della Camera, attendessero a' modi di trovar danari. Creò ancora 8. Cardinali il di...... Settembre con molta maraviglia delle persone pie, & riverenti dell'antichità, per che causa non havesse aspettato le Tempora, che dovevano esser frà pochi giorni; Vero è, che qualche Pontefice per il passato creato uno, o due, o tre Cardinali per qualche causa urgente, fuori delle Tempora; & quando erano lontane per più mesi; si osservava, che questa fosse la prima promotione intiera, fatta fuori delle Tempora, che dovevano esser la settimana seguente: Li Cardinali creati furono li Noncij di Francia & Spagna, acciò si affaticassero con maggior ardore per il beneficio ricevuto in suo servitio, & havessero però maggior riputatione appresso quelle Corone, due altri furono, Gaetano & Spinola, per valersi di loro nello stato Ecclesiastico, alle frontiere di Venetia, come quelli, la disposition de' quali era ben nota: A questi aggiunse altri 4. Lanti, auditore della Camera; Monreale; Maffei; & Ferratini, per le assontioni de' quali al Cardinalato, vacavano assai buoni officij, in Corte vendibili: la qual promotione non di gusto alcuno a gli Ambasciatori di Francia & Spagna con tutto che questo, per gli interessi del suo , dovesse esser molto contento, poiche di questo numero ottonario, sei almeno erano divotissimi di quella Corona; più dispiacque, all'Ambasciatore che fosse tralasciato suo fratello; si come al Francese, non grata la promotione, dove non havuto consideratione di suo padre.

Fece anco la Santità sua dar conto al di Spagna della promotione fatta, & con questa occasione fece nuove instanze a quel , per esser aiutato contra la Republica, rappresentando, (si come era solito) con la più aspra maniera che si potesse, le cose trattate dal Fresnes, facendoli dire, Che a Venetia era sprezzata l'autorità del Catolico, & a lui non faceva beneficio; perche il di Francia, (che sente per lui, & opererebbe efficacemente) se gli attraversa, vedendolo congiunto con Spagna; ( troppo prudenti sono li Spagnuoli, per esser mossi da ragioni di questa sorte.)

In Venetia, per la congregatione eretta dal Papa, aperta la via al Senato di risponder a Cardenas chiaramente, come li fece, con dire, Che era molto ben noto a tutto'l mondo, che la Republica non poteva toccar le sue Leggi in maniera alcuna; senza notabil detrimento del suo governo, & tanto più li pareva cosa maravigliosa, che alla Republica solamente si voltasse, & a quella si proponessero cose di tanto suo pregiudicio, & dall'altra parte fossero fomentate le pretensioni del Papa, Che se il fine era la quiete d'Italia, & della Christianità, si vedeva chiaramente se la Republica l'amava, & che apparivano manifesti segni del contrario nel Pontefice principale de' quali era la congregatione formata nuovamente per la guerra, la qual mostrava ben con questo nome, a che si mirava, & con la qualità de' soggetti introdotti in essa, si dichiarava dove erano fondati questi pensieri: Si fece insieme protestatione di non haver altro fine, ne intentione, che di difendersi; il che facendo, se si venisse alle arme, la causa nascerà dal Papa: però che, se il di Spagna desiderava la quiete, facesse officio col Papa, d'onde era l'origine, & progresso di tutte le turbationi. Commendò anco il Senato gl'officij fatti dall'istesso Ambasciatore per la quiete; non restando pero di aggiungere, Che se altri altrove si fossero adoperati con buona intentione & destrezza come egli, non si sarebbe a questi termini, (accennando Vigliena di cui haveva avviso anco di Spagna, che non procedesse à questo scopo di quiete) spedito anco un Corriero con diligenza a Francesco Priuli Ambasciator in Spagna, commandandoli di far officio col , & con i ministri, in conformità. anco chiamato nel medesimo tempo Mosieur di Fresnes, & datoli parte della congregatione di guerra nuovamente eretta, & delli Cardinali intervenienti in quella, mal'affetti alla Republica, & non confidenti à Francia; nel che, il Papa haveva mostrato poco rispetto al , non aspettando la sua risposta; ne questo potersi ascriver ad altra causa, se non perche il Papa è tutto voltato alle turbe, & si confida nella dichiaratione di Spagna, non istimando gl'altri; confidato nell'appoggio, che reputa dover' havere il qual', sia per somministrargli la forza; aggiungendo, Che il Senato in confidanza communica con lui come Ambasciatore d'un amico, & giusto; esser risoluto di far quanto potrà per difendersi, & propulsar le ingiurie con confidanza anco, che della Maestà del suo padrone posa sperare ogni assistentia per servitio commune.

L'Ambasciator si dolse della congregatione eretta, & della qualità de' soggetti, & che il Papa non havesse aspettato la risposta del , come haveva promesso, & perche apunto in quel tempo haveva havuto risposta dal di quanto la Republica era condiscesa in gratificatione della Maestà sua; passo a ringratiarla delli prigioni, & delle altre cose, di che haveva dato parola, soggiungendo però, restar qualche dubbio nel , Che essendo le Censure più principalmente per causa delle Leggi, il Papa non vorrà ridursi a rivocarle senza la sospensione, che però il lette le ragioni della Republica, & le approva, & se ne valerà, se ben col Papa non vi vuol ragione, il qual essendo precipitato nel fosso, per mal consiglio, non vede come uscirne, & però anco spesse volte ritratta la parola data una volta, & ogni dilatione, lo mette in sospetto & dubitatione perilche essorta a mettervi presto fine; cosa che non si può far senza la sospensione dell'essecutione delle Leggi, adducendo per ragione, che è pura cerimonia, & che si in gratificatione del , & non del Papa, & che non si per altro, se non per dar pretesto al Papa di poter ritirarsi con dignità & che forsi si potrebbe, facendo questo, restar di parlare & di prigioni, & di protesto: che queste cose il le racco.da7, protestando però, che non si debba far minimo pregiudicio alla libertà & al governo; Che non altro fine, salvo che il ben commune, & però l'intende diversamente da altri, li quali hanno fatto instantia al Papa, Che non accordi, se non per loro mano, il fine de' quali non è altro, se non consumar l'una parte & l'altra, Passò anco l'Ambasciator a dire, Che quando nascesse apertura alla guerra, egli sarebbe prontissimo a far il servitio della Republica, massime communicandogli i pensieri dell'offese & difese. Dimandò anco parola, Che non si accordasse per altro mezo, che per il suo, perche il non era ancora intieramente certo che il Papa si fosse gettato in braccio degli Spagnuoli; quando lo vedesse risoluto di rompere, havrebbe frenato la furia, perche doveva far questo, principalmente per la benevolentia & buona intelligentia che tiene con la Republica; con la quale, (se bene non havesse confederazione alcuna) doveva per ragion di stato assisterle, & non lasciarla perdere; Parve al Senato cosa molto opportuna, il procurare d'haver confermatione di questo della propria bocca del ; Et pero ordinò al Priuli Ambasciat. appresso S.M. di usar ogni maniera per iscoprir l'animo di S.M. & per cavar questa confermatione, con dire; Che continuando il Papa ad armarsi, con appoggi de gli Spagnuoli & d'altri, & stringendo il tempo, S.M. fosse contenta di usar l'autorità sua per impedir gl'inconvenienti i quali, quando andassero continuando di tal maniera, la Rep. non potrebbe far, di non ricorrere alli più veri, antichi, & esperimentati amici, fra' quali S.M. è principale, & quando si compiaccia communicar confidentemente la sua volontà, si manderà persona espressa  che tratti i particolari, A quest'officio rispose il , essere stato ricercato dal Noncio a nome del Papa, che volesse dichiararsi per la Santità sua, perilche risponderà quel medesimo, che risposto a lui, cioè, Che il dichiararsi per alcuna delle parti, è un fomentare le discordie, però non vuole dar fomento ne alli pensieri del Papa, ne della Republica, come gli Spagnuoli fanno per avanzarsi essi; però se gli Spagnuoli volessero romper, havrebbe fatto quello, che havesse dovuto, & ogn'uno lo può credere: al presente non si deve premer in voler dichiarationi, si bene in operare, che non si venga a rottura, per le incommodità che porta seco la guerra, le quali non si possono capire, da chi non le provate; massime attesi i pericoli, che la guerra induce, di perdere la Religione: perilche bisogna usar ogni opera per non interromper la trattatione, & render lui inhabile a concluder l'accomodamento, come sarebbe se si dichiarasse per una parte, o se vi fosse mandato Ambasciator espresso; che non sarebbe altro, che metterlo in sospetto al Pont. & dar occasione a' Spagnuoli di riempir il Papa di male impressioni.

communicato anco all'Ambasciator d'Inghilterra residente in Venetia, le medesime provisioni che il Pont. faceva in Roma, & dettogli, che poteva publicar la dichiaratione del , & procurar li ajuti già profferti; & in conformità, si scrisse all'Ambasciator Giustiniano, che trattasse col , l'Ambasciator in Venetia, sentì piacere di dover far quest'officio, affermando, Che ciò era un publicar la gloria del ; & che egli l'havrebbe fatto in Venetia con tutti li Ministri de' Prencipi, & sparsa anco la fama per il mondo con lettere: Essortò anco, che si venisse alli particolari di quanto si dissegnasse operare, perche il , egli & gli altri Ministri di S.M. in ogni luogo, faranno ogni cosa possibile, & mostrerono8 il cuore aperto; Passò anco l'Ambasciator a dire, Che era necessario dar fine presto al negotio, il qual non si poteva terminare, se non con uno dei tre modi, o col cedere; o col rimettersi in Prencipi; o con la guerra; che vedeva bene la Republica non inclinata al primo; quando havesse risoluto di rimettersi in alcuno, gli raccordava di elegger il suo , come quello, che molto ben intendeva quanto importasse mantener l'autorità data da Dio alli Prencipi: però quando s'havesse havuto da venir alla guerra, metteva in consideratione à Sua Serenità, che, se ben dicono i Filosofi, il Sole, senza esser caldo, riscaldar le altre cose, però non accade così nelle cose humane, chi vuol riscaldar gl'altri a suo favore, conviene prima riscaldar se stesso.

Deliberò anco il Senato di dar conto a tutte le Corti, della dichiaratione del d'Inghilterra.

il alla rappresentatione dell'Ambasciator Giustiniano; rispose, Che chiamava Dio in testimonio, di non haver fatto risolutione di difender la causa della Republica per altro fine, che per servitio di Dio, per conservar la libertà data da S.M. Divina alli Prencipi, & non per contesa propria che habbia col Papa; ne lo muove il particolar beneficio della Republica, se non perche vede, che difende causa giustissima & grata a Dio, nella qual quanto va più considerando con l'animo, tanto più si conferma nella protettione & difesa di essa, non trovando ombra d'apparente ragione, che lo possa ritirare: fatto risolutione con prontezza, & con costanza la sostentarà: non farà come Spagna, che con una carta empiuto l'animo del Papa di vanità, per condurlo à precipitio; metterà il promesso in essecutione con sincerità, & costanza d'animo, corrispondente alle parole: Considerò anco il , Esser cosa di momento, che il Papa si preparasse alla guerra, & havesse formata una Congregatione sopra di ciò di diffidenti della Rep. & dependenti da Spagna; Aggiunse, Che sarebbe stato più pronto ad incominciar da' fatti, che dal publicar la sua dichiaratione: poi che questo torna commodo alla Republica, tanto havrebbe fatto, con quella maggior riputatione di essa, che fosse possibile, facendo anco offici con tutti li Prencipi suoi amici, & col di Danimarca, & con li Prencipi di Germania, sperando di cavar anco da questi buon frutto: Col di Spagna, & coll'Arciduca, (disse) non occorrere far'officio, essendo uno dichiarato per il Papa, & l'altro, dependente da quello: Con Francia, non esser necssario, perche essendo Spagna per il papa, tocca a quel pensarvi più che a tutti, per prevenire li pregiudicij che di lontano possono esser indirizzati, & riuscire contra il suo Regno, che già gli provati: Che se crede convenirli per il titolo di Christianissimo, la difesa della Chiesa, può ben sgannarsi, vedendo, che non si tratta di Chiesa, di causa commune alla libertà de' Prencipi, dalla quale resta protetta & mantenuta la Chiesa: Conclude, dicendo che farà più con le opere, che con le parole, Esseguì anco quel quanto haveva dato intentione, con far dire per il Conte di Salisberi alli Ministri de' Prencipi, che erano appresso lui, la risolutione presa di assister alla Republica, & collo scriver l'istesso alli Prencipi di Germania, & ad altri suoi amici.

Mentre si trattano queste cose con il , & da loro col Papa, il Gran Duca di Toscana giudicò apunto carico del suo molto sapere, il tentar di condurr' ad effetto, esso, quello, che era difficile a due così gran ; perilche quasi ogni settimana faceva officio con Roberto Lio, Residente appresso di se per la Republica, & lo faceva fare in Venetia dal Montaguti suo Residente, con essortare alla pace, & concordia, per beneficio d'Italia, & con offerirsi mediatore: alli quali officij sempre corrisposto con ringratiamento, & concludendo, Che si voltasse al Papa, poiche la Rep. era condiscesa a tanto, che il di Francia l'haveva fino ringratiata, il Gran Duca non si contenta di risposta, la quale non gli aprisse la strada a tirar à se il negotio; & però con molta destrezza, quasi che si querelava, d'haver fatto efficaci offici & col Papa, & con la Rep. & che non gli era corrisposto, anzi li veniva detto tali cose da ambe le parti, che se le havesse rapportate, sarebbe stato un intorbidar il negotio, non ridurlo a conclusione, Che non pretendeva consigliar il Senato, sapendo la sua Prudenza, ne meno levar la trattatione di mano ad altri Prencipi maggiori, bene esser a parte con loro in servitio di Dio, & della Christianita; perilche voleva avvisar la Republica, di quanto il Pontefice haveva ultimamente detto all'Ambasciator suo, & questa era, Che la Santità sua non doveva, ne poteva assentire alle conditioni proposte dall'Ambasciator di Francia, perche era molto suo pregiudicio, ricever la Rep. di Venetia dalla mano del , essendo egli Capo Spirituale della Chiesa, al qual non è condecente ricever li suoi sudditi dalla mano d'altri, tanto più, che generalmente, quando nasce difficoltà tra il foro Ecclesiastico, & secolare, il giudicio è dell'Ecclesiastico, come più degno, & ancora diceva il Pontefice, Che il ricever i prigioni per mano del , era un tornar a dietro, massime, che alcuni Prelati Venetiani, quali si trovano in  Roma, l'havevano assicurato, che la Rep. gli havrebbe dati liberamente, & che era risoluto di non sospender la scommunica, se li prigioni non erano consegnati, & tutte le scritture uscite a favor della Rep. rivocate; Che si contentava poi di far veder in Roma il rimanente di ragione; formando una Congregatione di Cardinali, Auditori, & Teologi; parte dei quali si contentarà, che siano confidenti della Republica, con questo però, che il di Francia, & esso Gran Duca diano parola di star' a quello, che fosse deciso dalla Congregatione, Che se ben già era condisceso a far una reciproca sospensione, esso, del Monitorio, & la Republica, delle Leggi, non poteva però perseverare, perche non era approvata dalli Cardinali, & che il Christianissmo gl'haveva fatto dire, Che i Venetiani dovrebbono accettarla, & che quando havrà fatto quanto le parerà col negotio, piglierà altro partito, & se' Venetiani havranno in ajuto gl'heretici, egli havera più Christiani di quello, che si crede: Lequali cose esso Gran Duca voleva far saper'alla Republica, acciò pensasse molto bene, Nissuna risolutione esser peggiore di quella, che porta la guerra col Papa, il quale non che perdere, & chi combatte con lui, può perder molto, non potendosi a lui, vincendo, levar cosa alcuna che non convenga restituirglile duplicatamente; & se la guerra non fa per alcuno, specialmente non è utile alli bene stanti, poiche di vengono le mutationi, & facilmente si passa dal bene al male, con poco speranza di ritornar in dietro: Che se bene il di Francia, tratta con gran desiderio, del bene della Rep. egli però non sarà inferiore nel procurar il medesimo, per esser amico, & Prencipe Italiano, & huomo da bene: Non doversi dubitare, che venendosi alla guerra, il Papa sarà aiutato da' Spagnuoli, & da altri, & però, (per fuggir le turbationi d'Italia, che nascerebbono,) egli vorrebbe indurre il Papa a contentarsi di rimetter tutte le controversie nelli due , & che la Rep. facesse l'istesso, anzi la consiglierebbe a farlo, senza aspettar il Papa; perche essendo cosa chiara, che il Papa non lo farà mai, per non si sottometter al giudicio d'altri, la Repub. con questo tratto, avantaggierebbe le cose sue, & farebbe cader il Papa in diffidentia delli , & leverebbe l'animo alli Spagnuoli di aiutarlo: & quando bene il Papa condiscendesse, potrebbe ben la Rep. esser certa che li non deciderebbono se non come comportano gli interessi loro, che sono i medesimi con quei della Rep.; Et pur' quando questo partito havesse alcuna difficoltà, vi è un altro forse più difficile, certo più riuscibile con spender qualche cosa, dal che non bisogna abhorrire, perche lo sospender a tempo è grand' avanzo; & egli ben quello, che dice: è grand' amico del Signor Gio. Battista Borghese, fratello del Papa, se si lascierà far a lui, con pochi danari la farà accomodare: A queste propositioni rispose il Senato, ringratiato prima il Gran Duca della communicatione di quanto haveva penetrato in Roma, & anco de gl'offici fatti, & delli buoni consigli & discorsi, soggiungendo, che già poteva esser manifestissima al mondo la inclinatione della Rep. alla quiete, nella quale intende sempre di continuare, quando non sia necessità far altramente, & ne dato manifesti segni, poi che non guardando alle offese ricevute: & alla giustitia della causa sua, la quale ricercava, che non declinasse punto ad ascoltare alcuna cosa, sino, che le ingiurie non fossero levate; non di meno non solo tenuta aperta la via alla trattatione, & ascoltate le propositioni, etiandio è condiscesa a tutto quello potuto, per interpositione & instantia delli ; & con tutto che habbia fatto molto, & tanto, che il di Francia è restato non solo compiutamente sodisfatto di lei, & delle sue attioni, ancora l' fatta ringratiar espressamente, non di meno non si è potuto per ancora haver risolutione di quello, in che il è restato col Papa: Ne per questo vuol la Republica ritirarsi dalle cose convenute col , aspettar quello, che la M.S. le farà sapere, non convenendo interromper la trattatione che è nelle mani sue: trà tanto vuol ben dirli confidentemente, che si ritrovano molte & insuperabili difficoltà nelle cose che il Pont. gli fatto intendere per il suo Ambasciatore, Imperoche, per quanto si aspetta alli prigioni, havendoli donati al , non più parte in loro, ne è più in sue mani farne altra risolutione, In quello che tocca le scritture, essendo uscite prima, quelle di Roma, piene d'ingiurie, maldicenze, & calunnie, alle quali per necessità è stato risposto con la condecente modestia, non conviene parlarne, se prima, o almeno insieme non si parla delle Romane; Della Congregatione, (a la quale il Papa vuol rimetter il negotio) non convien dir altro, non essendo solita la Rep. rimetter' alla decisione altrui le cose spettanti al suo Governo; quanto alle altre propositioni fatte da S.A. poi che i modi del trattare del Pont. danno giusto sospetto, che non sia disposto alla quiete; non si può essaminarle, prima che si habbia maggior certezza dall'animo suo, poi che si come per le cose sino al presente consentite, la volubilità del Papa ben conosciuta da S.A. non permessso, che ne sia seguito alcun buon' effetto; chiaramente vede la Republica Che dall'udire altre propositioni non riceverà alcun frutto, se non di obligar la parola sua a molte cose, sensa haverne alcuna corrispondenza; quando, levate prima le Censure, si vedrà qualche fondamento di amicabile temperamento nelle proposte, che levi la dubitatione dell'inconstantia provata, vi si havrà all'hora particolar consideratione, & si terminera risolutamente; cosa che non si può far adesso, stando sul discorso. A questa risposta portatali dal Residente per nome del Senato replicò il Gran Duca, Che il Papa non è mal affetto, se ben gli accidenti possono haverlo perturbato, & che ciò egli l'afferma per la cognitione che ne , & che se bene pareva mutato, non di meno, quando il suo Ambasciator li replicò le cose dette; le confermò; non ben dicendo d'haver fatto far molte proposte alla Republica, ne mai haver potuto cavar niente dalla sua volontà; però, (disse il Gran Duca) bisogna lasciarsi intendere; Che le trattationi aprono la via alle conclusioni, & che egli userà quello che li sarà confidato; con avantaggio della Repub. non portandolo al Papa tutto insieme, ritenendone parte in se per valersene alle opportunità, & non come gl'altri, che se bene hanno portato molto al Papa non li hanno ancora cavato risolutione.

Le interpositioni di tanti Prencipi, per concordar queste difficoltà, mossero anco l'Imperatore a mettervi qualche pensiero; perilche nel principio d'Ottobre, mandò il Coraducci suo Vicecancelliero, a trovar il Soranzo Ambasciator della Republica appresso lui, & dirli, Come S.M. (intendendo i dispareri tra il Pontefice & la Republica, esser passati tanto avanti, che pareva il modo di assettarli difficile perilche anco il di Francia pareva fosse per abbandonar la trattatione) havendo à cuore il bene della Christianità, penserebbe d'interporsi per conciliare qualche buona concordia, quando però sapesse di far piacere, & di poterne riuscir con honore; Che quando le parti fossero risolute di non voler cedere in cosa alcuna, non vorrebbe avventurare la sua dignità, & riputatione: Rispose il Soranzo, ringratiando S.M. & soggiungendo poi, la Rep. esser pronta a far ogni cosa per non turbar la quiete, salva la sua libertà, dignità, & rispetti del governo, che il Papa vuol tutto, pretende, che si ceda ad ogni sua voglia, & senza disceptar alcuno: il Coraducci dopo discorso qualche cosa particolare intorno alle cose, soggiunse il Vicecancelliero, Che l'Imper. Non era per dimandar cosa alla Rep. che fosse contra la sua dignità, & che havrebbe mandato il Marchese di Castiglione ben informato: Fecero dopo questo il Noncio del Pont. & l'Ambasciator di Spagna efficaci offici con l'Imperat. acciò che si dichiarasse per il Pont. con quali la M. sua si lasciò intender liberamente, Che non era stato bene il dichiararsi per una parte, & far le dimostrationi che erano state fatte con lettere, & altre tali apparenze, perche era stato un dar animo, & far pretender essorbitanze pregiudiciali: però volendo egli l'accomodamento in ogni modo, & essendo risoluto di far quanto potrà, acciò segua, non vuol cosa, che possa difficoltarlo: & poi con l'Ambasciator Spagnuolo a parte, fece officio, che per servitio publico della Christianità, il dovesse mortificar alquanto il Papa, acciò ridotto alli termini ragionevoli, la concordia seguisse più facilmente: Queste cose essendo scritte d'all'Ambasciator Soranzo a Venetia, li commesso di ringratiar l'Imp. & di accertarlo dalla inclinatione alla quiete, & insieme dirli, che sarà carissimo al Senato, se piacerà à sua Maestà far officio col Pont. che si contenti delle cose offertegli col mezzo, & in gratificatione, del di Francia.

 

 

LIBRO QVINTO.

 

 

Con queste trattationi si pervenne al fine d'Ottobre; quando il Papa havendo in consideratione, che quanto più si prolungava la separatione della Rep. dalla sua obedienza, tanto più la sua reputatione pigliava deterioramento, perche le scritture aprivano gl'occhi a molti, & la libertà del parlare faceva conoscer gran diffetti della Corte Romana, che non erano cosi ben avvertiti da  molti; s'aggiungeva a questo, che nel trattar con li Spagnuoli sopra li particolari de gli aiuti, non trovava i fatti corrispondenti alle parole, proponendo loro conditioni dure, & con tutto ciò, lasciandosi intendere, che non conveniva alla pietà del , esser causa di guerra in Italia, & però non era disposto di ajutarlo, se non quando fosse assalito: perilche  risoluto il Pont. in se stesso, di voler veder il fine del negotio, chiamò Alincourt, al quale fece lungo ragionamento, mostrando, che conosceva i disordini, & discorrendo delli danni, & pregiudici, che riceveva, & delli pericoli, a' quali sottometteva, egli attestò & affermò asseveratamente che voleva l'accomodamento, assicurandolo di buona volontà, soggiungendo, non esser sua dignità, che primo proponesse, bene esser prontissimo ad accettare tutte le proposte convenienti, le quali esso Alincourt poteva ben giudicare quali fossero, per li passati ragionamenti, condiscese anco a ramemorar qualche particolare, si, che non paresse che egli lo proponesse.

Delle quali cose havendo tenuto Alincourt ragionamento con i Cardinali Francesi, proposero tutti insieme per mezo di Fresnes alla Rep. un partito con queste conditioni, Che il Pontefice leverebbe le Censure, con questo, che fosse pregato il Papa a nome del , & della Republica a levarle, & l'Interdetto fosse servato prima 4. o 6. giorni, Che li prigioni fossero dati al Papa in gratificatione del , Che si rivocassero le lettere Ducali, Si annullassero le scritture fatte a favor della causa della Republica, Si rimettessero li Religiosi partiti, solo per causa dell'Interdetto, Si mandasse un Ambasciatore per ringratiar il Pont. che havesse aperta la strada alla trattatione amicabile, ne si parlasse più di rivocare; o sospender le Leggi, levare le Censure, Sopra quello che restasse, si trattasse tra il Papa & la Repub. come tra Prencipe & Prencipe. Et che si deputasse un giorno prefisso, acciò che nell'istesso tempo fossero esseguite da la Rep. tutte queste cose, & dal Papa fossero levate le Censure; si che non si potesse dire ne l'uno ne l'altro essere stato il primo: Queste cose le propose il Fresnes havendo prima considerato, che la Rep. non era in necessità venir ad accordi per timore che dovesse haver, d'essere sforzata, perche sapeva molto bene, & il poter della Rep. & li aiuti che havrebbe havuto: perche tra questi, molti ne sarebbono stati, che non riconoscono la Chiesa Romana, quanto più questi vi vengono pronti, tanto più il Senato prudentissimo, deve far ogn'opera per non lasciarli venire, A questa proposta il Senato, havendo il tutto maturamente considerato, rispose, Contentarsi che il Pont. fosse pregato dall'Ambas. del per nome della Rep. a levar le Censure, Et che li prigioni fossero donati al senza pregiudicio delle ragioni della Rep. Che quanto al Protesto fatto con Lettere Ducali contra il Monitorio del Pont. non vi era alcuna difficoltà, che restasse levato, quando fossero levate le Censure del Monitorio, quanto alle altre scritture, la Rep. havrebbe fatto apunto quel medesimo che havesse fatto il Papa, delle contrarie scritte a favor suo, Che il servare l'Interdetto anco per un'hora, non per giorni, sarebbe un testificare, che fosse valido; il che non essendo vero, non si potrebbe far senza offesa di Dio, & senza condannar le attioni della Republica fatte legitimamente. Quanto alli Religiosi, che questo non era punto da trattare, se non con la Santità sua medesima, Della missione dell'Ambasciator, disse; Che levate le Censure, manderebbe immediate un Ambasciator à risedere secondo l'ordinario, tutto questo con conditione, che li Ministri Francesi si lasciassero intender apertamente, se havevano sicurezza dal Papa, perche altramente il Senato non intendeva di esser condisceso a cosa alcuna, se essi non fossero sicuri che il Papa havrebbe accettata la conditione. A questa proposta replicò Fresnes, Che egli non havrebbe proposta queste cose, se il Papa non havesse data la parola, l' data  & replico 4. volte l' data; soggiungendo, E vero, che li Papi si fanno tal'hora lecito di ritrattarla, però credo, che la manterrà, perche l' data, perilche io accetto le conditioni, & ricevo la parola di pregar il Papa per nome del , & della Repub. che levi le Censure, & parimente, che si manderà l'Ambasciator il quale S. Santità assicura, che sarà accettato con9 li soliti honori, & cosi promesso ad Alincourt; & parimente aggiunse, Io ricevo li prigioni in nome del , in gratificatione, & senza pregiudicio de le ragioni della Republica; E vero che il Papa non vorrà far sopra ciò alcuna dichiaratione; ma questa conditione resta chiara appresso il , & non bisogno che in questo la Republica habbia cosa alcuna dal Papa, perche non tratta col Papa, tratta col , Intorno alli Religiosi disse, Io sarei un mal' Avvocato per loro, perche non possono negare, che non habbiano commesso un grand'errore in disobedir il Prencipe contra il commandamento di Dio, essi, a' quali  tocca predicar l'obedientia, la qual S.M. Divina commando, oltra che hanno abbandonata la patria, dalla quale erano accarezzati, & ben trattati, la loro ingratitudine è cosi insopportabile, che se pertinesse à me li farei decimar, per essempio d'altri; E ben assai grande la benignità della Republica nel consentire, che il suo Ambasciator ne tratti con sua Santità; & concluse il suo ragionamento, con render gratie in nome del , delle altre cose fatte in sua gratificatione, affermando, che conosce l'ottima volontà della Repub. alla quiete commune, havendo fatto quanto veramente potuto.

 Mentre che queste cose si trattano, andò in Francia avviso al delle varietà usate dal Papa per innanzi, & anco della sollecitudine del Gran Duca, per intromettersi, & l'orecchia che il Papa gli prestava: perilche si risenti, & contro il Gran Duca che si havesse voluto metter in questa negotiatione, & mostrò disgusto del Papa, & commandò ad Alincourt, che ne facesse doglianza, poiche questo mostrava una poco confidanza di sua Santità in lui, & fece il questa medesima querela contra il Card. Barberino, Noncio appresso di se: Et per Fresnes fece dir a Venetia, che ringratiava il Senato della parola data di non concluder per mano d'altri, però che la varietà del Papa lo costringeva a lasciar, che la Santità sua provasse quello, che potesse far per altri mezzi; quando Alincourt espose al Papa il commandamento del , con dirli, che sua Maestà li dava ordine di ritirarsi della negotiatione delle cose di Venetia, poiche la Santità sua crede poter far meglio per mezzo d'altri. Il Pontefice (già avvertito per lettera del Barberino, & perciò apparecchiato alla risposta,) si scusò, dicendo, che non poteva impedire la volontà, & il desiderio, che alcuno havese d'impiegarsi in questo negotio, ne meno usar incivilità negando di ascoltare; era sempre stato di ottima confidanza in S.M. & per tanto vuole, che tutto sia in sua mano, affermò con gravi e replicati giuramenti, di aver ottima intentione in questo negotio; & desiderare che si finisse in quell'istessa hora, si che altri, che il non havesse parte, ne saputa; & per testificare con i fatti la verità di questo: si contenterà delle condizioni proposte da sua Maestà, & stava fermo nella parola data di formar una Congregatione di 6. Cardinali & 6. Auditori; tra questi poneva Delfino, Mantica, Serafino de' Cardinali delli Auditori, Cuccina, & Marquemont. Replicò Alincourt con maraviglia, dicendo, che di ciò non si era parlato per l'innanzi; & affermando il Pont. il contrario, disse modestamente l'Ambasciatore, Che egli non haveva mai inteso cosi, & che era certo, Che la Rep. era risoluta di rimettersi in Congregatione; & dopo molto repliche dall'una parte, & dall'altra, si contentò il Papa di dar parola, Che non si parlasse più di Congregatione, & condiscese appresso a discorrer sopra le altre Conditioni, pregato prima Alincourt, Che per amor di Dio stessero secrete, perche li Spagnuoli osservavano tutto quello, che si trattava per sturbarlo; & promise, Che leverebbe le Censure; datali parola in contracambio, che dalla Rep. fossero esseguite le infrascritte conditioni; Che li prigioni fossero dati in mano di un Prelato ordinato da lui; Che l'Ambasciator vada per ricercar' che le Censure fossero levate, & si presenti con esso Alincourt, promettendo che sarà ricevuto & trattato convenientemente, Che nell'istesso giorno statuito, si revochi il Protesto con tutte le seguite, & si richiamino le Religioni; & dal fosse assicurato, Che mentre l'Ambasciator Veneto tratterà con lui, le Leggi non si esseguiranno; Aggiunse il Pont. Che ciò non desiderava per altro, che per dignità della Sede Apostolica, & del suo carico, & si dilatò à persuader questo, con efficaci parole & gesti, aggiungendo, Che non era però certo nel Concistoro dover tirar tutto il numero de' Cardinali in questo parere: replicò Alincourt, Quanto alla missione dell'Ambasciatore, Che la Conditione non era a puntata cosi: il Papa rispose, Che per servar la sua reputatione, & mostrar la validità della scommunica non poteva far altrimenti: non valse ad Alincourt replicare, Che la ragione concludeva il contrario, perche il ricever' un Ambasciator con l'honore & termini soliti, mostrava più tosto la invalidità della scommunica; ne per molto che dicesse cosi in questo punto, come ne gli altri, potè avanzar cosa alcuna, concluse il10 Papa, che scrivesse a Fresnes cosi, & non altrimenti: Portò Fresnes queste parole in Collegio, aggiungendoli, Che intorno questo, egli non persuadeva più una cosa, che un'altra, faceva instantia, che li fosse data risposta.

Il Prencipe immediate con grandissima efficacia si dolse, che in luogo di avvicinarsi con queste trattationi al fine, si discostava più, inasprendo con queste mutationi gl'animi; poi che il ritrattare quello, di che si diceva haver parola ferma, non era altro, che dir apertamente, o di non voler far altro, o di voler suppeditare; ne poteva esser se non con poca riputatione d'un tanto , che s'intromettesse dove gli era rivocata la parola data; & per tanto non esser bisogno affaticarsi più perche vanamente si perde il tempo, poi che il conceder quello, che il Papa hora propone, sarebbe un ceder il tutto; il che quando si havesse voluto; si poteva far senza interpositione di alcuna persona. il Senato, (per sodisfar all'instanza dell'Ambas,) li rispose Che con maraviglia haveva inteso la mutatione delle cose proposte, potendosi da ciò conoscere l'intentione del Papa esser diversa da quello, che vuol far credere al mondo, poi che le nuove proposte erano piene di contrari, e difficoltà insuperabili: Quanto alli prigioni si potevano dare conforme alla sodisfattione del , come cosa, che già è di Sua Maestà, & da lei accettata, con la conditione, che sia senza pregiudicio; a nissuna delle altre cose si può consentire, essendo inconvenienti, contrarie al governo. Il mandar l'Ambasciator innanzi, sarebbe manifestar al mondo, d'haver peccato, & che la Scommunica fosse giusta, & le operationi fatte dalla Rep. per diffesa dell'innocenza sua, indebite; Il richiamar le Religioni in quel giorno, sarebbe farle andar' gloriose d'una attione d'inobedienza, & d'haver abbandonata la patria, essendo ben' assai il contentarsi di rimetter questo alla trattatione dell'Ambas. con sua Santità, dovendosi considerar in questo particolare molte gravi occorrenze: Il dimandar al parola, che non si esseguiranno le Leggi, è dimanda indebita, non meno pregiudiciale alla Maestà sua, che alla Republica, la quale ferma intentione di esseguir le sue Leggi, & dice chiaramente, & con ferma risolutione, che non intende mai di sospenderle, ne di alterarle in minima parte, il che quando fosse veduto, dopo data la parola dal , si crederebbe dal Mondo, overo, che la Republica havesse mancato alla M. sua, overo, che ella si fosse mossa senza fondamento ad obligar la sua parola, Aggiunse ancora il Senato esser certo, Che il intenderà male questa variatione, con poco rispetto verso la Maestà sua, per la quale la Rep. era condiscesa a fare anco più di quello che doveva: & se bene (attesa la maniera del trattare del Pont.) havrebbe la Rep. potuto & forse dovuto ritrattar quello, a che fino all'hora era condiscesa, tuttavia per mostrare che da lei non fosse mai restato di far tutto il possibile, per non turbar la quiete della Christianità, era in animo di continuare nella buona dispositione verso l'accomodamento, stando ferma nella parola data, non ostante la variatione del Papa, a che se egli non vorrà condiscendere spera il Senato da S.M. buona corrispondenza all'osservanza mostrata verso lei, a contemplatione della quale era tanto condiscesa: Con questa occasione anco fece il Senato saper all'Ambasciatore sudetto, Che essendosi già per gl'offici suoi fermate le stampe, hora vedendosi per il contrario uscir da Roma & altrove tanti libelli famosi, & à dannare le opere scritte a favor della Rep. & proceder contra le persone de gli autori & de' librari, con censure, & con altri termini indebiti: la ragion di necessaria difesa costringe a lasciare stampare, acciò siano note al mondo le giuste difese.

Con queste trattationi si portò il tempo sino dopo il mezzo di Novembre, quando arrivò in Venetia D. Francesco di Castro Ambasciator del Catolico per metter mano à conciliar qualche concordia tra il Pont. & la Repub. Sino dal principio pensarono in Spagna, che fosse molto utile per le cose loro intromettersi per accomodare questa controversia, così acciò non eccitasse motivi di guerra in Italia, come anco perche havevano inteso, che li Francesi s'erano interposti, & pensarono a molti soggetti eminenti di quel Regno, & finalmente si voltarono i pensieri a D. Francesco di Castro, persona molto principale per esser stato al governo del Regno di Napoli, & stimato molto, come nipote del Duca di Lerma: non venne però immediate che li spedito l'ordine di Spagna, si fermò in Gaeta assai giorni, si perche dall'un canto D. Inicio Ambasciator ordinario (non havendo gusto che venisse altro straordinario) haveva scritto che per ancora non vi era probabilità d'accordo o d'accomodamento, & non era a proposito d'arrischiare la riputatione del con mandar un'espresso, massime non stringendo la necessità, poi che egli haveva havuto parola dal Prencipe, che le armi, così le preparate, come quelle, che s'havessero raccolte per l'avvenire, non erano per offender in conto alcuno il Pont. solo per difesa dello stato proprio, se fosse stato bisogno. Però più principal causa della dilatione per aspettar l'arrivo di Aiton nuovo Ambasciator del Catolico in Roma; persona che intendeva bene il negotio che passava, & havrebbe fatto buona corrispondenza nel trattare col Papa, alla trattatione di D. Francisco in Venetia, (che del Marchese di Vigliena all'hora Ambasciatore non si poteva haver l'istessa speranza, per essersi esso già dichiarato troppo apertamente inclinato alle cose del Pont. & passato tanto innanzi, che di ciò n'era nato qualche disgusto in Spagna) Haveva il Marchese commissione dal di far intender al Papa, che si come la M. sua voleva sostener la riputatione del Pont. quanto fosse possibile, così non voleva in maniera alcuna la guerra in Italia, perche ciò non era di servitio di S.M. meno della Sede Apostolica, la quale per la colluvie di gente di varia Religione, che sarebbe concorsa, quando bene havesse havuto vittoria di arme, havrebbe sentito perdita notabile dell'obedienza, & riverenza in Italia; la qual commissione il Marchese esseguì nella prima audienza, s'aggiunse alle cose che fecero differir D. Francesco ancora, perche aspettava ordine dal Pont. il qual havendo fabbricati gran concetti sopra questa Ambasciaria, voleva cavare tutto quello, che poteva per mezo di Francia, tenendo per fermo, che per necessità il Senato dovesse condiscender a conceder qualche cosa a petitione del Catolico, oltre le concesse per il Christianis. Però vedendo il Pont. d'haver ottenuto tutto quello che era possibile per mezo di Francia, (risoluto in se di concordar con quello, quando non potesse haver di più) deliberò gettar l'ultimo colpo, spedendo amplissimi & secreti ordini a questo destinato da Spagna, Li quali ricevuti, venne D. Francesco a Venetia, accompagnato da molti Signori titolati del Regno di Napoli, & dal Secretario Cavezza Leale, mandatoli dall'Ambasciator di Roma per Ministro di gran consiglio, & capacità: Conduceva anco seco il Cigala Giesuita, come principal Ministro dell'Ambasciaria: meglio consigliato, lasciò tornar à Roma.

Giunto D. Francesco a Venetia, estraordinariamente honorato della Rep. con ogni dimostratione, spendendo anco per questo, 100. scudi il giorno: questo Signore non haveva molto speciali commissioni dal , non sapendosi bene ancora qual fosse lo stato del negotio, & per qual via convenisse condurlo; haveva ordine di parlar prima generalmente; acciò alla giornata avvisando quello, che bisognasse fare, si potesse discender alli particolari; Perilche nell'audienza publica; dove ricevuto con ogni dimostratione d'honore non passò termini di complimento; nella prima privata, presentò la lettera del delli 5. Agosto, scritta con molta humanità, nella quale, (fatta mentione della sua buona volontà verso la Rep.) diceva esser venuto in deliberatione di mandar D. Francesco, per componer le controversie, che passavano con sua Santità, con sodisfattione della Rep. Et il Castro, presentata la lettera disse: Essere stato mandato dal , per desiderio della pace, per bene della Rep. & di tutta Italia; a favor delle quali S. Maestà havrebbe fatto maggior cosa, se havesse saputo che far di più, & che egli ricevuto volentieri il carico per obedire a S. M. & per l'affettione che porta alla Rep. sperando di poter facilmente concluder ogni buona risolutione con sua Serenità, poiche essendo tre li capi che sogliono difficoltare ogni trattatione, Il primo: Passione & affetto soverchio della persona per nome di cui si tratta, o di quella stessa, che porta la parola; Il secondo, Inconvenienza nella cosa trattata, Il terzo, Incapacità, & poco buona volontà nella persona con quale si tratta; Egli è sicuro di non dover trovar alcuno di questi intoppi, Perche il è di ottima mente, non fine, se non del bene, li torna in beneficio la grandezza della Rep. per esse antemurale della Christianità contra le forze de' Turchi: Et per quel che tocca la persona dell'Ambasciatore mandato, egli non sarebbe venuto per ingannare essendo nato Cavalliere, & obligato alla verità sopra ogn'altra cosa: Quanto al secondo, Si tratta di quiete, cosa molto convenevole: di unione con la Sede Apostolica, cosa molto utile alla Republica; essendo piene le historie de' servitij scambievoli passati tra ambedue, & dannosa la disunione; perche, se è contra ragione, eccita tutti gl'altri Prencipi ad inimicitia contra di se; & quando è con ragione, non però deve far cessar la riverenza che si deve portar al Pontefice: Quanto al terzo, Che si tratta con un Senato d’inveterata prudenza, amator della quiete, inimico delle novità, che sempre è stato autore della tranquillità d’Italia, ne mai di turbatione. Espose i danni della guerra, & gli inconvenienti delle heresie, dicendo, Che se ben con la sua grandezza, & forze, può da se stessa sostener ogni impeto, & è potente ad opporsi a qualunque assalitore, nondimeno concorrevano aiuti anco non chiamati, che saranno sospetti, difficili a licentiare, & tanto più dannosi, quanto più si stà bene, d’onde nasceranno varie, & diverse corruttioni, che renderanno il governo assai difficile & pericoloso, delle quali cose il avvertisse la Rep. per l’affettione che & egli, & li maggiori suoi le hanno sempre portato, & per gli interessi communi alla pace d’Italia; & la prega a non metter in compromesso il tutto, ciò e il suo, & quel d’altri, & s’intromette il in questo negotio, parendone esserne obligato per termine di gratitudine; poi che la Rep. s’intromise altre volte col’Imp. Suo Avo, & col suo Padre per accomodarli con li Pontefici: Che il mantener la reputatione è ben necessario alli Prencipi, non si deve far con molto rigore verso il Papa; Passò tanto innanzi D. Francesco, che per esprimer l’affetto del in questo negotio, disse, quasi esclamando, Tanto grande è il desiderio nel di componer questa differenza, Che de’ due figli, si contenterebbe sacrificarne uno, se ciò potesse esser mezzo di accomodar questo negotio: Concluse, che vedeva benissimo non esservi altra via di ciò fare, se non dando la Rep. qualche sodisfattione al Papa: & che se egli potesse indovinare qual cosa dovesse esser ricevuta dal Senato, la proporrebbe non potendo immaginarselo, attenderà che da sua Serenità li sia proposto qualche temperamento, quale egli porterà al Papa, & si adopererà con ogni spirito, acciò da lui sia ricevuto, non intendendo però d’impedire alcuna delle trattazioni cominciate, anzi di coadiuvarle quanto lui potesse, perche non era intentione del suo , levar la trattatione di mano del Christianissimo, non havendo altro fine, se non che l’accordo segue: & li sarà tanto grato, seguendo per mano d’altri, come se seguisse per sua. A questo rispose il Senato, lodando prima la molta pietà del , & la buona volontà sua verso la quiete, & ringratiando S. M. de gli offici inviati ad accomodare le controversie, aggiungendo, Di veder volentieri, & con allegrezza, l’Ambasciatore, principalmente per la persona del , quale rappresenta, & per la benevolenza che il Duca di Lerma porta alla Rep. & per la buona corrispondenza & intelligenza che sempre tenuto il Conte di Lemos suo padre con lei. Poi passò alla causa, dicendo, Che si era usata ogni umiltà, & ogni termine di riverenza verso il Papa, & usata ogni possibil diligenza, acciò non cadesse nel precipitio, con moltiplicati offici, in maniera, che se gli è data ogni occasione di riconoscersi; & dopo precipitato, si è udito ogn’uno, che parlato d’accomodamento, si è condisceso con D. Inigo a quanto egli proposto, Dall’altra parte da gli Ecclesiastici sono uscite ingiurie, libelli famosi, detrattioni, & maldicenze, non solo ne’ libri stampati, ancora nelle Prediche per le Città circonvicine allo Stato; insidie ancora per disviar li Religiosi, permetter sedizione nelli popoli, & ogni sorte d’iniquità: tanto aperta, quanto coperta; & nel Pont. al presente si vede tanta varietà nella trattazioni, con frequenti rivocationi delle parole date; si vedono apparecchi di guerra; tutte cose che lo rendono sospetto, che si voglia servir del tempo per trovar comodità con la trattatione, & addormentar gl’altri senza haver’egli alcun desiderio di accomodarsi, Che per l’avvenire dal canto della Rep. non si farà senon quanto sarà necessario per difesa, & per propulsar le ingiurie, perilche non vi è bisogno di persuadere la Republica alla quiete desiderata, però, se egli si volti altrove, dove vi è bisogno, & donde è nato il male già, & al presente procede ancora l’impedimento che non sia medicato, & tutta via, se oltre le cose già fatte per la Rep. che superano di molto quello che era debito, egli raccorderà cosa che possi fare salva la sua libertà, & non pregiudiciale al buon governo, non si mancherà di mostrar l’istessa buona volontà in esseguirla, come si fatto nelle altre.

Replicò D. Francesco, Che egli non poteva risponder ne delle attioni, ne della mente del Papa, ne meno dichiarar qual ella si fosse, non essendo mandato da lui, dal , dal quale se ben’ ordine di procurar l’accomodamento con ogni spirito, non però commissione di discender’al particolare, & quando volesse scriver per ricever ordine, è cosa lunga, & improportionata al negotio che bisogno di  risolutione, & che invecchiando sempre peggiora, che egli è nuovo al negotio, & però non deve propor’ ne raccomandar’ cosa alcuna, quando la volontà del Senato li sarà dichiarata confidentemente egli s’affaticherà in proponerla, & farà sì, che sia accettata.

A questo immediate rispose il Prencipe, Che quando il Senato intendesse, che cosa vorrebbe il Papa potrebbe trattar, & risponder, dichiarando la sua volontà stando la via chiusa per causa dell’interdetto, se non si leva, non è possibile che s’introduca alla buona trattatione, perilche, se vuol sapere la mente della Rep. ella è,  Che ritornino le cose nello Stato di prima, innanzi che il Monitorio uscisse, & che il Pont. tratti tra Padre & filio, (come anco doveva fare) il che se havesse fatto havrebbe essentato tutti da questi travagli: Disse D. Francesco, Che questo ritornar in pristino non havrebbe avuto l’istesso senso appresso tutti, perche la Rep. l’intendeva, innanzi le Censure, & il Papa l’havrebbe inteso, innanzi che fossero fatte le Leggi.

Rispose il Prencipe, Che bastava bene ridur le cose a tale stato, che si potesse trattar tra Padre & figlio: che con la trattatione, s’accommodarebbe il rimanente, si come s’havrebbe fatto innanzi, quando il Papa non havesse deposta la qualità di Padre, & vestito quella d’ingiuriatore; se ben’ anco quando si tornasse allo stato d’innanzi le Leggi, le cose sarebbono meglio composta, perche si havrebbe un Papa, come Clemente, o Leone, con i quali non sarebbono successe quelle difficoltà, si come in fatti non sono successe, con tutto che le Leggi fossero quasi in ogni parte, fatte, essendo quelli Pontefici, che conoscevano qual fosse l’autorità d’un libero Prencipe, & non mettevano mano nel governo altrui; Concluse l’Ambasciatore, Che havrebbe fatto la proposizione al Papa, & l’havrebbe affaticato.

considerato dal Senato, che non conveniva dar una totale ripulsa ad un’Ambasciatore mandato espresso da così gran , & per un negotio particolare, come sarebbe stato veramente un licenziarlo, non molto civile, quando almeno non se gli fosse comunicato tutto quello, che la Repub. era condiscesa in gratia del Christainissimo, perilche egli havrebbe avuto occasione di partirsi, mal contento, & havrebbe parso, che non fosse stato corrisposto convenientemente all’officio fatto da lui, (cose di fastidiosa conseguenza) si che deliberò comunicarli il tutto, facendolo saper nondimeno prima a Fresnes, con significarli, che questo non havrebbe impedito il progresso della trattatione del suo,  perche D. Francesco lo diceva chiaramente di non volergliela levar di mano, però se ben havesse coadiuvato alla medesima, l’accomodamento si doveva riconoscer tutto dal suo : Fresnes intesa l’intenzione del Senato, Non solamente condiscese a contentarsi della communicatione, disse stimarla necessaria, essendo certo che il Papa havrà comunicato ogni cosa alli Spagnoli, onde se di qua si tacesse; parrebbe una diffidentia, per la qual ragione si poteva assicurare, che anco il si sarebbe contentato. Aggiunse Fresnes, Che il Papa l’haveva fatto ricercare per Alincourt di voler unir li suoi ufficij con quelli di D. Francesco, il che egli non sapeva come da sua Santità fosse inteso, ne dove mirasse, & per tanto haveva rescritto, che il Papa si dichiarasse: perche se havesse voluto intendere, che fosse fatto etiandio in gratia di Spagnoli quello, a che si è condisceso da esso Pontefice, & dalla Republica in gratia del Christianissimo, sarebbe alterar’ il negotio, al che egli non assentirebbe senza espresso ordine del , perilche loda la communicatione a D. Francesco, purche non si passi a trattar altro, & non si faccia ad instantia di lui, quello che si è fatto per il suo .

Adunque chiamato in Collegio l’Ambasciator Castro innanzi il Prencipe, li letto tutto quello, che era passato fino a quel giorno; Et quanto, che era ricercato dal Papa: Et quel tanto, a che era condiscesa la Republica in gratia del di Francia. Il che udito da lui, ringratiò della communicatione & confidanza, aggiungendo, Che per corrispondere, & romper il ghiaccio, che già mosso, vedeva intenererirsi, havrebbe proposto una facilità per ajutar la breve conclusione del negotio, la qual non era alcuna delle cose già ricusate con ottima ragione dal Senato, delle quali sarebbe impertinentia il parlare & pero lasciando da canto la rivocatione, & la sospensione delle Leggi, veramente pregiudiciale alla libertà, egli mette innanzi una sospensione per cinque, quattro o tre mesi, con conditioni molto chiare, che la Republica lo fa per aprir’ la strada alla trattatione per la buona volontà verso la publica quiete, & per gratificatione delli due , perche il far in gratificatione, non solo non è perdita, o pregiudicio, è ancora acquisto grande, che non le saranno legate le mani di ritornar nell’istesso stato; perche Dominio fondato così bene già tanti secoli non può patir alteratione: Che quello, a che la Repub. è condiscesa è tanto, che non si può desiderar più: imperoche quanto alli prigioni, è convenientissimo che le ragioni siano riservate: Che nel contentarsi, che sia pregato il Papa, la Rep. mostrato la sua divotione, & il mandar Ambasciatore quando le Censure saranno levate, è un potabilissimo ossequio al Papa: Che il Papa dovrebbe contentarsene, & credo che ne resterà contento. quando con questo non si concluda, (come pare, che sino adesso non s’habbia potuto concludere) egli propone la sospensione temporanea, che li pare non poter pregiudicare. Aggiunse, Che metterà ogni spirito, acciò che la concordia si riduca a fine: & con tutto, che in Roma vi sia il Marchese d’Aiton, capacissimo per trattar questo negotio, se sarà giudicato bene, che egli mandi un gentilhuomo espresso per questo, o che vi vada esso medesimo in persona, sarà prontissimo, tanto è il desiderio che à di veder accomodato il negotio.

 Rispose il Prencipe, esserli di gran gusto, Che sua Signoria fosse restata soddisfatta, & havesse conosciuta la candidezza della Republica, & l’osservanza verso la Sede Apostolica nel trattare, & non esser vero quello che li mal affetti hanno voluto far credere, ciò è, Che la Republica pensasse di alienarsi dalla Chiesa & della Sede Apostolica, volendo però insieme conservare la libertà & il governo, & tutto quello, che è necessario per la tranquillità del Dominio: & poi che esso medesimo consente, che sia molto, quello a che si è condisceso, non stima conveniente, che siano fatte altre proposte; poi che si è fatto più di quello, che da principio si fosse creduto; & tanto, che con quello, esso Ambasciator gran piazza di caminar alla conclusione; non guardando pero quello; che il Papa vada giornalmente proponendo, perche i suoi pensieri non hanno termine, & ottenuta una cosa, ne vuol’ un’altra, dice di voler poco, per sua reputatione, & poi si scopre, che non si contenta del molto, & è la Republica risoluta di non passar più innanzi, anzi più tosto correr ogni fortuna avversa, che lasciarsi porre il giogo al collo; poi che non può esser cosa peggior di quella: & gli amici non debbono cercar dalla Rep. più di quello che è conveniente, secondo il proverbio, le sole cose honeste: ne li pensieri del Papa, debbono esser fomentati col ricercar, che ottenga quello, che non è conveniente, atteso, che questo sarebbe non solo danno della Rep. pregiudicio a tutti gl’altri Prencipi. Il Senato ancora, Lettali l’espositione di D. Francesco, rispose nella medesima sentenza, Che la sospensione proposta, indeboliva totalmente i nervi del governo; che non era possibile condiscendervi, che pero era risoluto di non voler’ ascoltar tal proposta, poi che le cose concesse davano amplissimo campo di negoziare, poteva D. Francesco unir gl’offici suoi insieme con li Francesi, & voltarsi al Papa, il quale era ragionevole che li soddisfacesse pienamente con le conditioni concesse; A che D. Francesco replicò, Che dal suo non era mandato al Papa, alla Rep. & che la sua andata a Roma sarebbe stata infruttuosa, perche direbbe il Papa, che non porta cose nuove, havute prime per mezo d’altri, & per persuaderlo solamente che si contenti di quello, che non si è contentato ad instanza d’altri; non porta la spesa moversi non potendolo far se non come da se, poi che non commissione dal di adoperar il nome suo, se non nelle cose concesse a sua petitione: & qui passò a persuader con grandissima efficacia la sospensione temporanea proposta già prima, mostrando che sia cosa non pregiudiciale, perche non sarà fatta con forza & violenza, nel qual caso pregiudiciarebbe alla libertà, in gratificatione: che è cosa volontaria, poi che il sospender per un tempo non è sospender assolutamente, è cosa leggiera, che si può riputar un niente, poi prendendo argomento dal canto di chi la propone, che è così gran , la riputatione del quale sarebbe molto diminuita, quando non havesse potuto ottener cosa alcuna; che egli non può dimandar i prigioni, perche già sono concessi al di Francia, al quale poi che è donato questo in gratificatione, convien donar altrettanto al suo , & però se gli dia la sospensione, che è cosa simile: Passò anche D. Francesco ad interessare la sua persona, dicendo, Che si vede ben accarezzato, & onorato con dimostrazioni magnificentissime, questo non è stimato da lui, rispetto a quell’honore: che vorrebbe havere, accommodando il negotio, perche quando non ottenga qualche cosa, si crederà, che non habbia saputo trattare, che sia stato aggirato, & tanto più li è necessario far qualche riuscita, quanto, che questo è il primo negotio, dalla trattatione del quale, se parte con le bisaccie vuote, sarà perduta la riputatione sua, & del Duca di Lerma suo zio: A quest’instanza esplicata con così grand’affetto, parve al Senato di rispondere con qualche ampiezza, & però li fece disertamente rispondere, Che essendo stato detto, quanto occorreva intorno li pregiudici della sospensione, credeva il Senato, che fosse restato soddisfatto & quieto, perche s’è affaticato replicare, mostrando che non è restato capace per due ragioni: se gli dice quanto alla prima, Che si potrebbe dire, esser senza violentia, quando non vi fosse la scommunica, mentre si vibra la sferza, & la Republica vienaggravata con Censure, mentre si lascia l’offesa, senza sanar il colpo, non si può dire, che sia spontaneo il condiscender alle domande: questo tanto più, quanto il Papa continua ad’ inasprir la piaga con suggestioni a gli Ecclesiastici, con procurar di sovvertir i popoli con seminar zizzanie, con moltiplicare scritture, & libelli famosi, volendo per queste vie necessitar à cederli: può ciascun conoscere, che non si dirà volontario, ne per gratificatione, quello che sarà ceduto, che non potendo più durare la Rep. si sia resa, mostrando in effetto col sospender, Che le Leggi siano degne di Censura; & si autorizzerebbe la scommunica, & si mostrerebbe legitima, la quale si pretender non esser tale, & si darebbe ad intender al mondo, che per non confessar in voce, d’haver errato, si vuol mostrar di muoversi in gratificatione: con ottima ragione si è sempre detto, & si replica, che quando li levassero le Censure, & poi si trattasse amichevolmente, questo sarebbe il modo di far in gratificatione, & proprio per concludere: Ne vale la seconda ragione, che per esser la sospensione temporanea, non pregiudicherebbe, non essendo buona conseguenza, che se non è di tanto pregiudicio, quanto la perpetua, non pregiudichi; però si come non camina la conseguenza, che uno non sia offeso, perche si potesse offender più, si come parimente non incontra la comparatione tra la donatione delli prigioni, & la sospensione delle Leggi, che questa si possa comparar à quella, percio che quella è concessione d’un caso particolare, le Leggi sono generali, che comprendono infiniti casi, per la qual cosa anco al di Francia non si è concesso questa, se ben instantemente dimandata, & si sono concessi li prigioni: oltre che la sospensione è strada che non duce al giudicio della causa sospesa, & a metter in dubio la libertà, & autorità: ne è poco il contentarsi dell’amicabile trattatione dopo levate le Censure, perilche si assicura il Senato, che l’Ambasciator resterà soddisfatto, essendo sicuro, che ne il , ne agli11 hanno pensiero di pregiudicarli, come hanno tante volte affermato non havendo massime alcuna cosa, a che il Papa venga, ne particolare alcuno della intentione della S. Santità, ne commissione alcuna particolare dal , con la communicatione fatta, tanto in mano, che campo largo di adoperarsi col Papa; acciò resti soddisfatto di quello che la Rep. è condiscesa prima in gratificatione del suo , poi del di Francia, il qual di Francia havendo sempre tenuta ferma la trattatione, ottenuto, che a sua petizione la Rep. sia condiscesa a tutto quello che potuto per la buona volontà sua verso la quiete, & riverenza verso la santa Sede, come havrebbe fatto l’istesso, quando fosse stata ricercata dal Catolico & è divenuta à questo tanto per la certa intentione datagli, che con tanto si terminera il negotio; perilche anco si è data parola condizionata di effettuar le cose concesse in caso, cio è, che il Papa levi le Censure, che quando non si consenta di farlo, quello, che è concesso dal Senato non è atto completo, ne irretrattabile, lascia ambe le parti, nello stato di prima. Con tutto ciò, essendo il Senato sincero non ostanti le variazioni del Papa, resta fermo nella parola data, perilche se esso D: Francesco si adopererà sopra le cose concesse, unendo li suoi offici con li Francesi a Roma, otterrà del Papa quello, che non hanno ottenuto gl’altri: & così non tornerà senza qualche cosa nelle bisaccie, anzi havrà parte grandissima nell’accommodamento con laude d’haver dato perfettione nel primo suo negotio ad una tanta impresa; Che se il Senato havesse voluto assentire alla sospensione, si sarebbe accordato ogni cosa senza interposizione d’altri, & senza la sua venuta, poi che altro non resterebbe al Papa, che dimandare; ne si potrebbe chiamar accomodamento, pigliando tutto un canto solo, & massime dal canto dell’offeso; che dovrebbe farsi in contrario, & se esso Ambasciatore si volterà a Roma, potrà al manco dir qualche cosa con fondamento della intentione del Papa, & adoperando l’autorità del potrà ottener da sua Santità che si contenti di quello, senza il che anco sarebbe obligato di contentarsi poi che se il Senato sapesse che altro fare, gli direbbe sinceramente dove può arrivare; con tutto, che egli non habbia in mano dal canto del Papa nessuna cosa; come è ordinario delli ministri, che s’interpongono, havere dall’una & dall’altra parte per concludere gli accommodamenti: D. Francesco replicò le instantie, dicendo non restar contento della risposta, alla quale replica, Perche non tratta come Ambasciator ordinario, quale propone, & havuta la rispostasi ferma, (non essendo anco il negotio ordinario) Che non sa veder con questi termini come riportar gloria, Che è ben trattato, ben visto, & onorato, nel punto essenziale non riceve niente; Che se volesse andar à Roma direbbe il Papa, Tu non mi porti cosa alcuna, perche quello, che mi dici e dato ad altri, Che bisogna far differenza dal suo a gli altri, & per lui, far alcuna cosa di più, poi che mandato persona espressa, cosa che gl’altri non hanno fatto, Che se non dal Papa cosa alcuna, questo è perche viene dal mandato alla Repub. per ricever da lei, & portar al Papa, cosa che sia con dignità della Chiesa, & salva la libertà della Rep. Che non sa quello che il Papa desideri, & se dicesse saperlo, non direbbe il vero, se il Papa dato ad altri intentione di accomodarsi con le conditioni comunicategli, & poi si sia ritirato, non tocca a lui difenderlo, ben desidera saper i mezzani, perche potrebbono haver detto cosa, che il Papa negasse: in fine pregò con affetto, & efficacia, che di nuovo dovesse pensarvi & risponderli: vedendo, che non gl’era detto cosa alcuna in risposta cosi presto, ricercò d’haver audienza in Camera del Prencipe, mosso o perche pensasse ritrovarlo con minor assistenza di Senatori, & discorrer più familiarmente, overo perche pensasse poter dir qualche cosa più appropriata, senza la presenza di D. Inigo, il quale era molto osservante in trattare con quella riputatione, che conviene alla dignità del , Adunque andato D. Francesco accompagnato del Duca di Vietri solamente nella Camera del Doge, dove vi era il Collegio, prima fece lungo ragionamento delli facori & honori, che ricevava, quali il Duca di Vietri li diceva esser insoliti: passò poi a dire, che era andato in quel luogo, privato, per parlar liberamente & senza tanti testimonij, & la sostanza della sua narratione . Che già 43. si ritrovava in Venetia, dove il popolo diceva, che scroccava: che è giovine, & che li vecchi lo spediranno con buone parole senza effetti: & che si come portava ottima intentione verso il servitio di sua Serenità, così desiderava veder qualche corrispondenza, la Rep. ne proponeva, ne accettava il proposto, se ben le ragioni portate da lui erano di tanta efficacia, che non havevano risposta, così in concludere che la sospensione dimandata era cosa leggiera, & concessibile, come in dimostare, che essendosi fatto tanto a petizione de’ Francesi, era condecente far almeno una poca cosa in gratificatione del Catolico, il quale non è meno degno, ne meno amico, ne manco officioso verso la Repub. Et qui con molta eloquenza, (nella quale veramente egli è eccellente) propose, replicò, & amplificò le medesime cose con le stesse ragioni, facendo un’Oratione formata, & pienissima di cose, & di concetti, amplificando massime il luogo, preso dalla reputatione del , del Duca di Lerma, & sua propria: A questo rispose  il Prencipe, mostrando, Che haveva grandissimo campo di adoperarsi, & acquistare riputatione con le cose communicateli, & gli espose quello, che dal Senato gli era stato detto più succintamente, cio è, che D. Inico il primo che mise questa controversia in negotio, & che fece far i due primi passi, perilche non poteva dire, Che per Spagna non fosse fatto cosa alcuna: dopo questi, non passando più innanzi D. Inico, il di Francia intromessosi da se stesso, diede occasione alla Repub. di passar a tutto quello dove poteva aggiungere, per mostrarsi desiderosa di pace & riverente alla Chiesa; le quali cose si sarebbono fatte anco ad instanza di Spagna, se havesse continuato gl’offici: & quantunque passassero molte risposte & repliche così dell’Ambasciatore come del Duca di Vietri, non vi però alcuna conclusione.

  in Roma il Papa con ogni occasione continuava a far instanza con Alincourt, che li Ministri Francesi unissero i loro officij con li Spagnoli; & questo era diversamente interpretato: Dicevano alcuni, Che era per desiderio, che l’accommodamento seguisse, perche dubitava, che procedendo separatamente non s’impedissero per la gelosia, & per gli altri rispetti che impediscono il condur mai un negozio a buon fine per i Mediatori, che non comunichino insieme: Altri dicevano, che acciò non seguisse, apunto ricercava che fosse maneggiato per Spagnoli, & per Francesi; acciò che fosse disfatto da uno, quello che l’altro ordisse: il che sempre avvienne, quando un negotio è maneggiato (se ben unitamente) da quelli, che hanno fini & interessi diversi, & non vi è ragione perche uno ceda all’altro: Alincourt in Roma rispondeva che era necessario haverne prima ordine dal :  & Fresnes in Venetia si doleva, che fosse venuto tal pensiero al Papa, dicendo apertamente, che non sapeva vederne il fine, se questo non era per avantaggiar il suo partito, ben, che egli vedeva non esser altro che un voler attraversare tutta la trattatione del di Francia; poi che havendo egli proposta più volte la sospensione, la quale il Papa affermava di dimandare per apparenza, & per haver colore per conservare la sua dignità, & autorità, il che era stato negato dal Senato, come cosa pregiudiciale, non sapeva vedere, come si potesse conceder adesso: anzi ricercò il Senato, che quando pensasse di voler passar oltre alle cose concesse ad instantia del suo , fosse contento farglielo sapere, acciò potesse regolar i suoi offici, perilche anco quando li comunicato la risolutione data à D. Francesco, Di non voler in modo alcuno condiscender alla sospensione; l’assicurò, che il suo non era per farli più instanza di questo.

Mentre queste cose si trattavano in Roma & a Venetia, continuando l’Imperat. nel proposito d’intromettersi per l’accommodamento del negotio, deliberò di dar questo carico al Duca di Savoia, & al Marchese di Castiglione, con qualche preminentia però, al Duca, senza venir a particolari nella commissione, solo con ordini generali, & con rimetter loro le cose, & il modo da trattarle, riservato però quando v’intervenisse cosa di momento, nel qual caso dovessero scriver per aspettar risposta; Della qual cosa scritta dall’Ambasciator Soranzo alla Republica per nome di S.M. Cesarea, rescrisse il Senato al suo Ambasciatore Che ringratiasse S.M. dell’interpositione della sua autorità, & officij, & del mezzo destinato a questo, che è di tanta eminentia; che lo persuadesse a voltar gl’officij verso il Papa, dal qual procede la durezza; perche quanto più officij erano fatti in Venetia, tanto il Pont. s’inaspriva più; Certo è che il Duca di Savoia, quando vide esser qualche difficoltà nell’accommodamento trattato per i Francesi, & Spagnoli, entrò in consideratione che potesse riuscir facilmente a lui l’accommodare questa difficoltà, overo valersi delle occasioni, che correvano à qualche altra opera: & per intromettersi con gran riputatione, oltre quella, che portava la persona sua, (Prencipe tanto eminente in Italia) pensò di aggiungervi la qualità di rappresentante dell’Imp. delli di Francia, & di Spagna: in ambidue in Regni ritrovò molti incontri; di Spagna, lo dissuasero, dicendo che non era la riputatione sua, ne del , col quale era tanto congiunto in parentado, che egli si esponesse a pericolo di rimaner senza conclusione, come evidentemente si esponeva; con tutto ciò il l’havrebbe compiaciuto, quando havesse saputo la sua intentione in tempo che havesse potuto ritrattare le commissione date à D. Francesco; & non mancarono chi credevano, che fosse più secreta causa, che movesse gli Spagnoli à non veder volentieri il Duca in queste trattazioni, giudicando che potesse haver qualche pensieri separati dalli loro; in Francia tenuta la proposta del Duca per un’artificio Spagnolo; & però il si scusò di non  poterlo conpiacere, dicendo d’haver già destinato il Cardinale di Gioiosa per dar fine al negotio principiato dalli suoi Ambasciatori, perilche il Duca si voltò alla sola autorità Imperiale.

Quando questo significato al Pontefice ricevuto da lui in bene: si perche ogni persona, che si riprometteva in questo trattamento li faceva cosa grata; come anco perche la grandezza del Duca dava gran reputatione al negotio; Era risoluto il Pont. di venir alla concordia, & di effettuarla con quello che poteva: desiderava però ottenere quel più innanzi, che fosse stato possibile, & sperava che ogni mediatore gli impetrarebbe qualche cosa; & nel rimanente dove fosse necessitato cedere, li pareva doverlo fare con meno indignità, quando si movesse ad instantia di più, & più gran Prencipi: Con queste trattazioni finì l’anno 1606.

nel Gennaro dell’anno seguente, se ben si continuarono le trattazioni della concordia, anzi andarono sempre accostando alla conclusione, si fecero però nel Ducato di Milano, & nello Stato di Venetia gran preparazioni d’arme, che diedero gelosia a tutta l’Italia: Il Pont. se ben desiderava non far maggior provisione, di quella che fatto haveva, contentandosi di fermar la sua reputatione su le armi Spagnole: non dimeno per non mostrar di voler far guerra senza sua spesa, ottenne anco dalli Genovesi di far una levata di quattro milia Corsi, nominando essi, li Capitani, il che però non si mandò mai in effetto: Inviò ancora il Pontef. per mezzo di Fabricio Verallo Vescovo di S. Severo suo Noncio, un breve alli Svizzeri Catolici, dove dava conto delle controversie col Senato Veneto, & della risolutione sua di voler adoperar contro di quello le armi temporali, poi che le spirituali non bastavano, richiedendo un reggimento di tre milia fanti della loro Natione, & fece risponder 15000. scudi in Milano ne gl’Amadei mercanti, per dar principio alla levata; non si mandarono però li danari in Svizzeri; ne di questa levata si trattò più innanzi. Li Spagnuoli per mostrar al Papa, che al mondo non davano parole solamente, si videro in necessità di mostarsi almeno preparati a gl’effetti; se ben (come testificavano, & come l’evento mostrò) abhorrivano dal veder guerra in Italia; E ben opinione, che il Conte di Fuentes la desiderasse, solo non poteva mandarla ad effetto; massime contra la disposizione del Duca di Lerma, di maggior potere appresso il ; nondimeno havendo speranza, che le cose poste in moto, non si sarebbono così facilmente fermate, & che molte cose potessero avvenire tra le preparazioni, che necessitassero il a passare dalle apparenze a gl’effetti, il 23 Decembre, arrivò à Milano uno straordinario con lettere, delli 8 di commissione al Conte, Che si armasse per assister al Papa, perilche egli diede ordine, che fatte le feste: si battesse tamburo per fare 3000. fanti Italiani, sotto Alvise Palota Milanese, quale vi procedeva sollecitamente: hebbe però il Conte insieme con questi, altri ordini ancora, che non passasse ad attione: alcuna d’arme in favore del Pont. senza più chiari commendamenti: Et li Ministri del nell’espeditione del Corriero, dissero all’Ambr Veneto, che s’armavano per ragioni di buon governo, armandosi la Repub. la quale da loro non riceverebbe molestia, se non provocando: L’evento mostrato, che non mai intentione di quel , turbar la quiete d’Italia, necessaria cosi a lui, come a qual si voglia altro Prencipe; (col pretesto di tener la protettione del Papa) mostrar d’esser il solo sostegno della Sede Apostolica, far gettar il Pont. totalmente nelle sue braccia, & (quando qualche buona occasione havesse portato cosi) metter piedi nelle fortezze Ecclesiastiche, per uscirne poi con la solita flemma; il Conte di Fuentes, o perche così sentisse in verità, o per ridur le cose allo scopo suo, rescrive in Spagna, Che li danari quali haveva non bastavano per incaparrar l’essercito, Et che il far dimostrazioni senza effetti disgusto a’ sospettosi, pretesto a’ mal intenzionati, diminutione di stima appresso chi vorrebbe altro che apparenze; li risposero di Spagna, Che voleva il haver un’essercito di 25000. fanti, & 4000. cavalli: che li sarebbono stati mandati danari, quanto fosse stato necessario sollecitasse ad armarsi ricercando la reputatione del ; che si come era stato l’ultimo a principiare, cosi fosse il primo ad esser in ordine.

Il primo giorno dell’anno, essendo andato il Conte alla Messa, accompagnato da tutti i Gentilhuomini dello Stato, sonò la prima tromba dicendo loro nel commiatarli, che stassero pronti, perche sarebbono presto impiegati in servitio di S.M. Mandò lo Spinello Maestro di Campo per assoldar 3000. Napoletani, & l’Ambasciator Casale in Svizzeri, per assoldar 4000. di quelle genti, delli Cantoni confederati con Spagna, & a questo effetto mandò 100000. scudi, cioè 80000. per due pensioni scorse già molto tempo, & 20000. per dar caparra per la levata; Diceva di voler in ordine 4000. Spagnoli, & 6000. Alemanni sotto il Signore Gaudentio Madrucci, & altri 3000. Italiani, che sarebbono stati 20000. fanti, a’ quali dissegnava aggiungere 6000. Cavalli, per far un corpo di essercito; Spedì da Milano il Signor Gaudentio per la levata degli Alemanni, contategli 3000. doble per capisoldi; spedì il Conte Baldassar Bia à Parma, & Modena; & il Conte Ruggier Mariani a Mantova; & il Governator di Lodi, a Fiorenza & Urbino, a significar a quei Duchi, che si doveva far esercito, & che stassero pronti per tutto quello che potesse occorrere, senza però significar, che volesse assister al Papa; Dal Duca di Parma hebbe parole generali, ch non mancava di stare pronto alle occasioni; Mandò a Genova lettere del , dove scriveva, Che l’armata stasse lesta all’obedienza di Fuentes suo Capitano Generale, & altre lettere dell’istessa Maestà all’Arciduca Alberto, Che l’accommodasse di Capi, & personaggi, come fosse suo servitio: Teneva continui consigli di guerra, intervenendovi in persona, & standovi sino alle 4. hore di notte. Mandò Carlo Maria Visconte, in Germania agli Arciduchi, & alli Prencipi Catolici, a significar lor l’animo del , di voler esser armato in Italia; Mandò in stampa una compartita, dove metteva in ordine 2000. guastatori, 1884. bovi, 157. carri: alla quale ripugnarono le communità di Milano, & altre delli territorij, dicendo, di non esser obligati, & di non poter per essere troppo gravati, & non essendo uditi ne dal Senato, ne dal Magistrato, ne dal Conte, appellarono in Spagna, perilche il Conte ordinò di lasciar i bovi dello stato, & far venir 400. cavalli di Fiandra, non comprandoli, pigliandoli a nolo a soldi 50. il giorno con li collari & fornimenti per tirar artigliaria: Fece ricerca delle armi, che si trovavano nelle munitioni, & trovò 1500. armature, 2000. archibugi, 500. moschetti, perilche prohibì alli Ministri del Papa l’estrattione di arme dallo Stato, & annullò un contratto concluso dal Taverna fratello del Cardinale, di 4000. archibugi, & di 1000. moschetti, a pagarli in tempo di 3. anni, se ben con prezzo così eccessivo, che era più tosto stocco, che mercato; ne perciò parve al Conte che Milano fosse bastante per provedere di quante arme doveva haver bisogno, & perciò pensò di prevederne da Brescia, trovato impedimento di estrattione di , si voltarono à provederne in Spagna, dove spedì un Corriero a posta dimandando 10000. moschetti, li quali anco li furono concessi; Spedì anco Nicolò Doria, Maestro di Campo, datili 20000. scudi per incapparrar 3000. Valloni, il qual tornò presto indietro senza poter far niente, perche l’Arciduca havendone per se bisogno, non glie li concesse. Trattò anco di levare 4000. Tedeschi del Conte di Emps per metterli in arme di da’ Monti, & opporsi a i Lorenesi, di che non si effettuò niente; Fece far la mostra della Cavalleria a Lodi, & a Pavia, comparvero tutti con cavalli prestati: & per provedersi di buona Cavalleria, oltre li 250. Cavalli leggieri della guardia, & le compagnie ordinarie d’huomini d’arme (il numero de’ quali non eccedeva 200. aggiunse 600. Corazze benissimo armate, & montate, se ben diede nome che erano 800. onde hebbe in arme 14000. fanti, & 1650. cavalli) dissegnava di allogiar gli Albanesi assoldati nel Regno di Napoli, nello Stato di Parma, & i Napolitani, in Monferrato, per gravar meno lo Stato di Milano.

Tutte queste provisioni non si poterono effettuare solo in fine di Marzo arrivarono a Varese quasi tutti gli Alemanni, buona gente, & soldati vecchi, stati alla guerra di Ongaria, quasi tutti senz’arme, discalzi & nudi: perilche anco dalli patimenti, molti erano amalati: onde si credette, che fosse entrata tra loro la peste, & dopo il mezzo d’Aprile cominciarono a giunger gli Svizzeri in Lomellina, & giunti al numero di 3000. furono mandati ad allogiar in Lodesano: Non havendo altro modo di allogiar 3000. Napolitani, pensò accommodarli nelli borghi di Milano, dal che nacquero disguidi eccessivi della Nobiltà Milanese, la qual si doleva, che le fossero violati i privilegi ben meritati; & il Vicario di provisione si lasciò intendere di non consentire, e protestava; & certo in tutto questa spacio di tempo, hebbe il Conte assai cose contrarie: Gli altri Ministri del havevano poca corrispondenza con lui; havevano mancamento di danari; i popoli dello stato, che non solo non erano pronti, gli facevano anco resistenza: si che molto ben contrapesato il piacere di armarsi, da molti dispiaceri, che incontrava nell’effettuarlo.

Il Senato di Venetia vedendo gli Spagnuoli armarsi, non poteva per ragion di buon governo restar senza forze, che potessero corrisponder’ a quelle, perilche per tutti rispetti, che potessero occorrere, mandò a Padova, Verona, Brescia, Crema, & Bergamo 500000. scudi, 100000. per ciascuna di esse città per essere pronti a tutti i bisogni; Alli 9600 fanti & 600. huomini d’arme, & 150 cavalli Albanesi, aggiunse altri 600. fanti Italiani, & 1000. fanti Albanesi, sotto Paolo Ghini, accrebbe la Cavalleria Albanese, al numero di 1000. ordinò al Conte Francesco Martinengo di raccoglier’ alli confini 4000. soldati Francesi, & 600. Corazze, che si facevano venire alla sfilata. Alle 3. galee grosse aggiunse un'altra, e alle 38. galee sottili ne aggiunse 5. nell’Isole di Levante, & 12. armate di nuovo in Venetia. Ordinò ancora che nell’Isola di Candia si armassero 20. galee, il che Nicolò Sagredo Proveditor generale con la sua prudenza, & destrezza, (la qual è singolare nel maneggio de’ grandi negotij) operò che fosse fatto da gentilhuomini privati a proprie loro spese, & l’ottenne, & esseguito con tanta facilità, che furono le prime, messe in tutto punto; si che all’aperta hebbe la Republica insieme 75. galee sottili, & 4 grosse: ne le avvenne quello, che al Pontefice, Che le convenisse andar per supplica, acciò la sua reputatione fosse sostentata con l’adherenza di molti Prencipi, perche oltre le oblationi spontaneamente fattele da molta Nobiltà Francese, i medesimi Turchi fecero ogni officio, acciò i loro ajuti fossero accettati, oltre quello, che si narrò nell’occasione del sacco di Durazzo nell’ principio dell’anno, il secondo Visir (che il primo era alla guerra in Soria) chiamò il Bailo, & li fece sapere, che l’anno seguente, il Signor havrebbe mandato arma in mare per favorire le cose della Republica, che già era dato ordine a tutti li Sangiachi delli confini, che lasciassero estraher & gente da guerra, & munitione; ma che questo era niente, che bisognava far fatti, & non parole, & liberarsi una volta da chi sempre insidia, & che dovrebbe la Republica unirsi con loro, & ricever ajuti potenti, & far presto. Ringratiò il Bailo, & disse, Che per all’hora il pensier del Senato era solo di difendersi, il che sperava far con le forze sue, & ajuto degli altri Christiani amici: ricevè l’offerta di estrahere genti Christiane de’ loro sudditi, & vettovaglie. Altre volte, i Pontefici quando volevano eccitare tutto ‘l mondo a loro favore, pigliavano il pretesto della Religione, questa controversia mostrato: che se il Papa vorrà mai muover guerra, con questo pretesto ecciterà più genti contra se, che a favore; Gran dissegni havevano i Turchi sopra queste controversie, tanto che commandarono digiuni, & orationi, a pregar per la discordia de’ Christiani; & ringratiar Dio, che haveva dato un Papa più favorevole a loro, che qualsivoglia Moffti. La Repub. conobbe molto bene, che non è utile ad alcun Prencipe ricever ajuti potenti di maggior Imperij: & però attese ad haver più arme Italiane, che fosse possibile, & sollecitò ancora il Senato una levata di 1800. Grisoni, della quale molti mesi innanzi haveva dato ordine al Residente suo appresso i Signori delle tre Leghe, commandandoli di condur 6. Capitani di quella natione, con 300. fanti per ciascuno, & a questo effetto anco,  haveva mandato un molto grosso donativo alli Capitani; A questa levata all’hora interposto dilatione dal consiglio secreto di quei Signori, con dire, Che era necessario darne conto alli communi, quantunque il Residente mostrasse, Che per la capitulatione della Lega contratta da loro con la Rep. la levata si poteva fare senza altra deliberatione delli Communi; Per questa causa, il negotio non potendo star secreto, risaputo dalli malaffetti da loro tentato d’impedirne l’essecutione collo spargere per la plebe, Che soprastando loro le difficoltà con Spagnuoli per causa del Forte Fuentes, non era bene evacuar il paese di gente, & massime di buoni soldati: spaventavano ancora i più deboli con dire, che sarebbe stato un’irritare il di Spagna contra la loro Natione, & aggiungevasi a questi molti uffici, Che la levata non piaceva a gli agenti di Francia, imperoche li Capitani erano tutti del consiglio secreto, & ben’ affetti alle cose Francesi, onde quando fossero partiti, nel sustituir altri in luogo loro, era pericolo che fossero intromesse persone malaffette, così al , come anco alla Republica: finalmente superate queste difficoltà, mentre si spera di poter’ effettuar questa levata nel Settembre, s’interpose un’altro impedimento; che la difficoltà nata in Svizzeri trà il Canton di Berna, & il Vescovo di Basilea sopra la permuta già fra loro fatta della terra di Biel in alcune altre, perilche dubitandosi, che si potesse venir alle armi, havevano gli Svizzeri mandato alli Grisoni, di star’ in ordine per soccorrerli, & di deputar huomini per andar alla Dieta, che sopra tal difficoltà si doveva tenere in Bada; Pensavano anco alcuni, che questa difficoltà fosse promossa dal Vescovo, alli Bernesi a questo effetto apunto, di difficoltar ogni levata che la Repub. potesse tentare in Svizzeri, o Grisoni: il che si confermava, essendo certa cosa che alcuni principali di Lucerna fecero uffici efficacissimi con Grisoni, acciò non servissero contra il Papa, ridottisi nel Decembre, in Pithac, fecero scrutinio delli voti, & trovarono, che la maggior parte acconsentiva alla levata della Republica assolutamente; altri (che erano poca parte) acconsentivano con conditione, Che la Rep. dichiarasse quali aiuti lor darebbe, quando perciò ricevessero travaglio, & fra questi erano principali quei di Tosana; li dubij che si spargevano per li Grisoni, erano, Che l’Arciduca Massimiliano Governator del Tirolo per fermar un passo da transitare à favor de gli Spagnuoli, volesse fortificar Venosta, di che dava manifesto segno col fare scrutinare tutti li passi, che di discendono nella Val Camonica, & che il Conte di Fuentes dissegnasse impadronirsi della Val Telina; il che mostrava l’haver posto 200. fanti nel Forte, & altri 200. alle tre pieve: & 200. salariati dalli Ecclesiastici: passò il grado di sospitione, un’accidente assai leggiero, il qual non ricevuto per tale, attesi i sospetti che havevano occupate le menti de gl’huomini; & questo , Che essendo alcuni soldati del Forte Fuentes, fuggiti, si ritirarono alla Val Telina, & furono seguitati da una  banda de gl’altri sino dentro nello Stato de’ Grisoni, dove anco furono presi; quale principio di violatione, fece temer di cose maggiori, onde deliberarono mandar Vespasian Salice con due altri per governar la Val Telina, & ponervi 1800. fanti, & commisero a quelli di Agnadina, & di Poschiavo, di cutodire il passo di Bormio, con dissegno di mettervi 1600. delle Cernide, & altri 600. in Chiavenna; le quali cose si effettuarono nel principio dell’anno presente per le occasioni che si dirà. Deliberarorno anco di mandar Ambasciatori in Francia & a Venetia, & a gli Svizzeri, per saper che aiuti potevano haver da quel Regno, & dalla Republica, & dagli Evangelici, in caso, che fosse tentato cosa alcuna contra la loro libertà, & a Venetia destinarono Hercole Salice, con commissione di certificar la Republica della levata, & per dimandar ajuti: Ordinarono anco, Che fosse dimandata al Conte la restitutione delli prigioni, se ben non speravano ottenerla: Spedirono anco nelli Svizzeri Evangelici per dimandar soccorso.

Giunto il Salice a Venetia & presentatosi al Prencipe, Prima fece doglianza per parte delli suoi Signori per li disturbi che ricevevano dal Pontefice, passò poi a prometterli l’osservanza della Capitulatione: & finalmente diede conto delle molestie, che ricevevano dalli Spagnuoli, & delle gelosie dategli da loro, affermando, Che s’intendeva ancora qualche minaccie di volerli levar la Val Telina: soggiunse, Che erano risoluti di non sopportar, di voler andar all’espugnatione del Forte, però che pregavano sua Serenità dichiararsi, che ajuti voleva darli in un’impresa, la quale se ben pareva che concernesse la libertà de’ suoi Signori, toccava però la libertà d’Italia: forse più principalmente: Aggiunse, Che il di Francia s’era dichiarato, & delli Svizzeri Evangelici, alcuni havevano imitato il , dichiarandosi essi ancora; altri, aspettavano la dichiaratione della Republica, Che li Svizzeri Catolici, sarebbono stati neutrali; Considerò particolarmente li pregiudicij della Republica quando li Spagnuoli fossero impatroniti della Val Telina, o havessero serrato quel passo, overo havessero ridotte le tre Leghe all’antica Capitulatione; Replicò la costanza delli popoli suoi, a volersi levar tutti li pregiudicij & persuase la Repub. a deliberar di potenti aiuti, allegando gl’essempi delle cose fatte da lei per mantener la libertà d’Italia.

risposto al Salice prima con ringratiar li suoi Signori del buon’ affetto verso la Republica, & poi col lodar la loro costanza alla difesa, & con prometter lor l’osservatione intiera della Capitulatione, & appresso agli aiuti convenuti per li patti di essa: assicurandoli che havrebbono havuto ogni assistenza, alche si sarebbe disceso sopra li particolari, trattando col di Francia come principale in questo negotio.

oltra le provisioni fatte dalla Republica di armata maritima, & di gente Italiana, come si è detto, intendendo i dissegni del Conte di Fuentes, il Senato commandò al suo Ambasciator in Francia, di dar conto al del negotiato di D. Francesco; della risposta datali; & de gli ordini che il Conte di Fuentes haveva ricevuto con 3. Corrieri, di assister al Papa; & delle preparationi, che haveva incominciato di 3000. fanti Italiani, la levata delli Tedeschi, Svizzeri, Napolitani, & Spagnuoli; perilche era verisimile, che il Pontefice aspettando questo, habbia tanto variato, & dato parole al , senza animo di servarle, & con pensiero di rivocarle, perilche ricercasse S.M. a dichiararsi di quello, che la Republica poteva promettersi da lui in quella occasione, quando il Papa non camini con retta intentione, la qual cosa era necessaria sapere presto, col far parlar in Roma dal suo Ambasciator al Papa risolutamente & questo istesso anco communicato a Fresnes, il qual rispose, Che il suo Signore già che il di Spagna mandando D. Francesco si persuase, che la Repub. non fosse per negarli cosa alcuna, & però in man sua fosse l’accomodamento: & per questa cosa il Christianissimo diede ordine ad Alincourt, che andasse ritenuto sin tanto, che si vedesse  l’effetto delle trattationi di D. Francesco. Hora , che si vede, che non hanno l’effetto dissegnato da lui, disse Fresnes, è necessario, che si senta moto, poi che essendosi il Noncio doluto in Spagna con quel , Che il Papa non sia favorito se non di vane parole, pare al , che si vada la sua reputatione, & però ha scritto al Fuentes, & agli Ministri, che facciano provisioni d’arme, acciò il Papa conosca, che vuole assisterli in realtà, & non in parole, la qual dichiaratione del di Spagna, poi che è fatta nota a tutti, & gli avvisi che ne sua Serenità, confrontano con quelli che di Spagna il Christianissimo, per tanto pare adesso opportunità di disfodrar le sue Commissioni, & qui disse, Che il li commandava d’assicurar la Rep. che egli sarà in questa occasione quel buon amico & fratello, che suol farsi conoscer ne i bisogni, & però, che egli come Ambasciatore assicura & promette la buona volontà del ; Soggiunse ancora, che già tre mesi, haveva commissione di communicar un’altra cosa, opportunamente, di che li pareva luogo opportuno al presente, & questo era: Esser penetrato da buona parte alle orecchie del suo , che il Conte di Fuentes con dissegno d’andar armato in Paradiso, haveva deliberato di venir con 1500. cavalli, & 10000. fanti a mettersi nel Vicentino in alcuni siti forti, de’ quali non sapeva il nome, per divider lo stato della Rep. però saria bene prevenire, & attaccar il fuoco in casa d’altri: la onde S.M. propone di far romper li Grisoni lo stato di Milano; & si dichiarò, Che Hercule Salice era venuto a Venetia, per trattar questa tal cosa, non solo con consenso, ma di ordine del : aggiungendo, Che se la Republica vorrà ajutar i Grisoni, come l’essorta a fare, anco il si dichiarerà apertamente nella diferenza col Papa, che è ben necessario, che la Republica si risolvi prima in se stessa, innanzi che venir à rottura con Spagnuoli; perche sarà necessario non romper subito, portar tempo innanzi, per metter’ in ordine le provisioni, & ricever ajuti; se ben crede, Che per la difesa la Republica sia a bastanza in ordine, sarà però necessario, che si dichiari col delli particolari ajuti, che desidera in questa occasione: Che veramente la Republica non può far altro, che sostener la sua dignità con la forza, poi che essendosi risentita col Papa per le ingiurie, & poi condiscesa in gratificatione del Christianissimo a quello dove si poteva arrivare, se al presente passasse più innanzi, parrebbe, che fosse stata ferma & costante sin tanto, che si è trattato di parole, poi allo strepito delle armi Spagnuole, havesse vilmente ceduto: oltre che il Christianissimo si come adesso è obligato, per quello a che si è condisceso in sua gratificatione, così sarebbe disobligato quando si facesse per altri, quello che non si è fatto per lui; Et acciò che il Senato non resti senza saper l’ultima volontà del Papa, disse Fresnes, Che voleva dirla chiaramente, la qual era, Che la Santità sua vuol la parola del , che la Republica non esseguirà le Leggi, & questo non per cerimonia, perche intende che sia osservata dalla Republica sin tanto, che si tratterà, volendo che presto si venga alla trattatione & conclusione, ne si estenda ad Kalendas Græcas: volendo il Pontefice ben essaminar le Leggi con deliberatione, che siano cassate, non trovandosi convenienti, se troverà buone & giuste, egli con una sua bolla ordinerà a gli Ecclesiastici che le osservino, come fatte dalla Sede Apostolica, & non come Leggi che habbia potuto far la Republica, Che la Santità sua è ancora fermissima & risolutissima a voler la restitutione di tutte le Religioni, & specialmente delli Giesuiti; soggiunse ancora, Che non per questo bisognava levarsi di speranza che le cose si potessero accommodare per accordo, continuando la trattatione principiata dal suo , la qual è distante da quelle de’ Spagnuoli quanto l’amico dal nemico, perche il Christianissimo non è entrato in questo negotio obligato prima al Papa: Però da questa trattatione è necessario sopraseder al presente, perche si continuerebbe con disavantaggio, essendovi le armi, & s’innalzarebbono gli Spagnuoli, mostrando timore: data occasione a D. Francesco con la negativa, potrebbe il , dopo, continuare la trattatione, al che si adopererà con affetto; se si crede, che non si possa placar il Papa con la dolcezza, giudica esser necessario far intender il tutto al , per persona espressa & capace: Rispose il Senato, (ringratiato il della buona volontà, & della dichiaratione fatta) Che non si mancava delle debite cautioni, così nel territorio di Vicenza, come in tutto lo Stato; & che il di Fuentes, & qualunque altro, che havesse tentato cosa nuova, havrebbe trovato potentissimi incontri: che non restava altro, se non che il si dichiarasse di quello, che la Rep. potesse promettersi, quando la necessità conducesse a rottura, essendo risolutissima di voler difender la libertà & l’autorità datale da Dio sino all’ultimo, senza ceder punto; il che perciò si ricerca di sapere in particolare, poi che le provisioni fatte, & che si fanno dalli Spagnuoli ricercano che si certifichi ogni cosa: Che la Repub. aiuterà potentemente gli Grisoni, & verrà all’essecutione immediate, che sia risoluto quello, che si dovrà fare, per procurar la loro indennità; il che dovrà esser quanto prima, & si specificherà l’aiuto, quando, che di questo si tratterà con S.M. il che si farà per mezzo dell’Ambasciator Priuli, & bisognando, si manderà anco un altro espresso: & quanto alle trattationi dell’Ambasciator Castro, non vi era cosa alcuna, che non fosse stata communicata ad esso Fresnes, perilche sarà benissimo anco noto a lui, esser necessario darli qualche risposta, attese le instantie, che continuamente faceva per haverla; ed era verissimo che D. Francesco spessissime volte compareva, facendo instantia per ottener qualche risposta.

Non furono così presto passate le Feste, che egli comparve, esponendo, che continuamente pensava all’accommodamento, & che già numerava 53. giorni dopo l’arrivo suo, ne’ quali poteva dir non haver fatto niente; & pur non dimandava se non una leggier cosa, che era una sospensione temporanea, della quale era certo, che il Papa si contentarebbe; perche quando non lo facesse, il si ritirerebbe dal favorirlo, il quale vuol bene la sodisfattione della Rep. dopo quella del Papa; a sodisfattione del quale quando la Republica havrà fatto qualche cosa in gratificatione del di Francia, non essendo dignità del Catolico; parlare sopra le fatiche d’altri & sopra cose già rifiutate dal Papa: Che per ciò non rifiuta di unirsi con Fresnes, perche anco il suo non rifiuta d’haver altri in compagnia a questa buon’opera; ben desidera che le sia detto, che unione possa fare coFrancesi, che aspettava risposte più ample12, & più chiare di quelle, che li sono state date: Per desiderio di buona riuscita portato, & porta ancora patienza, desidera dichiaratione di quello, che possa fare, unendosi coFrancesi; Che non resterà di parlare di nuovo a Fresnes, per veder se anch’esso è di questo parere di dimandare al Senato, che si possa dar la parola, che le Leggi non saranno usate mentre si tratterà l’accommodamento, & quando questo non venga abbracciato egli anderà a dir l’ultimo Vale alle sue commissioni; essendo hora mai infastidito di tanta dilatione, per la quale acquistato poco honore. Ne lasciava D. Francesco passarsettimana, che almeno una volta, per l’ordinario più volte non andasse con la medesima propositione, quantunque ricevesse anco sempre la medesima risposta, perche di Spagna haveva continue sollecitationi, che dovesse instare più tosto importunamente, che rallentar’ niente, si come anco sollecitavano il Conte di Fuentes all’armarsi, sempre con precetto, di non moversi sensa13 nuovo ordine, se ben paresse a lui d’essere provocato da’ Grisoni, o da altri: Et perche D. Francesco trattando di unirsi coFrancesi non trovava in loro la corrispondenza, che havrebbe voluto, non si potè contener di motteggiar la poca sodisfattione che haveva di loro nel fine di Gennaro, dicendo, Che egli assicurava che il Papa leverebbe le Censure, quando se gli dasse parola di non esseguir le Leggi, & che a lui si può & deve credere, perche non mai variato nelle sue trattationi: Che il negotio è in molto disordine per non essere stato trattato verdaderamente14 dalli mediatori, li quali se ben mostravano desiderar la pace, hanno forse ogn’altro fine, cosa che non è nel suo , il quale li medesimi interessi della Pace d’Italia, che la Rep. Che tante volte proposto questo al senato, che li parrebbe pur’ tempo di haver qualche risposta.

 

 

LIBRO SESTO.

Mentre che queste cose si trattavano in Venetia, in Francia l’Ambasciator Priuli propose al quello, che gli dato in commissione dal Senato, acciò la M.S. condiscendesse a dichiararsi: Il qual rispose, Che non era opportunità di farlo, acciò non si perseverasse nella durezza; Che haveva havuto lettere da tutti li Prencipi d’Italia, & altri Grandi, li quali lo pregavano à fare sforzo per accomodar questi travagli, proponendoli, che la riuscita sarà con sua gran gloria, si come il ritirarsi, sarebbe tirar sopra se la colpa d’ogni sinistro, che potesse occorrere; che per questo spedito ordine al Cardinale di Gioiosa, che passi in Italia, per interporsi efficacemente a questo accomodamento: Al che replicò il Priuli, lodando la buona volontà del alla quiete; soggiungendo, Che si vedeva poca corrispondenza nel Papa, il qual era insuperbito per le promesse de gli Spagnuoli: & che però non dubitava, che essi fossero per il Papa; egli non dovesse esser con la Repub. havendo Fresnes dato parola per suo nome, che non havrebbe mancato: massime, che ad instantia di S.M. s’era disposta ad ajutar gli Grisoni: Al che il rispose, Che nel dar ajuto alli Grisoni, la Rep. farà il proprio servitio per conservar l’amore di quei popoli, & tener aperto il passo; Che egli non dato commissione à Fresnes di venir a’ particolari; Che non quello, che egli habbia detto ne promesso; ne intende di esser obligato per quello, & vede benissimo che il dichiararsi, non sarebbe altro, che perdere l’autorità appresso il Papa, che di questo gli farebbe rispondere più particolarmente per Villeroy: Il qual Villeroy gli disse da parte del , Che vedendo la Maestà sua buona speranza per l’accommodamento del negotio, per non interromperlo, & non turbar la trattatione, sin che ne teneva un solo punto, non voleva dichiararsi: però che haveva scritto a Gioiosa, che passasse immediate a Venetia, & poi a Roma; & tra tanto havrebbe scritto al suo Ambasciatore, che continuasse con efficacia; & in conformità di queste diede ordine a Fresnes di dire a Venetia, Che il era certificato, che dal canto del Papa non sarebbe stato difficoltà alcuna sopra l’attender le promesse, & che con queste conditioni, si accommodarebbono tutte le controversie; Che li Prigioni fossero consignati in mano d’un Commissario Ecclesiastico, Che si destinasse un Ambasciator al Pont. & s’inviasse, il quale arrivato ad un determinato luogo, il Papa leverebbe le Censure; Et l’istesso giorno in Venetia, si levasse il Protesto, & l’Ambasciator proseguisse il suo viaggio, dovendo esser ricevuto in Roma secondo il costume ordinario, accompagnato però alla prima audienza da Alincourt; Et perche il Papa vuol’ la parola dal , Che la Rep. non userà, le Leggi; il è pronto & desideroso di darla, quando la Rep. mostri con qualche cenno, haverlo caro; perilche egli sia sicuro, che la sua parola habbia effetto: Che delli Giesuiti: crede la cosa esser senza difficoltà, se ben il , havendo parlato col Priuli, trovato renitentia grande con più risolutione di quello, che pareva a S.M poter creder; poiche passò a dirli, Che altre volte la Rep. haveva havuto tutti li Prencipi d’Europa contra, ne si era smarrita, ne haveva voluto pregiudicarsi; con tutto ciò credeva di non trovar tanta renitentia nella Serenità sua, che in gratificatione della M. Regia, si consentirebbe anco questi due punti, (Il Prencipe rispose immediate, considerando li pregiudicij, che verrebbono da ciascuna di queste cose) Che sarebbe far creder al Mondo, che la Rep. havesse commesso qualche fallo; sarebbe un far li Romani insolenti: & farli pretender con tutti li Prencipi, se riportassero quello che pretendono con la Rep. Che le prigioni sono dati al , & a lui appartiene far di loro quello li piace: la Rep. non che farne altro, la qual anco non consentirà mai di destinar Ambasciator, prima che il Papa coll’haver levato le Censure, non habbia levato le ingiurie; Che le offese ricevute dalli Giesuiti, sono di troppo grand’eccesso, havendo essi instigato il Papa, & ingiuriata in tutti li Stati Christiani la Republica, Che non conviene metter in casa d’altri gl’inimici suoi, & se altri hanno altramente operato si sono governati co’ i loro rispetti, che non sono i medesimi con quelli della Republica: ogn’ uno in casa sua quello, che si convenga, ne è facile esseguire in ogni luogo quello, che si esseguisce in uno: Quanto al Cardinal di Gioiosa, venendo, sarà ben veduto, & grato, molto più se si volterà a Roma, dove vi è bisogno dell’opera sua, per ridurre il Pont. a i termini convenienti, perche essendo condiscesa la Republica a tutto quello, dove si poteva, non resta altro che far quì, tutto il rimanente si deve trattar a Roma.

Mostravano queste trattationi, che il Pont. fosse poco inclinato all’accordo, se non, quando l’ottenesse con ogni suo vantaggio, massime che continuavano li Spagnuoli nelle provisioni d’arme: sopra tutto diede segno d’haver l’animo tutto alieno dalla concordia, & volto totalmente alle turbationi il Pontefice, quando a.....di Genaro fece Concistoro, dove dichiarò, Di voler far guerra alla Rep. di Venetia, al che havrebbe havuto dal di Spagna 26000. fanti, & 4000. cavalli, dichiarò il Card. Borghese suo Nepote, Legato con 1000. scudi al mese di provisione. Questa dichiaratione del Papa congiunta con le provisioni de gli Spagnuoli, non erano molto grate alli Prencipi d’Italia, & particolarmente al Duca di Savoia, al Gran Duca di Toscana & al Duca di Mantova; quali consideravano molto bene quanto importasse, che gli Spagnuoli havessero molte forze in Italia, & che il Papa si fosse gettato in tutto, in braccio loro: & tanto hebbe maggior pensiero il Duca di Savoia, quanto, che il Conte di Fuentes haveva ricercato, che riempisse le sue compagnie di Cavalleria, & che ricevesse alcune delle sue genti, & gli desse la fortezza della Carbonara per impedire che gl’Ugonoti non  passassere al soccorso de’ Venetiani, dandoli parola, che subito abbattuta la Rep. di Venetia, (il che si prometteva far’ in tre mesi) ritirerebbe le sue genti, & lasciarebbe libero il paese: della qual cosa anco il Duca si alterò, & se ne dolse in Spagna: Et il Duca di Mantova, ricercato di alloggiar i Napolitani nel Monferrato, se ne scusò non solo col Conte, ancora col ; dal quale venne ordine a Milano, che il Duca non fosse aggravato. Et per divertir il corso di questi disordini, fece il Duca di Savoia trattar per il Verüa suo Ambasciatore col Papa, che egli si sarebbe unito col Gran Duca di Toscana, & havrebbono ambidue messo insieme buone forze per ajutarlo: & dall’altro canto fece il Duca intender al Senato Veneto le offerte fatte al Pontefice, attestando, che ciò non era per offender la Rep. ne per somministrar’ al Papa forze da guerra, per veder, che il Papa non si mettesse in tutto in mani de gli Spagnuoli.

il Pont. all’Ambasciata, che gli fece Verüa, non la ricevette in bene, anzi si maravigliò che egli non fosse unito di intenzione con gli Spagnuoli; perilche anco cominciò haver sospetta la sua andata à Venetia, & a farli considerare, che per l’ostinatione, (cosi diceva egli,) de’ Venetiani, non havrebbe potuto spuntare & essortollo, a non voler avventurare la sua riputatione.

In Spagna fece il Duca di Lerma querimonia con l’Ambasciator Inglese, per le dimostrationi che il suo faceva a favor della Rep. dicendo, Che ella non si sarebbe mostrata contra il Papa, se non per li fomenti di S.M. perche di Francia non poteva aspettare se non parole, & qualche gente, che havesse estratto con propri danari; diceva, che il suo si opponeva alla trattatione di pace con gl’Hollandesi, per infiacchire gl’ajuti che il Papa potesse ricevere da Spagna; che il Catolico havrebbe abbandonato ogni impresa per sostentar la Religione: Sperava però in Dio, di poter per servitio di S.M. Divina in ambidue i luoghi, formando un’ essercito di 50000. soldati che basterà per Italia, & Fiandra. Che assolderà 45. insegne di fantaria per mandar in Italia sotto Ferdinando di Toledo: Che amasserà gente di Sicilia, Napoli, & Milano, & ne caverà di Germania, & de’ Svizzeri; & che è risoluto di non abbandonar la causa del Papa. Non vuol però restar di far saper al della Gran Bretagna, che gli sarebbe riuscito difficile l’aiuto che pensava dar alla Rep. perche ella non haveva quelle forze che fama portava; il tesoro era in nome; i sudditi mal contenti, & desiderosi di mutar governo; Che non era per haver capo da guerra di riputatione, perche dal Catolico erano occupati tutti li Prencipi Italiani, se non ricorrendo a qualche heretico, che l’havrebbe fatta odiosa & alli popoli, & alli soldati: (tutte cose dette per fine solamente di far che la Rep. abbandonata da tutti cedesse più facilmente al Pontefice.)

a Venetia tenuto quasi per certo, che le controversie con Roma non dovessero più ricever accomodamento, & che l’anno presente non dovesse passar con quella tranquillità d’arme, che haveva fatto il passato, in soli negotij & in sole disputationi, tanto maggiormente, che le provisioni di gente nello stato di Milano venivano amplificate volontariamente da’ Spagnuoli, & se bene alcuni tenevano per fermo (si come anco l’evento mostrato) che queste dimostrationi fossero usate da loro,  overo per costringer con la reputatione sola, & col timore la Rep. a ceder alle dimande del Pont. o veramente per renderlo per questa via, tanto più sodisfatto, & obligato delle operationi loro; tutta via questo partori più tosto contrario effetto ne gl’animi del Senato Venetiano; & si commiciò15 ad accrescere con maggiore studio le preparationi della guerra, & a far passare oltre, tutte quelle genti che si erano assoldate di militia Italiana & Albanese; anco qualche numero di Oltramontani; deliberato di elegger un Secretario al Conte di Vaudemont, & per fare le prime paghe alle genti, scriverli, che dovesse dar principio alla levata, & eletto Gio. Battista Padavino, il qual era stato anco nel 1601. per questo medesmo effetto, li dato commissione, che dovesse far assoldar 6000. fanti, 3000. tra Francesi, Lorenesi, & Valloni, & 3000. tra Alemanni & Svizzeri: benche dopo gli fosse regolato questa ultima commissione, con ordine, che lasciati assolutamente gl’Alemanni fossero assoldati 3000. Svizzeri tutti intieramente con la qual natione gli aggiunto, che in passando gli dovesse dar conto delle  differenze della Rep. & dell’occasione, che haveva di valersi della loro Natione: & in particolare facesse questi offici in Zurich, Basilea & Berna, senza prolungare punto il suo viaggio, o trattenersi, per questa causa, di passar subito a Nansì per il principale effetto.

Già sino nell’Aprile dell’anno precedente, ritrovandosi all’hora in Venetia il Cavalier Verdelli, deliberato di farli sapere, Che se le controversie col Pont. fossero passate più avanti, la Republica havrebbe havuto bisogno di valersi delle genti Oltramontane, & però desse notitia al Conte di Vaudemont suo Padrone, che andasse mettendo all’ordine le cose sue, in modo, che potesse ad ogni occasione farne passar in Italia, quella quantità che la Rep. li ricercasse, per il suo servitio, Il qual fece risposta, Che delle genti erano sempre all’ordine, & che si havrebbe più fatica, a trattener quelle che abondassero, che a mandar quel numero che fosse ricercato; & che anco del passo non occorreva mettervi alcun dubbio, imperoche per la via de’ Svizzeri de’ Grisoni, il Conte le havrebbe fatte passare sicuramente: & accennò, che sarebbe stato bene, che fosse fatto dar conto al Duca di Lorena, dello stato delli negotij correnti, & che ciò sarebbe arrecato da lui a singolar favore: Il che messo immediatamente dal Senato in essecutione, commettendo all’Ambasciator di Francia, Che mandasse  il suo Secretario in Lorena, & desse conto a quei Prencipi, del negocio della Republica, gli certificasse delle giustissime sue ragioni, & il torto, che pretendeva farle il Pontefice:  facesse intender al Conte, Che stesse preparato delle cose bisognevoli, acciò potesse quando il tempo lo ricercasse, & li fosse fatto saper dalla Republica esser più lesto, per far passar quelle genti, che li fossero ricercate. Quando arrivarono questi ordini in Francia, si ritrovava il Conte di Vaudemont a Parigi, trasferitosi in quella Città, per dar conto alla M.S. Christianissima del matrimonio del Duca di Bar suo fratello, nella figliuola del Duca di Mantova; onde con lui l’Ambasciator medesimo hebbe commodità di far l’officio che gli era stato commesso, A che egli rispose, Che le ragioni di sua Serenità erano piene di honestà, & le instantie del Papa fuori del dovere, & che egli havrebbe inviato quel numero di gente, che li fosse stato commesso. Mandò anco l’Ambasciator in Lorena al Duca, il Secretario Dominico Dominici, il quale arrivato alli 2. di Giugno à Nansì, communicò al Duca le dissensioni che passavano col Pontefice, & le giustissime ragioni che haveva la Repub. di sostenere le sue Leggi, & l’antica sua autorità, di giudicare gl’Ecclesiastici. Dimostrò il Duca, Che molto grato li fosse stato l’honore fattogli dalla Republ. con questa communicatione; & si estese assai nelle lodi della sua Prudenza, & della sua Religione aggiungendo nel particolare delle materie controverse, Che se il Cardinale suo figliuolo havesse16 voluto comprare nel suo stato senza licenza, non glie l’havrebbe permesso: Ed intorno al giudicare gl’Ecclesiastici, disse, Che così, si praticava nel suo Stato, & per tutta la Francia; & come conveniva loro di avanzare gl’altri in bontà, tanto più dovevano col timore delle pene, esser tenuti nella via dritta: Et nel proposito delle genti, rispose, Che il Conte era alli servitij della Repu. & tutta la sua Casa prontissima al medesimo; Cosi si stette fino al principio di Ottobre, quando essendosi dati i Prigioni in gratificatione, al di Francia, ne vedendosi, che questo tanto, che haveva fatto la Repub. partorisse alcun buon’ effetto, dato ordine di nuovo all’Ambasciator in Francia, che mandasse il suo Secretario in Lorena a dar conto al Duca dello stato del negotio, della durezza del Pont. & che se le cose passano troppo più inanzi, sarebbe necessitata la Rep. a far parare delle genti di da’ Monti; Essortò il Duca con molte ragioni la Rep. all’accommodamento, soggiunse, Che in caso di rottura non mancarà a quanto promesso, & che l’istesso credeva del Conte, col quale il Secretario, (che Christoforo Suriano) non parlò, perche all’hora si trovava in Inghilterra.

Con questa dispositione di cose, si stette sino al mese di Genaro del presente anno, quando nel concorso universale di tutti i Prencipi di Christianità che volevano intromettersi nella trattatione, desiderando il Duca di Lorena di far la parte sua, mandò a Venetia Monsieur de Marinville ad essortare la Republica all’accommodamento: A che risposto in conformità di quello che era stato detto a gl’altri, quanto si conveniva: & dato parte della missione del Secretario Padavino, & della confidenza, che si haveva della prontezza & buona volontà del Conte, di esseguire gli ordini della Republica.

il Padavino passato per il paese de’ Grisoni, (qual ritrovò tutto commosso per il timore del Conte di Fuentes,) arrivò a Clarona (Cantone che confina con i Grisoni, che è misto di Catolici; & Evangelici) dove trovò, che il Conte di Fuentes haveva con oro guadagnato il Consiglio, per ottenere, che fosse dalla parte di Spagna: il popolo non volse consentire alla proposta; Visitò il Padavino li Signori, & lor’ diede conto delle ragioni della Rep. & del desiderio suo, di valersi delle loro genti; quali promisero di ridur il Consiglio, per darli sodisfattione della levata, & approvarono le ragioni: Si come fecero anco quelli del Consiglio di Zurich, i quali diedero intentione di consentire & alla levata, & a dar il passo; dicendo, che havevano prohibito alli loro di andar alla guerra per nessuno, non per opporsi alle dimande di Francia, ò di Venetia, acciò non andassero per Friburg contra Berna, nella controversia tra quei Cantoni per causa de’i Baliaggi, eccitata da’ Giesuiti; In tutti i luoghi, il Padavino ricevuto, & trattato con molto honore, & trovò universalmente buonissima dispositione di sodisfare, & di servire alla Republica non penetrò dentro nelle trattationi, perche il tempo non comportava, sollecitando di passare a Nansì; & perche per li dispareri di Friburg & Berna sopradetti, i Nonci de’ Cantoni erano congregati in Soloturno si astenne il Padavino di andare a Berna, acciò dovendo passare di , nelle missioni di quei negotij, & de i Cantoni collegati con Spagna, non cagionasse qualche sospetto, o altra sorte di dispiacere, o di diffidenza, che potesse portar pregiudicio; In basilea trovò il Cavallier Verdelli mandato da Vaudemont per incontrarlo, che lo aspettava, qual li diede conto, Che il Conte si era ritirato nel Contado di Salma, non dependente dal Ducato di Lorena, feudo Imperiale, pervenuto in lui per conto della dote della moglie, per ritirarsi da Nansì, dove il Duca, il Cardinale & tutta la Casa di Lorena haveva ricevuto Brevi del Papa espressi, con termini molto odiosi contra la Republica; concludendo, Che con le loro armi non dovessero fomentar l’inobedienza, & pugna tolta contra la Chiesa: perilche tutti, & in particolar il Cardinale lo tormentava: acciò non servisse alla Republica le quali persuasioni erano accompagnate da uffici dell’Arciduca Alberto, & del Duca di Baviera: Aggiunse anco, Che in Nansì proprio vi erano molti, che lo persuadevano, & alcuni Ecclesiastici ad instanza de’ Giesuiti, facevano officio, che fosse fatta una raccolta fra loro, & molti Gentilhuomini devoti degl’istessi Padri per far un’ assegnamento annuo di 12000. scudi al Conte, & rimoverlo dal servitio, della Republica perilche anco il Conte s’era ritirato: Aggiunse anco, Che havrebbe preparate le genti, se non havesse creduto, che le differenze si fossero di già accommodate; onde fosse restato numero di soldati nel suo picciolo paese dove dissegnava far la massa, che l’havessero distrutto affatto, che con tutto ciò haveva dato ordine alla levata di 1000. Svizzeri, & nominati li Capitani, & sarebbe andato provedendo al rimanente, & che non era bene che egli passasse più avanti; Che più tosto havrebbe con la presenza a Nansì accresciute, che scemate le difficoltà, nate per li mali ufficij de’ Giesuiti, & così andava difficoltando il suo camino.

In Basilea hebbe il Padavino dal Consiglio risposta gratiosa quanto alla levata: quanto al passo, con dilatione, sin che tornassero li Noncij da Soloturno: Perche essendo Basilea porta dell’Elvetia, dovevano prima che introdur militie esterne, haverne il consenso delli suoi.

In Soloturno comparve un’ Gentilhuomo per nome dell’Arciduca Massimiliano, al qual espose, Che havendo intesa l’andata del Secretario Veneto per ottener levata, & passo, il suo Patrone ricercava che fosse impedito l’uno, & l’altro, & questo officio lo faceva per Religione, poi anco, per quiete dell’Elvetia, & de’ confinanti: & principalmente per gli stati suoi di Alsatia, per dove dovevano passar i Lorenesi: Questa instanza favorita dalli Cantoni Catolici, & particolarmente con molta sollecitudine dal figlio del Collonel Lüsi da Undervalden, che già licentiato dalli stipendi della Republica per poca sodisfattione ricevuta da lui: i Cantoni Evangelici si opposero, dicendo, che non era costume della natione impedir passo a chi non era per fare cosa dannosa al paese, & pregiudiciale alli vicini & amici, anzi che senz’altro, i Lorenesi potevano passare sfilati con modestia, & senza archibusi, non essendo dover, prohibirglielo, havendo fatto l’istesso 2. anni prima con gli Spagnuoli andando in Fiandra.

tornando al Padavino, il Verdelli vedendolo risoluto di voler parlar al Conte, per divertirlo da Nansì, lo condusse à Badunville (luogo del Contado di Salma) dove (non essendovi il Conte) ricevuto da Monsieur di Therel, Secretario & Thesoriero suo; & accarezzato, & spesato, egli non contento si querelò col Verdelli, dicendo, Che sarebbe parso strano alla Rep. che un ministro suo fosse impedito dall’andar innanzi da chi era obligato a servirla, massime dovendo anco trattar col Duca, & con gl’altri figliuoli, & si lamentò anco del Duca sopra questo; Il Verdelli scusò il Duca, che di questo non sapeva niente; Et che Vaudemont era benissimo disposto, che il temperamento di farlo fermare; era trovato dai suoi servitori, per fuggire diversi mali incontri, & particolarmente per il Cardinale, che per i suoi interessi era partiale di Roma: Ne quietandosi a questo il Padavino, Verdelli si risolse di andar a Nanzì17 in posta, & che sarebbe andato ad incontrarlo, & così fatto; Andò il Verdelli ad incontrarlo con la carrozza del Duca, & li disse, che sarebbe stato ben veduto da tutti, che il Card. l’havrebbe abbracciato senza scropolo il quale anco si offeriva interponersi all’accommodamento, perche il Papa lo desiderava. Narrò anco il Verdelli al Padavino, come il Papa aveva scritto un Breve al Cardinale, dove li commetteva, che commandasse a fra ...18 Verdelli Hospitalario, Che dovesse desister da far genti per la Rep. di Venetia, contumace alli suoi commandamenti, il che anco il Card. haveva intimato; mettendoli innanzi gli interessi della Religione di S. Giovanni; & suoi propri: & che Monsieur di Maliana, Padre d’un Cameriero del Papa gli offerì la prima Commenda vacante per farlo desistere: che egli haveva risposto, che non facendo gente sotto se, ne con suoi denari, non haveva scropolo. Hebbe il Padavino avviso essendo in Nanzì, che Zurich haveva concesso il passo, & la levata assolutamente, dichiarando la causa della Rep. di Venetia giusta, & quella del Papa iniqua & violenta: & che Basilea & Berna havevano concesso il passo liberamente & senza alcuna conditione: & della levata havevano fatto l’istesso riservatosi solamente di abboccarsi con lui, per stabilire lo stipendio, & le altre conditioni di essa, secondo lo stile della Natione, Che non vuole haver obligati li Prencipi conduttori, li Capitani della natione.

Hebbe il Padavino audienza dal Conte di Vaudemont, & espose la sua commissione, dando anco conto delle cose trattate con Zurich & altri Svizzeri, & facendoli sapere, che haveva li danari in pronto, onde non occorreva se non effettuare. Rispose il Conte ristrettamente, Che farebbe il suo debito, & che sarebbe insieme con lui per trattar delli particolari, che però considerasse, che egli era figliuolo di famiglia; & che li conveniva dipender dal Padre, col quale era necessario prima parlare: Rispose il Padavino, Che haveva ordine di farlo: Due giorni dopo, hebbe audienza dal Duca, & gli espose prima, Che la Republica haveva gradito la missione di Marinville, & il zelo mostrato alla commune tranquillità, dalla quale la Republica mai sarebbe stata aliena, gl’apparecchi del Papa, & d’altri a suo favore la necessitava a far apparecchi per la conservatione sua. Rispose il Duca, Che mandò Marinville con buon zelo, & piacerli che sia stato gradito, essortò alla quiete, & soggiunse, che era occupato per la riduttione delli Stati di Lorena, fatta in quella Città, onde non poteva passar ad altri particolari. Passò anco il Padavino complimento con il Duca di Bar, il Cardinale ricercato d’audienza rispose, Che l’udirebbe in cosa, che fosse indirizzata a terminar le controversie; per complimento non haveva caro ammetterlo, per la dignità che teneva di Cardinale, & per non dar occasione di discorsi. Spedì però il Card. Corriero à Roma, avvisando la venuta del Padavino, & la quantità de’ danari, che portava, & le provisioni che si facevano da diverse bande, insieme con la risposta havuta dal Verdelli: Conobbe il Padavino i combattimenti grandi, che il Conte haveva da diverse bande per levarlo da servir la Rep. in questo particolare.

Il Papa haveva rivocato le instanze con altri Brevi, dolendosi, che un figlio della casa di Lorena servisse contra la Chiesa per sustentar l’ostinatione & ribellione de’ contumaci, massime essendo fuora d’obligo di condotta, per esser passati li 7. anni: Gli offerì ancora di farlo Confalonier della Chiesa di da i monti, (titolo nuovo, & che al Pontefice non costava niente.)

La Gran Duchessa sua sorella gli scrisse, Che non volesse, con servir in favore della Rep. causar una guerra dannosa in estremo a i suoi congiunti, & pregiudiciale a tutto il Christianesmo; raccordandoli, che haveva un’anima sola, & che doveva far ogni cosa per salvarla, & non per perderla; che avvertisse di non mettersi tanto avanti, che non possa poi più ritirarsi; che non voglia esser quel lui che metta un’ incendio in Italia: che sarebbe meglio restituir tutti li danari havuti dalla Rep. che intricarsi più innanzi, Il Card. ancora per ottener dal Pont. alcuni beneficij che pretendeva, faceva ogni cosa per lui, instava col Padre, Che non era suo servitio esser contra il Papa; che la Rep. non si doveva doler, perche con la nominatione delli Capitani s’haveva dato assai riputatione alli negocij suoi; che non era da passar a cose maggiori, da operarsi per l’accommodamento, come tutti gli altri Prencipi facevano: Ancora li governatori d’Alsatia scrissero d’haver ordine di non dar passo alle genti, (oppositione di nessun momento, perche si poteva passar per mille altre vie.)

In Grisoni ancora le cose passavano con confusione assai notabile: Imperoche il Conte di Fuentes dall’un canto; & dall’altro, quelli del Contado di Tirolo perseveravano in dar lor’ occasioni grandi di gelosie, facendo passar fama, di voler invader la Val-Telina da tre parti; con le genti di Milano, per il lago: Con quelle del Tirolo, per la Val del Sole; Et dal Trentino, per Bormio; & già havevano levato le Monache fuori d’alcuni Monasteri, che sono in quei passi, & fatto delli Monasteri, alloggiamenti di soldati; Perilche il Salice in Venetia continuava, facendo offici; Che fosse dalla Rep. porto qualche aiuto in effetti; affermando, Che non s’harebbe19 potuto mantener quel presidio per conservare a loro la Val-Telina, & alla Rep. il passo, senza che le genti li fossero pagate: Che le genti mandate in Val-Telina, erano per servitio della Rep. & però dovevano esser pagate da quella; che bisognava anco danari per fabricar un Contraforte a quello di Fuentes: i pericoli, & i sospetti non erano tanto grandi, quanto erano rappresentati, s’amplificavano per cavar danari della Rep. & li 1800. fanti posti in Val-Telina sotto 12. Capitani, erano gente buona di fidarsi poco di lei, essendo della Diocesi di Como, contaminati da quel Vescovo, con scritture sparse: con tutto ciò per efficaci instanze del Salice il Senato deliberò somministarli per pagamento di quel presidio 27000. scudi, 3000. al mese per 6. mesi, & ordinò, che glie ne fosse dato 6000. all’hora per due mesi, li quali poi, instando di nuovo il Salice, di maggior soccorso accrebbero sino alla somma di 10000. dicendo, Che quanto al fabbricar il Forte; non essendo fermata la deliberazione, ne del dove ne del quando, che venendosi ad aperta rottura, la Republica non mancarà di dar tutti quelli maggiori aiuti, che sarà conveniente; & instando di nuovo il Salice per la dichiaratione della quantità de gli aiuti; Perilche furono deputati 2. Savij del Collegio che trattassero con esso lui, & intendessero lo stato delle cose sul minuto, & li bisogni. come spesso avviene, che li medesimi sono spaventanti, & spaventati, il Conte di Fuentes, udita la calata de Grisoni in Val Telina, considerò quanto era facile a loro se fossero calati grossi, correre tutto lo stato aperto, & non ancora proveduto di gente; Perilche mandò il Marchese di Como, scrisse al Duca Sfrondrato, & al Conte Tolomeo Gallio, che stassero in ordine per ogni accidente, fece descriver le genti del paese in numero di circa 7000. inermi, & da poco, a’ quali prepose il Governator di Lodi, con disgusto del Marchese, Duca & Conte, & de gl’altri titolati del paese, mandò tamburi, & bandiere per disciplinarli, con stupor di tutti, (come contra il solito desse arme in mano a’ paesani confinanti, che hanno parenti dall’altra parte, & non sono intieramente sodisfatti de gli Spagnuoli) Pensò il Conte di Fuentes di metter qualche divisione tra li Grisoni sotto pretesto di Religione, invitando i Catolici di loro, & promettendo di farli condurr’ alli soldi del Papa, cosa che fece contrario effetto, perche di ciò i Grisoni s’insospettirono: fece anco andar a Milano il Predicante di Bargaglia, Evangelico con concessione del Borromeo, per trattar anco con quell’altra parte, essendoli promesso da alcuni Grisoni Gianizzeri, che havrebbe ottenuto levata: perilche era levata qualche seditione, onde nel Pitac ridotto in fine di Febraro mettevano difficoltà alla levata, & al passo per la Rep. arrivata la nuova delli danari concessi il Consiglio secreto ringratiò & il Pitac tutto, etiandio i contrari consentirono la levata, & il passo per le genti. Non cessava però il Vescovo di Coira, (dovunque trovava Catolici) di far officio per coperta, che non dovevano andar contra la Chiesa, & abbandonar la Patria, & fece mutare quelli di Longatissa, & di Visilis, che erano per la maggior parte Catolici, ne gli amici della Rep. si opponevano, come dovevano, sperando poter per li tumulti maggiori, cavar somma maggiore di danari, onde nacquero nuovi tumulti, quali il Vincenti Secretario della Rep. acquetò, fatti alcuni donativi al Pitac, che si fece in principio di Marzo. Non per questo cessava il Vescovo di continuar i mali offici contra la Rep. così nelle Prediche, come in qualunque altra occasione; onde di nuovo si eccitò tumulto in alcuni Cantoni Catolici, quali fomentavano il presidio di Val-Telina, a mandar’ in dietro li danari ricevuti, con speranza, che dicendo volerne 20000. al mese, gli havrebbono havuti; perilche il presidio mandò a dir alli capi delle Leghe, Che non concedessero ne passo ne levata a’ Venetiani, se non crescevano li stipendij, poi che per causa loro nasceva ogni disordine: che il Conte di Fuentes non si moverebbe, quando fosse certificato, che non fosse concesso passo a gente di da Monti per venir in Italia; Mandarono anco soldati per li comuni a far officio, che inarborassero le bandiere, & si riducessero insieme per impedir il passo, & a questi si unirono li Spagnuolanti, che collo sparger danari fomentavano la seditione: & fecero protesto alli capi delle Leghe, di chiamar li communi a loro spese, quando non fermassero le levate; perilche essi mandarono a dir alli Capitani eletti per Venetia, che non levassero le bandiere, & che non si movessero; di che li Capitani fecero querimonia col Vincenti per le spese fatte in caparre, & spese cibarie. il Vincenti, al quale erano già arrivati i danari per la levata, mandatili da Venetia, con haverli dato un poco di parte, li quietò. Incominciavano le bandiere à ridursi, & la prima quella di Coutenalt delle dieci dritture, che con circa 200. huomini si presentò a Coira dove non volendo quelli della Città ammetterli dentro, si fermò di fuori, aspettando altri, perilche anco il Vincenti, che stava fuori della Città così consigliato, si ritirò dentro. Cresceva ogni giorno la commotione, giungendo altre insegne, onde cresciuti al numero di 800. fecero instanza di entrare nella Città, il che per minor male lor’ concesso, stando però la Città con buone guardie.

Li Predicanti facevano ogni buon’ officio, misti tra li sollevati, il Vescovo di Coira, & gli Spagnuolanti operavano in contrario. Li Ministri del di Francia, & della Rep. mandarono danari sopra li communi, per moverli contra questi sollevati, cercando anco di quietar li Capi de’ sollevati con danari, la rabbia della commotione era così grande, che niente riusci. Si mantenevano ancora senza seditione quelli di Agnedina, & di Poschiavo, li quali bastavano per tener il passo aperto. Quelli di Val-Telina pentiti, ridussero a star in fede, & dato principio a lavorar una trincera, assistendovi il Capitan Du Long Francese, & un Ingegnero del Conte Francesco Martinengo. chiamato a 24. di Marzo un Pitac in Coira, dove il Vincenti diede conto delle provisioni che la Rep. haveva assegnato. Il Francese anco promise per nome del , che havrebbe dati 7000. scudi al mese per il presidio di Val-Telina, & che havrebbe fatto un forte a sue spese, & pagato il presidio per mantenerlo, nominando però egli il Capitano, che fosse delli loro.

Ma à Roma capitò certo avviso, come il di Francia per mezzo di Caumartin suo Ambasciator in Dieta di Soloturno, haveva dimandato una levata di 10000. Svizzeri, con non molta sodisfattione della Natione; perche non haveva l’Ambasciator nominatone tempo, ne luogo, ne Capitani, ne sborsato alcun denaro, ne esplicato dove havessero20 [ a servire, ma solo con dire, che egli doveva andar à Parigi, & che sarebbe venuto Monsieur di Reffuge suo successore, con le cose necessarie per l’espeditione: Erano chi pensavano, (attese queste circostenze21) Che il Christianissimo non havesse animo di effettuare questa levata, ma solo impedire che li Spagnuoli non potessero ottener altra: alcuni anco davano più sinistra interpretatione, dicendo, che lo facesse, acciò gli amici non potessero haver gente senza riconoscerla da lui; ma perche haveva anco allestito 10000. Fanti Francesi, & 4000. Cavalli,  queste cose pervenute all’orecchie del Pontefice se ben non diffidava del Re di Francia, lo turbarono però molto, & certo e che lagrimò, perche vedeva benissimo che queste era un’impedire che il Re di Spagna non s’applicasse all’aiuto suo, come egli desiderava; Perilche atteso questo accidente, & considerata l’andata del Padavino di da’ Monti, venne in risolutione di voler attender’ all’accommodamento onninamente, & ricercò il Re di francia22, che non dovesse abbandonar la trattatione, & che volesse sollecitar il Cardinale di Gioiosa. E cosa manifesta, che il Re di Francia, subito intesa l’espeditione fatta in Spagna della persona di D. Francesco, Venne in risolutione di mandar esso ancora uno straordinario; & molti delli principali di quel Regno furono posti in consideratione, ma il Re prudentissimamente, elesse la persona del Cardinale, così per le qualita eccellenti di lui, come ancora, per esser molto grato al Pontefice et confidente de gli altri Prencipi, che havevano mano nel negotio, et appresso anco, per esser persona, che come Ecclesiastico, et delli primi della Corte, poteva esser non solo mezzano alla compositione, ma anco ministro dell’essecutione di essa, (come in fatti riuscì.) Essendo il Cardinal inviaggio23, erano sospesi gl’animi se fosse per andar a Roma, ò à Venetia: in Turino il Noncio Apostolico fece efficacissimo officio col Cardinal acciò non amettesse alla sua visita l’Ambasciatore della Republica,] il Cardinale, considerato quanto fosse poco a proposito questo, per condur’ il negotio suo a fine, non havendo risguardo all’instanza del Noncio, ricevette l’Ambasciator con ogni dimostratione d’honore, & grata al Pontefice la venuta di questo Card. se ben non li piacque in prima faccia, che un Card. delli primi della Corte, andasse in una Città reputata interdetta, & ad una Rep. che egli teneva per contumace, non dimeno il desiderio dell’accordo, lo fece contentare, anzi che vedendo non esser effettuata cosa alcuna da D. Francesco gli fece desiderare, che il Card. aggiungesse l’opera sua. Si fermò il Card. molti giorni alle Papozze, villaggio Ferrarese al confino del Dominio Veneto, aspettando l’essito del negotiato di D. Francesco, & risposta del di Francia, & commissione del Pontefice.

In questo mentre i Giesuiti in Roma, & in Spagna, più in Spagna facevano solleciti officij per esser inclusi nel trattato dell’accordo, mostrando i loro gran meriti con la Corona; la poca riputatione del Papa, se si concludeva con esclusione di quelli; che havevano sostentato più di tutti, gli interessi del Pont. & con minor riputatione del , qual parrebbe non haver forze per ridurr’ i Venetiani a ragione, & portavano l’essempio di Demosthene, dell’accordo frà i lupi, & le pecore, esclusi i cani riputando tutto ’l Mondo pecore, che habbiano bisogno della loro custodia, & mandarono fuori una scrittura sopra queste considerationi: adoperarono anco in questo il Confessore della Regina, Socio della loro Compagnia, quale apertamente andava dicendo non solo al , anco a tutta la Corte, che non si poteva con buona coscienza comporre questa controversia senza l’inclusione de’ Giesuiti; & senza obligare la Republica alla loro restitutione.

il Card. di Gioiosa havendo finalmente ricevuto da S. Santità, instruttione amplissima, & dal nuovi ordini per Corriero espresso, à mezzo Febraro, si trasferì a Venetia, dove presentò le sue lettere di legatione del Christianissimo in audienza publica, & passò molte parole di complimento, cosi per nome del , come proprio, e il giorno seguente visitato dal Prencipe dove si trattò con simil sorte di ragionamenti; honorato non solo con dimostratione di offici, anco con publico alloggio, & con sontuosissime spese publiche, le quali però egli pregò di non ricevere, vivere a spese proprie; & così volle che in effetto si facesse.

Diede principio il Card. immediate al suo negotio, esponendo che haveva commissione dal di procurare il beneficio, & la sodisfattione della Republica; & perciò, conoscendo giovevole a lei, & a tutta la Christianità, la pace, & la quiete, si era interposto in questo accommodamento; Perilche desiderava che si trovasse qualche temperamento di sodisfattione al Papa, & riputatione alla Republica; Che il Papa voleva & proponeva, che oltre quello che si era trattato, fosse mandato un Ambasciatore alla Rep. per ricercare dalla Santità sua, che fossero levate le Censure: Che fossero rimessi tutti li Religiosi: etiandio li Giesuiti, Et che il potesse dare la parola al Pont. che non si userebbono le Leggi durante la trattatione a Roma: & insistendo sopra questo più che sopra ogn’altra cosa, il Card. pregò, che si trovasse modo, come il potesse dar questa parola, & si facesse presto, & con secretezza.

Pareva molto strano al Senato, Che il Pont. andasse per tanti giri; con tutto ciò non volse mai ritirarsi dalle cose una volta promesse; anzi confermò al Card. quanto gli haveva dato intentione a Monsieur di Fresnes Ambasciatore, cio è, Che levate le Censure si havrebbe creato l’Ambasciatore per andar à risieder appresso il Pontefice, dal quale sarebbe anco stato trattato a Roma quello, che occorreva circa le Religioni uscite dal Dominio: che intorno alle Leggi, si sarebbe nell’uso di quelle, proceduto con quella moderatione, & pietà, che è sempre stata propria della Rep. & de’ suoi maggiori: è che di questo tanto, doveva benissimo rimaner sodisfatta la Santità del Pontefice, & la Maestà del Christianissimo. Testificò il Card. che il suo Signore era sodisfattissimo di quanto la Rep. haveva deliberato conceder al Papa in sua gratificatione, non volendosi il Pont. contentare di tanto, la Maestà Sua, per servitio della Rep. & bene della Christianità, & desiderio della24 pace, pregava trovar qualche temperamento col quale senza lesione della libertà & dignità della Rep. si potesse terminare il negocio25: con tutto ciò aggiunse il Card. che non parendo a sua Serenità di passar più innanzi, havrebbe più pensatamente ponderato quello, che se gl’era detto, & letto, & sarebbe tornato per trattare con maggior sodezza.

Ritornò un’altro giorno il Card. con una instanza più particolare, & più vehemente, ricercando, Che il potesse dar la parola al Papa, che non si sarebbero usate le Leggi durante la trattatione, procurando di persuaderlo, & diceva che il , zelante del bene della Christianità, & amico della Rep. havendo pesato il pericolo, che porta seco la discordia di due Prencipi tanto vicini & congiunti d’interesse, & i danni della guerra; havendo il tutto ben ponderato, consiglia, che si trovi modo di accomodar il negotio con riputatione, & salvezza della libertà, mentre la stagione impedisce il maneggiar le armi, & però dato ordine a lui di parlar (come si debbe con amici) chiaro & libero, col debito rispetto, che conviene, di non far pregiudicio alcuno all’amico; & per tanto dirà chiaramente a Sua Serenità, Che si come il approva, che non si faccia decreto, nel qual appaia sospensione delle Leggi, ò di essecutione di esse, ne altro, che possa pregiudicare alla dignità, ò libertà publica; ne alcun’ altra cosa che possa restar in scritto, o per memorie passar alli posteri; così anco considera, Che havendo il Papa fatto le Censure in cospetto del Mondo, è necessario, che habbia qualche apparente rispetto di poterle levare, & desiderando il Papa una sospensione tanto abhorrita dalla Republica, la Maestà Sua essendosi interposta, vedendo le parti tanto lontane, risoluto per dar segno della sua affettione verso la Rep. di tener ferme le ragioni di non venir a decreto, & insieme dar qualche sodisfattione al Papa, pigliando egli questa carica, & adossando il tutto sopra di se, & dando egli al Papa la parola dimandata, senza però che la Republica ne faccia decreto; con conditione però dal canto del Papa, Che la parola non s’intenda mai data, se non con sicurezza, che il Papa nell’istesso tempo levi le Censure, & con conditione del canto della Republica, che adossandosi la Maestà sua quest’obligo, la Republica mostri à lei questo rispetto, di non far cosa in essecutione delle Leggi, che dia mala sodisfattione al Papa, col’ qual temperamento par’ al , che si possa terminar il negotio con sodisfattione di ambe le parti, & salva la libertà della Republica, & con maggior sua sodisfattione.

Aggiunse il Cardin. una lunga consideratione, Come nel principio, mezzo, & fine di questa controversia, tutto era passato con tanta riputatione per parte della Rep. che non si poteva aspettar di avanzare; ben il tempo consigliava a considerar i pericoli, & danni che potevan succeder per l’avvenire, dal che tutti abhorrivano, si come per contrario l’accommodamento era desiderato dall’universale; perilche non era da rifiutar un partito per mezzo del quale si poteva componer ogni controversia con intiera riputatione. Et dopo lui, fece grandissime instanze Monsieur di Fresnes, dicendo, Che havendo il conosciuto, esser necessario dar questa parola al Papa, poi che egli vuol onninamente questa sodisfattione, & convien dargliela, poi che ad instanza del è condisceso alla trattatione non si può metter questo punto in difficoltà, bisogna haverlo per risoluto, ne occorre essaminar dove sia la ragione, perche ciò non si propone per ragione, per dar pretesto al Papa di potersi con qualche riputatione ritirare, & però vedendo il Papa risoluto a voler questa parola, & giudicando, che il Senato non debba far decreto, è necessario trovar modo di darla, perche (parlando liberamente) chi vuol considerar litteralmente il decreto del Senato letto a loro descritto, dove si dice, Che nell’uso delle Leggi non si partirà dalla solità pietà, &c. si vede chiaro, che la Rep. si riserva l’Uso, & il Papa non vuol che si usino, vuol che restino con la parola del , come legate è necessario dichiararsi: & se il Senato intentione, che queste parole bastino per intendere, che le Leggi non si useranno, si adoperi quella parola Nell’uso; acciò non apparisca in scritto, che si riedi26 all’essecutione, è necessario, almeno accennarlo, acciò il Cardinale possa valersi, di questa espositione, che tanto basterà a lui, che si li sia detto, ò fatto almeno qualche cenno, da che lo possa comprendere: perche dovendo il dar la parola in scritto, è necessario che sia certo, che sarà aggradita dalla Rep. & non habbia occasione di pentirsi d’haverla data, ne di restar disgustato, essendo ben molto, che il faccia contentar il Papa di questa falsa moneta, dovendo servir questa parola, per sola cerimonia: perche dice S.M. che consistendo le Leggi In non faciendo, hanno apunto la sua essecutione, mentre la cosa stà in sospeso; dovendo operare il , che anco dalla parte del Papa, & degli Ecclesiastici non si faccia alcuna cosa in contrario; & havrebbe potuto il dar questa parola senza dir altro, essendo sicuro, Che quando dalla parte Ecclesiastica non fosse fatto tentativo alcuno, non sarebbe occorso alli Ministri della Rep. far cosa alcuna in essecutione delle Leggi: onde, si come da una parte non sarebbono esseguite, così dall’altra non havrebbono occasione di rimaner interrotte: Et pur’ (replicò ancora l’Ambasciatore) Che se ben il Re può dar questa parola senza placito della Republica, perche li basta assicurarsi col Pontefice, che nessun Ecclesiastico dia occasione di esseguirle contra volontà di sua Santità, ne di interromperle contra la volontà della Republica con tutto ciò era necessario, che dal Senato fosse dato qualche risposta: Aggiunse ancora l’Ambasciator, Che havendo inteso gli Spagnuoli procurar d’haver l’istessa parola, più aperta & esplicata, il Cardin. voluto far la sua proposta così temperata, non credendo esser servitio della Rep. restar obligata per la parola di due , massime, che gli Spagnuoli non si contentarebbono della moderata dolcezza; della quale si contenta il suo : Et fece instanza, Che al meno con qualche cenno fosse risoluto, perche non vedeva, che altro restasse, perche non metteva nessuna difficoltà nella restituzione de’ Giesuiti, poi che ne meno il vi mette difficoltà alcuna essendo cosa ordinaria ne gli accomodamenti, che li fautori dell’una parte, & dell’altra tornino alle case loro, & massime che il Papa con sua riputatione non potrà consentire, che questi usciti per obedienza sua restino esclusi; ne si può pensar di superar questa difficoltà, massime havendo da fare con la testa del Papa dura, & non essendo causa particolare, per quale si possa negarli questa sodisfattione: che egli voluto passar a questo, che era taciuto dal Card. per modestia, acciò sopra di questo non nascesse qualche oppositione alla conclusione del negotio.

Rispose il Senato al Card. Che il bando de’ Giesuiti era decretato per cause così importanti, & con tanta strettezza di decreto, che per le Leggi della Rep. non si poteva rivocare; ne, quando ne gli accommodamenti vengono ritornati, da una parte & dall’altra, i fautori, s’intendono quelli, che hanno fatto tal offese, per le quali sarebbono scacciati anco fuori delle occasioni di controversia: & quanto alla riputatione del Papa, Che ritornino li partiti per sua obedienza, quella è ben redintegrata assai, col ritorno de gl’altri, che non hanno colpa più particolare: Nel rimanente disse il Senato, Che non poteva se non lodar la buona volontà del , & del Cardinale, & ringratiar ambidue delli buoni ricordi, ma in materia di dar alcuna parola sopra l’essecutione delle Leggi, non può il Senato dirli altro, se non replicarli quello, che tante volte detto, Che nell’uso di esse, non si partirà dall’antica sua pietà, & Religione; & che tanto può bastare a ciascuno in questo proposito, aggiungendo che questo istesso si communicherà a D. Francesco.

Il Cardinale havrebbe ben desiderato di ottener più, & d’haver risposta più conforme alla sua propositione; non dimeno perche era venuto con risolutione del Pontefice, di volersi in ogni modo accommodare, con maggior vantaggio che fosse possibile, disse, che quantunque havrebbe voluto udir dal Senato risposta più conforme alla sua dimanda, (& però non grand’occasione di ringratiare della ricevuta) tutta via volendo il , che si cammini a fine, con sodisfattione della Repub. se ne contenta, supplicando, che di questa risposta non sia dato parte alcuna, resti secreta, imperoche il negotio potrebbe essere sturbato da qualche spirito nemico del ben commune, & la sola secretezza la può tirar al fine.

Disse il Prencipe, che non si poteva restar di non risponder agli offici di D. Francesco, al quale, (portando innanzi simili, & equivalenti) era necessario dar l’istessa risposta, tanto più, quanto mostra ottima intentione, però si farà castigatamente, & con ogni cautela, che la secretezza resti: Et questo non deve mover li ministri del Christianissimo, poi che già è molto ben noto a tutti, che ogni cosa si in sua gratificatione, & che tutto quello che seguirà di bene si dovrà ascriver a lui: Et il Cardinale confessò buona intentione in D. Francesco, affermando, che direbbe il medesimo ad ogn’uno, però non credeva, che egli havesse dal suo il potere in questo negotio, quale havevano li Ministri del Christianissimo, perche il termine, che dissegnavano usare col Pont. è pensiero di S.M. sola, nel quale, quando altri vi havesse parte, anderebbe volontieri unito con loro, non sapendo se altri habbiano l’istessa facoltà, giudica la secretezza necessaria, dovendosi proceder con desterità, & non dir tutto in una volta, valersi di quello che torna commodo per effettuar il negotio.

Restò fermo il Senato nella deliberatione di communicar il tutto a D. Francesco, così perche egli haveva fatto equivalente propositione, come anco perche all’arrivo del Cardinale, era stato a visitarlo, & haveva offerto di unirsi con lui, essendo ciò, mente & del Papa, & del Catolico, & della Republica, & era passato sino a dire al Cardinale, che militerà sotto le sue insegne; a che havendo il Cardin. risposto, Di non poterli dir altro; perche aspettava certa risposta dalla Rep. restò maravigliato D. Francesco, che il Card. mettesse difficoltà a questa unione; & fece più volte instanza nel Collegio, che li fosse dichiarato, che risposta era quella, che il Cardinale aspettava: & se bene dal Senato gli era communicato ogni cosa, & egli ne era certificato; comprendeva benissimo, non era più per farsi; & per tanto, esso ancora separatamente faceva instanza, Che per far honor al suo , & a lui stesso, si concedesse loro qualche cosa di più, non pregiudiciale, atteso che quantunque il fatto sin qui, fosse molto, tutta via non bastava: quando si concedesse una sospensione delle Leggi, per qualche mese, si come proposto, tutto resterebbe accommodato, facendosi non dimeno presto, acciò le armi, che sono in pronto, non partorissero qualche scadalo. quando li communicata questa ultima risposta data al Cardinale, disse, Che l’havrebbe desiderata più chiara; se ben le parole non esprimono quanto vorrebbe, tutta via pareva a lui inferire, che il potesse dar la parola, che mentre si tratta non si useranno le Leggi, & che così egli intende; ma perche vuol caminar saldamente con sincerità, raccorda, che quando si lasciò intendere, che il Papa havrebbe levate le Censure, & ultimato il negotio, purche havesse la parola del , che fra tanto non si userebbono le Leggi, ciò disse, supponendo la parola chiara, & senza velame, però se ben crede, che voglia dir così, vorrebbe non dimeno la risposta più chiara; & se bene se ne contenta, poi che presuppone, che il Cardinale se ne sia contentato; non vuol però impegnar la sua porola in cosa incerta, della quale , che il Papa sin’ hora non si sodisfa: rapresenterà lo stato del negotio, & vedrà quello che sarà detto dal Pontefice; s’imagina, che il Card. se ne sia contentato, per havergli egli stesso detto, che portato un pensiero del suo , sopra il quale aspettava dalla Rep. la risposta, & non li deve esser discaro, se il Cardinale può far miglior mercato, & prezzo; soggiunse, Che se ben li dispiaceva la dilatione, la qual era causata da non parlar chiaro & che farà per necessità il negotio lungo; replicando molte volte, che quantunque desiderasse maggior chiarezza, egli però intendeva, che in virtù di quella risposta, potesse dar la parola, in fine concludendo, che riceverà il tacer per confessione.

A questo ultimo punto rispose il Prencipe, Che il Senato parlava molto chiaro, si che ogn’uno poteva intenderlo, senza bisogno di esposizione, ò congietture; Che n’intendeva27 in modo alcuno di cessare dall’uso delle sue Leggi, statuite con equità, & autorità legitima; bene, che prometteva usarle con la medesima equità, & moderatione, che era solita, & che conveniva all’antica pietà, & Religione della Republica.

Le trattationi erano tanto innanzi, che davano quasi ferma speranza dell’accordo, se in contrario il sollecito armarsi del Conte di Fuentes, & li molti nelli Grisoni, che non solo seguivano, si aumentavano ancora, non havessero fatto tener per fermo, che li Spagnuoli volessero la guerra, trattenessero con trattationi di concordia, perche li Spagnuolanti continuavano all’eccitar mali humori, & procurar di far nascer sollevationi con falsi avvisi (che possono assai col popolo basso) parte con donativi che vincono li non soggietti a gl’inganni. Conobbero in Spagna il pericolo che portava la fama corrente, perilche in quel tempo apunto, che il concesse al Conte di Fuentes l’estrattione di 10000. moschetti, li scrisse insieme, Che vedendo il pericolo della guerra per le dissensioni tra il Pont. & la Rep. per divertirla, s’era dichiarato col Papa, per acquistar merito appresso lui, & farlo condiscender ad accettar i partiti, che recusava; Et per venirne a fine haveva mandato D. Francesco a Venetia, dove trovando maggior durezze, che non havrebbe creduto; gli ordinò di unir gl’offici suoi con quelli de gl’altri Prencipi: crescendo le difficoltà, haveva voluto anco tentar l’ultimo mezzo, che era di mostrarsi interessato con la Chiesa, per levar alla Rep. le speranze, fondate sopra la debolezza del Papa: perche questo era sinistramente interpretato da’ mal intentionati, haveva risoluto di publicar questa sua deliberatione, facendo intender alli suoi Ministri, che non si valessero di opportunità alcuna per incominciar a fomentar la guerra.

Nelli Grisoni erano li sollevati al numero di 2000. fra’ quali era artificiosamente stata sparsa fama, Che la Republica di Venetia haveva comprato il passo per 80000. scudi, & per tanto volevano investigar per qual mano erano andati li danari: per la qual cosa, il Residente non tenendosi più sicuro in Coira, pensò di ritirarsi a Tosana. li sollevati, senza nissun rispetto, in numero di 200. andarono alla casa sua, & lo fermarono, dicendo, Che non era tempo di partire, di dar conto, chi haveva havuto li danari spesi dalla Signoria di Venetia, passarono ad insolentissime parole: Perilche il Residente sforzato a ritirarsi. Fece querimonia di questo affronto col Consiglio, instando che fossero castigati: nel Consiglio non vi era ne forze ne virtù, essendo assenti tutti li principali, & gl’huomini di valore, parte ritirati per li strepiti; alcuni ancora si ritrovavano in Valtelina; & altri in Ambasciarie, offerirono però quei del Consiglio al Residente, guardia per ritirarsi à Tosana, con quale essendo egli in viaggio, assaltato da una moltitudine, alla quale convenne cedere, & tornar a casa, dove era custodito come prigione, che non poteva ne scriver ne ricever lettere: in questo però procederono meno barbaramente, che li diedero 4. Gentilhuomini, che li tenessero compagnia; Si eccitò una certa voce, che i Lorenesi havevano levate le insegne, & dicevano volersi aprir il passo per forza, se non per volontà: onde si rinnovò la sollevatione, & andò la moltitudine alla casa del Residente con tanta furia, che con difficoltà egli difeso dalle guardie: perseveravano gli Spagnuolanti, se ben falliti, a sparger danari, & facevano metter in arme i loro adherenti, con tutto ciò non poterono tanto fare, che la moltitudine non fosse eccitata dalli migliori, & persuasa ad aspettar la riduttione di tutte le bandiere, & frà tanto, a lasciar libero il Residente Veneto, con promessa, che egli havrebbe aspettato la riduttione: onde lo lasciarono libero il settimo giorno, dopo che violentato: & subito li successe nuovo incontro, Perche li soldati, che già erano levati per andar al servitio della Republica, citarono i Capitani, & li fecero condannar a dar lor una paga: perilche necessitato il Residente, per non abandonar i Capitani, dar lor 2000. scudi, con che quietarono la seditione, & in questo mentre le bandiere s’andarono riducendo.

In Spagna, vedendo, che il negotiato di D. Francesco non proffittava come desideravano, & facendo il Duca di Savoia continue instanze al , Che aggradisse la sua andata a Venetia, si risolsero di contentarsi, se ben l’havevano più per soldato, che per istromento di Pace, pensando anco, che era cosa ardua negarli una tal petitione: Risposero però ambiguamente, Che S.M. credeva, che egli non fosse più per trattare conforme all’intentione di Spagna, anzi, che pensasse più ad esser adoperato in guerra da una delle parti, che a comporle insieme: Et perche si cominciò à sospettare, che il Pontefice, fondato sopra li aiuti di Spagna, stasse duro più del conveniente a ricever la concordia, il , facendo dar conto al Noncio, che per esser più espedito in Italia, haveva ordinato a tutti li Capi da guerra, ridotti a casa per riposare, che dovessero ridursi con quanta più gente si poteva, alli confini di Francia, & scritto alli Vicerè di Barcellona, & Navarra, che mettessero quanta gente potevano nelle fortezze di frontiera: Soggionsero però, Che sarebbe officio del Pont. divertir questi romori, & pericoli, col sopportar qualche cosa ne i suoi figliuoli, se ben a lui, paresse diffetto: Et pochi giorni dopo, con altra occasione li dissero ancora, Che il serve più la Sede Apostolica, con reprimere gl’Heretici di Fiandra, che con fomentar le torbolenze d’Italia, & che quanto più il Papa sarà aiutato da Spagna, tanto più i Venetiani si restringeranno con li nemici della Fede Catolica: laonde sarebbe buon consiglio, che il Pont. per bene universale, serrasse gl’occhi a qualche ragione particolare: Et infine per parlarli più chiaro li dissero, Che non conveniva ad un Padre di tutta la Christianità, fondar una guerra così cruda, & dannosa al popolo Christiano sopra un tanto pio; & che la sua Santità abbassava la dignità Apostolica, volendo con mezzi humani sostentar l’autorità data da Dio: li fecero anco mentione, Che conveniva ricompensar il con qualche cosa per la dichiaratione fatta, poi che si era tirato addosso molti nemici, (accennando le decime del regno di Napoli, overo la remissione del feudo,) Certo è che il Papa havendo questi avvisi, si tenne turbato, vedendo che lontano dal bisogno, non mancavano Offerte; & al tempo dell’effetto, Ritirate.

in Lorena, il Conte di Vaudemont, si era messo al letto amalato, della qual infirmità alcuni ascrivono la causa ad una ferita, che già un’anno hebbe nel capo con effusione di molto sangue, essendo alla caccia del cervo: altri al travaglio, che riceveva per li combatimenti che gl’erano da tanti canti, fatti; & d’Italia continuavano gl’avvisi, che il negotio fosse per accommodarsi. Il Montaguto Residente in Venetia per il Gran Duca, scrisse al Duca di Lorena, che il Card. di Gioiosa, & l’Ambasciator Fresnes l’havevano assicurato che l’accordo sarebbe seguito certamente, che tenessero il tutto secreto perche non piacendo a tutti, vi era pericolo, che risaputo, non fosse turbato. Il Duca visitò Vaudemont, & con quell’avviso lo consolò, promettendo, che havrebbe fatto partir Padavino contento perilche anco lo chiamò, & scusatosi prima di haver differito tanto a trattar con lui, per causa della dieta, passò a dirli, che di Roma & di Francia era certificato dell’accommodamento; & anco le le provisioni à Milano, & à Roma si rallentavano, & che però cessava l’occasione della levata, & se ben egli haveva ordine di sollecitare; essendo le cose in termini differenti, doveva sopraseder sino a nuovo ordine; che la volontà sua era ottima, ne differiva a moversi, se non per risparmio del danaro: che rappresentasse a Venetia questo suo officio, & il consiglio che dava con candore di animo. Il Padavino lo ringratiò, & li considerò insieme, Che le voci di Pace spesso disseminate, erano sempre riuscite vane: che il Papa all’hora più se allontana, quanto più par vicino: al quale le sodisfattioni date dalla Re. in luogo di acquetarlo, l’hanno fatto sempre desiderar più: Che havendo il Papa publicato in Concistoro l’ultima sua deliberatione alla guerra, gloriandosi d’adherentia de’ Prencipi, & dichiarando Legato fatto risolvere la Repub. d’armarsi per quiete commune: Che la prontezza mostrata dal Conte, in voler servire haveva messo il Senato a mandar lui in Lorena: Che nessun sapeva meglio, che la Rep. stessa, il suo bisogno, & che il Duca lo doveva credere, sapendo, che il Senato non si conduceva a spendere senza necessità: Perilche non era a proposito scriver cosa alcuna a Venetia, che differisse la levata, si bene dar ordini risoluti, per poter scrivere, che le genti marciavano. Il Duca replicò, Che della pace parlava con fondamento & che desiderava questa sodisfattione; Che scrivesse secondo il suo consiglio, poi che anco l’indispositione di Vaudemont l’impediva dall’adoperarsi per qualche giorni. Assentì il Padavino a scriver per corriero espresso, sperando, che frà tanto, che veniva la risposta, Vaudemont risanato dopo venuta, attenderebbe alla levata; a che il Duca non rispose, & con tutto che più volte, ancora interrogativamente, facesse instanza d’haver risposta, se Vaudemont vi havrebbe atteso, & se il Duca l’havrebbe coadgiuvato, non potè mai cavar risposta alcuna. Il Conte mandò a veder se il Padavino era sodisfatto del Duca; Al qual rispose, Che attendesse a guarire, che a Venetia si faceva oratione per lui, dove haveva scritto, assicurando la Republica del suo servitio: Si consolò Vaudemont; Et il Duca ringratiò il Padavino, dicendo, Che havrebbe riconosciuto la vita del figlio, da lui.

Arrivò in questo tempo a Nansì il Crivelli Camerier’ del Duca di Baviera, portando un Breve del Papa, & rinovando le istanze, Che il Conte si levasse dal servitio della Republica, Hebbe audienza da tutti separatamente, con sua sodisfattione. Il Conte, non lo ammesse, scusando l’indispositione; dopo qualche di, importunato, con conditione: che parlasse poco; si contentasse di breve risposta & non facesse replica. Andò & cercò di rimover il Conte con ragioni di Religione, & di Stato; al qual il Conte rispose, Che stimava l’honor suo, il qual era congiunto con la Religione, & non si potevano separare; il Padavino incontrò questo Crivelli in Chiesa, il quale gl’usò cortesi parole, dicendo, Che il suo Duca desiderava la quiete, & per questo haveva fatto far orationi, & determinava anco far alcuni peregrinaggi, & che sperava dovesse seguir la pace, perche li Spagnuoli la volevano in ogni modo, per le cose di Fiandra, & per l’elettione del de’ Romani.

 

LIBRO SETTIMO.

 

Mentre che il Padavino aspetta la risposta da Venetia, arrivò Monsieur de Bassompierre, per abboccarsi col Padavino, per passar poi al servitio della , si come haveva promesso all’Ambasciator Priuli in Francia, & portò ambasciata al Conte, che licentiandosi dal Re, la Maestà sua li commise di dirli per suo nome, che non solo non poteva salvar la sua riputatione mancando alla Republica, ne meno trovare pretesto apparente di scusarsi in parte. Li portò anco avviso, che il Duca di Guisa si offeriva per suo Luogotenente, & che gran quantità di soldati si mettevano in punto per passar con lui, lasciandosi intender il di dar licentia a tutti, eccetto a’ suoi Officiali. Hebbe appresso il Conte, persona espressa mandatagli dal Canton di Sciafusa, il qual gli offerì levata, & ogn’altra commodità. Tornò anco Marinville da Fiorenza portando certa speranza dell’accommodamento, la qual ancora si accrebbe per un Corriero arrivato al Duca in diligentia, con avviso, Che Gioiosa doveva partir da Venetia, ricevuta ogni sodisfattione per il Papa. giunto il Corriero da Venetia con la risposta, fece il Padavino doglianza per nome della Republica, col Conte, che li soldati non fossero in ordine come egli haveva promesso, & lo ricercò, che supplisse con altretanta celerità, per medicar il mancamento passato. Il Conte restò attonito, & rispose, Che havrebbe fatto il suo debito, se il Padre l’havesse concesso, col quale bisognava parlare: Rispose il Padavino, Che l’havrebbe fatto, & ne teneva ordine, però haveva fatto capo con lui che era il principale, tratterrebbe il Corriero un giorno o due, per poter rispondere assolutamente, & non complimenti o scuse, effetti. Si congregarono il Padre & tutti i figli al consiglio, sopra la risposta che dovevano dare. Il Cardinale il primo a dire, Che la Casa loro era sempre stata divota della Chiesa, contra la quale nissuno  de’ suoi, portò mai arme; ne adesso si doveva far diversamente, adossandosi macchia, & odio universale de’ Catolici; oltre il pericolo di Censure, da’ quali bisognava guardarsi, tenendo avanti gl’occhi li travagli havuti dal Duca di Bar, per il matrimonio che contrasse con la sorella del : Essaggerò queste ragioni; & concluse, che dovesse esser data negativa aperta al Padavino, perche questa causerebbe la Pace; atteso che la Republica spogliata di questo ajuto, si humilierebbe al Papa. Il Duca di Bar assentì alle cose dette dal Cardinale, aggiungendovi, Che conveniva trovar temperamento col quale si salvasse la riputatione del Conte. Il Conte portò dall’un canto quello che li veniva riferito da parte del di Francia, & degli altri che l’ammonivano dell’obligo suo; & dall’altro, quello che veniva scritto di Toscana, concludendo, che si guardasse bene, che cosa lui era tenuto di fare, perche doveva anteporre l’obligatione sua ad ogn’altro rispetto. Il Padre disse sentir grandissima passione: perche la ragion di Religione, & di Stato non permetteva che li suoi s’armassero contra la Chiesa, & massime quando altri Prencipi Catolici non facessero l’istesso: oltre che la guerra d’Italia sarebbe stata ruina del Christianissimo: & dall’altro canto, desiderava dar qualche sodisfattione alla Republica. Con tutto ciò anteponeva le ragioni di casa sua a tutte le altre: Perilche risolveva in se stesso, quando non potesse sodisfar in parole, lasciar incorrer ogn’altra cosa, prima che consentire a questa levata. Perilche, quando il Padavino andò all’audienza, che il Duca li diede, presente il figlio Duca di Bar, esponendo, Che a Venetia, se bene era stata ricevuto a maraviglia grande, che le genti non fossero in pronto, così si credeva per certo, esser redintegrati con altretanta diligenza. Rispose il Duca, Che teneva la pace per conclusa, la onde non era bisogno far altro moto: che la Republica accommoderà il Negotio, & le Censure caderanno sopra casa sua: però non si vogli senza frutto addossargli travaglio: perche quanto più desidera in ogni occorrenza gratificar la Republica, tanto più si duole di non poter permettere che i suoi figli servano contro la Chiesa; nel resto sarà sempre pronto & esso, & tutti li figli per adoperarsi in servitio della Republica, con tutte le forze loro. Il Padavino, sentendo una negativa così chiara, giudicò necessario parlar apertamente, & disse, Che le voci di pace erano senza fondamento; che se fossero vere, egli non havrebbe ordini frequenti & iterati per sollecitare, & quando bene la pace havesse a seguire negando il Conte il debito servitio, la difficoltarebbe; Perche il Papa starebbe sul’ duro; Che la Rep. non premerebbe la levata se non conoscesse il suo bisogno; Che chi si mette al servitio d’un Prencipe, deve ubidir, & non voler esser giudice, se quello, che egli commanda sia necessario, & opportuno, overo altrimenti; Che il temer di Censure è vanità, perche si sapeva benissimo, Che il Papa conosceva l’error fatto, & non ne farebbe un’altro; & se la scommunica valesse in tutti i casi, i Prencipi sarebbono spediti; Che non bisogna presupponer infallibilità ne i Papi, poi che Dio ne permette de’ cattivi per castigo del mondo; Che l’obligo di Vaudemont, con l’assenso del Duca, è contrario nel tempo delle contese, onde chi non hebbe timor del promettere, non deve haverlo dell’attenere. Soggiunse, Che havendo il Duca, dimandato termine tanto, che si scrivesse, & ricevesse risposta non sapeva vedere, come adesso si passasse ad una negativa, senza mancamento di parola. Rispose il Duca, Che teneva la pace per sicura, & d’hora in hora ne aspettava la Conclusione: & dopo due hore di audienza, dove passarono molte risposte, & repliche dall’una parte & dall’altra, restando sempre il Duca nel metter innanzi la sua aspettatione, passò il Padavino a dirli, che se la loro risposta era risoluta lo dicessero, che si partirebbe immediate per procurare altrove il servitio del suo Prencipe, che non può trovar da quelli, che sono debitori; lo pregò il Duca di aspettar tre, ò quattro giorni; Il seguente andò il Padavino all’audienza del Conte, quale a prima vista li disse, Che desiderava più tosto esser trovato morto, che in quello stato, dove non havrebbe creduto arrivar mai; che non può dissimular il suo ramarico, perche dall’un canto vede il suo obligo, dall’altro, la volontà del Padre, al quale non ardisce contravenire: Che li brevi del Papa, & li offici diversi, massime de’ Giesuiti, havevano impresso nel Duca scropoli, che non si poteva levarli, essendo vecchio, & soggietto ad esser impresso da quei timori; Che conosceva la giusta causa di dolersi nella Republica, per il danaro ricevuto, & per il mancamento nel bisogno: protestava che la colpa non era sua, & pregava il Padavino a compatirlo, & parlò con tanto affetto, che li uscirono le lagrime. Il Padavino lo consolò dicendo, Che nell’avversità bisognava usar prudenza; & esser da dolersi, che il Papa mercantasse la sua riputatione per mezzo di suo Padre: & replicò l’istesse cose dette al Duca con maggior forza, & confidenza, essortando a far nuovo tentativo col Padre per levar l’ostacolo, acciò non passasse, à notitia de gl’huomini un’attione, che potesse deturpar il suo honore. Promise il Conte, di operar efficacemente col Padre, raccordando, che per gli anni era debole di corpo, & di spirito, & oppresso dalle soggestioni di diversi. Vide il Padavino, Che tutti erano artificij; & aspettati li 4. giorni dimandò audientia per licentiarsi, la qual andavano protrahendo per valersi del tempo, ridotti in necessità, propose partito il Conte, di far la levata, con promessa, che le genti non servirebbono contro il Papa, (& questo per levar lo scropolo al Duca) dovendo poi, quando i soldati fossero in Italia, ubidire alli commandamenti della Republica, senza riservatione, la qual conditione il Padavino non ricevette per non violar la capitulatione di servir contra quoscunque28. Perilche il Padavino era risoluto di passar’ ne’ Svizzeri subito che havesse havuto avviso del luogo, dove doveva convenir con li deputati delli Cantoni.

Non tralasciava il Pont. cosa alcuna, che li paresse poter sostentar la sua dignità in queste occasioni; perilche havendo dalle scritture Venete compreso esser in Genova una Legge antica conforme in tutto alla Venetiana, Che prohibisce agli Ecclesiastici acquistare, fece instanza che l’annulassero, al che quella Rep. pronta per far cosa cosa grata a sua Santità, e per mostrare che fosse stata spontanea la rivocatione de’ loro Editti fatta l’anno precedente, di che gia si è detto, & credendo anco con questo, di aggravare la causa della Rep. Veneta: Et ad instanza dell’istesso Pontefice, fecero dar conto in Spagna per il loro Ambasciator della rivocatione, la qual cosa ricevuta in quella Corte, per quella affettatione, che manifestamente appariva, mostrando di voler dar essempio, non a Venetia solamente, anco a Portogallo, & Aragona; il che era volerlo dare anco al .

Il Duca di Savoia fece dir al , per Giacomo Antonio dalla Torre, Ambasciator suo straordinario, andato pochi giorni prima in Spagna, per dar conto della conclusione del matrimonio della figlia nel29 Prencipe di Mantova, che l’A.S. haveva accettato le commissioni dall’Imperatore per interporsi tra il Pontefice, & la Republica  di Venetia. A che rispose il con parole generali: il Duca di Lerma lo lodò, Che ubidisse à l’Imperatore, & aggiunse, Che il sentiva tanto gusto, che le differenze s’accommodassero, che pregava Dio, che desse al Duca buona ventura, in maniera che per mano sua riuscisse così buon’ effetto. Il Duca, senza più aspettar, publicò il suo viaggio, & diede ordine alla sua Corte, che mettessero in punto. Perilche in Venetia si udiva di giorno in giorno crescer la fama della venuta sua per interessarsi nel presente Negotio; & in questi giorni S.A. mandò Gio Battista Solaro, con lettere sue di credenza, delli 27. Febraro, a dar conto al Senato, come l’Imperatore haveva mandato a Turino il Marchese di Castiglione acciò sollecitasse sua A. a passar in Venetia, per accommodare le controversie: a che volendo attendere, così per ubidir a l’Imperatore, come per servir la Republica, haveva determinato non differir niente, mettersi immediate in camino, credendo, che la Rep. sarà per aggradire la sua venuta, & la sua opera, & haveva mandato il suo Ambasciatore acciò facesse certa la Rep. della sua buona volontà, & della diligenza, che era per usare. data audienza all’Ambasciatore alli 11. Marzo, & risposta cortese, Che il Senato havrebbe aggradito la venuta di S.A. Per questa causa il Cardinale deliberò mandar un suo gentilhuomo à Roma per portar al Pont. le cose deliberate, & procurare per mezzo di Alincourt la conclusione del Negotio; & mentre lo spediva mutò pensiero, & risolse andar esso medesimo in persona, & partì il giorno seguente che alli 17.

Partito il Cardinale, capitò in Venetia il Marchese Castiglione Ambasciator Cesareo al Pontefice: & senza voler ricever incontro publico, si presentò al Prencipe, Dove, ramemorati gl’offici fatti da lui in Roma nel principio delli romori, acciò il Papa sospendesse il suo Monitorio, se ben non hebbe effetto per la cattiva dispositione delle cose, aggiunse haver fatto sempre l’istesso alla Corte Cesarea; onde l’Imperatoracceso di desiderio di veder accommodare le differenze, per ciò haveva destinato il Duca di Savoia, per effettuare questa buon’ opera, al quale haveva voluto aggiungere la sua persona come effettuosissima alla Republica, così per li rispetti suoi propri, come di tutta la sua casa, Et non potendesi il Duca metter in camino così subito per la molto compagnia apparecchiata a seguirlo l’Imperatore haveva commandato adesso al Marchese di accelerare il suo viaggio per introdurre il Negotio, acciò tardando tanto, non si venisse all’armi dalla parte de’ Grisoni, che rendesse il Negotio inaccommodabile: hora resta consolato, havendo inteso, Che la prudenza del Senato havesse fatto risolutione pietosa, & trovato modo che il Cardinale fosse partito sodisfatto per Roma,, & le cose fossero accommodate: pregava esser fatto consapevole delli particolari, offerendosi coadiuvare per nome dell’Imperatore a levar le difficoltà che restassero, & presentò lettere di credenza dell’Imperatore & del Duca: Li communicato per ordine del Senato lo stato del Negotio, & in particolare la risposta ultima data dal Cardinale. Restò il Marchese sospeso, dubitando, Che non segli fosse communicato l’intiero, & quel tutto, a che la Rep. era condiscesa; di nuovo certificato, che niuna cosa gli era stata celata, fece instanza di poter portar anch’egli qualche sodisfattione al Pontefice, ottenuta in gratificatione dell’Imperatore: Non ottenne altro dicendo il Senato, Che essendo condisceso a tutto quel più, che poteva salva la sua libertà, non li restava altro che poter conceder di più; se non che egli potesse proporre al Pont. le medesime sodisfattioni, che si erano date alli ministri di Francia, & di Spagna, & trattare l’accommodamento con le stesse conditioni. Li Spagnuoli, i quali (vedendo il Cardinale di Gioiosa venuto a Venetia) tennero il Negotio per accommodato, vedendolo hora partire senza haver havuto più di quello, che concesso, à Fresnes, & a loro, riputarono, che il Negotio fosse rotto, ò che il di Spagna fosse ingannato dal papa, il quale procedesse con esso doppiamente, con li Francesi s’intendesse in secreto: & l’Ambasciator Castro, ridotta in scritto la deliberatione del Senato communicatali, ne mandò in diligenza la copia à Roma, la qual communicata non solo al Papa, dall’Ambasciator Catolico publicata anco per tutta la Corte, a fin che fosse fatto noto a tutti che li Francesi non potevano prometter più che essi: il Senato acciò non fosse rappresentato diversamente lo stato delle cose, secondo le affettioni di quelli che trattavano, diede parte del tutto alli Ministri suoi in tutte le Corti, mandando in ogni luogo copia dell’ultima sua risolutione.

 All’arrivo del Cardinale in Roma, si commosse tutta la Corte, & ogn’uno parlava secondo il proprio affetto: altri desideravano l’accommodamento, altri l’abhorrivano: da alcuni era tenuto per concluso: altri lo credevano rotto, & impossibile: & nelli primi giorni, il Papa era combattuto da diverse parti, in maniera che così egli, come li ministri suoi, erano titubanti; parendo loro alcune volte, che mancassero molti punti da concordare, & hora parendo, che tutto fosse composto, & erano fatti offici con la Santità sua tanto varij; che confessò a persone degne di fede, di ritrovarsi30 irresoluto & perplesso. Et all’Ambasciator Alincourt, quale, conosciuta questa irresolutione del Papa, il terzo giorno dopo l’arrivo del Cardinale, andò a dolersi della fama sparsa da alcuni per Roma, che il negotio non si potesse più accommodare, ò almeno non si potesse concludere con le conditioni ottenute dal , (che era un levar il merito di tanta opera, & fatica alla M.S. rispose, Che se ben era stato combattuto da tante parti, si che per tre giorni era stato posto in croce, & quantunque dal Card. di Gioiosa, & dall’Ambasciator Castiglione, non cavasse se non parole generali portate da Venetia, era nondimeno risoluto di concordare purche si facesse nuova prova per il ritorno de’ Giesuiti. Certa cosa è, che a’ molti Cardinali, a’ quali non era piaciuto, che il Papa si fosse precipitato col venir alle Censure, dispiaceva però anco in questo tempo, che si ritirasse senza ottener il dissegno di far che la Rep. cedesse: & alcuni di loro s’erano ammutinati, con dissegno di passar a qualche contradittione in Concistoro, al che erano anco confortati da certi, per impedir totalmente l’accommodamento: da altri, per impedir almeno, che non succedesse per mano di Gioiosa. Quello, che particolarmente trattato in Roma dal Card. & daglAmbasciatori del Christianissimo & Catolico, non con partecipatione alcuna del Senato Veneto, perilche non si è saputo delli loro negotiati, salvo che quanto dissero l’Ambasciator Castro & Fresnes, & quello, che è stato scritto dal Card. du Perron, & dall’Archivescovo d’Urbino. Quello che i due Ambasciatori dissero si narrerà al suo luogo. Le relationi del Cardinale & dell’Arcivescovo portano, che il Cardinale di Gioiosa arrivato a Roma per negotiare, & concludere accommodamento col Pontefice pareva non haver’ altra difficoltà, salvo che il non poter prometter la restitutione de’ Giesuiti, laquale per molte ragioni era desideratissima dal Pontefice, perilche ridottosi a consiglio coll’Ambasciator Alincourt, & con i Cardinali Francesi; deliberò di rappresentar questa parte al Pontefice; con qualche dolcezza. La onde dopo aver trattato delle altre cose, & haver quasi che contentato la sua Santità, disse, Non potersi sperare di otteneter con particolar trattato, che li Giesuiti fossero ricevuti, haver un partito, col quale senza dubbio havrebbe ottenuta la rimessione loro, & questo era, che la Santità sua li mettesse in mano un Breve con facoltà assoluta di levar le Censure, quale egli havrebbe portato a Venetia, & mostrato l’autorità sua: aggiunto, di haver in commissione di non esseguire cosa alcuna, se non con conditione che li Giesuiti fossero ricevuti: & sperava che a Venetia, quando si fosse veduto, che niente altro rimaneva per effettuar la Concordia, si sarebbe condisceso anco a darli questa sodisfattione.

Vidde il Pontefice che vi andava molto dell’honor suo, se havesse abbandonati li Giesuiti scacciati, (come si persuadeva) per haver ubidito al suo interdetto, & a’ quali haveva promesso, che non sarebbe entrato in alcun’ accordo se non con conditione, che fossero restituti: al che ancora si aggiungeva un’ altro capo di sua riputatione, Che se per due Preti carcerati haveva fatto tanto moto, pareva, che per nessuna causa dovesse sopportare, che tutto un’ Ordine fosse bandito: il Cardinale du Perron persuase il Pontefice, con dirli, che quando altro capo non fosse restato, salvo che questo, si havrebbe fatto, che la causa universale, quale era in controversia, diventasse causa particolare de Giesuiti, & non della Sede Apostolica, aggiungendo, che bisognava prima ristabilire l’autorità della Santità sua in Venetia, la qual fermata, era facile con quella introdur li Giesuiti, onde, il non nominarli al presente non era escludere, differire la loro restitutione. Propose l’essempio di Clemente VIII. che nell’accordo fatto con Francia, con tutto che l’articolo del ritorno de’ Giesuiti fosse tanto stimato da lui, veduta però la difficoltà, si contentò di partirsene con speranza, che havrebbe facilmente col tempo ottenuto quello, che all’hora pareva impossibile; & non restò ingannato, perche li successe dopo, con facilità. Si contentò il Pontefice che il Gioiosa facesse per la restitutione de’ Giesuiti tutto il possibile, senza però intopparsi, quando vedesse per questa causa non poter passar oltra.

oltra di ciò, alla trattatione del Cardinale si attraversarono anco tre difficoltà: L’una, Perche voleva il Pont. che Monsieur di Fresnes, Ambasciator in Venetia, dimandasse in scritto per nome del , & della Republica che le Censure fossero levate, si come D. Inigo di Cardenas, Ambasciator del Catolico, haveva fatto. i ministri del Christianissimo volevano, che questo fosse fatto da Monsieur d’Alincourt, del che finalmente il Pontefice si compiacque, si come anco si contentò, che il Cardinale di Gioiosa, & il detto Alincourt li desse parola a nome del , che non sarebbono esseguite le Leggi sin tanto, che l’accordo si havesse potuto effettuare: & il Pontefice voleva altramente, pretendendo, con questo si dicesse esser’ di consenso della Republica, & sin che l’accommodamento fosse effettuato. il Cardinale di Gioiosa, non havendo ricevuto parola alcuna sopra questo dalla Republica (come s’è detto) non poteva dire che fosse con suo consenso. Di queste scritture fatte da Cardenas, Alincourt, & Gioiosa, sono andate atorno copie, che non si se siano vere ò false, non essendo di questo stato communicato cosa alcuna in Venetia, ne havendo mai il Senato dato altra parola, salvo che quanto si è narrato. In fine voleva Pontefice, secondo l’uso della Corte, Che le Censure fossero levate in Roma, parendogli indignità, (oltre l’esser cosa insolita) che si diminuisse tanto la sua riputatione, che li convenisse mandar un Cardinale per questo effetto: molto ben considerato dalli Ministri di Francia, Che questo sarebbe stato un dissolver totalmente le cose concluse; perche senza dubio in Roma molte cose sarebbono state proposte da diversi per attraversare: & molte difficoltà sarebbono di nuovo nate, & quando poi il tutto fosse colcluso non si sarebbe fatto in Roma, se non in modo, che mostrasse colpa nel Senato Veneto; & a Venetia non sarebbe stato ricevuto in modo alcuno, cosa che mostrasse le Censure essere state valide: onde li Francesi, (riputato questo punto essentialissimo) tanto fecero, che il Papa si contentò, che in Roma non fosse fatto atto alcuno. Volevano anco, che al primo Concistoro il Pontefice desse conto della deliberatione fatta alli Cardinali: egli non consentì di farlo, solo nell’audientia privata ne parlò con alcuni,  con risolutione di chiamarne quatro, ò sei al giorno, in camera, & intender il voto di ciascuno a parte.

Presupponeva il Pontefice, che li prigioni li fossero resi senza protesto, havendo inteso che a Venetia era presa risolutione di protestare, per rompere l’accordo, se il Cardinale di Perron non l’havesse persuaso, con dire, che se per questa causa si dovesse rompere, era più con sua dignità che si rompesse in Venetia: imperoche all’hora sarebbe da tutti attribuita la causa a’ Venetiani; che se si rompesse in Roma, sarebbe attibuita alla sua durezza: perilche il Pontefice fermato, passò innanzi questa difficoltà.

Al primo Concistoro che si fece, andarono tutti li Cardinali, anco quelli, che per loro indispositione sono soliti andarvi pochissime volte, tenendo per fermo, che dal Pontefice fosse dato conto della sua risolutione presa, & alcuni di essi erano preparati anco per contradire. il Pontefice trattate le cose Concistoriali, non fece parola di questo: bene in sei giorni ascoltò tutti in audienza privata, parlando con ciascuno come di cosa fatta; perilche altri risposero, commendando molto: altri con poche parole: alcuni pochi si opposero; altri per metter difficoltà raccordarono nuove cautele: alcuni ancora proposero, che fosse meglio mandar il Cardinal Borghese: altri volevano che a Gioiosa si aggiungesse ancora Zappata. il Pont. risoluto in se stesso, non si partì dalla deliberatione presa, & dalle cose concluse col Gioiosa. Restava la formatione del Breve, piena di molte difficoltà, & insuperabili, volendo salvare la dignità del Pontefice & del Senato insieme: cosa tanto più ardua, quanto non haveva essempio nelli tempi passati: imperoche altre volte li Pontefici, levando le Censure a supplicatione delli Censurati, potevano con inserir nel breve, la penitenza, & humiliatione loro, rendersi formidabili non meno nel perdonare, che nel fulminare: lo stato della presente causa era in tutto diverso, dove non si poteva metter parola in essaltatione dell’attione Pontificia, ò a favore delle Censure sue, che non fosse per romper la trattatione dell’accordo. Trovò il Cardinale un nuovo & prudente temperamento: di non ispedir breve alcuno: trattar in Venetia il tutto con la sola parola, acciò non portasse cosa a Venetia di ombra, ò sospetto, & restasse libero alla Corte di predicare, che vi fosse intervenuto qualunque avantaggio per la parte del Pontefice. perilche formata solo un’istruttione al Cardinale, sottoscritta di mano del Papa. Voleva il Pontefice accompagnar il Cardinale con ministri, che intervenissero alle attioni prescritte nell’istruttione da osservarsi nella consegnatione delli prigioni, & nell’abolitione delle Censure: Et per ricever li Prigioni, nominato Claudio Montano, giudice criminale di Ferrara. Restava un Notaio, che facesse rogito degli altri; & a questo effetto furono nominati molti Notai Camerali, de’ quali, non piacendo alcuno al Cardinale (che prevedeva quanto impedimento havrebbe portato all’essecutione il costume Romano) propose, che Paulo Catel, suo famigliare, & Capellano fosse creato Protonotario Apostolico, & adoperato per ministro in quelle attioni: le quali cose tutte furono accettate dal Pontefice, desiderosissimo di uscir in ogni maniera di questo impaccio; & creò Paulo Catel Protonotario, e sottoscrisse l’instruttione per il Cardinale, & lo spedì, si come era concertato. Di queste trattationi niente si seppe a Venetia, & quando s’aspetta a Paulo Catel, egli quando venne col Cardinale, non mai conosciuto per Protonotario: o ministro del Papa, ne comparve in altra qualità, che di Caudatario del Cardinale, ne mai veduto far altro officio che quello. Tutto questo, che s’è detto, s’è tratto dalle relationi scritte da Roma.

Ma ben altrimente parlarono in Venetia li due Ambasciatori di Francia, & di Spagna, il 29. di Marzo. Il primo D. Francesco di Castro, il quale portò nuova, che le cose a Roma andavano bene, essendosi il Pontefice contentato del punto principale esseguito dall’Ambasciator Aiton, con haver dato al Papa, per nome del , la parola la qual sua sua Santità voleva: aggiungendo, che se il Cardinal di Gioiosa havrà fatto l’istesso, sarà da ambidue fatto un bel colpo. Disse, che il Papa si era contentato, che la elettione dell’Ambasciatore seguisse dopo levate le Censure; che quanto al punto de’ Giesuiti, sarebbe stato superato ogni difficoltà, quando si fosse parlato chiaro in dar la parola della sospensione delle Leggi; che il Papa stà costante nella sua deliberatione; dicendo, Che nelle cose desiderate da lui, si parla indorato, & in quello, che altri vuole, si parla chiaro, Replicò immediate il Prencipe, Che il Senato ha parlato chiaro, anzi chiarissimo & che non intende di esser in obligo di alcuna cosa più oltra, che di quello che ha espressamente detto.

L’Ambasciator di Francia dopo lui riferì, Che il Cardinale, giunto à Roma, haveva trovato il Papa informato di tutto quello, che egli havrebbe voluto proponerli innanzi lo sapesse da altri, & però la Santità sua era assai raffreddata: la qual finalmente anco scoperse, che D. Francesco haveva spedito quatro Corrieri un dietro l’altro, con avviso, che esso Cardinale non haveva havuto parola più di lui; & che quanto haveva ottenuto, si mostrava anco per Roma in scritto: & che erano parole generali, lequali non solo non concludeva quello, che la Santità sua pretendeva, anzi il contrario: onde si vedeva, che il viaggio del Cardinale non era fondato sopra cosa soda. che il Cardinale dopo haver lasciato dir al Papa tutto quello, che li parve, li diede così buon conto, che lo fece acquietare: & già tutto sarebbe terminato bene, quando non fosse il punto de’ Giesuiti, dove il Papa preme assai. Che la Santità sua si era contentata della parola datali per nome del , dal Cardin. & da Alincourt, se ben sapeva che non l’hanno havuta dalla Republica, perseverando tutta via in voler la restitutione de’ Giesuiti, non il Cardinale che promettersi, & resta con qualche dubbio, che la risolutione potrebbe andar lunga.

il giorno seguente ritornò l’Ambasciator Spagnuolo a dar nuova, Che con Corriero speditogli da Aiton in diligentia, haveva avviso, che l’intoppo de’ Giesuiti era levato, perche il Pontefice il qual sino all’hora era stato fermo con risolutione di voler più tosto rompere, havendo sentito le ragioni, che esso D. Francesco gl’haveva fatto rappresentar per un Gentilhuomo mandato a posta a Roma, si era contentato lasciar fuori questo punto in gratificatione del di Spagna, & sua: che le difficoltà erano state grandi, & non sapeva se nel superarle fosse stato aiutato da altri: ben pregava, che in ricompensa li fosse concessa una sospensione temporale delle Leggi, procedendo D. Francesco in ciò con varie forme, & varie repliche; hora ricercandola per gratificatione del Papa, hora per sua propria, hora per gratificatione del , hora per total conclusione: soggiungendo in fine, che almeno li fosse concessa sino alla sua partita: , restando il Prencipe nella risposta data prima, mostrò desiderio che questa sua propositione fosse significata al Senato. Il Senato, il giorno seguente decretò, che li fosse risposto, con ringratiamento dell’operato, per la esclusione delli Giesuiti aggiungendo, Che nel resto, essendo stato detto quanto conveniva, non giudicava necessario aggiunger altro. il secondo giorno d’Aprile, l’Ambasciator di Francia portò nuova della total conclusione dell’accommodamento, dicendo, Che il Cardinale voleva esser egli in persona l’apportator di questo avviso: havendo inteso, che altri havevano spedito Corriero, haveva voluto spedir esso ancora, & che il Papa haveva preso tanta confidanza in lui, che non ascoltate le proposte d’altri, s’era contentato di darli facoltà di levar le Censure, il che s’havrebbe effettuato al suo arrivo in Venetia.

La prima cura del Cardinale, dopo concluso l’accommodamento, di darne avviso al , da cui non era mandato: dopo questo, nessuna cosa li più à cuore, quanto l’avvisar il Duca di Lorena, si perche da lui n’era stato efficacemente pregato, come anco perche conosceva, quanto importasse al Papa il fermare di levare delle genti di da’ Monti. Il Duca, havuto l’avviso, chiamò il Padavino, & li diede nuova dell’accommodamento seguito, dicendo, haverlo havuto per un Corriero con lettere di Gioiosa, & dal Gran Duca, aggiungendo, Che levato il rispetto del Papa, si contentava della levata, & scusando la negativa passata per li rispetti di Religione, di anima, & di conscientia, & per gli interessi di stato ancora, che facevano star la sua casa strettamente congiunta con la Chiesa: oltra la certa speranza, che teneva dell’accommodamento, senza la qual disse, che forse non si sarebbe mosso. Il Padavino altro non disse, se non in giustificatione dell’attioni della Repu. dannando gli Ecclesiastici, che volevano la quarta corona con sottometter li Prencipi. Disse il Duca, Queste esser matiere da esseguire, & non da deliberare, non sapendo, che il governo delle Republiche porta altri modi, non potendo proveder, se non per via delle Leggi. Il Conte di Vaudemont mostrò sentir grand’allegrezza, & promise al Padavino di principiar la levata subito dopo Pasqua, aggiungendo che fosse bene far passar prima li Svizzeri per habilitar con questi il passo a Lorenesi. Conobbe il Padavino il dissegno del Conte di far la levata per coprir la perdita di riputatione, & per ottener dalla Republica la ricondotta, & se ne certificò, quando Monsieur di Vadiot li narrò, che li Spagnuoli offerivano 15000. scudi all’anno al Conte per condurlo a’ servitij del ; a che diceva che Vaudemont non dava orecchie, per inclinatione che haveva al servitio della Republica: Et che il Conte nelle cose passate era andato riservato, acciò ch’il Padre nel testamento non lo disavantaggiasse, non sarebbe però di bisogno che tenesse l’istesso conto del fratello perche haveva stati proprij per quanta levata fosse bisognato. Aggiunse Vadiot, Che se ben la levata non era stata fatta intieramente innanzi la conclusione dell’accordo, però con le cose fatte si era data reputatione alla Republica. Discese anco al particolare, dicendo, Che il Duca non havrebbe consentito alla ratificatione della conditione, Contra quoscunque, il Padavino, ben certificato della conclusione dalla concordia per avvisi certi mandati dalla Corte di Francia, sospese lo sborso del danaro della levata per sicurarsi prima del passo de i Grisoni. Non haveva potuto il Padavino, ne alcuno di casa sua, confessarsi, per opera fatta da’ Giesuiti con tutti li31 Confessori di Nansì. , venuta la nuova dell’accommodamento il P. Rettore di essi Giesuiti mandò a scusarsi, offerendo, Che l’havrebbono licentiato di confessarsi, se voleva prometter di non operar più cosa contra il Papa. A che egli rispose, Che non havendo sino all’hora imparato alle loro scuole, non voleva dar principio in questo caso.

Anco in Spagna innanzi la Pasqua era arrivato nuova indubitata, che l’accordo sarebbe seguito al sicuro, Perilche il Noncio fece intender all’Ambasciator Veneto, Che si astenesse dalla communione per Pasqua, che presto l’havrebbe potuto far con permissione del Pontefice. il qual consiglio non dall’Ambasciator ricevuto; anzi di Maestro Francesco Spinosa, Prior di N. Signora di Zochia, dell’ordine Dominicano, confessato, & communicato il Giovedi Santo, & fattoli portar l’ombrella del Santissimo Sacramento, & ritenuto a tutte le Cerimonie Ecclesiastiche di quel giorno, & à desinare ancora col Convento delli Frati; & è verisimile, che quel Padre facesse ciò, havendo autori non solo di Theologia, che glielo insegnassero, Maestri ancora di altra professione, senza i quali nella Corte d’un gran nessun ardisce mettersi a tal’ imprese.

il Cardinale, desideroso di condur a fine il suo Negotio, & sperando anco, che nelli giorni santi potesse più facilmente ottenere qualche cosa di più a favore del Pontefice, che in altro tempo, fece il suo viaggio con tanta fretta, che passando da Ancona a Venetia per mare, espose la vita sua à qualche pericolo. Giunse il Lunedi della settimana Santa con gran desiderio di dar perfettione al tutto innanzi Pasqua: il Negotio non comportò di esser tosto spedito: ne il Senato, conscio della sua innocenza, hebbe per necessaria alcuna acceleratione, sendo sicuro di poter attender alli servitij Divini ugualmente innanzi la conclusione di questo Negotio, come dopo. Andò il Cardinale il seguente, che il decimo Aprile in Collegio, & fece la sua espositione, non facendo alcuna mentione di breve che havesse dal Pontefice, & già si sapeva che non haveva altro che una instruttione sotoscritta di mano del Papa. E li creduto dell’autorità, che asserì havere dal Pontefice, (essendo Cardinale così principale della Corte Romana, & ministro del Christianissimo) senza che mostrasse del Pont. scritture di sorta alcuna, egli accertò prima la Republica della buona volontà del Papa, & della intentione retta, inviata al ben publico della Christianità, scusando, che la durezza mostrata nella trattatione, non era proceduta se non da zelo di sostentar la dignità Pontificia; con tutta la buona inclinatione del Pont. il negotio era stato difficile da concludere, & haveva portato pericolo per li mali offici fatti da diverse persone: che le difficoltà erano in fine ristrette à due, L’una di destinare l’Ambasciatore, prima che fossero levate le Censure: L’altra, la restitutione de’ Giesuiti; che la prima si era facilmente terminata, & s’era contentato il Pont. che le Censure fossero levate prima; la seconda, non era affatto superata, che egli non dovesse parlarne ancora con sua Serenità. Passò poi ad esplicare le conditioni, & modo, con quale si sarebbono levate le Censure; quali erano, Che fossero consegnati li Prigioni senza protesto; Che fossero rimessi li Religiosi partiti per causa dell’interdetto, & restituiti i loro beni: Che rivocato il Protesto, & tutte le cose dipendenti da quello annullate, insieme con una lettera che andava attorno scritta alle Città soggette. Fece grandissima instanza per la restituzione de’ Giesuiti, asserendo bene, che poteva levar le Censure senza questa conditione, mostrando con parole efficacissime & affettuosissime, che questo sarebbe stato il compimento dell’accommodamento, come cosa desiderata dal Pontefice, per sua riputatione; dal Christianissimo, per sodisfattione del Papa, più grata, che l’acquisto d’un Regno: Che consigliava la Republica farlo per stabilire una pace ferma & durabile, Rispose il Prencipe & il Collegio, immediate, Che la deliberazione di donare li Prigioni al in gratificatione, senza pregiudicio dell’autorità della Republica, era stata accettata da Sua Maestà & per tanto non si poteva rivocar in dubbio al presente. Ne si poteva sperare, che in modo alcuno si potesse ottener dal Senato, che la Protestatione fosse tralasciata; Si come anco la restitutione delli Giesuiti: era proposta impossibile da ottenere, per le grandi offese ricevute da loro in ogni tempo, & per le strettezze con quali era stabilito il loro bando. Passò poi il Cardinale a parlar del modo di levar le Censure, sopra che qualche difficoltà: imperoche il Cardinale certificato, che la Republica persisteva fermissima in riconoscer l’innocenza sua, & affermare asseverantemente di non esser incorsa in Censure di qualsivoglia sorte, & perciò anco, risoluta a ricusare assolutione, (non havendone di bisogno) voleva almeno far qualche attione, per quale potesse apparir al mondo, che il Prencipe l’havesse ricevuta: & propose di andar in Chiesa di San Marco col Prencipe, & la Signoria & lui celebrare, ò assistere ad una Messa solenne, ò privata, & in fine dar una benedittione, dicendo che per questa attione sua di celebrare al Prencipe, ò assistere con lui alla Messa, si sarebbe veduto chiaro, che le Censure sarebbono levate con la benedittione che egli havesse data. Questo modo non piacque, perche haveva certa apparenza di assolutione, da quale si poteva concludere, che il Prencipe confessasse d’essere stato in colpa. Et rispose il Prencipe con aperte parole, Che come l’innocenza sua, & della Republica era manifesta & senza apparenza di colpa, così conveniva, che non vi intervenisse, ne meno apparenza di pentimento, ò di remissione, ò di assolutione; Che si sapeva molto bene quello, che in altre occasioni era avvenuto a molti Prencipi, a’ quali era attribuito a recognitione di colpa, qualche atto fatto per loro Divotione, & Religione; Che si menano in trionfo i vinti, non quelli, che hanno difeso con modi legitimi l’autorità data lor’ da Dio. Et dicendo il Cardinale, Che la benedittione Apostolica non si debbe in alcun tempo, & in nessun caso rifiutare: Venne risposto, Esser vero: anzi, che mai la Republica non l’ha, rifiutata, ne è per rifiutarla: salvo che, dove si desse occasione di creder qualche falsità; come nel caso presente darebbe a credere, che havesse commesso qualche colpa: cosa in tutto contraria, essendo ella certissima della sua innocenza.

Oltra la trattatione havuta quel giorno dal Cardinale, nelli quattro seguenti furono mandati a lui due Senatori del Collegio, che trattarono sopra i punti proposti, & sopra gli altri che havevano qualche difficoltà, Del modo di levar le Censure, dicevano i Senatori, che alla Republica bastava la parola del Cardinale: Quanto alla restitutione delli Religiosi partiti, consentivano, con questo, che fosse reciproca: & che il Papa esso ancora ricevesse in gratia quelli che erano restati al servitio della Republica. Quanto alle Scritture, Che la Republica havrebbe fatto, delle uscite a suo favore, quello, che il Papa havesse fatto delle sue. Quanto all’Ambasciatore, Che, levate le Censure, si sarebbe eletto & mandato à risieder secondo l’ordinario. Intorno a levar il Manifesto, Che parimente si sarebbe levato, dopo levato il Monitorio, che haveva dato occasione a quello. Et per conto della lettera scritta alli Rettori, & communità, Che molte lettere erano state scritte secondo l’essigenza delli negotij, quelle erano secrete, & non conveniva, che alcuno volesse porre Legge al Prencipe di quello, che debba scrivere a’ suoi ministri, & sudditi: quella che era andata attorno non era vera, & però non conveniva tenerne alcun conto, non essendo dignità d’un Prencipe trattar di scritture false. Intorno alli Giesuiti, che il trattar di loro era metter tutto l’accordato in disordine; perche al sicuro la mente del Senato, era che fossero esclusi.

Per l’altra parte, il Cardinale dicendo haver commissione dal , di conservar in essenza la libertà della Republica, & in apparenza la dignità del Papa; persuadeva à ricever una benedittione, non per assolutione, come la benedittione ordinaria, che il Papa manda. Per conto delle scritture, & delli scrittori, diceva, non voler conceder cosa alcuna a favore della Republica, per esser, (diceva egli) materia dell’Inquisitione, dove manco il Papa può metter mano. Proponeva ancora, che si mandasse non uno, due Ambasciatori, atteso che la gratia fatta dal Papa meritava un ringratiamento singolare. Instava ancora, che si publicasse il manifesto rivocatorio del primo, innanzi fossero levate le Censure. Et non essendo vera la lettera divolgata, si facesse mentione di lei, dichiarandola falsa. Proponeva ancora il Cardinale, che si facesse una scrittura con li Capitoli delle cose accordate; dicendo d’haverne portato la formula da Roma, nella quale si tacesse delli Giesuiti & poiche non si restituivano, almeno non si nominasse l’esclusione. Et quando paresse punto così importante, che non dovesse restar’ in ambiguo, almeno si nominasse la loro esclusione più dolcemente che fosse possibile. quanto al consegnar li Prigioni con Protesto, l’Ambasciator Fresnes decise la difficoltà, dicendo, che sono del , & a lui come Ambasciator suo debbono esser consegnati, & egli si contentava di riceverli con la protestatione, di che ne il Papa, ne altri havevano da intromettersi.

Le altre difficoltà furono di nuovo ventilate in Senato il 14. & poi trattate col Cardinale li tre giorni seguenti, & risoluto il tutto in questa maniera.

Che il Cardinale in Collegio, senza far altra attione, annontiasse, che erano levate, overo levasse le Censure: (cosa, che non meno si poteva fare, presupponendole invalide) Et nell’istesso tempo il Prencipe li mettesse in mano la rivocatione del Protesto. ancora concluso il modo di consegnar li prigioni secondo la risolutione di Fresnes, che non si formasse cosa alcuna delli Capitoli dell’accommodamento, bastasse la parola della Republica dall’un canto, & del Cardinale dall’altro. stabilita la restitutione delli Religiosi partiti; Fermata l’esclusione delli Giesuiti, & di 14. altri Religiosi, i quali fuggiti non per ubidienza del Papa, per loro colpe, (essendo conveniente, che li seditiosi stessero lontani) Che non si facesse mentione di lettera scritta alli Rettori, solo fosse fabricato un Manifesto per rivocatione del Protesto, il quale anco si stampasse, dopo levate le Censure: Si creasse l’Ambasciatore; degli altri particolari non si facesse mentione, si rimettessero ad essere trattati amichevolmente col Pontefice. Restava solo la formatione del Manifesto, nella quale per convenir delle parole, mandato il Secretario Marco Ottobon al Cardinale, & a Monsieur di Fresnes ridotti insieme, frà quali facilmente convenuto del tenore, se non dove diceva, Che, levate le Censure, era stato parimente levato il Protesto: insisteva il Card. che non si dovesse dirlevato il Protesto, rivocato; la qual difficoltà non havendo potuto comporre il Secretario, la portò in Collegio; dove, se ben non si capiva la sottilità che fosse sotto la parola, Rivocare, che voleva si usasse il Card. tosto, che Levare nondimeno piaceva più questa32, perche s’usava da ambedue le parti, adoperando così nel parlar delle Censure, come nel Protesto il vocabolo, Levare. , dicendo il Cardinale non poter in ciò trasgredire le commissioni del Pontefice, & non conoscendo il Collegio differenza alcuna, (per non parere che si negasse solo, perche fosse instantemente ricercato) condiscese a dover usar la parola di rivocatione. Et per mostrare, che in un’istesso tempo si facesse, concluso di dire, E restato parimente rivocato il Protesto. Stabiliti e concordati tutti li particolari, & formato il Manifesto, destinato il 21. Aprile per dar perfettione alle cose ordinate; il che fatto nella maniera che segue.

Habitava il Card. nel Palazzo, che già era del Duca di Ferrara: Quella mattina per tempo si ritrovò ivi anco Monsieur di Fresnes, dove andato Marco Ottobon Secretario, con due Notaij ordinari della Cancelleria Ducale, & li Ministri che conducevano seco Marco Antonio Brandolino Valdimarino, Abbate di Nervesa, & Scipion Saraceno, Canonico di Vicenza, prigioni, entrò con tutta la compagnia in una Camera, dove erano l’Ambasciator con molti suoi famigliari, & altri della casa del Cardinale, & fatta riverenza all’Ambasciator; li disse il Secretario, Che quelli erano li prigioni, che secondo il concertato, il Serenissimo Prencipe mandava a consegnare a sua Eccellenza, in gratificatione del Christianissimo, & con protestatione, che questo fosse, & s’intendesse esser senza pregiudicio dell’autorità della Republica di giudicare Ecclesiastici. Rispose l’Ambasciatore, Che così li riceveva. All’hora il Secretario ne rogò publico instrumento per Girolamo Polverin, & Gioanni Rizzardo, Notari Ducali, in presenza di quelli della Corte del Cardinale, & dell’Ambasciatore, & delli ministri publici. Il che fatto, li prigioni si raccommandarono all’Ambasciatore:  Quale con parole cortesi li promise la sua protettione, & uscito l’Ambasciatore fuori della Camera con la compagnia, facendo condur dietro à se li Prigioni in una loggia, dove il Cardinale passeggiava, disse l’Ambasciatore al Cardinale, Questi sono li Prigioni, che si hanno da consegnar al Papa, & il Cardinale mostrando uno, disse, Date li33 à questo tale: & quello era Claudio Montano, Commissario mandato dal Pontefice a questo effetto, il quale li toccò, in segno di Dominio, & possesso, & pregò li Ministri di giustitia che li conducevano, che si contentassero di custodirglieli.

Fatto questo atto, si partì il Cardinale con l’Ambasciatore, & andò a ritrovar il Prencipe, il quale dopo la Messa era andato con la Signoria, & con li Savi nel Collegio, dove postosi a sedere tutti secondo il solito, disse il Cardin. Queste formali parole: Mi rallegro, che sia venuto questo felicissimo giorno, & molto desiderato da me, nel quale dico a Vostra Serenità che tutte le Censure sono levate, come in effetto sono, & ne sento piacere, per il beneficio che ne riceve la Christianità, & in particolare l’Italia. Et il Doge  li diede in mano il decreto della rivocatione del protesto. Et dopo passate altre parole di complimento, il Cardinale pregò, che quanto prima si mandasse l’Ambasciator à Roma; & si partì.

La rivocatione del Protesto diretta alli Prelati, ai quali esso Protesto drizzato, & in sostanza diceva. Che, essendosi trovato modo, col quale il Pont. s’è potuto certificare della candidezza dell’animo, & sincerità delle operationi della Rep. levando le cause de’ presenti dispareri, si come sempre procurato la buona intelligenza con la Santa Sede, così riceve contento d’haver conseguito questo giusto desiderio, del che voluto darne loro notitia: aggiungendo, che, essendo stato esseguito da ambe le parti quello che conveniva, & essendo state levate le Censure, è restato parimente revocato il Protesto.

Haveva già deliberato il Cardinale, dopo l’audienza del Prencipe, d’andar, alla Chiesa Cathedrale di S. Pietro, per celebrar in quella, & l’Ambasciaor Castro l’haveva ricercato di assister alla sua Messa, & questa fama era uscita per tutta la Città: onde la mattina molto per tempo concorse popolo assai; perilche anco furono celebrate dal principio del giorno molte Messe, continuando sempre sino al mezzo giorno, si come anco in tutti li giorni precedenti, così in quella Chiesa, come nelle altre, s’era usata maggior frequentatione delle Messe, & Offici Divini, pregando Dio, che facesse riuscir a sua gloria quello, che si trattava per componimento di tanta controversia. Partito il Cardinale di Collegio, s’inviò à S. Pietro, & in quel tempo il Conte di Castro andò à l’audienza del Prencipe per congratularsi. Giunse il Cardinale alla Chiesa Cathedrale, dove per la moltitudine del popolo si celebrava in tre altari, & aspettò in Chiesa qualche spatio di tempo, sino, che il Conte di Castro con D. Inico vennero, continuandosi tutta via altre Messe dopo quelle, & finalmente giunti gli Ambasciatori, celebrò il Cardinale ancora alla presenza d’innumerabil popolo.

Dopo il desinare, quel giorno sparso un romore, che la mattina nel Collegio fosse stata data dal Card. un’assolutione, il che portò molto dispiacere alli zelanti del publico honore, quali anco si diedero immediate a ricercare l’origine della fama, con animo di volervi porger rimedio, (tanto restava fissa nell’animo dell’universale la risolutione di mostrar costantemente, che la Republica non era stata in alcuna colpa) presto si quietò ogni sollecitudine: perche investigando, si trovò la fama essere sparsa da’ Francesi, quali dicevano, che ritrovandosi tutti li Senatori nel Collegio alli suoi luoghi, aspettando (si come è solito) che il Doge sedesse prima, per seder poi essi, il Cardinale fece un segno di croce sotto la Mozzetta, la qual cosa intesa, la sollecitudine passò più tosto in piacevolezza. Perche ben si da tutti, che gl’Ecclesiastici possono assolvere dalle loro Censure, anco quelli che repugnano; che nessuno li può impedire, possono, secondo la loro dottrina, assolvere gli assenti, & come loro piace; però se il Cardinale fatto una Croce sotto la Mozzetta, poteva anco farla con più commodo nel suo alloggiamento, che ciò niente importa: bastava bene, che l’interdetto non è stato osservato un punto; Et che il Senato ricusato non solo l’assolutione, ogni cerimonia ancora, che mostrasse apparenza di quella.

Si congregò la sera dell’istesso giorno il Senato, & presa parte di elegger un Ambasciatore che andasse a Roma, per risieder appresso sua Santità, & eletto Francesco Contarini Cavallier, che già era anco stato mandato dalla Republica espressamente con altri tre per congratularsi con la Santità sua dell’assuntione al Pontificato. Et così ebbe fine questo travaglioso successo, il quale pareva impossibile fosse composto per accordo. Et veramente alla destrezza del Cardinale conviene attribuire gran parte del buon successo: il quale, tralasciati i puntigli, non disse à Venetia tutto quello che la Corte Romana havrebbe voluto, & che egli benissimo vedeva, che non sarebbe stato consentito.

considerato da molti che fosse necessario mandarAmbasciatori espressi in Francia, & in Spagna, per corrispondere a quei che s’erano interposti, & adoperati per la compositione: massime attese le qualità delli ministri adoperati in ciò espressamente, de’ quali uno è insigne, come il più vecchio Cardinale, & l’altro, come nipote del Duca di Lerma. L’opinione piaceva all’universale, come quella, che haveva per fondamento il termine di gratitudine, perilche anco messa in consultatione nel Senato: dove essendo ventilate le ragioni, che confortavano a ciò fare, & altre che dissuadevano, perche sarebbe stato un dar troppo riputatione al Negotio, & far creder al Mondo, che la Republica riputasse d’esser uscita d’un pericolo meritato. Tanto stimato questo rispetto, che concordemente risoluto bastare che tal complimento fosse fatto per gli Ambasciatori ordinari. Similmente grand’aspettatione era in alcuni che si facessero perciò in Venetia segni d’allegrezza, se non con altro, almeno con campane. Con tutto ciò, non si fece segno alcuno, ne campane si suonarono ne in Venetia, ne in città alcuna dello stato, quando la nuova andò, non perche non sentissero, così il Senato come tutte le Città soggette, allegrezza grande, d’esser liberati dalli pericoli della guerra, acciò non fosse interpretata allegrezza per qualche assolutione ricevuta, che mostrasse la Republica essere stata la prima in colpa, dal che, (si come da causa falsa) ella sempre mai abhorrì.

  per ordine del Senato dato parte di tutte le cose successe, & dell’accommodamento seguito, all’Ambasciator d’Inghilterra, & scritto alli Ministri della Republica in tutte le Corti, & alli Rettori delle Città del Dominio: & al Padavino particolarmente, oltre l’avviso dell’accommodamento seguito, dato ordine di licentiare le genti Francesi & Lorenesi & partirsi immediate di Lorena, & andar in Svizzeri, & far levata di 3000. di quella Natione. Dopoi anco scrisse il Senato lettere alli di Francia, & di Spagna. al della Gran Bretagna fece molti ringratiamenti, come meritava la prontezza usata in dichiararsi di assistere alla Republica con le forze quando fosse bisognato. donato un presente 6000. scudi d’argento al Cardinale, & à D. Francesco un’altro di 3000.

In Roma hebbe avviso il Pontefice dell’accommodamento seguito, & di quanto il Cardinale haveva operato, & insieme la rivocatione del Protesto. La quale non li piacque molto in quella parte dove dice, E restato parimente rivocato; e meno piacque alla Corte, la qual se ben lodava le cose fatte dal Pontefice, havrebbe però voluto, che secondo il solito, havessero havuto fine, con vittoria di quella Sede, la quale nelli Negotij sempre era solita restar superiore: & molti offici furono fatti col Pontefice da  diversi fini, acciò eccitasse qualche nuova difficoltà. la Santità sua, abhorrendo li travagli; approvò le cose fatte, & ne scrisse al Cardinale di Gioiosa; & à 30. d’Aprile diede conto in Concistoro dell’Accordo seguito, & della Pace fatta. Il Cardinal Colonna accennò certo in che in contrario; & dal Card. du Perron li risposto con brevissime parole: ne altro sopra ciò detto.

Andò l’avviso dell’accommodamento a Milano, quale il Conte di Fuentes mostrava di non credere, & fingeva d’esser più attento che mai alle provisioni della guerra: Et questo faceva, acciò che lo Stato non reclamasse magiormente per li danni che riceveva; & acciò li soldati, sapendo di dover’ esser licentiati, non facessero instanza delle paghe, massime che gli Alemanni, & Svizzeri, havevano convenuto di dover’ esser pagati per tre mesi; che havrebbe importato 300000 scudi: & non vi erano danari: & la Communità era in debito di 50000 scudi per alloggiamenti. , quando il Secretario Veneto li diede conto dell’accommodamento per ordine del Senato, rispose cortesemente con poco gusto. Ne si potè contener’ che non rispondesse bruscamente ad un’officio, che fece far con lui il Pontefice, acciò licentiasse l’essercito, con dire, Che egli sapeva molto bene quello che haveva da fare.

Il Cardin. Di Gioiosa in Venetia, avvisato del dispiacere ricevuto del Papa per la forma del Manifesto, pregò, che si addolcisse nelle lettere, che sarebbono scritte per l’Ambasciator al Papa, & alli Cardinali, & essortò la Republica per nome del , alla buona intelligenza con la Santità sua.

Passò poi per Roma certa voce, Che il Papa non restava contento, perche, ben pensate le cose, ritrovava, che il protesto era rivocato con le parole del manifesto, & che non voleva sopportare, che nessun Religioso restasse escluso: perche questo era confermar l’autorità della Republica, di giudicarli, & che minacciava di ritrattar ogni cosa. Che dal Conte di Fuentes li fosse offerto 30000 huomini per sforzar la Republica, & queste voci atterrirono anco il Cardinale di Gioiosa. il Papa lontanissimo da questi pensieri, anzi destinò il Vescovo di Rimini per Nontio a Venetia: & dal Senato Veneto spedito il Contarini a 9. del mese di Maggio, con ordine che andasse all’audienza solo, acciò alcuno non pensasse condurlo in trionfo. Il quale andato, alli 19. hebbe da Sua Santità audienza, & ricevuto benignamente, attestando il Pontefice di non voler raccordarsi mai più nessuna cosa passata; & usando il motto della Scrittura, Recedant vetera, nova sint omnia. Passando anco ad essortar il Senato, poiche si ritrovava con tanta armata a moversi contra il Turco. Uscì un foglio in stampa delli Capitoli dell’Accordo, pieno di falsità notorie, del quale stimato autore il Cardinale Gaetano, per esser certo, che egli ne mandò molti essemplari a Milano in sue lettere al Capitano Sceverola; & si può credere, per essere stato auttore d’un discorso scritto sotto nome di Nicomaco Filaliteo, non differente in materia, & in forma; andò il foglio sudetto sino in Francia, dove prohibito dalla Maestà Christianissima. Giunse anco alli 2. di Giugno il Nontio a Venetia, dove ricevuto secondo costume.

D. Francesco immediate dopo l’accommodamento spedì corriero al suo , & li diede conto del successo, il quale sentito da quella Corte con estremo piacere. Al parve d’esser liberato da un gran affanno: alla Nobiltà riuscì grato, non solo per esser liberata dalla guerra, anco sperando con questo essempio di moderar gli acquisti degli Ecclesiastici in Castiglia, delli beni, che chiamano di Radice, si come sono moderati in Portogallo, & Aragona, essendo cosa certa, che da quaranta anni in quà, i soli Regolari hanno acquistato per 250000. scudi in quel solo Regno.

Dopo giunto il Corriero di D. Francesco, arrivò, per un’altro Corriero espresso, ordine dell’Ambasciator Veneto, di complire col : del che non essendo andato ordine alcuno al Nontio per molti doppo, il Duca di Lerma si dolse con lui gravemente, che fosse dal Pontefice tenuto così poco conto d’un tanto , il quale con tanta sua spesa haveva sostentato l’autorità della Sede Apostolica. Diedero ordine immediate al Conte di Fuentes di disarmare: il quale, overo per mancamento di danari, ò per qualche suo dissegno particolare, ò per il suo solito, di non ubidir’ alla prima, dicendo, Che chi è lontano, non vede i bisogni; non licentiò le genti, le mise sopra le spalle della Communità. Del che havendo esse supplicato al per essere sgravate, (poiche la34 sola Communità di Milano spendeva in ciò 7000. scudi al giorno) convenne che fosse replicato al Conte con una post scritta di propria mano di S. Maestà, se ben havevano gran rispetto di commandarli assolutamente, per non avventurare l’autorità Regia perche era passato a notitia del , che se il Conte di Fuentes restava lungamente armato, era necessario che seguisse qualche inconveniente, perche disgustava tutte le Città dello Stato con gli alloggiamenti, contra li privilegi loro, (se ben egli pretendeva di esser ringratiato d’haverinterrotti li privilegi a quella gran Città senza moto) vennero in risolutione di commandarglielo assolutamente: onde quelli del Consiglio, (che erano alieni dal veder moto in Italia) consideravano, la concordia non solo haverli liberati dalle molestie d’una guerra piena di pericoli, esser’ anco stata inutile, per gli inconvenienti, che havrebbono potuto occorrere per il cervello del Conte, difficile ad esser maneggiato: & per la varietà del Papa, non fermo nelle sue deliberationi.

Il 12. giorno di Maggio D. Inico diede conto al Prencipe dell’ordine ultimo venuto al Conte di Fuentes, che onninamente disarmasse & dimandò passo per il Dominio della Rep. alli Alemanni del Madruccio, da ritornar a casa loro; il qual li cortesemente concesso; che passassero disarmati, & alla sfilata, 1500 di essi volevano far la via de’ Grisoni, da loro li negato il passo, onde essi ancora furono sforzati far la via del Lago di Garda per lo stato della Republica. Certa cosa è che la spesa fatta per li moti di Roma, & de’ Grisoni dal Conte di Fuentes ascende a 80000. scudi, non computate le spese fatte dalle Communità delle Città & territori, che sono somma inestimabile.

 

 

 

IL FINE.

 

 

VIVA SAN MARCO.

 

 




1 Così nel testo, ma "soldati". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



2 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



3 Nel testoviolenzza “ .  [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



4 Nel testo "di" . [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



5 Così nel testo, ma "porta". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



6 Così nel testo! [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



7 Abbreviazione: "raccomanda". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



8 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



9 Nel testo "non"! [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



10 Nel testo "in"! [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



11 Così nel testo [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



12 Così nel testo per “ampie”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



13 Così nel testo . [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



14 Verdadero, in spagnolovero”, quindi “con verità”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



15 Così nel testo ma: “comminciò”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



16 Nel testohavesso”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



17 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



18 Omesso nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



19 Così nel testo . [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



20 Poichè a questo punto sono mancanti, nel testo utilizzato, due pagine, si è provveduto all’integrazione, indicata dalla parentesi [ ], mediante l’utilizzo di un’edizione (Mirandola, MDCXXIV.), stampata precedentemente. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



21 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



22 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



23 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



24 Nel testo “dalla”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



25 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



26 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



27 Per: “non intendeva”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



28 Volgarizzazione di “Quotuscumque” , cioè “qualunque si sia (di un numero)”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



29 Così nel testo. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



30 Nel testoritroversi”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



31 Nel testo ”il” [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



32 Nel testoquuesta” . [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



33 Così nel testo ma “Dateli”. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



34 Nel testo “a” . [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]






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