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Errico Malatesta – Francesco Saverio Merlino
Anarchismo e democrazia

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MALATESTA

GLI ANARCHICI CONTRO IL PARLAMENTO

 

Risposta di Malatesta a Merlino pubblicata dal Messaggero il 7 febbraio 1897. L’indi-cazione di Londra è messa dello scrivente per sviare la polizia in quanto in quell’epoca egli si trovava di già in Italia.

 

Londra, 2 febbraio 1897

 

Signor Direttore del Messaggero,

 

Sono informato che i socialisti parlamentari d’Italia van dicendo che io, d’accordo col Merlino ritengo utile che i socialisti-anarchici partecipino alle lotte elettorali votando per il candidato più avanzato.

Poichè mi fan l’onore di occuparsi della mia opinione, non sarò stimato presuntuoso se mi affretto a far conoscere ad essi ed al pubblico quel che veramente io penso della questione.

Io non contesto certo al mio amico Merlino di pensarla come crede e di dirlo senza reticenze. Sarebbe stato preferibile ch’egli prima di annunziare al pubblico un cambiamento di tattica, che poi non ha alcun valore se non è accettata dai compagni, discutesse maggiormente la cosa tra quelli del partito cui egli ha finora appartenuto e col quale spero vorrà continuare a combattere. Ma anche questo, più che colpa del Merlino, è colpa della crisi prolungata che ha afflitto il nostro partito e dello stato di riorganizzazione ancora incipiente in cui ci troviamo.

Però bisogna che consti che ciò che ha detto Merlino relativamente al parlamentarismo e alle lotte elettorali è niente altro che un’opinione personale, la quale non può pregiudicare la tattica che sarà adottata dal partito socialista anarchico.

Per conto mio, per quanto mi dispiaccia separarmi in una questione tanto importante da un uomo del valore di Merlino ed al quale mi legano tanti vincoli d’affetto, sento il dovere di dichiarare che, a parer mio, la tattica preconizzata da Merlino è nefasta, e menerebbe fatalmente alla rinunzia di tutto intero il programma socialista anarchico. E credo poter affermare che così la pensano tutti, o quasi tutti gli anarchici.

Gli anarchici restano, come sempre, avversari decisi del parlamentarismo e della tattica parlamentare.

Avversari del parlamentarismo, perchè credono che il socialismo debba e possa solo realizzarsi mediante la libera federazione delle associazioni di produzione e di consumo, e che qualsiasi governo, quello parlamentare compreso, non solo è impotente a risolvere la questione sociale e armonizzare e soddisfare gl’interessi di tutti, ma costituisce per se stesso una classe privilegiata con idee, passioni ed interessi contrari a quelli del popolo che ha modo di opprimere con le forze del popolo stesso. Avversari della lotta parlamentare, perchè credono che essa, lungi dal favorire lo sviluppo della coscienza popolare, tenda a disabituare il popolo dalla cura diretta dei propri interessi ed è scuola agli uni di servilismo, agli altri d’intrighi e menzogne.

Noi siam lontani dal disconoscere l’importanza delle libertà politiche. Ma le libertà politiche non si ottengono se non quando il popolo si mostra deciso a volerle; , ottenute, durano ed han valore se non quando i governi sentono che il popolo non ne sopporterebbe la soppressione.

Abituare il popolo a delegare ad altri la conquista e la difesa dei suoi diritti, è il modo più sicuro di lasciar libero corso all’arbitrio dei governanti.

Il parlamentarismo val meglio del dispotismo, è vero; ma solo quando esso rappresenta una concessione fatta dal despota per paura di peggio.

Tra il parlamentarismo accettato e vantato, e il dispotismo subito per forza con l’animo intento alla riscossa, meglio mille volte il dispotismo.

So bene che Merlino alle elezioni una importanza minima e vuole, come noi, che la lotta vera si faccia nel paese e col paese. Ma purtroppo i due metodi di lotta non vanno insieme, e chi li accetta tutti e due, finisce fatalmente col sacrificare all’interesse elettorale ogni altra considerazione. L’esperienza lo prova, e il natural amore del quieto vivere lo spiega.

E Merlino mostra di ben comprendere il pericolo quando dice che i socialisti-anarchici non hanno bisogno di presentar candidati propri, poichè essi non aspirano al potere e non sanno che farsene.

Ma è questa una posizione sostenibile? Se nel Parlamento si può far del bene, perchè gli altri e non noi, che crediamo aver più ragione degli altri?

Se noi non aspiriamo al potere, perchè aiutare quelli che vi aspirano? Se noi non sappiamo che fare del potere, che cosa se ne farebbero gli altri, se non lo esercitano a danno del popolo?

Stia sicuro di questo il Merlino: se oggi noi dicessimo alla gente di andare a votare, domani diremmo di votare per noi. E saremmo logici. Io, in tutti i casi, se dovessi consigliare di votare per qualcuno, consiglierei subito di votare per me, poichè credo (e in questo probabilmente ho torto, ma è torto umano) di valere quanto un altro, e mi sento sicuro della mia onestà e della mia fermezza.

Non ho, per certo, colle precedenti considerazioni, detto tutto quello che vi sarebbe da dire, ma temo di abusare troppo del vostro spazio. Mi spiegherò più ampiamente in apposito scritto; mancherà, lo spero, un atto collettivo del partito che riaffermi i principi antiparlamentari e la tattica astensionista dei socialisti-anarchici.

Speranzoso che considererete questa mia utile per informare il pubblico sul contegno che i vari partiti osserveranno nelle venienti elezioni e che perciò vorrete pubblicarla, vi ringrazio anticipatamente.

 

112, High Street, Islington N. London.

 

 




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