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| Alberto Cantoni L'illustrissimo IntraText CT - Lettura del testo |
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II.— Il mio Piero, poverino, è morto di mal sottile, – principiò Maria nel giorno seguente, – e la tua anima, cugino, si ritrova afflitta dello stesso male! — La mia! Se non sono mai stato di miglior umore, da un anno in qua! — Ora può darsi perchè... Ma se tu prendessi moglie, che cosa faresti coll'avanzar degli anni? — Oh bella, quello che ho sempre fatto. Mi divertirei... più regolarmente di prima. — Non basta. — Ebbene, mi hanno offerto giusto jeri il collegio di... non mi ricordo più di dove. Debbo accettare? In mezzo agli altri ci posso stare anch'io. — Sì, davvero. Sei onesto, sei intelligente, e s'è fatto con meno. Ma appunto per questo io voglio più da te. — Maria, tu mi cominci a spaventare. — Voglio vedere se ti ritrovi, per amor mio, bastante forza morale per unire insieme lo spirito avventuroso dei tempi passati con quello, più liberale, dei tempi nuovi. Voglio importi, non già una missione perchè sarebbe ridicolo, ma una piccola cura, un modo qualsiasi di procurare a te medesimo una operosa e piacevole soddisfazione morale. Dimmi un po': hai qualche amico sindaco di campagna? — Sì, ne ho uno che regge Abbiategrasso da Milano. — È pedante? — Allora pigliati quel calamaino, e cercati subito l'anagramma, e bello. — L'ho già trovato, sei anni fa, per firmare il manifesto del Carnevalone: Lazzaro degli Abeti. Non è bello, ma di carnevale poteva passare. — Ebbene, e tu te ne maschererai: assumerai questo nome come se fosse quello di un pover'uomo, e ti provvederai, mediante l'amico tuo, di un regolare certificato di buona condotta. — Ho capito. Vuoi mandarmi in esplorazione in qualche officina. Allora bisognerà pensare anche alla biancheria, altrimenti Galeazzo il piccolo rischierebbe di essere conosciuto alla camicia come Pietro il Grande. E poi? — Poi calzerai un pajo di scarponi sul noto figurino di Biella, e te li trascinerai dietro ogni giorno in quattro buone ore di passeggiata mattutina. Molto mattutina. — E poi? — Poi darai fuori la voce che ti prepari ad un viaggio d'istruzione, e che non sai nemmeno tu quando potrai tornare. Ogni luogo lontano è buono, purchè ci accordiamo, tu ed io, a non dirne che uno. Ti conviene il Capo di Buona Speranza, — Perchè no? — E sia. Finalmente farai appendere due buone corde ad un'ottima trave di casa tua, e ti addestrerai le bracccia tirandoti su e giù fin che ti reggono i polsi. Allorchè le palme delle mani si saranno bene indurite, vorrà dire che potremo parlare del rimanente. Ora basta. Galeazzo escì dopo dieci minuti e disse fra sè: — Una piccola cura morale che ha bisogno di un così lungo e faticoso noviziato fisico!? Quasi quasi mi verrebbe voglia di prendere il largo, e di girare il Capo davvero. È un po' strambettina, Maria, così che non pare. Non pareva punto, teniamo a ripeterlo. Aveva una vocina che più sottile e più grata sarebbe stato difficile imaginare, e le sue non erano parole, erano carezze, erano musica soavissima. Ogni più piccolo atto della sua persona aggiungeva, per così dire, alla sua grazia ed alla sua compostezza, e bastava prescindere da quelle sue beate sopracciglia nere, un pochino giù di squadra, perchè la espressione del suo viso non rendesse mai la menoma disarmonia tra le forze dell'intelletto e quelle del cuore. Galeazzo era troppo gentiluomo per tentar di carpirle, prima del tempo, la più piccola parte del segreto, ed egli compariva nei giorni seguenti alla medesima ora di prima, forzandosi di sostenere, come il solito, una sua vecchia riputazione: quella di saper parlare alle signore, tenendo fermi i discorsi alla fine e delicata e arguta intonazione che piace alle migliori di esse. Ma un po' per le gambe affaticate, un po' per le braccia indolenzite, gli conveniva di mutar posizione ogni momento, e di mostrare così che si trovava a disagio sulla sua poltrona. Maria lo teneva d'occhio senza che egli se ne avvedesse, ma egualmente durava a tacere. Non era donna da impiecosìrsi per così poco. Finalmente dopo due settimane il giovine si tolse un guanto, e posando l'indice della mano vestita sulla palma di quella nuda, le tese entrambe a Maria, e disse: — Senti qua. Mi pare che non ci sia male. — È vero, - rispose Maria sorridendo. – E a che ora hai passeggiato? — Sono sempre escito di casa molto prima che spuntasse il sole. — Troppo zelo. Perchè così presto? — Per non farmi vedere con quelle scarpe. — Benissimo. Riposa questa notte e rimani a letto fin che ti pare. Non voglio prenderti per sorpresa, e men che meno giovarmi della tua stanchezza. A domani. E porta con te la medaglia che ti hanno dato a Custoza. — Per farne che? – pensò il giovane sbarrando gli occhi. Qui il lettore domanderà a sè medesimo come un uomo pari a Galeazzo avesse potuto beccarsi una medaglia al valor militare. È presto detto: l'aveva meritata. Una volta che era in ballo, ballava meglio degli altri, e la gran baraonda del sessantasei, trascinandolo seco nella sua ruina, lo aveva condotto a mostrare che gran differenza ci possa essere dall'uomo in pace ed il soldato in guerra. Eppure la buona idea di darsi tutto alle armi, così opportune all'altezza della sua nascita, non gli era poi venuta nemmeno in sogno, e l'allettante miraggio della sua vita passata lo aveva tosto ricondotto agli ozi, agli agi, alle veglie di prima. |
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