Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Alberto Cantoni
L'illustrissimo

IntraText CT - Lettura del testo

  • ALBERTO CANTONI   L'ILLUSTRISSIMO ROMANZO
    • PARTE PRIMA Giovannona.
      • I.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

PARTE PRIMA

Giovannona.

I.

Siamo in quella punta della provincia di Mantova dove il Po, raccolte dalla opposta riva le torbide acque dell'Enza, si getta a un tratto verso settentrione, discendendo per ampio letto fino allo sbocco dell'Oglio. È questo, per così dire, l'ultimo addio che il regal fiume volge repentinamente alla catena delle Alpi di dove è uscito, per poi riprendere come l'aquila romana il suo cammino contro il corso del sole, e così avviarsi difilato, al mare.

Le terre comprese da questa subitanea svolta del Po non sono belle: sono buone in grandissima parte. Chi muove sull'argine che tutte le difende, può bensì vagare cogli occhi dalle nevi del Baldo fino alle più modeste curve del più prossimo Apennino, ma chi abbandona la riva e si spinge verso terra, deve determinare il proprio orizzonte valendosi qua d'un albero e d'un campanile, e se questo giovi all'ampiezza ed alla varietà della scena è molto facile immaginare.

*       *

Era vicina la sera di una giornata brutta bella, a mezzo aprile, ed uomini e donne andavano a gara a chi faceva più rumore in una fattoria non molto lunge dall'abitato, detta da secoli la Casanova. Dio ci scampi da quella novità, da quei muri screpolati, da quelle pietre scoperte! Un carro, mezzo pieno di roba verde per le bestie, era entrato cigolando sotto il portico interno, e fra i bisbigli delle donne, e il vociare più sommesso degli altri uomini, emergeva, ruvida e sgarbata, una voce cavernosa di basso profondo:

Fate presto, fate presto. E voi un'altra volta aggiogateli un po' meglio. Giù questa paglia, santa pazienza! Con quelle marmotte di donne che stanno a pettegolare, e non vedono che un carro, da solo, io non lo posso cacciare in !

Non lo avesse mai detto! Un soprano sfogato si affacciò alla porta dell'andito con una caldaja in mano, e montando su su fino alle più alte note che avesse in gola, strillò:

— Già. Pianterò qui la lisciva bollente per dar mano a voi. Un bucato di sei mesi con dentro tutta la canapa e tutti gli stoppacci. Bella testa! Con tante quaresime che avete sulla schiena.

L'altro, quasi ammutolito, borbottava fra rabbiosamente, quando una ragazzona sui vent'anni escì di corsa dall'andito, e posata vigorosamente una spalla di fianco al carro, gli diede una tale spinta che dopo, fra il padre e lei, ebbero un bel fare per trattenerlo a tempo.

Poi daccapo un'altra corsa, e tornò a casa senza dire una parola, allo stesso modo di prima.

Era un bel pezzo di grazia di Dio, venuto forse al mondo per far vedere come i peggiori alimenti non tolgano sempre di arrivare alla più soda e consistente solennità di forme. Il breve corsetto bianco e la statura non molto alta scemavano in parte l'effetto troppo maestoso della sua persona, ed anche la testa pareva quasi diventar piccina veduta così fra due spalle che facean per quattro; ma nessun confronto, nemmeno quello delle nude braccia, bastava a salvarle le mani, e a fare che non paressero, come erano aimè, proporzionate e giuste. Aveva i capelli nericci e crespi, tirati a forza dietro le orecchie, e i lineamenti bene armonizzati con le tinte calde del viso, dove il sole, il vento, ed il vigor naturale, sbizzarrendo in compagnia, avevano messo assieme una specie d'intenso incarnato, che tenea del rubino, più assai che non tenesse della rosa gentile.

Lo scalpello di madre natura, lavorando senza amore su quel carnevale di salute, su quella pompa superba di muscoli e di polpe, aveva lasciato da canto la viva fonte di grazia e di bellezza che è la linea curva, per valersi più sbrigativamente di quella tonda, cosicchè la ragazza, nata e battezzata per Giovannina, aveva dovuto rassegnarsi, da qualche anno, al massiccio accrescitivo di Giovannona.

L'aveste veduta dieci minuti dopo! Un prigioniero, stretto alla stiva di una galea, non avrebbe potuto arrancare con maggior lena sul remo, di quello che essa, china su di un pajuolo che pareva uno stajo, non rimenasse infaticabilmente il giallo pane di tutti i suoi. A vederla, pareva un gioco, ma provarcisi bisognava, con quel po' di foco a tre palmi dal viso, e con quella pasta che diventava sempre più dura, man mano che l'acqua se ne andava in fumo!

Quando ebbe percorso all'infinito e per tutti i lati quel tenace ammasso di molta farina e di pochissim'acqua, nel quale girava e rigirava il mestone come se avesse lavorato dentro ad un vaso d'olio; quando fu ben certa che un solo pizzico di roba asciutta non avrebbe potuto far fede ai posteri della sua pigrizia, allora tolse il pajuolo dal foco, lo mise a terra, spianò ben bene ogni cosa con un mestolo bagnato, e poi, uno due e tre, ecco già ribaltata sul tagliere una polenta grande come l'eternità.

Prima a comparire fu la madre, Nunziata, la quale non aveva ancora smesso di dar dell'orso al povero marito, cioè a Domenico Gervasi detto Stentone: un uomo tutto braccia e tutto gambe, così magro ed ossuto che pareva l'inedia; ed insieme a costui apparvero poco dopo e il suo figliuolo Pompeo, e una giovinotta del vicino villaggio, a nome Peppina, che ajutava da più giorni le donne a mandar innanzi il grande bucatone della primavera.

Erano in cinque e parevano in cinquanta. Stentone, rimasto sull'uscio, s'affannava tuttora a mandare i suoi ultimi ordini al bifolco, ritto in piedi ad ascoltarlo sulla porta della stalla; Pompeo correva dietro a Peppina che gli aveva nascosto le scarpe e lo forzava così a camminare a piedi nudi sui mattoni freddi; Giovannona apriva e chiudeva tutti i canterali in cerca di un po' di filo per tagliar la polenta; e la madre, verbosissima, non moveva un passo di qua o di senza parlare da sola ad alta voce e dire: «Ora anderemo a prender l'olio! Ora anderemo a spillar l'aceto!» e così di seguito col sale, il pepe e l'aglio, cinque anderemo in tutto.

Sedettero finalmente nel nome di nostro Signore Iddio. Stavano già mangiando da dieci minuti quando l'amico nostro, benissimo acconciato nei panni e coll'andatura non punto simulata dell'uomo stanco, s'affacciò timidamente all'uscio, e disse in buon milanese:

Buona sera! Vorrei parlare col capo di casa.

I cinque si voltarono tutti d'un pezzo, e Peppina, la quale si curava men degli altri di sapere che ci fosse di nuovo, diede subito fuori le sue impressioni personali, e disse:

— Oh che bell'uomo!




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License