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| Alberto Cantoni L'illustrissimo IntraText CT - Lettura del testo |
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V.— La più gran disgrazia che possa capitare ad una ragazza, – principiò Costantina verso il tocco, – è quella di mettere il core in un uomo più ricco o meno povero di lei. Anche prima che mio padre mi ponesse in avvertenza mattina e sera, me lo dicevo da me, e ho resistito, credetelo, più assai che non era da aspettarsi e dalla mia età, e dal bisogno che abbiamo tutti di voler bene a qualcuno. Gli ho detto cento mila volte: «Lasciatemi in pace. Io non sono una pari vostra, e se andremo a finire male, tutti diranno che non si poteva finire altrimenti. Non è assai meglio dircelo prima? Voi vi metterete in capo che io vi abbia dato retta perchè vi trovate con qualche pajo di buoi al mondo, e se anche questo pensiero non vi verrà da voi, son sicura che salterà fuori in bocca agli altri, e, o per diritto o per traverso, vi parrà vero ogni giorno più. Allora, felice notte, avremo tribolato per nulla tutti due, colla differenza che voi, uomo ed abbastanza provveduto, imbatterete subito in dieci ragazze pronte a prendere il mio posto, mentre io, donna, e con null'altro al mondo che un po' di fiato per respirare, sarò mostrata a dito per una cenciosa, ben castigata della sua ambizione. Chi volete che mi sposi volentieri allora? Qualche scarto, forse». Avevo torto? – concluse con altra tono, voltandosi un momento a guardare Galeazzo. — Tortissimo! – rispose questi. – Non è lecito ad una donna di avere più buona testa che non abbiano gli uomini. — La mia buona testa mi ha giovato poco, – ripigliò Costantina sorridendo modestamente. – Ho detto, ho detto, e poi ho fatto come fanno tutte, e mi sono lasciata dire, ho lasciato dire mio padre, avrei lasciato dire mezzo mondo, e addio quiete, addio pace da due anni in qua. In principio s'è avuto da leticare con la famiglia di lui, che voleva e non voleva per cento ragioni che è inutile riandare, ma dopo un mese o due, visto e considerato che io era una povera bracciante, e che non poteva avere l'aria e le pretese di una donna della loro condizione, ragionarono tutti ad un modo, e dissero: «O lui, così giovine, si deciderà a piantarla, e allora meglio, perchè intanto si guadagna tempo, o alla peggio la vuol pigliar davvero, e pazienza: Costantina è umile, e con lei non ci sarà bisogna di far complimenti. Non ci ha sempre obbedito da bambina in poi?» Queste furono le precise parole di Giovannona, l'ultima a dir di sì. — Ma dunque, – sclamò Galeazzo con repressa rammarico, – voi fate all'amore col vostro padroncino — Lo sapete ora? L'ho nominato più di una volta, mi pare. — Andate pure avanti, – rispose Galeazzo guardandosi bene dal contradirla, ed osservando, con pochissimo compiacimento, che fitta puntura di cuore, anzi che po' di cotta doveva essere quella della buona ragazza. — Durante questi discorsi, – ripigliò Costantina pregandolo di stare più attento, – siamo andati avanti abbastanza bene. Pompeo giocava e beveva troppo anche allora, ma era assai giovine, pareva in buona fede, diceva sempre che a carnevale saremmo stati marito e moglie, ed io zitta, sempre zitta! Capirete bene; come si fa a dire al figliuolo del vostro padrone: «Pompeo, tu spendi troppo, e tu lavori poco?» Se ne son visti tanti che da ragazzi hanno fatto peggio di lui, e che dopo, subito che si trovarono con la moglie accanto, hanno mutato da così a così. Costantina, mentre parlava, tese il braccio destro colla mano aperta, e voltò l'uno e l'altra subitaneamente. Che aria fredda! Che sole caldo! Galeazzo non sentiva più nulla, nemmeno, il tumultuoso romoreggiare del ventaccio asciutto, ed egli non avrebbe dato le confidenze di Costantina per quelle di tutte le marchese e di tutte le contesse con le quali si era accapigliato da bambino, e che non aveva mai perduto di vista da trent'anni in poi. Questo non vuol dire che le avventure della figlia del bifolco non fossero (almeno per ora) già capitate a moltissime creature umane, ma essa parlava in un modo così suo, così personale, così conforme al genere dei luoghi; ma essa dimostrava con tanta evidenza come si possa rimanere e buoni e semplici e sinceri senza diventare per questo niente affatto stupidi, che tutti noi, dal primo all'ultimo, saremmo stati volentieri ad ascoltarla, come ci stava Galeazzo. — L'amore di Pompeo, – seguitò a dire Costantina, – era un amore fatto di vento, come quello che soffia adesso. Molta furia sul principio, molto strepito di quando in quando, una buona parola oggi, una buona baruffa domani, e così per un pezzo fin che gli passò anche la voglia di farsi vivo, litigando. È in collera ora? È in pace? Non lo so, e forse non lo saprà neanche lui. Il suo core è rimasto come rimarrà al cadere del sole la campagna che ci sta d'intorno. Tale e quale di prima. Chi è in collera davvero, son io, e si vede, perchè m'arrabbio anche a parlarne con voi che non ne avete colpa. Sono indignata, sono indignata, come è vero Dio! Ci doveva esser sotto qualche cosa di grosso. La indifferenza di Pompeo non bastava a dar ragione di quelle ripetute e concitate parole. — Venne il primo carnevale, – seguitò Costantina, riprendendo con tono piu dimesso il filo del suo racconto. – I suoi parenti si erano quietati, non c'erano più scuse, il momento era venuto... di che? Di quietarsi anche lui, di barattarmi le carte in mano. Col pretesto che mi vedeva dalla mattina alla sera, Pompeo principiò giusto allora a non ricondurmi più a casa dopo la benedizione, principiò giusto allora a stare le tre, le quattro feste senza farmi un minuto di compagnia davanti alla porta, e quando io lo pregava a mani giunte di mettermi in libertà lì su due piedi, di andare addirittura da un'altra piuttosto che burlarsi di me in quella maniera, allora, allora soltanto sapeva dirmi che mi voleva bene, che aveva buone ragioni per tirare in lungo, e che non mi avrebbe mai lasciato a nessun costo. Ed io a credergli, povera minchiona! Due grossi lagrimoni le rigarono le guance. Costantina cacciò in furia tutta l'erba che aveva raccolta in mano dentro alla bisaccia di tela che le pendeva espressamente a fianco, ed asciugandosi il viso colla manica della camicia, seguitò a dire: — Questa bella vita durò un anno, cioè fino al secondo carnevale, l'ultimo passato. Sempre giù neve, sempre giù acqua, nessuno poteva lavorare in campagna, e Pompeo era quasi costretto a stare con me più assai che non fosse mai stato. Se io filavo alla stalla con le sue donne e con quelle di Genoveffa, egli compariva spessissimo a parlarmi nell'orecchio per ore intere.; se andavo a casa a far la polenta, eccotelo lì seduto su d'una sedia, come un vero fidanzato che non potesse stare a lungo senza di me. Io mi confortavo assai vedendolo così mutato da un momento all'altro, ma ciò non ostante non mi sapevo mai decidere a fargli osservare che gran tempo e che gran comodo avevamo allora di sposarci non una volta, ma due. Questa idea così evidente, così naturale doveva venire per forza anche a lui, e volevo lasciargli il merito di esibirmela spontaneamente. Sapete invece che idea gli venne? — La posso indovinare, – rispose Galeazzo, il quale, parlando con Costantina, non si sapeva indurre a svestire del tutto il gentiluomo. — Meglio così. Quello che ho sofferto ve lo potrebbe dire l'anima di mia madre, lei che mi ha ajutato, lei che ha pregato per me. Voler bene ad un uomo con tutta la sincerità del core, e dopo tanto tempo non ritrovargli in petto che un desiderio solo: quello di umiliarmi in eterno, presa od abbandonata che mi avesse poi. L'offesa era grande per sè sola, non è vero? Eppure egli ha trovato modo di renderla più grande ancora colle sue giustificazioni: mi disse che non voleva fare il torto al fratello maggiore di sposarsi prima di lui, che almeno gli conveniva di aspettare che si accasasse la sorella, nel qual caso era molto probabile che ci volesse un'altra donna in casa; che altrimenti rischiavamo di consumare mezza la gioventù senza goder mai nulla, e che per ultimo noi eravamo già così legati l'un l'altra, che nemmeno il dover vivere tuttora in due case non era più bastante ragione perchè egli non fosse il marito ed io la moglie. Mi è parso che mi si schiantasse l'anima dentro di me, e gliene ho dette tante e poi tante, che solamente a ripensarci mi si ferma il core. Avesse inveito, mi avesse anche messo le mani addosso, pazienza, io potevo sperare di aver esagerato, ma nulla, nulla di nulla! Avevo côlto così nel segno che egli, per non disturbarsi a rispondere, si era messo a guardarmi tra lo stupito e il sorridente, come se avesse voluto dire: «In fede mia, bambina, che ti credevo più bonaria assai!» Bonaria io Non tanto di certo da non capire che bella soddisfazione debba essere per una ragazza quella di sposare un uomo che non la possa più rispettare. — A uso di Peppina! – interruppe Galeazzo, ammiccando degli occhi verso la corte. — È un'altra cosa. Peppina ha cominciato a discorrere che era alta così, ed io invece, due anni fa, ero più grossa di quel che sono adesso. Ma dite un po': siete il confessore della comunità, voi che sapete ogni cosa appena arrivato l — No... ma ho un certo viso da uomo discreto, che tutti mi si confidano volentieri. — Bella discrezione! Tirare subito Peppina in ballo! Chi ve l'ha dettol –– Lei. E ho capito benissimo che il suo Piero non ha nulla che fare col vostro Pompeo. — Ci corre come dal giorno alla notte, lo so anch'io pur troppo! E nonostante, cosa vi ho da dire? Noi non ci parliamo più da quella volta in poi; se egli principia, io taccio, e se mi guarda, mi volto da un'altra parte. Eppure... è inutile, mi vergogno a dirlo. — Gli volete bene ancora? — Per forza! Ed appunto per questo voglio levarmelo dagli occhi, andando via. Altrimenti, così stregata come sono, capisco benissimo che un giorno o l'altro gli perdonerei. Povera ragazza! La sua disgrazia era stata d'imbattere così poco bene la prima volta; ma ora, chi ne aveva colpa, dopo due anni di quella vita? Va bene che era una contadina, ma non era poi di legno nemmeno lei!
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