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Alberto Cantoni
L'illustrissimo

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  • ALBERTO CANTONI   L'ILLUSTRISSIMO ROMANZO
    • PARTE QUARTA Padre, figlia e Niccolino.
      • IV.
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IV.

— Dov'è andata Giovannona che è corsa fuori come una disperata? – domandava intanto la vecchia dalla porta dell'andito?

Piero, occupato in mezzo alla folla ad aggiogare un par di buoi, si volse a Peppina, che gli stava accanto col bimbo in braccio, e le chiese piano:

— Lo sai tu?

— No davvero! – rispose Peppina alzando molto la voce perchè udisse anche la vecchia. – Ha liticato or ora con Ritenete, e poi è corsa a furia verso il paese:

— Che avevano?

— Gli ha detto che, con tutte le sue pretese, non è nemmeno capace di fare lo sbirro bene.

— A proposito di che?

— Non lo so. Ho udito solamente che ora nominavano D. Angelo, ed ora Niccolino.

Guardate, – sclamò la vecchia stringendosi nelle spalle, – se è roba questa da pensarci oggi!

E subito Peppina:

— Se non vi dispiace, Piero, mi fate la carità di portarmi la roba al coperto nella casetta del campanaro? È vuota fino a S. Michele, e mia madre l'ha potuta prendere a pigione per mezzo marengo.

— M'ha da piantare coi letti in corte? – domandò Nunziata un po' aspramente.

— Per noi che rimaniamo qui, più si aspetta a portar dentro e meglio è, – rispose Piero. – Dite piuttosto a Pompeo e al Milanese che si facciano ajutare da tutta questa gente, e che gettino sulla stalla quanta più acqua possono, o altrimenti il fuoco può covare anche una settimana. Io in due ore vado e vengo, e quando tornerò, se non ci sarà più pericolo, sgombereremo.

— Almeno mandatemi Giovannona, se la trovate.

–– Arriva ora. Vedo il suo fazzoletto che trotta verso casa, – rispose Peppina.

— Dov'è?

— Di dalla siepe. Ora si vede tutta. Pare arrabbiata ancora.

Chi avrebbe supposto due vittime di due recenti calamità in quelle due donne che se la discorrevano quasi accademicamente fra di loro con tanta gente in mezzo? Ma i contadini sono fatti così. Più urlano e più strepitano quando hanno l'acqua alla gola e il fuoco alle calcagna, e più presto si rialzano a pericolo cessato od a fatto compiuto, e se non capitano poi sul luogo signori da infinocchiare, agenti fiscali da intenerire, è meraviglioso vedere come poco si dolgono in proporzione di prima. Sarà religione, sarà apatia, sarà quel che volete, ma è così.

E così lasciamola, senza punto badare alle due lunghe catene viventi, che mandarono tosto ad effetto i consigli di Piero, e che però si fecero correre i secchi da mano a mano, e li rovesciarono in giro sopra la stalla, come se fosse stata un'ortaglia in tempo di gran secca. Ora il momento è così solenne che non si può aver occhi per troppe persone, ed anzi ci verrebbe quasi voglia di andar a capo, e di scrivere a lettere majuscole: Qui principiano

LE 33 DISGRAZIE DI GIOVANNONA.

E principiano per seguitare fino alla fine di queste scene, ben inteso.

La quale Giovannona, appena arrivata a casa, aveva subito preso uno strofinaccio, e si era messa a pulire della cenere e della fuliggine tutta la mobilia schierata in corte. Ma quella sì che era ben pulizia! Un po' più fini che fossero stati quei mobili, e per lo meno ci avrebbero rimesso la vernice, tanto li stropicciava di cuore, anzi rabbiosamente.

A un tratto, quando il suo volto, e per la fatica e per la mal celata agitazione dell'animo, era già diventato, più che rosso, acceso, bastò che voltasse un momento gli occhi attorno per mutare di colore addirittura, come se tra per l'ira e tra per la sorpresa, si fosse sentita venir caldo e freddo.

Che aveva visto di tanto spavento? Nient'altro che Niccolino, il quale accorreva precipitosamente verso la sua diletta, colpita dalla sventura, nella pia speranza di ravvivarne gli spiriti lassi, col forte alito del suo giovine amore. Come era scalmanato anche lui! E che mestizia in quel suo volto così bene atteggiato del più profondo interessamento!

Giovannona, pur di ricomporsi alla meglio, seguitò a lavorare più alacremente di prima, come se non lo avesse nemmeno veduto. Poi, quando l'altro le fu presso e cominciò subito a giustificare il suo ritardo e a chiederle particolari:

Va' a vedere, – rispose senza smettere di strofinare. – Poi ti narrerò ogni cosa.

Niccolino rimase un pochino brutto. Ma poi, visto che quella non era precisamente la giornata delle cerimonie, e che Giovannona aveva sempre avuto l'abitudine di parlargli assai poco, credette bene di non insistere e di andare docilmente a vedere.

Non fosse mai ritornato! Giovannona, che si era intanto riavuta assai bene, gettò lunge lo straccio, e piantandogli in viso una occhiata lunga, ferma, tagliente, gli domandò a mezza voce, con tutto il garbo di cui era capace:

— Quando è che muori?

Niccolino, preso alla sprovvista, si guardò intorno come per vedere se erano uditi, e chiudendo un occhio, ed arricciando in su la estrema punta del labbro superiore, parve dire a medesimo:

— Ci sono!

E l'altra daccapo, ancora più piano:

— Quando è che muori?

— Ma?! – rispose Niccolino come uno che tentasse di metterla in ridere. – Non ho mica molta fretta, io.

— No? Ma un giorno o l'altro ci arriverai egualmente, si spera! E tu allora dimmelo, avvisamelo prima.

Perchè?

Perchè voglio aver tempo di vestirmi di rosso, – proruppe Giovannona senza punto gridare, e con un breve ma feroce sorriso.

— Che discorsi! – sclamò l'altro scandalizzato, mentre poneva prudentemente una sedia davanti a .

— Non aver paura, – seguitò quella con la stessa manierina di poco prima. – Qua non ti tocco, perchè c'è gente, ma guarda bene di non passarmi più davanti la porta, guarda bene di scantonare assai prima, di girare assai lontano, perchè se mi vieni sotto e che nessuno ci veda, puoi essere sicuro che al meno meno... ti strozzo.

Niccolino avrebbe avuto voglia di domandarle che cosa di peggio gli avrebbe potuto fare al più al più, ma perchè Giovannona, nel proferire le due ultime affettuose parole, non era stata capace di rattenere la propria voce, così egli credette bene di non aggiungere nuova esca al fuoco, e di girare, come suol dirsi, la posizione:

Senti, – disse, – io non son qui per dire che tu abbia torto, no in verità, dico anzi che tu hai troppa ragione, ma lasciami parlare, ma ascoltami un mezzo momento. Chi avrebbe potuto supporre che tu, stando qui e col foco in casa, sapessi di già quello che io, sul luogo, non ho saputo che jeri soltanto? Come non vedere quanto altrimenti sarebbero andate le cose, se io avessi potuto venir qui colle buone oggi o domani a confessarti ingenuamente la mia disdetta!

Disdetta!!? – proruppe Giovannona, crollando il capo concitatamente.

— Sì! Ne ho colpa io se non ti poteva vedere che ogni settimana, e se quell'altra mi veniva sotto gli occhi ogni momento?

— Ah non ne hai colpa? Dopo che sei venuto da me fino a jer l'altro, e dopo un anno che seguitavi ad imbeccare tua madre perchè facesse finta di non volere nuore in casa?! Questa sì che è accettata subito, non è vero? Buon per lei che sta con suo zio, e che suo zio porta il Signore in mano, o vorresti vedere quante gliene andrei a dire oggi stesso! Ma verrà fuori di canonica, ma la vedremo uscir di chiesa col velo bianco in testa!... Proprio il velo che ci vuol per lei! E allora... oh allora sarà moglie di suo marito, più che nipote di suo zio; allora le potrò dire che ha fatto bene a contentarti presto, perchè se fosse andata, fra noi due, a chi si decideva prima, o doveva essere lei quella, o le campane, alla tua morte, avrebbero sonato a festa come pei bimbi innocenti! troppo dire così? Una trista che si è messa d'accordo con un pari tuo, e mi ha lasciato andar di mezzo un anno pubblicamente! Ma Dio mi vendicherà. Ti varranno di molto quindici marenghi di dote, con una donna che è abituata a spazzare la strada col mezzo braccio di coda che si tira dietro. Chi sa che non campiate tutti due contro i vostri meriti, e ch'io non abbia la soddisfazione di scappellottarvi i figliuoli, giusto proprio davanti alla mia porta. Ma gliela darò lo stesso una fetta di polenta, non dubitare, gliene darò anche due; non me la prendo io coi giovani quando l'ho coi vecchi, e men che meno me la prendo coi vecchi quando la maggior colpa è dei giovani. Altrimenti avrei già detto il fatto mio a tua madre, che morta come è, non si è vergognata di tener mano a rovinare una ragazza che non le ha mai fatto un male al mondo. Almeno che si confessi presto, se le preme l'anima sua.

O rustica virago, o muscolosa pulcella, prontissima, come la più parte dei contadini quando inveiscono, a tirare continuamente la morte in ballo, quasichè la vita fosse sempre sempre una assai bella cosa, tu avevi un bel dilatar le narici, un bel parlare a scatti con un accento rauco e sordo che faceva assai brutto sentire, ma altro ci voleva perchè tu ti sfogassi bene!

— È inutile, – sclamò Niccolino con la smorfia untuosa d'un uomo sempre più scandalizzato; – inutile, oggi con te non ci si può discorrere!

— No? E allora che stai a far qui?

— Nulla. Tant'è vero che me ne vado.

— Che ti venga la morte secca! – concluse al solito Giovannona, la quale non s'era punto figurata di poter essere presa così pulitamente in parola, mentre Niccolino, appena voltato, mandava fuori un bel pezzetto di lingua; come per dire che gli era andata anche troppo bene.


 

 

 




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