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Alberto Cantoni
L'illustrissimo

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  • ALBERTO CANTONI   L'ILLUSTRISSIMO ROMANZO
    • PARTE QUINTA Pompeo, Piangi e Sua Eccellenza.
      • IV.
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IV.

— Oh, giusto voi, Giovannona! Che puntiglio senza costrutto vi è mai venuto in mente? Io sono nato in città, è vero, ma non è una buona ragione per darmi ad intendere che i contadini sieno tutto l'opposto degli altri uomini! E voi credete sul serio di fare un gran dispetto a Niccolino, provandogli subito che non avete bisogno di lui, e sposandovi forse un giorno prima? Io, se fossi nei suoi piedi, ne riderei. Sarebbe un rimorso di meno, per me tanto, e peggio per voi se vi contentaste di Piangi!

Giovannona, che non ostante la recente baruffa in casa, era ancora assai lunge dall'aver messo fuori tutta quanta la stizza che le era rimasta dentro, si piantò di faccia al mal capitato, che s'offeriva spontaneamente a fargliela sgorgare del tutto, e gli disse provocandolo:

— Oh sfacciatone senza creanza! La pigliate con tanta aria?. Voi! Con me!

Badate a quello che dite! – rispose Galeazzo ritirandosi d'un passo o due.

— Che badi a quel che dico? A uno straccione mezzo affamato che ho fatto prender io per carità? Credete forse di darmi soggezione perché vi ritrovate con una casa da otto lire il mese? Neanche se fosse da trenta e che ci cavaste da vivere non me ne dareste!

Soggezione, o non soggezione, esigo che mi parliate in un altro modo! – sclamò l'altro con voce ferma.

— E voi non dovevate farmi fare la figura della matta, che si fa ridere dietro da tutto il paese e che porta lo scompiglio in casa in questi bei momenti!

— La imputazione era troppo assurda per non inspirare nell'accusato una certa pazienza relativa. Cambiò di tono e disse:

Via, Giovannona, capisco benissimo che vi volete sfogare, ed anzi mi metto nei vostri panni, e vi compatisco, soprattutto perchè siete una donna; ma anche voi dovete considerare che io non sono già la vostra valvola di sicurezza, e che però avete l'obbligo di parlarmi come si parla colle persone. Vediamo. Ragioniamo. Io ho fatto far la figura della matta? Io vi ho fatto ridere dietro da tutto il paese?

Giovannona lo guardò quant'era lungo dalla testa ai piedi, e poi, con subitaneo prorompimento:

Guarda che sfrontataggine! M'empie lui la testa di belle speranze domenica sera, e poi fa finta di non capire che piccola differenza ci sarebbe stata se io avessi potuto fare jeri, colle buone, ciò che scandalosamente ho dovuto far oggi, col foco in casa! Chi mi ha quietato del tutto jermattina, riferendomi parola per parola quello che disse il signor Preposto? Chi, per darmi l'ultima spinta, s'è fin messo a rifarmi la voce e gli atti della sin–cera nipotina quando negava ogni cosa? Chi è stato? Voi, o il diavolo che vi porti?

Galeazzo non poteva sapere che Giovannona aveva spasimato di curiosità tutta la prima notte, nella speranza che la fuga in caserma del proprio ambasciatore significasse, occorrendo, la entrata in scena di un secondo riempitivo, preferibile a Piangi. Dovette però contentarsi di rispondere, con un nuovo e giustissimo filo di umore, che gli era tornato a galla per forza:

— Ah, dunque, perchè non ho capito, volete venirmi a dire che l'ho fatto appositamente? E appositamente per nuocervi? Ma vi avviso che ci voleva una persona molto maligna, per capire; ci volevate voi, a dir poco, benchè, in fatto di malignità contadinesca, ve ne ritroviate quanta ne occorre per dar dei punti a chi vi pare e piace. Oh, voi sì! Voi, in mezz'oretta di conversazione, con gente affatto nuova, voi avreste fiutato ogni cosa più presto e meglio di chiunque altro. Ma io no, prova ne sia che ho fino consigliato Piangi di darsi pace rinunziando a voi. Perchè dunque non siete andata in persona? E perchè soprattutto avete mandato me?

Perchè v'ho mandato? – domandò Giovannona rossa fino alle orecchie per quell'epiteto di contadinesca apertamente riferito alla sua particolare malignità. – Vi ho mandato perchè voi non siete punto quel gabbiano degnissimo di fare l'ambo con Piangi che volete parere, e perchè non avrei mai creduto che voi vi rivelaste invece per un imbroglione di cittadino, capace di vendervi anima e corpo a quella trista che dovevate spiare per me. Non negate, che tanto non vi credo, ed anzi tornateci, tornateci pure domenica prossima. Ditele che senza di voi il suo tradimento non sarebbe andato così liscio, e che io le avrei potuto fare una bella scenetta a casa sua, senza lasciare il tempo a lei a quell'altro cane di confessarsi colle belle e colle buone al signor zio. Oh sì, la giornata è lunga, ora, e ne avrei fatto di belle io jeri, se oggi non usassero gli arlecchini servitori di due padroni! Diteglielo pure, e fatevene dare degli altri. L'avete servita così bene, lei!

Qui Galeazzo avrebbe pagato qualche cosa di bello per essere altrettanto contadino di Giovannona, e per poterla sonare a sazietà, col rischio e il pericolo di buscarne lui di più salate assai. Fu un momento solo, ma bastò perchè egli assolvesse poi sempre tutti quei poveri operai e quei poverissimi contadini, i quali, condannati ad avere intorno delle donne maleducate che abusano della loro lingua per cavarsi la voglia di metterli a cimento, non istanno tanto a ragionare, e picchiano.

— Non hai da leticare con altri, Giovannona, che te la pigli anche col Milanese? – prese qui a dire Nunziata, che aveva adocchiato dal finestrino il nuovo litigio ed era venuta fuori espressamente per interporsi. – Pensa alle lenzuola, che è meglio, e voi andate da Piero, che è ora. Ditegli che l'acqua della polenta è già su che bolle.

Galeazzo tentennò un pochino, come combattuto dalla smania di rispondere pur qualche cosa, e dalla paura, rispondendo, di trasmodare troppo, finchè, a battaglia vinta, si volse verso la porta canticchiando a denti stretti, mentre Giovannona alzava la cresta anche contro la madre, e le diceva sgarbatamente:

— Cosa c'entrate voi nei miei interessi? Guardatevene bene un'altra volta! Oramai mi marito, bene o male, e non ho più bisogno che la gente mi veda rispettarvi tanto, coi vostri bei meriti!

Nunziata la lasciò dire, e volgendosi a Galeazzo:

Date una voce anche a Pompeo! gli disse.

Quegli rispose macchinalmente di sì. Poi seguitò, altrettanto macchinalmente, a camminare verso il paese, guardando a terra e facendo scoppiettare le dita ogni qual tratto, finchè da un momento all'altro, tirò su una gran spallata, e disse volgendosi da tutt'altra parte:

— Oh sì ch'io voglio stare fino a domattina con questa gente!

Infatti al tocco preciso era già tra le mura quasi urbane del capoluogo, e batteva forte sulla spalla di Stentone, il quale, appena escito di Pretura, era stato preso in mezzo da un gran crocchio di seccatori, che lo tempestavano di consigli e di apprezzamenti. Il buon uomo si volse tutto d'un pezzo, e chiese a voce alta come in mezzo ai campi:

— Voi qui? voi qui?

— Sì, – rispose Galeazzo conducendolo un po' fuori della gente, – e vi ho chiamato appunto per avvisarvene. Ho leticato coi vostri figliuoli, e son venuto via senza dir niente a nessuno, lasciandovi in pegno il mio fagottino, e senza mettermi in tasca nessun vitello. Ora mangio un boccone e vo difilato a casa.

Fate bene, fate bene. Altrimenti vi dovevo mandar io.

Perchè? – domandò Galeazzo con un tono dal quale emergeva, oltre allo stupore, anche un po' della rabbia ingojata prima, e non per anco smaltita affatto.

— Perché tutti, ma tutti sono d'avviso che la disgrazia mi sia capitata per cagion vostra.

Qui Galeazzo mandò in cor suo qualche cosa di poco garbato dietro a Giovannona, pensando che se non era il contrasto di poco prima avrebbe anche potuto dire a Maria di essere stato regolarmente licenziato senza propria colpa. Ma perchè tra l'intenzione e il fatto non ci poteva correre di molto, si rasserenò immediatamente e chiese a Stentone, tendendogli la mano:

Piuttosto che pigliarvela meco, non valeva meglio quietare i vostri nemici, pagandomi? Me ne vado egualmente, state pur certo, anche se mi offriste cinque lire il giorno, ma faccio per dire!

No no! Il uomo è sospettoso, e nessuno avrebbe creduto. Addio. E scrivete che dobbiamo fare del vostro fagottino.

Il uomo?

Già. Ogni volta che il re del creato si elevi, nelle bocche rustiche della Bassa Lombardia, a dignità di specie, ovvero a soggetto d'una proposizione universale, cessa tosto di essere l'om, e diventa il uomo. I latini ed i tedeschi informino.

*

*       *

Quando Galeazzo, dopo essere stato trascinato per due buone miglia dal medesimo Ronzinante di pochi giorni prima, dovette fermarsi, per cagione della corrispondenza postale, in un'altra metropoli sul fare di Coronaverde, gli accadde di vedere un vecchierello, il quale aveva a mano una grossa vacca, avvicinarsi al predellino e chiedergli la carità.

— Avete una così bella bestia e limosinate? – osservò Galeazzo.

— Non è già mia, e la conduco a pascolare per due palanche il giorno. Se non credete, chiedetelo qui a Gigino che ci conosce tutti due da tanto tempo, – rispose l'altro con voce tremula additando il cocchiere.

È verissimo, – rispose costui, avviandosi verso l'ufficio colla corrispondenza in mano: leggi con un gran sacco, molto diligentemente suggellato, e pieno d'ossigeno perchè faceva bel tempo.

Mentre il nostro viaggiatore, scontorcendosi tutto nella sua comoda baracca, durava un po' di fatica a mettere alla luce qualche moneta spicciola da dare al vecchio, costui, all'usanza de' suoi coetanei, seguitava a battere il chiodo inutilmente, e a dire:

Magari fosse mia! È figlia dell'ultima vitella che ho visto nascere quando stavo ancora a padrone. Oh allora non la chiedevo la elemosina, no in fe' di Dio, ma ora! Ora non mi rimangono che settantanove anni, perchè Nostro Signore non me li ha ancora tolti!

— Ah sì! – gridò Galeazzo, saltando a terra per andargli sotto e per guardarlo meglio. – Proprio settantanove?

Compiuti per la Madonna delle Grazie. Li metto male?

— No davvero. Prova ne sia che voglio fare i miei conti. Vediamo. Il biglietto, nel venire, mi è costato appena sei lire; qui nel portamonete ce n'ho tre, e tre sei, e tre nove; qua in rame più di mezza; alla mia cena, occorrendo, ci penserà il signor Sindaco di Abbiategrasso mentre muto i panni; dunque a voi, pigliate, pigliate pure, a onore e gloria della mia Maria. Sono per il bel servizio che mi avete fatto.

Io? Quando? – chiese il vecchio più morto che vivo dalla consolazione, vedendosi porgere tre belle lire, nuove di stamperia se non di zecca.

Tre anni fa. Quando Nostro Signore non vi aveva ancor tolto i settantasei.


 

 

 




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