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Alberto Cantoni
L'illustrissimo

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  • ALBERTO CANTONI   L'ILLUSTRISSIMO ROMANZO
    • PARTE SESTA La vecchia, le giovani e la contessa.
      • II.
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II.

Abbiamo già bastantemente veduto la gentile contessa da Breno in mezzo ai contadini per poter ci figurare le oneste accoglienze di cui andarono liete le cinque donné. Costoro le comparvero davanti infatuate del Duomo ed anche un pochino della Galleria: le dissero che era stato quello il più bel giorno della loro vita, e che nemmeno a campare mill'anni avrebbero mai scordato il quarto d'ora vissuto in alto, sopra la chiesa in mezzo a tante belle statue, che solamente a numerarle tutte avrebbero dovuto rimanere un mese. Poi Nunziata perdonò generosamente la contessa dell'averle, come disse, cavato di sotto il suo bracciante mezzo gratuito, ai suggerimenti del quale Peppina e Costantina dovevano forse la mezza burla del loro invito a Milano; e subito dopo la balia si mise a piangere perchè il seno le riprincipiava a dolere come a Cremona, e questo dolore (secondo una pietosa superstizione della campagna mantovana) voleva dire che la sua propria creatura s'era messa, in quel preciso momento, a piangere a casa. Maria mandò a prendere il bimbo già annunciato da Galeazzo, e intanto che la balia si riconciliava col proprio stato le disse che per quel giorno la voleva ospite sua colle altre quattro. Poi fu portato in tavola, e le cinque donne, servite e riverite come altrettante principesse del sangue, sedettero a mangiare con Maria e con Donna Stella, dopo di aver chiesto più volte a medesime come mai il Milanese non si fosse ancora lasciato vedere tra il servidorame che stava ora girando attorno alla tavola.

Il viaggio, il cambiamento d'aria, le impressioni artistiche e la buona cucina son tutte cose che mettono appetito a chi non ne ha; figurarsi poi alle compagne di Nunziata, che le aveva tenute a stecchetto per tutto il giorno, tanto per guadagnare qualche cosa anche sulle spese di viaggio, intascate anticipatamente. Tutte (tranne forse Costantina e Peppina che non si saziavano mai di guardare questa le belle tovaglie e quella i bellissimi piatti) avevano già pensato più volte a bocca piena che a fare le signore gli era un gran bel me–stiere, quando Maria, dopo molti discorsi inconcludenti, si volse alle frutta verso Giovannona, e domandò:

— Si sta bene maritate?

— Lo dovrebbe sapere, lei che ha provato prima di me.

— È ben appunto perchè lo so, che mi son tenuta a mente i consigli di vostra madre e che ora... riprovo.

Davvero? E chi prende? Un giovinotto o un vedovo? – domandò la vecchia.

— Un giovinotto, a modo vostro; anzi quell'unico giovinotto milanese che voi dovreste conoscere, almeno di nome.

Nunziata afferrò subito una mano della contessa, la quale, volente o nolente, dovette pur lasciargliela baciare.

— Oh che piacere ad acquistare una buona padrona che mi vuol tanto bene! Oh i bei tempi per la Casanova e il bell'acquajo di marmo che essa mi farà fare per suo primo regalino di nozze! Vedrai, Peppina, quando tornerà Piero, quant'altra terra ci farà dar da lavorare dalla parte del sacrato, quella che è giusto in vendita; vedrai Giovannona cosa diventerà la tua casupola, tu che hai bisogno di molto spazio per poterti muovere. Ma dov'è, dov'è questo Illustrissimo benedetto? Con quel pettegolo di Milanese che non mi ha lasciato smontare da lui!

— Verrà più tardi a prendere il .

— Il di camomilla? Ora dovrebbe venire che c'è il vin bono, altro che ! Beviamo noi intanto! Alla salute degli sposi! alla salute dei nostri Illustrissimi!

Dopo l'epitalamio in prosa, le solite poetiche domande che soglion fare le donne, specialmente le contadine, e che Nunziata (per sapere, come disse, la verità precisa) pensò bene di rivolgere a donna Stella, colla quale aveva già fatto grande amicizia. E quanto tempo era che i due nobili sposi facevano all'amore, e chi il più innamorato dei due, e se lei, donna Stella, si fosse interposta, e a quando precisamente le nozze.

A interrogatorio finito, Maria si prese dietro tutta la sua comitiva, e recatasi in una camera accanto la fece sedere tutta in giro, tenendo Nunziata vicino a .

Debbo raccontarvi alcune cose, – le disse. – Dapprima, chi sa, potrebbe darsi che non vi piacessero, ma poi! Le ho accomodate così bene, io!

Senta. Se le ha accomodate lei, mi fido. Dica, dica.

— Mi promettete proprio di non sgomentarvi mal?

— Ma se mi ha appena detto lei colla sua bocca di avere già accomodato ogni cosa! O dunque?

— Ebbene: mio cugino crede di potervi provare che le vostre querimonie sui danni dell'incendio erano, via, un pochino esagerate!...

Spero bene che verrà a vedere! – sclamò la vecchia, alzandosi in piedi per gesticolare con più libertà.

— E che se vostro marito vi avesse dato retta, la Casanova sarebbe ora tutta quanta in cenere.

Qui Nunziata, che si trovava ancora nell'atteggiamento di chi si prepara a rispondere, mutò d'avviso da un momento all'altro, e si rimise a sedere come rassegnata, sclamando a bassa voce cogli occhi volti verso l'anticamera:

— E s'intende che t'ho fatto mangiare alla mia tavola!

— Eh? io però me ne sono accorta, oggi! – le bisbigliò nell'orecchio Giovannona, quasi contenta.

Oggi! Bella forza! Me lo dovevi dire quando l'hai fatto fermare, tu che sei tanto furba che non c'è al mondo una donna più minchiona di te!

— Di che cosa s'è accorta oggi? – domandò la contessa alla vecchia.

— Di nulla, di nulla. Dica lei piuttosto come è riuscita ad aggiustarla bene.

— Gli ho parlato precisamente così: «La vita dei contadini è dura, Galeazzo mio caro, e bisogna tenerli un po' su moralmente, come faccio io con quelli della Brena. Quando invece il padrone si contiene a modo tuo, con chi vuoi che se la piglino se non con esso, che deve sembrare la principal causa delle loro tribolazioni? Vedrai invece quando ti sarai fatto fare un bel villino a cinquanta passi dalla Casanova e che ci andremo insieme di sovente, come muteranno mamma e figliuolo

— Altro se muterò! Altro se muteremo! – sclamò con enfasi ma altrettanto macchinalmente Nunziata, già molto impensierita all'idea di passare così da un eccesso all'altro, e di avere, d'allora in poi, i suoi padroni un po' troppo addosso.

— «Che credi? – seguitò Maria allo stesso modo di prima. – Che sieno molti, ai nostri tempi i contadini come il vecchio ed il soldato? Sono pochissimi, e ti devi augurare che non ti scappino!...»

Benedetta mille volte codesta bocca!

— «O ti vorresti forse vendicare perchè hanno detto che ti ritrovi dieci mani per tirare e nemmeno un dito per ispendere! Ma la colpa ce l'ho avuta io, che t'ho mandato a quella manieral...»

— Dove!? – domandò Nunziata, balzando in piedi per la seconda volta.

— «E le parole, cugino mio, sono poi finalmente parole! Ma in quanto a fatti, se tu levi la lira il mese per la biancheria, e la polenta asciutta che t'han messo in mano dopo l'incendio, che ti resta? Poco».

La vecchia fu presa istantaneamente da un senso di punzecchiatura e di formicolio a tutte le radici dei capelli che le fece correre le mani al capo. Poi si lasciò andare a sedere di nuovo colle braccia penzoloni, guardando l'una dopo l'altra le sue compagne di viaggio, le quali tutte, meno la balia, avevano seguito il breve dialogo come se fossero state tre romane al circo. Peppina e Costantina parevano due brage, tant'erano rosse, e Giovannona s'era coperto il viso con ambedue le mani.

–– E tu che oggi l'hai preso per una spia! – sclamò Nunziata crollando il capo verso la figliuola.

— Gran che! L'ho detto di dietro e non ha sentito, – rispose Giovannona. – Ho fatto di peggio, io. Gli ho dato dell'Arlecchino servitore di due padroni, e davanti!

— Ma che benedetta idea le è mai venuta di farmi fare questa... bella burla? – chiedeva intanto assai presto la vecchia, per non lasciar venir fuori altri guai.

Perchè Galeazzo imparasse a conoscere bene i suoi contadini e ci pigliasse amore. Infatti non potete credere con quanta simpatia m'abbia parlato di vostro marito.

— Ma intanto ci sono andata di mezzo io.

— No, no davvero. Non avete visto che v'è venuto a prendere colla sua carrozza?

Era sua!?

— E come ci ha visto volontieri! – sclamò Peppina.

— Se voi tutte volete ch'egli seguiti, – concluse Maria volgendosi particolarmente alla vecchia, – dovete riceverlo questa sera come se lo aveste conosciuto trent'anni fa, cioè senza occhi languidi e senza discorsi sentimentali. Ormai è inutile perchè vi conosce tutti a fondo dal primo all'ultimo, e gli dareste a' nervi inutilmente. Quando venne ad avvisarmi del vostro arrivo, mi disse queste precise parole: «Ho fatto poca strada colle tue invitate. Mi han lasciato bracciante e mi hanno ribattezzato per il tuo cocchiere. Ora pensaci tu. Risparmiami possibilmente qualunque scenata di cattivo gusto, e conduci le cose in modo che io stasera, tornando, non abbia bisogno di promulgare amnistie, di sbottonarmi il vestito ad uso degli Incogniti nelle commedie antiche». In altri termini, mi ha forzato così a dirvi ogni cosa il meno ruvidamente che ho potuto, scansando il pericolo che voi, mamma e figliuola, possiate pensare di domandargli perdono, o di fargli qualche altro brutto servizio del medesimo genere.

— Se è per tutto questo che ho dovuto pagare due donne che attendessero ai miei bachi mentre veniva qui! – pensò Nunziata guardando a terra.




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