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Interno della portineria. A destra un caminetto; più
in là la scala che mette alla soffitta; a sinistra una grande finestra e
l'usciale che dà in corte. Sul davanti presso il camino una poltrona,
un'ottomana, e qualche seggiola; a sinistra un attaccapanni e il tavolone da
sarto, su cui è appeso uno specchio; un cassettone e la scansia delle lettere,
accanto all'uscio d'ingresso; un paravento dietro la poltrona; un becco di gas
acceso sul camino. — In fondo, attraverso i vetri della finestra e dell'usciale
si vedono l'androne della casa, a destra, e a sinistra il portico e la corte,
pure illuminati a gas.
SCENA I
Màlia seduta sulla poltrona, pallida e rifinita,
abbandonando di tratto in tratto il capo sui guanciali posti dietro le sue
spalle. Assunta in piedi, accanto a lei; il Dottore sull'uscio, per andarsene,
accompagnato dalla Giuseppina.
Dottore (colla mano sulla gruccia
dell'uscio, stringendosi nelle spalle, piano a Giuseppina). Cosa vuole che
le dica? È giovane e può tirare in lungo. Ma a buon conto, se vuol vedere il
prete...
Giuseppina (sbigottita, giungendo le mani).
Oh, Signore!
Assunta (a Màlia che li segue cogli
occhi inquieta). Dia retta a me! Dia retta a me!
Dottore (c. s. a Giuseppina). No.
Dico perchè so quel che succede poi: se campa, è la Madonna che fa il miracolo;
se muore, l'ha ammazzata il medico. Con queste malattie di cuore non c'è da
scherzare, da un momento all'altro. Io me ne lavo le mani.
Esce.
Màlia. Mamma, cos'ha detto il medico?
Giuseppina (afflitta, tentando di
dissimulare). Nulla, figliuola mia. Che va bene... va benone...
Màlia (scuotendo il capo). No,
mamma, non mi sento bene.
Giuseppina (cercando di rassicurarla,
però colle lagrime nella voce). Non dubitare che la Madonna farà il
miracolo. Oggi è la festa di San Giorgio; gli ho fatto voto che se guarisci,
quest'altro anno andremo tutti insieme a fare il San Giorgio.
Màlia (assentendo dolcemente col
capo, come per illudersi anche lei). Sì mamma!
Giuseppina. Sai... lo zio prete ha
mandato a dire che vorrebbe farti una visita...
Màlia (sgomenta, fissandola in viso
cogli occhi inquieti). Ah!... lo zio prete?... Non viene quasi mai! Vuol
dire che sto peggio, mamma?
Giuseppina. Ma no, cara! No!...
Assunta. O Dio! Signore! Preti e medici
dicono sempre così... per farsi merito... Dieno retta a me, invece! Qui ci
vuole la sonnambula. Con tre lire e una ciocchetta di capelli appena, la
sonnambula vi vede dentro e fuori come in uno specchio, quello che avete e
quello che non avete, e vi spiattella subito il suo bravo consulto in due
parole.
Màlia. È vero, mamma?
Assunta. Sì, sì, lasciate fare a me.
Va a prendere le
forbici dal banco.
Lasci che le tagli una ciocca di capelli, e in due
salti vado e torno colla risposta della sonnambula.
Giuseppina (fermandole le mani). No, no, sora Assunta! Dicono che
non è bene tagliare i capelli agli ammalati.
Assunta. Eh, che diavolo!
Giuseppina. Sì... Dicono che la testa se
ne va via dietro ai capelli...
Assunta. Sciocchezze! La Dorina, mia
nipote, che la conoscete tutti, sana e salva, non se n'è tagliati tante volte,
per guarire dal brutto male? Anzi la sonnambula le fece trovare al Municipio un
orecchino che aveva perso questo carnevale...
Màlia (rassegnata). Fate come
volete... Fate tutti come volete...
Assunta. Qui, che non si vedono... Mi
lasci fare... Faccia conto che sieno per l'innamorato...
A Giuseppina:
Le prometto che la sonnambula gliela rimette subito
in gamba meglio di lei e di me... O almeno, s'è destinata, non vi rovinate a
spendere, tutta la famiglia, e a guastarle lo stomaco con quelle porcherie...
Esce.
SCENA II
Màlia e Giuseppina,
indi il Postino, la Signora e Angiolino.
Màlia (dopo qualche istante di
silenzio). Mamma, che ora è?
Giuseppina. Il Secolo non l'ho
sentito ancora.
Màlia. La sora Luisina sarà andata a
fare il San Giorgio anche lei.
Giuseppina (accarezzandola sui
capelli). Quest'altr'anno, se Dio vuole, ci andremo tutti insieme a fare il
San Giorgio.
Màlia (chinando il capo due o tre
volte dolcemente). Sì, mamma...
Il Postino (entrando). Posta!
Lascia lettere e
giornali sulla tavola ed esce.
Giuseppina (distribuendo la posta
nelle varie caselle della scansia). Vuoi vedere le figure dell'Illustrazione?
Màlia. No, mamma... Sono stanca.
Giuseppina. Così, stando a sedere.
Dicevo per distrarti.
Sfoglia il
giornale. Pausa.
Màlia (pensierosa). Mamma... perchè
vuol venire a vedermi lo zio prete?
Giuseppina (accorata). Ma per
nulla,, figliuola mia... Non affliggerti, ora!...
Màlia (rassegnata). No, mamma...
fallo venire, se vuoi...
Giuseppina. C'è tempo... c'è tempo.
Pausa.
Màlia (inquieta). Mamma, va a vedere
che ora è.
Giuseppina. Adesso vado.
Vedendo entrare la
Signora.
La Signora (facendo capolino
dall'uscio). E così, come va questa ragazza?
Giuseppina. Come Dio vuole, signora mia!
Eccola lì.
Màlia. Riverisco, sora padrona!
La Signora. Buona sera, cara! C'è stato
oggi il medico?
Giuseppina. Sissignora, è venuto adesso.
Dice sempre le stesse cose. Che posso farci, Madonna santa?... Di lassù deve
venire il miracolo!
La Signora. Sì, sì, poveretta. Buona
sera.
Màlia. Grazie, signora. Buona sera.
La Signora esce.
Giuseppina (teneramente). Vedi,
vedi, lo dicono tutti che il Signore farà il miracolo.
Màlia. Sì, mamma.
Giuseppina. Hai bisogno di niente ora?
Màlia. No... di niente.
Giuseppina. Allora vado.
Vedendo entrare
Angiolino.
Vado a vedere un momento, mentre
c'è qui il sor Angiolino.
Esce.
Angiolino. Buona sera. Come va adesso?
Màlia. Bene. Grazie, sor Angiolino.
Angiolino. La cera non c'è malaccio.
Tanto meglio. L'Assunta è andata per lei dalla sonnambula.
Màlia. Sì, Dio gliene renda merito.
Angiolino. Niente, niente. Lei si merita
questo e altro.
Màlia. Dio glielo renda... di tante
gentilezze... a tutti loro del vicinato...
Angiolino. Lo sa! lo sa che le vogliono
tutti bene nel vicinato! Magari Assunta le portasse una buona notizia, adesso!
Màlia. La Madonna farà il miracolo.
Angiolino. Sì, poveretta. Il Purgatorio
l'ha avuto qui, lei!
A Giuseppina che
rientra:
Diceva, sora Giuseppina, magari
la sonnambula mandasse una buona risposta!
Giuseppina. Magari!
Angiolino. Se ne son viste tante! Lei è
giovine e guarirà. Mangiare, bere e stare allegri: ecco quel che ci vuole!
Scappo perchè ho da fare. Riverisco.
Màlia. Riverisco, sor Angiolino.
Giuseppina. Buona sera, buona sera.
Angiolino esce.
Màlia s'asciuga gli occhi col fazzoletto.
Giuseppina. Perchè piangi adesso,
sciocca?
Màlia. Niente, mamma... Sono contenta
anzi... Perchè vedo che mi vogliono bene... Ora che son tanto malata tutti
quanti mi vogliono bene.
Giuseppina. Sì, cara! Sì!
Màlia (accorata). Ma guarirò, è
vero?... È vero, mamma, che guarirò?... Non sto tanto male poi, è vero?
Giuseppina. No! Ma no!
Màlia (accennando del capo
affettuosamente, con un sorriso dolce e triste). Anch'io vi voglio bene!...
A tutti quanti vi voglio bene!...
Giuseppina. Sta quieta ora, che il dottore
ha detto di non pensare a nulla.
Màlia. Come posso fare, mamma?
Giuseppina. E tu fallo!
Pausa. Giuseppina
prepara la minestra al caminetto.
Màlia. Mamma, il babbo starà ancora
molto a tornare?
Giuseppina. No, no... anche lui!...
Chetati ora!
Màlia. Non gli dir nulla... Ha tanti
dispiaceri qui!... Sta fuori per questo, che non ci regge, poveretto!... Tu no,
mamma!
Sorridendole dolce
e triste:
Tu ci sei avvezza, a
tribolare!... In causa mia, anche, povera mamma!...
Giuseppina (colle lagrime agli occhi).
Guarda ora che mi fai andare in collera!
Màlia. No... Sto zitta!
Pausa.
Màlia. Mamma, il riso l'hai messo a
bollire?
Giuseppina. Sì, sì, l'ho messo.
Màlia. Io non posso aiutarti, vedi....
Giuseppina. Quest'altra adesso!
Màlia. Dico perchè quando sarò guarita
voglio far tutto io in casa, e tu ti riposerai, povera mamma!
Giuseppina. Sì, figliuola mia.
Màlia (sorridendo dolcemente, quasi
sottovoce). Voglio star sempre in casa... Con te e col babbo... sempre!...
capisci?... finchè sarò vecchia...
Giuseppina. Sì, sì, sta quieta.
Màlia (chinando il capo, con
verecondia). Capisci... Non vi lascerò mai... Non mi mariterò...
Giuseppina. Oh Signore! che discorsi!...
apposta per tormentarti!...
Màlia. No... non mi tormento.
Pausa.
Màlia (scoppiando
a piangere). Mamma, quando non ci sarò più, e non mi vedrai più qui, come
farai tutta sola?
Giuseppina (scoppiando in lagrime
anche lei) Ah! senti, Màlia!...
Màlia (stringendole la mano, e
tenendosela vicina). No, mamma. Sto quieta, guarda!
Pausa.
Màlia. La Gilda ha mandato oggi a vedere
come stavo?
Giuseppina (afflitta). Sì,
poveretta. Ha mandato del denaro anche.
Màlia. Perchè non me la fate vedere mia
sorella?
Giuseppina (sospirando). Ah,
Signore! se stesse in me!...
Màlia (supplichevole). Bisogna
perdonarle...
Giuseppina (piangendo). Sì...
quanto a me le ho perdonato... Ne ho troppi dispiaceri!...
Màlia. Glielo dirò io al babbo... quando
starò un po' meglio... Allora sarà contento, pover'uomo, e mi farà la
grazia!...
Giuseppina (abbracciandola).
Cara! cara!... Un vero angioletto sei!...
Màlia (scostandola, alterandosi
maggiormente in viso). No, no così... Mi manca il fiato...
Dopo un momento
d'esitazione.
E il sor Carlini non s'è fatto
vedere oggi, mamma?
Giuseppina. È andato in campagna cogli
amici, a fare il San Giorgio.
Màlia (sorridendo dolcemente). Se
guarisco, quest'altro anno andremo tutti insieme a fare il San Giorgio. Non è
vero?
Giuseppina. Sì, figliuola cara!
Màlia. E il sor Carlini anche lui...
Giuseppina. Sì, sì, anche lui.
Vedendo entrare
Don Gerolamo.
Oh, ecco qui tuo zio! Riverisco,
Don Gerolamo.
Màlia sbigottisce
e si scompone in viso.
SCENA III
Don Gerolamo e
dette.
Don Gerolamo. Buona sera, buona sera. E
così? Come va questa figliuola?
Giuseppina. Come Dio vuole. Vede,
poveretta!...
Don Gerolamo. Ho sentito che stava poco
bene, e son venuto apposta.
Màlia. Mamma, perchè piangi?
Don Gerolamo (a Giuseppina).
Perchè piangi, sciocca? Vedi che tua figlia ha più giudizio di te? Bisogna fare
la volontà di Dio, e pigliarsela in santa pace. Sentiamo, cos'ha detto il
medico?
Giuseppina. Tutti impostori, cugino mio!
È un pezzo che va e viene senza concludere nulla!
Don Gerolamo. Il vero medico è lassù, il
medico per l'anima e pel corpo. Lasciate fare a Lui, che sa quello che fa.
Giuseppina. Oh, Don Gerolamo, come parla
bene!
Don Gerolamo. E quell'altra disgraziata,
ch'è anch'essa sangue vostro?
Giuseppina. Ah, poveretta me! Che spina,
che crepacuore anche quell'altra!
Don Gerolamo. Sicuro! sicuro! Quando la
incontro mi sento il rossore al viso... Vesti di seta, penne sul cappello,
scarrozzate come una signora... Insomma un disonore per tutto il parentato! Suo
padre che non ci pensa?
Giuseppina. Non vuole più vederla. Non
vuole che se ne parli... Come se fosse morta, vede!
Don Gerolamo. Avrebbe fatto meglio ad
aprir gli occhi prima!
Giuseppina. Sì, Don Gerolamo! Quello che
gli dicevo!...
Don Gerolamo. Anche lui non le ha dato
il buon esempio! Sempre quel viziaccio, eh! Basta, che il Signore gli tocchi il
cuore a tutt'e due!
Giuseppina. Il cuore l'ha buono, povera
Gilda!... Ci ha soccorso quanto ha potuto, durante la malattia. di sua
sorella...
Màlia. Mamma, vorrei parlare da sola a
solo allo zio prete... No, mamma! non piangere di nuovo!
Giuseppina (col grembiule agli occhi).
No, no ... vado qui un momento, sulla porta... Vedi, non piango...
Esce.
Don Gerolamo. Brava! brava! Tu sei stata
sempre una buona figliuola. Il Signore può farti la grazia di guarire, ma è
sempre meglio trovarsi pronti a fare il suo volere. Tutti possiamo morire da un
momento all'altro.
Màlia. Sissignore...
Don Gerolamo. Ora di', che sto ad
ascoltarti.
Màlia. Sissignore... sì...
Don Gerolamo. Cos'hai da confessare?
Màlia. Non so... Non so come dire...
Don Gerolamo. Vediamo, vediamo. Cosa ti
sta sulla coscienza? Qualche mancanza verso i genitori o verso il prossimo?
Qualche peccatuccio di gioventù?...
Màlia. Sissignore... Ho un cruccio
qui... sul cuore... che mi pesa... e non so come dirlo...
Don Gerolamo. Dio t'ascolta ed è
misericordioso, figliuola mia. Diglielo a Lui e domandagli perdono.
Màlia. Sì, gli domando perdono... di
tutto cuore!...
Don Gerolamo. Bene. Ora di’ cosa è
stato?
Màlia (smorta e affilandosi in viso).
C'era un giovane... che gli volevo bene...
Don Gerolamo. Questo non è peccato, se
c'era la volontà di Dio e dei genitori.
Màlia. Nossignore... non sapevano
nulla... Egli lavorava nel magazzino, qui in corte... E così, vedendolo ogni
giorno... Poi quando m'ammalai la prima volta, prese a venire anche la sera...
Lì, dov'è adesso vossignoria...
Tace un istante
soffocata dalla commozione.
Veniva a leggere il giornale... o portava qualche
regaluccio... e si stava chiacchierando tutti insieme, colla mamma e la Gilda,
quand'essa tornava dalla maestra...
Tace un istante, sopraffatta
dalla commozione.
Don Gerolamo. Bene, avanti.
Màlia (quasi le mancasse il fiato, e
facendo un gesto vago). Aspetti un momento... Scusi...
Don Gerolamo. Povera figliuola!... Su,
coraggio!...
Màlia. Sissignore... Allora.., allora
lui vedendo la Gilda ch'è bella e sana...
Accennando col
capo e guardando il prete cogli occhi lucenti di lagrime e un nodo alla gola.
Capisce?... Capisce,
vossignoria?
Don Gerolamo (scrollando la testa).
Sì, figliuola! Sì!
Màlia. Il Signore mi perdonerà, è vero, se
non ho potuto rassegnarmi subito a fare il suo volere... se non ho potuto
togliermelo dal capo, quel giovane?
Don Gerolamo. Ah, poveretta, ancora?
Màlia chiude gli
occhi e accenna di sì.
Bisogna distaccarsi da ogni cosa quaggiù, figliuola
mia, se Lui vuol farti la grazia di chiamarti in Paradiso.
Màlia (rassegnata, colle mani in
croce). Sissignore.... Farò il possibile...
Don Gerolamo. È tutto qui? Non c'è
altro?
Màlia. Nossignore... No...
Don Gerolamo. Bene, bene. Sta su allegra
che Dio ti perdona, come io ti assolvo e benedico.
Posandole la mano
sul capo. Indi chiama.
Giuseppina?
Giuseppina entra
asciugandosi gli occhi.
Màlia (sorridendo dolcemente).
Vedi, mamma?.., non è nulla!...
Giuseppina (abbracciandola
teneramente). Figlia! Figlia mia! Di', ora come ti senti?
Màlia. Bene, mamma. Mi sento bene.
Don Gerolamo (accomiatandosi).
Che il Signore vi assista!
A Giuseppina che
l'accompagna verso l'uscio, piano:
È un angioletto, poverina!... Ma voi avreste dovuto
tenere gli occhi aperti... con due ragazze in casa...
Giuseppina. O Madonna!... Come ho da
fare?...
Don Gerolamo. Basta, basta. Se mai, Dio
non voglia, al funerale penso io. Mandatemi a chiamare in parrocchia,
all'occorrenza...
SCENA IV
Battista e detti.
Battista (col berretto in testa, in
tono burbero, al prete). Riverisco!
Don Gerolamo. Buona sera, Battista.
Battista (come sopra). Riverisco!
Don Gerolamo esce.
Cosa viene qui a fare costui?
Màlia. Babbo...
Giuseppina. È venuto così... trovandosi
a passare...
Battista. Alla larga! Gente che porta la
jettatura! Non voglio che le portino la jettatura alla mia figliuola!
Chinandosi ad
accarezzare Màlia e pigliandole il mento fra le dita.
Cara! Come va adesso?
Màlia. No, babbo... Non mi sento bene...
Giuseppina. Don Gerolamo è venuto per
lei... sapendola così malata!...
Battista (amareggiato, sbuffando e
volgendo loro le spalle). Bella risorsa! Bell'aiuto avere il parente prete!
Mesi e mesi che siamo nei guai, e non è venuto una volta a dirci crepa!
Màlia. No, babbo! non parlar così!...
Giuseppina. Vedi, la tua figliuola che
non sta mica bene!
Battista. No! no! Non mi fate venire la
bocca amara adesso! Cara la mia figliuola! È qui il tuo babbo, sai! Non
dubitare!... Quell'altro impostore del medico va e viene e non conclude
nulla!... È buono soltanto a spillarci i denari, lui!... Lui e lo speziale!...
Peggio di due mignatte! Dà retta al tuo babbo che ti vuol tanto bene! Non sei
ancora confinata in un letto, grazie a Dio... Guarirai, te lo dico io!
Màlia. No... non mi sento bene,
babbo!...
Battista. Guarirai! guarirai! Dà retta a
me! Sei giovane, e ti rimetterai in gambe. Il peggio è per noi vecchi, che in
gambe non ci siamo più. Ora viene l'estate, e guarirai!
Màlia. Davvero, babbo?
Battista. Te lo dico io! Per vederti
guarita mi farei in quattro, guarda!... Senti, quelli che tornano dalla
scampagnata!...
Giuseppina. No, no, è la sora Assunta.
SCENA V
Assunta e detti
Assunta (entrando frettolosa con una
boccetta in mano). Allegri! allegri! Ve l'avevo detto!
Giuseppina. Oh Signore! Cos'ha risposto?
Assunta (ancora tutta scalmanata).
Ha detto così, che non è nulla... Che sta benone e guarirà fra pochi giorni,
con due cucchiaiate di quest'affare rosso qui, una la mattina e una la sera... Il
male viene da debolezza e languori di stomaco. Come chi dicesse un sacco vuoto
che non può reggersi in piedi. Quando si sarà rinforzata poi, starà meglio di
voi e di me.
Màlia. Oh mamma!
Giuseppina. Il Signore l'ascolti, quella
buona donna!
Battista. Ma che roba è? Qualche altra
porcheria?...
Assunta. Porcheria?... Il tocca e
sana, caro lei!
Battista. Il tocca e sana! il tocca
e sana! Ce n'ho un comò pieno lì!... Tutte storie, imposture!
Assunta. Storie? Son storie che conta la
sonnambula? Per tre lire che spendete!...
Battista. Non so... Io tre lire le
spendo volentieri, se fosse vero, per la mia figliuola. Mi leverei il pane di
bocca addirittura!
A Giuseppina:
Ma i denari dove li hai presi?
Giuseppina. I denari li avevo.
Battista. Allora, quando ti ho chiesto
tre soldi per la pipa, perchè mi hai detto che non ne avevi?
Giuseppina. Me li ha mandati poi la
Provvidenza.
Battista. La Provvidenza?... La
Provvidenza che manda soldi?
Assunta. Insomma, i denari li ha avuti
da chi poteva darglieli. E ora le dico ch'è tempo di finirla, e che la Gilda ha
mandato a dire che vuol vedere sua sorella.
Màlia (supplichevole). Sì, babbo!
Battista. Io?... La Gilda?... Io non ho
più figlia!...
Màlia (c.s., colle lagrime agli occhi).
Sì, babbo! Sì!
Battista (accalorandosi). Io non
ho più figlia! È morta e seppellita! Ci ho fatto su la croce!
Gesticolando e facendo la croce in terra
Ingrata! Io di figlie ci ho
questa sola qui!
Abbracciando
Màlia.
Non ne ho altre!
Piange.
Assunta. Vede? Vede che il cuore le dice
di finirla?
Battista. Perchè mi vede angustiato?
Perchè vede che infine il sangue non è acqua? No! No!... Ingrata!... Ecco come
ci ha lasciati!... soli a tribolare con questa poveretta!... Mi vergogno anche
ad uscire di casa... a trovarmi cogli amici dal Brusetti...
Màlia. Oh, babbo!
Assunta (piano a Màlia). Stia
cheta, stia cheta, lo lasci cantare.
Battista (sbuffando e andando su e
giù per la stanza). No! Non sono di quelli che chiudono gli occhi! Sono un
povero diavolo, ma il mio onore non lo voglio toccato!
Assunta. Eh, caro lei, chi glielo tocca?
Piano a Giuseppina
che piange in silenzio:
La sua Gilda è qui vicino, dal sor Ambrogio, e
aspetta. che la chiami. Ora gliela faremo in barba a lui!
SCENA VI
Carlini, la sora
Luisina e detti.
Carlini (entrando gaiamente).
Ehi, sora Màlia! San Giorgio anche per lei!
Dandole delle
arance.
Prenda, prenda pure senza
cerimonie...
Màlia (tutta contenta, animandosi in
viso). Oh! ... Oh!...
Battista. Beati voi!
Luisina. Buona sera, buona sera.
Giuseppina. Ben tornati!
Màlia. Oh sor Carlini!... Grazie!...
grazie tante!... Che bei fiori!
Accennando ad un mazzolino che Carlini ha all'occhiello.
Carlini. Vuole anche questi? Ecco.
Si toglie il
mazzolino dal petto e glielo dà.
Màlia (volgendosi alla madre, giuliva).
Mamma, guarda!
Luisina (dando anche lei delle arance
a Giuseppina). Aranci di Palermo; li abbiamo comperati apposta.
Màlia (con dolcezza vereconda). Si
rammenta, sor Carlini, che anche allora mi regalava dei fiori... quando stavo
un po' meglio?... È un buon augurio...
Carlini. Sì, di tutto cuore!
Màlia. Questi ora li metto nell'acqua...
se no muoiono, è vero? Mamma, dà qua il bicchiere.
Giuseppina (cercando sul comò un
bicchiere vuoto). Quante gentilezze, sor Carlini!
Carlini. La bella scampagnata eh, sora
Luisina?
A Màlia:
Se ci fosse stata anche lei!...
Màlia. Io?... Cosa vuole...
Luisina. Siamo stati proprio bene.
Risotto, manzo a lesso, il fritto, un vino sincero che andava bene... Doveva
venire almeno il sor Battista.
Battista. Eh, cara lei! Ci ho altro pel
capo adesso!
Assunta. Passerà, passerà, vedranno!
Carlini (ridendo e cavando di tasca
un'arancia per l'Assunta). Brava. Ecco anche a lei... per la buona
parola...
Assunta (ridendo). Mi piace il
sor Carlini, perchè sa pigliarsela colle donne, e non viene mai con le mani
vuote.
Carlini (ridendo). Dice davvero
che le piaccio? Ah, se avesse vent'anni meno!
Assunta. Lo sappiamo, lo sappiamo ch'è
anche un mostro, un donnaiolo!
Carlini (rabbuiandosi). No,
no!... Sono stato scottato!... Come va oggi, sora Màlia?
Màlia. Bene, grazie, sor Carlini!
Luisina. Poveretta! Tanto tempo che non
piglia una boccata d'aria! Ma ora torna la bella stagione!
Volgendosi agli
altri.
Avete visto che bel sole?
Màlia (con un sorriso triste,
guardando la finestra). Sì...
Battista. Quello che le dico sempre! La
tormentano in mille modi. Chi dice bianco e chi dice nero. Come può ripigliare
fiato?... Ci tormentano tutti quanti!
Luisina. Poveretti! Ne avete viste!
Battista. Tante! Ne ho il cuore pieno.
Assunta. Ora è finita. Ci si è messa la
sonnambula!
Giuseppina. Magari, Madonna santa!
Assunta. Ve lo dico io! Vuoteremo presto
una bella bottiglia alla sua salute!
Luisina (accomiatandosi). Allora
buona sera! Vado a prendere il mio uomo, qui, dal Brusetti.
Assunta. Venga anche lei, sor Battista,
un momento. Andiamo a bere alla salute della sua figliuola.
Battista. Mi lasci stare. Non ne ho
voglia adesso.
Giuseppina. No, no, lo lasci stare.
Assunta (piano a Giuseppina). Ve
lo levo dai piedi, e così vado a chiamare la sua Gilda.
A Battista:
Venga! venga! Non si faccia pregare per fare un
brindisi alla salute della sua figliuola.
Battista. Cara! S'è per la mia
figliuola, non so che dire... E tratto io! A condizione che pago io per tutti!
Piano a
Giuseppina:
Dammi qualche soldo.
Giuseppina. Ma...
Battista. Vuoi dirmi ancora che non ne
hai?
Giuseppina gli dà
i denari.
Venga anche lei, sor Carlini.
Carlini. No, grazie, ne ho abbastanza.
Faccio un po' di compagnia alle sue donne piuttosto.
Battista. Bene, bene. Torno subito.
Esce con Luisina.
Assunta (a Giuseppina e Màlia piano).
Aspetti un momento. Torno subito.
Esce.
SCENA VII
Carlini, Màlia e Giuseppina.
Màlia. Come è buono lei, sor Carlini, a
restare qui solo con noi!...
Carlini. Niente, niente. Lo fo
volentieri. Sono un po' stracco anche, ma ci siamo divertiti. Peccato che non
abbia potuto venire anche lei coi suoi genitori!
Màlia. Quest'altro anno, se guarisco, la
mamma dice che andremo tutti insieme...
Giuseppina. Sì, Sì.
Màlia. Sarà contento anche lei, sor
Carlini, che vi andremo tutti insieme?
Carlini. Contento, contentissimo. Lo
sanno che sono contento di star con loro! Ho avuto dei dispiaceri... dei
crepacuori anche!... Ma pazienza! Qui almeno c'è gente che mi vuol bene!
Giuseppina. Perchè se lo merita!
Carlini. E anch'io, sa! Vede questa
poveretta? Mi piglierei il suo male per vederla guarita.
Màlia. Oh, sor Carlini!...
Carlini. No, no, me lo lasci dire.
Màlia. Dio glielo renda!... come lei
desidera!...
Carlini (accorato, scrollando le
spalle). Ma che! Ma che!...
Giuseppina (a Màlia). E tu
calmati. Non ti stancare.
Màlia. No, mamma... lasciami parlare...
Mi fa bene anzi... Ora ch'è qui il sor Carlini...
Carlini. Sì, sì, la lasci dire.
Màlia (a Carlini timidamente dopo
aver esitato un istante). Oggi, sa... c'è stato lo zio prete...
Carlini. Oh, perchè?
Màlia. ...Perchè... dice... possiamo
tutti morire da un momento all'altro...
Carlini. Non dia retta. Dicono sempre
così. Ma lei guarirà. Creda a me che guarirà!
Giuseppina. Dio l'ascolti, sor Carlini!
Non le pare? Da un po' in qua essa ha miglior cera!...
Carlini. È vero... è vero...
Giuseppina (a Màlia). Vedi? Lo
dicono tutti. Sta su allegra dunque! Non ti angustiare!
Màlia. Sì, mamma.
Giuseppina (a Carlini). Mentre
c'è lei che le fa un po' di compagnia, vado un momento sulla porta a prendere
una boccata d'aria.
Màlia. Povera mamma!
Giuseppina (piano a Màlia). No,
vado a vedere se arriva la Gilda. Ho paura che la sora Assunta mi faccia
qualche pasticcio con quel benedett'uomo di tuo padre.
A Carlini:
Con permesso.
Esce.
SCENA VIII
Màlia e Carlini.
Màlia (timida e imbarazzata). Davvero?...
non s'annoia a stare con una povera malata?
Carlini. Che dice mai? Sa che ci sto
tanto volentieri con lei.
Màlia (quasi colle lagrime agli occhi).
La ringrazio!... Di tutto cuore la ringrazio, sa!...
Carlini. Ma di che?
Màlia. Niente... La ringrazio... Mi
lasci ringraziarla...
Carlini (sospirando e accennando col
dito). Il cuore ce l'ha almeno lei... lì!
Màlia (con un sorriso triste).
Dicono ch'è tanto malato anche!
Carlini (alzando le spalle). Li lasci
dire... Non sanno quel che si dicano, alle volte.
Màlia. Mi rincrescerebbe tanto... di
morire adesso!...
Carlini. Ma cosa le viene in mente ora?
Màlia (con le lagrime che le fanno
nodo alla gola). E anche a lei gli rincrescerebbe... è vero?
Carlini. Non parli così, o me ne vado!
Màlia (pigliandogli la mano,
affettuosamente). No, sono contenta anzi!... Tanto contenta!...
Carlini. Bene, bene, così!
Màlia (dopo un breve silenzio,
timidamente, chinando il capo). Lo zio prete dice che devo togliermi dal capo
ogni cosa...
Carlini. Chiacchiere! Lo lasci dire
anche lui. A me invece il cuore dice che guarirà presto. Ne ha avuto abbastanza
lei pure!
Màlia. Sì, sì!...
Carlini. Ne ha passati dei guai! E anche
i suoi genitori, poveretti! Tanti dispiaceri che sono piovuti in questa casa!
Màlia. Oh!... tanti!
Carlini. Prima la sua malattia, poi la
storia di sua sorella!... Si rammenta, eh, che colpo!
Màlia. Povera Gilda!
Carlini. Che le mancava qui, in casa
sua? Tutti che le volevano bene!... tanto bene!... Ah, sora Màlia, quel tiro
che m'ha fatto non posso mandarlo giù!... O cos'ha?
Màlia (scomponendosi sempre più in
viso). Nulla...
Carlini. Dopo tanto che le volevo
bene!....E anch'essa diceva... Diceva, almeno!... Chi lo sa poi? ... Essa era in
giro per Milano tutto il giorno, ed io qui a lavorare nel magazzino... Lavoravo
contento, pensando... Ecco, stasera poi la vedo!... Si stava felici e contenti
tutti... Si rammenta?
Màlia. ...Sì, mi rammento...
Carlini. Ah! sua sorella non ha il cuore
che ha lei, sora Màlia! Siete nate tutte e due dalla stessa madre, ma il cuore
che ha lei, sua sorella non ce l'ha!... Mi struggevo per lei, mi sarei cavato
il sangue dalle vene per farla contenta... Ma essa, via!... per un nastro, per
un vestito nuovo, per un altro che sapesse abbindolarla meglio di me colle
belle paroline... Come un Giuda mi ha tradito!
Màlia (abbattuta e sfigurata in viso).
Basta! Basta!
Carlini. No! Mi lasci sfogare! Lei è
buona e sa compatirmi. Ne ho inghiottito tanto dell'amaro! Ne ho il cuore
grosso così!... Ho bisogno d'alleggerirmi il cuore... Adesso che le parlo,
vede, mi sembra di spiattellare il fatto mio a sua sorella! Era proprio qui...
vicino a lei!... Qui l'ho persa la mia bella pace! L'ho avuto qui il boccone
amaro!... Ma cos'ha? Le vien male?
Màlia. No... no... senta!...
Carlini. Scusi, scusi tanto, sora Màlia!
Lei mi compatisce e sa quel che voglio dire!...
Vedendo il pallore
della Màlia, che s'abbandona sui guanciali.
Ma ohi? Che succede? Chiamo la sua mamma?
SCENA IX
Assunta, poi
Gilda, Giuseppina e detti.
Assunta (entrando vivamente). È
qui! è qui!
Gilda (correndo ad abbracciare la
Màlia). Màlia! Màlia!
Màlia (tra le braccia della sorella,
balbettando e piangendo di gioia). Ah!... ah!...
Giuseppina (col grembiule agli occhi).
Signore benedetto!
Assunta. Ve l'avevo detto che gliela
facevo in barba!
Gilda (a Màlia). Oh! Come sei
ridotta, poverina!
Giuseppina. Adesso sta un po' meglio. Se
l'avessi vista! È un pezzo che il medico va e viene...
Assunta Non è nulla, non è nulla! Sono
stata a consultare la sonnambula e dice che non è nulla.
Giuseppina (a Gilda). Vedi, il
sor Carlini..
Gilda. Buona sera, sor Carlini.
Carlini (che è |