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| Vincenzo Padula L'orco IntraText CT - Lettura del testo |
O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle,
temete l'Orco voi che siete belle.
Non andate mai sole alla campagna;
ei cogliervi potrà dentro la ragna.
E allora?... Ei non è vecchio,
non ha la mia bontà;
nè dí tirarvi solo per l'orecchio
sarà contento; ... ma...
Udiste poi come bestemmia, come
avversario degli uomini e di Dio,
di questo sempre maledice il nome,
di veder quelli spenti ha in cor desìo?
Perdonatelo, o belle.
Il poveretto ha sì malvagge voglie,
chè Amor non mai gli riscaldò la pelle,
e visse seimila anni senza moglie.
E lo sapete voi, che ti vuol dire
Ogni celibe visse in mezzo all'ire,
Ma datemi a questo Orco una donzella,
e poi state a vedere.
Ma intanto cresce Ciriegina bella
ed il vostro poter, donne, sentite.
E Ciriegina giunse a quindici anni
nutrita non di latte, ma di brina,
che le farfalle recano sui vanni,
e che l'Orco coglieale ogni mattina.
Ella succhiava i calici dei fiori,
degli alberi le lacrime fragranti,
bevea dell'alba i tepidi vapori
e della sera l'aure mormoranti.
La faccia fresca, paffutella e pura
il colore tenea della cirieggia,
della quale, metà non ben matura
imbianca tuttavia, metà rosseggia.
Un mazzetto credea veder di rose
annodato da due vermigli nastri,
chi vedea quelle due labbra amorose
e quella bocca in cui si specchian gli astri.
Vi aleggia il riso come una farfalla,
come un profumo l'alito ne uscìa,
come querulo rivo che si avvalla
La carnagione sua come un velluto
fremere si sentìa sotto del tatto,
mandar come la seta un suono arguto;
parea la spuma che si smaglia a un tratto.
Un'aura che rapito avea ai fiori
mille fragranze e la freschezza ai rivi,
al crepuscolo i tepidi colori,
la morbidezza ai nuvoletti estivi,
un dì l'entrò nel seno, e 'l sen gonfiossi,
poi in due globi gemelli si divise,
ruote eburnee del carro, in cui locossi
Amor sul fascio dei suoi dardi e rise.
«E' troppo bella! — dicea l'Orco — è bella!
Oh come cresce ben l'erba cattiva!
Ma eternamente mi sarai tu ancella».
Bieco la sogguardava e poi partiva.
Era d'inverno, e la camicia calda
con le sue mani indosso gli versò:
quella mano il solletica, lo scalda;
ebbe un brivido l'Orco e sospirò.
Poscia recando l'arabo legume,
da odoriferi fumi annebbïata,
dondolandosi tutta in suo costume,
ridente comparìa come una Fata!
E mentre che mescea tenendo ad arco
quelle dita che avean cinque pozzette,
s'intese chiuso delle fauci il varco
il povero Orco, ed un sospiro dette.
Piegò il bel collo, mentre gli porgea
la tazza, e un lato del bel seno mostrò:
di mano all'Orco il cucchiairin cadea,
e l'occhio avidamente spalancò.
A raccoglierlo tosto ella s'inchina
arco facendo della docil vita,
larga quanto un anèl la cinturina
mostrando, e nuda la gamba tornita.
Rizzossi sgambettando, e la beltade
dei fianchi in curvo flutto tremolò:
di mano all'Orco allor la tazza cade
ed in mille frammenti si spezzò.
L'Orco era sulle braci: ebbe un pretesto
e lei del danno rabbuffò con ira.
Fermossi in tronco, volse l'occhio mesto —
bassa l'Orco la voce e la rimira.
Ma in lacrime ecco ruppe la fanciulla,
e cadde sul sofà col corpo affranto.
Corse l'Orco atterrito, e disse: «E' nulla!
E' nulla!» e le tergea coi baci il pianto.
Ma ella scosse la testa corrivetta,
e con la mano si coverse gli occhi:
la man le prende, tra le sue l'ha stretta,
e l'Orco, l'Orco allor cade in ginocchi.
«Oh! io l'amo, io l'amo, — disse l'Orco. Amore
mi ha confitto tre chiodi entro il cervello».
Poi si vide in ginocchio, ebbe rossore,
lasciò la donna e uscì fuor dal castello.
Uscì fuor del castello, andò nell'orto
con gli occhi accessi, con lo crin sconvolto,
sempre sbuffando,
sempre correndo,
mestamente sorrise, e poi cantò.
«L'Orco in ginocchio? — Oh insania!
sommettermi al desìo,
col pugno chiuso un albero percosse;
era un pin di cento anni, e 'l pin spezzosse.
«Io che da mille secoli
e della prima Femina
E sì dicendo, già
con la man si battea l'immensa fronte,
contro d'un monte urtolla, e cadde il monte.
entro l'obblìo discendere
commettere alla storia
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
la prima Donna rimirâr dal Ciel
a Dio ribelli, ed il funereo vel
e dolore, ed esilio, e povertà
con lei si elesse,
anche si avesse».
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Qui tacque l'Orco, e nel castel rientrò,
e addormentata sopra del sofà
ed ei stette a guardar tanta beltà.
«Come è tornita! ei disse: a quindici anni
la donna è un pomo pien di succhi ardenti,
un elastico globo dove i vanni
chiuser mille di vita aure dormenti.
Ma l'uomo al petto se lo stringe, ed ecco
scoppian quell'aure in gemiti e sospiri,
e tra le braccia ahimé! pallido e secco
quel fiore di bellezza avvien che miri.
Come è tornita! un solo giorno è bella
la donna, un sol momento, una sol'ora;
e se un angiolo allor la doppia stella
dei rai ne incontra, un angelo l'adora».
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