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Vincenzo Padula
L'orco

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[VIII]

 

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle!

abbracciate la Croce.

Con essa in poppa va tra le procelle

la nave, del mar l'ira le nuoce.

Lieti per questa immagine divina

siam Ciriegina ed Io.

Secura intanto vola Ciriegina,

e securo io ritorno al canto mio.

 

La terra, verso cui l'aquila altera

lasciò caderla, si stendea vicina

alla cittade dove il prence impera,

dov'altra in luogo suo splendea regina.

Ripetendo appo gli uditi eventi

giva pensosa, e l'animo le fiede

una turba di affetti riverenti,

allor che pose sulla terra il piede.

Vedea fanciulli, vecchi e giovanotti

dalla cittade del mattin coi lampi

sboccar con buoi, con carri a frotte a frotte,

e riversarsi ai lavorii dei campi.

E da quegli atti e da quei visi umani

una uscire vedea luce divina,

come quella che scherza sugli arcani

simulacri di un bel tempio in rovina.

Trema la luce su quei marmi antichi

che morti sono e allor pajon spiranti,

e così unisce in quei visi pudichi

di vita e morte insiem gli opposti incanti.

E la vecchiaja le pareva bella,

bella la morte, bel dell'uom l'affanno,

e amorosa vorrìa mescersi a quella

folla di gente, che pei campi vanno.

Senza sospetto, con un caro ardire

ora svolazza, ora camina, e poi

striscia ondeggia tra quelli; e sembra dire:

«Sono una del bel numero di voi».

Torna respinta; ed una fanciulletta,

che di quegli atti strani allor si accorse,

chiamò vêr l'altre, e disse: «Oh poveretta!

Quella colomba ferita è forse».

Ma ella seguì suo volo, e ad un giardino

pervenne il qual recinge un monastero:

della Croce il simbolo divino

delle piante sorgea tra il verde e 'l nero.

Colà posossi, e tacita pregava:

«O Dio, ridammi la figura antica!

O Dio, l'error dell'anima mi lava,

O Dio, deh! tômmi in tua figliuola e amica».

Poi mentre cerca di esca, e queta queta

del terren, degli arbusti a fior sorvola,

su salta un ramo, ed un lacciuol di seta

prigioniera la stringe per la gola.

Apresi un uscio, ed una monachella

colla tonaca nera e 'l velo bianco,

vestita a foggia d'una rondinella,

venne e batteasi colla mano il fianco.

«Ah! ti ho colto, ti ho colto, o poverina;

ti avea pur tanto atteso, e sempre invano!

Qua, qua, Concetta mia, qua, Suor Fiorina,

venite, io tengo una colomba in mano».

Sorvenìan le compagne, e con affetto

avide or l'una all'altra la rapiva;

se la stringeano contro il casto petto,

mentre che Ciriegina i vanni apriva;

e di lor tra le labbra, onde sol Dio

la fragranza conosce e i dolci baci,

cacciava il molle rostro e un mormorio,

come dicesse: «Ognuna anche me baci!».

«Deh! via sta cheta!» allora una dicea,

«monaca ti farem, ne sei contenta?».

«Bene, sì!» la seconda soggiungea,

«tu viverai con noi, qui non si stenta».

«Ah! vedi, vedi: una crocetta bella

ha sulla testa colorata in grana.

Oh! ben venga tra noi la monachella».

E Ciriegina udiva umile e piana.

«No, no!» la terza rispondea: «Bell'uova

ne farà questa, e quindi nasceranno

ai caldi rai della stagione nuova

molti pulcini che pio pio faranno».

«Uova costei non fa», l'altra risponde.

«Ma femina è costei», dice ciascuna.

E l'altra: «E perchè noi d'uova feconde

non siam, se anche di noi femina è ognuna?».

«Ma perché? Ma perché?» quelle beate

sante fanciulle si chiedeano a coro;

colle pupille stavansi fermate,

e al dubbio ognuna riflettea di loro.

Allor Fiorina i rai sur esse affisse,

misesi un dito del bocchin sul vàscolo,

«Io ve lo spiego, ma in secreto», disse;

«per queste cose si richiede il mascolo!».

Ammutîro confuse alla risposta,

ed il rossore lor coperse il viso;

poscia l'una dell'altra in sulle coste

col gomito s'urtâro, e diero in riso.

 

Ma la campana intanto del convento

con flebile lamentorisonava,

e le suore chiamava.

Fuman gl'incensi, brillan faci mille,

suonano a festa le squille, — e di fior pieno

della chiesa è il terreno.

In quel mattino una fanciulla cara

veniva innanzi all'ara — a pôr le chiome,

ed a cangiare il nome.

Come vittima eletta il crin coverto

avea d'un serto, — e stava vergognosa

in sua veste pomposa,

mentre del tempio dalle soglie fuore

piangeano il Mondo e Amore, — e con ambascia

dicean: «Perchè ci lascia?».

Suona l'organo intanto, e in trepide onde

quel canto si diffonde, — e assiem con esso

si ode un salmo sommesso.

Quai pellegrini augei che stando ascosi

sopra nembi piovosierrando vanno

al ritornar dell'anno:

ognun ne ascolta il tenero e lontano

canto, che mano mano — in aria spira,

ma i cantator non mira;

dall'invide così grate nascose

del Signore le spose — in un concento

unìano voci cento.

Quando ripiega il suo bianco velo,

a un punto ostenta il cielo — il suo stellato

esercito schierato;

al cadere così d'un drappo nero

svelossi il monastero, — e apparver fuore

a due a due le suore.

Reggea in mano ciascuna un torchio acceso,

e sulla testa il peso — del gentile

serto cui porta aprile.

La giovine novizia in pie' si leva,

pallido il fronte eleva, — e 'l passo scioglie

tra le fatali soglie.

E tosto sulla porta che l'accolse

la cortina si sciolse, — e si distese

e al vulgo la contese.

Divise in doppia schiera eran le suore

pel sacro corridore, — e a quella intanto

così volgeano il canto.

 

«Vieni, o sorella; intendi

della donna il destino.

Seduta in suo giardino

nostra madre splendea più della luna.

Dio le pose una cuna

sulle belle ginocchia:

pensosa in quella adocchia

e di alme vi mirò stuolo infinito.

Ma come il proibito

frutto spiccò rubella,

tremò Natura, ed ella

surse spaurita, e le cadèo la culla;

che nel duolo e nel nulla

rotolò, mentre l'alme

delle future salme

e i secoli avvenir fuggìan piangendo.

Un maledire orrendo

sovr'essa allor discese,

e la donna si rese

segno di obbrobrio a servili opre addetta.

Ma sulla maledetta

Dio le pupille volse,

e in sua pietà la volse

di Universo novel rendere madre.

Della donna fu padre

l'uomo nel primo mondo,

ma nel mondo secondo

la donna partorì l'uomo novello.

Partorì Cristo bello

che alle sue leggi diede

le lacrime, la fede

e l'amor della donna e la dolcezza.

I prischi ceppi spezza

ella, e dell'uomo divino

compagna nel camino,

della gloria di lui fu il primo frutto.

E quando il mondo tutto

reo lo gridava, sole

di Sion le figliuole

pianser sur esso, e 'l dissero innocente.

E del monte fremente

d'ire umane e divine

sopra il fosco confine

solo una donna osò dargli conforto,

e serbar vivo il morto

nella dispersa scola

lume di fede, e sola

credere ed aspettar l'altra promessa,

e piangere indefessa

di Lui sopra l'avello;

e quando Ei ne uscì bello

solo a una donna comparì primiero.

Alto e caro mistero!

Così, alla donna, pura

e fragile creatura,

il Dio risorto annuncïar fu dato,

ed il mondo rinato

e le grazie risorte,

come il fallo e la morte

annunciato avea nei primi tempi.

Sorella ecco gli esempi

che trovi in questo chiostro:

ecco il destino nostro,

pregare, confortar, lodare Dio».

 

Così cantava quel drappello pio,

e Ciriegina mesta

contemplava la festa.

«Ahimè! perchè non posso, ella dicea,

a questo esser simile

vergin stuolo gentile?

In ogni membro lor scolpito è amore,

la bellezza è scolpita,

fiore di eterna vita.

Ciò che bello è lassuso a lor somiglia,

e piovono dal viso

luce di paradiso.

Null'uom può mal pensar finchè le vede,

e diventa gentile

ogni cor rozzo e vile.

Dall'alma loro, qual da fonte pieno

che spande tutto quanto,

sgorga e zampilla il canto.

E fatte a modo di soavitate

van mansuete e care,

di lor bellezza ignare.

O miei giorni perduti! O male spese

ore dei miei primi anni

negli amorosi inganni!

Integritade di mio corpo bello!

Primizia del pudore,

o verginale fiore!».

Così diceva Ciriegina, e d'ira

sentìa l'alma tremante

contro il principe amante.

Ed arrossir la fea la rimembranza

di ciò che fatto o detto

avea col giovanetto.

E aveasi in odio di aver riso allora

di ciò ch'ora le desta

di rimorsi tempesta.

Ma a due cori divise ecco le suore

ricominciare intanto

più affettuoso il canto.

 

1

 

«Il mondo si oscura,

trapassa qual vana di sogn[o figura;]

già ride, già sparve

qual serie di lar[ve]

che viene, e che [va; ]

eterno è Dio solo, [Dio solo si sta.]

 

1

 

E tu lo troverai, sorel[la mia,]

errando in questo [eremo senza via,]

senza acque, senza [orezzo, e senza fior.]

Dio simile al lione a[ma i deserti,]

i luoghi solitarî e [ricoperti,]

i mari, i boschi ed il n[otturno error.]

 

2

 

Col crine reciso,

coi lombi succinti, col p[allido viso,]

sul legno divino,

su duro di spino

tessuto guancial

noi bacia, noi stringe lo Sposo immortal.

 

2

 

Tondi la bella testa, o mia diletta,

nuda come di colle eccelsa vetta

che sotto il pie' divino inaridì.

Mutàti in una treccia di astri belli

sfolgoranti in eterno i tuoi capelli

e in ciel sospesi troverai tu un .

 

3

 

Qual candido scoglio

sorgente di mare nel torbido orgoglio,

[nel] mondo che allàto

[con du]olo e peccato

[ci pass]a e sen va,

[il nostro sog]giorno eterno si sta.

 

3

 

[E noi su quello sc]oglio, o mia sorella,

[staremo fin] che passi la procella

[di Satan]a e del mondo menzogner,

[come colombe] ad asciugarci le ale,

[aspettan]do che spunti il immortale

[che altro] volo ci chiegga, altro sentier.

 

4

 

[Il vul]go profano

ci grida: — che fate di un viver sì [strano? —.

Tacetevi, ingrati!

Pei vostri peccati

pregando tuttor,

facciam che dal mondo non parta il Signor.

 

4

 

Alcioni siamo noi che in voce mesta

van deprecando il nembo e la tempesta,

messi di pace a Chi tra i tuoni sta.

Al prego d'un'ignota verginella

Dio, deponendo i lampi e le quadrella,

spesso un popolo ha salvo o una città.

 

5

 

Al cielo votive

offerte dal mondo [siam vittime vive,]

da veglie, da [pianto]

disfatte, tr[a tanto]

che duro e[i non ha]

per tanto mar[tirio nessuna pietà.]

 

5

 

Se sopra il fenestrin [della tua cella]

a cantare verrà [la rondinella,]

non sospirar l'a[ntica libertà;]

ma dille: — Al par di te so[n pellegrina —,]

mostrale il cielo ove sa[rai regina]

e dille: — Io pure volerò, [ma —».]

 

Divine voci! melodia soave,

che all'anima che pave — senza velo

mostra ed aperto il Cielo!

Amor! Canto! e Preghiera! Ecco i tre vanni

che dai terreni affanniinverso Dio

sollevano il cor pio.

Oh! infelice colui, che in questa sfera

visse senza preghiera, — e mai nel core

ebbe un pensier di amore!

Infelice colui che sulla terra

non lascia un canto, ed erra — come cieco

pigro fiume senza eco!

[.......] Ciriegina; e ratto

[.......] d'un tratto — una secreta

[.......]sa lieta

[.......]trona del convento

[.......] argento, — e con divine

[.......] bianco crine,

[.......]manti per etade

[.......]tade — un'alta stringe

[ ...... ] erto cinge:

[.......] di ogni fior novello

[ ...... ]nto per quello — che l'ha fatta,

[.......] educa e latta.

[.......]ia allor che sta in ginocchio 

[.......] rivolge l'occhio, — e la parola,

[.......] dice: «O figliuola!

Vuoi tu salir su questo alber beato,

ed il frutto odoratodispiccarne,

ed i fiori involarne?».

Tacque l'Antica, e la novizia sorge;

e col viso che porgeumile agnella

allor che alla mammella

della madre, che corre, avidamente

si appiglia e dolcemente — la combatte

col capo, e spreme il latte;

con un impeto egual, con simil faccia

alla Croce si abbraccia, — e mostra in viso

commisto al pianto il riso.

A spettacolo tal più non si tenn[e]

Ciriegina, e la penne — [.......]

 levossi alto cantan[do.]

Girò sul sacro legno, e [.......]

del cor gli disse: [.......]

dammi l'antica [....]

E tosto ai suoi pens[ieri.......] ]

un pensier, che dice [.......]

«Quanto chiedesti [....«]

 


 




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