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| Vincenzo Padula L'orco IntraText CT - Lettura del testo |
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O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle!
abbracciate la Croce.
Con essa in poppa va tra le procelle
la nave, nè del mar l'ira le nuoce.
Lieti per questa immagine divina
Secura intanto vola Ciriegina,
e securo io ritorno al canto mio.
La terra, verso cui l'aquila altera
lasciò caderla, si stendea vicina
alla cittade dove il prence impera,
dov'altra in luogo suo splendea regina.
Ripetendo appo sè gli uditi eventi
giva pensosa, e l'animo le fiede
una turba di affetti riverenti,
allor che pose sulla terra il piede.
Vedea fanciulli, vecchi e giovanotti
dalla cittade del mattin coi lampi
sboccar con buoi, con carri a frotte a frotte,
e riversarsi ai lavorii dei campi.
E da quegli atti e da quei visi umani
come quella che scherza sugli arcani
simulacri di un bel tempio in rovina.
Trema la luce su quei marmi antichi
che morti sono e allor pajon spiranti,
e così unisce in quei visi pudichi
di vita e morte insiem gli opposti incanti.
E la vecchiaja le pareva bella,
bella la morte, bel dell'uom l'affanno,
e amorosa vorrìa mescersi a quella
folla di gente, che pei campi vanno.
Senza sospetto, con un caro ardire
ora svolazza, ora camina, e poi
striscia ondeggia tra quelli; e sembra dire:
«Sono una del bel numero di voi».
Torna respinta; ed una fanciulletta,
che di quegli atti strani allor si accorse,
chiamò vêr l'altre, e disse: «Oh poveretta!
Quella colomba là ferita è forse».
Ma ella seguì suo volo, e ad un giardino
pervenne il qual recinge un monastero:
là della Croce il simbolo divino
delle piante sorgea tra il verde e 'l nero.
Colà posossi, e tacita pregava:
«O Dio, ridammi la figura antica!
O Dio, l'error dell'anima mi lava,
O Dio, deh! tômmi in tua figliuola e amica».
Poi mentre cerca di esca, e queta queta
del terren, degli arbusti a fior sorvola,
su salta un ramo, ed un lacciuol di seta
prigioniera la stringe per la gola.
Apresi un uscio, ed una monachella
colla tonaca nera e 'l velo bianco,
vestita a foggia d'una rondinella,
venne e batteasi colla mano il fianco.
«Ah! ti ho colto, ti ho colto, o poverina;
ti avea pur tanto atteso, e sempre invano!
Qua, qua, Concetta mia, qua, Suor Fiorina,
venite, io tengo una colomba in mano».
Sorvenìan le compagne, e con affetto
avide or l'una all'altra la rapiva;
se la stringeano contro il casto petto,
mentre che Ciriegina i vanni apriva;
e di lor tra le labbra, onde sol Dio
la fragranza conosce e i dolci baci,
cacciava il molle rostro e un mormorio,
come dicesse: «Ognuna anche me baci!».
«Deh! via sta cheta!» allora una dicea,
«monaca ti farem, ne sei contenta?».
«Bene, sì!» la seconda soggiungea,
«tu viverai con noi, qui non si stenta».
«Ah! vedi, vedi: una crocetta bella
ha sulla testa colorata in grana.
Oh! ben venga tra noi la monachella».
E Ciriegina udiva umile e piana.
«No, no!» la terza rispondea: «Bell'uova
ne farà questa, e quindi nasceranno
ai caldi rai della stagione nuova
molti pulcini che pio pio faranno».
«Uova costei non fa», l'altra risponde.
«Ma femina è costei», dice ciascuna.
E l'altra: «E perchè noi d'uova feconde
non siam, se anche di noi femina è ognuna?».
«Ma perché? Ma perché?» quelle beate
sante fanciulle si chiedeano a coro;
colle pupille stavansi fermate,
e al dubbio ognuna riflettea di loro.
Allor Fiorina i rai sur esse affisse,
misesi un dito del bocchin sul vàscolo,
«Io ve lo spiego, ma in secreto», disse;
«per queste cose si richiede il mascolo!».
Ammutîro confuse alla risposta,
ed il rossore lor coperse il viso;
poscia l'una dell'altra in sulle coste
col gomito s'urtâro, e diero in riso.
Ma la campana intanto del convento
con flebile lamento — risonava,
Fuman gl'incensi, brillan faci mille,
suonano a festa le squille, — e di fior pieno
In quel mattino una fanciulla cara
veniva innanzi all'ara — a pôr le chiome,
Come vittima eletta il crin coverto
avea d'un serto, — e stava vergognosa
mentre del tempio dalle soglie fuore
piangeano il Mondo e Amore, — e con ambascia
Suona l'organo intanto, e in trepide onde
quel canto si diffonde, — e assiem con esso
Quai pellegrini augei che stando ascosi
sopra nembi piovosi — errando vanno
ognun ne ascolta il tenero e lontano
canto, che mano mano — in aria spira,
dall'invide così grate nascose
del Signore le spose — in un concento
Quando ripiega il dì suo bianco velo,
a un punto ostenta il cielo — il suo stellato
al cadere così d'un drappo nero
svelossi il monastero, — e apparver fuore
a due a due le suore.
Reggea in mano ciascuna un torchio acceso,
e sulla testa il peso — del gentile
La giovine novizia in pie' si leva,
pallido il fronte eleva, — e 'l passo scioglie
E tosto sulla porta che l'accolse
la cortina si sciolse, — e si distese
Divise in doppia schiera eran le suore
pel sacro corridore, — e a quella intanto
nostra madre splendea più della luna.
e di alme vi mirò stuolo infinito.
Ma come il proibito
surse spaurita, e le cadèo la culla;
che nel duolo e nel nulla
e i secoli avvenir fuggìan piangendo.
segno di obbrobrio a servili opre addetta.
Ma sulla maledetta
di Universo novel rendere madre.
la donna partorì l'uomo novello.
e l'amor della donna e la dolcezza.
della gloria di lui fu il primo frutto.
E quando il mondo tutto
pianser sur esso, e 'l dissero innocente.
solo una donna osò dargli conforto,
credere ed aspettar l'altra promessa,
di Lui sopra l'avello;
solo a una donna comparì primiero.
il Dio risorto annuncïar fu dato,
annunciato avea nei primi tempi.
ecco il destino nostro,
pregare, confortar, lodare Dio».
Così cantava quel drappello pio,
contemplava la festa.
«Ahimè! perchè non posso, ella dicea,
a questo esser simile
In ogni membro lor scolpito è amore,
Ciò che bello è lassuso a lor somiglia,
Null'uom può mal pensar finchè le vede,
Dall'alma loro, qual da fonte pieno
che spande tutto quanto,
E fatte a modo di soavitate
O miei giorni perduti! O male spese
Integritade di mio corpo bello!
Così diceva Ciriegina, e d'ira
Ed arrossir la fea la rimembranza
avea col giovanetto.
E aveasi in odio di aver riso allora
Ma a due cori divise ecco le suore
ricominciare intanto
più affettuoso il canto.
1
trapassa qual vana di sogn[o figura;]
che viene, e che [va; ]
eterno è Dio solo, [Dio solo si sta.]
1
E tu lo troverai, sorel[la mia,]
errando in questo [eremo senza via,]
senza acque, senza [orezzo, e senza fior.]
Dio simile al lione a[ma i deserti,]
i luoghi solitarî e [ricoperti,]
i mari, i boschi ed il n[otturno error.]
2
coi lombi succinti, col p[allido viso,]
noi bacia, noi stringe lo Sposo immortal.
2
Tondi la bella testa, o mia diletta,
nuda come di colle eccelsa vetta
che sotto il pie' divino inaridì.
Mutàti in una treccia di astri belli
sfolgoranti in eterno i tuoi capelli
e in ciel sospesi troverai tu un dì.
3
sorgente di mare nel torbido orgoglio,
[il nostro sog]giorno eterno si sta.
3
[E noi su quello sc]oglio, o mia sorella,
[staremo fin] che passi la procella
[di Satan]a e del mondo menzogner,
[come colombe] ad asciugarci le ale,
[aspettan]do che spunti il dì immortale
[che altro] volo ci chiegga, altro sentier.
4
ci grida: — che fate di un viver sì [strano? —.
Pei vostri peccati
facciam che dal mondo non parta il Signor.
4
Alcioni siamo noi che in voce mesta
van deprecando il nembo e la tempesta,
messi di pace a Chi tra i tuoni sta.
Al prego d'un'ignota verginella
Dio, deponendo i lampi e le quadrella,
spesso un popolo ha salvo o una città.
5
offerte dal mondo [siam vittime vive,]
che duro e[i non ha]
per tanto mar[tirio nessuna pietà.]
5
Se sopra il fenestrin [della tua cella]
a cantare verrà [la rondinella,]
non sospirar l'a[ntica libertà;]
ma dille: — Al par di te so[n pellegrina —,]
mostrale il cielo ove sa[rai regina]
e dille: — Io pure volerò, [ma là —».]
che all'anima che pave — senza velo
Amor! Canto! e Preghiera! Ecco i tre vanni
che dai terreni affanni — inverso Dio
Oh! infelice colui, che in questa sfera
visse senza preghiera, — e mai nel core
Infelice colui che sulla terra
non lascia un canto, ed erra — come cieco
[.......] d'un tratto — una secreta
[.......] argento, — e con divine
[.......]tade — un'alta stringe
[.......] di ogni fior novello
[ ...... ]nto per quello — che l'ha fatta,
[.......]ia allor che sta in ginocchio
[.......] rivolge l'occhio, — e la parola,
[.......] dice: «O figliuola!
Vuoi tu salir su questo alber beato,
ed il frutto odorato — dispiccarne,
Tacque l'Antica, e la novizia sorge;
e col viso che porge — umile agnella
allor che alla mammella
della madre, che corre, avidamente
si appiglia e dolcemente — la combatte
con un impeto egual, con simil faccia
alla Croce si abbraccia, — e mostra in viso
A spettacolo tal più non si tenn[e]
Ciriegina, e la penne — [.......]
Girò sul sacro legno, e [.......]
E tosto ai suoi pens[ieri.......] ]
un pensier, che dice [.......]
«Quanto chiedesti [....«]