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Pierangelo Baratono
Commenti al libro delle fate

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  • IL SIGNOR KORBES.
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IL SIGNOR KORBES.

 

Tre mariuoli, amiconi per la pelle, giurarono che avrebber trovato il modo di mangiare a ufo e di sguazzare nell'oro per il rimanente della loro esistenza. Occorreva, prima di tutto, un bell'abito, che impedisse al vento di insidiare, attraverso i brandelli, le carni, e al sospetto di mandare a vuoto i disegni della combriccola.

Detto fatto, si presentaron da un sarto, gaio compagnone, il quale godeva fama di amare sovra ogni cosa il proprio mestiere, i giovanotti spensierati e le burle. Ordinaron tre abiti secondo l'ultimo figurino, e dissero che avrebber pagato al momento della consegna.

— Ci sarà una cenetta anche per voi, — dichiarò al sarto il primo mariuolo.

— Con molti fiaschi di vino, — aggiunse il secondo.

— E, alla fine, ci sarà una burletta, come non ne avete mai viste, — promise il terzo.

Al sarto luccicavano gli occhi per la curiosità. Era così ansioso di godersi la cena e di bersi i fiaschi e di assistere alla burletta, che in quattro e quattr'otto terminò i vestiti. I mariuoli vennero, li indossarono, si guardaron ben bene nello specchio, dichiararono ch'eran contenti arcicontenti e, preso a braccetto il sarto, lo condussero in un'osteria. Mangia rimangia, bevi ribevi, da ultimo il terzo mariuolo disse:

Ora è tempo di pensare al sodo. Paghiamo questo galantuomo, e poi faremo la burla.

— Non vi arrabbiate: ma i tre vestiti li voglio pagare io!, — gridò il primo mariuolo.

— Niente affatto: tocca a me, invece, a pagarli!, — ribattè il secondo.

Stavano per accapigliarsi, mentre il sarto si divertiva un mondo a sentirli; ma il terzo mariuolo, che s'era affacciato alla finestra, si volse.

Mettiamoci d'accordo, — propose. — C'è una bella ragazza, che sta passando per la strada. Usciamo tutti e tre: e il primo, che riesce a raggiungerla e ad abbracciarla, pagherà i tre vestiti.

Detto fatto, scesero di corsa le scale e inseguirono la ragazza. Il sarto si sporgeva dal davanzale smascellandosi dalle risa. Ma non ebbe proprio più nessuna voglia di ridere quando li vide sorpassare la ragazza senza fermarsi e svoltar zitti zitti l'angolo della via. Perse il buonumore, ma in compenso pagò la cena, e anche i fiaschi.

Ora occorron tre anelli, che ci diano l'aspetto di gran signori, — dichiarò il terzo mariuolo.

Detto fatto, egli si presentò da solo in un'oreficeria.

Aveva le gambe ciondoloni ed inerti, e si reggeva su due superbe stampelle.

Desidero un anello, — disse, — con un rubino grosso come un pomodoro.

Mentre stava ammirando l'anello, già infilato nel dito, capitò il primo mariuolo.

Desidero un anello, — disse, — con uno smeraldo grosso come un cocomero.

Mentre stava ammirando l'anello, già infilato nel dito, capitò il secondo mariuolo.

Desidero un anello, — disse, — con un diamante grosso come la luna.

Mentre stava ammirando l'anello, già infilato nel dito, il primo mariuolo gli tuffò una mano in tasca, gli prese il portafogli e se la diede a gambe.

— Ah birbante! — urlò il secondo mariuolo. — Aspetta che ti raggiunga, e vedrai se non ti concio per le feste!

E si pose a corrergli dietro.

L'orefice, disperato, non sapeva a che corda impiccarsi.

Chiudete bottega, — gli suggerì il terzo mariuolo, — e mettetevi alle loro calcagna. Io starò sulla porta, ad attendervi per ogni evenienza. Tanto, vedete bene che non posso scappare!

E mostrò, con un mesto sorriso, le proprie gambe ciondoloni.

L'orefice seguì il consiglio; ma aveva voglia di correre: i due mariuoli erano scomparsi da un pezzo. E quando tornò alla bottega, non vide più traccia neppure del terzo. In compenso trovò, appoggiate alla porta, due superbe stampelle.

 

*

 

Cammina cammina, i tre mariuoli finirono per sentirsi stanchi.

Ora, abbiamo bisogno di denari, — dichiarò il primo fermandosi.

Occorre cercarli, — soggiunse il secondo imitandolo.

— Sono bell'e trovati, — ribattè il terzo alzando gli occhi verso un balcone, al quale stavano appoggiati un vecchio e una vecchia. Eran fratello e sorella: lui vedovo, e lei ancora nubile. I tre mariuoli bussarono all'uscio e, per ottenere alloggio, dissero che portavan con loro tanti e tanti quattrini, da non potersi fidare a passar la notte in albergo.

Il vecchio, ch'era stato, al tempo dei tempi, un rubacuori e, con lo scorrer degli anni, aveva acquistata una gran tirchieria senza perdere le velleità giovanili, si lamentava, durante la cena, della propria età e della crudeltà delle donne.

Conosco tre ragazze, — disse sospirando: — una più bella dell'altra. Ma non mi riesce di ottenere neppure un sorriso. Alla prima regalo ogni giorno un mazzolino di fiori, colti nel mio giardino: ed essa lo prende e lo butta per terra. Alla seconda regalo ogni giorno un nastro di seta, tolto dal corredo della mia povera defunta: ed essa lo prende e lo strappa. Alla terza regalo ogni giorno un cartoccetto di miele, raccolto da mia sorella: ed essa lo prende e lo fa mangiare al suo cagnolino.

— Se giurate di serbarci il segreto, vi ringiovaniremo, — disse il terzo mariuolo.

Benedetti da Dio! Che devo fare?

— Ci voglion tre incantamenti, — continuò il terzo mariuolo.

— L'incantamento delle stoffe, — disse il primo mariuolo: — e a quello penserò io.

— L'incantamento dell'oro, — disse il secondo mariuolo: — e a quello penserò io.

— L'incantamento delle gemme, — disse il terzo mariuolo: — e a quello penserò io.

Il vecchio non poteva più star fermo sopra la sedia tanto era impaziente.

Mettete qui tre rotoli di stoffa fine, — spiegò il primo mariuolo. — Pronuncerò la formula magica; e voi invierete un rotolo ad una delle fanciulle. Se l'incanto non giova, inviate il secondo rotolo. Ma potete esser certo che, al terzo, la ragazza vi getterà le braccia al collo e vi troverà giovanissimo.

Il vecchio nicchiava, e non diceva no.

Infine, vennero le stoffe, fu pronunciata la formula: e, al terzo rotolo, la ragazza cedette.

Il vecchio gongolava dalla gioia. E volle che i tre mariuoli rimanessero , in casa, per fare anche gli altri incantamenti.

Mettete qui tre monete d'oro, — spiegò il secondo mariuolo. — Pronuncerò la formula magica; e voi invierete una moneta alla seconda fanciulla. Se l'incanto non giova, inviate un'altra moneta. Ma potete esser certo che, alla terza, la ragazza vi getterà le braccia al collo e vi troverà giovanissimo.

Il vecchio sospirava e non diceva no.

Infine, vennero le monete, fu pronunciata la formula: e, alla seconda moneta, la ragazza cedette.

Il vecchio, che ormai aveva preso gusto al giuoco, non vedeva l'ora di far strage anche dell'ultima fanciulla.

 — Mettete qui uno spillone, un anello e un braccialetto, — spiegò il terzo mariuolo. — Pronuncerò la formula magica: e voi invierete lo spillone alla ragazza. Se l'incanto non giova, inviate l'anello. Ma potete esser certo che, dopo il braccialetto, la ragazza si getterà al vostro collo e vi troverà giovanissimo.

Il vecchio gemeva e non diceva no.

Infine, vennero i gioielli, fu pronunciata la formula: e, appena ricevuto lo spillone, la ragazza cedette.

Il vecchio scoppiava di felicità. Sua sorella, invece, schiattava dall'invidia.

Un giorno, essa si fece coraggio.

— Potrei ringiovanire anch'io?, — chiese ai tre mariuoli.

Sicuro!, — risposero in coro: — ma è più difficile, perchè siete donna.

— E ridiventerò bella? E sarò corteggiata?

Sicuro!, — risposero in coro: — ma ci vuole l'incantamento della veste, della danza e degli occhi.

La vecchia tremava per l'emozione.

Benedetti da Dio! Che devo fare?, — supplicava.

Dovete stendere un lenzuolo per terra, — spiegò il terzo mariuolo, — e metterci sopra tutti i denari e tutte le gioie, che si trovano in casa; poi dovete vestirvi da sposa. E, per il resto, lasciate fare a noi. Ma non dite niente a vostro fratello: se no, addio incantesimo!

La sera stessa la vecchia chiamò i tre mariuoli in una stanza appartata.

Va bene così?, — domandò.

I tre mariuoli adocchiarono il lenzuolo, su cui era deposto il mucchio delle monete e dei gioielli, e risposero in coro che non poteva andar meglio.

Adesso, dovete vestirvi da sposa, — dichiarò il primo mariuolo.

La vecchia aveva già preparato gli abiti. Indossò una veste bianca, prese un candido velo e si mise sul capo una corona di fiori d'arancio.

— E adesso dovete danzare attorno al lenzuolo, — dichiarò il secondo mariuolo.

La vecchia alzò un poco le gonne, mostrando civettuolamente gli stinchi, tentennò come una pertica scalzata, poi cominciò a ballonzolare per la stanza. Quando fu trafelata e con tanto di lingua fuori, il terzo mariuolo le disse:

— E ora dovete star ferma e chiudere gli occhi, ma tenerli ben chiusi, se no addio incantesimo! Poi conterete ad alta voce fino a trecento, ma badate di non sbagliare, se no addio incantesimo! Subito, verrà un bel giovane, che vi chiamerà per nome. E voi spalancate gli occhi e gettategli pure le braccia al collo, perchè potete esser certa che vi troverà giovanissima.

La vecchia teneva già strette le palpebre avvizzite, e contava. Il primo mariuolo riunì le quattro cocche del lenzuolo, il secondo si caricò ogni cosa sopra le spalle e il terzo fece lume per le scale.

La vecchia continuava a contare. Quando fu proprio a trecento, si sentì chiamare per nome. Subito, spalancò gli occhi e, con un grido di gioia, si gettò al collo dell'innamorato. Ma l'innamorato era più meno che il fratello, il quale, vedendo la vecchia in abito bianco, col velo e con la corona di fiori d'arancio, si sbellicava dalle risa.

E ridi che ti ridi, rise tanto che, quando gliene fu passata la voglia, non c'era più tempo di raggiungere i tre mariuoli.

 

*

 

Cammina cammina, i tre mariuoli finirono per sentirsi stanchi: e, di comune accordo, decisero di fermarsi. Mutarono vesti, si tagliarono i baffi e la barba: ma, in fondo in fondo, rimasero sempre gli stessi.

Un giorno, seppero che un grande poliziotto privato aveva solennemente promesso acchiapparli tutti e tre, vivi o morti. Era un uomo terribile che, da un pizzico di tabacco, sapeva dirti quante pipate consumi in ventiquattr'ore, e, per un poco di fango rimasto attaccato ai tuoi tacchi, ti mandava dritto dritto in galera. Possedeva, di tutti e tre i mariuoli, le impronte digitali e quella delle scarpe, e conosceva il loro modo di russare. Ma non aveva mai visto nessuno dei tre: e, in attesa di poterli smascherare per mezzo di quei segni rivelatori, dormiva i suoi sonni profondi in un albergo della città.

Dobbiamo fuggire, — disse il primo mariuolo.

Dobbiamo andare a nasconderci, — disse il secondo.

Dobbiamo andare a cercarlo, — disse il terzo.

Detto fatto, il primo mariuolo si presentò nell'albergo, ottenne una stanza col letto matrimoniale, proprio a sinistra di quella del poliziotto, gironzolò, annusò in ogni angolo e si comportò così bene, che diede nell'occhio al volpone. Subito il poliziotto scrisse sul proprio taccuino l'altezza approssimativa del mariuolo, la lunghezza del suo naso, il numero dei suoi starnuti, e poi corse a chiudersi in camera per meditare sovra le annotazioni. Non potè accorgersi, quindi, che il mariuolo, avvicinata una coppia in viaggio di nozze, aveva ottenuto, con un pretesto, di barattar di camera con gli sposini.

Quando tutti furono a dormire, il poliziotto prese una palla di creta morbida, s'introdusse cauto nella camera di sinistra, avanzò al buio verso il letto, trovò brancolando una mano, che penzolava fuori dalla sponda, insinuò la palla di creta fra quelle cinque dita e strinse leggermente la mano.

— Finalmente, sei mia!, — disse pensando all'impronta digitale.

— Non ancora, libertino sfacciato!, — urlò in risposta, dall'altra parte del letto, una voce.

Il poliziotto potè svignarsela senza esser riconosciuto: ma ci rimise la palla di creta e giusto due ciuffi di capelli, uno per sposino.

Il primo mariuolo, all'alba, scomparve. Ma sopraggiunse il secondo, ottenne la stanza di faccia a quella del poliziotto, gironzolò, annusò in ogni angolo e si comportò così bene, che diede nell'occhio al volpone. Subito il poliziotto scrisse sul proprio taccuino la circonferenza approssimativa dei bottoni del mariuolo, la lunghezza dei suoi passi e il numero dei suoi sospiri, e poi corse a chiudersi in camera per meditare sopra le annotazioni. Non potè accorgersi, quindi, che il mariuolo aveva chiamati misteriosamente i camerieri e diceva loro:

— Ho una paura tremenda dei ladri. Se veglierete, con dei buoni randelli, accanto alla mia porta, domani avrete la mancia.

Quando tutti furono a dormire, il poliziotto prese una lanterna cieca, uscì dalla propria stanza, s'avanzò nel buio verso quella di faccia, si piegò, aprì il lanternino e afferrò le scarpe, lasciate fuor della soglia.

— Finalmente, siete mie!, — disse pensando alle impronte.

— Non ancora, pezzo di birbante!, — urlarono in risposta parecchie voci.

Il poliziotto potè svignarsela senz'essere riconosciuto, ma perse la lanterna e giusto cinque brandelli di camicia, uno per cameriere.

Il secondo mariuolo, all'alba, scomparve. Ma sopraggiunse il terzo, accompagnato da un grosso cane e da un pappagallo sulla gruccia, ottenne la stanza alla destra di quella del poliziotto, gironzolò, annusò in ogni angolo e si comportò così bene, che diede nell'occhio al volpone. Subito il poliziotto scrisse sul proprio taccuino la capacità cubica approssimativa della pancia del mariuolo, la lunghezza dei suoi piedi, il numero delle sue risate, e poi corse a chiudersi in camera per meditare sopra le annotazioni. Non potè accorgersi, quindi, che il mariuolo aveva fatto chiamare l'albergatore in persona per dirgli:

Avvertite subito la polizia. Ho visto, fra i vostri clienti, un uomo che vuole ammazzarmi a ogni costo per un vecchio rancore.

Quando tutti furono a dormire, il poliziotto s'introdusse cauto nella camera di destra, s'avvicinò al letto, nel buio, e si piegò ad ascoltare.

— Finalmente, ti ho acchiappato!, — disse ascoltando il sonoro russare che si sprigionava dal letto.

Ma gli rispose un abbaiamento furioso. Era il cane che, occupando solo soletto il giaciglio, rifiutava di lasciarsi acchiappare.

Il poliziotto, adesso, si dibatteva fra le guardie.

— È uno sbaglio, — gridava. — Sapete come mi chiamo?

Macaco!, — rispose, dall'alto della gruccia, il pappagallo.




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