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Tre mariuoli,
amiconi per la pelle, giurarono che avrebber trovato il modo di mangiare a ufo
e di sguazzare nell'oro per il rimanente della loro esistenza. Occorreva, prima
di tutto, un bell'abito, che impedisse al vento di insidiare, attraverso i
brandelli, le carni, e al sospetto di mandare a vuoto i disegni della
combriccola.
Detto fatto,
si presentaron da un sarto, gaio compagnone, il quale godeva fama di amare
sovra ogni cosa il proprio mestiere, i giovanotti spensierati e le burle.
Ordinaron tre abiti secondo l'ultimo figurino, e dissero che avrebber pagato al
momento della consegna.
— Ci sarà una
cenetta anche per voi, — dichiarò al sarto il primo mariuolo.
— Con molti
fiaschi di vino, — aggiunse il secondo.
— E, alla
fine, ci sarà una burletta, come non ne avete mai viste, — promise il terzo.
Al sarto
luccicavano gli occhi per la curiosità. Era così ansioso di godersi la cena e
di bersi i fiaschi e di assistere alla burletta, che in quattro e quattr'otto
terminò i vestiti. I mariuoli vennero, li indossarono, si guardaron ben bene
nello specchio, dichiararono ch'eran contenti arcicontenti e, preso a braccetto
il sarto, lo condussero in un'osteria. Mangia rimangia, bevi ribevi, da ultimo
il terzo mariuolo disse:
— Ora è tempo
di pensare al sodo. Paghiamo questo galantuomo, e poi faremo la burla.
— Non vi
arrabbiate: ma i tre vestiti li voglio pagare io!, — gridò il primo mariuolo.
— Niente
affatto: tocca a me, invece, a pagarli!, — ribattè il secondo.
Stavano per
accapigliarsi, mentre il sarto si divertiva un mondo a sentirli; ma il terzo
mariuolo, che s'era affacciato alla finestra, si volse.
— Mettiamoci
d'accordo, — propose. — C'è una bella ragazza, che sta passando per la strada.
Usciamo tutti e tre: e il primo, che riesce a raggiungerla e ad abbracciarla,
pagherà i tre vestiti.
Detto fatto,
scesero di corsa le scale e inseguirono la ragazza. Il sarto si sporgeva dal
davanzale smascellandosi dalle risa. Ma non ebbe proprio più nessuna voglia di
ridere quando li vide sorpassare la ragazza senza fermarsi e svoltar zitti
zitti l'angolo della via. Perse il buonumore, ma in compenso pagò la cena, e
anche i fiaschi.
— Ora
occorron tre anelli, che ci diano l'aspetto di gran signori, — dichiarò il
terzo mariuolo.
Detto fatto,
egli si presentò da solo in un'oreficeria.
Aveva le
gambe ciondoloni ed inerti, e si reggeva su due superbe stampelle.
— Desidero un
anello, — disse, — con un rubino grosso come un pomodoro.
Mentre stava
ammirando l'anello, già infilato nel dito, capitò il primo mariuolo.
— Desidero un
anello, — disse, — con uno smeraldo grosso come un cocomero.
Mentre stava
ammirando l'anello, già infilato nel dito, capitò il secondo mariuolo.
— Desidero un
anello, — disse, — con un diamante grosso come la luna.
Mentre stava
ammirando l'anello, già infilato nel dito, il primo mariuolo gli tuffò una mano
in tasca, gli prese il portafogli e se la diede a gambe.
— Ah
birbante! — urlò il secondo mariuolo. — Aspetta che ti raggiunga, e vedrai se
non ti concio per le feste!
E si pose a
corrergli dietro.
L'orefice,
disperato, non sapeva a che corda impiccarsi.
— Chiudete
bottega, — gli suggerì il terzo mariuolo, — e mettetevi alle loro calcagna. Io
starò sulla porta, ad attendervi per ogni evenienza. Tanto, vedete bene che non
posso scappare!
E mostrò, con
un mesto sorriso, le proprie gambe ciondoloni.
L'orefice
seguì il consiglio; ma aveva voglia di correre: i due mariuoli erano scomparsi
da un pezzo. E quando tornò alla bottega, non vide più traccia neppure del
terzo. In compenso trovò, appoggiate alla porta, due superbe stampelle.
*
Cammina
cammina, i tre mariuoli finirono per sentirsi stanchi.
— Ora,
abbiamo bisogno di denari, — dichiarò il primo fermandosi.
— Occorre
cercarli, — soggiunse il secondo imitandolo.
— Sono bell'e
trovati, — ribattè il terzo alzando gli occhi verso un balcone, al quale
stavano appoggiati un vecchio e una vecchia. Eran fratello e sorella: lui
vedovo, e lei ancora nubile. I tre mariuoli bussarono all'uscio e, per ottenere
alloggio, dissero che portavan con loro tanti e tanti quattrini, da non potersi
fidare a passar la notte in albergo.
Il vecchio,
ch'era stato, al tempo dei tempi, un rubacuori e, con lo scorrer degli anni,
aveva acquistata una gran tirchieria senza perdere le velleità giovanili, si
lamentava, durante la cena, della propria età e della crudeltà delle donne.
— Conosco tre
ragazze, — disse sospirando: — una più bella dell'altra. Ma non mi riesce di
ottenere neppure un sorriso. Alla prima regalo ogni giorno un mazzolino di
fiori, colti nel mio giardino: ed essa lo prende e lo butta per terra. Alla
seconda regalo ogni giorno un nastro di seta, tolto dal corredo della mia
povera defunta: ed essa lo prende e lo strappa. Alla terza regalo ogni giorno
un cartoccetto di miele, raccolto da mia sorella: ed essa lo prende e lo fa
mangiare al suo cagnolino.
— Se giurate
di serbarci il segreto, vi ringiovaniremo, — disse il terzo mariuolo.
— Benedetti
da Dio! Che devo fare?
— Ci voglion
tre incantamenti, — continuò il terzo mariuolo.
—
L'incantamento delle stoffe, — disse il primo mariuolo: — e a quello penserò
io.
—
L'incantamento dell'oro, — disse il secondo mariuolo: — e a quello penserò io.
—
L'incantamento delle gemme, — disse il terzo mariuolo: — e a quello penserò io.
Il vecchio
non poteva più star fermo sopra la sedia tanto era impaziente.
— Mettete qui
tre rotoli di stoffa fine, — spiegò il primo mariuolo. — Pronuncerò la formula
magica; e voi invierete un rotolo ad una delle fanciulle. Se l'incanto non
giova, inviate il secondo rotolo. Ma potete esser certo che, al terzo, la
ragazza vi getterà le braccia al collo e vi troverà giovanissimo.
Il vecchio
nicchiava, e non diceva nè sì nè no.
Infine,
vennero le stoffe, fu pronunciata la formula: e, al terzo rotolo, la ragazza
cedette.
Il vecchio
gongolava dalla gioia. E volle che i tre mariuoli rimanessero lì, in casa, per
fare anche gli altri incantamenti.
— Mettete qui
tre monete d'oro, — spiegò il secondo mariuolo. — Pronuncerò la formula magica;
e voi invierete una moneta alla seconda fanciulla. Se l'incanto non giova,
inviate un'altra moneta. Ma potete esser certo che, alla terza, la ragazza vi
getterà le braccia al collo e vi troverà giovanissimo.
Il vecchio
sospirava e non diceva nè sì nè no.
Infine,
vennero le monete, fu pronunciata la formula: e, alla seconda moneta, la
ragazza cedette.
Il vecchio,
che ormai aveva preso gusto al giuoco, non vedeva l'ora di far strage anche
dell'ultima fanciulla.
— Mettete qui uno spillone, un anello e un
braccialetto, — spiegò il terzo mariuolo. — Pronuncerò la formula magica: e voi
invierete lo spillone alla ragazza. Se l'incanto non giova, inviate l'anello.
Ma potete esser certo che, dopo il braccialetto, la ragazza si getterà al
vostro collo e vi troverà giovanissimo.
Il vecchio
gemeva e non diceva nè sì nè no.
Infine,
vennero i gioielli, fu pronunciata la formula: e, appena ricevuto lo spillone,
la ragazza cedette.
Il vecchio
scoppiava di felicità. Sua sorella, invece, schiattava dall'invidia.
Un giorno,
essa si fece coraggio.
— Potrei
ringiovanire anch'io?, — chiese ai tre mariuoli.
— Sicuro!, —
risposero in coro: — ma è più difficile, perchè siete donna.
— E
ridiventerò bella? E sarò corteggiata?
— Sicuro!, —
risposero in coro: — ma ci vuole l'incantamento della veste, della danza e
degli occhi.
La vecchia
tremava per l'emozione.
— Benedetti
da Dio! Che devo fare?, — supplicava.
— Dovete
stendere un lenzuolo per terra, — spiegò il terzo mariuolo, — e metterci sopra
tutti i denari e tutte le gioie, che si trovano in casa; poi dovete vestirvi da
sposa. E, per il resto, lasciate fare a noi. Ma non dite niente a vostro
fratello: se no, addio incantesimo!
La sera
stessa la vecchia chiamò i tre mariuoli in una stanza appartata.
— Va bene
così?, — domandò.
I tre
mariuoli adocchiarono il lenzuolo, su cui era deposto il mucchio delle monete e
dei gioielli, e risposero in coro che non poteva andar meglio.
— Adesso,
dovete vestirvi da sposa, — dichiarò il primo mariuolo.
La vecchia
aveva già preparato gli abiti. Indossò una veste bianca, prese un candido velo
e si mise sul capo una corona di fiori d'arancio.
— E adesso
dovete danzare attorno al lenzuolo, — dichiarò il secondo mariuolo.
La vecchia
alzò un poco le gonne, mostrando civettuolamente gli stinchi, tentennò come una
pertica scalzata, poi cominciò a ballonzolare per la stanza. Quando fu
trafelata e con tanto di lingua fuori, il terzo mariuolo le disse:
— E ora
dovete star ferma e chiudere gli occhi, ma tenerli ben chiusi, se no addio
incantesimo! Poi conterete ad alta voce fino a trecento, ma badate di non
sbagliare, se no addio incantesimo! Subito, verrà un bel giovane, che vi
chiamerà per nome. E voi spalancate gli occhi e gettategli pure le braccia al
collo, perchè potete esser certa che vi troverà giovanissima.
La vecchia
teneva già strette le palpebre avvizzite, e contava. Il primo mariuolo riunì le
quattro cocche del lenzuolo, il secondo si caricò ogni cosa sopra le spalle e
il terzo fece lume per le scale.
La vecchia
continuava a contare. Quando fu proprio a trecento, si sentì chiamare per nome.
Subito, spalancò gli occhi e, con un grido di gioia, si gettò al collo
dell'innamorato. Ma l'innamorato era nè più nè meno che il fratello, il quale,
vedendo la vecchia in abito bianco, col velo e con la corona di fiori
d'arancio, si sbellicava dalle risa.
E ridi che ti
ridi, rise tanto che, quando gliene fu passata la voglia, non c'era più tempo
di raggiungere i tre mariuoli.
*
Cammina
cammina, i tre mariuoli finirono per sentirsi stanchi: e, di comune accordo,
decisero di fermarsi. Mutarono vesti, si tagliarono i baffi e la barba: ma, in
fondo in fondo, rimasero sempre gli stessi.
Un giorno,
seppero che un grande poliziotto privato aveva solennemente promesso dì
acchiapparli tutti e tre, vivi o morti. Era un uomo terribile che, da un
pizzico di tabacco, sapeva dirti quante pipate consumi in ventiquattr'ore, e,
per un poco di fango rimasto attaccato ai tuoi tacchi, ti mandava dritto dritto
in galera. Possedeva, di tutti e tre i mariuoli, le impronte digitali e quella delle
scarpe, e conosceva il loro modo di russare. Ma non aveva mai visto nessuno dei
tre: e, in attesa di poterli smascherare per mezzo di quei segni rivelatori,
dormiva i suoi sonni profondi in un albergo della città.
— Dobbiamo
fuggire, — disse il primo mariuolo.
— Dobbiamo
andare a nasconderci, — disse il secondo.
—Dobbiamo
andare a cercarlo, — disse il terzo.
Detto fatto,
il primo mariuolo si presentò nell'albergo, ottenne una stanza col letto
matrimoniale, proprio a sinistra di quella del poliziotto, gironzolò, annusò in
ogni angolo e si comportò così bene, che diede nell'occhio al volpone. Subito
il poliziotto scrisse sul proprio taccuino l'altezza approssimativa del
mariuolo, la lunghezza del suo naso, il numero dei suoi starnuti, e poi corse a
chiudersi in camera per meditare sovra le annotazioni. Non potè accorgersi,
quindi, che il mariuolo, avvicinata una coppia in viaggio di nozze, aveva
ottenuto, con un pretesto, di barattar di camera con gli sposini.
Quando tutti
furono a dormire, il poliziotto prese una palla di creta morbida, s'introdusse
cauto nella camera di sinistra, avanzò al buio verso il letto, trovò
brancolando una mano, che penzolava fuori dalla sponda, insinuò la palla di
creta fra quelle cinque dita e strinse leggermente la mano.
— Finalmente,
sei mia!, — disse pensando all'impronta digitale.
— Non ancora,
libertino sfacciato!, — urlò in risposta, dall'altra parte del letto, una voce.
Il poliziotto
potè svignarsela senza esser riconosciuto: ma ci rimise la palla di creta e
giusto due ciuffi di capelli, uno per sposino.
Il primo
mariuolo, all'alba, scomparve. Ma sopraggiunse il secondo, ottenne la stanza di
faccia a quella del poliziotto, gironzolò, annusò in ogni angolo e si comportò
così bene, che diede nell'occhio al volpone. Subito il poliziotto scrisse sul
proprio taccuino la circonferenza approssimativa dei bottoni del mariuolo, la
lunghezza dei suoi passi e il numero dei suoi sospiri, e poi corse a chiudersi
in camera per meditare sopra le annotazioni. Non potè accorgersi, quindi, che
il mariuolo aveva chiamati misteriosamente i camerieri e diceva loro:
— Ho una
paura tremenda dei ladri. Se veglierete, con dei buoni randelli, accanto alla
mia porta, domani avrete la mancia.
Quando tutti
furono a dormire, il poliziotto prese una lanterna cieca, uscì dalla propria
stanza, s'avanzò nel buio verso quella di faccia, si piegò, aprì il lanternino
e afferrò le scarpe, lasciate fuor della soglia.
— Finalmente,
siete mie!, — disse pensando alle impronte.
— Non ancora,
pezzo di birbante!, — urlarono in risposta parecchie voci.
Il poliziotto
potè svignarsela senz'essere riconosciuto, ma perse la lanterna e giusto cinque
brandelli di camicia, uno per cameriere.
Il secondo
mariuolo, all'alba, scomparve. Ma sopraggiunse il terzo, accompagnato da un grosso
cane e da un pappagallo sulla gruccia, ottenne la stanza alla destra di quella
del poliziotto, gironzolò, annusò in ogni angolo e si comportò così bene, che
diede nell'occhio al volpone. Subito il poliziotto scrisse sul proprio taccuino
la capacità cubica approssimativa della pancia del mariuolo, la lunghezza dei
suoi piedi, il numero delle sue risate, e poi corse a chiudersi in camera per
meditare sopra le annotazioni. Non potè accorgersi, quindi, che il mariuolo
aveva fatto chiamare l'albergatore in persona per dirgli:
— Avvertite
subito la polizia. Ho visto, fra i vostri clienti, un uomo che vuole ammazzarmi
a ogni costo per un vecchio rancore.
Quando tutti
furono a dormire, il poliziotto s'introdusse cauto nella camera di destra,
s'avvicinò al letto, nel buio, e si piegò ad ascoltare.
— Finalmente,
ti ho acchiappato!, — disse ascoltando il sonoro russare che si sprigionava dal
letto.
Ma gli
rispose un abbaiamento furioso. Era il cane che, occupando solo soletto il
giaciglio, rifiutava di lasciarsi acchiappare.
Il
poliziotto, adesso, si dibatteva fra le guardie.
— È uno
sbaglio, — gridava. — Sapete come mi chiamo?
— Macaco!, —
rispose, dall'alto della gruccia, il pappagallo.
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