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Arturo Issel
Fra le nebbie del passato

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    • La conquista della sposa.
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La conquista della sposa.

 

Assisteremo poco appresso ad un'altra impresa, meno gloriosa, compiuta dal protagonista di questo episodio.

La boscaglia era allora tanto fitta che si lasciava appena penetrare da qualche raggio del sole nascente. Mentre in alto s'intrecciavano i rami di annose quercie, i tronchi loro erano nascosti da un groviglio di cespugli spinosi, già sparsi di fiori primaverili. Cominciava il bisbiglio sommesso degli uccelli mattinieri e il tasso si era furtivamente ridotto nel fondo della sua tana. Ad un tratto si fece strada fra le piante una leggiadra fanciulla, seguita da due giulivi bambini. Era piccola, esile, di carnagione olivastra, con occhi azzurrini e vivaci, naso breve, ben profilato, ampia bocca atteggiata a sorriso, labbra tumide e porporine, robusta dentatura. Portava la profusa chioma fulva legata sulla nuca. Una tunica di pelle d'agnello copriva per metà il corpo delicato e lasciava nude le braccia e le gambe sottili, ma ben tornite, essa faceva risuonare camminando le armille e i monili di conchiglie forate, che le adornavano i polsi e il collo. Mentre Nida procedeva guardinga, raccogliendo ghiande dolci, che tosto riponeva in una bisaccia di pelle, strisciando fra i cespugli come serpe, Garbuta, si avvicina furtivamente, e, all'improvviso, l'afferra per le spalle, la rovescia bruscamente a terra, e quando giace supina le lega saldamente le braccia e le gambe, quindi, sollevata di peso la sua vittima, se la pone sulle spalle come corpo morto, e si allontana a precipizio colla preda. In quest'uomo gli occhi infossati, dai riflessi metallici, la fronte bassa ombreggiata da capigliatura arruffata, la carnagione livida e specialmente la bocca ampia, protratta, atteggiata a sogghigno, che lasciava scoperte le punte di due robusti canini, le grosse labbra tumefatte, accusavano insolita energia e ad un tempo istinti brutali.

Nida spaventata, tentò invano di divincolarsi e di reagire, fece echeggiare la selva delle sue grida e dei suoi gemiti disperati, cui si univano i lamenti dei fratellini, i quali, incapaci di proteggere la misera fanciulla, corsero piangendo alla dimora della famiglia per invocare aiuto; ma al difensore naturale, al padre, non potevano ricorrere, perchè da poco un malore improvviso l'aveva rapito al loro affetto, malgrado gli scongiuri dei maghi e le pratiche superstiziose intese a placare gli spiriti maligni.

Appena edotta del caso toccato a Nida, la vecchia madre di lei, in preda alla disperazione, si coprì di cenere le chiome scarmigliate e corse a precipizio nel vicinato per raccontar l'accaduto ai famigliari, e chiedere loro assistenza e consiglio; si prostrò poi, gemendo, dinanzi al capo ed ai notabili della tribù, sollecitando il loro intervento perchè le fosse restituita la figliuola; ma tutti le risposero con parole di compassione, senza offrirle alcun aiuto. La esortarono invece a rassegnarsi all'ineluttabile e a rispettare le consuetudini del paese che concedevano ai guerrieri il diritto di conquistare la propria compagna, purchè fosse nubile, colla violenza o coll'insidia. "Unico obbligo del rapitore si è di corrispondere al padre e alla madre della fanciulla l'abituale tributo di pecore o di capre. Nida, le dissero, si ribellerà da principio, ma finirà coll'adattarsi al suo destino, come fecero tutte; "e tu, esclamarono, non fosti rapita? Pure trascorresti lunghi anni felici a fianco del tuo consorte":

vero, soggiunse la povera madre, ma il caso è ben diverso, perchè eravamo d'accordo; il ratto e la resistenza furono simulati".

Che sarà dell'infelice Nida? Dovrà essa piegarsi alle brame del suo crudele persecutore? Sarà essa domata, come lo furono tante altre, dalle sevizie e dalla fame?

 

 




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